L’approccio psicoanalitico
- Freud: Psicopatologia della vita quotidiana (1901): dimenticanze, lapsus,atti mancati, gaffes, motti
di spirito
- L’io non è padrone a casa sua
- Terza “mortificazione” (copernicana,darwiniana,freudiana)
- Rilevazione dell’inconscio: superamento del semplice ricorso all’introspezione, che induce però un
“sospetto” (inverificabile) sull’intenzione
Nel 1901 Freud scrive un libro famosissimo che si intitola “psicopatologia della vita quotidiana “. Freud
è un medico, si è formato in un ambito clinico, appena laureato è andato (con una specie di erasmus) in
viaggio a Parigi dove studia con tutta una riflessione, che è una riflessione sui casi clinici ovvero persone
che stanno molto male. Studia soprattutto il fenomeno della suggestione, e quindi ha una partenza di
carattere clinico. Studia persone che hanno dei sintomi,anche sintomi gravi che impediscono a queste
persone di vivere una vita normale, ma questa riflessione ad un certo punto ha una sua svolta quando
decide di applicare sistematicamente il tema dell’osservazione su di se. Freud comincia ad osservare se
stesso sui piccoli sintomi che ognuno di noi ha tante volte in un giorno. Ad esempio descrive se stesso.
Freud aveva l’appartamento dove viveva e il suo studio di consultazione sullo stesso pianerottolo (che
ora si può vedere a Vienna anche se non troveremo niente perché poi Freud ad un certo punto va via
da Vienna perché iniziano le persecuzioni razziali e comincia ad essere sotto tiro) quindi casa e studio
stavano sullo stesso piano. Una volta Freud tentava si aprire lo studio ma lo quest’ultimo non si apriva
perché stava cercando di aprire lo studio con le chiavi di casa. Cosa significa tutto ciò? Freud si rifiuta di
pensare che ci sia un comportamento che non significhi niente, cerca di capire cosa c’ dietro questo
comportamento e pensa che dietro questo comportamento ci può essere, ad esempio, il desiderio che
la giornata di lavoro sia finita e che sia ritornato il momento di tornare a casa. Per un attimo apre la
luce sul fatto che i nostri comportamenti hanno anche qualche cosa che si sfugge, qualche cosa che
deriva anche da processi che agiscono inconsapevolmente,che agiscono sotto la soglia della coscienza.
Da qui la sua idea,molto provocatoria,che la vita quotidiana di chi sta bene non sia cosi diversa dalla
vita di chi ha dei sintomi; la diversità dice Freud sta nella quantità non nella qualità, ovvero lo stesso
tipo di pensiero che rende la vita impossibile a un paranoico (un paranoico non può uscire di casa
perché si sente minacciato). Anche io per un attimo posso avere un pensi