Appunti di psicologia e organizzazione delle risorse umane
Le variabili del comportamento lavorativo
Lo studio delle variabili del comportamento lavorativo può favorire il miglioramento della efficacia e dell'efficienza organizzativa. Queste variabili coincidono con: abilità, attitudini, conoscenze, competenze e motivazioni.
Concetto di abilità → capacità di un individuo di eseguire un dato compito. (abilità psicomotorie, abilità verbali, abilità numeriche, abilità creative).
Concetto di attitudine → disposizione individuale, congenita o ereditaria, che si manifesta con un rendimento in un’attività pratica, semplice o complessa. (definizione di Meschieri). I fattori più importanti per le attitudini: fattore R (ragionamento), fattore S (spaziale), fattore V (verbale), fattore N (numerico).
Concetto di competenza → in passato la competenza veniva definita come capacità personale di fronteggiare situazioni, o come attributo personale ecc., ma il termine competenza rimanda alle dimensioni di appropriatezza, armonia e corrispondenza, attraverso le quali l’individuo si mette in relazione con le richieste del contesto lavorativo.
Concetto di motivazione → energia che incita, sostiene e dirige il nostro comportamento. Collegato a questo concetto c’è quello di frustrazione (ostacolo).
Per semplificarci il lavoro potremmo raggruppare questi concetti in aree o gruppi:
- Capacità tecniche (conoscenze, competenze, abilità)
- Capacità strategiche o gestionali (organizzazione, programmazione, controllo)
- Capacità relazionali (comunicazione, motivazione, lavorare in gruppo, leadership).
Queste capacità non sono innate nell’individuo, ma si acquisiscono nel corso della propria esperienza lavorativa.
La comunicazione interpersonale
Definizione di comunicazione
La comunicazione è un processo di scambio di informazioni, di dati, di idee, di concetti ma anche di valori e di influenza reciproca tra persone o gruppi all'interno di un determinato contesto. Quindi si può parlare di comunicazione solo quando si ha un’interazione di reciproco scambio attraverso codici noti e condivisi. Per contesto si intende l’ambiente ove avviene la comunicazione, ma anche i ruoli e le norme che regolano il processo di comunicazione.
Shannon ha individuato le funzioni fondamentali per la comunicazione:
- Emittente (soggetto che intende comunicare)
- Ricevente (chi riceve il messaggio)
- Codifica (forma che permette la trasmissione)
- Codice (tipo di linguaggio)
- Decodifica (processo tramite il quale avviene la comprensione del messaggio).
Concetto di feedback
Ogni evento di comunicazione è inserito in un circuito circolare, ad ogni messaggio può corrispondere un feedback (comunicazione di ritorno, retroazione) che rende la comunicazione bidirezionale.
Il feedback fornisce agli individui la possibilità di adattare il proprio comportamento nei confronti degli interlocutori. Un esempio è l’esperimento di Leavitt, che ha come oggetto la misurazione delle distorsioni del messaggio, causate da un tipo di comunicazione unilaterale. Questo esperimento ha dimostrato che se c’è scambio tra gli interlocutori il messaggio non sarà distorto. Il feedback, perciò, consente di ridurre le distorsioni del messaggio anche se vi è un rallentamento del circuito di informazione (aumenta il tempo).
Il feedback può essere considerato un fattore di controllo poiché consente di verificare l’efficacia e l’efficienza dell’atto comunicativo. Questo controllo può essere esercitato dall’emittente (feedback di controllo → azione di rilettura del messaggio) oppure dal ricevente (feedback di risposta → destinatario risponde al messaggio diventando a sua volta emittente).
Comunicazione verbale e comunicazione non verbale
La comunicazione umana dispone di due canali: il canale verbale (parole) e il canale non verbale (mimica facciale, gesti, postura, sguardo…). La modalità comunicativa verbale si esprime attraverso le parole, si distingue tra: comunicazione orale (parlare, ascoltare) e comunicazione scritta (scrivere, leggere). La comunicazione verbale è regolata da un sistema di regole, grammatica e sintassi.
La comunicazione non verbale è costituita dall’insieme di messaggi, per lo più inconsci, che si esplicita attraverso il linguaggio del corpo. Per fare in modo che la comunicazione sia efficace occorre che ci sia congruenza tra il livello verbale e quello non verbale. Il canale verbale viene definito digitale (sintassi logica), mentre il canale non verbale viene definito analogico (comprensione intuitiva).
La comunicazione non verbale ha due effetti:
- Classifica i significati e definisce la relazione (il senso dei messaggi verbali dipende dalla comunicazione non verbale)
- Aumenta l’efficacia della comunicazione verbale (rinforza il messaggio).
Ci può essere discrepanza tra significato del comportamento verbale e quello non verbale, ma viene risolta facendo prevalere la comunicazione non verbale (è più importante quello che le persone fanno rispetto a quello che dicono).
Aspetti statici e dinamici della comunicazione non verbale
Nella comunicazione non verbale si possono distinguere due gruppi di segnali: statici (non mutano nel corso dell’interazione) e dinamici.
Segnali statici → aspetto esteriore o conformazione fisica (forma e dimensione del corpo, colore e stato della pelle).
Segnali dinamici → comprendono tutti gli elementi di: cinesica (aspetti di postura); prossemica (spazio e rapporti spaziali che le persone mantengono nelle interazioni); aspetti paraverbali (tono, ritmo e volume della voce, suoni e interiezioni).
Principi della comunicazione
Watzlawick, Beavin, e Jackson (scuola Paolo Alto) hanno fissato alcuni assiomi della comunicazione:
- Non si può non comunicare (tutti i comportamenti, non solo l’uso di parole, sono comunicazione).
- Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto (ciò che diciamo) e un aspetto di relazione (come lo diciamo).
- La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura della sequenza di comunicazione (bisogna dare un inizio alla sequenza di comunicazione).
- Gli esseri umani comunicano sia con il modulo numerico (comunicazione verbale) sia con quello analogico (comunicazione non verbale).
- Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici (dove gli interlocutori si pongono in rapporto paritetico) o complementari (un partner assume la posizione primaria mentre l'altro assume la posizione secondaria).
Analisi transazionale
È una teoria della personalità elaborata alla fine degli anni '50 da Eric Berne. I riferimenti concettuali dell’analisi transazionale si rifanno alla teoria della personalità (Freud) e alle ricerche di fisiologia cerebrale (Penfield). Penfield nel 1951 condusse una serie di esperimenti su soggetti craniolesi, dai quali risultò che i soggetti, attraverso una stimolazione di alcune zone della corteccia cerebrale, potevano rivivere esperienze del passato in maniera vivida. Questi risultati da un lato confermarono che è possibile rivivere episodi completi dell’infanzia, dall’altro posero le basi alle ipotesi per cui il nostro comportamento attuale è fortemente condizionato dal passato, soprattutto dalle esperienze dell’infanzia.
Per quanto riguarda la teoria della personalità, sono stati estrapolati i concetti inerenti alla triade freudiana Io, Es e Super-Io, e tradotti nella triade Adulto, Bambino e Genitore. Berne pone l’attenzione agli aspetti concreti, osservabili e descrivibili del comportamento sociale, e quindi della comunicazione, piuttosto che a quelli inconsci e inconsapevoli.
Gli stati dell'Io
La personalità, secondo Berne, è costituita da tre stati dell’Io: Genitore, Adulto e Bambino.
Il Genitore si forma nel periodo che va dalla nascita ai cinque anni, ed è costituito da un insieme di registrazioni di eventi esterni imposti dai genitori o propri sostituti (tutto ciò che il bambino ha sentito o visto fare da un genitore, regole, norme, espressioni, atteggiamenti, vezzeggiamenti…).
Il Bambino si forma nello stesso periodo di vita in cui si forma lo stato dell’Io Genitore e cioè dalla nascita ai 5 anni. Lo stato dell’Io Bambino è costituito da un insieme di emozioni e sentimenti positivi e negativi che inducono il bambino a concludere con una valutazione di sé, sulla base degli stati d’animo negativi risultanti dal frustrante processo di civilizzazione, che consiste nella continua ricerca dell’approvazione da parte dell’ambiente esterno (soprattutto genitori).
Lo stato dell’Io Adulto inizia a formarsi verso il decimo mese di vita, quando il bambino inizia a sperimentare la facoltà motoria. Secondo Berne l’Adulto è interessato soprattutto a trasformare gli stimoli in informazioni, che, a loro volta, saranno immagazzinate sulla base dell’esperienza precedente. L’Adulto ha anche il compito di sottoporre ad analisi razionale i contenuti del genitore. Questo stato dell’Io è considerato necessario per la sopravvivenza dell’individuo, poiché consente di affrontare efficacemente la realtà esterna.
Per far sì che un individuo sia equilibrato, occorre che i tre stati dell’Io siano integrati tra loro (esempio: in un avvenimento positivo si attiverà lo stato dell’Io Bambino, di fronte al proprio figlio si attiverà l’Io Genitore, di fronte ad una decisione importante si attiverà l’Io Adulto).
Le transazioni
All’analisi strutturale della psiche Berne fa seguire l’analisi dei rapporti sociali o di comunicazione. Egli definisce l’unità di comunicazione sociale come “transazione”: se due o più persone si incontrano in un aggregato sociale, qualcuno deciderà di parlare → stimolo transazionale. L’altro o gli altri diranno e faranno qualcosa → reazione transazionale.
L’analisi transazionale si occupa di individuare da quale stato dell’Io si è originato lo stimolo e da quale stato dell’Io è scaturita la risposta. Transazioni = scambi di parole che avvengono all’interno di un discorso tra individui. Transazioni parallele = quando lo stato dell’Io sollecitato risponde allo stato dell’Io che ha lasciato lo stimolo. Transazione incrociata = causa di guai della comunicazione.
Per poter affrontare e risolvere i problemi comunicativi è necessario saper sviluppare transazioni Adulto-Adulto. Ciò non significa escludere gli altri stati dell’Io (Genitore e Bambino), ma semplicemente mettere a comando l’Adulto di controllo.
La leadership
Non esiste uno stile di leadership valido per ogni situazione, ma esistono una serie di variabili la cui combinazione determina lo stile più efficace per le singole situazioni.
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Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Pagliaro
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Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Nerini, libro consigliato Psicologia sociale, Meyers
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Riassunto esame Psicologia sociale, prof. Serino, libro consigliato Psicologia sociale, Mayers
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Riassunto esame psicologia sociale, prof. Giannetti, libro consigliato Psicologia sociale, Pearson