Capitolo 1: La violenza verso i bambini
Definizione e caratteristiche
Un primo problema che devono affrontare i ricercatori è quello di concordare su una definizione generale. Una prima formulazione dice che per abuso si intende:
"Quell’insieme di atti e carenze che turbano gravemente il bambino attentando alla sua integrità corporea e al suo sviluppo fisico, affettivo, intellettuale e morale, le cui manifestazioni sono: la trascuratezza e/o lesioni di ordine fisico e/o psichico e/o sessuale da parte di un familiare o di altri che hanno cura del bambino."
È indubbia una differenza sostanziale tra paesi occidentali, dove la vocalizzazione prevalente è sulle forme di violenza intrafamiliare, e quelli in via di sviluppo dove emergono rilevanti problematiche sociali e culturali che inducono a rivolgere l’attenzione all’abuso extrafamiliare. L’ISPCAN ha dedicato attenzione alle forme di sfruttamento lavorativo, al traffico e alla vendita di minori, alla prostituzione infantile e all’abuso istituzionale.
Una più ampia definizione di abuso fa riferimento al:
"Danno o abuso fisico o mentale, trascuratezza o trattamento negligente, al maltrattamento, alle diverse forme di sfruttamento e abuso sessuale intese come induzione o coercizione di un bambino/a in attività sessuale illegale, lo sfruttamento nella prostituzione o in altre pratiche sessuali illegali, lo sfruttamento in spettacoli e materiali pornografici, torture o ad altre forme di trattamento o punizione crudeli, inumane o degradanti, allo sfruttamento economico e al coinvolgimento in lavori rischiosi."
Sebbene i bambini nel mondo soffrano per malnutrizione, fame, malattie infettive, abbandono, sfruttamento, guerre, ecc., non tutte queste forme sono legittimamente classificabili sotto la dizione di violenza all’infanzia.
Nel 1991 il Child Protection Register inglese sintetizza in una definizione le seguenti categorie:
- Trascuratezza, con la quale si intende una grave o persistente negligenza nei confronti del bambino, o il fallimento nel proteggerlo dalla esposizione a qualsiasi genere di pericolo, anche negli insuccessi in alcune importanti aree dell’allevamento che hanno come conseguenza un danno significativo per la sua salute e il suo sviluppo, compreso un ritardo nella crescita in assenza di cause organiche.
- Maltrattamento fisico, che implica un danno o un fallimento nel prevenirlo, inclusi gli avvelenamenti intenzionali, soffocamento e sindrome di Munchhausen per procura.
- Abuso sessuale, che comporta lo sfruttamento sessuale di un bambino o adolescente, dipendente e/o immaturo sul piano dello sviluppo e anche prostituzione infantile e pornografia.
- Abuso emozionale, denominato anche maltrattamento psicologico, che si riferisce a persistenti maltrattamenti emotivi e atteggiamenti di rifiuto e di denigrazione che determinano conseguenze negative sullo sviluppo affettivo e comportamentale.
O’Hagan distingue l’abuso emozionale dal maltrattamento psicologico ritenendo che il primo implica da parte dell’adulto una reazione emozionale stabile, ripetitiva e inappropriata all’esperienza del bambino e alle sue espressioni comportamentali, mentre il maltrattamento psicologico si configura come una risposta comportamentale stabile, ripetitiva e inappropriata che danneggia o inibisce lo sviluppo di alcune facoltà cognitivo-emotive fondamentali quali l’intelligenza, l’attenzione, la percezione e la memoria.
Allo stato attuale non siamo in grado di rispondere in modo corretto al quesito “quanti sono i casi di abuso dell’infanzia” perché mancano dati esatti non solo per la diversità dei metodi di rilevazione utilizzati per le incertezze definitorie, ma anche per le caratteristiche intrinseche del problema, per sua natura sommerso.
Entità del fenomeno
Gli studi retrospettivi, basati su interviste o casistiche cliniche di adulti o adolescenti, solitamente propongono livelli di abuso decisamente più elevati rispetto alle stime ufficiali. Sembrano confermare l’opinione diffusa che nella popolazione infantile vi sia un numero di vittime nettamente superiore a quella che giunge all’attenzione dei servizi e delle istituzioni. I dati desumibili dalle statistiche e dalla letteratura ci segnalano l’incremento negli anni delle segnalazioni e delle denunce.
In un interessante lavoro di Finkelhor e Dziuba-Leatrherman in cui sono stati sintetizzati i risultati di una dozzina di ricerche provenienti da diverse fonti, gli autori distinguono le diverse forme di maltrattamento in tre categorie, in base all’ampiezza della loro diffusione: straordinarie, acute e pandemiche.
- Vittimizzazioni pandemiche: toccano la maggior parte dei bambini nel corso dello sviluppo e includono punizioni fisiche, piccoli furti, aggressioni dai coetanei e dai fratelli e atti di vandalismo.
- Vittimizzazioni acute: riguardano una minoranza dei bambini, generalmente più gravi. Si possono includere l’abuso fisico e sessuale, la trascuratezza e il sequestro nella famiglia o da parte di qualche familiare.
- Forme di violenza straordinaria: comprendono l’omicidio, l’omicidio come conseguenza del maltrattamento e il sequestro da parte di estranei.
Le bambine sono più a rischio di abuso sessuale a partire dai tre anni e vengono sessualmente abusate tre volte più dei maschi, che, invece, sono più esposti a trascuratezza emotiva e a maltrattamento fisico. I padri appaiono in maggioranza perpetratori di abuso sessuale, di maltrattamento fisico e psicologico, entrambi i genitori sono responsabili delle situazioni a rischio e ancora entrambi i genitori o la sola madre sono autori di trascuratezza. Di questi ultimi dati americani e italiani, i paiono soprattutto allarmanti quelli riguardanti la trascuratezza e l’abuso sessuale. L’incremento così alto di trascuratezza emotiva nei dati americani ci segnala un fenomeno non ancora manifestatosi appieno nel nostro paese, ma che anche da noi prevedibilmente comincia a prefigurarsi.
I dati sull’abuso sessuale rilevati nella ricerca del CENSIS e in quelli dei Centri e dei Servizi sottolineano non solo la forte consistenza del fenomeno, ma anche la scarsa rilevanza dell’abuso extrafamiliare. Dalle statistiche sulle segnalazioni prevenute alla hot line del Centro per il bambino maltrattato e la cura della crisi familiare di Milano osserviamo un andamento nel tempo del fenomeno che inizialmente, fino al 1990, era caratterizzato dal prevalere di maltrattamento fisico, più dall’emergere di casi di maltrattamento psicologico e trascuratezza e di abuso sessuale. Quest’ultimo subisce un rapido incremento nel 1995 e, assieme alle situazioni di maltrattamento psicologico e trascuratezza appare oggi la categoria di problemi maggiormente presente. In gran parte si tratta di abusi sessuali intrafamiliari perpetrati dal padre naturale, prevalentemente su vittime di età fino ai 10 anni.
I bambini maltrattati e abusati: alcuni dati
La ricerca è stata fatta su 448 minori appartenenti a 261 nuclei familiari segnalati per diversi tipi di maltrattamenti. La ricerca è stata condotta attraverso l’analisi dei dati contenuti nelle cartelle e sintetizzati in una scheda standard. Ciò ha permesso una raccolta omogenea di informazioni a scapito della ricchezza qualitativa che avrebbero potuto offrire le osservazioni cliniche e psicologiche contenute nelle valutazioni diagnostiche e nelle osservazioni dei bambini.
Per quanto riguarda il sesso, si ha una leggera prevalenza di vittime di sesso femminile rispetto a quelle di sesso maschile. Il fenomeno che ha inciso sul totale facendo prevalere la vittimizzazione delle bambine è l’emersione dell’abuso sessuale che negli ultimi anni ha subito un notevole incremento.
Per quanto riguarda le fasce di età abbiamo una lieve dominanza di bambini tra i sette e i nove anni. Per quanto riguarda la tipologia di violenza, si riscontra un’alta percentuale di maltrattamento fisico, seguito da abuso sessuale, trascuratezza, da maltrattamento psicologico e situazioni di rischio e pregiudizio. Nell’arco degli ultimi tre anni e mezzo si ha avuto una diminuzione dei casi di maltrattamento fisico, un incremento dei bambini abusati sessualmente e un aumento di quelli oggetto di trascuratezza fisica e psicologica.
Parlando di violenze aggregate, osserviamo che, il rapporto tra il tipo di violenza e sesso vede una netta e prevedibile prevalenza di bambine alla voce abuso sessuale e un numero più elevato di maschi in tutte le altre tipologie di maltrattamento. In relazione all’autore della violenza prevalgono due diverse modalità di esercizio della violenza: quella che viene perpetrata da entrambi i genitori e quella che vede in un solo genitore, nella gran parte dei casi più il padre che la madre, il principale responsabile della violenza.
Età, tipo di violenza, durata e provvedimenti di tutela
Nel rapporto tra età e tipo di violenza notiamo che, le situazioni a rischio, analogamente a quanto avviene per la trascuratezza, sono decisamente più consistenti nei bambini fino a tre anni, per scomparire nei ragazzi di età superiore ai 15 anni. Riguardano o bambini coinvolti in gravissimi conflitti coniugali o fratelli e sorelle di vittime di abuso sessuale o di maltrattamento fisico i quali, pur non presentando segni evidenti di lesioni o di trascuratezza fisica, hanno tutte le caratteristiche dei bambini gravemente trascurati da punto di vista emozionale.
L’abuso sessuale non colpisce prevalentemente la preadolescenza e l’adolescenza, ma bambine molto giovani, con la punta più alta tra 4 e 6 anni. Il rapporto tra età e durata della violenza ci conferma che non si tratta quasi mai di situazioni acute o che evolvono positivamente nel tempo, ma di rapporti familiari che si trasformano in stili relazionali disfunzionali pervasivi e duraturi.
L’analisi dell’età del bambino e dei provvedimenti di tutela, segnala l’ampio numero di bambini inseriti in strutture specializzate di tipo comunitario e comunità di pronto intervento. I bambini per i quali vengono decisi provvedimenti di allontanamento dalla famiglia di origine hanno prioritariamente bisogno di protezione; protezione fisica nel senso di strutture idonee a far fronte ad eventuali minacce, aggressività e intimidazioni che potrebbero essere messe in atto dalle famiglie di origine; protezione psicologica nel senso di poter attuare interventi specialistici che si rendono necessari per bambini con questo tipo di problematiche.
Il rapporto tra età e autore della violenza non appare significativo nel senso che non notiamo madri inadeguate verso bambini più piccoli o padri più violenti verso i più grandi. L’età del bambino non sembra una specifica condizione di rischio. Anche la connessione tra tipo di violenza e durata della stessa non appare significativa. La durata del maltrattamento quindi non appare connessa al tipo di violenza perpetrata.
Esaminando la relazione tra tipo di violenza e autore della stessa, osserviamo la percentuale consistente di genitori congiuntamente perpetratori soprattutto nelle forme di trascuratezza e maltrattamento psicologico. Il solo padre appare il principale responsabile di maltrattamento fisico e abuso sessuale.
Per quanto riguarda la connessione tra il tipo di violenza e i provvedimenti di tutela osserviamo una consistente percentuale di allontanamenti dalla famiglia di origine, che raggiunge una punta particolarmente alta nei casi di abuso sessuale, segno che al bambino spesso viene a mancare la protezione da parte del genitore non direttamente abusante. Le situazioni di rischio e di maltrattamento psicologico sono quelle nelle quali è più consistente la permanenza nella famiglia d’origine.
Caratteristiche dei contesti violenti
La violenza ai danni dei bambini è un fenomeno grave e complesso. L’abuso sessuale di per sé implica violenza psicologica anche quando quest’ultima non si esprime nelle forme di denigrazione verbale o di svalutazione esplicita. Si associa anche a quella mancanza di protezione e di tutela da parte del genitore non direttamente abusante o violento che abitualmente viene indicata come trascuratezza psicologica.
Sembrano emergere quadri che si possono articolare in due gruppi: un primo in cui domina l’abuso sessuale strettamente associato a trascuratezza, maltrattamento psicologico e maltrattamento fisico e un secondo gruppo in cui domina il maltrattamento psicologico. La durata della violenza è tale da configurarsi non tanto e non solo in chiave di comportamenti sporadici o di interazioni esplosive acute e momentanee, ma piuttosto come vere e proprie relazioni stabili e durature nel tempo.
Un terzo aspetto significativo è la coerenza del sistema relazionale nel quale il bambino sarà coinvolto. Essendo che i genitori sono coinvolti entrambi nella mancata protezione del bambino, esso si trova a non poter contare su un adulto testimone della sofferenza e dei sentimenti che lo attraversano. Questi quattro elementi: compresenza di diverse forme di abuso, processualità ed evoluzione dell’abuso stesso, cronicità e coerenza del sistema relazionale rappresentano aspetti chiave e specifici dalla cui diversa articolazione dipende lo spazio più o meno ampio che può esercitare, sull’evoluzione del bambino, quell’insieme di fattori protettivi teoricamente idonei a ridurre l’impatto di tali esperienze.
Forme di violenza e conseguenze psicologiche
Non è sempre possibile differenziare le conseguenze psicologiche in relazione ai singoli diversi tipi di violenza. Sappiamo che la violenza psicologica nelle forme di manipolazione affettiva, imbroglio, confusione delle emozioni è sempre presente nell’abuso sessuale, ma anche nel maltrattamento fisico e nella trascuratezza come denigrazione, critica ingiustificata, svalutazione ecc. Spesso la trascuratezza si associa al maltrattamento fisico, oppure evolve in forme di violenza verbale o fisica. Sappiamo anche che condizioni di trascuratezza sono frequentemente presenti nei casi di abuso sessuale. Si tratta di contesti familiari inadeguati su diversi piani e a diversi livelli. Ciò che appare utile tener presente nella valutazione delle conseguenze psicologiche è che alcune combinazioni di violenza sono più negative di altre.
Maltrattamento psicologico
Alcuni tendono ad includere nel maltrattamento psicologico anche la trascuratezza emotiva. Possiamo considerare maltrattamento psicologico la reiterazione di pattern comportamentali o modelli relazionali che convogliano sul bambino l’idea che vale poco, non è amato, non è desiderato o anche la presenza di biasimo protratto, isolamento forzato, critiche, disparità e preferenze nell’atteggiamento verso i fratelli e, ancora, minacce verbali, consentire che il bambino assista alla violenza e ai conflitti coniugali o sia spettatore di aggressioni fisiche di un genitore nei confronti dell’altro o dei fratelli. In questa categoria si potrebbe includere l’esposizione a influenze criminali o immorali.
Sono state proposte cinque categorie comportamentali distinte. Esse sono:
- Disprezzare
- Terrorizzare
- Isolare
- Sfruttare e/o corrompere
- Mancare di responsività emozionale
Viene poi inclusa una sesta categoria, la trascuratezza nella salute psicologica, medica ed educativa giudicata implicitamente una forma di maltrattamento psicologico. Alcune aree di sviluppo appaiono più frequentemente compromesse di altre, tanto che sono state individuate connessioni più consistenti tra maltrattamento psicologico e a) legame di attaccamento, b) adattamento e competenze sociali, c) abilità cognitive e problem-solving, d) problemi comportamentali, e) apprendimento scolastico. I principali indicatori fisici comprendono difficoltà nella crescita nella prima infanzia e disturbi nel linguaggio e ritardi nello sviluppo in età prescolare.
Gli indicatori comportamentali sono molteplici e riguardano comportamenti impulsivi, iper-adattamento, tentativi di suicidio, disordini della condotta, disturbi del sonno, inibizioni, depressione, paure notturne, autodistruttibilità... Può essere interessante comprendere le conseguenze negative derivanti dall’esposizione a conflitti coniugali e familiari più o meno prolungati. Il modello di Grych e Fincham mette in evidenza la processualità e la dinamicità che caratterizza le reazioni dei bambini.
Il conflitto e la mancanza di informazioni, vale a dire l’impossibilità per il bambino di elaborare psicologicamente quello che avviene intorno a lui o che lo colpisce direttamente, rappresentando due condizioni connesse dall’esito negativo di tali esperienze. Il conflitto induce i bambini a porsi le seguenti domande: cosa sta succedendo? Perché è successo? Cosa posso fare io a proposito?
In una prima fase, quella dell’elaborazione primaria, il bambino tenta di ricavare le informazioni sul grado di negatività, di minaccia e di rilevanza della situazione, relativamente a sé, per verificare se essa è pericolosa oppure no. Il tipo di elaborazione è influenzato dal livello di sviluppo del bambino. Nel caso in cui l’esito dell’elaborazione induca una valutazione del conflitto o della situazione come blandi e non pericolosi, l’attenzione viene distolta; se invece i segnali provenienti dall’ambiente sono percepiti come molto negativi, il processo di elaborazione continua.
Durante la fase successiva, l’obiettivo è quello di ricavare ulteriori informazioni, nel tentativo di comprendere e far fronte al conflitto. Grych e Fincham ritengono in particolare che il bambino tenti di stabilire quale sia la ragione sottesa al conflitto, chi ne è il principale responsabile, quali le sue possibilità di riuscire ad affrontarlo con successo. Riuscire a rintracciare la causa di un evento, rappresenta un meccanismo mentale abituale che tranquillizza e aiuta ad affrontarlo, sia per il fr
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