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Scopo del volume

Il volume ha lo scopo di spiegare come dalle risposte innate si arrivi alla comprensione della natura delle emozioni e alla gestione delle risposte comportamentali di tipo emotivo.

Spiegazione cognitiva

La spiegazione cognitiva parte dalla distinzione fra:

  • Emozioni semplici o primarie: felicità, tristezza, paura, rabbia, interesse/sorpresa - precoci, immediate, universali.
  • Emozioni complesse (o secondarie, autocoscienti, sociali): vergogna, colpa, imbarazzo, orgoglio, invidia, gratitudine, ecc. - risultato di sviluppo cognitivo, sociale, dell'esperienza e delle influenze culturali; ruolo dell'interiorizzazione delle norme e dei giudizi sociali (approvazione/disapprovazione da parte degli altri).

Premessa

L'espressione delle emozioni e il loro riconoscimento sono precoci e adeguati fin dall'inizio, ma la comprensione richiede un processo evolutivo più lento e complesso.

La dimensione esperienziale

L'esperienza soggettiva di sentirsi felici, arrabbiati o sorpresi chiama in causa gli aspetti cognitivi coinvolti nelle emozioni, nel senso di:

  • Categorizzazione e valutazione della situazione emotigena ("Cosa è quella cosa che ho davanti?": se è un serpente = paura e fuga; se è un serpente morto = allarme ma non fuga; se è un fiore = sorpresa, felicità).
  • Riflessione cosciente sul proprio vissuto, sulla causa delle proprie emozioni ("Perché sono triste?", "Cosa mi fa arrabbiare?" ecc.) (consapevolezza emotiva).

Capitolo 1

Modello di Harris di sviluppo emotivo

Passaggio da:

A) Livello agito

Espressione e riconoscimento adeguati. Rassegna di studi su espressione e riconoscimento delle emozioni. Come fa il piccolo a riconoscere le emozioni?

  • Darwin: "sentimento innato" e "istinto simpatetico".
  • Sorriso: conseguenze sociali piacevoli - associazione con le emozioni che ne derivano.
  • Imitazione: vede il sorriso, lo imita, ciò provoca una sensazione/emozione propriocettiva piacevole; con la ripetizione si associa la propria emozione positiva al sorriso percepito.

In ogni caso, un qualche meccanismo per cui l'emozione del caregiver insorge nel bambino che osserva, e una rudimentale comprensione del significato delle espressioni emotive.

B) Comprensione delle emozioni

  • Valutazione della situazione in atto.
  • Comprensione degli effetti sugli altri (da atti prosociali consolatori al mascheramento emotivo, cioè protettivo dei sentimenti altrui, es. fingere di gradire un regalo).

Capitolo 2

Confortare e ferire

Comportamenti che indicano l'iniziale identificazione di situazioni che possono provocare o interrompere lo stato emotivo di un'altra persona.

  • J. Dunn: da 2 a 4 anni sono capaci di consolare i fratellini più piccoli (8/14 mesi) ma possono anche restare indifferenti, turbati, aggravare la situazione, gioire.
  • Zahn-Wachsler: tra 10-12 mesi: spettatori o disagio; 18 mesi tentativi di consolazione portando oggetti; 20-24 mesi turbamento e tentativi consolatori, ma con grande variabilità interindividuale. Molto diffusi anche i tentativi di disturbare e ferire (specie i bambini più grandi verso i fratelli più piccoli).

16/18 mesi = allontanamento dell'oggetto consolatorio o distruzione proprietà preferita (comportamenti intenzionali). Confortare e ferire non sono tratti antitetici, ma i bambini più sono coinvolti affettivamente più sono attivi sia nell'uno che nell'altro comportamento. Più le madri sono attive ed esplicite nel riprovare, più i bambini mettono in atto comportamenti riparatori. Bambini maltrattati: poche reazioni di conforto/riparazione o comportamenti ambivalenti.

La capacità di consolare dipende da fattori cognitivi come l'empatia (Stewart: bambini che consolano i fratellini in sala d'attesa del dottore). Anche in assenza di vissuti emotivi propri tutti i bambini (abusati, trascurati o tipici) distinguono a 3/4 anni tra violazioni gravi di regole (picchiare un bambino) e meno gravi (non riordinare i giocattoli). Ruolo dell'educazione in famiglia, con frequenti richiami alle regole.

Sono le reazioni delle vittime che informano sulla "gravità" dell'azione e inducono a smettere. Il fatto di saper distinguere tra atti gravi e meno non preserva dalla possibilità di mettere in atto azioni negative. La comprensione non è necessariamente sufficiente per prevenire tali azioni.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher m_gly91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Benelli Beatrice.
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