Capitolo 1: LA MOTIVAZIONE
Riguardo alla MOTIVAZIONE vi è la mancanza di accordo tra gli studiosi sul
significato di questo concetto molto noto ma complesso.
In linea generale, la MOTIVAZIONE riguarda gli aspetti dinamici del
comportamento, quali le fonti e le modalità di utilizzazione dell’energia psichica
necessaria per l’avvio o il mantenimento di una certa attività.
Il termine MOTIVAZIONE, infatti, non indica un comportamento osservabile,
ma indica l’orientamento, la disposizione che sollecita e attiva il
comportamento verso un oggetto-meta che assume una valenza positiva.
L’interesse della psicologia della motivazione è, infatti, quello di spiegare la
direzione, la persistenza e l’intensità dei comportamenti.
Inoltre,la concezione di motivazione come semplice conseguenza di un bisogno
o di una spinta è superata, si parla infatti di orientamento motivazionale quale
complesso pattern di fattori cognitivi e affettivi che influenzano l’inizio e il
mantenimento dell’impegno diretto al conseguimento di un obiettivo e che
comprende quindi autoefficacia, attribuzioni causali, aspettative e obiettivi di
apprendimento.
Tuttavia vi è una mancanza di consenso sul significato stesso del termine
motivazione, in quanto termini simili vengono usati per fare riferimento a
costrutti diversi o lo stesso costrutto è espresso da diverse espressioni
linguistiche.
Oltre a ciò, vi è anche una ricchezza di metafore usate per esplicitare la
dinamica motivazionale: maggiormente viene usata la metafora del flusso di un
fiume ( flow ) che rappresenta un’esperienza di pieno coinvolgimento; ma
vengono usate anche altre metafore:
metafora dell’ uomo-pedina per rappresentare la regolazione esterna del
o comportamento
metafora dell’ uomo-macchina per simbolizzare la funzione svolta da
o forze, leve, spinte che avviano e mettono in atto dei comportamenti
metafora della nave ( impiegata da Ford ) nella quale gli obiettivi
o rappresentano il comandante di una nave che deve decidere la rotta
migliore, le emozioni e le percezioni delle proprie risorse rappresentano,
invece, dei consulenti che indicano i potenziali fattori di successo e di
insuccesso allo scopo di aiutare il comandante a decidere.
Se l’obiettivo identificato dal comandante ha l’approvazione dei
consulenti, il comandante può procedere ad avviare le azioni utili per
il raggiungimento attraverso il lavoro delle sezioni operative.
Se nel perseguimento dell’obiettivo si individua un ostacolo o una meta
migliore, il comandante, con l’accordo dei consulenti, può ordinare alle
sezioni operative di spostarsi su quest ultimo obiettivo.
Nonostante il moltiplicarsi di modelli e teorie,nessun modello sembra in grado
di spiegare in maniera chiara le dinamiche dei comportamenti motivati.
Tuttavia, le teorie contemporanee sulla motivazione sembrano trovare un punto
di convergenza nella TEORIA DEI SISTEMI MOTIVAZIONALI di Ford secondo
la quale le componenti relative alla motivazione e alle abilità degli individui
sono definite rispettivamente direzione motivazionale e risorse
operative/abilità (attenzione, analisi, azione, problem solving). 1
In pratica, la MOTIVAZIONE viene definita da Ford come un pattern organizzato
di 3 funzioni psicologiche che dirigono, attivano e regolano l’attività verso un
obiettivo:
tali funzioni sono rappresentate dagli obiettivi personali, dai processi
emozionali e dalle convinzioni personali sulla propria capacità di agire per
raggiungere un obiettivo (percezione delle proprie risorse).
A questo proposito Ford utilizza la metafora della nave nella quale gli obiettivi
rappresentano il comandante di una nave che deve decidere la rotta migliore,
le emozioni e le percezioni delle proprie risorse rappresentano, invece, dei
consulenti che indicano i potenziali fattori di successo e di insuccesso allo
scopo di aiutare il comandante a decidere.
Se l’obiettivo identificato dal comandante ha l’approvazione dei consulenti, il
comandante può procedere ad avviare le azioni utili per il raggiungimento
attraverso il lavoro delle sezioni operative.
Se nel perseguimento dell’obiettivo si individua un ostacolo o una meta
migliore, il comandante, con l’accordo dei consulenti, può ordinare alle sezioni
operative di spostarsi su quest ultimo obiettivo.
TEORIE CLASSICHE SULLA MOTIVAZIONE
Teoria degli istinti di Lorenz, alle quali attribuisce agli istinti un’energia specifica
per l’azione, prodotta continuamente nell’organismo e in continua tensione per
essere liberata.
Teoria delle pulsioni di Freud, le quali forniscono energia al comportamento
nella misura in cui liberano l’energia immagazzinata all’interno dell’organismo:
esse sono caratterizzate da una fonte, una spinta, una meta, un oggetto.
Teoria dei bisogni di Maslow, che elabora una gerarchia dei bisogni che
comprende: bisogni fisiologici (relativi alla sopravvivenza), bisogni di sicurezza
(relativi alla protezione, alla dipendenza, alla libertà), bisogni di appartenenza
(relativi all’affetto), bisogni di stima e autostima, bisogni di autorealizzazione
(relativi al bisogno di soddisfare le proprie potenzialità).
Teoria situazionale di Lewin, il quale sostiene che il comportamento è funzione
di fattori personali e ambientali.
La MOTIVAZIONE è connessa all’APPRENDIMENTO poiché l’apprendimento
stesso è un processo attivo che richiede un’attività consapevole e determinata;
inoltre l’apprendimento si configura come un processo interno che attiva, dirige
e sostiene l’azione di acquisizione di conoscenze, abilità e atteggiamenti.
Secondo la psicologia dell’educazione (anni ’80) l’apprendimento si connota
come una modalità personale di elaborazione di contenuti, modulata:
dalla percezione di sé e della propria competenza
o dalle attribuzioni di causalità dei successi e dei fallimenti
o dalle aspettative dell’allievo sulla propria pestazione
o
Si comincia così a parlare di MOTIVAZIONE SCOLASTICA o ACCADEMICA,
intesa come il livello di impegno cognitivo ad affrontare i compiti e raggiungere
gli obiettivi di padronanza di conoscenze e abilità.
Il livello di motivazione scolastica viene comunemente studiato da indici
comportamentali, quali:
orientamento dell’attenzione e dell’attività di un individuo
o perseveranza data dal tempo impiegato in una data attività
o livello di attività dato dall’impegno profuso
o continuità quale costanza nello svolgimento di un’attività
o 2
prestazione come esito favorevole o sfavorevole dei primi 4 indici
o
Inoltre alcuni autori distinguono tra:
una motivazione ad apprendere di tratto che indica una disposizione
o generale per la quale lo studente percepisce l’apprendimento come
intrinsecamente gratificante e affronta i compiti con interesse e piacere
una motivazione ad apprendere di stato che implica l’impegno in attività
o e l’impiego di strategie che vengono stimolati dal senso del dovere e di
responsabilità
Per quanto riguarda la MOTIVAZIONE ALLA LETTURA, l’apprendimento della
lettura si connota come l’attività di apprendimento centrale intrapresa dai
bambini durante i primi anni di scuola.
Essa contribuisce allo sviluppo delle conoscenze del mondo circostante e alla
partecipazione alla vita sociale, rappresenta un potente criterio di valutazione
del successo scolastico iniziale ed è alla base dei successivi risultati scolastici.
Si possono differenziare diversi costrutti come:
la motivazione intrinseca o estrinseca alla lettura: i soggetti
o intrinsecamente motivati alla lettura scelgono di leggere per il piacere e
la gratificazione personale e dedicano alla lettura quotidianamente il
triplo di tempo rispetto ai lettori con bassa motivazione intrinseca
l’autoefficacia in lettura è un importante predittore dell’abilità di lettura,
o sia per quanto riguarda le modalità di elaborazione delle conoscenze, sia
per quanto riguarda l’attivazione e la selezione delle strategie del buon
lettore
Infatti, quando i bambini credono di essere competenti ed efficaci in
lettura, valutano l’attività per ragioni intrinseche, si pongono obiettivi
di apprendimento e prosociali, svolgono meglio i compiti, scelgono di
eseguirli più frequentemente e mostrano maggiore impegno e
coinvolgimento nella lettura
il concetto di sé in lettura prende in considerazione le percezioni di
o competenza, le percezioni di difficoltà e gli atteggiamenti che
coinvolgono le componenti affettive.
Rispetto al concetto di sé in lettura si possono rintracciare tre
componenti:
1. le percezioni di competenza, che riguardano la rappresentazione della
propria abilità e competenza nei compiti di lettura;
2. le percezioni di difficoltà, che riguardano le credenze sulle difficoltà dei
compiti di lettura;
3. gli atteggiamenti, che coinvolgono le componenti affettive definite nei
termini di feeling e affinità alla lettura stessa.
Tuttavia, il concetto si sé in lettura si connota diversamente in funzione
dell’età e del livello di scolarità raggiunti: sembrerebbe che i bambini
piccoli cominciano a differenziare la percezione di sé a partire dai 5 anni;
inoltre, durante l’asilo e i primi anni della scuola elementare i bambini
hanno un concetto si sé relativamente positivo coerentemente con gli
incoraggiamenti di insegnanti e genitori.
Queste iniziali percezioni di competenza diventano più positive per quei
bambini che sviluppano pattern di successo in lettura e, a loro volta,
tendono a influenzare positivamente il rendimento in lettura; al contrario,
3
si osserva un declino nelle percezioni inizialmente positive per bambini
che sviluppano pattern di difficoltà o performance povera con relative
conseguenze sul piano del rendimento in lettura.
Oggi si registra un’elevata percentuale di soggetti che manifestano
contemporaneamente
costrutti che afferiscono ad entrambi i poli della dicotomia Helpless e
Mastery-oriented.
Anche la dicotomia tra motivazione intrinseca ed estrinseca viene sfumata da
Deci e Ryan nella TEORIA DELL’AUTODETERMINAZIONE in cui delineano un
continuum motivazionale connotato da un differente grado di
auto-determinazione e nella quale vengono distinti 4 tipi di regolazione
estrinseca:
1. la regolazione esterna che descrive i comportamenti regolati da
contingenze esterne all’individuo, quali la promessa di un premio o la
minaccia di una punizione
2. la regolazione introiettata che descrive comportamenti motivati da
incitamenti e pressioni interne al fine di evitare ansia e sensi di colpa
3. la regolazione per identificazione che descrive comportamenti motivati
dal valore e dall’importanza che assumono per l’individuo stesso
4. la regolazione integrata che descrive comportamenti autonomi e
autodeterminati, che derivano dalla piena sintesi e integrazione di
identificazioni separate in un senso di sé coerente
Il tipo di autoregolazione che l’individuo possiede indica, quindi, il grado di
interiorizzazione raggiunta che, a sua volta, denota il processo che consente
all’individuo di acquisire credenze o comportamenti dall’esterno e trasforma
questa regolazione esterna in valori o stili di regolazione personale o interna.
Il MODELLO INTEGRATO DI FUNZIONAMENTO PSICOLOGICO (1994) di
Dweck e cinesi (Chiu e Hong) sostiene l’integrazione (interconnessione) tra il
dominio cognitivo e il dominio motivazionale sottesi all’apprendimento
scolastico.
Tale modello postula due generatori di comportamento:
1. il sistema cognitivo deputato all’elaborazione di informazioni
2. il sistema motivazionale-affettivo deputato a infondere energia al
comportamento e dargli una direzione
Tra i due repertori esiste una interconnessione: le procedure affettive e
motivazionali influenzano le operazioni mentali di base quando queste vengono
attivate e impiegate per un determinato compito; a loro volta, le procedure
affettive e motivazionali vengono influenzate dai processi cognitivi di base per
mezzo di un sistema di retroazione.
Questa interconnessione tra i due domini viene riferita a livello dei processi di
base, dei processi intermedi e dei comportamenti espliciti.
Al livello dei processi di base sono rappresentate le operazioni mentali di base
e i processi motivazionali e affettivi di base che avviano allo sviluppo di
conoscenze sia fattuali o abilità che non fattuali o convinzioni.
Al livello della base delle conoscenze non si possono più separare i processi
cognitivi da quelli affettivi, ma tali conoscenze possono retrocedere, cioè
influenzare le operazioni mentali di base e i processi motivazionali e affettivi di
base che le hanno generate. 4
Al livello dei comportamenti attuati sia le conoscenze fattuali che non fattuali
avviano e dirigono comportamenti di problem solving in ambito scolastico,
interpersonale ed etico-morale.
Un altro importante modello è il MODELLO METACOGNITIVO DI SUCCESSO
elaborato da Borkowvski che traccia il profilo dell’achiever come buon
elaboratore di informazioni, flessibile, ricco di attività ideative, capace di
selezionare e attivare le strategie adeguate per raggiungere la conoscenza e la
padronanza dei contenuti; inoltre, è intrinsecamente motivato al
raggiungimento dei suoi obiettivi e non teme gli insuccessi.
In pratica, la prestazione di un compito sarebbe influenzata dall’intreccio di
fattori di diversa natura:
- gli stati personali e motivazionali rappresentati dalle convinzioni del soggetto
sulla rilevanza da attribuire all’impegno e alle proprie capacità di ottenere una
prestazione di successo di una prova, dal livello di motivazione intrinseca
prodotto
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