Che materia stai cercando?

Psicologia sociale

In questi appunti personali potete trovare:
1. il pensiero sociale, influenza sociale, relazioni sociali.
2. le categoria di principi: motivazionali e di elaborazione.
3. memoria a breve termine
4. memoria a lungo termine
5. i metodi della psicologia sociale
6. le variabili (dipendente e indipendente)
7. comunicazione non verbale CNV
8. pregiudizio
9. stereotipo... Vedi di più

Esame di Psicologia sociale docente Prof. P. Catellani

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

3

• Accessibilità di un concetto : probabilità che un concetto venga richiamato dalla

memoria a lungo termine nella memoria a breve termine, e che venga utilizzato in una

fase di codifica di nuove informazioni.

Il modo di elaborare le informazioni è diverso per ciascun individuo.

I concetti per noi importanti sono quelli più accessibili, ovvero quelli a cui ho pensato

spesso o quelli a cui ho dato più importanza.

L’accessibilità è influenzata da 3 fattori:

1. Recenza : un concetto che sia stato da poco richiamato dalla memoria a breve termine

rimane per un certo tempo più accessibile di altri e lo userò per codificare delle

informazioni. La recenza ha a che fare con la vicinanza temporale.

2. Frequenza: concetto attivato spesso il quale diventa cronicamente accessibile alla

nostra mente, e che viene utilizzato per l’interpretazioni di informazioni nuove.

3. Scopo: lo scopo che noi abbiamo in un momento dato influenza l’accessibilità dei

concetti. Lo scopo che la persona persegue quando una persona effettua la codifica è

depositato in memorie ed è collegato alle informazioni utile al suo conseguimento.

L’attivazione di un certo scopo rende le informazioni ad esso connesse più accessibili

di altre.

Lo scopo è come un concetto nella mente, quindi se lo scopo è imparare, sarà come

un nodo che attiva altre informazioni come scrivere, concentrarsi.

Il processo di elaborazione delle informazioni è composto da diverse fasi:

1. ATTENZIONE/CODIFICA: è il primo incontro che abbiamo con le informazioni.

Ogni nuova informazione viene confrontata con i concetti richiamati dalla MLT (memoria a

lungo termine) alla MBT (memoria a breve termine). Una volta percepito lo stimolo, questo

viene codificato.

Codificare le informazioni: processo attraverso il quale uno stimolo esterno viene

trasformato in una rappresentazione interna della nostra mente.

L’accessibilità dei concetti dipende da:

- Scopo

- Frequenza

- Recenza

2. L’ORGANIZZAZIONE DELLE INFORMAZIONI, le quali dopo essere state codificate

vengono depositate nella memoria a lungo termine.

Le informazioni vengono organizzate sotto forma di RETE.

La memoria funziona come una rete di associazioni: idee specifiche o elementi della

memoria detti nodi, sono collegati tra loro da legami.

Le informazioni sono memorizzate sotto forma di schemi, di informazioni riguardanti noi

stessi, gli altri, gli eventi e i luoghi.

I legami che vi sono fra ogni nodo mentale sono legami di senso, sono legami che dipendono

dalle nostre esperienze passate.

Le informazioni sono i nodi. 4

Lo schema è una serie di informazioni collegate tra loro da nessi di significato che fornisce

informazioni circa le caratteristiche e i comportamenti “tipici” di una persona. È all’origine

degli stereotipi.

Lo schema contiene una specie di distillato che fa rimanere alcuni concetti importanti di una

persona che vanno a costituirla.

Script: avariante dello schema.

È una sequenza di situazioni o azioni che sono collegate fra loro da nessi temporali e/o causali.

Il primo script studiato: è la cena al ristorante.

Nella nostra mente memorizziamo una sequenza standard.

3. RICORDO: fase nella quale richiamo le informazioni dalla memoria a lungo termine alla

memoria a breve termine per utilizzarle in un momento dato. (Come sono riuscito ad

organizzare le informazioni nella nostra mente).

Le informazioni depositate in memoria vengono rievocate per elaborare informazioni nuove.

L’informazione è recuperata attraverso l’attivazione dei nodi nella memoria a lungo termine

e questo dipende da:

- Presenza di stimoli di richiamo adatti

- Presenza di molti legami con altri nodi

- Modo in cui le informazioni sono organizzate

MEMORIA A LUNGO TERMINE: esplicita/dichiarativa:

- Memoria episodica

- Memoria semantica

MEMORIA A LUNGO TERMINE: implicita/non dichiarativa:

- Memoria procedurale: relativa ad una sequenza di azioni che noi facciamo che diventa

implicita, cioè attiviamo un ricordo senza accorgercene, in modo automatico (come la

strada di casa)

Le informazioni nella memoria a lungo termine influenzano le informazioni provenienti dal

mondo esterno.

Inferenza= qualsiasi deduzione logica che noi facciamo a partire da dei fatti o delle

premesse che ci servono ad interpretare la realtà. Sono utili perché spesso la realtà non ci da

informazioni necessarie a comprenderla immediatamente.

Quali sono le informazioni che codifichiamo?

Codifichiamo e informazioni che attirano la nostra attenzione.

Vi sono alcune informazioni che sono salienti per tutti:

INFORMAZIONI VIVIDE (in movimento, colori vivaci ecc...)

o INFORMAZIONI CHE SPICCANO IN UN CONTESTO MONOTONO, NUOVE

o O ECCEZIONALI (fenomeno figura-sfondo)

PER PRIMA COSA: Le informazioni devono attirare l’attenzione. Solo le informazioni che

hanno attirato l’attenzione, potranno essere codificate.

Sono salienti sia le informazioni nuove e anche le informazioni che si differenziano in un

contesto. 5

Salienza= proprietà che distingue uno stimolo degli altri e gli permette di attirare

l’attenzione.

Memoria a breve termine e memoria a lungo termine:

Esse hanno caratteristiche diverse.

• Memoria a breve termine (MBT): spazio della nostra mente che occupiamo in un

momento preciso. - Le informazioni rimangono per breve termine (18-30 secondi).

- Ha una capacità limitata (vd. Miller, “magico numero 7”) quando

ricordiamo un numero di telefono, spesso ricordiamo alcune cifre insieme

- Per conservare le informazioni è necessario raggrupparle, con un

senso che aumenterà la capacità della memoria a breve termine.

- Se l’esperto utilizza la sua memoria a breve termine, è avvantaggiato

perché ciascuno dei 7 elementi che contiene nella sua mente, contengono

altri elementi (Differenza tra esperto e non esperto).

• Memoria a lungo termine (MLT): La memoria a lungo termine è da concepire come una

sorta di magazzino organizzato in più strutture.

- Il tempo di permanenza delle informazioni possono rimanere per un

periodo quasi illimitato (Es: memoria olfattiva).

- Capacità ampia

- Sistema complesso basato su connessioni tra gli elementi

(informazioni)

- Importanza del significato delle informazioni memorizzate: le

informazioni si collocano nella MLT in un’area della memoria che

contiene informazioni simili.

Il problema dei tre principi è la memoria a breve termine, in quanto è limitata.

Data la limitata capacità della memoria a breve termine, gli individui cercano di economizzare i propri

processi cognitivi.

Accessibilità --> utilizziamo più frequentemente e diamo maggiore importanza alle informazioni e i

concetti che ci vengono in mente con più facilità.

Conservatorismo --> una volta formata un’ impressione, un’ opinione o un atteggiamento, tendiamo a

mantenerli stabilmente. È legato alle nostre informazioni.

Questa tendenza si ricollega ai principi motivazionali che abbiamo visto, a quale delle motivazioni si

collega?

Sicuramente alla prevedibilità ma anche attraverso la valorizzazione di “me” e il “mio”. In modo indiretto

potrebbe centrare anche l’affiliazione. 6

Il conservatorismo (o effetto conferma): tendenza a mantenere i nostri atteggiamenti, opinioni,

giudizi una volta che questi si sono formati.

La tendenza a non dare peso al giudizio che ci siamo fatti della persona e dell’evento anche quando

siamo esposti a qualcosa che può mettere in discussione ciò che ci siamo formati.

Il forte bisogno di conservatorismo è tale perché abbiamo una tendenza forte a mantenere inalterati i

nostri giudizi, interpretazioni dei fatti ecc...

Le persone decidono di esporsi e di ricercare informazioni in un modo che non gli rimanda altro che

una convalida dei giudizi, delle interpretazioni della realtà che già possiede. Vi è un rafforzamento

di ciò che già possiede.

Tendiamo a confermare i nostri giudizi sulle persone e su dei determinati fatti.

La tendenza a conservare le opinioni e gli atteggiamenti che già nutriamo è forte e ci porta ad

esporci selettivamente e a dedicare attenzioni in modo selettivo a certi elementi, ma non sempre è

possibile, vi sono casi che la realtà rimanda ad informazioni che non sono coerenti e che possono

mettere in discussione il modo in cui interpretiamo le cose e sulla nostra visione del mondo.

Le persone hanno una tendenza alla conferma e al conservatorismo, tendono a cercare ed

interpretare e ricordare le informazioni in un modo che conferma le aspettative e le ipotesi.

Una ricerca:

Come le persone elaborano i messaggi negativi a cui sono esposti relativamente ai candidati politici.

È stato osservato in numerosi studi a partire dagli anni ’60 che le campagne politiche si basano in

modo preponderante per quanto riguarda i messaggi negativi.

Le persone favorevoli ad un partito, come elaborano i messaggi negativi nei suoi confronti? Quale

effetto hanno?

Come mai i candidati politici ricorrono a questo tipo di messaggio?

BIAS: distorsione sistematica che si riscontra nella percezione della realtà e nel ragionamento. È

una tendenza costante a ragionare e percepire le cose in un determinato modo.

Esiste un BIAS di negatività, nel senso che le informazioni negative sono particolarmente

diagnostiche e salienti, quindi attirano l’attenzione.

Diagnostiche perché ci consentono di infierire sul suo comportamento e gli attribuiamo una

caratteristica stabile.

BIAS ha avuto un significato importante per la sopravvivenza.

Le informazioni negative assumono un peso maggiore.

Ciò induce a pensare che il ricorso ai messaggi negativi è efficace perché attirano di più l’attenzione

rispetto ai messaggi positivi.

È molto più probabile quindi che le persone elaborino un giudizio negativo su un candidato

piuttosto che positivo. 7

I messaggi propagandistici hanno un deliberato intento persuasivo

L’efficacia di un messaggio volto a manipolare il giudizio di una persona è molto influente.

In alcuni casi si osserva che i messaggi negativi peggiorano il giudizio espresso sul candidato

attaccato e a volte si accusa un giudizio negativo anche sul candidato che ha sferrato “l’attacco”.

Lo studiosi è proposto di riprodurre in laboratorio una sorta di campagna elettorale cercando di

capire come l’elaborazione delle informazione può essere influenzata dalle distorsioni sistematiche:

quella a confermare ciò che si pensa e dalla tendenza a soffermarci sulle informazioni negative e

infine da quello che vene definito dal bias del candidato.

È stato osservato che le persone in linea generale tendono a focalizzare l’attenzione a ciò che.

Legato a loro e al loro gruppo.

L’esperimento in laboratorio: hanno partecipato degli studenti, ognuno di essi era posto davanti allo

schermo di un computer in cui era proiettata la descrizione di due candidati.

All’inizio sullo schermo vi era il profilo di due candidati.

Gli studenti dovevano esprimere la propria opinione verso i candidati, successivamente sullo

schermo del computer, comparivano fittizi titoli di giornale in 10 schermate diverse, le quali

riproducevano le settimane di una campagna elettorale.

I diversi titoli di giornale che comparivano sulle slide erano 2 negativi (attacco ai candidati) e 2

positivi (Messaggi positivi).

Per ogni studente uno dei due candidati avevano una preferenza riguardo ai due candidati.

Vi erano anche studenti indifferenti.

Questi titoli riguardavano una varietà di temi (tasse, istruzioni, armi...)

Gli studenti dovevano ricordarsi le informazioni che avevano acquisto riguardo ai due candidati, per

poi esprimere le proprie opinioni su essi.

L’esperimento mira a dimostrare l’effetto che i giudizi negativi hanno nei confronti di un

determinato candidato.

Da questo esperimento è emerso che: in fase di selezione

I titoli negativi venivano aperti più frequentemente che quelli positivi.

Le persone cliccavano di più i titoli che riguardavano il loro candidato preferito, il risultato era che

soprattutto per coloro che manifestavano un forte atteggiamento iniziale positivo verso uno dei due

candidati e negativo verso l’altro, si manifestava una tendenza a selezionare l’informazione

negativa che riguardava il candidato preferito.

Gli articoli dei candidati erano della stessa lunghezza per non influenzare lo studente.

- I valori positivi indicano un tempo di lettura superiore alla media.

- I valori negativi indicano un tempo di lettura inferiore alla media. 8

In generale le persone tendono a dedicare più tempo e attenzione all’elaborazione di messaggi

negativi, soprattutto l’informazione negativa sul candidato preferito, ma lo giustificano.

L’interpretazione distorta delle informazioni: ad esempio: informazioni incoerenti con le ipotesi

vengono esaminate attentamente e si producono controargomentazione, quindi si ribatte a quelle

informazioni negative che sono state trovate nell’articolo.

Alla fine dell’esperimento vengono ricordate meglio le informazioni coerenti con le ipotesi.

Quando è stato chiesto agli studenti cosa si ricordano dei candidati, rispetto al candidato preferito,

ricordano soprattutto l’informazione positiva.

L’ultimo compito che gli studenti dovevano svolgere: essi esprimevano una buona valutazione dei

candidati da 0 a 100.

Gli indecisi erano i più vulnerabili e chi era più disinteressato con poche informazioni.

Chi è molto esperto e chi è politicamente sofisticato, è molto interessato alla politica e ne parlano

frequentemente e sono anche molto informate non solo dell’attualità ma anche di come funzionano

le cose.

Se ricordiamo il modello a rete: l’organizzazione delle informazioni:

Nella mente dei sofisticati rispetto ai poco interessati alla politica, ci saranno tantissimi nodi legati

alla politica. Il legame tra un nodo e l’altro è anche più numeroso e forte e viene attivato in

continuazione. Hanno una rete di informazione che contiene molti piÙ nodi.

Questi legami sono molto forti e quindi l’accessibilità è alta.

Le persone molto sofisticata, sono assai più abili nel ragionare e nell’argomentare a loro favore

rispetto a chi ha meno informazioni, meno nodi e legami più deboli.

Non è detto che chi è sofisticato ragioni in modo imparziale (perché conosce più cose), ma

sicuramente ha più elementi per risolvere le sue informazioni ed è più motivato.

Alla fine la valutazione finale è più positiva e si polarizzano gli atteggiamenti.

Questo esperimento è interessante perché evidenzia come l’effetto bias e la tendenza del

conservatorismo sia peculiare e frutto di una elaborazione motivata delle informazioni.

I metodi della psicologia sociale:

La profondità dell’elaborazione delle informazioni può variare.

I metodi sono le procedure che permettono di raccogliere informazioni e di testare delle

teorie/ipotesi da cui partiamo.

Le teorie: sono delle spiegazioni che organizzano un ampio corpo di fatti e che cercano di stabilire

relazioni di causa effetto.

Cercano di interpretare ciò che accade e di individuare i fattori causali di ciò che osserviamo.

Le teorie sono di portata generale nel senso che vertono in linea generale a dare spiegazioni, come

ad esempio sul comportamento altruistico. 9

Esempio: Le persone in linea generale non sempre hanno un comportamento coerente sui oro

giudizi.

Quindi intendono spiegare degli effetti e che riguardano dei costrutti (=concetti astratti) i quali

ambiscono essere di portata generale.

Queste teorie vengono elaborate per dare una spiegazione a partire da una varietà di ragione.

Ci possono essere punti lasciati poco chiari da ricerche precedenti.

Gli psicologi sociali sviluppano le ipotesi o previsioni basate su teorie o osservazioni precedenti e

raccolgono i dati e li analizzano per verificare se le ipotesi sono corrette.

Le teorie: organizzano un largo corpo di fatti in un singolo sistema di spiegazione. Cercano di

interpretare il comportamento

Esempio: la “teoria emozionale della persuasione”: le persone tristi si lasciano convincere più

facilmente di quelle allegre dai messaggi persuasivi basati sulla minaccia.

Una teoria scientifica si soddisfa su tre requisiti:

1. È una formulazione concernente i costrutti

2. Descrive i rapporti causali

3. È diportata generale

L’efficacia della leadership può tradursi in diversi modi.

Riguarda qualcosa di astratto.

I metodi della psicologia sociale:

Le teorie sono asserzioni con cui si cerca di spiegare un fenomeno.

Servono a definire la relazione tra alcuni aspetti di un fenomeno e capire in che modo una variabile

influenza l’altra.

Organizzano un largo corpo di fatti in un singolo sistema di spiegazione.

Quando una teoria ha queste tre caratteristiche é da definire SCIENTIFICA: (foglio precedente)

Le ipotesi sono asserzioni ritenute vere al fine di vigilare la validità. Vengono formulate nei termini

di proporzioni ipotetiche del tipo “Se A é vero, allora ne consegue B”.

Per verificare le ipotesi bisogna usare diversi metodi a partire dalla definizione di un costrutto.

Una variabile è una caratteristica che può assumere diversi lavori che possono essere osservati o

manipolati e posso creare condizioni in cui una determinata variabile ha un certo valore. 10

In una ricerca le relazioni sistematiche tra eventi vengono indagate sotto forma di legame tra

variabili osservabili.

La definizione operativa delle variabili:

- Concetti teorici che possono essere gli stati mentali delle persone e i processi che

avvengono nelle nostre menti. (Tristezza, umore in generale). Per fare una ricerca su questo

costrutto bisogna definirlo in termine di variabile e dobbiamo immaginare come la tristezza

può essere osservata e possiamo iniziare a pensare che quando qualcuno é triste quali stati

d’animo sono associati alla tristezza e come si presentano nella realtà a livello di fenomeno.

Per dare un concetto operativo: se vogliamo avere una definizione operativa della tristezza

dobbiamo: chiedere alla persona in quale stato mentale si trova e porre una serie di domande che

misurano lo stato emotivo.

Le variabili sono molteplici:

Esistono diversi tipi:

Secondo l’oggetto:

- Variabili comportamentali

- Variabili soggettive

Secondo il livello di misurabilità:

- Variabili categoriale e categoriali ordinate

- Variabili discrete

- Variabili continue

Le variabili categoriale di basano sulla distinzione in categorie.

Variano in genere: i valori assegnati sono solo simbolicamente numerici, non hanno alcuna

proprietà cardinale dei numeri. Vale il principio dell’unicità.

Variabili caregoriali ordinate: variano in genere, ma possono essere ordinate: i valor assegnati

rispecchiano la differenza nella posizione d’ordine tra stati diversi.

Il numero di anni rientra nelle variabili discrete, ovvero le variabili che possono assumere valori

numerici.

I valori assegnati hanno tutte le proprietà dei numeri cardinali. Sono assegnati contando oggetti o

eventi di un certo genere posseduti da (o in relazione con) un dato caso. Vengono anche definire

“variabili con stati enumerabili”. 11

Le variabili continue: valori che possono assumere diversi valori non necessariamente fissati da

numeri interi, quindi possono avere più gradualità.

Variano in grandezza.

Quando parliamo di una variabile indipendente intendiamo una variabile che assume diversi valori

e influenza l’altra quindi avremo diverse manifestazioni di un fenomeno.

La manipolazione o misurazione concreta di un presunto fattore causale.

- Variabile indipendente manipolata: é quello che lo sperimentatore fa al soggetto (la

variabile dipendente sarebbe in tal caso ciò che il soggetto fa di conseguenza).

- Variabile indipendente non manipolata: non é controllata dallo sperimentatore. (es: viene

misurata la tendenza alla depressione).

Variabile dipendente: é ciò che si vuole spiegare --> EFFETTO.

La misurazione concreta dell’effetto presunto:

Misure dell’effetto persuasivo del messaggio minaccioso/

- Numeri di elementi del messaggio memorizzati

- Intenzione di mangiare alimenti sani in futuro

- Numeri di alimenti sani mangiati nella settimana successiva

NOTA: le variabili bon sono intrinsecamente indipendenti i dipendenti: é la teoria che determina la

loro denominazione.

Variabile interveniente:

Variabili che influenzano sia l’una che l’altra e che in un esperimento modifica aspetti non previsti.

É una variabile presente in un esperimento che potrebbe interferire con (o addirittura oscurare) la

relazione tra una variabile indipendente e dipendente.

- Il messaggio minaccioso contiene elementi che possono suscitare si paura che tristezza (es:

malattia)

- I partecipanti hanno un basso/alto livello di conoscenza del tema del messaggio; basso/alto

livello di interesse. --->Controllo variabili intervenienti

Validità di un costrutto:

Ha a che fare con le caratteristiche delle variabili e i concetti teorici che le variabili dovrebbero

rappresentare.

Le misura in cui le variabili indipendenti e dipendenti nella ricerca corrispondono ai costrutti teorici

indagati.

- Minacce alla validità di un costrutto 12

- Suggerimenti per conseguire la validità del costrutto

Esercizio:

- Bambini puniti

1. Variabile dipendente: aggressività

2. Variabile indipendente: punizione

- Il deterioramento della memoria può essere il risultato sullo stress sul lavoro:

1. Causa: stress

2. Effetto: deterioramento memoria

- Le persone su attengono più probabilmente alle richieste espresse da una figura di cui si

fidano

1. Variabile indipendente: fiducia

2. Variabile dipendente: quanto le persone mettono un atto la richiesta

Esempio 5 (slide)

1. Indipendente: cosa diciamo alle persone

2. Dipendente: reazione delle persone, come lo descrivono

3. Come manipolare variabile indipendente:

La validità interna é la misura in cui si può concludere che le modificazioni nella variabile

indipendente Abbiamo effettivamente causato le modificazioni nella variabile dipendente.

- Minacce alla validità interna

- Suggerimenti per conseguire la validità interna

Validità esterna:

La misura in cui i risultati della ricerca si possono generalizzare a persone (validità della

popolazione), tempi (validità temporale) e contesti diversi e appropriati (validità ecologica)

Il pregiudizio è un costrutto, è un concetto astratto che non vediamo, ma possiamo vederne gli

effetti.

Il pregiudizio viene attribuito ad una persona che appartiene ad una certa classe sociale e/o con

diverse caratteristiche (es: sovrappeso, donne).

Se vogliamo studiare il pregiudizio è qualcosa che sta nella mente delle persone e dobbiamo

tradurlo in qualcosa di concreto e misurabile. 13

Es: le persone in sovrappeso sono giudicate negativamente rispetto alle persone in normopeso.

Come si misura il pregiudizio?

Non è semplice.

Esempio: si può misurare in termini di grado di accordo con una serie di affermazioni.

È difficile operazionalizzare un costrutto.

Bisogna definire bene quello che mi propongo di analizzare nel modo migliore possibile e poi cerco

di raccogliere delle informazioni che mi consentano di misurare quel determinato costrutto nel

modo più fedele possibile.

Le varie azioni osservate sulla variabile dipendente sono causate dalla variabile indipendente e

quindi vi è possibilità di stabilire relazioni causa-effetto.

La validità esterna permette di generalizzare ciò che so ad altri soggetti.

E vi è la possibilità di estendere la ricerca ad altri campioni.

Limite: artificiosità delle ricerche condotte in laboratorio --> difficoltà di trasferire i dati del

laboratorio alla situazione reale.

La misura in cui la ricerca è trasferibile ai contesti della vita naturale= validità ecologica.

Diverso è l’esperimento condotto in laboratorio (+ controllato) dall’esperimento condotto in

ambienti naturali.

In entrambe le situazioni cerco di eliminare tutte le variabili di disturbo.

I LIVELLI DELL’INDAGINE EMPIRICA:

Ipotesi: uso del tablet nell’ultimo anno di scuola materna e nel primo anno di scuola elementare

favorisce l’apprendimento di lettura e scrittura.

Come posso fare?

- INDAGINE DESCRITTIVA: Cerco in quali scuole materne ed elementari si utilizza il

tablet e descrivo più chiaramente possibile il fenomeno che voglio studiare e propongo una

descrizione.

Scopo di fornire un’immagine precisa e dettagliata di ciò che capita.

Quindi: osservazione sistematica del fenomeno.

Devo tradurre in pratica quello che voglio andare ad indagare e posso avere un’ipotesi

personale: l’uso del tablet favorisce l’apprendimento perché nel processo di apprendimento

i bambini sono più autonomi, trovano il processo più gratificante, l’insegnante può

intervenire in modo più personalizzato sul processo che sta compiendo il singolo individuo.

Se voglio stendere una griglia di osservazione sistematica per verificare se è vero che i

bambini utilizzando il tablet sono più autonomi, gratificati e seguiti in modo più

individualizzato dal maestro.

Nella griglia di osservazione scrivo i determinati comportamenti e come essi sono stati

mantenuti. Devo tradurre quello che penso in una serie di comportamenti osservabili

(richieste aiuto, chiarimenti, iniziative a fare altri esercizi).

I bambini trovano il processo di gratificazione: chiedendoglielo, guardiamo le espressioni

del viso...

Quando stendiamo la griglia di osservazione sistematica del comportamento e deve essere

esaustiva. Ogni comportamento deve rientrare nelle griglia in modo univoco e non devono

esseri dubbi. 14

Indagine di archivio: andare a vedere e studiare comportamenti prodotti da altri per

verificare le mie ipotesi. Implica l’analisi dei testi.

- INDAGINE CORRELAZIONALE: si propone di verificare l’esistenza di una relazione

tra le variabili misurate di una associazione, quindi al variare dell’una, varia anche l’altra.

Quindi mi chiedo: cosa succede e anche con che cosa è legato quello che capita, quindi ci si

interroga sul fatto che 2 o più variabili siano sistematicamente (non casualmente) collegate

fra loro.

Esempio tablet: a livello descrittivo l’ho osservato.

A livello correlazione voglio capire se le variabili sono associate fra loro: se il livello di prestazione

dell’apprendimento è legato all’autonomia.

Quindi vedo come si associano però non posso stabilire con certezza che sia l’uso del tablet a

favorire l’apprendimento.

La teoria mi guida nell’interpretazione della realtà ma l’indagine resta correlazionale perché non

manipolo niente.

- INDAGINE SPERIMENTALE: si propone di verificare l’esistenza di una relazione

causale tra le variabili indipendenti e dipendenti.

Esempio tablet: chiamo in laboratorio un certo numero di bambini e costituisco 2 gruppi di bambini

equivalenti e ad un gruppo assegno un determinato compito con diverse sessioni da realizzare con il

tablet, mentre all’altro gruppo assegno le stesse sessioni da realizzare con carta e matita.

I gruppi differiscono solo per l’utilizzo del tablet.

Dal momento che i 2 gruppi di persone sono esattamente identiche dal punto di vista di un’ insieme

di variabili, le differenze che osservo dai due gruppi sono manipolati.

Manipolazione variabile indipendente: modifico la causa di determinati effetti (di una diversa

capacità di apprendimento).

Se so che i 2 gruppi sono identici.

In base al grado di controllo posso cambiare l’elemento che può essere la causa di un certo

comportamento.

Il ricercatore ha il controllo su:

- Variabile indipendente che può essere la causa del fenomeno che vado ad indagare

- Assegnazione casuale dei soggetti alle condizioni

Esempio: posso pensare che la visione di filmati da contenuti violenti possa favorire la

manifestazione di comportamenti aggressivi.

Assegno 2 gruppi di individui più simil possibili a due condizioni diverse.

Sulla manipolazione della variabile indipendente il ricercatore può decidere e anche assegnare i

soggetti alle condizioni.

Posso stabilire la relazione di una variabile indipendente quando ho il completo controllo su essa.

Variabile indipendente: condizioni sperimentali --> variabile categoriale: numero di partecipanti che

apparentemente partecipavano alla seduta.

- Condizione A: il partecipante crede di essere il solo a sentire la richiesta di aiuto (solo).

IL PENSIERO SOCIALE: 15

L’aspetto esteriore e il modo di agire degli altri sono i primi indizi su ci si basa per formarsi alcune

impressioni

Quando incontriamo qualcuno formiamo un’impressione ed un giudizio (positivo o negativo).

Sono molti i concetti in cui il processo delle informazioni assume un ruolo importante, come per

esempio quando un candidato si presenta ad un colloquio di lavoro, il selezionatore si forma

un’impressione di come vede la persona (impressione ritenuta informativa perché si ritiene che il

comportamento sia una conseguenza delle caratteristiche possedute dalla persona) e forma un

giudizio positivo o negativo.

È importante il processo di formazione delle impressioni perché costituisce la base in cui possiamo

ritenere di prevedere il comportamento altrui.

Le prime impressioni e aspettative che abbiamo sugli altri condizionano fortemente il modo in cui

interpretiamo il loro comportamento, da questo condizionamento delle aspettative precostituite

nessuno è esente.

Le aspettative che abbiamo sugli altri condizionano fortemente le aspettative che abbiamo di loro.

Sulla base di una caratteristica positiva le persone presuppongono la presenza di altre caratteristiche

positive.

Effetto di irradiazione della bellezza: esempio: è stato osservato che gli uomini che hanno come

partner hanno una donna molto bella, vengono giudicati più positivamente degli uomini che hanno

una donna normalmente bella.

La bellezza contribuisce a formare un’impressione degli altri.

Alone di positività:

La forma del viso: sulla base di essa ci formiamo un’impressione degli altri e lo possiamo usare

come fondamento per attribuire ad esso una competenza, piuttosto che l’onestà.

I volti che hanno caratteristiche infantili: queste persone vengono ritenute oneste, piuttosto che

competenti.

I volti che hanno caratteristiche adulte: ritenute più competenti invece che oneste e affabili.

(Babyface: effetto del volto infantile)

Queste impressioni si formano in modo veloce.

Molte ricerche: il fatto di essere magri induce impressioni diverse.

Essere vestiti in modo tradizionale induce l’impressione che si sia conformisti piuttosto che

originali.

Tono di voce: usare un tono di voce alto comunica un atteggiamento di dominanza, mentre parlare

a voce bassa implica insicurezza. La velocità con cui si parla tende a comunicare un’impressione di

competenza.

Distinzione tra discorso potente e discorso senza potere: basato sulle pause interposte nel

discorso nella misura in cui le persone si interrompono e riprendono il discorso. 16

Ambito della comunicazione non verbale: spesso il volto è il punto su cui la nostra attenzione si

concentra di più e quindi guardiamo l’espressione del volto e le emozioni che da queste traspaiano.

Vi sono emozioni che tutti riconosciamo facilmente (6 emozioni primarie).

Certe espressioni del volto vengono riconosciute in tutte le culture.

Quello che cambia fra le culture sono le regole condivise in una cultura che regolano l’espressione

di un’emozione, come piangere: nella nostra cultura è molto più accettato dalle donne piuttosto che

dagli uomini.

Il contatto oculare: quanto ci si guarda negli occhi.

- Reciproco: può indicare interesse e desiderio di affiliazione.

- Sostenuto e prolungato non ricambiato: dominanza

Gesti delle mani: alcuni possono essere particolarmente importanti (in particolare quelli

autoadattatori).

Rispetto alla comunicazione non verbale: uso dello spazio che noi e il nostro interlocutore

compiamo.

- Distanza intima con contatto fisico (fino a 40 cm)

- Distanza personale (da 40cm fino a 120 cm) spiacevole se viene violata

Postura:

- Eretta: dominanza

- Accoglienza in stanza a braccia aperte: sicurezza

Formazione delle impressioni:

Processo in cui le persona formano i giudizi valutativi e descrittivi rispetto a una persona.

- Approccio strutturalista: MODELLO ALGEBRICO DI ANDERSON: impressione globale

che ci facciamo di una persona è la somma algebrica delle valutazioni associate dei singoli tratti.

Intelligente. Freddo

(Moderatamente positivo) + (Molto negativo) = GIUDIZIO NEGATIVO

Intelligente

(Moderatamente positivo) + Calore umano (Molto positivo) = GIUDIZIO POSITIVO

- Approccio costruttivista: MODELLO DI ASCH: tratti sono organizzati a formare un

insieme che non è una combinazione algebrica dei tratti iniziali.

Le persone quando formano le impressioni degli altri probabilmente non effettuano o non

sempre lo fanno, una somma algebrica dei tratti in cui partono, non si limitano a sommare i

diversi elementi, ma cercano di costruirsi e di organizzare tutti questi tratti in una

configurazione globale, in un tutto organizzato.

- Approccio misto: INTER ALIA FISKE E NEUBERG (1990): 17

Incorpora processi costruttivisti (top down o theory-driven) e struturalisti (bottom-up o data

driven).

Nella percezione delle emozioni la nostre percezioni focalizzano l’attenzione su due dimensioni:

• Agency: componente di agenticità ovvero l’essere agente della persona. Ha a che fare con

due sottodimensioni:

- Competenza: una persona è intelligente, brillante e ha doti che hanno a che fare con la mente

e la sfera della conoscenza. (Competenza, intelligenza, efficace).

- Leadership: Si distingue dalla competenza. È quella capacità di avere competenze e di

gestirle efficacemente affermando il proprio punto di vista (capacità decisionale,

organizzativa). Quando vediamo una persona in contesti diversi, possiamo concentrare la

nostra attenzione su queste dimensioni. Tenderemo a ritenere che un gruppo o una persona

ha un elevato livello di Agency e una Communion più bassa. (Tenace, dinamico,

detreminato)

• Communion: ha a che fare con la relazione che stabiliamo con gli altri. A sua volta la

comunione può essere distinta in due sottodimensioni (calore e moralità).

- Warmth: Esso ha a che fare con la simpatia, affettuosità, empatia, amichevole...

- Morality: onesto, sincero, reale, affidabile.

In genere si sono viste due cose:

1. Spesso quando guardiamo una persona con una di quelle competenze, diamo meno

importanza all’altra dimensione. Le stesse dimensioni sono state utilizzate per studiare i

rapporti fra i gruppi. Si può valorizzare la dimensione dei gruppi di minoranza come si può

sminuire. La nostra percezione degli altri a seconda della dimensione ritenuta più importante

in quel momento, può portare a svalorizzare una dimensione (discriminazione).

2. Quando incontriamo una persona nuova in un contesto interpersonale, la prima dimensione a

cui diamo più importanza è la communion (calore e moralità). Se invece vi è un contatto (es:

collaborazione) si darà più importanza all’Agency.

Nel giudizio generale prevale l’attenzione sugli aspetti relazionali (Communion).

In contesti specifici o di lavoro (Agency).

Con queste 4 dimensioni possiamo valutare tutti.

In politica: diamo più attenzioni a determinati elementi piuttosto che ad altri.

Per un politico conta la leadership (come dimostrato dalle analisi).

In Italia conta di più l’energia rispetto alla moralità.

Per i problemi legati ai limiti della nostra energia mentale a volte noi usiamo delle scorciatoie di

ragionamento: EURISTICHE= strategie di ragionamento economiche (nel senso che consentono di

economizzare l’energia mentale). Non sono sistematiche.

Le uso quando faccio un’elaborazione superficiale delle informazioni, non quando faccio

un’elaborazione approfondita e sistematica.

Rischio: possono portare alla soluzione di giudizi distorti o errati. Possono portare anche alla

soluzione corretta di un problema.

Guidano spesso il ragionamento probabilistico soggettivo. 18

Linda ha 31 anni, non è sposata, è estroversa e brillante. Ha studiato filosofia. Quando era

studentessa era molto impegnata politicamente e partecipava a manifestazioni antinucleari.

Sulla base di questa descrizione mettete in ordine di probabilità i seguenti enunciati, dal più

probabile al meno probabile.

Linda fa la commessa (A)

Linda è una femminista militante (B)

Linda fa la commessa ed è una femminista militante (A e B)

RISULTATO: la descrizione della ragazza è rappresentativa di una certa categoria (femminista).

Siccome viene ritenuta femminista, tende a dire: B, AeB, A.

EURISTICA DELLA RAPPRESENTATIVITÀ:

- Valuta la probabilità di un’ipotesi, in base a un giudizio di similarità.

- Il giudizio è fondato su una valutazione del grado di somiglianza o di rappresentatività

(statisticamente non rilevante) dell’elemento considerato rispetto alla categoria cui si ritiene

appartenga.

Se una persona ha caratteristiche tipiche di una categoria, sopravvalutiamo la rappresentatività

rispetto al dato oggettivo, anche se è una categoria poco frequente.

La rappresentatività ci porta a sbagliare e a non tenere conto delle leggi della statistica.

L'EURISTICA DELLA DISPONIBILITÀ:

- Valuta la probabilità che si verifichi un determinato evento sulla base della facilità con cui

ricordiamo o siamo in grado di pensare a esempi relativi.

- In alcuni casi, la facilità con la quale certi tipi di eventi vengono alla mente (accessibilità) non

dipende dalla loro effettiva frequenza ma da altri fattori. In realtà non ci vengono in mente solo le

cose frequenti, MA quelle cose significative. 19

Secondo voi, in un anno qual e’ il numero di persone decedute per omicidio e quale il numero di

morti di tumore allo stomaco?

Sempre in un anno, quante sono le morti causate da incidenti aerei e quante quelle causate da

incidenti automobilistici?

- Quasi 10.000 morti di tumore allo stomaco (sovrastimati)

- Omicidio

- Indicenti: 2015 500 incidenti nel mondo in un anno

LE EURISTICHE:

Scorciatoie che consentono di ottenere risposte accettabili (anche se non perfettamente corrette).

Euristica della rappresentatività:

Euristica della probabilità: ritenere certi elementi (come cause di morte) più probabili rispetto ad

altri. Oppure per esempio scoprire con quale frequenza si propagano determinate malattie rispetto

ad altre.

DUE SCORCIATOIE DI RAGIONAMENTO SULLA BASE DELLE QUALI NOI

EFFETTUIAMO DELLE STIME O INTERPRETIAMO QUELLO CHE ACCADE:

Quando siamo invitati a stimare una percentuale o ad esempio a stimare un prezzo, non avendo a

disposizione tutte le informazioni disponibili necessarie ad elaborare sistematicamente tutte le

informazioni, cerchiamo un punto di riferimento. A partire da questo punto di riferimento

aggiustiamo il nostro giudizio e cerchiamo un’ancora cognitiva (EURISTICA

DELL’ANCORAGGIO E ACCOMODAMENTO) sulla base di un’ancora cognitiva

accomodiamo il nostro giudizio.

Qual è il “Problema”? La nostra tendenza non si discosta più di tanto dalla nostra ancora cognitiva

anche quando sappiamo che il punto di riferimento è sistematicamente scorretto.

EURISTICA DELL’ANCORAGGIO E ACCOMODAMENTO: utilizzata quando le persone

deducono l’ambiguità (perciò prendono una decisione) ancorandosi ad un punto di riferimento

stabile per poi operare degli aggiustamenti e infine raggiungere la decisione finale.

Si tratta di processi di stima di un qualche valore a partire da un certo valore iniziale (ancora

cognitiva), rispetto al quale viene accomodato il nuovo esemplare.

Gli studi su essa sono partiti da una constatazione degli eventi, quello che accade viene interpretato

e valutato confrontando con ciò che sarebbe potuto accadere.

Questo processo di confronto e di conseguenza con quello che sarebbe potuto capitare, condiziona

fortemente le nostre emozioni e la valutazione degli eventi. 20

Immaginiamo come sarebbero potute andare diversamente le cose, simuliamo mentalmente quale

esito avrebbe potuto avere la vicenda. (EURISTICA DELLA SIMULAZIONE)

Condiziona pesantemente l’esito reale.

Il confronto con l’esito peggiore porta a valutare abbastanza bene l’esito attuale/effettivo.

Il confronto con l’esito migliore porta a valutare negativamente l’esito attuale/effettivo.

EURISTICA DELLA SIMULAZIONE: interviene quando interpretiamo eventi negativi o inattesi.

Essa influenza l’interpretazione e la reazione agli eventi in base alla facilità con cui vengono in

mente esiti differenti da quello reale.

Ha forti conseguenze.

I giudizi dipendono anche dalla facilità con cui ci immaginiamo degli scenari controfattuali (cioè

come le cose sarebbero potute andare diversamente).

Quando le persone ricercano mentalmente le cause di un evento, il confronto tra due scenari

consente di trovare l’elemento li differenzia (scenario ipotetico di confronto e reale).

Quando c’è un evento eccezionale nello scenario, chi è vittima di un evento negativo riceve più

compassione e risarcimento rispetto ad un altro.

PROCESSI DI ATTRIBUZIONE CAUSALE:

Si intendono tutti quei processi grazie ai quali le persone spiegano gli eventi trovandone le cause.

Quindi: come le persone spiegano il comportamento degli altri.

Attribuendolo:

• ATTRIBUZIONE DISPOSIZIONALE: a disposizioni interne (tratti durevoli,

motivazioni). Andiamo a ricercare la causa nelle disposizioni dell’attore e in qualcosa che

sta al suo interno (caratteristiche, impegno, motivazione).

• ATTRIBUZIONE SITUAZIONALE: a situazioni esterne (circostanze fisiche o sociali)

non è legato alle disposizione a alle caratteristiche dell’attore, MA è legato alla situazione.

ERRORE DI CORRISPONDENZA O ERRORE FONDAMENTALE DI ATTRIBUZIONE:

Tendenza ad attribuire i comportamenti a fattori disposizionali o stabili (anche quando questo non è

giustificato)

Tendenza a sovrastimare l’impatto dei fattori disposizionabili nel comportamento.

Noi trascuriamo l’impatto dei fattori esterni (che possono aver causato un comportamento).

L’EFFETTO ATTORE-OSSERVATORE NELL’ATTRIBUZIONE CAUSALE:

Quando si tratta d osservare i comportamento degli altri, ricerchiamo delle caratteristiche di

quell’attore che possono generare un comportamento e osserviamo i fattori disposizionali o stabili.

Se vogliamo osservare il nostro comportamento, osserviamo i fattori instabili o situazionali.

L’attore tende ad essere focale, è dinamico rispetto al contesto e l’attenzione si concentra di di lui.

SÉ: 21

La psicologia si occupa della percezioni di sé perché è il nostro sé quello che entra in interazione

con gli altri.

Nell’interazione noi portiamo noi stessi, la nostra identità ed è importante capire quel è la nostra

identità. Il sé è alla base di tutte le interazioni sociali.

Il sé ha un’origine profondamente sociale e si sviluppa in un contesto sociale nel quale noi viviamo

e nel quale il nostro sé si sviluppa.

Sé si sviluppa in un contesto sociale: la nostra identità e ill nostro sé hanno due componenti che

derivano da due bisogni:

1. IDENTITÀ SOCIALE: componente sociale p arte della nostra identità deriva dalle nostre

appartenenti sociali. Alla base vi è il bisogno di affiliazione e di assimilazione (somigliare ad altri).

2. Bisogno di differenziazione: è il bisogno di differenziarmi dagli altri e di sentirmi unico e diverso

ed è alla base dell’IDENTITÀ PERSONALE.

Non sempre tutti gli aspetti della nostra identità sono presenti contemporaneamente dobbiamo

tenere conto di un aspetto: abbiamo bisogno di pensare che il nostro sé ha una certa continuità nel

tempo e per crearci un’identità abbiamo bisogno di stabilità e di continuità. Vi è un forte bisogno di

stabilità, però il nostro sé non è solo stabile, ma anche mutevole, non tutti gli aspetti del nostro sé

sono presenti nello stesso momento.

La conferma deriva da noi stessi e dagli altri.

MOTIVAZIONI DI RIFERIMENTO:

Acquisire padronanza significa conoscerci.

MOTIVAZIONE DI BASE IN RELAZiONE AL SÈ

Acquisire padronanza --> Conoscenza di sé (aspetti cognitivi del sé)

Valorizzare il me e il mio --> Autostima (aspetti affettivi)

Ricerca di affiliazione --> Presentare il sé agli altri (aspetti comportamentali): immagine di noi

stessi che presentiamo agli altri, cioè come noi ci presentiamo alle altre persone e non sempre la

presentazione del sé corrisponde alle emozioni che proviamo.

FATTORI CHE DETERMINANO LO SVILUPPO DEL SÉ:

- I ruoli: ruolo ascritto, legato ad una professione o funzione sociale)

- Identità sociale: quanto è importante per un soggetto appartenere ad una categoria

- I confronti con gli altri: ci confrontiamo con persone simili che appartengono al nostro

gruppo, anche se a volte i confronti possono farci avere la sensazione di essere peggio degli

altri e questo può farci sentire inferiori.

- I successi e i fallimenti: sono legati alle esperienze 22

- I giudizi degli altri: in qualche modo ci influenzano. Quello che noi pensiamo che gli altri

pensano di noi, spesso non corrisponde alla realtà. Vedere noi stessi sulla base di come ci

vedono gli altri, spesso è una costruzione mentale. I giudizi degli altri valgono in quanto tale

e anche nel modo in cui vengono percepiti da noi.

- Cultura dominante:

Nella cultura Occidentale prevale l’individualismo e quindi prevale la differenziazione.

Individualismo: priorità ai propri obiettivi e alla definizione dell’identità in termini di attributi

personali. SÉ IDIOCENTRICO: fondato sul proprio io. Valori: libertà, autorealizzazione, creatività

(differenziazione).

Collettivismo: priorità al gruppo e alla definizione in termini di attributi condivisi con il gruppo -->

SÉ ALLOCENTRICO: conformità alle norme sociali e del gruppo, sicurezza e uguaglianza.

L’AUTOSTIMA:

La valutazione, positiva o negativa, che un individuo dà di se stesso.

La motivazione a pensare bene di sé stessi è prevalente e vi è una euristica che ci porta a

sopravalutare noi stessi e le nostre doti positive. Parte della nostra autostima deriva dal modo in cui

reagiamo ad eventi positivi e negativi nella nostra vita.

La complessità del sé: fa riferimento alle sfere che sono importanti nella definizione di noi stessi.

Essa aiuta a limitare il danno perché davanti ad un elemento negativo posso proteggere il sé

valorizzando altri elementi positivi.

L’autostima è influenzata dall’esterno e dall’interno.

Attraverso il confronto con gli altri possiamo aumentare o diminuire la nostra autostima e il nostro

scopo è di aumentare l’autostima e per farlo è confrontarci con persone inferiori a noi, che hanno

meno successo di noi.

La nostra autostima può essere recuperata con la complessità del sé.

Essa è influenzata dai confronti sociali (esterno) e dai confronti con noi stessi (interno).

Dentro di noi abbiamo delle guide interiori:

Le guide del sé e la teoria della discrepanza:

LA TEORIA DELLA DISCREPANZA DEL SÉ (HIGGINS, 1989):

Le rappresentazioni del Sé possono essere distinte in:

- Sé effettivo

- Sé ideale

- Sé imperativo ma non interiorizzato

(Guide del Sé)

SISTEMA CINESICO: l’espressione del volto:

Espressioni di emozioni primarie: 23

- Universali

- Spontanee: e quindi non sono frutto del controllo consapevole dell’individuo.

- Innate: ogni individuo a prescindere dalla cultura di appartenenza possiede lo stesso

repertorio espressivo di base

Le emozioni primarie vanno considerate delle “famiglie” di emozioni che al loro interno

contengono diverse sfaccettature.

I SEGNALI DEL VOLTO:

1. Segnali statici: caratteristiche del viso che non variano nel tempo (forma, colore della

pelle…)

2. Segnali lenti o a variazione lenta: sono tutti quei tratti del viso che cambiano nel tempo

(rughe, alterazioni del tono muscolare…)

3. Segnali rapidi: prodotti dai muscoli facciali che producono dei cambiamenti passeggeri

dell’aspetto del viso che cambiano per qualche secondo i lineamenti (rughe d’espressione) a

volte sono impercettibili.

Questi segnali possono essere modificati e mascherati.

Secondo Ekman i segnali rapidi possono essere usati con diverse funzioni:

- Messaggi emotivi: controllo consapevole

- Messaggi emblematici: segali che hanno significati molto specifici

- Punteggiatura di una conversazione: quando noi parliamo anche le espressioni del viso

servono a dare una cadenza e un ritmo con un significato a quello che stiamo facendo.

- Micro-espressioni: sono delle espressioni del viso velocissime che compaiono sul viso

velocemente e restano sul visto per meno di un secondo e spesso non vengono colte.

Sfuggono molto facilmente per il loro essere impercettibili.

Ekman ha studiato le microespressioni e ritiene che esse possono essere un segnale di tradimento.

L’ESPRESSIONE DEL VISO E LA MENZOGNA:

- Microespressioni : (esempio della paziente di Ekman)

- Espressioni soffocate : non appena un’espressione emerge sul viso spontaneamente, può

essere che le persone si accorgano che l’espressione stia nascendo, interrompendola e

facendola coprire rapidamente, come con un sorriso. È facile da individuare.

- Tracce dovute alla mancata inibizione di muscoli meno controllabili: Riguarda la

muscolatura del viso.

- Tempi di esecuzione: Cioè le espressioni di lunga durata (10 sec in su) sono espressioni

controllate o false perché le espressioni autentiche non durerebbero così a lungo (le

espressioni spontanee non durano così a lungo)

- Collocazione nel flusso dei discorsi: collocazione dell’espressione del viso nel flusso del

discorso.

- Asimmetria: a volte le espressioni del viso sono più spontanee nella parte sinistra del volto

rispetto alla parte destra. Questo è dovuto alle funzioni del cervello, le quali sono

lateralizzate (emisfero destro ed emisfero sinistro).

Nella parte destra le espressioni sono più controllate. 24

SITEMA CINESICO: I GESTI E LE LORO FUNZIONI:

I gesti servono soprattutto a: sostenere, modificare, completare e a sostituire il discorso.

Possiamo dire che i gesti hanno una funzione illustrativa di ciò che stiamo dicendo (gesti

illustratori: servono per far comprendere meglio).

In secondo luogo i gesti sono coordinati con il parlato, spesso i movimenti delle mani sono connessi

al discorso e aiutano a rendere più chiaro il ritmo interno del discorso e a dare coerenza nel

discorso. La gestualità è legata alla struttura di ciò che stiamo dicendo.

In alcuni casi, i gesti vanno a sostituire il parlato e in particolare, il linguaggio più noto è il

linguaggio dei segni (utilizzato dalle persone non udenti) essa è una cera e propria lingua.

Il fatto che sia una lingua vera e propria fa si che esistano varie tipologie di linguaggi dei segni

(LIS: lingua italiana dei segni) ed è un esempio di come la gestualità va a sostituire il parlato.

COME SONO STATI CLASSIFICATI I GESTI:

- GESTI NON CONNESSI AL DISCORSO:

anche se possono essere messi durante il parlato, non hanno una relazione semantica con il

discorso. Questi sono:

Autoadattatori: le persone toccano il proprio corpo (auotomanipolazioni) e hanno la

funzione di gestire la situazione in cui ci troviamo.

Eteroadattatori: le persone attuano questi gesti quando le persona toccano oggetti o

persone presenti nello spazio.

- GESTI CONNESSI AL DISCORSO:

eseguiti durante l’esposizione del discorso per aumentarne l’espressività e l’evidenza.

Si dividono in:

Gesti coesivi: possono non essere riferiti direttamente al contenuto di ciò che stiamo

facendo ma hanno lo scopo di dare coerenza e continuità di ciò che stiamo dicendo.

(Vari tipi: unire le mani, gesti ritmici)

Non hanno una connessione semantica ma servono per dare più espressività

Gesti ideativi: illustrano il significato di quello che stiamo dicendo e si riferiscono

direttamente al discorso. Si dividono in:

Gesti emblematici: sostituiscono il parlato (salutare con la mano)

o Gesti illustratori: illustrano quello che viene comunicato verbalmente (si riproduce

o con le mani quello che si sta dicendo. Si dividono in:

-iconici: illustrano un oggetto concreti

-metaforici: descrivono concetti del discorso che si riferiscono ad oggetti astratti

-deittici: gesti puntatori.

Cos’è il SÉ EFFETTIVO?

È la rappresentazione psicologica effettiva che ciascuno ha di sé stesso (rappresentazione vera).

Abbiamo diverse rappresentazioni di noi stessi. 25

Abbiamo anche un SÉ IDEALE: è la rappresentazione di come noi stessi vorremmo essere e

comprende quelle caratteristiche che un individuo ambisce ad avere.

SÉ IMPERATIVO: per alcuni aspetti è simile al sé ideale. Esso comprende caratteristiche e

attributi che riteniamo di dover avere.

Le diverse rappresentazioni che abbiamo di noi stessi si acquisiscono nel corso del processo di

socializzazione.

I bambini imparano ad ascrivere un certo significato ad un comportamento in rapporto a come

sperimentano che i genitori reagiscano a quel determinato comportamento con le diverse azioni ed

espressioni facciali.

Supponiamo che un bambino che dopo grandi sforzi riesce a gattonare raggiungendo un gioco dopo

tanti sforzi e la madre applaude (reazione positiva), premiando il suo comportamento.

La discrepanza tra il sé effettivo e il sé imperativo dipende dai processi di socializzazione a cui

siamo stati esposti.

LA TEORIA DELLA DISCREPANZA DEL SÉ (HIGGINS, 1989):

Possiamo percepire una discrepanza tra sé imperativo e sé effettivo che è concepita come presenza

di esiti negativi.

Discrepanza sé effettivo-sé ideale:

Assenza di esiti positivi

= tristezza, delusione, insoddisfazione.

Discrepanza sé effettivo- sé imperativo:

Presenza di esiti negativi

= ansia, preoccupazione, tensione.

Sulla base di questa teoria= VARIABILE DI DIFFERENZA INDIVIDUALE: tutti noi abbiamo una

tendenza a concettualizzare i nostri obiettivi in termini di esiti positivi da raggiungere o in termini di

esiti negativi da evitare.

FOCUS REGOLATORE: misura la nostra modalità della regolazione della condotta della nostra

tendenza a concettualizzare i nostri esiti positivi da raggiungere o i nostri esiti negativi da evitare.

Focus di promozione:

Motivazione a ottenere esiti positivi = Valutazione sulla dimensione felicità-tristezza

Focus di prevenzione:

Motivazione a evitare esiti negativi = Valutazione sulla dimensione tranquillità- agitazione

AUTOEFFICIACIA (SELF- EFFICACY) 26

Aspettative di competenza: capacità di mettere in atto una certa azione.

Aspettative di risultato: probabilità che quell’azione abbia successo.

IL LOCUS OF CONTROL:

Il grado in cui si ritiene che i risultati ottenuti siano internamente controllabili o esternamente

governate dal caso o da altre variabili esterne al sé.

24.03.2017

IL SÉ:

Self-serving bias

Distorsioni di ragionamento a servizio del sé, volte a mantenere un’immagine positiva di noi stessi,

specialmente davanti a noi stessi.

1. Attribuzione del successo e dell’insuccesso: quali cause vengono trovare quando le persone

hanno un successo piuttosto che quando falliscono, è una distorsione nel senso che tutti noi in

linea generale tendiamo a ricondurre i nostri successi in base alle nostre capacità e al nostro

impegno. Tendiamo ad attribuire i nostri insuccessi a fattori esterni.

2. Dimensione di autoprotezione, consiste nell’evitare di associare l’immagine di sé stesso

all’insuccesso.

3. Tipo di confronto che stabiliamo con gli altri: la qualità della nostra prestazione l’accettabilità

di una posizione che nutriamo emerge quando ci confrontiamo con le posizioni che gli altri

hanno. I confronti a servizio del sé sono servizi a ribasso, ci confrontiamo con qualcuno che è

peggio di noi. Confrontarsi con gli altri in modo favorevole al proprio sé, spesso implica un

confronto a ribasso anche se è un “arma a doppio taglio”, se ci confrontiamo con qualcuno che

ha un’immagine peggiore della nostra, preserva l’immagine che abbiamo con noi stessi e ci

riempie di orgoglio e di entusiasmo. Il rischio di confrontarsi sempre a ribasso è che non siamo

motivavi a modificare alcuni comportamenti.

4. Ottimismo irrealistico: tutti noi siamo portati a pensare che a le cose andranno sempre bene in

futuro, questo ottimismo serve per avere le motivazioni ad andare avanti con le proprie imprese.

5. Falso consenso e falsa unicità:

• FALSO CONSENSO: (non sentirsi isolati) sovrastima la probabilità di un certo

comportamento negli altri. Si intende quindi quella tendenza che gli individui hanno a

percepire una propria posizione ed un proprio giudizio come valido e appropriato e

condivisibile dalle altre persone. Si tende a sovrastimare della percentuale di persone che

si comporterebbero allo stesso modo. Il falso consenso ha un’origine motivazionale in

quando gli individui desiderano pensare che il proprio comportamento e la propria

posizione siano sensate e approvate da tutte; dunque gli individui sono propensi a

frequentare e sovrastimare un numero elevato di persone con i loro stessi ideali. Questo

effetto è tanto più forte quanto più grande è una certa scelta o una certa posizione. Se è

una questione per noi molto importante, se è decisiva, allora tendiamo a pensare a come

gli altri si comporterebbero e di conseguenza tendiamo a ritenere come le persone

avrebbero reagito di fronte a dei dilemmi di difficile soluzione, quindi opterebbero per la

nostra stessa scelta. 27

• LA FALSA UNICITÀ : riguarda la differenziazione. Si tende a sovrastimare la propria

bravura in un certo ambito per sentirsi superiori rispetto agli altri in un certo ambito. Vi è

l’idea di essere unici rispetto ad un’abilità.

I BIAS ATTRIBUTIVI:

AUTOMONITORAGGIO: Tendenza insita in ciascuno di noi a modificare il proprio

comportamento in base agli indizi che percepisce all’interno di una determinata situazione. Ha a che

fare con la capacità di capire i sentimenti degli altri e di capire le richieste di una situazione.

Possiamo distinguere persone che hanno un elevato livello di automonitoraggio e quindi modificano

il loro comportamento in funzione delle caratteristiche dell’azione.

RISONANZA COGNITIVA: quando ci si trova a fare una scelta che non si sarebbe mai pensato di

effettuare.

Le persone con un basso livello di monitoraggio si comportano in un modo in cui riflettono le loro

emozioni interne indipendentemente dalla situazione in cui si trovano. Dunque si comportano

sempre nello stesso modo (o in modo simile) con le persone e in diverse situazioni.

Tende a comportarsi in modo da dare agli altri l’impressione che desiderano, quindi se vogliono

dare agli altri l’impressione di essere estroversi allora gli individui si comporteranno in questa

maniera.

I comportamenti di alta presentazione sono quindi più probabili da chi ha un elevato

automonitoraggio.

GLI ATTEGGIAMENTI E IL RAPPORTO CON L’AZIONE:

In psicologia l’atteggiamento non è un modo di fare, non è un’azione anche se ha uno stretto

rapporto con l’azione: è un giudizio, una valutazione, è ciò che noi pensiamo di una certa cosa o

una certa valutazione (o comunque di un oggetto del nostro mondo sociale) esso può essere positivo

o negativo. Possiamo avere atteggiamenti verso le altre persone, e quindi giudizi (verso i professori,

compagni, attori, leader politici, attori…) possiamo avere diversi giudizi positivi o negativi nei

confronti delle diverse marche.

È importante capire che l’atteggiamento ha sempre un oggetto (persona, marca…).

Come è possibile studiare ciò che sta dentro la nostra testa?(“scatola nera” x i comportamentisti):

È importante studiare l’atteggiamento in quanto ha uno stretto rapporto con l’azione.

È importante per esempio, per un’azienda che vende un prodotto, far avere un atteggiamento

positivo al pubblico. È importante diffondere un atteggiamento positivo anche nei propri confronti.

Studi concentrati:

Sui processi che formano i nostri atteggiamenti, i nostri giudizi.

Vi sono concentrati sulle modalità di misurazione degli atteggiamenti, come si studiano?

Che rapporto c’è tra un certo comportamento e un certo atteggiamento?

È possibile cambiare l’atteggiamento di una persona e convincerla a cambiare giudizio su un

prodotto? La persuasione è il processo di cambiamento degli atteggiamenti. 28

DEFINIZIONE ATTEGGIAMENTO (SLIDE):

Nucleo valutativo, è un giudizio.

L’atteggiamento è una tendenza psicologica che si esprime valutando una particolare entità, con un

certo grado di favorevolezza o sfavorevolezza.

IL MODELLO DELLE TRE COMPONENTI DEGLI ATTEGGIAMENTI (O

TRIPARTITO):

• Componente cognitiva: le convinzioni circa l’oggetto i atteggiamento o comunque di

un’entità del nostro mondo sociale.

• Componente affettiva: le emozioni che l’oggetto di atteggiamento suscita, le emozioni che

proviamo.

• Componente comportamentale: è il comportamento attuato in funzione dell’atteggiamento

che nutriamo nei confronti dell’oggetto.

LA FORMAZIONE DEGLI ATTEGGIAMENTI:

Esperienza diretta: fare esperienza per agire direttamente con l’oggetto di atteggiamento:

 gli atteggiamenti che si formano sulla base dell’esperienza diretta sono pochissimi.

Effetto mera esposizione (semplice esposizione):

 Condizionamento:

 CONDIZIONAMENTO CLASSICO : I giudizi che noi ci formiamo sin formano sulla

base dei processi di apprendimento, sono informazioni acquisite nel corso della nostra

esperienza ed esse sono positive o negative. Gli atteggiamenti come si apprendono? Sono

stati usati due approcci tipici del comportamentismo: gli studi sul condizionamento.

PARADIGMA DEL CONDIZIONAMENTO CLASSICO: consiste nel presentare al

soggetto uno stimolo che inizialmente non è associato a nessun oggetto.

STIMOLO INCONDIZIONATO: senza il condizionamento produce una reazione nel

soggetto.

CONDIZIONAMENTO OPERANTE : è un’altra forma di apprendimento per

associazione.

Un comportamento viene attuato casualmente all’inizio, se questo comportamento riceve

una ricompensa, un rinforzo positivo, allora ciò aumenta la probabilità che quel

comportamento venga ripetuto.

Ci formiamo gli atteggiamenti che abbiamo grazie all’esperienza diretta e anche grazie ai

diversi tipi di condizionamenti.

Esperienza mediata da individui o gruppi: non vi è solo l’esperienza diretta di un certo

 tipo di atteggiamento, ma anche l’esperienza mediata, cioè indiretta che arriva da ciò che

dicono gli altri individui e gli altri gruppi. L’esperienza mediata indiretta può contribuire in

diversi modi al nostro atteggiamento, all’interno della nostra visione del mondo.

Mass media: essi contribuiscono a formare i nostri atteggiamenti e giudizi che abbiamo

 sulla realtà, a questo riguardo si sono susseguite diverse posizioni rispetto all’influenza che i

29

media hanno sulla forma degli atteggiamenti del pubblico. L’influenza pervasiva dei media

sugli atteggiamenti delle persone è una delle prime idee sviluppate dalla “teoria del

proiettile magico”:

diversi studi affermano che i mass media contribuiscono a rafforzare determinati

atteggiamenti ed è emerso che le persone si espongono selettivamente ad alcuni tipi di

messaggi che confermano qualche tipo di atteggiamento.

Il modo in cui i media presiedono alla formazione dei nostri atteggiamenti è complesso, si parla

oggi di effetti indiretti.

Come vengono misurati gli atteggiamenti?

Non è semplice perché si tratta di misurare qualcosa che è insito nella testa di ogni individuo. Il

costrutto stesso di atteggiamento è un concetto astratto che deve essere razionalizzato. Alcune

modalità di misurazione sono dirette o esplicite e si chiede agli individui un’espressione del loro

giudizio, in modo esplicito. Si possono usare scale di osservazioni basate su una sola domanda.

Si possono usare scale di osservazioni basate su una sola domanda.

Quindi “qual è il suo giudizio”.

Vi sono però anche altre tipologia di scale, quindi non basate su una sola domanda, che no è molto

affidabile, ma basate su una serie di domande e frasi rispetto alle quali le persone sono invitate ad

esprimere il loro grado di accordo.

GESTI E MENZOGNE:

Ekman: alcuni gesti possono indicare un controllo consapevole da parte del soggetto:

• LAPSUS GESTUALI: Il soggetto si lascia sfuggire un gesto quindi tradisce qualcosa che sta

cercando di nascondere.

• GESTI FUORI POSIZIONE: azione eseguita fuori dal normale

• DIMINUZIONE DEI GESTI (ILLUSTRATORI): tendenza a diminuire i gesti vi e’ più

cautela.

• AUTO-MANIPOLAZIONI: quando una persona con le mani stuzzica, massaggia  disagio e

può influenzare come gli altri vedono il discorso.

SISTEMA CINESICO LO SGUARDO:

• E’ uno dei più importanti segnali dal punto di vista non verbale è un canale di comunicazione

fondamentale. L’occhio comprende una ampia struttura di informazioni.

Lo sguardo raccoglie informazioni e le trasmette in due componenti:

1) consapevole: (es: direzione sguardo, espressione degli occhi) è volontario

2) involontario: (es: dilatazione pupille, battiti delle palpebre) non è consapevole

• Lo sguardo serve soprattutto a:

-comunicare gli atteggiamenti interpersonali: in generale la comunicazione non verbale è

considerata come un linguaggio di relazioni, ci aiuta a regolare il nostro comportamento e

per decodificare il comportamento. Gli atteggiamenti interpersonali si fa riferimento allo

dominanza/status (posizione di potere) o di sottomissione. L’altra dimensione e’ quella del

ostile (isolamento).

• Dal punto di vista dello sguardo, le persone che vogliono enfatizzare o ricercare una

dominanza nelle relazioni tendono ad usare sguardi diretti nelle persone, e per esempio a

30

guardare di più mentre si parla per raccogliere feedback di quello che sta dicendo e guardare

meno quando si ascolta.

LE FUNZIONI DELLO SGUARDO:

-accompagnare il discorso: regola l’alternanza dei turni, la sequenza delle conversazioni. Serve

quando si prende parola, se distoglie lo sguardo dalla persona, se invece si ascolta non si guarda.

-lo sguardo e’ intermittente: quando si parla non si guarda continuamente, di solito le occhiate non

durano più di 3 secondi.

-Lo sguardo e’ importante a riconoscere i feedback: durante una conversazione lo scopo è

ottenere delle reazioni su ciò che stai dicendo. Non sto attirando abbastanza attenzioni? Allora

magari devo cambiare discorso.

-lo sguardo e’ molto importante a inviare informazioni. ES: il battito delle ciglia indica

un’attivazione motiva.

LE VOCALIZZAZIONI NON VERBALI (LA VOCE):

• IL sistema vocale dal punto di vista non verbale include tutti quei segnali che non hanno a che

fare col significato di ciò che si sta dicendo. La voce ha un ruolo fondamentale perché può

andare ad integrare quello che si dice con le parole aggiungendo o esprimendo meglio il

significato di ciò che si afferma. Quando si studia la voce: studiare tutte le caratteristiche

della voce che vanno al di la di ciò che si sta dicendo e che possono aiutare

nell’interpretazioni delle parole e del significato.

• Il sistema vocale ha due sottodimensioni:

1) LEGATI AL PARLARE (segnali prosodici): i segnali prosodici sono parte integrante dei

significati e vanno ad integrare il significato di ciò che una persona dice.

1. tono della voce: la frequenza della voce e consente di cambiare profondamente il

significato di una parola o di una frase. Si parla di tono interrogativo, esclamativo,

espressivo ecc… Quando dico una parola, a seconda del tono, posso dare un

significato molto diverso.

2. enfasi/intensità: riguardano la modulazione della sonorità della voce e anche del

volume che permettono di modificare l’accento enfatico ad alcune parole o parti

della frase. Se noi utilizziamo una frase possiamo dare un enfasi diverso.

3. pause: la velocità con cui si parla: Le espressioni variano molto in base alla

velocità e al ritmo di come vengono pronunciate. A secondo della velocità in cui

dico qualcosa può cambiare il peso di ciò che sto dicendo.

Pause vuote: più lunghe per raccogliere informazioni

Pause piene: intermezzate da alcuni suoni

Pause interattive: servono a regolare i turni. La gestione delle pause e’ regolata a

livello socio-culturale.

In occidente: pausa lunga mette a disagio

In oriente: pausa lunga non mette a disagio

2) INDIPENDENTI DAL PARLARE:

• Rumori emotivi: del bambino (Gemih)

• Voce personale per qualita e accento: accento dialettale, la pronuncia

Le funzioni principali:


PAGINE

63

PESO

119.31 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

In questi appunti personali potete trovare:
1. il pensiero sociale, influenza sociale, relazioni sociali.
2. le categoria di principi: motivazionali e di elaborazione.
3. memoria a breve termine
4. memoria a lungo termine
5. i metodi della psicologia sociale
6. le variabili (dipendente e indipendente)
7. comunicazione non verbale CNV
8. pregiudizio
9. stereotipo
10. euristiche
11. euristica della rappresentatività
12. euristica della disponibilità
13. euristica della simulazione
14. euristica dell'ancoraggio (o accomodamento)
15. processi di attribuzione casuale
16. il sè
17. fattori che determinano sviluppo del sè
18. teoria della discrepanza del sè
19. sistema cinesico
20. segnali del volto
21. espressioni del viso
22. sistema cinesico i GESTI
23. classificazione dei gesti
24. il sè self-serving bias
25. bias
26. bias attributivi
28. atteggiamento
29. formazione degli atteggiamenti
30. sistema visivo
31. la forza degli atteggiamenti
32. comunicazione persuasiva
33. persuasione
34. formazione delle impressioni
35. influenza sociale
36. acquiescenza
37. influenza


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in linguaggi dei media (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Sociologia) (MILANO)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Carolina2798 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Catellani Patrizia.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in linguaggi dei media (facoltà di lettere e filosofia e di sociologia) (milano)

Riassunto esame Questioni di Teologia Speculativa e Dogmatica, prof. Maggioni, libro consigliato Un Tesoro in Vasi di Coccio, Maggioni
Appunto
Lezioni di Storia e comunicazione del tempo presente semestre 2
Appunto
Lezioni di Storia e comunicazione del tempo presente semestre 1
Appunto
Retorica 2 semestre
Appunto