Psicologia sociale cognitiva - Luigi Castelli
Cognizione sociale
La cognizione sociale si riferisce allo studio scientifico dei processi attraverso i quali le persone acquisiscono input, li interpretano, li immagazzinano in memoria per poi recuperarli. Lo scopo di tali processi è quello di comprendere il proprio mondo sociale, se stessi e organizzare i propri comportamenti. Questo permette alle persone di percepire stimoli ambientali piuttosto che altri, di trarne inferenza e guidare le proprie azioni.
Principi generali
- Risparmio risorse cognitive: Gli individui hanno limiti per quanto riguarda l’elaborazione di informazioni. Le conseguenze sono la categorizzazione e le euristiche: la prima serve per selezionare i dati in entrata e ottenere quante più informazioni con minimo sforzo; per risparmiare le risorse cognitive si utilizzano le euristiche, ovvero scorciatoie di pensiero per formulare giudizi con poche informazioni, le quali sono una soluzione non ottimale ma accettabile.
- Processi consapevoli e non consapevoli: I processi consapevoli sono processi mentali che nascono da volontà personali, possono essere controllati e si fondano sulla disponibilità di risorse cognitive; inoltre sono processi che non possono essere portati in parallelo in quanto si ostacolano l’uno con l’altro. I processi non consapevoli sono spontanei, automatici, possono essere eseguiti contemporaneamente come ad esempio guidare e parlare con il conducente.
- Egocentrismo: Gli individui costruiscono la realtà in base alle proprie percezioni, sovrastimano la misura in cui i propri comportamenti, le proprie idee siano diffusi e condivisi nella popolazione. L'illusione di trasparenza è la credenza sbagliata che gli altri capiscano immediatamente e abbastanza facilmente i nostri stati interni e sentimenti.
- Resistenza al cambiamento: Alcuni modi di rappresentare il mondo circostante e interagire con gli altri si cristallizzano, sono resistenti al cambiamento.
- Accessibilità cronica: L’accessibilità è la facilità con cui alcune informazioni e pensieri sono recuperati e si presentano alla mente. Tali conoscenze saranno utilizzate in futuro per interpretare il mondo esterno e per creare schemi di riferimento e dare senso ai nuovi contesti.
- Accessibilità temporanea: In questo caso è il qui ed ora a guidare l’accessibilità di alcuni contenuti piuttosto che ad altri, ad indicare la via dei processi mentali.
Comportamento non verbale e prime impressioni
Il comportamento non verbale è importante per le prime impressioni: il contatto fisico breve può portare ad avere mance più elevate piuttosto che in assenza di contatto. Il contatto deve essere breve altrimenti l’altro può sentirsi a disagio per una intrusione nello spazio peripersonale. Le persone di status sociale maggiore toccano più probabilmente le persone di uno status sociale minore, rispetto al contrario (Henley).
Teoria del ruolo sociale
Eagly prevede che le donne rispetto agli uomini nella società rivestono ruoli di servizio agli altri, come l’infermiera o la casalinga, e hanno nella società occidentale pochi ruoli di potere. Per tale ragione si crede che riescano meglio a comprendere e decodificare i comportamenti non verbali.
Micro espressioni e menzogne
De Paulo, Stone, Lassiter (1985): Solitamente quando una persona mente, è il comportamento non verbale a rilevare la menzogna. Chi mente esercita un controllo sul proprio comportamento e spende risorse per mentire, questo induce i bugiardi a non prestare attenzione al CNV aumentandolo. Chi osserva il soggetto mentire lo smaschera subito.
Formazione di impressioni
Per la formazione di impressioni abbiamo due tipi di modelli: algebrico e configurazionale.
Modello algebrico
Anderson: I dati in ingresso sono di fondamentale importanza. Si fa una sorta di media tra le informazioni e si valuta chi si ha di fronte.
Modello configurazionale
Asch: Nasce con la psicologia della Gestalt e viene data priorità alle operazioni mentali riguardo le informazioni in entrata. Quindi il quadro generale e l’interpretazione acquistano importanza. Per Asch ci sono dei tratti, chiamati atti centrali, che sono più generali e modificano le impressioni.
Effetto primacy
È un effetto dell’ordine per il quale i primi elementi e informazioni sono fondamentali per costruire le prime impressioni. Tant’è vero che le prime idee riguardo gli altri sono dure a morire, questo perché vengono elaborate per prime.
Esperimento Asch 1946
In base all’ordine di presentazione dei tratti di personalità i soggetti giudicano una persona in maniera più o meno favorevole. La conclusione di Asch fu che le persone si creano un’immagine globale coerente con i tratti generali degli individui.
Effetto recency
Solitamente è più utilizzato nella persuasione che nella formazione di impressioni. È un effetto dell’ordine che pone l’attenzione sugli elementi finali. Si verifica quando non si è interessati a formarsi un’impressione quindi si ricevono passivamente gli input oppure quando passa del tempo tra le prime e le ultime informazioni.
Esperimento Ross, Lepper e Hubbard (1975)
Ad alcuni soggetti viene dato un feedback positivo e ad altri negativo riguardo un compito. Successivamente si informano i partecipanti che i feedback erano falsi e si richiede a quante prove si è risposto correttamente. Si nota che nonostante ciò, coloro che si sono formati una impressione di sé come poco capaci ritengono che non saranno abili e di aver risposto bene a poche domande. Da ciò si comprende quanto sia difficile modificare le prime impressioni (effetto persistenza).
Teorie implicite di personalità
Bruner, Schneider: Sono teorie ingenue che si creano gli individui in base all’esperienza riguardo tratti di personalità compatibili o meno. Per risparmiare risorse cognitive, le persone creano mappe di significato del mondo circostante per arricchire le impressioni. Le deduzioni non sono però sempre ottimali.
Baby-faceness
L’aspetto fisico è usato per trarre inferenze riguardo la personalità. In particolare la baby-faceness riguarda il fenomeno per il quale persone con volti tipicamente infantili (occhi grandi e rotondi ecc.) sono viste come ingenue, gentili, oneste, incerte.
Effetto mimicry (effetto camaleonte)
Se due persone sconosciute sono poste l’una di fronte all’altra, aumenta la probabilità che vengano riprodotti i comportamenti non verbali dell’interlocutore come i gesti, la postura, gli intercalari. Inoltre maggiore è l’imitazione, considerata come “social glue”, maggiore è la percezione di piacevolezza in quanto simile.
Esperimento Snyder-Swann (1978)
Di solito le persone cercano nell’ambiente informazioni che confermino le proprie ipotesi e credenze. Nell’esperimento si chiedeva ad alcuni partecipanti di capire se l’interlocutore fosse introverso e ad altri se fosse estroverso attraverso una lista predefinita di domande. Lo studio ha dimostrato che le persone che dovevano capire se l’interlocutore fosse estroverso facevano domande riguardanti l’estroversione e viceversa. Ciò significa, dunque, che gli individui cercano di confermare le proprie idee e non disconfermarle.
Esperimento Rosenthal e Jacobson (1968)
A inizio anno scolastico somministrarono un test su QI a dei bambini riportando i risultati agli insegnanti. Il feedback era casuale e veniva chiesto di non rivelarlo. Dopo un anno i bambini che erano stati indicati come più intelligenti riportarono prestazioni migliori in vari test e gli insegnanti sostennero di non aver cambiato i loro comportamenti. In realtà durante l’anno questi bambini ricevevano più attenzioni, erano maggiormente seguiti. La “profezia” iniziale si è autoavverata, questo perché si hanno forti aspettative. Gli stereotipi negativi possono diventare profezie che si auto avverano. Appartenere ad un gruppo disprezzato minaccia l’autostima.
Similarità percepita
Più una persona si ritiene simile ad un’altra, maggiore è la probabilità che si giudichino piacevoli. Questo è vero per rapporti di amicizia e relazioni di coppia a lungo termine e stabili. La similarità è più importante della complementarietà.
Effetto del falso consenso
Fenomeno per il quale si tende a sovrastimare la misura in cui i propri atteggiamenti, azioni, pensieri siano condivisi e diffusi nel resto della popolazione. Questa è una tipologia di euristica, dell’euristica del giudizio.
Esperimento Ross, Green e House (1977)
Fuori un supermercato si chiede se si è disposti a fare l’uomo sandwich per una pubblicità e quante persone, secondo loro, direbbe di sì. Le persone che acconsentirebbero a fare pubblicità, credono che il 62% la pensi come loro; coloro che non sono disposti credono che il 67% delle persone non lo farebbe. Quindi le persone anche in mancanza di informazioni, usano le proprie idee per trarre inferenza.
Correlazione illusoria
Tendenza a considerare due eventi correlati tra loro anche se nella realtà tale associazione non esiste. Studi di Hamilton e Gifford (1976): sono presentate delle frasi che descrivono comportamenti positivi e negativi di membri di due gruppi, quello A e quello B. C’erano comportamenti positivi più che negativi in entrambi i gruppi e più comportamenti descritti nel gruppo A che nel B. Anche se nessuno dei due gruppi era migliore, i partecipanti percepirono il gruppo B come più negativo e nei feedback sovrastimarono i comportamenti positivi del gruppo A. Questo succede perché quando due eventi infrequenti si verificano, l’evento è notato subito e immagazzinato in memoria. I gruppi minoritari tendono ad essere associati per correlazione illusoria a comportamenti negativi.
Euristica della disponibilità
Si basa sul recupero dalla memoria di esempi. Le persone infatti scelgono la frequenza di una classe di eventi in base alla facilità con cui gli esempi sono recuperati dalla memoria. Spesso accade per una connotazione emotiva o perché ci si confonde tra frequenza e salienza.
Esperimento Ross e Sicoly (1979)
Chiesero a varie coppie la percentuale di lavori domestici tra i partner, la somma delle due percentuali fu superiore a cento. Ognuno sovrastimava la propria percentuale, questo perché era più accessibile e quindi ricordavano meglio il loro contributo.
Esperimento Cialdini e Carpenter (1982)
Se si chiede alle persone di immaginare un evento, c’è più probabilità che accada. I due sperimentatori chiesero di immaginare di installare una televisione, dopo un certo periodo di tempo queste persone la acquistarono rispetto a coloro che non l’avevano immaginato.
Euristica della rappresentatività
Tendenza a stimare la probabilità che uno stimolo appartenga a una data categoria sulla base della sua tipicità.
Conjunction fallacy
L’opinione che due eventi che sono co-occorenti non siano più probabili di ciascuno dei due eventi presi singolarmente.
Base-rate fallacy
Fa riferimento alla somiglianza con il caso tipico, senza considerare la frequenza ma la salienza. Le persone non prendono in considerazione che nella popolazione alcuni eventi siano più probabili di altri. Ciò può portare a errori nelle diagnosi mediche.
Euristica dell'ancoraggio e dell'accomodamento
Si fonda sulla poca capacità di liberarsi dai pregiudizi; è come se le persone si ancorassero sui giudizi iniziali che influenzano successivamente quelli finali. Ciò non accade se vengono introdotte delle ricompense economiche. Nel caso di una giuria, se si pensa al massimo della pena allora la condanna sarà più severa.
Euristica della simulazione
Le persone simulano mentalmente ciò che sarebbe potuto accadere se avessero agito in un certo modo piuttosto che in un altro. Il pensiero che si genera smontando il passato e ricostruendo il futuro prende il nome di pensiero controfattuale. Secondo gli studi addirittura quando si verifica un evento negativo, più è facile immaginare un futuro senza le conseguenze di tale evento maggiore è la sofferenza dell’individuo (Kahneman, Tversky, 1982).
Attribuzione causale
Spesso i comportamenti risultano ambigui che possono essere spiegate attraverso caratteristiche interne alla persona (cause disposizionali) oppure si pensa siano dovute alla situazione, al contesto particolare (cause situazionali).
Teoria dell'inferenza corrispondente di Jones e Davis
Cerca di capire quando si utilizzano le cause disposizionali o situazionali. Solitamente se la persona è sottoposta a pressioni esterne, quindi non ha libera scelta allora la causa è dovuta alla situazione; si studiano inoltre gli effetti dovuti alla desiderabilità sociale, ovvero desiderio di compiacere agli altri, e le aspettative.
Modello della covariazione di Kelley
Gli individui valutano i comportamenti lungo tre dimensioni per capirne le cause: distintività, consenso e coerenza. Se il livello delle prime due dimensioni è basso mentre la coerenza è alta allora si parlerà di cause disposizionali; se la coerenza e il consenso sono bassi e la distintività alta le cause sono disposizionali. Ciò che Kelley non aveva considerato era la non disposizione completa riguardo il consenso poiché le persone non potranno mai sapere perfettamente cosa pensano le altre.
Modello di Weiner
Weiner si chiede a quali conseguenze può portare un certo tipo di inferenza e in particolare le spiegazioni di successo e fallimento associate a tre dimensioni. Le tre dimensioni sono il locus (interno o esterno), la controllabilità e la stabilità dei fattori. Il modello ben si collega al mantenimento dell’autostima: coloro con una bassa autostima infatti hanno una immagine negativa del sé perché reputano che il proprio successo sia dovuto a cause esterne, mentre i fallimenti sono spiegati con cause disposizionali e quindi dovute alle proprie poche capacità.
Esperimento di Brockner e Guare (1983)
Studiano soggetti spinti a credere che la causa degli insuccessi sia esterna. Somministrato un compito, ad alcuni partecipanti viene detto che il compito era semplice e loro non erano abbastanza capaci di risolverlo, ad altri che il compito era difficile e che questo era il motivo per cui avevano fallito. Viene svolta un’altra prova in cui si nota che i partecipanti con alta autostima non sono influenzati dal tipo di feedback, mentre chi ha bassa autostima in caso di attribuzioni interne svolgevano il test con prestazione bassa. I partecipanti il cui meccanismo è bloccato, migliorano le prestazioni.
Errore fondamentale di attribuzione
L’errore consiste nel sovrastimare la misura in cui i comportamenti sono dovuti a caratteristiche interne dell’attore (interlocutore) e sottostimare quanto siano invece dovuti a caratteristiche situazionali.
Esperimento Ross et al.
Dimostrano l’errore fondamentale: il partecipante doveva fare 10 domande difficili all’interlocutore. Quest’ultimo rispondeva a poche domande e né lui né il pubblico erano a conoscenza del fatto che l’intervistatore poteva scegliere domande a piacere.
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