La psicologia sociale
La psicologia sociale studia l'interazione tra individuo e gruppi. Il primo studio è la psicologia dei popoli (Wundt), ma la psicologia sociale è nata in America agli inizi del XX secolo, dopo la Seconda Guerra Mondiale. Le azioni di Hitler ebbero un notevole impatto sullo sviluppo della disciplina negli Stati Uniti. La guerra stimolò enormemente l'interesse nella ricerca psicosociale. I ricercatori studiarono la personalità autoritaria (Adorno), le cause del conformismo (Asch) e dell'obbedienza (Milgram).
Comprensione e spiegazione dei comportamenti
La psicologia sociale è il tentativo di comprendere e spiegare come i pensieri, i sentimenti e i comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza, reale, immaginaria, o sottointesa, di altri esseri umani (Allport). Allport ha scritto il primo vero manuale di psicologia sociale. Wundt nel 1878 ha fondato il primo laboratorio di psicologia sperimentale, segnando la nascita della materia. Esclude il sociale e utilizza un approccio elementarista: scomposizione delle funzioni mentali. Riduzionismo: lo psichico viene ridotto all'aspetto fisiologico della percezione. Dà vita alla psicologia dei popoli, che studia il ruolo della cultura nella costruzione delle funzioni psichiche superiori (memoria volontaria, ragionamento, linguaggio e apprendimento).
Contributi di Lewin
Lewin è una figura chiave della psicologia sociale. Egli riteneva che un problema fosse interessante da studiare solo se l'occuparsene avrebbe fatto la differenza per i problemi reali del mondo. Parte da un approccio generale per trarre una teoria. Rifiuta lo studio in laboratorio perché ritiene che l'individuo cambi con il cambiare dell'ambiente. Utilizza metodi costruttivi e non classificatori. Inoltre studia i diversi tipi di leadership: democratico, autoritario e lassista.
Teorie e esperimenti significativi
La teoria del campo (teoria dell'interdipendenza) è una totalità dinamica: la modifica di un particolare della persona o dell'ambiente comporta il cambiamento del sistema nel suo complesso C=F (P;A). Il campo psicologico è basato sull'interdipendenza tra gli elementi che ne fanno parte. Dipende dall'interpretazione soggettiva che la persona costruisce rispetto al proprio ambiente.
Il primo esperimento di psicologia sociale è stato fatto da Triplett nel 1898 (fine XIX secolo): era interessato al fenomeno per cui i ciclisti correvano più velocemente durante le gare o quando seguivano l'andatura del gruppo rispetto a quando erano soli e correvano contro il cronometro. Fece gli esperimenti su dei bambini che avvolgevano le lenze, uno in cui i bambini erano soli e l'altro insieme ai loro compagni: la prestazione era migliore nel secondo caso. Questo episodio fu detto facilitazione sociale. Ringelmann era giunto a risultati opposti: aveva notato che quando una corda era tirata da un gruppo di persone la forza impiegata da ciascuno era minore di quando veniva tirata singolarmente. Trovò le prime prove di inerzia sociale (o inibizione). Aveva studiato il fenomeno della produttività del gruppo: sentirsi una parte anonima del gruppo porta un impegno minore (episodio di Kitty Genovese). L'inerzia sociale si riduce quando: i contributi individuali sono essenziali; il contributo individuale è identificabile; c'è uno standard con cui misurare le prestazioni del gruppo; ogni membro sa che tutti gli altri membri lavoreranno; c'è una forte identificazione con il gruppo.
Determinanti del comportamento individuale
Il comportamento dell'individuo è determinato da: componente biologica, tratti acquisiti e contesto sociale e fisico. Gli psicologi sociali studiano l'impatto della situazione sociale sul comportamento individuale. A Sherif si devono i primi lavori sulla comparsa delle norme di gruppo. I sociologi tendono a ricondurre il comportamento sociale a variabili strutturali (norme, ruoli o classi sociali), mentre gli psicologi sociali lo fanno risalire agli obiettivi, ai motivi e ai processi cognitivi dell'individuo. Una combinazione dei due approcci fornisce una spiegazione più completa.
La psicologia delle folle
La rivoluzione industriale in Europa vedeva sulla scena le masse e la minaccia che esse rappresentavano per l'ordine sociale della borghesia. Le Bon si è interessato a questo fenomeno: la psicologia delle folle cerca di spiegare i fenomeni collettivi. Spiega la realtà sociale quotidiana: perché gli individui si comportano diversamente insieme agli altri. La folla è un aggregato in cui si forma un'anima collettiva e si perde la personalità cosciente dell'individuo: ha carattere distruttivo e minaccioso. Dalla psicologia collettiva non si passa alla psicologia sociale.
Influenza sociale e studi significativi
Lo studio di Newcomb sull'influenza sociale in un campus universitario dimostra come le credenze e gli atteggiamenti individuali possano essere modificati dal contesto di gruppo. Questo studio è molto importante perché monitorò gli atteggiamenti politici delle studentesse per 50 anni.
Critiche e sviluppi nella psicologia sociale
Ring mise in contrapposizione la visione di Lewin di una psicologia sociale impegnata nel contribuire alla soluzione di importanti problemi sociali con l'atteggiamento della psicologia dei suoi tempi che lui definiva "del divertimento e dei giochi".
La critica di Gergen è stata dirompente perché è stata formulata in un momento in cui l'autostima collettiva degli psicologi sociali era minacciata già da altri eventi. Era rivolta ad alcuni studi condotti per verificare la teoria della dissonanza. Egli riteneva che:
- La conoscenza dei principi di psicologia sociale potesse cambiare il nostro comportamento in modi che avrebbero negato questi stessi principi (le persone si impegnano nei confronti sociali).
- Alcuni assunti di base delle teorie potessero essere influenzati dal cambiamento culturale.
Gli studi di Wicker suggeriscono che è molto più probabile che gli atteggiamenti siano totalmente slegati, o minimamente legati, ai comportamenti manifesti: questa conclusione fu dannosa per gli psicologi sociali perché questi ritenevano che gli atteggiamenti fossero predittivi dei comportamenti.
Orne riteneva che la maggior parte delle situazioni sperimentali possedesse alcune caratteristiche implicite di richiesta, che avrebbero potuto aiutare i partecipanti a supportare queste ipotesi. Secondo Rosenthal le aspettative del ricercatore avrebbero potuto influenzare il comportamento dei partecipanti, anche inconsciamente. Vi furono numerosi sviluppi che aiutarono a superare questa crisi, come per esempio il fatto che molti studi vengano condotti attraverso computer, eliminando completamente l'influenza delle aspettative del ricercatore.
Conferenze e nuove prospettive
Nell'ambito della psicologia sociale non esisteva una disciplina autoritaria. Lanzetta raccolse i fondi per la prima Conferenza europea di psicologia sperimentale, tenuta a Sorrento nel 1963, che diede vita alla fondazione dell'Associazione europea di psicologia sperimentale nel 1966. Oggi sono emerse nuove prospettive teoriche: la cognizione sociale, la psicologia sociale evoluzionistica e le neuroscienze sociali.
Percezione sociale e attribuzione
Lo studio sulla percezione sociale si focalizza sul modo in cui noi ci formiamo impressioni su altre persone e sul modo in cui combiniamo le informazioni a esse relative in un'immagine globale coerente (tratti fisici: prototipo, comportamento verbale e comportamento non verbale). Le persone hanno delle teorie implicite di personalità che le aiutano a comprendere gli altri (Bruner e Tagiuri). Le nostre impressioni sugli altri possono portare a profezie che si autoavverano. Quando le aspettative non vengono confermate, le persone sono anche in grado di aggiustare le proprie impressioni iniziali.
Secondo Cheng, le informazioni di covariazione sono insufficienti per implicare la causazione. La specifica conoscenza causale che guida le nostre conseguenti attribuzioni è acquisita originariamente mettendo in atto contrasti probabilistici: vengono confrontate le cause potenzialmente concorrenti e gli effetti osservati. Weiner ha sviluppato la teoria riguardo alle attribuzioni relative al successo: le nostre conclusioni riguardo alle cause di successo e di fallimento influiscono direttamente sulle aspettative, sulle motivazioni e sulle emozioni future. Secondo la classificazione delle cause percepite, i fattori causali possono essere legati al locus, alla stabilità e alla controllabilità. Secondo Hilton le persone cercano di fornire agli altri informazioni che possano aiutarli a comprendere gli eventi.
James sosteneva che ogni emozione fosse caratterizzata dal proprio distinto profilo di cambiamenti corporei e che avvertiamo direttamente le nostre emozioni proprio registrando tali cambiamenti. Secondo Schachter, le emozioni dipendono dalle attribuzioni che compiamo riguardo ai nostri stati interni: le percezioni dell'arousal ci dicono che potremmo star provando un'emozione, ma non quale.
- Bias di corrispondenza: il comportamento è visto come un riflesso delle corrispondenti disposizioni interne di un attore. Le persone sottostimano l'influenza del contesto perché alcuni elementi situazionali sono impercettibili e difficili da rilevare. Inoltre le aspettative possono distorcere le interpretazioni (esempio: bias del falso consenso). L'azione del bias varia attraverso le culture (esempio: culture individualiste e culture collettiviste). Le inferenze disposizionali automatiche si verificano solo se l'obiettivo inferenziale è quello di comprendere la persona.
- Bias attore-osservatore: confronta le attribuzioni che le persone compiono riguardo agli altri con quelle che compiono riguardo se stesse. Quando dobbiamo spiegare il nostro comportamento enfatizziamo in fattori esterni e situazionali.
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