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sulla base delle caratteristiche che possiedono, ha il vantaggio di accorciare il lavoro

cognitivo in quanto rende disponibile informazioni che facilitano la codifica, il

ricordo e le inferenze, ma implica, tuttavia, un alto rischio di errori in quanto

determinate caratteristiche degli oggetti possono essre condivise da esemplari di altre

categorie.

2. bottom up: in tale meccanismo, lo schema viene costruito successivamente a una fase

di analisi dato per dato partendo dalla percezione e, pur essendo dispensivo sul piano

temporale e cognitivo, hanno il vantaggio di una maggior accuratezza.

Questo processo di organizzazione della conoscenza in schemi ( a cui si accede, per il loro

uso, tramite due meccanismi di top down e bottom up) avviene spesso tramite euristiche,

cioè strategie di pensiero semplificate, utilizzate in situazioni che diminuiscono

l’accuratezza dei processi cognitivi, attraverso cui diventa possibile, a partire da dati

conosciuti, inferire altri dati.Tali euristiche, che implicano un alto rischio di giudizi

grossolani, stime di probabilità poco attendibile nonché inferenze errate, si dividono in

diverse tipologie:Della rappresentatività:tale euristica, utilizzata al fine di emetter giudizi

circa la probabilità che un certo evento si verifichi, si basa sulla rilevanza degli attributi di

un esemplare A quale criterio per poterlo definire membro della categoria B. tuttavia,

basandosi esclusivamente sul criterio della rilevanza, trascura altri fattori, tra cui la

probabilità di base.

Della disponibilità: tale euristica, utilizzata quando è necessario giudicare la realtà sociale

in base alla frequenza o probabilità con cui un certo evento si verifica, si basa sulla

disponibilità di eventi, associati alla categoria del giudizio in questione, depositata in

memoria. Tuttavia, esistono fattori in grado di compromettere la corretta stima di frequenza

di un certo evento quali i biases (cioè tendenze sistematiche utilizzate nella ricerca o nel

recupero di informazioni) e l’immaginabilità (cioè la facilità con cui si riesce a immaginare

un particolare evento). L’euristica della disponibilità si configura, quindi, come un processo

responsabile della formazione di stereotipi sociali e dell’attribuzione causale.

Della simulazione: consiste nella costruzione di scenari ipotetici diversi. È una simulazione

mentale di come certi eventi avrebbero potuto svolgersi (pensiero controfattuale)

Ancoraggio e accomodamento: utilizzata nel caso in cui sia necessario emettere giudizi sulla

base di informazioni incerte, consiste nell’ancorare il proprio giudizio a una conoscenza

nota (spesso si tratta dell’esperienza personale) per poi accomodarlo sulla base di altre

informazioni pertinenti.

Uno dei processi fondamentali di spiegazione della realtà sociale consiste nell’attribuzione

causale cioè un bisogno di spiegazione della realtà che si esplicita nella ricerca di nessi

causali tra eventi al fine di prevedere il modo in cui si verificano per poter attuare azioni

congruenti. Come sottolineato da Heider lo strumento più adatto a tale scopo è la

comprensione delle cause del comportamento sociale attraverso un corpus di conoscenza

ingenua (psicologia del senso comune), che si dividono in fattori personali e fattori

situazionali.Riguardo a tale suddivisione dei fattori circa l’origine della causalità sono state

elaborate due teorie che attribuiscono un maggior peso all’uno o all’altro fattore: secondo la

teoria dell’inferenza corrispondente lo scopo del processo di attribuzione causale consiste

nelle inferenze corrispondenti, cioè nella conclusione secondo la quale il comportamento

corrisponde alle disposizioni della persona, corrispondenza garantita tramite il criterio degli

effetti non comuni, della desiderabilità sociale (maggiore è la desiderabilità sociale,

maggiore è la possibilità che il comportamento attuato dipenda realmente da disposizioni

interne), della libera scelta e delle aspettative comportamentali legate ai ruoli.Secondo il

modello della covariazione di Kelley, invece, il comportamento sociale può anche essere

spiegato in termini di fattori situazionali, quali la distintività, la coerenza nel tempo e nelle

modalità, il consenso. Se siamo di fronte a un’alta distintività, alta coerenza e alto consenso,

compiremo un’attribuzione causale del comportamento in questione di tipo

disposizionale.Ciò che accomuna, comunque, le diverse teorie è l’assunto di base secondo il

quale l’essere umano è caratterizzato, nei processi di attribuzione, da tendenze sistematiche,

consistenti in self-serving bias, cioè nella tendenza ad attribuire le cause dei propri successi

a fattori interni e le cause dei propri insuccessi a fattori esterni, nell’errore fondamentale,

cioè nella sovrastima del peso dei fattori personali e nella sottostima del peso dei fattori

situazionali e, infine, nell’effetto attore- osservatore secondo il quale l’uomo tende ad

attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali e le cause del

comportamento altrui a fattori personali.

Cap. 3 - La concretizzazione dell'articolazione psicosociale.

La conoscenza sociale.

• Gli individui hanno consapevolezza del loro ambiente e degli eventi che accadono in

essi (spazio di vita) attraverso la percezione ed altri processi

• Sono influenzati dal loro mondo personale

• Producono (causa) mutamenti nell’ambiente e sono quindi capaci di farlo

• Hanno bisogni e sentimenti

• Hanno rapporti di unione con altri (appartenere) e sono responsabile verso se stessi e

gli altri secondo alcune norme (dovere morale)

Comprendere l’agire dell’altro per avere un’idea più precisa, andare alla ricerca delle cause

di quanto avviene attorno a noi ci serve per organizzare i nostri atteggiamenti,

comportamenti, opinioni e così via.La psicologia sociale sin dai suoi albori ha elaborato un

approccio cognitivo in base al quale la persona viene considerata come un individuo attivo

in grado di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente in modo da orientare il

proprio comportamento Quali sono i processi socio-psicologici sottostanti alla

comprensione dell’ambiente sociale?

Approccio olistico: la persona acquisisce conoscenza della realtà non per semplice

registrazione dei dati attraverso i processi sensoriali, ma percependo immediatamente le

connessioni tra i vari elementi dell’oggetto di conoscenza. Ciò permette l’attribuzione di

senso all’oggetto percepito

Un esempio fondamentale di questo approccio olistico è rappresentato dalla teoria del

campo di Kurt Lewin (1951).

Secondo tale teoria, il campo psicologico di una persona dipende dall’interpretazione

soggettiva che la persona costruisce rispetto al proprio ambiente sociale, considerando la

configurazione dei fattori inerenti la persona stessa e la situazione in cui si trova ad agire

Alla base della psicologia ingenua si collocano delle attribuzioni causali, attraverso le quali

le persone spiegano gli eventi sociali, al fine di controllarli, prevederli e quindi mettere in

atto comportamenti appropriati

• Cause di natura personale (transitorie o permanenti)

• Cause di natura ambientale (transitorie o permanenti)

• La buona o la cattiva sorte, la «fortuna» che trasporta fuori dal controllo umano ciò

che succede

INTENZIONE

L’organizzazione della conoscenza: gli schemi e le categorie sociali

La percezione umana non “riproduce” semplicemente la realtà esterna, ma la “ricostruisce”

attraverso l’utilizzo di schemi

Schemi = strutture cognitive che rappresentano un oggetto di conoscenza, includendo i suoi

attributi e i loro legami. Influenzano la codifica delle informazioni nuove, il ricordo di

informazioni già acquisite e le inferenze relative ai dati mancanti

le persone utilizzano due tipi di processi di conoscenza, a seconda degli scopi che

perseguono:

– Processi di conoscenza top-down (o schema-driven): si basano sull’esistenza

di concetti, conoscenze e teorie presenti in memoria, che permettono di

trattare stimoli nuovi facendo riferimento a informazioni già possedute

Accorciano il lavoro cognitivo, ma possono indurre in errori e distorsioni dovuti

all’influenza di conoscenze già possedute ed abitudini sull’interpretazione delle

informazioni

– Processi bottom-up (o data-driven): si basano sui dati della situazione in atto

raccolti tramite la percezione

Sono più accurati, ma dispendiosi sul piano temporale in quanto si centrano su ogni singolo

elemento di informazione

Implicazioni dei processi cognitivi di tipo schematico:

– Si basano su una iniziale categorizzazione degli stimoli sociali in base ad

alcune caratteristiche possedute. Poiché alcune caratteristiche degli oggetti di

una categoria non sono chiaramente distinguibili da quelle di esemplari di

altre categorie, sono possibili errori di classificazione

– E’ difficile individuare criteri necessari e sufficienti che definiscono

l’appartenenza di un oggetto ad una determinata categoria: alcuni esemplari

sono più rappresentativi di altri degli attributi tipici della categoria (prototipi)

– Le categorie sociali hanno un’organizzazione gerarchica inclusiva dei livelli

più specifici; il livello di categorizzazione utilizzato dipende dalla situazione e

dagli scopi degli individui

Diversi tipi di schemi sociali

Schemi di persona

Contengono le informazioni utilizzate per descrivere le persone in base a tratti di personalità

(simpatico, aggressivo) o altre caratteristiche che le distinguono (studente di psicologia)

Inducono aspettative che influenzano il ricordo di azioni e la comprensione di nuove

informazioni

Schemi di sé

Contengono le informazioni relative a se stessi.

La descrizione di sé è organizzata intorno ad alcuni tratti centrali; le informazioni relative a

questi tratti sono elaborate più velocemente rispetto alle informazioni relative a dimensioni

meno importanti o schematiche

Schemi di ruolo

Organizzano le conoscenze relative ai comportamenti attesi da una persona che occupa una

determinata posizione nella struttura sociale.

Esistono ruoli acquisiti tramite l’impegno (ad es., medico, professore) e ruoli ascritti, come

il genere

sessuale o la razza

Schemi di eventi

Includono conoscenze relative alle sequenze di azioni appropriate in un determinato

contesto, comprese le aspettative sul modo in cui si comporteranno gli altri

Esempio: le persone conoscono il “copione” di comportamento da seguire al ristorante, ed

hanno aspettative precise rispetto al comportamento del cameriere ed alle regole da seguire

Vantaggi e disfunzioni del ragionamento sociale:le euristiche

Euristiche: strategie o “scorciatoie” di pensiero semplificate che permettono alle persone di

giungere rapidamente a giudizi sociali

Il ricorso alle euristiche piu probabile in situazioni in cui le persone devono impegnarsi

nell’elaborazione di giudizi complessi in presenza di fattori che diminuiscono l’accuratezza

dei processi cognitivi (ad esempio, stanchezza o mancanza di tempo)

L’euristica della rappresentatività

E’ utilizzata per stimare la probabilità che si verifichi un determinato evento; in particolare,

per decidere se un certo esemplare appartiene a una determinata categoriaIl criterio

utilizzato per decidere è quello della rilevanza o somiglianza, mentre viene trascurata la

probabilità di base

Esempio: una persona è descritta come mite, timida, ritirata. Qual è la sua professione:

bibliotecario, trapezista, bagnino…?

La risposta più probabile sarà bibliotecario, in quanto le caratteristiche di personalità di

questa persona rappresentano gli attributi di un bibliotecario

L’euristica della disponibilità

E’ utilizzata per valutare la frequenza o probabilità di un determinato evento: si basa sulla

facilità e rapidità con cui vengono in mente esempi che fanno riferimento alla categoria del

giudizio in questione

La stima di frequenza di un evento può essere influenzata da:

– Tendenze sistematiche utilizzate nella ricerca di informazioni

– Particolare “immaginabilità” di un particolare evento

Esempio: le persone valutano come cause di morte più frequenti eventi drammatici o

accidentali come omicidi o atti terroristici rispetto a malattie cardiocircolatorie Riferimento

al sé

Esempio: entrambi i coniugi sovrastimano il proprio contributo personale alle attività

domestiche, in quanto ricordano con più facilità esempi positivi del proprio comportamento

L’euristica della simulazione

Costituisce una variante dell’euristica della disponibilità; è utilizzata per immaginare scenari

ipotetici relativi a come potrebbero evolversi o avrebbero potuto evolversi certi eventi

La simulazione mentale di come certi eventi avrebbero potuto svolgersi nel passato, o

pensiero controfattuale (“se non fosse successo così…”), ha importanti implicazioni per il

giudizio sociale e le reazioni emotive ad eventi drammatici

Studio di Kahneman e Tversk: tendenza a prevedere reazioni emotive più intense delle

persone di fronte ad un accadimento negativo quando è possibile immaginare scenari

alternativi che avrebbero potuto evitarlo

Cap. 5 Le emozioni

L’emozione è un costrutto ipotetico cioè un’entità non direttamente osservabile ma

inferibile dai diversi indicatori emozionali e dalla loro interazione con i ltermine emozione

si indica un processo che comporta cambiamenti piuttosto ampi e interrelati in vari

sottosistemi dell’organismo e che si verifica in risposta ad un evento scatenante, che ha un

significato fondamentale per l’individuo in termini di sopravvivenza biologica o psicologica

l’emozione, pertanto, si configura come un processo dinamico e adattivo di risposta ad una

situazione di crisi Le emozioni discrete basilari o primarie sono:

secondo Campos:

-felicità

-paura

-tristezza

-collera

-interesse

secondo Argyle:

-felicità

-tristezza

-sorpresa

-disgusto/disprezzo

-paura

-interesse

-vergogna

-senso di colpa

La maggior parte degli psicologi sociali fanno riferimento alle tre principali

componenti:sensazione,fisiologia,espressione con il termine di triade delle reazioni

emozionali

Le emozioni sono un aspetto fondamentale dell’esistenza che, da lungo tempo, interessa ed

affascina l’uomo in quanto consente di valutare l’esperienza in termini di “piacere” e di

“dolore”. Il termine “emozione” deriva dal latino. Il termine “emozione” ha origine da

“emotus”, participio passato di “emovere” che, letteralmente, significa “muovere da,

allontanare”. In senso traslato, il verbo significa anche “scuotere, sconvolgere”. La

sensazione di essere mossi da ciò che si prova, e che sembra provenire dal nostro interno, è

una caratteristica fondamentale dell’esperienza emotiva.La funzione delle emozioni è tuttora

un punto molto dibattuto in letteratura. Alcuni autori sottolineano il ruolo comunicativo e

relazionale delle emozioni.Altri sostengono che le emozioni siano qualcosa di dirompente e

irrazionale che interrompe il normale flusso cognitivo come, per esempio, negli stati di

adattiva e sono

paura ed ansia. Secondo altri, invece, le emozioni hanno una funzione

funzionali allo sviluppo e all’azione umana. Da questo punto di vista, un aspetto particolare

riguarda il valore delle emozioni in termini evoluzionistici. Per Scherer, la flessibilità

comportamentale e adattiva dell’organismo dipende largamente dalle emozioni. Esse,

infatti, si sono sostituite a comportamenti innati e rigidi quali i riflessi. In questo modo,

hanno contribuito ad ampliare le possibilità di risposta comportamentale di fronte agli

stimoli ambientali. Sulla base delle concezioni attuali possiamo sostenere che le emozioni

sono caratterizzate da diversi livelli:

1) Livello espressivo: le emozioni, infatti, implicano cambiamenti nell’espressione facciale,

nella postura e nel comportamento.

Mentre le espressioni facciali si ritengono innate e universali, si pensa che i gesti che

manifestano particolari emozioni siano, invece, determinati dalla cultura di appartenenza.

Occorre sottolineare che non sempre un cambiamento dello stato emotivo accompagnato da

un cambiamento espressivo, a seconda della situazione in cui ci troviamo tendiamo a

dissimulare i nostri sentimenti.

2) Livello fisiologico o dell’attivazione: l’emozione implica cambiamenti relativi ai

processi biochimici, per es. l’aumento del battito cardiaco che ci preparano all’azione.

3) Livello dei sentimenti: dato dalla consapevolezza dei nostri sentimenti.

4) Livello cognitivo: dato dal significato delle emozioni e dalla valutazione del contesto

esterno e interno nel quale proviamo emozioni.

L’interesse della psicologia verso le emozioni risale a pionieri come Wundt, James e Freud.

Gli studi si sono sviluppati secondo varie prospettive.

Analizzando la letteratura sulle emozioni dalla nascita della psicologia ad oggi, possiamo

individuare quattro impostazioni teoriche che si sono contese le scene: 1) le teorie istintuali,

2) le teorie degli effetti periferici, 3) le teorie degli effetti centrali e 4) le teorie

dell’attivazione.

Le teorie istintuali, possono essere riferite in termini generali ad una di matrice

filodarwiniana fondata sull’universalità delle emozioni e sul loro valore filogenetico e

adattivo, che si basa sulla capacità comunicativa dell’espressione emozionale e sulla

possibilità di qualificare e quantificare i comportamenti espressivi; Tra le teorie istintuali

possiamo collocare la psicoanalisi.In senso stretto, Freud non si è occupato di emozioni, ma

ha studiato le basi emotive del comportamento, attribuendo ai processi affettivi un ruolo

centrale nella vita umana. Dai suoi scritti (, emerge che le emozioni sono legate agli istinti.

Gli istinti si collocano alla base della motivazione e implicano tensioni associate ai bisogni

organici. Le emozioni positive possono essere ricondotte agli istinti di vita, mentre le

emozioni negative sono legate agli istinti di morte. I primi rispondono alle esigenze di

sopravvivenza dell’individuo e a quelle di propagazione della specie. I secondi sono

associati alle tendenze verso la morte e la distruzione. L’esponente di maggior rilievo della

teoria degli effetti periferici è James. Egli sostiene che la percezione di eventi esterni

determina delle modificazioni corporee periferiche, che vengono poi elaborate

retroattivamente a livello cognitivo, ed etichettate come emozione o sentimento emozionale.

La relazione stimolo-sentimento emotivo può essere riassunta nella sequenza: stimolo,

risposta fisiologica, retroazione, sentimento. È la prima e più nota tra le teorie fisiologiche:

le emozioni sono costituite dalla percezione delle reazioni viscerali e neurovegetatitve del

nostro organismo a stimoli ambientali di tipo emotivo. Per James quando nell’ambiente si

verifica un avvenimento emotivamente rilevante questo provoca in modo diretto

un’attivazione fisiologica a livello periferico, la cui percezione da parte dell’individuo da

luogo all’esperienza emotiva (i cambiamenti corporei avvengono per primi)In altri termini,

la concezione assume che le emozioni sono accompagnate dalla percezione di reazioni

fisiche come tremore, sudorazione, aumento del battito cardiaco e così via. Il sentimento

emotivo non è determinato dallo stimolo ma da queste reazioni. Per esempio: in una

situazione di pericolo, tremiamo ed abbiamo paura. Stando alla teoria, il timore (emozione

conscia ) non è originato dal pericolo (stimolo), ma dal fatto che tremiamo (risposta

fisiologica).La posizione di James, pur facendo riferimento ad aspetti biologici per spiegare

le emozioni, è più riduttiva rispetto alle interpretazioni istintuali. Queste, infatti, assegnano

alle emozioni un ruolo fondamentale nell’organizzazione psichica e comportamentale

umana. Mentre, secondo James, l’emozione si identifica quasi con le sensazioni corporee ad

essa legate. L’autore afferma, infatti, che se noi immaginiamo una qualche forte emozione e

proviamo ad astrarre dalla nostra coscienza di essa tutte le sensazioni derivanti dalle

specifiche modificazioni corporee ad essa legate, non resterà niente. La teoria del feedback

facciale è stata proposta da Ekman e sottolinea il ruolo dei muscoli facciali sulla percezione

delle emozioni. Alla base di tale concezione vi è l’idea che le emozioni abbiano un carattere

innato, pertanto una specifica configurazione facciale è associata o determina una specifica

emozione. Vi sono almeno tre prove empiriche a favore di tale concezione teorica:

L’universalità delle espressioni facciali, così come evidenziata dalla capacità degli adulti di

associare espressioni facciali di soggetti appartenenti a culture diverse a emozioni

specifiche.La presenza fin dalla nascita di espressioni emotive differenti es. rabbia, disgusto

in risposta a specifici stimoli fisici.La capacità di differenziare ed elaborare una identica

percentuale di espressioni facciali da parte di bambini ciechi e non. La teoria del feedback

facciale è piuttosto forte nella sua espressione e sostiene che il feedback proveniente dai

muscoli facciali influisce sull’emozione che il soggetto prova, ciò significa che il feedback

sensoriale che deriva dalle espressioni facciali contribuisce all’emozione che noi proviamo

in un dato momento.Sono quelle concezioni che ritengono che la cognizione abbia un ruolo

essenziale nella generazione delle emozioni.Le interpretazioni cognitive delle emozioni

sono numerose ed occupano un posto centrale nelle ricerche contemporanee. Secondo le

impostazioni teoriche cognitiviste, l’affettività deriva dal modo in cui il soggetto struttura ed

interpreta gli eventi del mondo circostante, cioè, dipende dalle sue cognizioni. Le emozioni,

infatti, possono essere definite come degli stati di personalità che danno senso e colore alle

esperienze individuali. Tali stati possono essere vissuti, con diversi livelli di intensità, come

positivi o negativi.L’affettività e il comportamento sarebbero largamente determinati dal

modo in cui il soggetto struttura il mondo e cioè dalle sue cognizioni.Le emozioni sono

caratterizzate da specifiche idee e cognizioni, hanno dei particolari correlati fisiologici, e

influenzano il comportamento determinando un effetto retroattivo su quell’ambiente che in

origine le aveva scatenate.Vi sono dei fatti che hanno degli effetti emozionali sulla maggior

parte delle persone. Come, ad esempio, una catastrofe naturale, in quanto è una minaccia per

l’esistenza stessa. Altri eventi, invece, hanno una valenza soggettiva che dipende dalle

esperienze passate del soggetto, dalle sue motivazioni, dai suoi interessi ecc.Secondo questa

posizione, il fatto in sé non ha valenza emozionale. Il valore emotivo, infatti, nasce dal

modo in cui la persona lo interpreta. È per questo che l’individuo può provare emozioni

anche per fatti non reali, che lui si immagina o che si aspetta che accadano. Le emozioni non

sono semplici risposte agli stimoli situazionali, ma rispecchiano le implicazioni personali di

un individuo, le sue conoscenze e la sua passata esperienza.

Cap. 6-7

Cap. 8 - SE’ E IDENTITA’

Il primo contributo che si trova, nello studio del sé è l’accurata riflessione e analisi del

filosofo pragmatista James il quale afferma che, in tale studio, è necessario distinguere nel

sé le due componenti dell’Io, inteso come parte consapevole che interpreta e organizza il

contatto con la realtà attraverso le tre modalità della continuità, della distinzione

(sentimento di individualità) e della volizione, e del Me inteso come aspetto oggettivo ed

empirico del Sé, composto da caratteristiche materiali, sociali e spirituali, organizzate tra

loro in maniera gerarchica.

Proprio riguardo al Me, James individua un Me sociale il quale si sviluppa in riferimento a

un gruppo significativo e importante sottolineando così il ruolo fondamentale, giocato dal

sociale, nel processo di creazione del sé, che verrà ripreso da Cooley con il concetto di sé

rispecchiato, cioè di un sè che, per essere tale, ha bisogno di una riflessione, di un rinvio e di

un riconoscimento come oggetto di conoscenza da parte di altri.Mead, filosofo pragmatista e

sociologo, porta a compimento lo sforzo di integrare la dimensione sociale e la dimensione

individuale nella creazione dell’Io, sostenendo che il sé e la mente non sono presenti alla

nascita, in quanto frutto del processo di socializzazione e, in particolare, frutto della capacità

di produrre e rispondere a simboli attraverso l’uso del linguaggio e della capacità di

assumere gli atteggiamenti degli altri, grazie alla conquista di una teoria della mente.

Riguardo alla prima capacità Mead afferma che il linguaggio è un prerequisito fondamentale

per lo sviluppo del sé, in quanto rappresenta lo strumento che consente di rinviare, in

maniera condivisa e convenzionale, a oggetto non presenti nel qui e ora, tra cui il Sé inteso

come oggetto di percezione, di simbolizzazione e di valutazione, cioè oggetto di

conoscenza. Fondamento di tale capacità linguistica consiste nella conversazione a gesti,

cioè in quella prima forma di comunicazione in cui gli individui compiono azioni reciproche

costituite da gesti che danno la possibilità di convergere su un unico significato condiviso,

che viene poi interiorizzato come forma circolare tra sé e l’altro attraverso un’azione

reciproca-

La seconda capacità che rende possibile la nascita del sé consiste nella conquista di una

teoria della mente, cioè nella capacità di attribuire stati mentali agli altri, quali desideri,

intenzioni, pensieri e credenze permettendo così la decodifica e la previsione del

comportamento altrui, grazie alla formulazione di ipotesi sulle cause mentali che guidano il

comportamento. Mead afferma che tale conquista avviene attraverso due stadi, il primo

stadio rappresentato dal gioco semplice in cui il bambino comincia a immaginarsi calato in

un certo ruolo, producendo così dei sé in successione che sono sé ancora parziali, e il

secondo stadio rappresentato dal gioco organizzato nel quale il bambino assume

contemporaneamente i ruoli di tutti gli altri implicati nell’attività in comune, attraverso la

previsione delle aspettative su sé stessi e sugli altri, costituendo così l’Altro Generalizzato,

ossia il gruppo sociale organizzato che, in quanto percepito dal soggetto, gli permette di

costruire l’unità del proprio sé attraverso il rinvio di norme e aspettative.Da queste due

capacità derivano i concetti di Io (soggetto) e Me (oggetto formato, quindi, dagli

atteggiamenti degli altri e punto di confluenza di aspettative sociali), stretti in un rapporto di

reciprocità (in base al quale nell’agire ci si percepisce come oggetto di conoscenza da parte

degli altri e tale percezione influenza, a sua volta, l’agire) che, nel momento in cui diventa

consapevole crea un Sé e quindi una mente. Quest’ultima è, dunque, una costruzione sociale

frutto di tale interiorizzazione formata dall’Io e il Me che convergono nel Sé.

Possiamo quindi dire che, in tale prospettiva, il Sé come percezione unitaria deriva

dall’interazione, resa consapevole dal sistema simbolico e linguistico, tra l’Io, inteso come

sé conoscente, e il Me inteso come oggetto di conoscenza da parte di altri, in cui il ruolo

fondamentale è quindi giocato dalla dimensione sociale, cioè da quell’insieme di parametri,

di valutazione di sguardi da parte del sociale circa il gruppo.La prospettiva gestaltista,

invece, si fonda sui due contributi di Asch e Lewin. Asch sostiene l’esistenza di un Io reale

o Io transfenomenico (cioè l’Io nella sua completezza oggettiva), che costituisce il nucleo

principale, e un sé che consiste in un Io fenomenico, cioè la coscienza di sé come appare

fenomenicamente e che è, quindi soggetto e, al tempo stesso, oggetto dell’esperienza. Sulla

stessa scia di Mead, Asch sostiene che il sé si forma grazie all’azione sociale, cioè al

rapporto col mondo fisico e gli altri, attraverso la quale il bambino percepisce di avere

un’esistenza per gli altri, di essere oggetto di conoscenza altrui.Lewin elabora la concezione

gestaltista dell’Io come entità complessa composta da un insieme di sottosistemi

interdipendenti, ma autonomi, in virtù dei quali lo stato di tensione psichica, connesso alla

motivazione per il raggiungimento di un determinato scopo, non riguarda l’Io nella sua

totalità, ma solo una parte di esso. Un effetto legato a tale dinamica della personalità

consiste nell’effetto Zeigarnick secondo il quale il ricordo di attività non completate è

migliore di quello di attività completate, in quanto gli stati di tensione, che rimangono per i

compiti interrotti nei sottosistemi mentali dell’Io ad essi corrispondenti, permettono un

migliore ricordo.Una sintesi efficace sui progressi compiuti dagli studi sulla conoscenza di

Sé è stata messa a punto da Neisser che, pur essendo di impostazione cognitivista, cerca di

comprendere anche la prospettiva gestaltista e distingue cinque tipi di conoscenza di sé: il

primo è il sé ecologico (si sviluppa intorno ai 3 mesi) che consiste nel sé percepito in

rapporto all’ambiente fisico e ha, quindi, origine dalla percezione che ogni individuo ha

delle parti che può vedere del proprio corpo posto tra gli altri oggetto dello spazio

percettivo, percezione data dalla visione, dal movimento, nonché dalla percezione di ciò che

attraverso il corpo si muove, come ad esempio i vestiti che corrispondono a prolungamenti

del sé. Tale sé ecologico, tuttavia, pur essendo direttamente percepito, non è

necessariamente un oggetto del pensiero in quanto non dà luogo a una vera e propria

consapevolezza di sé. Successivo al sé ecologico troviamo il sé interpersonale, cioè il sé

coinvolto in un’interazione immediata e non riflessa con un’altra persona e definito, quindi,

da una relazione di intersoggettività nella quale la natura, il ritmo e la direzione degli

scambi di un soggetto sono interattivi con le risposte dell’altro, e dalla quale il bambino

acquista consapevolezza non attraverso un’operazione cognitiva (non possiede ancora una

teoria della mente) quanto piuttosto dalla percezione diretta di tale relazione. In particolare,

si tratta della relazione madre/bambino in cui entrambi si rispondono reciprocamente, sia

nell’azione che nei sentimenti, in modo immediato e coerente, producendo così una struttura

condivisa. Bisogna, inoltre, precisare che esiste un’interdipendenza tra sé ecologico e sé

interpersonale.La terza forma di sé che Neisser individua è il sé esteso, cioè la

consapevolezza della continuità del tempo di se stessi che deriva da un ricordo del passato e

da un’anticipazione del futuro. Ha origine, in particolare, dalle routine familiari che, nel

momento in cui il bambino le esperimenta e le ricorda, divengono rituali che producono un

senso di appartenenza e identità. Possiamo quindi dire che il sé esteso è la definizione di se

stessi sulla base di una serie di esperienze ricordate.Successivamente, intorno ai quattro anni

e mezzo e con la conquista di una teoria della mente, il bambino acquista un sé privato,

integrante il sé esteso, che consiste nella consapevolezza di possedere un nucleo distinto,

con esperienze non condivisibili, a cui gli altri non hanno accesso.

Infine, si ha un sé concettuale, consistente nell’integrazione funzionale di tutte le altri fasi, il

quale si definisce in rapporto a una teoria basta su una narrazione di sé, frutto di un rimando

da parte del sociale. Tale riscontro sociale è un fattore chiave del sentimento di identità. Il sé

concettuale rappresenta, quindi, un sé unitario, consapevole delle informazioni circa se

stesso che rende possibile l’articolazione tra mondo interno dell’individuo e mondo

esterno.Un importante contributo allo studio del sé deriva dalla prospettiva della social

cognition, secondo la quale il sé costituisce una struttura cognitiva che organizza in

memoria tutte le informazioni che compongono la rappresentazione mentale circa se stessi.

Il sé è formato da un insieme di schemi di sé, costruiti nel momento in cui l’individuo


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
Docente: Fabio Rosa
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher KrazyGin di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Fabio Rosa.

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