Cap.1 i gruppi nella prospettiva della psicologia sociale
L'interesse per i gruppi nella psicologia sociale: rapida cronistoria critica
Nella psicologia sociale due dimensioni si intersecano notevolmente, quella psichica, cioè individuale, e quella sociale, che indica i rapporti fra individui, individui e gruppi o solo tra gruppi. La psicologia sociale è articolata da due discipline, la psicologia che studia prioritariamente il soggetto individuale e la sociologia che studia il soggetto collettivo.
Secondo McGuire, il funzionamento dei gruppi divenne oggetto di studio intorno agli anni '30 sotto la spinta di eventi storici fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, lasciando in disparte gli studi sulla misurazione degli atteggiamenti (svolta in precedenza) in quanto avevano avuto un ruolo negli eventi successi: totalitarismi ecc. Nel 1945 Kurt Lewin fonda presso il Massachusetts Institute of Technology (MIT) il "research centre of group dynamics". Quindi si fa risalire a lui la fondazione dello statuto psicosociale della nozione di gruppo. Dopo gli anni '50 la ricerca sui gruppi si spostò in Europa. Negli anni '60 col delinearsi di una psicologia sociale europea, desiderosa di autonomizzarsi da quella americana, le tematiche sulle dinamiche di gruppo nell'ottica lewiniana subirono un declino. Steiner in un articolo del 1986 afferma che l'abbandono dello studio dei gruppi da parte della psicologia sociale è dovuto alla tendenza di questa disciplina a privilegiare un approccio teorico sempre più individualistico e un ampio utilizzo dei metodi di laboratorio poco consoni allo studio dei gruppi. I metodi sperimentali di laboratorio non possono essere il punto di partenza dell'indagine sociale, ma devono essere prima descritti e compresi sul campo nelle loro variabili principali. Dopo il declino degli anni '70 '80, l'interesse per i gruppi riprende negli anni '90 sotto l'influsso di due nuove tendenze nell'ambito della psicologia sociale: "approccio europeo" e "social cognition".
Gli psicologi sociali si differenziano per l'utilizzo della prospettiva collettivistica o individualistica:
- Prospettiva individualistica: si ritiene che la gente nei gruppi si comporti grosso modo come farebbe in una diade o da sola e i processi di gruppo non sono niente di sostanzialmente diverso da processi interpersonali fra un certo numero di individui.
- Prospettiva collettivistica: si ritiene che il comportamento della gente sia influenzato da processi sociali peculiari e da rappresentazioni cognitive che possono emergere solo in gruppo e solo da questo originarsi.
Il gruppo in psicologia sociale fra luci e ombre
Secondo Tajfel esiste un pregiudizio epistemologico per cui l'uomo considerato singolarmente è un essere che procede nella conoscenza del mondo in modo razionale mentre quando si trova in gruppo perde la propria razionalità. Egli, per quanto riguarda la conoscenza del mondo naturale, afferma che viene utilizzato un modello razionale di uomo che usa le proprie capacità d'indagine e di comprensione per adattarsi all'ambiente; mentre per quanto riguarda i fenomeni sociali viene impiegato un modello istintivo-viscerale di uomo come se nella vita collettiva gli individui perdessero le proprie capacità razionali.
Moscovici e Doise si associano nel denunciare questa visione pessimistica dell'uomo sociale come un individuo che appena si riunisce ad altri perde le proprie capacità e ciò è confermato dagli studi sui comportamenti della folla che sottolineano gli aspetti regressivi e irrazionali. Inoltre, secondo Moscovici e Doise, molte ricerche si basano sulla concezione dell'uomo-massa, cioè una folla composta da individui anonimi, suggestionabili, privati di volontà propria. Questa concezione pessimistica è stata ricodificata oggi con il termine cognitive miser, cioè di economizzatore di energie cognitive come viene descritto l'uomo collettivo.
Moscovici ritiene che i gruppi, e quindi non gli individui, sono capaci di introdurre nella dinamica sociale, elementi di innovazione e di mutamento come mostrano gli studi sulle minoranze attive da lui avviate negli anni '60. In particolare, si è visto come una minoranza all'interno di un gruppo può condizionare, se non tutta, almeno una parte della maggioranza. L'esperimento mostrò come in un gruppo di sei persone, due complici riuscirono a indurre con le loro risposte sbagliate l'8% dei soggetti a riconoscere verdi le diapositive blu.
Lewin fu il primo autore ad aver dimostrato che le decisioni di gruppo possono diventare tecniche di mutamento di costumi consolidati come ad esempio le abitudini alimentari: "Esse non sorgono in uno spazio vuoto ma come i fenomeni quali il ritmo di produzione di una fabbrica, sono il risultato di una molteplicità di forze" (Lewin). Per comprendere perché gli individui hanno delle particolari abitudini alimentari è necessario analizzare sia i fattori psicologici come le preferenze individuali e sia quelli non psicologici come il reddito familiare. Inoltre, alla base delle decisioni sui cibi da mangiare hanno un ruolo importante anche il sistema dei valori come la salute o il costo. Questo esperimento fu condotto in una città centro-occidentale degli USA nel 1942 su 5 gruppi: 3 rappresentavano le stratificazioni economiche della popolazione bianca americana (ad alto, medio e basso reddito); 2 rappresentavano due minoranze, l'una cecoslovacca e l'altra nera.
Lewin doveva cercare di introdurre, utilizzando metodologie atte a persuadere le massaie, a comperare e cucinare frattaglie di pollo in un periodo di ristrettezze alimentari a causa della Seconda Guerra Mondiale. Già il governo aveva lanciato una campagna di propaganda per persuadere gli americani a consumare appunto frattaglie ma con scarsi risultati. L'idea di Lewin era quella di non ricorrere a tecniche di persuasione individuale ma cercare di mutare le norme di gruppo affinché determinino cambiamenti individuali. Egli utilizzò due tipi di sperimentazione su gruppi di donne volontarie:
- Un metodo consisteva in lezioni-conferenze sui vantaggi dietetici delle frattaglie.
- L'altro nella partecipazione attiva a discussioni di gruppo sulla stessa tematica che si sarebbe conclusa con la decisione, per alzata di mano, a consumare tale alimento.
Solo il secondo metodo comportò una consistente modificazione e questo è dovuto alla decisione di gruppo che sembra avere un legame consolidante sia per essere coerente con la decisione presa che per restare fedele all'impegno preso nei confronti del gruppo. Nascono così l'action-research che è una ricerca in cui sono attivi sia i soggetti-oggetti sia i ricercatori in essa impegnati. Un esempio di action-research è proprio l'esperimento sul mutamento delle abitudini alimentari, e il T-group (training group) che è un metodo di formazione attiva di gruppo che ha lo scopo di permettere l'acquisizione di conoscenze su tre livelli del comportamento sociale:
- Interpersonale (le relazioni degli individui fra loro)
- Di gruppo (funzionamento gruppale e il suo sviluppo)
- Fra gruppi
Novità di questo metodo è che ciascun partecipante diventa responsabile attivo del proprio apprendimento e mutamento. Secondo Lewin un processo di mutamento sociale doveva essere concepito come un processo a 3 fasi: disgelamento del livello precedente, mutamento di tale livello e consolidamento del nuovo.
Partendo dalla distinzione effettuata da Moscovici fra minoranze eterodosse (cioè contro-normative, portatrici di valori e norme opposte a quelle della maggioranza) e minoranze ortodosse (pro-normative, rafforzanti le norme maggioritarie), Mucchi Faina sostiene che sarebbe necessario indagare sui diversi effetti delle minoranze contro-normative. Esse non raggiungono sempre gli obiettivi sperati ma producono un rafforzamento dell'ordine vigente. Per esplorare questo problema è necessario non restare limitati alle ricerche di laboratorio ma guardare alla realtà sociale; si tratta del problema della validità ecologica delle ricerche cioè della loro rilevanza sociale che interessa tutte le discipline sperimentali.
Definizioni di gruppo
McGrath parte dal presupposto che se è vero che ogni gruppo è un'aggregazione di individui, ogni aggregazione di individui non è necessariamente un gruppo. Egli quindi stila varie tipologie di aggregazioni sociali:
- Aggregazioni artificiali: i componenti sono classificati insieme in base a qualche caratteristica comune (età, sesso), ma che non sono implicati necessariamente in qualche tipo di relazione (gruppi statici o categorie sociali).
- Aggregazioni non organizzate: vengono anche chiamati aggregati da Giddens, sono degli insiemi di individui che si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento senza altro tipo di legame. Essi possono includere o meno la vicinanza fisica e uno scopo contingente comune; esempio chi costituisce il pubblico di uno spettacolo non condivide la vicinanza fisica.
- Unità sociali con modelli di relazione: insiemi di individui che condividono set di valori, costumi, abitudini, le parentele.
- Unità sociali strutturate: diviene più forte il carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate, come società, comunità, famiglia.
- Unità sociali intenzionalmente progettate: come un'organizzazione o un gruppo di lavoro.
- Unità sociali meno intenzionalmente progettate: come un'associazione o un'organizzazione di volontariato, o un gruppo di amici (possono essere caratterizzati da legami interpersonali).
Queste aggregazioni differiscono su due dimensioni: la base su cui si fondano le relazioni fra i membri e la grandezza dell'aggregato. Infatti, per McGrath i gruppi sono quelle aggregazioni sociali che implicano reciproca consapevolezza e una reciproca interazione. Ma questa definizione è alquanto restrittiva perché vi sono gruppi che non necessariamente hanno interazione dirette. Inoltre, secondo McGrath la grandezza e l'interazione diretta distinguono i piccoli gruppi dai grandi gruppi.
Innanzitutto, secondo De Grada bisogna effettuare una distinzione tra piccolo gruppo e gruppo faccia a faccia:
- Piccoli gruppi: i comportamenti si conoscono e si influenzano reciprocamente, per quanto l'interazione diretta e continuativa di tutti i membri non sia una conditio sine qua non.
- Gruppi faccia a faccia: gruppo ristretto nel quale tutti i membri interagiscono direttamente, hanno riunioni frequenti anche per un lungo periodo, hanno diversi livelli di strutturazione e di ufficialità.
Un'altra distinzione deve essere fatta tra gruppi primari e secondari:
- Gruppi primari: sono insiemi di persone che interagiscono direttamente, sono legate da vincoli di tipo affettivo, sentono un forte senso di appartenenza e di lealtà nei confronti del gruppo.
- Gruppi secondari: insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere, ruoli differenziati in funzione del raggiungimento degli obiettivi, relazioni di tipo piuttosto impersonale perché basate su fini pratici e sul contributo, in termini di ruolo, che ciascun membro può offrire.
Secondo De Grada è meglio parlare di primarietà e secondarietà.
Ancora bisogna distinguere i gruppi formali da quelli informali:
- Gruppi formali: si formano sotto un'egida istituzionale, che ne detta gli obiettivi principali nel quadro di attività specifiche come associazioni sportive, religiose e culturali.
- Gruppi informali: aggregazioni spontanee il cui scopo non consiste nel perseguimento di attività specifiche, ma nell'intensità delle relazioni fra i membri come la socializzazione fra pari nell’adolescenza.
Secondo McGrath le tipologie dei gruppi utilizzate nella ricerca sono tre:
- Gruppi naturali: esistono indipendentemente dalle attività e dai propositi della ricerca (es. gruppi di lavoro).
- Gruppi inventati (concocted): sono creati come mezzi per la ricerca, si tratta di gruppi meno naturali, per quanto essi siano nel complesso della sperimentazione reali, poiché gli individui in essi coinvolti reagiscono realmente agli stimoli sperimentali, interagiscono direttamente usando tutti i canali comunicativi.
- Quasi-gruppi: sono come i precedenti in quanto creati a scopo di ricerca, ma non sono completamente dei gruppi poiché hanno pattern d'attività altamente artificiali e costrittivi.
Nella letteratura psicosociale compare anche il concetto di:
- Gruppi di riferimento: sono quelli con cui l'individuo si identifica o ai quali aspira di appartenere. Costituiscono una fonte di atteggiamenti e di valori. Essi sono per Sherif la manifestazione della complessità delle moderne società occidentali.
Il gruppo nelle teorie di Lewin, Sherif e Tajfel
a) Per Lewin il gruppo è una totalità dinamica in cui le parti di cui si compone sono interdipendenti fra loro. Utilizza una definizione di gruppo che può essere utilizzata sia per i piccoli sia per i grandi gruppi. Una totalità dinamica è costituita dall'interdipendenza delle sue parti, la quale è divisa in:
- Interdipendenza del destino: qualunque aggregato casuale di individui può divenire gruppo se le circostanze ambientali attivano la sensazione di essere improvvisamente nella stessa barca. Può divenire gruppo che sperimenta un forte senso di coesione solo per il fatto di condividere un destino comune. Ne può essere un esempio la sindrome di Stoccolma: attaccamento della vittima al suo carnefice; può essere in realtà vista seppur forse con estrema semplicità, come del fatto che insiemi casuali di individui possono divenire improvvisamente, sotto la spinta di eventi imprevedibili e stressanti, un gruppo che costruisce nelle ore o nei giorni di convivenza forzata una specie di solidarietà interna. Altri esempi di destino comune sono presenti nella storia delle persecuzioni e delle discriminazioni di interi gruppi nazionali.
- Interdipendenza del compito: che costituisce un elemento più forte e durevole di quella del destino, poiché fa sì che lo scopo del gruppo determini un legame fra i membri in modo tale che i risultati delle azioni di ciascuno abbiano delle implicazioni sui risultati degli altri. La natura di queste implicazioni può essere positiva o negativa:
- Interdipendenza negativa (competizione): il successo di un membro costituisce l'insuccesso di un altro o degli altri membri.
- Interdipendenza positiva (collaborazione): il risultato positivo di ognuno implica il successo del gruppo.
b) Sherif ha una concezione architetturale di gruppo, cioè è identificato come una struttura in cui i membri sono legati da rapporti di status e ruoli e in cui si delineano norme e valori comuni: la condizione essenziale per la formazione di un gruppo è l'interazione nel corso del tempo di individui che hanno motivazioni, interessi e problemi comuni (gente che sta sulla stessa barca). La ripetuta interazione in nome di un interesse comune non significa che i vari membri svolgano nelle varie attività le stesse funzioni, anzi nel corso del tempo si differenziano e si specializzano, dando luogo alla differenziazione di ruoli che a loro volta sono contrassegnati da uno status diverso da potere diverso. La concezione strutturale di gruppo può adattarsi a gruppi di varie dimensioni. Sherif parla anche di gruppo di natura longitudinali: sono i piccoli gruppi. Sono detti longitudinali nel senso che le relazioni di ruolo e status, compresa la relazione fra membri e leader, e le norme si sviluppano nel corso del tempo. Le situazioni di unioni sono raggruppamenti di individui transitori che non costituiscono necessariamente un gruppo, ma soltanto delle situazioni di unione.
L'autore afferma che per studiare i gruppi sarebbe necessario utilizzare varie metodologie di ricerca, da quelle osservative e di inchiesta a quelle sperimentali: il metodo di laboratorio deve diventare l'ultimo tocco della ricerca sui gruppi. Per comprendere i fenomeni che si situano a vari livelli della vita di gruppo bisogna utilizzare un approccio interdisciplinare fra sociologia e psicologia.
c) Per Tajfel ciò che definisce un gruppo o una nazione è il fatto che l'individuo, attraverso un processo di autocategorizzazione, si sente parte di essi. Questa definizione basata sul sentimento di appartenenza include tre componenti:
- Socio-cognitiva: il cognitivo individuale è accompagnato dall'aspetto sociale, cioè dal consenso a proposito dell'appartenenza di gruppo che è necessario affinché quest'appartenenza risulti efficace nel determinare le uniformità sociali del comportamento sociale nei confronti dell'ingroup e dell'outgroup.
- Valutativa: il gruppo e/o la propria appartenenza ad esso può essere connotata positivamente o meno.
- Emozionale: gli aspetti cognitivi e valutativi del gruppo e della propria appartenenza ad esso sono accompagnati da sentimenti e da emozioni.
Questi aspetti dell'appartenenza a un gruppo sono applicabili sia a piccoli gruppi faccia a faccia che a grandi categorie sociali. La categorizzazione sociale è un processo cognitivo che divide il mondo sociale in categorie cui si appartiene e non si appartiene: questo processo accentua la percezione delle somiglianze intracategoriali e differenze intercategoriali, e produce differenziazioni sul piano valutativo e comportamentale. Per Tajfel la categorizzazione sociale gioca un ruolo cruciale nel processo di definizione di un gruppo. La definizione di gruppo basata sull'autocategorizzazione solleva critiche di soggettivismo. Tajfel riconosce che a criteri soggettivi di appartenenza devono corrispondere dei criteri oggettivi, utilizzabili da un osservatore esterno che assegna appunto quegli individui a un gruppo o ad un altro. In genere, in condizioni naturali, ciò avviene per una serie di circostanze.
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