Cognizione sociale
La cognizione sociale descrive le modalità attraverso cui gli individui codificano, elaborano, ricordano e utilizzano le informazioni nei contesti sociali che influenzano il comportamento sociale e al tempo stesso ne sono influenzate. La formazione di impressioni e la percezione della persona sono aspetti importanti della cognizione sociale.
Controllo delle impressioni
Sono influenzate più da alcune informazioni che da altre → esperimento di Asch: fece leggere ai suoi studenti due liste di sette aggettivi che descrivevano un’ipotetica persona. Le liste differivano di un solo aggettivo: una conteneva ‘caldo’ e l’altra ‘freddo’. Gli studenti quindi valutarono la persona in base a quello che avevano letto nella lista: quella che conteneva ‘caldo’ aveva suscitato un’impressione più positiva rispetto all’altra lista. Questo è un tratto centrale, permette di interferire di molto sull’impressione. Modificando invece con ‘diplomatico’ e ‘diretto’ la differenza fra le impressioni era meno netta, questo perché riguarda un tratto periferico e meno distintivo.
Le impressioni sono influenzate anche dall’ordine in cui si ricevono le informazioni: effetto primacy. Asch trovò che una persona dimostra un’impressione più favorevole quando gli aspetti positivi vengono prima di quelli negativi, rispetto quando accade il contrario. Ma c’è anche un effetto recency: le ultime informazioni hanno più impatto rispetto alle prime, questo capita quando il destinatario è distratto o poco motivato a prestare attenzione. In ogni caso l’effetto primacy è più comune: la prima impressione conta davvero.
Aspetto fisico
Secondo Lebrowitz le persone tendono a ‘giudicare il libro dalla propria copertina’. Questo può avere degli aspetti positivi, poiché alcune impressioni basate sull’apparenza possono essere corrette, e negativi poiché alcune impressioni basate sull’apparenza possono essere errate. Si scoprì che i dirigenti maschi di bell’aspetto sono considerati più capaci rispetto agli altri colleghi meno attraenti; per le donne invece vale il contrario.
Un altro problema è che, siccome i connotati razziali, etici e di genere sono evidenti, le persone possono incasellare rapidamente gli altri in categorie e formare le proprie impressioni sulla base di queste caratteristiche e le impressioni che si formano in questo modo sono difficili da modificare.
Schemi e stereotipi
Uno schema è un insieme di cognizioni interconnesse che ci permette di comprendere rapidamente una persona, una situazione, un luogo sulla base di informazioni limitate. Gli schemi agevolano il processo deduttivo, generano un’impressione generale sulla base di preconcetti, e il processo induttivo, le informazioni acquisite direttamente dal contesto immediato formano un’impressione accurata.
- Schemi di persona: formati su una persona specifica;
- Schemi di ruolo: riguardano chi ricopre un ruolo;
- Script: riguardano eventi;
- Schemi di sé: formano il concetto di sé;
- Schemi senza contenuto: non descrivono categorie precise ma sono ‘regole’ per elaborare informazioni.
Per applicare uno schema è prima necessario categorizzare un’istanza in modo adeguato. Le categorie sono prototipi, ovvero una rappresentazione delle caratteristiche tipiche/ideali che definiscono una categoria.
Gli stereotipi sono idee preconcette, immagini semplificate dei membri di un gruppo, si basano sulle differenze e in genere sono accompagnati dal pregiudizio. Permettono la formazione di rapide impressioni sulla gente. Alcuni stereotipi vengono appresi precocemente, da bambini, mentre altri si cristallizzano nel tempo e diventano più marcati e ostili quando insorgono tensioni sociali tra i gruppi. Quando vengono applicati all’outgroup in genere sono dispregiativi.
Secondo Tajfel gli stereotipi consentono la semplificazione delle informazioni, la spiegazione di eventi complessi e la giustificazione di azioni commesse verso altri gruppi → esperimento: i partecipanti dovevano stimare la lunghezza di 8 linee che differiscono tra loro di 0,96 cm. Le condizioni sperimentali erano 3: condizione di classificazione (le 4 linee più corte vengono etichettate come A, le 4 più lunghe come B), non classificazione (le linee sono rappresentate senza alcuna lettera) casualità (non c’è alcuna relazione tra lettera e lunghezza delle linee). Nella condizione di classificazione i partecipanti sovrastimavano la differenza tra quarta e quinta linea perché le linee erano percepite come di due gruppi diversi.
Amore e amicizia
Le relazioni affettive possono essere affettivamente cariche di emozioni o neutre. L’amicizia esclude l’interesse e viene a meno quando gli interessi comuni vengono a mancare. Man mano che l’amicizia si consolida le informazioni rivelate reciprocamente aumentano sempre di più, diventando personali e intime. Lo sviluppo dell’amicizia è guidato dalla norma della reciprocità della rivelazione del sé. Quando una relazione vive un momento difficile si verifica il processo contrario alla rivelazione del sé.
Le relazioni delle donne con le persone dello stesso sesso tendono ad essere più intime rispetto a quelle tra uomini, i maschi occidentali hanno anche meno contatto fisico rispetto alle donne.
Tipologie di amore
L’amore è una combinazione di emozioni e comportamenti, ne esistono due tipi principali: l’amore appassionato, stato intensamente emotivo e un insieme di sentimenti (tenerezza, sessualità, gelosia) e l’amore amicale, che è meno intenso, combinando insieme sentimenti di affetto amichevole e di attaccamento profondo.
- Amore e simpatia: quando verso l’altra persona non vi è attrazione sessuale ma nel rapporto tra i due vi è solo amicizia senza unione, è presente solo la componente intimità;
- Amore erotico: prevale o è presente solo la componente passionale;
- Amore romantico: è il più ricercato nella società occidentale, nasce dall’unione dell’intimità e della passione.
Clark e Grote hanno utilizzato la teoria dell’equità (basata su costi e benefici) per evidenziare le azioni che ostacolano o aiutano una relazione:
- I benefici aiutano. Possono essere intenzionali (complimenti) o non intenzionali;
- I costi ostacolano. Possono essere intenzionali o non intenzionali (russare);
- Il comportamento altruistico aiuta. Talvolta un vantaggio per uno dei due partner può rappresentare un costo per l’altro (ascoltare qualcosa che non ci interessa per far piacere all’altro).
Una relazione duratura è quella in cui i partner si adattano e cambiano le reciproche aspettative.
Lavinger indica 4 fattori che preannunciano la fine di una relazione: una nuova vita sembra essere l’unica soluzione, sono disponibili partner alternativi, ci si aspetta che la relazione fallirà e la mancanza del coinvolgimento del continuare la relazione.
La rottura
La rottura è un processo, non un evento singolo: ci sono 4 fasi attraverso le quali passano i partner:
- Fase intrapsichica: scarsa manifestazione esteriore che le cose migliorino;
- Fase diadica: porta a decidere che andrebbe tentata qualche azione (escluso lasciare il compagno);
- Fase sociale: i partner possono negoziare con gli amici, sia per un sostegno sia per essere rassicurati;
- Fase dell’elaborazione del lutto: può andare oltre la separazione, cioè la divisione della proprietà, la gestione dei figli. Mira ad una versione socialmente accettabile della vita e della morte della relazione.
La teoria del conflitto realistico e gli esperimenti Sherif
I fenomeni intergruppi non possono essere spiegati invocando problemi di personalità e frustrazioni individuali, è necessario considerare le proprietà dei gruppi e le conseguenze dell’appartenenza di gruppo sugli individui (teoria degli intergruppi). Pregiudizi, stereotipi, atteggiamenti negativi reciproci nascono dalle relazioni fra i gruppi, quando le risorse sono limitate i gruppi entrano in competizione cercando di prevalere gli uni sugli altri.
Esperimenti di Sherif
Sherif progettò una serie di esperimenti su campo per testare le seguenti 4 ipotesi:
- Quando individui che non si conoscono si trovano a interagire si forma un gruppo;
- Quando due gruppi competono per il raggiungimento di un obiettivo si produce ostilità;
- Quando due gruppi ostili si incontrano per svolgere attività non competitive lo stato di ostilità tra i gruppi non si riduce;
- Solo la collaborazione tra i membri di gruppi ostili volta al raggiungimento di uno scopo sovraordinato, che ciascun gruppo può raggiungere solo con la collaborazione dell’altro, produce un miglioramento delle relazioni tra i gruppi.
Esperimento dell'effetto autocinetico: i partecipanti sono di sesso maschile. L'esperimento è condotto in laboratorio e viene proposta un’illusione ottica nota come 'effetto autocinetico', in cui l’osservatore ha la falsa impressione che la piccola sorgente luminosa si sposti in direzioni diverse. Lo sperimentatore voleva confrontare il modo di comportarsi dei membri di un gruppo da soli ed in compagnia degli altri componenti del gruppo. Condotti in una stanza buia, lo sperimentatore li avvisava che di lì a poco avrebbero visto un punto luminoso e che avrebbero dovuto avvertire lo sperimentatore appena loro vedessero muovere il puntino luminoso e dire di quanti cm secondo loro il puntino si era spostato.
Risultati sperimentali
Risultati nella prima condizione sperimentale: ciascun soggetto sviluppò un proprio punto di riferimento valutativo: processo di formazione di norme individuali quando non si è esposti all’influenza di nessun altro. Risultati nella seconda condizione sperimentale: i soggetti posti nella sequenza 'individuale' + 'di gruppo' abbandonano la propria norma individuale di valutazione durante le valutazioni di gruppo; i soggetti posti nella sequenza 'di gruppo' + 'individuale' si diedero una norma di valutazione di gruppo che ciascuno di loro interiorizzò senza rendersene conto e nella sessione individuale continuarono ad adottarla (norma di valutazione sociale).
Esperimento del ‘campo estivo’: i partecipanti sono adolescenti non consapevoli di partecipare ad una ricerca. Gli sperimentatori organizzano le attività in modo da studiare gli effetti della competizione e della cooperazione tra gruppi.
- Formazione di gruppi amicali, favorire la formazione di gruppi spontanei;
- Divisione dei gruppi, separazione degli amici stretti;
- Introduzione di competizione fra i due gruppi mediante giochi e gare sportive. Deterioramento delle relazioni intergruppi con ostilità, favoritismo all’ingroup. Le tensioni intergruppi non cessano nemmeno al termine delle competizioni: i ragazzi sviluppano un attaccamento verso il proprio gruppo, vengono amplificate le differenze tra i gruppi e vengono introdotti soprannomi dispregiativi, con il passare dei giorni la tensione aumenta con aggressioni fisiche;
- Cooperazione tra i gruppi, introduzione di uno scopo sovraordinato per i due gruppi: abbassamento dell’ostilità e ripresa di relazioni positive tra i membri dei due gruppi.
Conclusioni: il conflitto di interesse è alla base del conflitto intergruppi. Gli scopi competitivi conducono a conflitto intergruppi e gli scopi sovraordinati conducono a cooperazione fra i gruppi.
Oggettivazione sessuale
L’oggettivazione è una forma di deumanizzazione che fa si che l’altro individuo sia ritenuto e di conseguenza trattato come oggetto, strumento o merce. Il processo di oggettivazione comporta una sorta di frammentazione della persona in parti che servono agli scopi e funzioni specifici dell’osservatore. Vi sono vari tipi di oggettivazione, tra cui l’oggettivazione sessuale: riduzione dell’altra persona in uno strumento di desideri altrui piuttosto che come essere capace di agire e decidere in modo autonomo e responsabile, il valore di una persona è confinato alla sua capacità di attrazione sessuale.
L’oggettivazione sessuale è un’esperienza quotidiana che connota la vita delle donne molto più di quella degli uomini, diminuendo il loro benessere psicofisico e provocando sentimenti di rabbia e depressione. La preoccupazione per il giudizio maschile rende le donne meno pronte a prendere la parola e ad assumere quindi un ruolo attivo nel discorso sociale.
L’oggettivazione conduce all’auto-oggettivazione, processo mediante il quale donne e ragazze imparano a pensare a se stesse come ad oggetti del desiderio altrui, che scatena emozioni negative, fa diminuire le esperienze motivazionali di picco e sono più soggette a disturbi alimentari per il senso di vergogna per il proprio corpo. Nella società contemporanea infatti l’esposizione della donna a livelli irraggiungibili di corpi femminili porta a sentimento di ansia e disgusto per la propria inadeguatezza agli standard culturali generalmente accettati.
Atteggiamenti e comportamenti
Gli atteggiamenti sono processi di conoscenza sociale che precedono il comportamento e guidano le nostre scelte e le decisioni relative alle azioni che compiamo.
Modello di atteggiamento a tre componenti
Pensiero, sentimento, azione. Un atteggiamento permette di risparmiare energia perché non dobbiamo comprendere come relazionarci all’oggetto o alla situazione in questione ‘partendo da zero’.
Apprendere gli atteggiamenti è parte integrante del processo di socializzazione, sviluppati attraverso l’esperienza, il contatto con gli altri. La teoria dell’azione ragionata è stata la prima ad affrontare il problema dello scarso collegamento tra atteggiamento e comportamento. Sviluppata da Fishbein e Ajzen, tratta la modalità...
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Appunti di psicologia sociale
-
Appunti Psicologia sociale
-
Psicologia
-
Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Scopelliti, libro consigliato Ricerche e protagonisti della psicologia so…