L’IMPOSSIBILITA’ DI UNA PSICOLOGIA INDIVIDUALE DEI GRUPPI(MEAD E
VYGOTSKIJ)
Molti dei fenomeni di interesse psicologico sociale non possono essere ridotti solo ad un’analisi
individuale;infatti se pensiamo alle pratiche lavorative nessun lavoro è eseguito
individualmente,ma è sempre svolto all’interno di gruppi,di contesti sociale. Perciò senza tener
conto di ciò che Luckman chiama strutture di plausibilità,Mead chiama altro generalizzato e
Giddens chiama agenti di socializzazione è impossibile pensare all’attività umana. Un’analisi solo
individuale rischia di far perdere di vista il processo di interazione sociale,di condivisione che rende
possibile spiegare e descrivere l’attività e il comportamento degli individui in contesti sociali e
lavorativi di vita quotidiana. Infatti come affermava Mead anche il sè nasce dal processo di
interazione sociale,attraverso trattative empiriche con altri individui in un ambiente organizzato,e
il contenuto della mente è il prodotto dell’interazione sociale.
In questo senso,secondo Mead,l’oggetto di studio della psicologia sociale è il comportamento
individuale collocato nel processo sociale;ossia il comportamento sociale può essere compreso
solo in termini di comportamento all’interno del gruppo sociale di cui ne fa parte.
Da qui nasce l’opposizione tra individuo e comunità/gruppo. Asch sostiene che i fenomeni sociali
devono essere considerati come interazione fra singole persone e i processi di gruppo emergono
solo quando ciascun individuo riesce a considerare come parte di una situazione non solo se stesso
ma anche l’altro. questa fenomeno Asch lo definisce CAMPO RECIPROCAMENTE
CONDIVISO(condizione necessaria per svolgere azioni comuni). In tal senso Asch e Mead
sostengono l’impossibilità di sepaare il sociale dallo psicologico e quindi l’oggetto di studio della
psicologia sociale è il rapporto dell’individuo con altri individui. Per Mead ma anche per Vygotskij
diventa importante nel processo di interazione sociale il linguaggio e quindi il processo di
simbolizzazione. All’interno del gruppo vengono utilizzati soboli di comunicazione uguale per tutti
gli individui. Il linguaggio è un sistema importante per costruire noi stessi e il mondo in cui viviamo
e permette di relazionarci e comunicare con gli altri. Il linguaggio permette di creare quell’universo
di discorso,ossia quell’insieme di significati comuni e condivisi che rende possibile l’esistenza del
sè.
In sintesi è grazie al linguaggio che gli individui diventano parte attiva di una situazione o attività.
L’ALTRO GENERALIZZATO è un insieme socialmente connotato,una comunità o un gruppo con il
quale l’indivuo interagisce,negozia e costruisce il sè. Esemplare di questo caso è Vygotskij:il
linguaggio per lui è il mezzo sociale del pensiero,ed è sociale in due sensi: in quanto prodotto
dell’evoluzione storico-culturale e in quanto presente nelle dinamiche dell’interazioni sociale tra
gli individui. L’interdipendenza tra pensiero e linguaggio per V.è data dalla parola. Dalla parte del
pensiero il significato nasce da una riflessione generalizzata della realtà;dalla parte del linguaggio il
significato nasce dalla parola. il significato della parola avviene mediante l’interazione e la
condivisione con gli altri che ci consenono di interpretare il mondo.
DAL MONOLOGO AL DIALOGO
Invece di considerare le parole come dotate di significato,la prospttiva dialogica considera il
significato delle parole comeil prodotto dell’interazione tra gli individui. Comprendere una
parola,una frase non vuol dire trasmettere semplicemente nella testa del destinatario il
messaggio del mittente ma,al contrario una reale coprensione produce risposte attive e condivise.
Nel dialogo la risposta nasce da ciò che si è detto,;ciò vale anche quando il dialogo e con noi
stessi. Nella prospettiva dialogica,a differenza di quello monologa,a nessuno si può attribuire la
responsabilità di ciò che si è detto o fatto. Grazie al dialogo che si costruisce l’esperienza ed è
proprio grazie ad esso che un membro si sente perte del gruppo.
COMUNITA’ E SIGNIFICATI CONDIVISI
Grazie al dialogo che si può creare l’intersoggettività che permette di valutare cosa è benee cosa
no,di cogliere il nuovo e l’imprevisto,di condividere e di rendere il privato un fatto un pubblico.
Senza riferimento alle comunità interpretative non è possibile la comprensione del
comportamento umano. Il processo di evoluzione delle comunità interpretative è scandito da due
processi:le creazione di nuovi significati e la loro interpretazione. Quando incomincia una
interazione tra 2 individui la comunità interpretativa fa riferimento ad un canone condiviso per
sostenere la comunicazione. Questi canoni sono usati dal parlante per aiutare l’ascoltatore a
comprendere quello che si vuol dire. Sono,cioè,canoni condivisi dalla comunità e che permettono
di trasmettere significati che il parlante intende esprimere.
Questi canoni sono liberatori di creatività,perchè trasmettono qualcosa di nuovo e a questo punto
inizia la seconda fase che è quella dell’interpretazione,cioè gli ascoltatori devono interpretare il
significato della discussione.
LA COMUNITA’ DI PRATICHE COME ALTRO GENERALIZZATO
Per comprendere i processi di negoziazion e di costruzione di significati condivisi è necessario
considerare gli individui in rapporto,quindi la comunità di pratiche ossia il gruppo.
La comunità di pratiche è costituito da 3 dimensioni:
impegno reciproco:le pratiche esistono perchè gli individui sono impegnati in azioni i cui
1. significati vengono negoziati. Cioè l’appartenenza ad una comunità è data dalla
condivisone di uno stesso impegno con altri. Condividere un impegno è sinonimo di
appartenenza ad una comunità che non significa però essereuguali o omogenei.
Impresa comune:avere obiettivi comuni,condivisi. L’impresa è comune non perchè tutti
2. redono nelle stesse cose o siano d’accordo su tutto ma in quanto esse sono negoziate
collettivamente.
Repertorio condiviso:ostruzione collettiva di risorse per la negoziazione di significati.
3.
PARTECIPAZIONE E IDENTITA’
Nel corso della vita aumentiamo le nostre partecipazioni alle
comunità(amici,lavoro,religiosi,sport). È proprio la partecipazione a tali comunità che produce
esiti importanti. La partecipazione produce APPARTENENZA e quindi definizione,sviluppo di
identità individuale e sociale. In questa prospettiva l’identita’ è intesa come qualcosa che le
persone fanno,essendo coinvolti in attività e non per ciò che sono. Se quindi l’identità si
costruisce attraverso la partecipazione alla comunità,essa non va considerata come un nucleo
stabile ma come la somma di molte partecipazioni. Ognuno di noi quindi sviluppa ne corso
della vita molte identità e avere molte apparteneze è un aspetto caratteristico della nostra
vita. Non tutte le appartenenze sono pesanti,ma noi ci identifichiamo più con alcune comunità
in base a ciò che è importante o meno. L’identità è un concetto sia relazione,in quanto ponte
tra individuale e sociale,che molteplice. Ma l’identità si costruisce anche con la non-
partecipzione a determinate comunità,quindi è importante distinguere la partecipazione dalla
non-partecipazione.
Ci sono forme periferiche di non partecipazione che sono necessarie per la costruzione
• di future pratiche di partecipazione piena,ossia sono le prime fasi di socializzazione.
Ci sono forme marginali di non partecipazione,che al contrario impediscono la
• costruzione di future pratiche di partecipazione.
Quindi,la nostra identità è sempre composta da multiple appartenenze. Siamo sempre
impegnati nel corso della vita ad attraversare e a confrontarci con diverse appartenenze e
questo richiede un’identita sociale ben strutturata e robusta che,secondo Wenger,è data
da diverse caratteristiche:
1.coerenza locale: una forte identità richiede l’aver vissuto profonde espeienze di relazione
con altri,attrverso la condivisione di storie,esperienze,azioni.
2. estensione globale: una robusta identità richiede ricche esperienze di partecipazione a
comunità diverse.
3.efficacia sociale: una robusta identità permette la partecipazione al mondo sociale e ad
un arricchimento della vita relazionale.
DAL VUOTO SOCIALE AI CONTESTI SOCIO-INTERATTIVI
Per rendere possibile tutto ciò,occorre però considerare dei contesti socio-interattivi adatti per la
ricrca psicologica che andranno a sostituire quel vu
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