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Testo: Psicologia Sociale Cognitiva Ps. Sociale

il sistema cognitivo funziona in modo tale da recuperare in modo automatico e senza sforzo, tutte le

conoscenze e gli attributi depositati in memoria sulla categoria applicata. I concetti (nodi) attivati, attivano

attraverso i canali (link) gli altri nodi semanticamente collegati, privilegiando quelli con più forte legame

associativo. Si può verificare con uno stimolo prime che attivando un concetto, rende più o meno facile

l’elaborazione di un secondo concetto target, a seconda della forza del collegamento semantico tra i due

concetti <<= studio di Wittenbrink, 1997, sui tratti stereotipici attivati dopo la definizione della categoria nero

o bianco con stimoli prime che comparivano per tempi molto brevi (impossibili da leggere), ciò nonostante si

elaboravano meglio parole negative stereotipicamente associate ai neri, positive associate ai bianchi =>>

Conseguenze dell’attivazione degli schemi:

dopo l’attivazione di uno schema (o stereotipo), aumenta la probabilità che questo venga utilizzato.

(Devine, 1989), assumendo che tutte le persone di un certo ambiente abbiano uguale conoscenza dei tratti

stereotipici associati ad un certo gruppo sociale, dimostra che ogni qual volta una certa categoria venga

attivata (ad es. la categoria “bianchi” o “neri”) , e con essa le relative conoscenze associate, ci sia una

tendenza spontanea ad usare queste conoscenze ad es per interpretare le situazioni ambigue.

Solo con un consapevole controllo è possibile sfuggirne l’influenza. Quindi sul piano delle risposte

automatiche, ci sono uguali utilizzi degli schemi (anche tra persone con diversi livelli di pregiudizio), mentre

sul piano delle risposte controllate, la maggiore attenzione e consapevolezza può limitarne l’utilizzo.

Gli schemi posseduti riguardo i gruppi sociali ci inducono ad interpretare le situazioni (soprattutto quelle

ambigue) in modo coerente con tali schemi, come dei filtri interpretativi privilegiati per trovare significati

(schema-driven o top-down)

Motivazione e risorse cognitive nella percezione sociale - la percezione sociale si realizza in 2 fasi distinte:

- fase 1: automatica categorizzazione e automatica attivaz delle conoscenze stereotipiche associate

- fase 2: due possibilità di procedere:

ci si ferma alla percezione iniziale

 si prosegue cercando nuove informazioni più dettagliate

Esclusivo uso di info Uso di tutte le info

di tipo categoriale individuali disponibili

motivazione

bassa elevata

risorse cognitive

Modello di Fiske e Neuberg (90), a seconda della motivazione e della disponibilità di risorse cognitive,

ci si muove verso destra. Quindi ogni qual volta che la stanchezza, o la pressione delle richieste

ambientali, o uno stato d’umore particolarmente positivo o negativo, c’è maggiore probabilità di utilizzo

di stereotipi <<= Bodenhausen, 1990, esperimenti su personalità mattutine o serali, partecipanti leggono brano

con prove a favore o sfavore di colpevolezza per imputato ispanico, e osservazione del giudizio emesso a

seconda di lettura del brano alla mattina/sera, mostra si usano più stereotipi se si ha minore risorsa cognitiva =>>

Allport sostiene quindi che le stereotipo funziona da euristica di giudizio, dimostrato poi da

<<= Macrae et al (94) con esperimento del doppio-compito, formarsi un’impressione su una persona con lettura di

tratti di personalità e prestare attenzione a nastro audio su altro argomento, alcuni informati che la persona era

uno skinhead altri no, evidenzia che il potersi basare sui propri schemi per formulare un giudizio, libera risorse

cognitive da poter usare in un secondo compito =>>

Gli effetti degli schemi sul ricordo:

le informazioni coerenti con gli schemi posseduti tendono a confermare gli schemi stessi, e quindi tendono

ad essere meglio archiviate in memoria e ricordate

<<= Bodenhausen e Lichtenstein, 1987, hanno dimostrato il migliore ricordo di elementi a favore della colpevolezza di un

imputato a seconda della sua appartenenza etnica ispanica, e i relativi giudizi emessi =>>

Anche le informazioni molto incoerenti con lo schema vengono notate e ricordate. Hastie (1981) dimostra

che la probabilità di ricordare un evento è proporzionale al grado di coerenza o incoerenza dell’evento

rispetto allo schema, perché anche alle info incoerenti si dedicano maggiore attenzione, tempo, risorse

cognitive e tutto ciò consente una buona codifica in memoria.

<<= Zadney e Gerard, descrizione di studente e indicazione o meno della facoltà frequentata, che incide molto sul

compito finale di “ricordo libero “a seconda che si sia attivato o meno lo schema. Altri esper. con compiti di

riconoscimento, in cui info congruenti con lo schema tendono ad essere aggiunte anche se non presentate =>> 6

Testo: Psicologia Sociale Cognitiva Ps. Sociale

Aspettative – effetto labeling: dopo l’attivazione di uno schema, si verifica un’interpretazione selettiva delle

info e la tendenza a voler confermare le ipotesi-aspettative di partenza, e l’effetto labeling, che assegna

un’etichetta che diventa un potente marcatore di interpretazione. <<= Rosenhan, ‘73, con finti pazienti in clinica

psichiatrica con disturbo di ascolto voci, e successivo comportamento normale, ma nessuno se ne è accorto =>>

La categorizzazione come processo flessibile, il processo di categorizzazione è automatico, ma gli obiettivi,

le motivazioni e gli stati interni dell’individuo possono determinare quali dimensioni categoriali saranno

prevalentemente attivate nella percezione e nelle impressioni che ci formiamo, secondo la rilevanza che

hanno per l’individuo. Spesso in funzione della motivazione ad auto-perseverare un’immagine positiva di sé,

nella percezione sociale si attiveranno più facilmente le categorie che ci consentono di massimizzare la

positività della propria auto rappresentazione <<= Sinclair e Kunda, 1999, con critiche vs elogi di un dottore

bianco o nero, dimostrano che con un test sull’attivazione dello stereotipo i pazienti elogiati dal medico nero

attivano lo stereotipo positivo del medico, mentre quelli criticati attivano lo ster. Negativo del nero =>>

Gli effetti automatici sui comportamenti, all’attivazione di una rappresentazione categoriale, alcune specifiche

tendenze comportamentali possono venire attivate, cioè gli schemi indirizzano anche in modo rapido ed

efficace i comportamenti verso quelli ritenuti più adeguati a una certa situazione. La condotta

comportamentale si modella con una certa probabilità sulla categoria e sul relativo schema motorio attivato.

La soppressione degli stereotipi, con sufficiente motivazione e risorse cognitive è possibile controllare

l’influenza dello stereotipo su impressioni e giudizi.

Wegner (94) propone un modello a due processi:

- processo di monitoraggio, scopo di controllare che i contenuti di pensiero corrispondano all’obiettivo,

(di non usare stereotipi). E’ un processo automatico, a basso consumo cognitivo, basato su una

preliminare attivazione dei contenuti indesiderati da controllare.

- processo operativo, entra in gioco se ci sono anomalie, per sostituire i contenuti indesiderati con altri

più compatibili con l’obiettivo (di non usare stereotipi). E’ un processo controllato, ad alto consumo

cognitivo, e quindi influenzabile dagli elementi esterni che possono interferire.

Se per qualunque ragione il processo operativo si blocca, ci sono effetti paradossali di ribaltamento (effetto

rimbalzo) rispetto agli obiettivi iniziali, e la disponibilità dei contenuti indesiderati accentuata dall’iniziale

processo di monitoraggio, ne aumenta la probabilità di utilizzo

<<= Wegner, 94 richiesta ai partecipanti di lavorare su temi delicati in merito alla posizione delle donne nella società con

richiesta esplicita di non usare stereotipi, ad alcuni con aggiunta di distrazione su altro compito, e proprio questi

e altro studio

mostrano iper-utilizzo =>> <<= Macrae et al, 94, con una serie di studi con foto di skinhead e in 2 fasi

prima con poi senza richiesta di non usare stereotipo, mostrano che quando viene meno la richiesta aumenta uso di ster.

- l’effetto paradossale di iper-utlizzo dello stereotipo proprio quando c’era motivazione a non usarlo,

se le condiz. ambientali ostacolano il processo operativo, o se viene meno la motivazione (richiesta)

- gli effetti paradossali si riscontrano anche sui comportamenti

- elevata accessibilità di contenuti stereotipici proprio negli individui motivati a sopprimere lo stereotipo

CAPITOLO 4 – Percepire, comprendere e giudicare se stessi

Gli sforzi interpretativi sono indirizzati anche alla comprensione di noi stessi, con diverse difficoltà a causa di:

- notevole quantità di info di cui disponiamo riguardo noi stessi, e conseguente difficoltà di sintesi

- maggiore impatto emotivo-affettivo dell’autopercezione, e quindi maggiore cautela di giudizio

- necessità di interpretaz coerente di passato-presente, con continuità temporale dell’immagine di sé

- confronto continuo tra pressioni interne ed esterne (come “vorremmo essere” vs come “dovremmo”)

Le fonti del’autoconoscenza del sé:

- prevalentemente le caratter. fisiche, durante l’infanzia e la preadolescenza

- prevalentemente le caratter. psicologiche, nell’età adulta, in cui le fonti di conoscenza del sé sono

- introspezione , pensieri su se stessi, abbastanza limitati (circa l’8% del totale dei pensieri), dovuto

anche al rischio di distorsione in quanto non sempre sono chiare a noi stessi le motivazioni di alcuni

stati interni, e quindi si usano le nostre teorie implicite o schemi per semplificare il compito

- osservazione dei nostri comportamenti, teoria dell’autopercezione di Bem (1972), ogni volta che non

c’è un’immagine chiara di sé lungo una dimensione, i relativi comportamenti diventano diagnostici,

informativi delle motivazioni e delle presunte capacità (attenzione a motivazioni esterne vs interne, le

esterme possono sostituire le interne, (effetto di sovra giustificazione) con focus su motivaz esterne)

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Testo: Psicologia Sociale Cognitiva Ps. Sociale

- confronto con gli altri, teoria del confronto sociale (Festinger, 1954 ), è significativo il confronto con gli

altri intorno a noi soprattutto nelle situazioni di incertezza riguardo se stessi in una certa dimensione.

• confronto sociale verso l’alto, si cerca buona accuratezza sulle proprie prestazioni-capacità

• confronto sociale verso il basso, come strategia di innalzamento del sé (es. malati di cancro)

Il sé come schema:

il contenuto dello schema del sé è una generalizzazione circa le proprie caratteristiche personali, e questi

contenuti influenzano il modo in cui organizziamo le informazioni in memoria, ed l’elaborazione e

l’acquisizione di nuove info dall’ambiente.

Markus (1977), dimostra:

- l’elevata accessibilità dei contenuti coerenti con lo schema del sé, che vengono recuperati ed

elaborati con facilità ed efficienza (particolarmente grave nelle situazioni di depressione che vedono

solo gli stimoli negativi coerenti col sé)

<<= studio su 3 gruppi suddivisi tra schematici, a-schematici e neutrali per la dimensione dipendenza -

indipendenza. Evidenziano risposte più veloci e maggiore facilità di recupero dalla memoria per info relativi agli

stimoli di aggettivi descrittivi del sé sulla dimensione “dipendenza” =>>

Rogers, Kuiper e Kirker (1977), pure dimostrano:

- l’accuratezza e la facilità di codifica-recupero in memoria delle informazioni coerenti col sé

<<= proposta di aggettivi e assegnazione di un compito sulle caratteristiche degli aggettivi (prima su aspetti

superficiali degli aggettivi, poi su aspetti che rimandavano al sé, mostrando l’aumento di accuratezza e probabilità

di ricordo nel caso di rimando al sé =>>

Infine gli schemi del sé influenzano anche:

- le modalità di esplorazione e la ricerca di informazioni dall’ambiente sociale, con strategie rivolte a

confermare la similarità tra noi e gli altri lungo le dimensioni rilevanti per l’autopercezione.

Motivazioni di autoaccrescimento e autoverifica

- autoaccrescimento – raccolta di info sul sé unicamente nei domini su cui ha un’immagine positiva

- autoverifica – desiderio di mantenere stabile l’immagine del sé organizzata sulle proprie convinzioni

(positive o negative che siano)

Swann e Read (1981) hanno dimostrato anche che la massima attenzione è sempre dedicata alla

descrizione coerente con l’immagine che si ha di sé, piuttosto che alla descrizione che potrebbe beneficiare

in termini di autoaccrescimento, quindi la motivazione all’autoverifica è più forte di quella

all’autoaccrescimento. <<= questionari di suddivisione iniziale tra alta e bassa opinione di sé sulla

dimensione socievolezza-facilità di rapporti, poi questionari su questioni delicate fatte leggere ad altro

partecipante con cui si doveva interagire, quindi associazione a coppie dei partecipanti che si erano formati

un’idea reciproca scrivendola su un foglio, e infine analisi del tempo di lettura della descrizione dell’altro sulle

proprie caratteristiche positive/negative =>>

Swann e Read (1981) hanno esaminato anche l’influenza del desiderio di autoverifica sulle interazioni

sociali, rilevando una condotta finalizzata a modificare l’impressione che gli altri hanno di noi, se questa si

discosta dalla nostra immagine del sé, per renderla coerente anche se questo significa peggiorarla.

<<= 2 gruppi con alta e bassa idea del sé rispetto alla socievolezza, interazioni a coppie, a cui si faceva

credere che l’altro avesse una impressione positiva/negativa dell’altro (coerente/incoerente con l’immagine

del sé, e analisi della condotta più o meno socievole, finalizzata a riportare alla propria idea l’impressione

dell’altro (anche peggiorandola) =>>

La motivazione all’autoverifica è quindi molto forte, che però deve conciliarsi con la gestione del sé in termini

positivi (a volte incongruenza dei due obiettivi, se su una certa dimensione si ha un’idea negative del sé)

Quindi:

- le persone cercano feedback dall’ambiente prioritariamente rispetto alle dimensioni positive del sé

(per le quali auto accrescimento e autoverifica coincidono)

- quando le dimensioni negative non possono essere evitate, allora la motivazione all’autoverifica

prevale sulla motivazione all’autoaccrescimento.

Forte impatto nelle relazioni interpersonali (amicizie, affetti, partner), privilegiando quelle che consentono la

soddisfazione sia dell’autoaccrescimento sia dell’autoverifica (o almeno dell’autoverifica) 8

Testo: Psicologia Sociale Cognitiva Ps. Sociale

Il Sé presente e la ricostruzione del passato

Il passato viene costantemente rivisitato in funzione del presente, perdendo la fedeltà dei ricordi.

McFarland e Ross (1987), dimostrano che credenze e abitudini del presente fungono da riferimento nella

percezione e anche nella ricostruzione del passato per darsi un’illusione di continuità tra passato e presente

<<= confronto dei giudizi nell’ambito relazionale di coppie, se il giudizio presente è coerente con il passato,

allora anche i ricordi vengono sovrastimati nella loro positività, diversamente i ricordi vengono peggiorati =>>

Vale anche nelle credenze politiche, e nell’uso di alcol e droga.

In altri casi però la distorsione è nella direzione opposta, cioè il passato viene accentuato nella lontananza

dal presente, quando si possiede una teoria del cambiamento per la quale si prevede di dover cambiare nel

corso del tempo (es. pazienti sottoposti a terapie che non funzionano, accentuano la gravità dello stato

passato per salvaguardare la propria credenza presente sulla terapia intrapresa)

I Sé possibili

Le persone dedicano molto tempo ad immaginare se stesse nel futuro, configurando ciò che si vorrebbe

diventare e si ritiene di poter diventare. Rappresentazioni di sé non ancora acquisite, ma ritenute desiderabili

e/o possibili. I Sé possibili, che fanno da faro nelle strategie d’azione degli individuo orientandone i progetti

personali verso la realizzazione.

Markus e Ruvolo (1989) dimostrano che rendere saliente un Sé possibile è una forte spinta motivazionale ad

aumentare e sostenere nel tempo i comportamenti per l’effettiva realizzazione di quel Sé futuro

<<= richiesta alle persone di immaginarsi proiettate in futuro lavorativo di successo vs delusione, misurando

poi la perseveranza nell’esecuzione dei compiti successivi =>>

Se il sé possibile è molto lontano nel tempo, talvolta si ricorre al completamento simbolico, un’ostentazione

di simboli che segnalino a se stessi e agli altri la nuova identità in fase di costruzione, per completare lo stato

di incompletezza e mantenere saliente il desiderio di acquisizione dell’identità finale (es. boy-scout)

Rispetto alla proiezione futura la maggior parte delle persone è ottimista, tuttavia in alcuni casi i sé possibili

sono negativi, e questo riduce lo slancio con cui si affronta il presente, accrescendo quindi le probabilità di

effettiva realizzazione degli stati futuri indesiderati.

Il modello di Higgins sulle discrepanze del sé

Higgings definisce:

- il Sé ideale, componente che racchiude le aspirazioni future più profonde della persona

- il Sé attuale, rimanda all’autopercezione, è il modo in cui le persone si rappresentano nel presente

- il Sé imperativo, che racchiude le aspettative di persone significative

Le possibili discrepanze tra queste tre rappresentazioni del sé, possono essere efficaci stimoli al

cambiamento, oppure originare conseguenze sul piano emotivo-affettivo, in reazione alla sensazione di non

vedere soddisfatti i propri standard interni, o quelli fissati dall’esterno da persone significative. La forza di

queste conseguenze è anche funzione del tempo dedicato a riflettere sulle stesse, rendendo le discrepanze

più accessibili ed accentuando quindi la forza delle emozioni negative di tristezza vs ansia.

- discrepanze tra Sé attuale e Sé ideale, rischio di disagio, inadeguatezza, tristezza, chiusura

- discrepanze tra Sé attuale e Sé imperativo, rischio di agitazione, ansia

Higgings, <<= verifica empiricamente, con questionari iniziali per verificare gli stati di discrepanza tra i sé, e

successiva associazione a tendenze depressive (vs sé ideale), o all’ansia sociale (vs sé imperativo) =>>

Higgings et al (1986), <<= dopo l’individuazione di soggetti con alte discr. verso i sé ideale o imperativo, misurate con

n.ro volte che certi aggettivi comparivano o no nei vari aspetti del sé, rilevano dopo alcune settimane le risposte emotive

delle stesse persone ad eventi positivi o negativi, e individuano: stesse reazioni agli eventi positivi, mentre reazioni

diverse agli eventi negativi (tristezza, chiusura, infelicità con discr. verso il Sé ideale, vs agitazione e ansia con discr.

verso il Sé imperativo) =>> 9

Testo: Psicologia Sociale Cognitiva Ps. Sociale

Il Sé operante

Il Sé è una rappresentazione complessa che al variare delle situazioni presenta alcune componenti

cronicamente accessibili ed altre che si attivano solo in funzione del contesto in cui ci si trova.

Il Sé operante è quella porzione dell’autorappresentazione che si attiva in un determinato momento/contesto

e che guida i processi di elaborazione, mentre le altri componenti del Sé restano silenti e influenzano meno.

La complessità del Sé fa in modo che solo un sottoinsieme limitato della propria auto rappresentazione sia

operante in una certa situazione. Le richieste della situazione permettono di recuperare le più adeguate

risposte in termini di auto rappresentazione e repertori comportamentali più funzionali.

Ci sono però molte differenze sulle capacità di adeguamento:

- alte capacità di adeguam e variabilità, per chi possiede un Sé sviluppato lungo molteplici dimensioni,

- basse capacità di adeguamento e variabilità, per chi è schematico lungo poche dimensioni

La complessità del Sé

Il grado di complessità del Sé (numero di dimensioni lungo le quali si è schematici) può costituire una sorta

di protezione nei casi di fallimento in cui l’immagine del Sé sia messa a rischio..

Linville (1987), dimostra empiricamente che il fallimento nei casi di bassa complessità del Sé rischia di

incidere con maggiore intensità ed in modo pervasivo su tutti gli aspetti del sé <<= proposta a studenti di

tratti di personalità da suddividere in gruppi rappresentativi della propria auto percezione, senza limite sul

numero dei gruppi, per stimare la complessità dell’autorappresentazione, poi strumenti per misurare

depressione e malessere fisico nelle ultime 2 settimane dopo un evento negativo/stressante e conferma che

con alta complessità del sé gli eventi negativi restano confinati all’ambito specifico, diversamente gli eventi

negativi influenzano ogni aspetto della percezione del sé =>>

Si evidenzia inoltre che con bassa autostima (valutazione del sé in termini prevalentemente negativi), si lega

anche minore complessità del sé e maggiore insicurezza nell’autodescrizione e nell’identità personale, e

quindi maggiore sensibilità ai feedback esterni come risposta al bisogno di comprendere se stessi.

Gli effetti degli stereotipi sull’autopercezione e sulle prestazioni

Gli stereotipi associati alle proprie appartenenze categoriali vengono assimilati anche nella propria

percezione del sé, e influenzano quindi le nostre percezioni e i nostri comportamenti.

- maggiore difficoltà nel comprendere ed interpretare i comportamenti degli altri nei propri confronti,

con ambiguità attribuzionale dei feedback esterni interpretabili come risposta alle proprie

caratteristiche individuali oppure a quelle della categoria di appartenenza.

- minaccia dello stereotipo – le occasioni in cui con il proprio comportamento ci sia il rischio di

confermare l’immagine stereotipica associata al proprio gruppo, vengono vissute come minacciose,

quindi generano ansia, e si creano le precondizioni per un effettivo peggioramento della prestazione.

Effetti di tipo generale che interessano in larga misura tutti i gruppi sui quali c’è un preciso e

consolidato stereotipo

Steele e Aronson (1995) dimostrano il peggioramento di prestazione se c’è presenza di minaccia di

conferma stereotipo <<= studenti afroamericani coinvolti in test su abilità intellettive, informati oppure no, che

il risultato del test serviva a confermare l’idea stereotipica sulle minore abilità intellettive dei neri, conferma

effettive prestazioni inferiori degli studenti informati della minaccia rispetto agli altri, che invece performano

come i bianchi =>> 10


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline della ricerca psicologico-sociale (corso in teledidattica - consorzio Nettuno)
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruggero_1973 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof Castelli Luigi.

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