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Le scale di misura degli atteggiamenti

Una scala ormai in disuso e la scala ad intervalli soggettivamente uguali proposta da THURSTONE, che si

basava sull’idea che fosse possibile misurare l’atteggiamento di una persona verso un certo oggetto

registrando la sua adesione ad affermazioni dotate di un valore scalare noto (di solito da 1 a 11) rispetto

all’atteggiamento.

Un’altra scala in uso è la scala a punteggi sommati proposta da LIKERT. Sono costruite in maniera tale da

consentire una serie di misurazioni parziali che possono essere sintetizzate in solo valore

complessive(media, mediana, sommatorie) sia per i singoli soggetti che per i gruppi. In genere una scala

può essere costituita da una serie di items (in forma di affermazione) semanticamente collegati, ad ognuno

dei quali è assegnato un particolare giudizio che va dal “molto favorevole” a “molto contrario” a cui

corrisponde un punteggio da 1 a 5 o viceversa. I punteggi più alti sn attribuiti agli atteggiamenti favorevoli

verso l’oggetto. Il punteggio totale che ciascuna persona ottiene nelle risposte alle varie affermazioni,

fornirà la misura del suo atteggiamento.

I limiti dei resoconti verbali

Nello studio degli atteggiamenti, gli strumenti di indagine si basano essenzialmente sui resoconti verbali

delle persone intervistate. Il problema è costruito dal fatto che tali resoconto non sempre forniscono dati

obiettivi e generalizzabili. I limiti dei resoconti verbali sono dovuti a 3 ordini di motivi:

- La discrepanza fra comportamenti e dichiarazioni. Gli studiosi hanno affermato che non esiste una

correlazione certa tra atteggiamento e comportamento. Non sempre ad un’affermazione

dell’intervistato segue un comportamento coerente con quando affermato. A tal proposito si tiene

in considerazione l’esperimento di LA PIERE (1930). Lo studioso viaggio per l’America della Grande

Depressione con una coppia di cinesi. Il suo scopo era quello di mostrare come atteggiamenti e

comportamenti possono divergere. I cinesi “etnici” erano malvisti, e ritenne che non avrebbero

trovato ospitalità in nessun albergo, solo in un albergo su 200 ricevettero un rifugio (1°FASE DELLO

SPERIMENTO). Successivamente dopo qualche mese LA PIERE invio a tutti gli alberghi un

questionario, con cui si intendeva sondare la disponibilità ad ospitare persone di razza cinese. Sola

la metà degli alberghi rispose al questionario, la maggioranza risposero in modo negativo. Il

risultato dell’esperimento fu il rilevamento di mancanza di correlazione tra comportamento

precedente( 1°fase: OSPITALITA’) ed affermazioni successive (2°fase: RIFIUTO).

Il risultato emerso dall’esperimento è dovuto alla discrepanza tra: - emergenza quotidiana, gli albergatori

trovandosi di fronte ad una coppia di cinesi sorridenti, ben vestiti, che parlavano bene l’inglese, sono ben

disposti ad offrire ospitalità; - stereotipi gli albergatori trovandosi a rispondere di fronte al questionario

risposero sulla base degli stereotipi diffusi dei cinesi.

Alla fine degli anni 60 WICKLER analizzando il rapporto tra atteggiamento-comportamento giunse alla

conclusione “ è molto più probabili che gli atteggiamenti sn correlati, o siano solo debolmente correlati con

il comportamento”. Tali conclusioni portarono agli studiosi a considerare gli atteggiamenti dei processi

inseriti in una determinata situazione e contesto, e dare molta attenzione alla specificità.

- Il condizionamento della risposta. SCHWARZ dimostrava che i resoconti verbali non forniscono dati

“obbiettivi”, ma informazioni “fallibili” a causa del fatto che variazioni anche piccole nelle parole

usate, nel modo di fare domanda,nel contesto in cui la domanda viene posta producono dei grandi

cambiamenti nei risultati dell’indagine. Le domande poste dal ricercatore più attento, che usa il

questionario, non potrà essere sicuro di aver raccolto informazioni obbiettive.

- La distorsione delle risposte. Se è vero che le domande possono influenzare le risposte, è anche

vero che le risposte possono essere influenzate da fattori interni e nelle capacità umane. Le

persone dotate di intelligenza, cioè dotati di intelligenza, sn strutturalmente finalizzate, interessate

e capaci di manipolare l’informazione. Infatti quando le persone rispondono ai questionari ed

interviste, sn guidate non solo dal desiderio di proiettare e di offrire un’immagine positiva di sé, ma

soprattutto dal bisogno di conseguire i loro scopi ed interessi.

Qui le persone vengono considerate come” TATTICI MOTIVATI” (motivated tactican). L’Uomo pensa,agisce e

parla in funzione di specifici scopi e interessi.

Gli atteggiamenti nella prospettiva cognitiva

Parlando di COGNITIVISMO, si è visto come abbia importanza il ruolo delle credenze nella formazione degli

atteggiamenti (BELIEF) : l’atteggiamento nn è altro ke un riassunto (SUMMARM) delle credenze,ossia delle

informazioni ke una persona ha riguardo a altre persone, oggetti o questioni. In questo contesto si

collocano la “teoria della azione ragionata” è la sua versione ampliata, la “teoria della azione situata “

(teoria del comportamento pianificato) di FISHBEIM e AJZEN, le quali rappresentavano la concezione più

illustre ed influente sulla relazione tra atteggiamenti e comportamento.

SCHEMA T.A.R


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AUTORE

Moses

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Licciardello Orazio.

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