Psicologia sociale – II parte
Gli atteggiamenti
Una rappresentazione cognitiva che riassume la valutazione, da parte di un individuo, di un oggetto d’atteggiamento, sia esso una persona, un gruppo, un oggetto, un’azione o un’idea. Elemento di tipo valutativo di massimo interesse che ci interessa in due parametri:
- Direzione
- Intensità: positiva o negativa.
Una valutazione emessa nei confronti di un oggetto, all’interno possiamo individuare tre sotto-componenti:
- Emotivo: da un lato risposte in larga parte spontanee non controllate dell’organismo nel momento in cui ci esponiamo ad un oggetto piacevole o meno. Risposte verbali che convogliano e riproducono le emozioni esperite da un individuo, approccio fenomenico delle sue esperienze in relazione alla visione o interazione con un oggetto di atteggiamento, sistema nervoso simpatico.
- Cognitivo: aspetti semantici collegati alla valutazione: ricostruzione delle credenze e del perché l’oggetto susciti un certo tipo di risposta. Pensieri e espressioni d’opinioni.
- Comportamentale: azioni ed intenzioni dichiarate. Guida dei successivi comportamenti. Si può analizzare tramite analisi diretta dei comportamenti che un individuo esegue, oppure tramite richiesta di intenzioni comportamentali, a livello verbale, cognitivamente mediate e potenzialmente distorte.
Come si formano gli atteggiamenti?
- Il condizionamento classico: uno stimolo neutro diventa capace di evocare una risposta positiva o negativa per essere stato associato a qualcosa che suscita una reazione positiva o negativa. Si deve avere contiguità spaziale temporale: presentazione subliminale di oggetti piacevoli o spiacevoli della visione di un oggetto inizialmente neutro. Meccanismi di tipo associativi estremamente pervasivi, non necessitano di processi consapevoli per operare. (Staats & Crawfors 1962).
- Minacce vere e presunte: processi di natura associativa: due uccelli, uno dei quali vede un oggetto neutro, l’altro invece vede un predatore, ha quindi un fenomeno di paura. Il primo vedrà un membro della sua specie impaurito e un oggetto neutro, rapidamente avrà un atteggiamento negativo nei confronti dell’oggetto, una bottiglia in questo caso (non ci andrà vicino). Embrionali atteggiamenti sulla base di processi di tipo associativo. Eberhard Curio: il meccanismo dell’esperimento condotto da due merli si vedono, ma ciascuno vede un soggetto diverso dall’altro.
- Il condizionamento operante: se un atteggiamento ottiene una ricompensa, ciò aumenta la probabilità che venga ripetuto. Gli atteggiamenti formulati a partire da esperienze personali dirette sono più chiari, stabili e fortemente radicati (sono caratterizzati da maggiore accessibilità). Forme di condizionamento le possiamo esperire in maniera diretta o acquisire i resoconti altrui in relazione ad associazioni di altri (esperienza mediata). La forza degli atteggiamenti risulta diversa a seconda che si tratti di un’esperienza diretta o mediata, ovviamente più rilevante la prima, in relazione alla probabilità che gli atteggiamenti siano poi predittivi del comportamento individuale. Gli atteggiamenti costruiti a partire da un’esperienza diretta sono più accessibili.
- Influenza dei gruppi e persone significative: funzione duplice: 1. Regolazione delle relazioni con l’oggetto di atteggiamento. Valutazione sottostante che segnala se un comportamento di approccio o di evitamento sia più appropriato. Serve per regolare le interazioni. 2. Regolare le interazioni con altre persone attorno a me. Possedere un determinato atteggiamento o un altro è funzionale è importante per la regolazione all’interno di un gruppo. La similarità è un fenomeno fondamentale. È il consenso sociale che dà vita ai vari atteggiamenti. Certi atteggiamenti vengono adottati per sentirsi parte di una comunità, o per piacere a persone significative (Allport). Es. gruppo i cui membri hanno atteggiamento simile nei confronti di un oggetto, poi entrano due nuovi membri, uno con atteggiamento fortemente in linea, l’altro discrepante. Analizzando la rete di scambio di comunicazioni sia verbali che di rete attentiva (direzione dello sguardo): pattern tipico tale per cui inizialmente ho una massima attenzione per l’individuo “discrepante”, dopodiché rapido declino sia di attenzioni rivolte che visiva: all’inizio si cerca di integrarlo, ma se il tentativo iniziale non produce frutti, rapidamente l’individuo viene escluso.
- La semplice esposizione: Meccanismi in cui la semplice esposizione incide sulla valutazione dell’oggetto in maniera da creare una correlazione tra frequenza di esposizione e positività dell’azione. Anche in assenza di alcun tipo di rinforzo c’è influenza di positività di valutazione. Zajonc (1980) "Feeling and thinking: preferences need no inferences": Presente foto di volti, nella prima fase si guardano le foto: alcune mai mostrate, altre di più, fino a dieci presentazioni. In fase test vengono ripresentati gli stessi volti, e si trova una relazione pseudo lineare tra numero di esposizioni e piacevolezza riferita. Effetti riproducibili con estrema facilità e resistenti nel tempo. Dopo un certo numero di esposizioni, ad esempio 10, l’ulteriore aumento di esposizione porta solo a minimi aumenti nei giudizi di piacevolezza, si arriva ad una sorta di asintoto. Talvolta leggeri decrementi dovuti a noia, ma l’effetto di semplice esposizione rimane robusto. Si possono prevenire i decrementi se le presentazioni vengono distanziate nel tempo: applicazioni in ambito pubblicitario, forte sostegno iniziale al prodotto e poi spot più diradati (ripetere troppe volte la stessa parola ne fa perdere la sezione semantica). Fenomeni di vita quotidiana parzialmente spiegati da questi fenomeni: la bellezza delle donne è un fatto di punti di vista. Vedere la propria immagine riflessa in fotografia la si trova brutta, perché non abbiamo esperienza di quella visione speculare. Se la si ruota in maniera tale da riprodurre l’esperienza dello specchio, ci si piace di più, e si piace di meno agli altri.
Ci sono due ipotesi per questi eventi:
- Fluidità di processo: uno stimolo già elaborato più volte in passato, rielaborarlo mi è più semplice, e questa esperienza soggettiva mi dà una sorta di feedback positivo perché costa poco cognitivamente, e questo può diventare associato cambiandone la valenza.
- Funzionale: ogni volta che ho uno stimolo nuovo non si sa se sia positivo e negativo, e da un punto di vista evolutivo risulta più funzionale prestare maggiore attenzione alle cose negative piuttosto che positive. Se lo stimolo parte neutro, un meta apprendimento che l’oggetto sia innocuo, e quindi disinnesco la possibilità che la componente negativa sia così prevalente. Il modo migliore per marcare questo fatto che ci si possa convivere, è caratterizzarli con un’attivazione di atteggiamento positivo. Un oggetto neutro va rielaborato ogni volta, quello positivo no. Se una situazione negativa continua ad essere presente, è disfunzionale avere sempre un’attivazione fisiologica estrema (es. mostrare ripetuti video di stupri). P300: quando rileviamo un evento nuovo dell’ambiente, abbiamo un picco di questa onda elettrica. Se si hanno ragazzini che utilizzano videogiochi violenti in maniera intensiva, e si presenta loro immagini neutre e poi una violenta, non si ha un’accentuazione della P300 così accentuata. Per loro la scena non è così diversa dal contesto delle scene neutre che gli stanno attorno. Dimostrazione sul campo degli effetti della semplice esposizione (Moreland, 1992): chi viene a lezione piace di più. Ragazze che vengono a lezione, chiedere ad alcune complici di venire a lezioni un numero differenziale di donne, da 0 a 15. Aula ad anfiteatro, si collocano in un punto facilmente osservabile dal gruppo classe. Non parlavano con alcuno, dovevano chiudere l’interazione in maniera rapida (no integrazione). Alla fine del corso, valutazioni rispetto alla piacevolezza di queste ragazze. Si osserva una relazione pseudo lineare di crescente positività del giudizio rispetto a tutte le dimensioni: attrazione, diventare amici, star assieme piacevolmente, lavorare assieme, similarità. Giudizi positivi anche senza nessuna correlazione pratica.
- Kunst-Wilson & Zajonc (1980): importante una percezione consapevole degli stimoli affinché si abbiano gli effetti della semplice esposizione? No! Presentare in maniera molto rapida uno stimolo, 1 mms, di un poligono, che non può dar luogo ad una percezione consapevole. Subito dopo presentata una coppia di poligoni, uno dei due presentato subliminalmente, l’altro è nuovo. Fatte due domande: Quali ti era stato presentato? Quale preferisci? Per la prima si rileva se lo stimolo subliminale è stato riconosciuto. Da un punto di vista di riconoscimento, la % non è diversa da quella che dovremmo avere dettata dalle leggi del caso (50-50). Il secondo ordine di domande mostra una marcata polarizzazione dei giudizi di preferenza rispetto allo stimolo presentato in precedenza. Questo indica come non sia strettamente necessaria un’esperienza consapevole per l’incidenza della valenza di giudizi.
La misura degli atteggiamenti
Misurare gli atteggiamenti significa sapere come si distribuiscano nella popolazione le opinioni favorevoli o contrarie verso gli oggetti. L’atteggiamento, come altri costrutti psicologici, non può essere osservato direttamente ma deve essere inferito da un comportamento manifesto, verbale o no. Bisogna allora individuare gli indicatori che hanno un rapporto significativo con il costrutto.
Situazione di interesse per un costrutto non direttamente osservabile, ci sono necessarie operazioni di costruzione. La scelta che si opera per individuare l’operalizzazione è un qualcosa che marca i risultati ottenuti.
Tipi di indicatori
- Autodescrizioni: self report: libere produzioni verbali o risposte a strumenti connotati da possibilità di controllo. Credenze, sentimenti e comportamenti (espressioni di accordo/disaccordo con item standard). Assunzione: esiste una relazione diretta fra atteggiamenti e sua espressione verbale.
- Comportamenti: gamma potenziale infinita, come firmare una petizione, dare un contributo in denaro, comportamenti non verbali, movimenti della testa, posizione del corpo, distanza fisica. Assunzione: esiste una relazione diretta fra gli atteggiamenti soggiacenti e comportamento manifesto. Significa immaginare che gli atteggiamenti siano la guida primaria del comportamento. Non necessariamente questo è sempre vero: il comportamento soggiace su condotte interne, guidati da comportamenti sottostanti.
- Reazioni fisiologiche: all’oggetto di atteggiamenti o ad una rappresentazione. Assunzione: l’ampiezza di una reazione fisiologica è direttamente connessa all’intensità del sentimento suscitato da uno stimolo.
- Misure cognitive: si verifica quali concetti e valutazioni spontaneamente recuperati in memoria dopo che si è incontrato un oggetto di atteggiamento. Prestazione di memoria, tempi di reazione.
Raccolta di indicatori dirette e indirette
La procedura per la raccolta di indicatori possono essere:
Dirette
Hanno una forte possibilità teorica di controllo. Prevalentemente autodescrizioni. Consistono nel chiedere al soggetto una descrizione del proprio atteggiamento, sentimenti, valutazioni, credenze, intenzioni e comportamenti. Limiti: controllo consapevole delle risposte. C’è il problema della desiderabilità sociale. E non si sa fino a che punto le persone hanno una piena capacità introspettiva. Molteplicità di situazioni in cui quello che si può fare è fornire risposte verbali sincere, ma non necessariamente coerenti in modificazione struttura cognitiva effettivamente presente. Per esempio, l’effetto Stroop: situazione di depressione, particolarmente attratto da termini di tipo negativo e cambiare tempi di risposta; si ha una misura indiretta, l’area della negatività è rilevante per l’individuo, e lui può anche negare di essere depresso. Si può avere una autoconsapevolezze e un’autorappresentazione positiva, che può non coincidere con il tipo di costruzione in memoria relativo a me stesso. I comportamenti autolesivi (es. alcool e esame), sono compiuti da chi ha una percezione di sé molto positiva, ma che in procedure di tipo indiretto segnalano un collegamento automatico con se stessi e caratteristiche negative.
Indirette
Aggirare l’aspetto di consapevolezza e rilevare gli atteggiamenti rendendo minima la possibilità di controllo da parte dell’individuo. Può essere raggiungere in due possibilità: 1. Costruire degli strumenti di misura in cui il rispondente non riesce a capire del fatto che il suo atteggiamento sia oggetto di rilevazione. 2. Prevedere degli strumenti tali per cui anche se il partecipante si rende conto della misurazione del suo atteggiamento, non ha però la possibilità di modificare le sue risposte. Ad esempio, se come indicatore abbiamo la dilatazione pupillare, non si può intervenire per modificare questa. Tra le misure di tipo indiretto abbiamo quello psicofisiologiche, che spesso soddisfano entrambi i parametri; comportamentali, che soddisfano il primo parametro, e con maggiore possibilità il secondo; cognitive, sono utili su entrambi i versanti, per esempio quando si utilizzano misure basate sui tempi di risposta: anche se sa che l’atteggiamento è oggetto di misurazione sono difficilmente calibrabili le risposte, tranne in casi estremi (mi rallento apposta).
Misure fisiologiche
- Rilevazione del riflesso galvanico: della pelle. Corrente condotta della pelle, funzione del livello di sudorazione dell’individuo. Effettivamente è collegato alla presenza di atteggiamenti forti per l’individuo. Es. variazioni in soggetti con pregiudizi a cui vengono mostrate foto di neri. Ma poco efficace in relazione alla presenza biunivoca di un atteggiamento. Per esempio, ogni volta che abbiamo uno stimolo nuovo che attiva l’organismo. Misura della reazione, ma non della direzione.
- Dilatazione pupillare: di fronte a stimoli che suscitano interesse. I limiti: è più un indicatore dell’attenzione che della reazione emotiva. Uno stimolo associato ad una forte intensità di un atteggiamento, vuol dire che esso è rilevante per la persona. Ma allo stesso modo stimoli che suscitano interesse possono produrre una dilatazione.
- Elettromiogramma facciale: EMG, misura l’attività elettrica in muscoli facciali in relazione alla presenza di atteggiamenti di tipo positivo o negativo. Ogni qual volta abbiamo uno stimolo fortemente positivo contrazioni muscoli zigomatici che vengono colte. Mentre se è negativo ci sono contrazioni dei corrugatori. Si possono inferire valenze di atteggiamenti sottostanti, si sa la direzione, ma sono assai poco accurate sulla intensità di essa. Es. exposure aumenta attività dei muscoli zigomatici legati al sorridere.
Misure comportamentali
Limiti della difficoltà a integrare il fatto che i comportamenti sono fortemente influenzati da elementi situazionali. La gamma è amplissima (vedi sopra). Una lettera smarrita: molto utilizzata è quella della lasciare buste abbandonate per strada con l’indirizzo del destinatario, viene manipolato il nome o il luogo del destinatario (nome chiaramente ebraico o no, immigrato africano o no etc..). Utilità di queste misure sono informative rispetto al livello medio di pregiudizio in quella popolazione, ma non dicono molto sull’atteggiamento del singolo individuo. I limiti: il comportamento può essere soggetto a pressioni di gruppo e situazionali: ambiguità nell’interpretazione. Le procedure indirette sono lunghe e complesse, non possono essere usate in ricerche su campioni rappresentative di ampie popolazioni.
Tecniche dirette
- Thurstone: le scala ad intervalli soggettivamente uguali di: obsoleta.
- Le scala di Likert: presentare affermazioni e chiedere alle persone di riportare accordo o disaccordo con il suo contenuto. Date serie di possibilità di risposta che è preferibile siano dispari, per avere un punto centrale che indichi neutralità o equidistanza dai due poli estremi, e il soggetto indica la collocazione. (frasi, sei d’accordo da 1 a 5). Si attribuiscono punteggi con un’operazione di ricodifica: la formulazione di un item, laddove ci siano sì favorevoli che sfavorevoli, bisogna modullarli in modo che i punteggi siano coerenti tra loro. È importante avere item sia favorevoli che non, per due motivi: individuazione dei corrispondenti disattenti (se qualcuno risponde in maniera svogliata, ha contraddizioni interne nelle sue risposte, e questo segnala che l’individuo non sta leggendo le frasi; il secondo motivo è l’utilizzo di scale di risposte in maniera diversa: maggiore propensione ad utilizzare tutta la gamma di risposta, estreme o statiche/moderate, la tendenza si trova quando le misure estreme sono sia positive che negative. Poi si calcola la media dei punteggi, o sommarli. La media è preferibile soprattutto nei casi in cui alcuni rispondenti hanno saltato alcune item, valore medio per ogni partecipante. Questo permette di graduare la complessità dell’atteggiamento e localizzarli su un continuum monodimensionale favore-sfavore. Per definire un item forse non coerente, correlo le risposte date per ogni item.
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