Parte I La base
Cap. 1 Educare
Educare è un processo riflessivo, e quindi richiede l’apertura di un’area intermedia tra i bisogni e i desideri, nella quale esplorare le possibilità e le opportunità di sviluppo dell’individuo. L’educazione è anche un’attività che risente fortemente della complessità dell’interazione pedagogica.
L'ambiguità del corpo
In molte culture cosiddette primitive il corpo viene considerato come una matrice da modellare affinché sia integrabile dentro le strutture della cultura di appartenenza. Qui si interviene con l’educazione, affinché il corpo sia innestato in una rete sociale che lo renda più funzionale. In altre società non ci si limita solo ad un’educazione dei corpi. In alcune popolazioni si interviene fisicamente, come se il corpo dovesse essere domato da una cultura (il caso della circoncisione).
La “liberazione del corpo” sembra essere il principio ispiratore delle società moderne, ma anche nei contesti di educazione motoria della nostra società rimane presente l’implicito incontro-scontro fra cultura e corpo. Per compiere un’analisi critica degli impliciti culturali sul corpo da parte delle società liberali occidentali si rende necessario articolare le funzioni culturali del corpo secondo i livelli di corpo somatico, del corpo semiotico, del corpo simbolico e del corpo spirituale.
- Il corpo somatico
Con corpo somatico si intende la biologia e la fisiologia del corpo. La medicina occidentale è stata l’unica pratica conoscitiva dei corpi che è entrata dentro la pelle riscrivendo pian piano i meccanismi specifici di funzionamento del corpo. La realtà somatica del corpo è divenuta nelle culture occidentali materia biologica. La chimica farmaceutica si sta da un secolo a questa parte impossessando quasi completamente del sapere somatico del corpo, tanto da arrivare con i suoi potenti mezzi economici a influenzare le definizioni stesse delle patologie bio-psichiche. Le medicine tradizionali di culture africane o sudamericane, per le quali il soma è indistinguibile dalla psiche e dallo spirito, sono regredite a forme esotiche buone per l’etnografia. La medicina tradizionale cinese si è sviluppata nel tempo basandosi su osservazioni puntuali e metodiche di carattere sistematico. La storia della medicina cinese è andata di pari passo per alcuni millenni con la filosofia sociale e spirituale di fondo della rispettiva civiltà. Sarà per questo che in Cina e in India non si è sentita, come in Occidente, il bisogno di sezionare il corpo, di entrarvi dentro per vedere come funziona, di violare la sacralità della singolarità di ogni corpo umano. - Il corpo semiotico
Con corpo semiotico si intendono quelle espressioni del corpo che lo collegano direttamente a una matrice culturale, sia perché il corpo ne diventa rappresentante, sia perché il corpo si asseconda ai dettami culturali. Con corpo semiotico si indica il fatto che i corpi umani sono nelle culture dei portatori di segni che rimandano a una molteplicità di significati. Il corpo si fa strumento semiotico quando esso viene marcato dai segni della cultura di appartenenza. Il corpo normale che interagisce nei suoi contesti quotidiani con i corpi di altri uomini dispiega intorno a sé complessi sistemi di comunicazione che definiscono lo status dell’individuo. La modalità di elaborazione dei codici semiotici e la materia segnica adottata costituiscono il segno dell’identità culturale di quella specifica categoria sociale. La varietà di codici semiotici nelle culture umane è vastissima. Il corpo semiotico si stacca nettamente dalla materia del corpo che abbiamo conosciuto con la qualifica di somatico. Il corpo semiotico è la vittoria delle forze culturali su quelle naturali, è il tripudio del sociale sul biologico. - Il corpo simbolico
Con corpo simbolico si intende il corpo al di qua della culturalizzazione, impresa molto esposta a critiche, perché non si danno momenti reali di uscita della cultura. I segni sono costruiti secondo principi convenzionali propri di una determinata cultura, mentre i simboli sono costruiti secondo principi di collegamento semiotico che seguono le regole dell’analogia. I segni parlano marcando la differenza dei vari gruppi sociali fra di loro e assegnando di conseguenza ai membri di ciascuna comunità riferimenti identitari che omogeneizzano i membri del gruppo, differenziandoli, allo stesso tempo dai riferimenti identitari dei altri gruppi. I simboli invece permangono nel sottofondo della differenziazione culturale, attingendo a quelle esperienze che ogni gruppo umano deve affrontare nel suo confronto con gli appuntamenti fondamentali del vivere. Tutti dovranno fare i conti con la meravigliosa potenza della nascita ma anche con il tragico destino della morte, con le inevitabili trasformazioni della crescita e i radicali cambiamenti della propria presenza nel mondo. A livello simbolico, gli esseri umani possono maggiormente stabilire un contatto comunicativo fra di loro. Sono in genere le donne a gettare i ponti di collegamento fra le varie culture. Le donne risultano sempre più propense a stabilire contatti con i sistemi culturali in cui si trovano. La spiegazione di questa capacità delle donne di innestarsi in altre culture risiederebbe proprio nel maggiore collegamento della donna con gli appuntamenti simbolici della propria vita, in primis il generare. - Il corpo spirituale
Il corpo spirituale è quello meno indagato, si vuole indicare come il corpo costruisca una via per la spiritualità. Le diverse concezioni di corpo spirituale sono tutte accomunate dalla stessa convinzione che proprio grazie alla manipolazione del corpo è possibile far giungere un individuo alla percezione di nuovi fenomeni dell’esistenza umana. La conoscenza del proprio corpo spirituale non è essenziale per la vita quotidiana e normale. Solo l’essere umano curioso e liberato dai lacci dei bisogni materiali che può considerare l’apertura verso altre dimensioni della vita. Il corpo spirituale fa accedere l’essere umano alla dimensione religiosa nel senso originario del termine, ovvero sia la convinzione secondo cui il cosmo sia un tutto collegato. L’ascensione del corpo da somatico a semiotico fino ancora al corpo simbolico e infine con il corpo spirituale l’essere umano giunge ad un’unione non solo con l’umanità ma con l’intero universo. L’educazione psicomotoria dovrà sapere che il corpo travalica il proprio soma e la propria appartenenza culturale, per arrivare addirittura a essere simbolo vivente della vita, e con il corpo spirituale addirittura ad essere agente di un cosmo enorme e allo stesso tempo incluso nella propria struttura psico-fisica di essere umano.
Il campo dell'educazione
L’educazione è un’azione che si dispiega nel medio e lungo periodo. È a distanza di anni che gli sforzi educativi si rivelano nel modo di essere del giovane. Da questo punto di vista la pedagogia non può essere considerata la scienza perché non può portare evidenze oggettive sul proprio operato, perché il risultato dell’educazione si può vedere solo in un futuro lontano. L’educazione è pertanto un’arte collettiva. La preparazione di un educatore, con il suo piccolo o grande contributo di tecnica e di sapere apporta un mattoncino alla costruzione della struttura educativa del giovane, non può fare a meno però di essere avvertito sullo scenario complessivo dell’agire educativo.
- I fini formali dell’educare
I fini dell’educazione sono riassumibili in tre linee di sviluppo: l’autonomia personale; la libertà come responsabilità; e il convivere con gli altri. La nozione di autonomia è ben diversa da quella di indipendenza con il quale spesso viene confusa. La dinamica indipendenza – dipendenza costituisce un’oscillazione intrinseca al crescere dell’essere umano. Dalla dipendenza generata dalla madre prima, dalla coppia genitoriale subito dopo, e dalla cultura lungo tutto l’arco di vita ogni bambino deve compiere una specie di danza di allontanamento/avvicinamento alle figure di riferimento. La contro dipendenza nella fase del NO, che secondo Spitz costituisce un primo segno dell’affermazione della propria individualità, rappresenta un possibile mezzo per delimitare uno spazio di dipendenza. Nei passaggi tra dipendenza, contro dipendenza e indipendenza si creano le condizioni per sperimentare l’esercizio della presenza nel mondo da parte del bambino. In campo educativo mirare all’autonomia in educazione senza adeguati sforzi per sviluppare anche libertà responsabile e convivenza con gli altri, porterebbe a realizzare essere umani atomici, che potrebbero solo collidere le une con le altre con poche o nulle occasioni di comunicazione. Ma anche la libertà da sola senza gli altri due pilastri, prospetterebbe un progetto di uomo e donna che faticherebbero a cedere pezzi della propria egoicità per realizzare imprese che possono essere realizzate con il concorso di più persone. La libertà è la precondizione per l’assunzione di responsabilità e questa responsabilità è di quella libertà il portato ontologico che dà peso e riconoscibilità all’esercizio della libertà stessa. La paura della libertà dice proprio come l’assenza di obblighi sociali, l’azione in uno spazio vuoto e la solitudine dell’essere umano senza doveri delineano una condizione che più che alla felicità assomiglierebbe all’angoscia esistenziale di molti uomini e donne dei nostri tempi. La libertà è quindi la precondizione della responsabilità. - Il convivere
La capacità simpatetica (di provare su di sé lo stato emotivo di un altro) e la capacità empatica (mettersi dal punto di vista dell’altro) costituiscono i due elementi chiave dell’educazione alla socializzazione intesa come un accomunamento vivente fra soggetti distinti. L’educazione a convivere deve essere perseguita insieme a quelle dell’autonomia e della libertà responsabile affinché si possa realizzare una persona capace di scegliere e agire, oltre che sentire e socializzare, ma anche in grado di assumere la paternità delle conseguenze dei propri atti, così da poter apprendere ogni volta dai propri eventuali errori e dirigere innovativamente la propria azione nel mondo. - L'educazione umanistica
L’impresa educativa agisce sul particolare e sul globale allo stesso tempo, con l’aggiunta che la materia con cui ha a che fare l’educatore è un essere vivente che non può semplicemente essere controllato o guidato, perché per educare all’autonomia non si può agire imponendo una regola e per sviluppare la responsabilità della libertà individuale non si può contraddirla evitando le scelte personale e l’andare incontro a successi ed insuccessi. Anche per sviluppare la convivenza non si può solo accatastare in un mucchio di persone diverse tra loro e sperare che così si venga a creare qualche forma civile di convivenza. L’educazione deve impegnarsi a coltivare le diverse componenti proprie di ogni essere umani. In primo luogo i sei sensi, il movimento e l’orientamento nello spazio. Le sette intelligenze di Gardner sono anch’esse dei campi dove può avvenire la coltivazione educativa. Vale la pena ricordare come l’intelligenza è per la psicologia l’insieme delle risorse che consentono ad un individuo di affrontare e risolvere situazioni problematiche. In una prospettiva inclusiva dell’educazione parlare di eccellenze significa più individuare le originalità singolari di ogni essere umano, proprio a partire dalla dotazione personale che egli porta con sé, vuoi l’equipaggiamento biologico, ma anche in seguito alla propria storia individuale. Si fa avanti un meta-obiettivo dell’educazione: portare a uno sviluppo armonico l’intera gamma delle potenzialità di un essere umano sia quelle per cui è predisposto, sia quelle per cui l’individuo fa fatica a mettere in atto un’efficace capacità cognitiva. L’educazione è comunque un’attività immersa in un contesto storico culturale che fa da cornice all’intera esistenza di un individuo. L’educazione non è quindi una promessa di felicità. Anche quando essa riuscisse ad aiutare lo sviluppo armonico di un dato individuo, questi si troverà immerso all’interno di un contesto il cui sistema di valori favorisce o inibisce determinati comportamenti. La pedagogia deve domandarsi quale sia il progetto cultura implicito che viene più o meno trasmesso ai propri educando, perché educare è sempre anche un’azione politica nel senso di influenzare e/o trasformare una società attraverso la formazione dei suoi cittadini. - L'istituzione educativa vivente
La costruzione dell’edificio educativo richiede l’intervento di differenti approcci educativi. La psicomotricità ne costituisce una componente, come anche l’istruzione matematica e le altre discipline impartite per esempio a scuola. Ciò che dà coerenza e struttura alle differenziazioni educative è quella che viene denominata “istituzione educativa vivente”. La sociologia definisce istituzione un modello di regolazione delle condotte umane che risponde a quattro criteri essenziali: l’esteriorità, l’obiettività, la coercitivit à e la storicità. In psicologia l’istituzione è il contenitore sovra mentale di orientamenti nel mondo sociale. Questa tipologia di istituzione è anche espressione di poteri conservatori che tentano di congelare le inevitabili trasformazioni dovute dal tempo. Per questo si preferisce aggiungere all’etichetta istituzione educativa l’aggettivo vivente per indicare come l’istituzione sia, come ogni organismo che interagisce con l’ambiente, soggetta a modifiche e adattamenti, pur mantenendo quelle caratteristiche imprescindibili di esteriorità, obiettività e coercitivit à. Da un punto di vista psicologico l’istituzione vivente costituisce come lo sfondo a cui affidarsi per non dover come rinunciare, ogni volta da capo, a ogni nuova nascita o passaggio della vita. La coercitivit à dell’istituzione limita indubbiamente la libertà dell’individuo, e questo sembra che faccia fuggire molte persone dai contesti istituzionali. Essa però consente anche ad un uomo o una donna di risparmiare risorse, perché non costringe a dover concordare ogni volta le regole dell’interazione sociale di una certa organizzazione. L’istituzione può dimostrarsi eccessivamente conservatrice e incapace di adattarsi alle nuove esigenze dei tempi. La coercitivit à dell’istituzione, che da un lato è un contenitore delle agitazioni psichiche proprie di ogni avventura nel futuro, viene per lo più rifiutata di questi tempi. Oggi le istituzioni educative devono essere considerate quali dei contenitori che garantiscono durata nel tempo e uniformazione delle azioni in essa realizzate. L’educazione non è fare la morale, e così assolvere la coscienza dell’educatore che si compiace che almeno questa parte del programma l’ho svolta. L’educazione è costruire un’etica delle scelte personali in accordo e anche in conflitto con i valori circolanti reali (il mercato delle merendine) e ideale (la conoscenza scientifica che abbiamo circa le correlazioni fra merendine obesità e salute).
Il caso dell'educatore psicomotricista
La storia della psicomotricità è fatta di relazioni strette e vive con la neuropsichiatria infantile e la riabilitazione motoria piuttosto che con il territorio dell’educazione. Educatore è colui o colei che riesce a vedere il sogno della persona a cui si rivolge il suo lavoro. Questa espressione è modulata dalla legge sullo sviluppo dei processi cognitivi elaborata da Vygotsky, il quale ha già dimostrato come i guadagni nelle tappe dello sviluppo cognitivo vengono realizzati da parte dei bambini in quell’area di sviluppo prossimale che circonda l’attuale e consolidato sviluppo cognitivo raggiunto da un bambino. L’area di sviluppo prossimale indica la direzione che con maggior probabilità potrà essere realizzata dal bambino in quanto egli possiede già i prerequisiti. Trasferendo queste osservazioni all’ambito educativo serve introdurre un termine più immaginativo come “sogno” e ciò perché duplice è nel caso dell’educazione lo sviluppo prossimale: uno come “sogno premonitore” e un altro come “sogno ideale”. La presenza di accezioni multiple è garanzia di un lavoro educativo che non intende applicare un programma all’educando, bensì muoversi insieme a lui.
Erich Fromm riconosce come il sogno della notte possa avere più di una valenza. Il lavoro del sogno si esplica quindi su più piani:
- Cognitivo-mnemonico (dopo una buona dormita si risulta più abili in compiti nuovi)
- Valutativo-esistenziale (l’importanza delle esperienze emotive della giornata viene integrata all’interno della struttura affettiva del soggetto)
- Diagnostico-terapeutiche (alla sensibilità inconscia non sfuggono certi segnali di disagio o malessere ricollegabili a un’alterazione somatica del corpo).
Si può dire che l’educatore sia tale nel momento in cui, affiancando l’educando per il pezzo di percorso di vita da fare insieme, lo aiuta a decifrare non solo i sogni della notte, ma la componente immaginativa sognante di ciascun individuo, presente anche nel tempo della veglia e nei momenti critici.
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