Capitolo 1 – Categorie sociali e categorizzazione
L’uomo non ha una posizione di osservatore passivo nei confronti dell’ambiente sociale ma, al contrario, organizza le informazioni in entrata, avvalendosi, in primo luogo, della categorizzazione. Categorizzare vuol dire raggruppare tante informazioni all’interno di categorie, che sono delle specifiche strutture di conoscenza. La categorizzazione è un processo adattivo, perché permette di rendere più semplice il mondo e di avanzare delle previsioni su di esso. Influisce, anche, sui nostri atteggiamenti e comportamenti.
Quando si confrontano tra loro due categorie, può verificarsi l’assimilazione alla tendenza centrale, che è la tendenza a sottostimare gli stimoli che si trovano in una posizione borderline. Nell’esperimento di Krueger & Clement, è stato chiesto ai partecipanti di confrontare la differenza di temperatura tra giorni dello stesso mese o di due mesi diversi ma consecutivi, per esempio dal 10 al 18 ottobre nel primo caso e dal 26 settembre al 4 ottobre nel secondo. È stato possibile osservare due fenomeni:
- Una sottostima della differenza di temperatura tra i giorni dello stesso mese;
- Una sovrastima della differenza di temperatura tra i giorni di mesi consecutivi.
L’assimilazione alla tendenza centrale è una conseguenza della categorizzazione, che mostra come il nostro sistema cognitivo non si limiti a ricevere delle informazioni, ma, al contrario, le elabori. Il processo di categorizzazione fa sì che l’osservatore non si accorga o sottostimi le differenze tra gli esemplari di una stessa categoria e che, all’opposto, noti maggiormente le differenze intercategoriali. Ogni categoria, quindi, è dotata di un senso che ne accomuna gli esemplari.
Si suppone che l’osservatore sociale utilizzi di meno le categorie quando si trova in condizioni familiari: in questo caso, la tendenza centrale è meno evidente rispetto a quanto accada in condizioni di incertezza. Per esempio, è più facile che una persona ragioni per categorie se deve stimare le dimensioni di un oggetto utilizzando un’unità di misura che non è quella consueta per lui, mentre ciò non accade se può avvalersi di un’unità di misura nota. Inoltre, è più facile che faccia affidamento sulle categorie quando si trova in un contesto sociale ambiguo.
La categorizzazione e l’etichettamento linguistico svolgono un ruolo affine quando si tratta di organizzare gli stimoli sociali, ma assolvono a una funzione diversa nell’apportare informazioni relative alle differenze tra gli esemplari. In particolare, il valore semantico delle etichette media gli effetti percettivi determinati dalla sola categorizzazione.
Nella vita di tutti i giorni, si incontrano degli stimoli che possono essere categorizzati in più di una categoria e, in questo caso, si sceglie quella maggiormente saliente: la salienza di una categoria esprime la capacità dei suoi indizi di attirare l’attenzione in un dato contesto. Non si tratta, perciò, di una proprietà stabile, bensì di una caratteristica che emerge solo quando si ha un’interazione tra lo stimolo da categorizzare e gli altri presenti nel qui ed ora, oltre che tra gli aspetti motivazionali dell’osservatore.
La salienza di una categoria è funzione della sua accessibilità, ovvero della priorità di cui essa gode nel sistema cognitivo e le consente di esercitare una grande influenza sui pensieri, sui sentimenti e sui comportamenti dell’individuo. Nella categorizzazione, l’accessibilità è la facilità di recupero di una categoria dai magazzini di memoria. Quando alcune categorie sono più accessibili di altre, perché utilizzate più frequentemente o perché particolarmente salienti percettivamente parlando, si ha un’accessibilità cronica: questo riguarda, per esempio, le categorie etniche e di genere. L’accessibilità situazionale, invece, è solo momentanea e dipende dal contesto.
Mentre l’accessibilità cronica aumenta l’utilizzo di una categoria nell’organizzare le informazioni, quella situazionale aumenta la probabilità di ricorrere a una categoria per codificarle. Sono considerati automatici tutti quei processi che vengono iniziati e messi in atto senza un controllo cosciente né intenzionale da parte del soggetto e che, una volta innescati, non possono essere interrotti. Essi richiedono poche risorse cognitive e possono essere eseguiti parallelamente ad altri processi. Non sono sempre innati, ma possono essere eseguiti dapprima in modo controllato e, in seguito, svilupparsi come automatici, per esempio perché ripetuti più volte.
I processi controllati, invece, sono intenzionali e consapevoli e, dal momento che necessitano di molte risorse, non possono essere eseguiti in modo parallelo ad altri processi, ma sono seriali. Contrariamente a quanto si ritenesse in passato, oggi si sa che pochissimi processi possono essere o automatici o seriali e, per quanto riguarda la categorizzazione, si sa poter aver luogo intenzionalmente, mentre dubbi maggiori riguardano la sua possibile natura automatica: essa richiede, infatti, risorse cognitive.
Gli stereotipi sono delle rappresentazioni interne che racchiudono in sé le conoscenze di cui si dispone in ambito sociale. Secondo il modello associativo, essi assomigliano agli altri concetti: le rappresentazioni cognitive sono paragonabili a una rete i cui nodi possono essere costituiti da un concetto (per esempio, gatto), una caratteristica (per esempio, indipendente) o una proposizione (per esempio, si fa le unghie sul divano). I legami tra i nodi possono essere attivati da somiglianza di significato (per esempio, cane e guinzaglio) o da somiglianza valutativa (per esempio, bello e buono). Anche concetti tra loro dissimili possono diventare interrelati, attraverso una loro presentazione associata e ripetuta nel tempo (per esempio, calciatori e veline).
Ogni nodo può essere parte di più legami, che possono differire per forza di associazione, dal momento che ogni nodo ha un proprio livello di attivazione che deve essere raggiunto affinché ci sia la probabilità che anche altri nodi, ad esso collegati, si attivino. Una volta che un nodo viene attivato, la sua attivazione diminuisce nel corso del tempo, fino a tornare alla condizione di partenza. In ambito sociale, l’attivazione di un’etichetta categoriale (per esempio, americano) genera, solitamente, l’attivazione delle informazioni ad essa associate, che sono gli attributi categoriali che caratterizzano lo stereotipo (per esempio, moderno, materialista, diretto, sportivo).
Il modello associativo ha permesso di scoprire il costrutto di priming, secondo cui l’attivazione recente di un concetto può favorire l’accessibilità di altre informazioni ad esso legate e far sì che esse vengano utilizzate nell’elaborazione degli inputs. Il priming attivato prima della percezione del target influenza, così, il modo in cui questo viene interpretato: esso ha, infatti, la funzione di attivare un concetto in memoria ed i nodi ad esso collegati, rendendo accessibile il contenuto categoriale.
I legami tra i nodi possono essere eccitatori (l’attivazione di un nodo determina quella di un altro associato) o inibitori (l’attivazione di un nodo inibisce quella di un altro associato) ed ambo i meccanismi sono presenti nella categorizzazione: questo è vero, poiché l’attivazione di una categoria rende meno accessibile informazioni categoriali che non sono ad essa collegate per via eccitatoria.
La ricerca psicosociale ha iniziato, negli ultimi tempi, ad avvalersi anche dei metodi di studi propri delle neuroscienze e della fisiologia, utilizzando degli strumenti di indagine che hanno permesso di comprendere meglio, tra gli altri, anche il processo di categorizzazione. In particolare, sono stati utilizzati gli ERP (potenziali evento-relati), che possono essere ricavati con l’EEG, il quale misura i cambiamenti di attività elettrica a livello cerebrale. I potenziali rilevati in superficie corrispondono all’attività dei neuroni corticali della zona sottostante agli elettrodi. Gli ERP, quindi, sono costituiti da quella porzione dell’EEG che è associata alla risposta a un determinato stimolo percettivo, il che significa che rappresentano il cambiamento dell’attività cerebrale che si verifica quando il soggetto percepisce uno stimolo di natura fisica. Utilizzare l’EEG per monitorare l’attività cerebrale in una persona coinvolta in un processo di categorizzazione rende possibile uno studio online e non inferito e permette di osservare con che modalità si sviluppi il fenomeno.
Una componente dell’EEG in particolare sembra avere un ruolo importante in proposito ed è la P300. Essa pare evidenziare le operazioni a carico della working memory, che servono ad aggiornare le informazioni presenti ed a mantenere una buona rappresentazione dell’ambiente. Nella categorizzazione, l’ampiezza della P300 cambia a seconda della relazione esistente tra il target ed il contesto, il quale è dato dall’insieme degli altri stimoli che precedono o seguono lo stimolo di interesse: essa appare ridotta, quando vi è una relazione target-ambiente di totale congruenza, mentre è maggiore, quando il target ed il contesto presentano degli elementi di incongruenza.
Brevemente, le informazioni inerenti l’appartenenza degli esemplari ad una determinata categoria viene elaborata in modo immediato dal sistema cognitivo, il che sostiene l’ipotesi dell’automaticità della categorizzazione.
Capitolo 2 – Categorizzazione e relazioni intergruppo
L’etnocentrismo è la tendenza a reputare il proprio gruppo etnico di appartenenza il miglior punto di riferimento in senso normativo e valoriale, in confronto al quale tutti gli altri gruppi risultano inferiori. Organizzando il mondo sociale distinguendo ingroup ed outgroup, si ha sistematicamente la tendenza a valutare il primo più favorevolmente rispetto al secondo che, in alcuni casi, viene persino denigrato: questo è l’ingroup bias.
Secondo la teoria dell’identità sociale di Tajfel (TIS), le interazioni umane si collocano su un continuum che va da quelle individuali a quelle intergruppo, per cui gli esseri umani possono definirsi sia sulla base di caratteristiche individuali sia facendo riferimento al gruppo di cui fanno parte. L’identità sociale è quella parte dell’Immagine di Sé che deriva dalla consapevolezza di appartenere ad un gruppo sociale, dalle emozioni ad essa associate e dalla valutazione di sé in quanto membro del gruppo.
Infatti, quando una persona afferisce ad un determinato gruppo, si ha un processo di identificazione, il quale si articola sulla base di tre componenti:
- Cognitiva: ha a che fare con la consapevolezza di essere parte di un gruppo e con la tendenza a considerarsi simile alle altre persone che compongono l’ingroup;
- Affettiva: indica il legame emotivo con gli altri membri del gruppo;
- Valutativa: fa riferimento alla possibilità di ricavare una valutazione di sé, positiva o negativa che sia, da quella che ricade sul gruppo.
I teorici della TIS ritengono che l’asimmetria nella valutazione di ingroup ed outgroup derivi dalla necessità individuale, di ogni persona, di mantenere od ottenere una buona autostima, avvantaggiando il proprio gruppo di appartenenza. Nel caso in cui non sia possibile istituire un paragone che risulti vantaggioso, i membri del gruppo creano delle dimensioni di confronto con il gruppo esterno in modo tale da poter, comunque, risultare i migliori e questa è la creatività sociale.
La teoria dell’autocategorizzazione di Turner (TAC) afferma che l’osservatore sociale sia sempre impegnato nella categorizzazione e nell’auto-categorizzazione e che quest’ultima possa articolarsi su più livelli: da uno più basso, in cui la persona si percepisce come unica e distinta dagli altri, ad uno più elevato, in cui si vede in quanto parte del genere umano; a livelli intermedi, invece, vi sono tutte le categorizzazioni di sé che possono essere rese salienti dal contesto. La salienza di una categoria è determinata da:
- La sua accessibilità;
- La sua adeguatezza nel rendere conto degli stimoli presenti nel contesto.
Secondo Turner, l’adeguatezza è data dal rapporto tra le differenze medie ingroup-outgroup e le differenze medie percepite all’interno dell’ingroup: quando le prime sono di molto superiori alle seconde, allora si ha un livello di adeguatezza soddisfacente. L’acquisizione di un’identità sociale di gruppo è depersonalizzazione. Come per i teorici della TIS, anche per quelli della TAC l’auto-categorizzazione deve essere funzionale a consentire il mantenimento di una buona Immagine di Sé, a scapito dell’outgroup.
La TIS ipotizza una relazione tra il Sé e l’ingroup che è di tipo deduttivo, perché i membri del gruppo ricavano una rappresentazione di se stessi positiva a partire da quella del loro gruppo. Recentemente, Cadinu e Rothbart hanno ipotizzato che l’ingroup bias in gruppi minimi (ovvero gruppi artificiali, costruiti dai ricercatori sulla base di criteri casuali) possa derivare non da processi di ordine deduttivo, ma piuttosto da inferenze induttive. Sulla base del modello dell’ancoraggio, si sa che la percezione del gruppo si fonda molto su quella che si ha di sé, a maggior ragione all’interno di un gruppo minimo di cui non si sa nulla se non di farne parte. L’euristica della differenziazione vuole che, quando l’attore è a conoscenza di alcune informazioni su un gruppo, sia questo l’ingroup o...
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