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Psicologia dello sviluppo cognitivo (Macchi Cassia)

Lo sviluppo della mente umana

Capitolo 1: Le domande centrali delle teorie dello sviluppo cognitivo

Cosa si intende per sviluppo cognitivo? Lo sviluppo implica diverse forme di cambiamento, ossia trasformazioni che avvengono nel corso del tempo. Non va confuso con i concetti di:

  • Crescita: incremento della massa e della dimensione dell'organismo.
  • Maturazione: si riferisce ai cambiamenti derivanti dal dispiegamento patrimonio genetico; avviene nello stesso modo per tutti i membri della specie, in quanto è sotto il controllo di fattori biologici.
  • Apprendimento: processo mediante il quale conoscenze e capacità vengano acquisite o perfezionate attraverso l'esperienza individuale.

Lo sviluppo implica tutti questi tipi di sviluppo ma non è riconducibile a nessuno di questi. Lo sviluppo comprende cambiamenti che avvengono all'interno di una o più aree del funzionamento dell'organismo in funzione del tempo, grazie all'interazione tra fattori biologici (crescita) ed esperienza (apprendimento); è specie-specifico, cioè comune a tutti i membri della specie in quanto inscritto nel patrimonio biologico, e anche individuale. Il cambiamento è inteso come processo che porta a un aumento della complessità del sistema attraverso processi di crescente differenziazione e organizzazione.

La sequenza di trasformazioni, più che di prodotti, all'interno della quale ogni nuova capacità viene vista come il prodotto di abilità anche molto diverse presenti del repertorio comportamentale in momenti precedenti dello sviluppo. Non è sempre incrementale: talvolta implica la perdita di abilità anziché la loro acquisizione (es. sviluppo motorio, riflessi del grasping o stepping; es. sviluppo percettivo, discriminazione di stimoli acustici e visivi). Ci possono essere curve di sviluppo monotoniche, a "U" (es. iperregolarizzazione dei verbi), fluttuanti (es. dominanza manuale).

Gli obiettivi delle teorie dello sviluppo cognitivo

- Studiare i meccanismi del cambiamento, le modalità attraverso cui i processi cognitivi emergono, si trasformano e si coordinano tra loro nel corso del tempo.

- Comprendere in che modo, nelle diverse fasi dello sviluppo cognitivo, l'uomo codifica, struttura e organizza le informazioni che immagazzina nella propria mente in relazione a fenomeni e contenuti differenti. Cioè, cercano di stabilire se la conoscenza dell'adulto è il risultato di un processo attivo di costruzione o se, al contrario, deriva da un passivo accumularsi di esperienza; se proviene tutta dall'esperienza o se ne è completamente indipendente.

- Comprendere come si costruisce il patrimonio delle conoscenze fino ad arrivare alla conoscenza astratta, flessibile, creativa, complessa, estremamente specializzata e localizzabile così come la si ritrova nell'adulto.

Due modi di intendere lo studio dello sviluppo cognitivo

- Approccio descrittivo: l'attenzione è posta sul comportamento esplicito del bambino; è lo studio delle modalità attraverso le quali i bambini di età diverse svolgono specifici compiti, al fine di stabilire a che età compaiono specifiche abilità. Molti ricercatori hanno cercato di descrivere lo sviluppo come un insieme di cambiamenti che avvengono in funzione di un programma genetico che, attraverso un processo maturativo, attualizza nel tempo le potenzialità del bambino (vd. sviluppo motorio, Gesell e McGraw).

- Approccio evolutivo (livello interpretativo): lo studio dello sviluppo è uno strumento teorico per esplorare la cognizione umana (Karmiloff-Smith). Il focus non è solo sull'osservazione dei comportamenti, ma soprattutto per le modalità o procedure messe in atto dai bambini per giungere alla soluzione del compito, cioè per i processi che stanno sotto ai comportamenti osservabili. Questi ricercatori sono interessati all'architettura, cioè all'organizzazione di base della mente, ai processi attraverso cui i bambini elaborano l'informazione e ai meccanismi attraverso i quali avviene il cambiamento.

Le diverse teorie dello sviluppo

Propongono spiegazioni del cambiamento che si possono porre a livelli diversi lungo un continuum:

  • Teorie di I livello = teorie dei compiti: sono teorie essenzialmente descrittive; offrono una spiegazione delle differenze legate all'età limitata a uno specifico compito e abilità; sono "mini-teorie" applicabili solo a quel preciso compito.
  • Teorie di II livello = teorie dei domini: offrono spiegazioni su un intero dominio di abilità (es. linguaggio, abilità motoria), cioè del funzionamento cognitivo all'interno di un'area della conoscenza.
  • Teorie di III livello = teorie dell'architettura dell'attività cognitiva: descrivono principi generali dell'organizzazione della mente umana e sulla base di questa spiegano i cambiamenti delle abilità del bambino. Offrono un quadro molto generale entro cui si possono spiegare tutti i cambiamenti di tutte le varie abilità nel corso dello sviluppo. Es. Piaget individua principi generali, gli invarianti funzionali, che secondo lui erano in grado di spiegare tutti i cambiamenti nel corso dello sviluppo.

La specificità dello sviluppo umano

Una caratteristica della specie umana è la profonda immaturità dei bambini alla nascita. Il bambino per sopravvivere deve dedicare molte risorse per lo sviluppo cognitivo. Questa immaturità comporta un dispendio energetico enorme per il bambino e per i caregiver, ma è anche un valore aggiunto della specie umana in quanto questa lenta maturazione del cervello consente uno sviluppo a forme evolutivamente molto superiori delle funzioni cerebrali.

L'immaturità garantisce che i piccoli della specie abbiano un certo tipo di stimolazione e consente la crescita cerebrale oltre che a livello di organizzazione interna anche di volume fisico. Vd. connessionismo: "less is more" = l'essere immaturi in certi periodi dello sviluppo comporta degli enormi vantaggi per la specie; i sistemi a bassa risoluzione, con poche risorse come quelle del neonato, consentono un'evoluzione più efficace rispetto a processi che prendono avvio sulla base di un sistema ad alta risoluzione.

Caratteristiche dello sviluppo umano

Comunque, i bambini hanno delle straordinarie capacità di apprendimento nei primi anni di vita supportate da tre caratteristiche dello sviluppo umano:

  • Lo sviluppo è computazionale: i piccoli sono estremamente sensibili nell'inferire modelli strutturati del loro ambiente a partire dalle regolarità statistiche nascoste nell'ambiente circostante. Sanno notare nella variabilità esterna dei pattern di regolarità e costruirsi delle inferenze in base a queste; lo fanno in maniera innata, implicita, senza bisogno di apprendimento. Su questa caratteristica si fonda, ad esempio, lo sviluppo del linguaggio: vd. statistical learning: meccanismo che fa parte dell'architettura di base del sistema cognitivo fin dalla nascita, ha un'origine ontogenetica e filogenetica, in quanto è presente anche in alcune specie animali lontane dall'uomo.
  • Lo sviluppo è sociale: nella specie umana le informazioni sociali potenziano ancora di più le abilità di apprendimento. Quando nell'ambiente un'informazione è accompagnata da un gesto sociale, quell'evento è reso più saliente per il bambino. (Exp di Meltzoff del rastrello e Exp di Kuhl sull'apprendimento del cinese)
  • Lo sviluppo si basa sui processi che connettono percezione e azione: azioni che osserviamo e azioni che mettiamo in atto. Un processo è quello dell'imitazione, cioè apprendere osservando gli altri; rende l'apprendimento più rapido. Infatti i bambini sanno trasformare l'azione degli altri in conoscenza propria. Un altro processo importante è quello dell'attenzione condivisa: episodi in cui attraverso momenti di contatto visivo il bambino condivide l'attenzione con un altro.

Queste caratteristiche sono peculiari dello sviluppo umano e garantiscono lo sviluppo nei primi anni di vita.

Le domande centrali delle teorie dello sviluppo cognitivo

1. Che cosa si modifica nel corso dello sviluppo e come avvengono questi cambiamenti?

Studiare le trasformazioni che avvengono lungo la dimensione temporale significa non solo descriverle ma anche spiegarle, ossia individuare i meccanismi che le producono. Lo studio implica quindi due livelli di analisi: uno descrittivo (cosa?) e l'altro interpretativo/esplicativo (come?). La seconda domanda riguarda i meccanismi responsabili dei cambiamenti cui il sistema cognitivo va incontro; dal punto di vista metodologico è più facile studiare il cosa che il come. Le teorie strutturaliste inferiscono qual è l'organizzazione del sistema cognitivo alle diverse età a partire dal comportamento del bambino (Vd. Piaget). Le teorie funzionaliste inferiscono, invece, come funziona il sistema cognitivo alle diverse età (Vd. cognitivismo).

2. Lo sviluppo cognitivo è sostenuto da un'architettura della mente dominio-generale o dominio-specifica?

Il dibattito riguarda il fatto se lo sviluppo coinvolge in modo uniforme e simultaneo tutto il sistema cognitivo o è un insieme di cambiamenti che possono avvenire in modo e in tempi diversi in differenti aree della conoscenza; in altre parole, quando avviene un cambiamento in un aspetto del funzionamento cognitivo, si cerca di capire se questo influenza tutte le altre aree o ogni dominio ha modalità specifiche all'interno di ciascun dominio. La risposta a questa domanda deriva dal modo in cui i diversi modelli teorici hanno immaginato l'architettura della mente, dominio-generale o dominio-specifica.

Un dominio è un insieme specializzato delle rappresentazioni che fanno da supporto ad una specifica area della conoscenza e delle procedure che servono per manipolare tali rappresentazioni. All'interno di ciascun dominio, poi, è possibile individuare dei sottosistemi di conoscenze, dei microdomini. Piaget sostiene un'idea dominio-generale dello sviluppo, cioè pensa che lo sviluppo sia sostenuto da un'unica struttura cognitiva sottostante che controlla in modo unitario tutto il funzionamento mentale; lo sviluppo è quindi indipendente dal dominio e il bambino avrà le stesse competenze in tutti i domini. Al contrario, la visione dominio-specifica vede la struttura cognitiva costituita da un insieme di processi e circuiti neurali specializzati diversi per ogni dominio (vd. cognitivismo); lo sviluppo, quindi, ha luogo in modalità diverse a seconda del dominio.

3. Qual è il rapporto tra fattori biologici ed esperienza nella determinazione dei cambiamenti dello sviluppo?

La maggior parte dei modelli teorici considera lo sviluppo come il prodotto dell'interazione tra fattori innati e fattori acquisiti attraverso l'esperienza; le teorie si differiscono per il peso che assegnano agli uni o agli altri. Epigenesi = processo che porta allo sviluppo di un sistema a partire da uno stato di indifferenziazione e disorganizzazione, verso stati di progressiva organizzazione/strutturazione sempre più complessa che avviene grazie a scambi bidirezionali tra organismo e ambiente. Il concetto di epigenesi deriva dal principio biologico dell'ortogenesi che descrive l'evoluzione di un organo o un carattere in un individuo come processo che procede in senso rettilineo e tende a una sempre maggiore specializzazione; fu adattato allo sviluppo come un processo di crescente differenziazione e specializzazione dell'organismo da cui emergono sistemi nuovi e sempre più complessi. L'epigenesi spiega il modo in cui si formano le strutture complesse dei sistemi adulti in termini di interazione.

Epigenesi probabilistica Vs. epigenesi predeterminata

  • Epigenesi predeterminata: lo sviluppo ontogenetico consiste nel processo attraverso cui le istruzioni contenute nei geni vengono eseguite per dare forma alle varie strutture. L'ontogenesi ricapitola la filogenesi. Consiste in una visione unidirezionale, causale, diretta e predeterminata: geni → strutture → funzioni → esperienza. Questa progressiva organizzazione è data esclusivamente dai geni, non viene presa in considerazione l'altra direzione che va dall' ambiente ai comportamenti (vd maturazionismo).
  • Epigenesi probabilistica: ogni freccia può andare in entrambe le direzioni. Il genoma è parte di un sistema di sviluppo olistico e bidirezionale dell’organismo, aperto ai segnali che hanno origine dall’interno o dall’esterno della cellula stessa, così come dai segnali che provengono dall’ambiente esterno all’organismo. Questo tipo di visione vede lo sviluppo come un processo probabilistico ed emergente, cioè determinato dalle forze che si hanno sull'organismo in ogni momento e che hanno un certo grado di variabilità a seconda di diversi fattori. Questo concetto è ben rappresentato dalla metafora del paesaggio epigenetico di Waddington.

Per l'empirismo/comportamentismo la mente è plasmata dall'esperienza. L'empirismo moderno sottolinea come la struttura dell'ambiente esterno determina la forma che la mente prenderà nel corso dello sviluppo: la conoscenza prende forma grazie all'estrazione delle regolarità statistiche dell'ambiente. La visione opposta è quella dell'innatismo moderno: sostiene che alla nascita vi sono alcune rappresentazioni già preselezionate e presenti e lo sviluppo si costituirebbe in un arricchimento di questo nucleo di conoscenze (vd. innatismo rappresentazionale di Spelke). In seguito, dato che vi sono evidenze in entrambe le teorie, è nato l'approccio interazionista di Aslin in cui lo sviluppo è visto come il prodotto dell'interazione tra fattori innati e acquisiti attraverso l'esperienza. L'intervento dell'esperienza, in questo modello, può avere effetti diversi sull'andamento dello sviluppo a seconda del livello di maturazione raggiunto. Aslin individua 4 modi attraverso i quali i fattori ambientali possono influenzare lo sviluppo di una specifica abilità a base biologica:

  • Mantenimento: una specifica esperienza è necessaria perché l'abilità mantenga il livello di sviluppo raggiunto grazie ai processi maturativi.
  • Perdita: avendo raggiunto un certo livello di maturazione prima dell'intervento di fattori ambientali, l'abilità si atrofizza se non è presente un'esperienza specifica per il mantenimento.
  • Facilitazione: l'incontro con un'esperienza accelera il ritmo di sviluppo di un'abilità che, prima dell'esperienza, aveva raggiunto un livello di maturazione parziale.
  • Induzione: una competenza rimane latente, non si sviluppa in assenza di un'esperienza critica che la stimoli.

Il modello è, però, criticabile in quanto offre una visione unidirezionale delle interazioni tra fattori generici e ambientali: prevede che l'esperienza possa modificare lo sviluppo di un'abilità determinata geneticamente, ma non prevede la possibilità che il livello di maturazione delle funzioni possa influenzare natura e qualità dell'esperienza di cui l'individuo può usufruire. Un tentativo di superare i limiti di questo modello è offerto dai modelli di matrice neurocostruttivista: lo sviluppo ontogenetico è inteso come un processo attivo caratterizzato da scambi bidirezionali attraverso cui i geni interagiscono con l'ambiente a più livelli per produrre strutture complesse. Lo sviluppo è un processo emergente di epigenesi probabilistica.

4. Lo sviluppo cognitivo è un processo che avviene in modo continuo o discontinuo?

Alcune teorie hanno caratterizzato lo sviluppo come una successione lineare di cambiamenti che avvengono in modo graduale con l'accumularsi di esperienze (sviluppo continuo e quantitativo). Al contrario, altri modelli hanno inteso lo sviluppo come un processo discontinuo, caratterizzato da profonde trasformazioni nell'organizzazione e nel funzionamento mentale, che portano all'emergere di nuove strutture cognitive e abilità (sviluppo discontinuo e qualitativo). Il tema continuità/discontinuità fa riferimento a due diversi aspetti: prestazione, ossia il comportamento manifesto, e competenza, ossia i processi sottostanti coinvolti nel comportamento osservato. Una teoria, quindi, può essere al contempo continua e discontinua.

Il modello della ridescrizione rappresentazionale (modello RR di Karmiloff-Smith) afferma che la mente umana tende a trasformare continuamente le proprie rappresentazioni al fine di renderle sempre più flessibili, manipolabili ed esplicite, cioè accessibili alla coscienza. I cambiamenti nel formato delle rappresentazioni non portano automaticamente a un incremento nell'efficienza del comportamento: si spiegano così le curve a U. Un aspetto connesso è quello della predittività, cioè la possibilità di prevedere l'andamento dello sviluppo futuro del comportamento sulla base della conoscenza del suo stato attuale. Solo ammettendo l'esistenza di un certo grado di continuità si può ipotizzare che il comportamento sia predittivo.

Capitolo 4: La teoria dell'elaborazione dell'informazione e il cognitivismo

La teoria dell'elaborazione dell'informazione (HIP) e il cognitivismo descrivono e spiegano le modalità di funzionamento della mente umana e le trasformazioni che l'informazione subisce a opera del sistema cognitivo. Entrambe le teorie si ispirano a contributi di discipline diverse:

  • Teoria delle comunicazioni: ne deriva la nozione di canale attraverso il quale passa l'informazione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Vers.13 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo cognitivo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Macchi Cassia Viola.
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