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La psicologia sociale nella società degli individui

La società degli individui è il titolo di un saggio di Elias, ove si tratta il rapporto individuo-società, due concetti spesso visti come in contrapposizione tra loro. Quella presente nel titolo è un’espressione che fa riferimento ad una visione dell’individuo e della società come due aspetti dell’essere umano, strettamente interrelati. L’essere umano, infatti, è allo stesso tempo:

  • Essere individuale portatore di un’esperienza personale;
  • Essere sociale inserito fin dal momento della nascita all’interno di una società, al di fuori della quale non riuscirebbe né a vivere né a sviluppare la propria individualità.

L’essere umano, quindi, è fatto per entrare in relazione e questa concezione è affine a quella su cui si basa la psicologia sociale, che studia i modi e le forme con cui l’esperienza individuale delle persone e le dinamiche sociali in cui esse sono coinvolte si articolano ed intrecciano reciprocamente. La psicologia sociale riconosce i meriti tanto della psicologia tradizionale quanto della sociologia, ma si schiera contro la separazione tra individuale e collettivo, così come tra psichico e sociale, andando a dimostrare come, in realtà, molti fenomeni della nostra esistenza siano, contemporaneamente, sia psicologici sia sociali: l’individuale e il collettivo sono, perciò, inscindibili.

La psicologia sociale costituisce un’alternativa al pensare in modo unilaterale alla società ed alle persone: essa considera la società come strutturata da dinamiche che trascendono il singolo, ma pur sempre “società di individui”, ovvero prodotta dagli esseri umani. Alla stessa maniera, l’individuo, anche se parzialmente plasmato dalla società in cui vive, preserva una propria identità, in quanto soggetto del suo pensare, agire e sentire.

Capitolo I – Il campo della psicologia sociale

Una definizione della psicologia sociale

La psicologia sociale:

  • Unisce l’analisi dei processi psicologici individuali con quella delle dinamiche sociali in cui sono coinvolte le persone e, in questo modo, studia forme e modi con cui l’esperienza, l’attività mentale e pratica così come i comportamenti si articolano con il contesto sociale. Tutto ciò viene affrontato sia a livello di processi basici (cognitività, emotività, motivazione ed azione) sia ad un livello più ampio, valutando i fenomeni che da essi derivano e che si manifestano nell’interazione sociale effettiva (atteggiamenti, pregiudizi, rappresentazioni sociali, influenza sociale, Sé ed identità);
  • Influisce su diversi settori della vita individuale e pubblica, entrando nel merito, sia in termini di ricerca che di intervento, di diversi ambiti inerenti la scuola, il lavoro, la salute, la giustizia, la politica ecc.;
  • Si è affermata tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, in un contesto caratterizzato da grandi mutamenti sociali. Lo sviluppo industriale, infatti, non solo ha determinato un cambiamento della sfera economica, ma ha anche alterato i modi di vita e di relazione tra le varie classi sociali: accanto alla borghesia, è nata la classe operaia, alla ricerca di emancipazione individuale e sociale; la ricerca di questa emancipazione ha portato alla creazione delle folle ed al loro raduno nelle piazze delle città, non solo per protestare, bensì pure per condividere momenti di festa. È nata, in questo modo, una reale partecipazione collettiva, con la condivisione, anche, dell’esperienza privata e familiare. La psicologia e la sociologia, in tal contesto, tendevano a studiare separatamente il mondo individuale e quello sociale, mentre la psicologia sociale è emersa proprio per occuparsi delle folle e per comprendere i comportamenti collettivi, proponendosi come una “sfida” al sapere ufficiale dei tempi.

Nel nostro tempo: problemi umani, problemi sociali

Due fenomeni sono importanti nel nostro tempo:

  • Globalizzazione inizialmente riguardava solo l’ambito economico, mentre oggi si ripercuote sull’intera vita sociale, coinvolgendo, anche, la dimensione psicologica e portando la consapevolezza dell’esistenza di qualcosa, al di là dei contesti sociali più prossimi, che influenza le nostre vite, determinando vissuti di impotenza ed esponendo al rischio di chiusura nel mondo individuale. Quest’ultimo è, però, popolato di schemi mentali e di valorizzazioni, che vengono acquisiti quasi come prefabbricati dal sociale che, in ogni caso, fa da mediatore;
  • Individualizzazione processo attraverso il quale l’individuo si è affermato come singolo, capace di autogestirsi e di partecipare, anche, alla gestione della società, dotato di diritti civili, politici e sociali da far riconoscere insieme alle sue soggettività, identità e sfera privata.

Da tutto ciò derivano due tipi di problemi:

  • Umani sono quelli che vengono subiti in prima persona dall’individuo, che li deve affrontare sia a livello intrapsichico sia sul piano dei fatti. I problemi umani sono, però, anche sociali, dal momento che 1) si originano come conseguenza di situazioni cruciali della convivenza umana, 2) sono diventati problemi a causa dei modi di relazione sociale e 3) i problemi di uno sono, di solito, problemi di molti;
  • Sociali incidono sulla vita associata e spesso si creano a partire da fattori sociali specifici. Le risorse necessarie per farvi fronte si trovano all’interno del contesto sociale stesso.

Questi problemi possono essere affrontati a partire da un’ottica soggettiva od oggettiva: la prima è importante perché “filtra” la seconda e vi attribuisce o meno il carattere di problema, ovvero di situazione deviante dalla norma che deve essere analizzata e risolta. I problemi di ambo i tipi possono anche essere valutati sulla base di uno solo dei due versanti (individuale o sociale) e su un’unica dimensione (oggettiva e soggettiva), sebbene la prospettiva migliore preveda di integrare i diversi punti di vista, in modo da ottenere una conoscenza più completa e non rischiare di tralasciare informazioni utili: questo è vero, per esempio, nel caso dei fenomeni legati al problema della sicurezza, la quale è intimamente connessa a vicende filogenetiche e storiche della specie.

Natura e cultura, individuo e società

L’ottica naturalista va incontro a notevoli difficoltà nel momento in cui si tratta di cogliere l’articolazione tra la sfera psicologia e quella sociale, poiché ragiona in termini di “sostanza” e non di “relazione”, cercando delle leggi da porre alla base dei rapporti umani, in cui gli individui sono considerati in rapporto alla loro corporeità psicosomatica, o nella società, la quale viene vista in modo pressoché fisico. Partendo dall’individuo, si ritiene lecito cercare nel singolo la spiegazione delle strutture e delle dinamiche sociali; partendo dalla società, si considerano le relazioni umane come guidate da leggi proprie di questo “organismo globale”, che viene così assimilato ad una sorta di sostanza naturale: nel primo caso, la dimensione sociale è posta in essere dopo l’individuo, mentre nel secondo caso essa lo precede e ne è indipendente. La dimensione organicistica, pertanto, finisce per separare e contrapporre mondo individuale e sociale.

La contrapposizione “natura-società” non è nuova e si fonda su una considerazione dell’essere umano “in sé”, chiuso nel suo corpo ed unica vera espressione naturale della specie: tutto ciò è sbagliato, se si parte dal presupposto che la dimensione sociale sia intrinseca alla natura dell’essere umano. L’interazione con l’ambiente, inoltre, è fondamentale per la sopravvivenza, poiché è lì che l’organismo può trovare i mezzi per soddisfare i propri bisogni. Il possesso di competenze socioculturali ha affrancato l’essere umano dagli automatismi nella sua relazione con l’esterno, permettendogli una maggiore libertà e la possibilità di considerare diverse alternative. Le esperienze accumulate si sono e vengono ancora oggi tramandate per merito della cultura, la quale si fonda sulla capacità di simbolismo, ove i simboli sono funzionali a tradurre oggetti ed eventi: si è creato il linguaggio, ovvero l’uso sociale dei segni; cultura, linguaggio e vita sociale sono tra loro fortemente associati.

Il fatto che lo sviluppo umano sia stato permesso dalla vita associata e dalle interazioni con l’ambiente ha spinto alcune correnti di pensiero a reputare l’essere umano stesso un artefatto sociale, in cui i processi psicologici e l’esperienza sociale sono determinati in massima parte dalla società. Questo è, comunque, un riduzionismo esagerato, in quanto non si tengono in considerazione le competenze attive dell’essere umano e si ritorna ad un’ottica sostantivistica, ove la società è un ente che esiste anche al di là degli individui che pur la costituiscono. Il fatto che l’essere umano abbia sviluppato le sue caratteristiche specie-specifiche all’interno dell’ambito sociale non deve svilire il suo mondo psicologico individuale, ma agevolare un riconoscimento dell’importanza del contesto sociale nella sua evoluzione. Gli esseri umani, del resto, sono tra loro diversi fin dalla nascita e la società ha il duplice compito di ugualizzarli (promuovendone la versatilità) ed individualizzarli.

Gli individui in situazione

L’individuo, inteso in quanto persona dotata di valore in quanto tale oltre che di autonomia, di un proprio mondo interiore e di un’identità, si è fatto spazio nella nostra mentalità solo di recente: nel pensiero antico, un individuo aveva valore solo se faceva parte di una comunità e l’essere umano era considerato diverso dagli animali esclusivamente per la ragione e la socialità; fuori dalla polis non si era considerati esseri umani ed Aristotele ha definito l’essere umano un animale sociale. Nel Medioevo, l’essere umano era reputato parte di un tutto, ma l’appartenenza era più simile ad una prigione, dal momento che vincolava la persona in una specifica categoria sociale all’interno dell’ordine feudale. Con l’Umanizzazione si è affermato “l’uomo nuovo”, di cui Machiavelli e Da Vinci hanno esaltato l’individualità rispettivamente sul piano della politica e della creazione artistica e scientifica.

L’attuale Stato di diritto si basa sul diritto della persona individuale, riconosce il lavoro in quanto attività utile per esprimere sia la costruttività che l’aspirazione al benessere e tutela i diritti sociali (libertà di pensare, parlare ed agire e dal bisogno, dalla miseria, dalla malattia, dalla carenza educative ecc.). Tal individuo di diritto è nato, anche, per merito della scoperta del mondo interno, psicologico: il “cogito, ergo sum” cartesiano ha, infatti, attribuito un ruolo fondamentale al soggetto di pensiero. Questa autoriflessività della vita psichica va anche a sostenere il soggetto dell’esperienza che si ritrova nella tradizione empirista (“Senza coscienza non c’è persona”, Locke), oltre che il soggetto conoscente di Kant, il quale fa della realtà il suo oggetto di conoscenza.

Individuo e società, di conseguenza, hanno percorso una stessa strada ed è nell’ambito della vita sociale che l’individuo ha affermato la propria autonomia, non in una quasi irreale indipendenza dagli altri.

Nessuno vive solo

Secondo Lewin, nessuno vive solo e la solitudine stessa non è solo intrapersonale, dal momento che presuppone, per definizione, un contesto di relazioni sociali da cui il singolo può auto-escludersi od essere escluso: fin dal nascita, ogni persona crea delle relazioni sociali, seppur in modo non consapevole. L’essere umano si sviluppa nell’ambiente umano-sociale, non in quello naturale, ovvero all’interno del prodotto della sua stessa cultura. Gli adulti provvedono a socializzare il bambino fin da subito, grazie ad un’implicita attività didattica di cura e di comunicazione, che si sviluppa con l’età; il linguaggio è, infatti, la dimensione sociale umana più evidente. In quanto persone, siamo in grado di riconoscere noi stessi, ma necessitiamo pure di un eteroriconoscimento, dal momento che avere un’identità significa essere identificabili ed identificati rispetto agli altri.

In ogni caso, la persona è coinvolta nel contesto sociale su più piani e questo concetto è stato strutturato in chiave evolutiva da Bronfenbrenner, nella sua “Ecologia dello sviluppo umano”, in cui ha esposto la teoria ecologica dei sistemi. Essa prevede l’esistenza di una serie di sistemi che si comprendono secondo un’organizzazione “a matrioska” e che sono, dal più piccolo al più ampio:

  • Microsistema fa riferimento alle relazioni interpersonali dirette (ad esempio, la famiglia);
  • Mesosistema considera l’individuo nell’ambito dell’interazione tra due microsistemi (per esempio, le relazioni tra la scuola e la famiglia);
  • Esosistema è il contesto a cui il soggetto non partecipa direttamente, ma che influenza ugualmente la sua vita relazionale (per esempio, la classe frequentata dal fratello maggiore);
  • Macrosistema si riferisce al contesto culturale ed alle sue norme, credenze e così via.

Anche Doise ha proposto un’organizzazione su quattro livelli, ma l’ha incentrata sul piano concettuale dell’articolazione psicosociale, distinguendo:

  • Livello intra-individuale se ne occupano tutte quelle ricerche che non analizzano le relazioni tra l’individuo ed il suo ambiente, ma che si focalizzano sui meccanismi che permettono l’organizzazione delle esperienze;
  • Livello interindividuale corrisponde al contesto interpersonale sensu stricto;
  • Contesto visto in base alle differenze di posizioni sociali;
  • Livello ideologico vi agiscono variabili contestuali come le ideologie, le credenze e simili, che concorrono nel determinare i rapporti sociali.

Psicologia individuale e psicologia sociale

La psicologia sociale si differenzia da quella generale, perché è una psicologia ma con caratteristiche che le sono proprie; allo stesso modo, si distacca dalla sociologia, poiché studia i fenomeni sociali senza tuttavia trascurare i processi psicologici e l’esperienza degli individui coinvolti.

Il sapere psicologico non è monolitico, bensì paragonabile ad un arcipelago di correnti, scuole e prospettive psicologiche, a volte anche molto distanti l’una dall’altra. Si basa su studi empirici, osservativi, sperimentali, clinici e di laboratorio, condotti su terreno o con una simulazione, il tutto a partire da nozioni generali, derivanti in parte dalla filosofia (interessata alla conoscenza) ed in parte dalla fisiologia (interessata ai rapporti con l’ambiente ed alle strutture anatomo-funzionali che li mediano): per questo motivo, alla sua nascita, la psicologia ha dovuto elaborare una prospettiva generalista.

Wundt si è occupato di studiare l’individuo in quanto collocato in un ambiente non specificato, avvicinandosi in questo modo a:

  • Filosofia mente isolata dalle pratiche di vita quotidiana posta al centro dello studio;
  • Fisiologia ambiente fisico considerato come luogo di espressione dell’attività mentale.

A partire da queste basi si è sviluppata la psicologia individuale, che studia la percezione, il pensiero, l’apprendimento ed altri processi psicologici senza però far riferimento a fattori sociali. La psicologia sociale ha superato il punto di vista naturalistico-individualistico, il quale considera il soggetto ed il contesto rispettivamente espressioni di un essere umano e di un ambiente che restano fissi ed invariabili: la vita relazionale reale, infatti, non è immobile, bensì caratterizzata dal cambiamento, il quale, come evidenziato da Lewin, è una costante dell’esistenza tanto a livello storico-collettivo quanto a livello individuale, gruppale e comunitario. La psicologia sociale, pertanto, studia degli individui la cui sfera psicologica è connessa con le richieste ed i cambiamenti delle condizioni sociali, che fanno fronte a dei problemi e che necessitano di comprendere il loro ambiente di vita e le altre persone che lo popolano.

Capitolo II – Origini e sviluppi della psicologia sociale

Tra psicologia e sociologia

  • 1908 pubblicazione dei testi di McDougall e Ross, che portano nel titolo la dicitura “psicologia sociale” e che sono le prime opere in inglese inerenti la disciplina;
  • 1898 pubblicazione del testo di Tarde in francese, che indica la psicologia sociale nel titolo e che è la prima opera in assoluto avente a che fare con essa.
  • McDougall considera l’istinto una disposizione innata che sposta l’attenzione su alcuni oggetti in particolare e che determina l’attivazione delle emozioni e la messa in atto di azioni utili per avvicinarsi agli oggetti di interesse. Alcuni istinti sono alla base dei comportamenti sociali: la simpatia, la socievolezza, l’autoaffermazione e la subordinazione.
  • Ross si interessa ai comportamenti collettivi e riprende il pensiero di Tarde sull’imitazione e sulla suggestione. Secondo l’autore francese, alla base di ogni fenomeno psichico e sociale vi è l’imitazione. Per il principio di pura estensione e propagazione, la cosa sociale, esattamente come la cosa vitale, non mira ad organizzarsi, ma a propagarsi.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JennyJenny di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Mosso Cristina.
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