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Psicologia sociale

Capitolo 1

Che cos'è l'influenza sociale

Lo studio dell'influenza sociale approfondisce le modalità con cui i processi mentali, le emozioni e i comportamenti degli individui sono modificati dalla presenza di altri gruppi.

Tipi di influenza: alcuni esempi

  • Influenza della maggioranza. È noto che le reclute devono spesso sottostare a rituali di iniziazione e subire una serie di scherzi di vario tipo.
  • Influenza minoritaria. Il piccolo gruppo di pittori tra cui Monet, Renoir, Degas, esclusi dalla più prestigiosa manifestazione artistica, osteggiati e ridicolizzati all'inizio, sono riusciti nel tempo ad affermarsi universalmente.
  • Influenza della competenza. Influenza senza messaggio. Quando diverse persone decidono di adeguarsi alla scelta presumibilmente fatta dagli altri perché suppongono che essa sia dovuta alla migliore qualità dell’oggetto in questione.
  • Malattia psicogena di massa.

Influenza, influsso e suggestione

In psicologia sociale la parola influsso è meno utilizzata del termine influenza perché essa evoca soprattutto un effetto di carattere generale. L'influenza agisce a volte in modo nascosto e colpisce persone inconsapevoli. Gran parte dei processi di influenza sociale non si basano su risposte irrazionali ma su giudizi e ragionamenti. È forse questo il motivo per cui la parola influsso, con il suo alone di magia, non è amata dagli attuali ricercatori.

Per la stessa ragione riscuote oggi scarsa simpatia il termine suggestione. Fu Asch tra i primi a sostenere che la suggestione, definita come “processo capace di indurre le persone ad accettare in modo arbitrario opinioni e valutazioni senza tener conto della loro qualità”, produceva, in campo sociale, effetti limitati e non generalizzabili. Oggi, anche se i fattori inconsci e involontari sono tornati nuovamente al centro dell'interesse, si manifesta una forte reticenza a interpretare questo tipo di fenomeni facendo appello alla suggestione.

Cosa accomuna processi diversi di influenza

Un processo di influenza sociale implica che il destinatario compia un riaggiustamento del proprio comportamento, delle proprie idee o dei propri sentimenti in conseguenza del comportamento, delle idee e dei sentimenti espressi da altri. Questo comporta un avvicinamento più o meno esplicito alla posizione della fonte.

L'influenza può provocare anche cambiamenti in altre direzioni o di altro tipo. Innanzitutto, una reazione negativa, di senso opposto a quello auspicato, è chiamata effetto boomerang. In secondo luogo, alcuni tipi di fonti possono ottenere un impatto di genere diverso, che non comporta l'assunzione di una determinata posizione. Le persone possono reagire riflettendo di più o di meno sul problema in questione, migliorando o peggiorando il livello delle loro prestazioni, diventando più o meno creative e così via.

L'influenza sociale può anche non condurre a un cambiamento, ma agire invece come freno, impedendo alle persone di cambiare quando lo desidererebbero.

Cosa differenzia l'influenza da altri processi

Influenza sociale e persuasione. L'influenza e la persuasione non sono sinonimi, poiché la persuasione costituisce solo uno dei possibili tipi di influenza sociale. Subire l'influenza di qualcuno non significa necessariamente aderire o avvicinarsi alla sua posizione. Quest'avvicinamento è invece fondamentale nel processo di persuasione. La persuasione è intesa generalmente come quella particolare forma di influenza che si produce quando le persone sono esposte a un messaggio, relativamente complesso, in cui il comunicante esprime una posizione e adduce uno o più argomenti a supporto della propria posizione. Un processo di influenza, invece, non si basa necessariamente su messaggi e argomentazioni: possiamo essere influenzati da comportamenti o immagini, non solo da parole.

Influenza e cambiamento di atteggiamento. In questo caso, nessuno dei due fenomeni comprende interamente l'altro. Possiamo individuare le differenze fondamentali:

  • Un cambiamento di atteggiamento è solo uno dei possibili esiti di un processo di influenza sociale. L'influenza infatti può produrre effetti sul comportamento, sui sentimenti oltreché sulle idee.
  • Un cambiamento di atteggiamento non deriva necessariamente dall'influenza che una persona esercita su un'altra, ma può essere anche attivato dal ragionamento, dal comportamento e da un sentimento del soggetto stesso.

La possibilità di un cambiamento auto-provocato è suggerita dalla teoria dell'auto-percezione, per la quale gli atteggiamenti mutano in relazione ai comportamenti assunti quando questi ultimi non sono particolarmente contrastanti con le idee iniziali. In pratica, gli individui riaggiusterebbero continuamente i loro atteggiamenti basandosi sull'osservazione del proprio comportamento. Un cambiamento di atteggiamento può sopravvivere anche solo per abitudine. È stato rilevato come la mera esposizione a uno stimolo, se è ripetuta, sia sufficiente a migliorare il nostro atteggiamento nei confronti dello stimolo stesso.

Lo studio degli atteggiamenti è focalizzato sull'analisi dei processi psicologici individuali, mentre lo studio dell'influenza sociale colloca in primo piano il contesto sociale e le relazioni che intercorrono tra sorgente e bersaglio.

Influenza e potere. Moscovici ricorda come nella società potere e influenza vengano esercitati attraverso canali differenti e ha fatto rilevare la necessità di mantenere separati anche sul piano teorico i due costrutti. Hollander sostiene invece che il potere è la possibilità di controllare le persone, le cose e gli eventi, mentre l'influenza è basata essenzialmente sulla persuasione. Tuttavia, questa distinzione non appare soddisfacente. In linea generale, si può osservare che il termine potere esprime una relazione, mentre il termine influenza si riferisce a un processo. È vero che molto spesso una relazione di potere, A su B, comporta svariati processi di influenza, di A nei confronti di B, tuttavia è anche possibile che B, pur privo di potere, eserciti la sua influenza su A.

Aspetti, modalità e prerogative di un processo di influenza

Chi influenza, chi è influenzato: complicazioni e semplificazioni

Per il comportamentismo, l'influenza è stata considerata come un processo unidirezionale in base al quale il bersaglio rispondeva in modo quasi meccanico a uno stimolo proveniente dalla fonte. La ricerca più recente tende a vedere l'influenza come un processo di tipo costruttivo, nel quale il bersaglio reagisce alla sollecitazione proveniente dalla fonte sulla base delle informazioni di cui è in possesso, delle emozioni che prova e delle motivazioni che lo muovono; il risultato di un processo di influenza è l'effetto dell'incontro tra l'esperienza del bersaglio e lo stimolo acquisito a cui è esposto. Nella normale interazione e nella comunicazione della vita quotidiana, coloro (individui o gruppi) che entrano in rapporto si influenzano reciprocamente. È vero peraltro che spesso l'influenza esercitata da una delle persone o da uno dei gruppi che interagiscono è decisamente più forte di quella esercitata dall'altro o dagli altri. Nella vita quotidiana ciascuno di noi è spesso contemporaneamente fonte e bersaglio di influenza sociale.

La fonte passiva: gli effetti della semplice presenza

Una fonte può essere più o meno intenzionata a esercitare un'influenza su qualcuno. Si può distinguere tra una fonte passiva e una fonte attiva di influenza sociale. Riguardo alle fonti passive, la semplice presenza degli altri è sufficiente a favorire o a inibire certi comportamenti e certe attività cognitive. Il primo fenomeno, comunemente definito facilitazione sociale, è stato studiato da Allport fin dagli anni '20. Egli considerò la facilitazione sociale come uno dei meccanismi esplicativi di comportamenti collettivi estremi. La presenza degli altri può non solo facilitare, ma anche inibire comportamenti e ragionamenti.

È stato definito indolenza sociale il calo di motivazione e di impegno che si verifica quando le persone sono coinvolte in un'attività collettiva rispetto a quando le stesse persone agiscono individualmente. Un caso tipico di indolenza sociale riguarda i cosiddetti comportamenti di aiuto. La ricerca in questo campo prese l'avvio da un caso che divenne molto noto, avvenuto nel 1964 nel quartiere newyorkese di Queens: l’omicidio di Kitty Genovese. La giovane donna fu uccisa a coltellate mentre stava tornando a casa dal lavoro; assistettero ben 38 persone, ma nessuna di queste aveva mosso un dito, neanche per telefonare alla polizia. Sulla base di ripetuti risultati sperimentali, Latané e Darley hanno sostenuto che uno dei fattori responsabili di questo fenomeno, definito apatia degli astanti, è un meccanismo di influenza sociale. Paradossalmente, è proprio il fatto che a un'emergenza assistano molte persone una delle cause della mancata assistenza. Infatti, nelle situazioni che sono poco chiare, in cui si è incerti sul comportamento da tenere, il comportamento degli altri condiziona la nostra interpretazione della situazione e il nostro comportamento; tale fenomeno è stato definito come influenza informativa o prova sociale. Questo tipo di verifica può, in certi casi, rivelarsi fallace e condurre a un'ignoranza pluralistica, per la quale ciascuno degli astanti è indotto dall'apparente mancanza di coinvolgimento degli altri a sottovalutare la gravità della situazione e a pensare che non si tratti realmente di un'emergenza.

Quando invece la situazione è percepita dai soggetti come grave in modo inequivocabile, può subentrare un altro meccanismo, la diffusione di responsabilità: se numerose persone sono testimoni di un determinato episodio, il senso di responsabilità individuale nel porvi rimedio tende a calare e ciascuna delle persone sente meno necessario soccorrere chi è in difficoltà. Pertanto, se non subentra la paura per la sua incolumità, è più facile che una persona intervenga in aiuto di un'altra quando è l'unica a poterlo fare, che non quando altri sono coinvolti.

La presenza degli altri può anche influenzare, migliorandola o peggiorandola, la prestazione di un soggetto nell'esecuzione di un compito. Rispetto ai compiti semplici o familiari, la prestazione tende a migliorare in presenza di altri mentre, rispetto ai compiti più complessi, difficili o nuovi, il risultato in genere migliora quando gli altri non sono presenti.

Infine, la presenza degli altri facilita o inibisce l'espressione di emozioni. L'effetto cambia in relazione al genere di emozioni che viene espresso, al tipo di rapporto che il soggetto ha con gli altri: la presenza di persone amiche che non sono esposte allo stesso stimolo emozionale sembra facilitare l'espressione di emozioni positive, mentre in presenza di persone estranee che non vivono la stessa situazione emozionale risulta inibita l'espressione di emozioni, soprattutto di quelle meno positive.

La fonte attiva: pressione diretta e pressione indiretta

Chi si propone di influenzare qualcuno, e quindi di essere una fonte attiva di influenza sociale, può essere mosso da intenti di vario tipo: egoistici, altruistici, da intenti di entrambi i tipi o ancora, da una ragione più genericamente sociale/antisociale. L'influenza non è quindi di per sé né un bene né un male, è un normale processo psicosociale che può però trasformarsi in certi particolari casi in uno strumento di sopruso e violenza. Una fonte attiva può indurre il bersaglio ad agire o a pensare in un certo modo, per esercitare una forma, diretta o indiretta, di pressione.

La pressione diretta può spingersi fino alle tecniche di indottrinamento coercitivo utilizzate da alcuni regimi politici totalitari nei confronti dei prigionieri di guerra. Questa riguarda tutti i messaggi che sollecitano il bersaglio ad assumere un determinato comportamento.

La pressione indiretta invece è quella che viene esercitata senza richiedere esplicitamente al bersaglio di adottare un certo comportamento, ma limitandosi a comunicare possibili vantaggi che derivano dal compiere una determinata azione.

Volente o nolente: consapevolezza e assenso del bersaglio

Come una fonte può essere più o meno consapevole di esercitare la sua influenza, così un bersaglio può essere più o meno cosciente di essere influenzato. Poiché ammettere di aver subito l'influenza di qualcuno può risultare dannoso alla propria immagine e all'autostima, le persone tendono a sottovalutare l'influenza che gli altri esercitano su di loro. Può anche succedere tuttavia di subire l'influenza di qualcuno in modo inconsapevole. Spesso le persone si appropriano delle idee degli altri, commettendo veri e propri plagi senza rendersene conto.

Infine, le persone possono essere più o meno consenzienti e disponibili a subire l'influenza. In generale, la minaccia di una punizione o l’offerta di una speciale ricompensa, sono sufficienti perché le persone si sentano in qualche modo forzate ad acconsentire. Se però la pressione esercitata dalla fonte viene sentita da una persona come una minaccia alla propria libertà, è possibile che il soggetto, per riaffermare la propria autonomia, reagisca nel modo opposto a quello voluto dalla fonte. Si tratta dell'effetto della reattanza.

Livelli di influenza, intensità e persistenza

L'influenza può agire a livelli più o meno profondi e condizionarci in modo più o meno duraturo. Vanno anche ricordati possibili effetti estremi di un processo di influenza, casi nei quali viene indotto l'annullamento della individualità o una modifica sostanziale dell'identità personale. Sistemi del genere sono stati utilizzati anche con i prigionieri di guerra russi e cinesi, questi si basavano sulla coercizione fisica e sulla violenza psicologica per ottenere il completo assenso del soggetto e la sua disponibilità a dichiararsi colpevole anche di crimini mai commessi.

Sulla stessa base si sono sviluppati quegli episodi che hanno esercitato il loro ascendente e la loro pressione per indurre soggetti psicologicamente dipendenti a compiere azioni auto-distruttive. In tutti questi casi si mirava ad ottenere un impatto così intenso da sconvolgere completamente la personalità del bersaglio. Per valutare gli effetti prodotti da un processo di influenza è necessario verificarne oltre all'intensità, la durata nel tempo e la resistenza a pressioni contrarie. Si noti che un atteggiamento persistente non è necessariamente resistente. I cosiddetti truismi culturali ossia quelle credenze che sono così largamente condivise che non si pensa neanche possano essere messe in dubbio. È stato rilevato che i truismi tendono normalmente a permanere nel tempo, e quindi sono persistenti, ma diventano molto deboli quando sono attaccati, e quindi sono poco resistenti.

Kelman ha proposto un collegamento tra il livello di influenza e la sua persistenza nel tempo. Egli ha individuato tre diversi livelli a cui l'influenza può agire:

  • La compiacenza è il livello meno profondo e comporta un cambiamento solo apparente, dovuto al fatto che il bersaglio sa che la fonte può osservare il suo comportamento ed esercitare un controllo su di esso. Poiché nel modello di Kelman intensità e durata vanno di pari passo, la compiacenza oltre ad essere meno profonda, è anche meno durevole.
  • A un livello intermedio si colloca l'identificazione, che si sviluppa quando il bersaglio adotta un determinato comportamento, allo scopo di instaurare una relazione soddisfacente con la fonte e somigliarle. L'identificazione si discosta dalla compiacenza per tre principali aspetti:
    • Il bersaglio crede realmente nella posizione che assume;
    • La persona non è tanto interessata a fare quello che gli altri gli dicono di fare, quanto a comportarsi in modo coerente con le sue aspettative.
    L'effetto dell'identificazione dura finché la relazione con la fonte resta un obiettivo primario del bersaglio.
  • Vi è infine l'interiorizzazione, che è il processo più profondo: si verifica quando il bersaglio accetta pienamente di essere influenzato dalla fonte, a cui riconosce particolari capacità, integra le informazioni che questa gli fornisce nel proprio sistema di credenze e valori, e le fa sue. Si tratta quindi di un vero e proprio apprendimento, ed è il processo che dura più a lungo nel tempo, tutti i suoi effetti permangono anche quando la fonte non è più presente e viene dimenticata.

Per Kelman l'influenza maggiormente duratura è quella esercitata su base razionale da una fonte che fornisce all'individuo nuovi elementi per interpretare la sua realtà esterna. Si ritiene che gli effetti ottenuti dopo che il bersaglio ha elaborato attentamente le informazioni in entrata siano durevoli e meno sensibili a tentativi di contro-influenza. Pertanto, la scarsa resistenza dei truismi sarebbe dovuta al fatto che, essendo dati per scontati, e se non sono stati rafforzati da un'approfondita riflessione, essi soccombono appena confrontati con argomentazioni contrarie.

Capitolo 2

Le fonti principali

1. L'influenza della maggioranza

Quando un gruppo si riunisce per prendere una decisione o per esprimere un giudizio, le opinioni individuali inizialmente divergono ed emergono posizioni o idee di vario tipo. In questi casi è probabile che il risultato finale sia il frutto di un compromesso che tiene conto dei differenti pareri. Altre volte accade che un'idea o una posizione raccolga immediatamente la maggior parte dei consensi; quando ciò si verifica, chi la pensa in maniera diversa può avere difficoltà a esprimere l'opinione contraria.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher tobi93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scopelliti Massimiliano.
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