I gruppi
“Il gruppo è un insieme di due o più persone che interagiscono reciprocamente e sono interdipendenti” (Levine e Moreland, 1998).
“Struttura in cui i membri sono legati da rapporti di ruolo e di status e in cui si delineano norme e valori comuni” (Sherif e Sherif, 1969).
“Un gruppo esiste quando due o più individui definiscono se stessi come membri e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona” (Brown, 2005).
Teoria dell’identità sociale
Importanza del continuum “interpersonale-gruppo”: Le persone si comportano ed agiscono in base alla salienza della propria identità sociale, ovvero se, in una data situazione, interagiscono come membri di un gruppo o come individui. La definizione di ciò che è un gruppo e di cosa significa appartenervi include tre componenti (Tajfel):
- Una componente cognitiva: coscienza di fare parte di un gruppo.
- Una componente valutativa: la nozione di gruppo e della propria appartenenza ad esso può avere una connotazione di valore positiva o negativa.
- Una componente emotiva: gli aspetti cognitivi e valutativi dell’appartenenza di gruppo possono essere accompagnati da emozioni nei confronti del gruppo stesso e di chi intrattiene relazioni con esso.
Tipo di gruppi
- Primari: Soddisfano bisogni primari; persone legate da vincoli di tipo affettivo, forte senso di appartenenza e di lealtà nei confronti del gruppo.
- Secondari: Si formano per raggiungere finalità, scopi.
- Formali: Si formano sotto ordine istituzionale, che ne detta gli obiettivi principali in riferimento ad attività specifiche.
- Informali: Aggregazioni naturali, spontanee, il cui scopo consiste nell'intensità delle relazioni fra i membri (amici).
Caratteristiche distintive dei gruppi
Levine e Moreland: Gruppo è insieme di persone che:
- Interagiscono regolarmente,
- Hanno legami affettivi tra loro,
- Condividono uno schema comune di riferimento (realtà condivisa),
- Sono interdipendenti nella loro condotta.
Cartwright e Zander: Numero di persone sono un gruppo se:
- Interagiscono frequentemente fra loro,
- Si definiscono come membri dello stesso gruppo,
- Sono definite dagli altri come un gruppo,
- Condividono norme su argomenti di interesse comune,
- Unite da sistema di ruoli interconnessi,
- Si identificano reciprocamente avendo assunto ideali e modelli simili,
- Trovano il contesto interattivo gratificante,
- Perseguono scopi comuni,
- Hanno comune percezione dell’identità,
- Tendono ad agire in modo unitario nei confronti dell’ambiente.
Funzioni psicologiche dei gruppi
5 funzioni (De Grada, Cartwright e Zander):
- Bisogni sociali
- Bisogno di sicurezza e sostegno sociale,
- Dipendenza e sottomissione,
- Dominanza,
- Difesa dell’autostima,
- Riduzione dell’incertezza (Hogg).
- Bisogni che possono essere soddisfatti se membri hanno particolari caratteristiche (interessi come sport e musica o religione).
- Bisogni che gruppo soddisfa in quanto svolge determinate attività (sportivi, di ecologia...).
- Bisogni legati a specifici scopi (imparare a fare qualcosa).
- Bisogni personali per i quali il gruppo è uno strumento.
Teoria della riduzione dell’incertezza (Hogg): Le persone sono motivate a ridurre l’incertezza su chi sono o sui pensieri e le azioni che si riflettono sul proprio essere. Entrare in un gruppo è un modo per ridurre l’incertezza sul nostro sé.
Struttura del gruppo
I gruppi possiedono una struttura, espressa dai ruoli che regolano l’interazione e che servono l’interesse collettivo del gruppo. Alcuni ruoli sono più desiderabili e incrementano lo status. I gruppi possono includere sottogruppi e membri centrali o marginali.
- Ruoli e status,
- Norme,
- Struttura comunicativa,
- Coesione.
Ruoli e status
Il ruolo e lo status si riferiscono a un insieme di comportamenti tipici della posizione occupata all’interno del gruppo. Ruoli sociali: aspettative condivise circa i modi in cui una persona in un gruppo si dovrebbe comportare. Esistono ruoli formali (professionali) e informali.
- Funzioni dei ruoli:
- Emergono nei gruppi per delineare una divisione del lavoro.
- Governano le relazioni e le interazioni tra sottogruppi appartenenti al gruppo.
- La differenziazione di ruoli serve ad agevolare il raggiungimento di uno scopo. La scelta del ruolo può variare in base alla situazione.
- I ruoli portano ordine e prevedibilità all’interno di un gruppo.
- Contribuiscono alla definizione dell’identità di un individuo.
Slater divide i ruoli in:
- Specialista nel compito emerge come leader (partecipativo, propone idee),
- Specialista socio-emozionale risponde ad esigenze affettive del gruppo.
Tale distinzione si ritrova anche nelle famiglie, anche se a volte uno stesso individuo può adempiere a entrambi i ruoli.
Bales: Sistema di osservazione dell’interazione di gruppo (IPA): Uno strumento per codificare l’osservazione e l’analisi delle interazioni di gruppo. Gruppo deve svolgere attività strumentale e socio-emozionale. Nell’IPA l’interazione di gruppo viene spezzettata in molti “atti” che sono definiti come la più piccola parte di comportamento significativa e identificabile che un osservatore può percepire. Ogni atto viene classificato in una di 12 categorie mutualmente esclusive, insieme all’indicazione di chi ha compiuto l’atto e verso chi era rivolto. Al termine dell’osservazione si contano gli atti presenti in ogni categoria e si stila un profilo del gruppo o degli individui che lo compongono.
Ruolo socio-emozionale o riguardante le relazioni nel gruppo
- Positivo
- Dimostra solidarietà,
- Allenta tensioni,
- Si dimostra d’accordo.
- Negativo
- Disapprova,
- Dimostra tensione,
- Mostra antagonismo.
Ruolo strumentale o di compito
- Direzione attiva
- Dà suggerimenti,
- Esprime opinioni,
- Fornisce orientamenti.
- Direzione passiva
- Chiede orientamenti,
- Chiede opinioni,
- Chiede suggerimenti.
SYMLOG: Permette di osservare il ruolo dei membri di un gruppo su alcune dimensioni generali
- Amichevole/non amichevole,
- Dominante/sottomesso,
- Strumentale/espressivo.
Status
Non tutti i ruoli sono uguali: alcuni hanno uno status più elevato degli altri. Status: Valutazione condivisa del prestigio di un ruolo o di chi occupa un ruolo in un gruppo o del prestigio di un gruppo e dei suoi membri nel complesso.
Come si creano differenze di status?
- Gruppi formali: imposte dall’esterno,
- Gruppi informali: due ipotesi
Teoria delle aspettative di status (Berger, Rosenholtz, Zelditch, 1980): Teoria che considera il formarsi dei ruoli come una conseguenza delle aspettative basate sulle caratteristiche che le persone hanno.
Caratteristiche personali + Aspettative circa il contributo dei membri in base a queste caratteristiche.
Teoria etologica: Status assegnato si basa sulla valutazione di alcune caratteristiche fisiche o su altri indicatori che possono determinare la forza (il portamento, il tono della voce).
Leadership
I leader sono i membri di status più elevato all’interno di un gruppo. Essi influenzano gli altri membri del gruppo più di quanto siano essi stessi influenzati. Un leader emerge a seguito di: Elezione, Nomina, Usurpazione, Emergenza spontanea in modo informale.
Teorie della personalità
L’idea generale di tale approccio è che certi individui avrebbero delle caratteristiche o qualità innate che li renderebbero dei leader e che, dunque, li differenzierebbero dai non leader. Almeno 75 caratteristiche della personalità correlabili con capacità di leadership. Secondo Bass le più forti: intelligenza, determinazione, sicurezza, dominanza, socievolezza/estroversione, orientati al risultato, adattabilità, spirito di iniziativa, fiducia in se stessi, controllo emotivo, capacità di tollerare lo stress.
Tratti di personalità maggiormente in relazione con la Leadership:
- Capacità:
- Abilità verbali,
- Abilità di ottenere la cooperazione dagli altri,
- Intelligenza,
- Capacità critica.
- Tratti Sociali:
- Aggressività,
- Estroversione,
- Umorismo,
- Capacità di dirigere,
- Diplomazia.
- Altri tratti:
- Affidabilità,
- Apertura mentale,
- Competitività,
- Creatività/Originalità,
- Prontezza,
- Determinazione,
- Energia,
- Flessibilità.
La leadership è un fenomeno complesso di interazione che coinvolge:
- Il leader (competenze, motivazioni, legittimità e caratteristiche personali),
- I membri del gruppo (loro attese, competenze, motivazioni, caratteristiche personali),
- La situazione (struttura sociale, tipo di compito, norme, storia del gruppo).
La ricerca di Lippit & White
Introducono i gruppi di lavoro per i ragazzi nel dopo-scuola. Gli insegnanti potevano utilizzare uno dei tre stili della leadership:
- L. autoritario
- L. democratico
- L. lassista – stile permissivo
Tre collaboratori addestrati ai tre stili ruotano per periodi di 7 settimane nei tre gruppi in modo da escludere effetti dovuti alle caratteristiche personali dei leader. Ogni gruppo esposto a 21 settimane di stile autoritario, democratico o permissivo.
Leader autoritario/autocratico
- Fornisce direttive,
- Impone le regole,
- Stabilisce passi e tecniche,
- Lascia altri in incertezza circa passi successivi,
- Attribuisce compiti,
- Esprime critiche non costruttive,
- Resta fuori da attività del gruppo.
I leader autocratici generano aggressività e dipendenza nei confronti del leader, i membri lavorano più duramente, ma solo se è presente il leader.
- Totale incapacità d’iniziativa all’attività di gruppo,
- Prestazioni alte ma solo con controllo diretto,
- Produttività crolla dopo allontanamento del leader,
- Rapporto di sottomissione al leader,
- Frustrazione e aggressività rivolta verso il leader,
- Meno soddisfazione dei membri, più aggressività ed egocentrismo.
Leader democratico
- Coinvolge l’intero gruppo nelle decisioni sulla linea di condotta da adottare,
- Fornisce pareri lasciando libera scelta,
- Aiuto e suggerimenti,
- Stimolo dell’iniziativa personale,
- Cordialità e fiducia.
I leader democratici sono i preferiti, e l’atmosfera all’interno del gruppo è amichevole, i membri lavorano sia quando è presente, sia quando è assente il leader.
- Relazione amichevole leader-membri/più spontanei,
- Alta soddisfazione, collaborazione ed atmosfera amichevole, autostima, efficienza.
- Coesione elevata.
- Prestazioni buone anche senza controllo diretto/Limitata diminuzione dell’attività in assenza del leader.
- Più libertà nel dare suggerimenti.
In relazione al tipo di linguaggio utilizzato (“io” vs. “noi”) emerge un differente sentimento di appartenenza: più intenso nel gruppo democratico.
Motivazione al lavoro: la presenza o l’assenza del leader non ha rilevanza.
Leader permissivo/lassista
- Lascia il gruppo libero di agire,
- Limita al massimo il suo intervento.
I leader permissivi sono valutati abbastanza positivamente, ma il gruppo produce poco. Paradossalmente, la produttività del gruppo aumenta quando il leader non c’è.
- Atmosfera piacevole,
- Orientamento al compito scarsissimo,
- Prestazione scarsa, aumenta in assenza del leader.
Quando il soggetto tipico del gruppo democratico va nel gruppo autoritario o quando il soggetto tipico del gruppo autoritario va nel gruppo democratico, il comportamento dei due partecipanti rispecchia presto l’atmosfera del gruppo in cui agisce.
Il gruppo, a cui la persona appartiene, e la cultura in cui vive ne determinano il comportamento e il carattere.
Interazione/fit tra situazione e leadership
Anche la situazione influenza l’efficacia del leader - Teorie secondo cui l’efficacia di leadership dipende dalla natura della situazione in cui la leadership si manifesta. Modelli della contingenza identificano quale variabili situazionali e lo stile o tratto del leader sono più appropriati in ciascuna situazione.
Teoria della contingenza (Fiedler)
Variabili di tratto del leader:
- Orientato alle relazioni,
- Orientato al compito,
- Controllo della situazione.
Variabili che determinano il controllo della situazione:
- Qualità relazioni leader-membri (Scala del collega meno apprezzato (LPC)),
- Struttura/chiarezza del compito,
- Potere della posizione del leader.
Implicazioni:
- Non esistono leader più o meno efficaci.
- Chiunque può essere un buon leader se viene data la situazione adatta.
- L’efficacia di un leader può essere migliorata creando le condizioni migliori.
Kerr e Jermier hanno identificato diverse variabili che potenzialmente svolgono il ruolo di surrogati della leadership:
- Caratteristiche dei subordinati,
- Caratteristiche del compito,
- Caratteristiche dell’organizzazione.
I Modelli decisionali di Vroom e Yetton (1973)
Stile del leader centrato sul processo di presa di decisioni (decision making). 5 stili decisionali:
- Autocratico: il leader prende le decisioni da solo senza consultare i membri.
- Autocratico con richiesta d’informazioni ai collaboratori: il leader decide da solo, i subordinati sono in parte implicati.
- Consultivo individuale: il leader consulta individualmente i collaboratori e prende da solo la decisione.
- Consultivo di gruppo: il leader consulta il gruppo e prende da solo la decisione.
- Partecipativo: il leader condivide il problema col gruppo per arrivare ad una soluzione consensuale.
Path Goal Theory (House e Mitchell)
- I leader col loro comportamento influenzano la percezione dei subordinati rispetto al “sentiero verso l’obiettivo”.
- Il leader è tanto più accettato dai collaboratori quanto più questi lo considerano idoneo a soddisfare i loro bisogni immediatamente o nel futuro.
- Il leader è particolarmente motivante quando riesce a convincere i collaboratori che la loro soddisfazione dipende dal raggiungimento di risultati brillanti e che di questo cammino egli si farà carico.
Il leader per assumere una funzione motivante potrà adottare 4 forme di leadership:
- Comportamento strumentale: “orientamento al compito”; efficace quando i collaboratori hanno difficoltà ad impegnarsi.
- Comportamento supportivo: include l’attenzione al benessere, alla relazione; efficace nel caso di compiti noiosi.
- Comportamento partecipativo: anch’esso include l’attenzione alla relazione; efficace nel caso di collaboratori abili con alte aspettative e che sono consapevoli di essere artefici della loro riuscita.
- Comportamento orientato ai risultati: sfidante, elevate aspettative rispetto ai collaboratori e continua proposta di incentivi; efficace con collaboratori con forte desiderio di autorealizzazione.
La Leadership situazionale (Contingentismo) di Hersey e Blanchard
Valutazione del livello di maturità dei collaboratori; Il leader deve aiutare i propri collaboratori a crescere (se lo vogliono) e quindi deve adattare il suo stile alle loro capacità.
Quattro stili di leadership:
- Telling (direttivo): molta guida e poco sostegno; gruppi poco maturi.
- Selling (persuasivo): molta guida e molto sostegno; gruppi con media-bassa maturità.
- Participating (partecipativo): poca guida e molto sostegno; adatto con gli individui con buona maturità.
- Delegating (delegante): poca guida e poco sostegno; indirizzato solo a gruppi con alta maturità ed esperienza.
Teorie transazionali (Hollander, Thibaut e Kelly)
Scambio bidirezionale di risorse tra leader e seguaci. Il leader deve guadagnare credibilità e legittimazione. Il leader può guadagnare credibilità grazie a:
- Iniziale conformità alle norme,
- Competenza/Abilità nel compito,
- Impegno per scopi di gruppo,
- Legittimità/Elezione da parte dei membri vs. nomina esterna.
Comportamenti nei gruppi
Facilitazione sociale (Allport)
In condizioni di co-azione (vs. soli) più parole. Allport ha trovato che la presenza di altre persone facilita la prestazione nei compiti semplici (facilitazione sociale) e la ostacola nei compiti difficili (inibizione sociale).
Teoria della pulsione (Zajonc et al, 1969): La presenza di altri membri della stessa specie aumenta i livelli di attivazione per predisporre l’individuo all’azione. Tale attivazione:
- Aumenta la probabilità di comparsa delle risposte abituali e apprese bene (compiti facili),
- Limita la comparsa di risposte nuove e non apprese bene (compiti difficili).
Co-presenza = Attivazione fisiologica (Zajonc) La presenza fisica di membri della stessa specie provoca istintivamente un’attivazione che stimola l’esecuzione di modelli di comportamento abituale. La presenza sociale produce un’attivazione indotta (pulsione). Co-presenza = paura di essere valutati quindi migliore prestazione. Attivazione: favorisce risposte dominanti (apprese in esperienze precedenti). Se risposte dominanti sono corrette è migliore la prestazione.
Teoria distrazione-conflitto (Baron 1986): Conflitto tra attenzione ad altri (potenziali valutatori) vs. impegno nel compito. Conflitto crea attivazione = risposte dominanti.
Tipo di compito e produttività (Steiner)
Secondo Steiner,
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