Introduzione
Nelle scuole ci sono studenti con più o meno capacità e chi, pur avendone diverse, ha problemi nell’apprendimento o chi ha disabilità o disturbi conclamati. Anche in Italia servono metodologie di potenziamento cognitivo per potenziare o recuperare le capacità del soggetto, mediando risorse interne ed esterne. Potenzialità = capacità presenti + sfruttate, sviluppa nuove, spinge verso il cambiamento.
Potenziamento inteso come aumento di capacità assenti o non manifeste:
- Valorizzare il potenziale e scoprire le capacità interne, visto che il repertorio cognitivo non è sfruttato appieno!
- Tramite la modificabilità e influenza delle condizioni esterne si aumentano capacità prima inesistenti nel repertorio comportamentale.
Potenziamento oggi ha un maggior range semantico: senso personale di potere, auto-motivarsi dopo l’insuccesso. Costa + Garmston: + strategie che modellano il problem solving, allenamento cognitivo e modificazione cerebrale che può anche variare la plasticità cerebrale (circuiti nervosi variano struttura dopo uno stimolo dall’educatore che non è più professore ma coach/potenziatore). Questo testo come secondo Feuerstein: modificabilità sempre possibile, anche con età, problemi e gravità diversi!
Capitolo 1 – Fisiologia e disfunzionalità nell’apprendimento
Es. Andrea 10 anni scambiato per bambino pigro, distratto e svogliato, non sa leggere (vorrebbero bocciarlo) ma ha un DSA (dislessia + disturbi correlati) e sarebbe come una punizione. Il primo capitolo evidenzia la dinamica fisiologica dei processi cognitivi sottostanti all’apprendimento e disfunzioni; quali processi cognitivi permettono l’apprendimento e come la carenza di uno possa ostacolarlo.
Obiettivo: modificare le strutture tra competenze possedute, integrando informazioni nuove e riorganizzandole in mappe con nuovi legami tra esse.
Fasi dell’apprendimento
- Input: in cui si coglie l’informazione. Attenzione generalizzata (arousal o eccitabilità: il bambino che al minimo stimolo si distrae ha un arousal iperattivato, chi è lento nelle reazioni lo ha ipoattivato); attenzione selettiva (capacità di scartare stimoli importanti da irrilevanti); attenzione sostenuta (mantenere la concentrazione su un’attività per un tempo prolungato); attenzione divisa (attenzione a più compiti contemporaneamente); shifting dell’attenzione (spostare il focus attentivo da stimoli a cui non si deve dare attenzione contemporaneamente).
- Elaborazione (memoria e ragionamento): connessione tramite la logica. Ogni nuova informazione acquisita tramite l’attenzione viene immagazzinata e deve essere poi recuperata: apprendimento realizzato solo se recuperato! MBT: mantiene le informazioni per breve tempo e consta in media di 7 unità di informazioni; MLT: illimitata, consiste in tutte le informazioni immagazzinate dalla nascita. Ragionamento logico di correlare più informazioni acquisite rendendo elastici gli apprendimenti (transfer: collegate teoria e vita concreta).
- Output (espressione esterna): dopo l’acquisizione viene espresso ciò che si è appreso. La carenza in una delle tre fasi può compromettere la funzionalità delle altre. Fasi per Feuerstein: input (attenzione, percezione stimoli, registrazione), elaborazione: fase in cui si elabora in base al compito prefissato (acquisizione, confronto sistematico, recupero informazioni), output (dati organizzati secondo il compito (funzioni cognitive come risposte, soluzione problemi, comunicazione ecc.).
Deficit nella fase input
Alcuni bambini possono essere scambiati per distratti o con deficit cognitivi: in realtà può essere un deficit nel canale dell’entrata delle informazioni.
- Percezione vaga e insufficiente: es. bambino iperattivo perde “pezzi di informazioni” o bambino con arousal ipoattivato lento nell’esecuzione di compiti. L’uso di tutti i sensi permette una raccolta dati completa e adeguata, mentre un solo limite sensoriale = raccolta frammentaria. Il docente deve insegnare il comportamento recettivo tramite attenzione ed esplorazione sistematica.
- Comportamento esplorativo non sistematico, impulsivo e non pianificato: bambino impulsivo, che concentra l’attenzione su altre cose e non sulla lezione. Il mediatore deve guidare l’esplorazione sistematica per discriminare i dati (non sistematica = raccolta informazioni parziale e analisi non complessiva).
- Uso inadeguato del linguaggio: bambini con linguaggio povero o ricco ma che non riescono ad associare parole a concetti/oggetti ecc. Apprendimento inadeguato per incomprensione della consegna.
- Carenze nell’orientamento spaziale: problemi nel cogliere relazioni spaziali (es. scrivi in alto a destra) l’orientamento spaziale necessario per equilibrio personale e autonomia apprendimento compromesso.
- Carenze nell’orientamento temporale: capacità di cogliere relazioni temporali tra più avvenimenti (es. ritaglia e incolla) non segue sequenze temporali, riassumere esperienze, raccontare storie ecc.
- Incapacità di considerare contemporaneamente più informazioni: capacità di cogliere più elementi contemporaneamente (es. scartare giochi rossi, rotondi e grandi) anche problemi di elaborazione perché senza più dati di un insieme.
- Difetti nella costanza percettiva: capacità di percepire oggetti come esistenti senza percezione visiva/tattile o riconoscere oggetti pur cambiando prospettiva = sistema cognitivo rigido con problemi di elaborazione.
- Mancanza del bisogno di esattezza e precisione: es. bambino che dice di aver capito e non segue altri dettagli questo non bisogno di precisione può essere uno stile cognitivo e crea elaborazioni incomplete e inadeguate.
Deficit nella fase di elaborazione
Es. bambino che mentre risolve un problema cancella più volte e se gli si chiede perché ha fatto quel calcolo, non risponde (non per insicurezza o incapacità matematiche).
- Incapacità di percepire un problema e definirlo, dovuta a difficoltà di distinguere i dati pertinenti: capacità di scartare i dati utili per risolvere un problema: non percepiscono il problema non usano né regole o strategie, né scelgono dati.
- Ristrettezza del campo mentale: rigidità mentale che crea problemi con specifici termini.
- Difficoltà ad interiorizzare: capacità di far proprio un problema, tramite concetti e operazioni tradotte in immagini e linguaggio personale; ma è anche la consapevolezza delle operazioni fatte per applicare un’operazione; che la nostra mente è uno strumento insight. Non pianificano strategie (non terminano attività nei tempi prestabiliti o non fanno temi coerenti) perché serve una sequenza di tappe da proiettare nel futuro per la soluzione problemi.
- Non ricerca di relazione fra i dati: comportamento “a compartimenti stagni” senza legami tra più dati (non ha abbastanza informazioni e non li classifica frammentario).
- Mancanza del bisogno spontaneo di confrontare.
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