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Domande

1. Definizione di cultura

Con il termine cultura si intende donne e uomini che hanno tutti lo stesso modo di fare ed essere. Si intende quindi l’appartenenza alla stessa specie vivente, non per fattezze fisiche, cucina, musica, lingua, religione o abbigliamento.

2. Con che ritmo e in quale direzione cambiano le culture?

La cultura si modifica in tutte le società umane nel corso dei giorni, degli anni e dei secoli seguendo il ritmo e nella direzione dettati dalla tradizione culturale di appartenenza.

3. In che cosa consiste adottare un’ottica psicosociale verso l’analisi delle problematiche sociali?

Adottare un’ottica psicosociale verso l’analisi delle problematiche sociali significa andare a ricercare in quale tipo di fenomeni individuali a rilevanza sociale le problematiche sociali trovano origine.

4. Perché, in un’ottica psicosociale, la definizione di minoranza impiegata in sociologia è troppo ampia?

Nell’ottica psicosociale la definizione di minoranza risulta troppo ampia perché permette di considerare minoranze anche quelle entità sociali dove l’identità minoritaria, cioè il particolare tipo di identità sociale propria degli individui che le due suddette definizioni permettono di identificare come membri di gruppi minoritari:

  • Non si trasmette per forza ai loro figli, facendone in tal modo proprio dei “minori delle minoranze”
  • Non sembrerebbe apparentemente comportare per questi ultimi alcun effetto negativo sulla dimensione soggettiva della loro identità minoritaria, ad opera della suddetta caratteristica sociale oggettiva del loro basso status sociale.

5. Quali sono i due fattori-chiave delle identità di adulti e minori membri di minoranze (“identità minoritarie”) identificati dagli studi di Psicologia Sociale?

  • Non si trasmette per forza ai loro figli, facendone in tal modo proprio dei “minori delle minoranze”
  • Non sembrerebbe apparentemente comportare per questi ultimi alcun effetto negativo sulla dimensione soggettiva della loro identità minoritaria, ad opera della suddetta caratteristica sociale oggettiva del loro basso status sociale.

6. Definizione psicosociale di minoranza

Per minoranza si intende quindi un segmento di società industrializzata in posizione sociale subordinata rispetto a quest’ultima, indipendentemente dal loro numero che formano che può essere davvero minore, ma anche superiore o uguale a quello della società industrializzata. Inoltre le caratteristiche fisiche e/o culturali della minoranza vengono di soli valutate dalla maggioranza come caratteristiche negative che portano per questo motivo a una coesione sociale tra i propri membri. Questo porta successivamente i membri dei gruppi minoritari a trasmettere anche ai propri discendenti la consapevolezza di appartenere a un gruppo minoritario e li spinge anche all’endogamia, cioè la formazione di una famiglia all’interno del proprio gruppo sociale.

7. Nella vita di ogni persona, quando inizia e finisce l’inculturazione?

L’inculturazione e cioè il processo secondo cui vengono trasmesse le informazioni sul tipo di comportamento che ci si aspetta da un adulto ha inizio sin dai primi tre anni di vita e continua per tutta la vita.

8. Perché, anche in riferimento a minori membri di culture non industriali, vengono usate correntemente categorie descrittive, analitiche e interpretative dell’educazione e dello sviluppo minorili originariamente elaborate in riferimento ai minori membri della società industriali?

L’uso di categorie descrittive, analitiche e interpretative rimane invalso poiché in questo tipo di cultura la sequenza dei processi di crescita nell’età non adulta codificata dalla psicologia dello sviluppo è stata studiata ed etichettata: infanzia, preadolescenza, adolescenza.

9. Con l’eccezione della prima infanzia, la segmentazione dello sviluppo dell’individuo nella forma infanzia-preadolescenza-adolescenza quando e da cosa ha avuto origine?

La segmentazione dello sviluppo dell’individuo nella forma infanzia, preadolescenza, adolescenza è stato generato da un processo di complesse trasformazioni sociali che ha avuto origine nel secolo XVI che portò alla nascita della scuola e della famiglia borghese nei ceti medi, cioè istituzioni culturali tipiche della società industriale.

10. In quali aree geografiche del mondo sono presenti tipi di società dove non sono state introdotte le innovazioni culturali a seguito della quale introduzione è nata la società industriale?

[Domanda incompleta nel testo originale]

11. A quali ordini di fattori è dovuta la incommensurabilità strutturale dei processi attraverso cui si diventa adulti nelle società industriali e in quelle non industriali?

L’incommensurabilità dei processi attraverso cui si diventa adulti è dovuto a vari fattori che riguardano proprio le differenze esistenti tra le società industriali e non.

12. Quale fase dello sviluppo non adulto riconosciuta socialmente presso le culture industriali è assente in quelle non industriali?

Nelle società non industriali non è riconosciuta socialmente l’adolescenza, cosa che invece ha rilevanza nelle società industriali come fase distinta dello sviluppo non adulto. L’individuo posto nella società industriali infatti nel momento in cui raggiunge la maturità psicofisica non raggiunge automaticamente anche quella sul piano socioeconomico che anzi coincide con la conclusione del proprio periodo di formazione scolastica.

13. Cosa manca nell’adolescente rispetto all’adulto nelle società industriali per essere riconosciuto socialmente come adulto.

Manca la maturità socioeconomica che si raggiunge attraverso la conclusione del proprio periodo di formazione scolastico.

14. Di quali fasi è composta l’età non adulta nelle società non industriali?

L’età non adulta nelle società non industriali è composta di tre fasi: la prima fa riferimento alla fase dell’allattamento che finisce massimo al terzo anno di età, poi inizia la fase di svezzamento che viene iniziata alla comparsa dei primi denti da latte che si conclude con la dentinazione definitiva (intorno ai 6/7 anni) e infine inizia la terza fase che si conclude con l’inizio della pubertà dell’individuo quando appunto l’individuo è dichiarato adulto poiché possiede i requisiti necessari per la procreazione.

15. Nelle società non industriali, da quali fatti – e per quale ragione – il prestigio sociale dell’individuo aumenta continuamente fino alla morte, anziché diminuire in vecchiaia come nelle società industriali?

Nelle società non industriali il prestigio sociale cresce in concomitanza con ciascun rito iniziatico e di quello matrimoniale dei propri figli e successivamente alle nascite dei nipoti. Questo porta all’accrescimento del potere politico come capofamiglia del nucleo allargato. Inoltre si conferisce alla vecchiaia quello stato di saggezza che è tipico ed attribuito a tutti i membri anziani.

16. Gli individui considerati non adulti nelle società industriali, rivestono in quelle non industriali ruoli sociali diversi. Quali sono e chi svolge questi ruoli nelle società industriali?

I ruoli più importanti che vengono svolti da individui considerati non adulti nelle società industriali sono i due ruoli di produzione e riproduzione sociali. Tali ruoli nelle società industriali vengono infatti limitati agli adulti.

17. L’obiettivo dei processi educativi è lo stesso in tutti i tipi di società: quale?

L’obiettivo dei processi educativi è fare in modo che i membri del proprio gruppo sociale acquisiscano modi di pensare e agire che siano funzionali ad una loro esistenza inserita nel sistema sociale e culturale in cui si trovano.

18. Le sotto-competenze trasmesse dall’educazione sono le stesse in tutti i tipi di società: quali?

  • Obbedienza all’autorità costituita
  • Senso di responsabilità verso i propri doveri
  • Assistenza delle persone non autosufficienti
  • Rendimento nelle proprie prestazioni lavorative
  • Auto-sussistenza esistenziale
  • Indipendenza dal controllo comportamentale dei genitori

19. Educazione ha luogo su tre dimensioni: verticale, orizzontale e obliqua. Cosa contraddistingue l’educazione in ciascuna di esse?

In questi tre tipi di educazione variano le figure che ricoprono il ruolo sociale di agenti dell’educazione impartita agli educandi.

  • Verticale: genitori
  • Orizzontale: propri coetanei, anche membri del gruppo familiare
  • Obliqua: figure educanti adulte che però non sono i genitori

20. Inculturazione VS. socializzazione

Sono le due forme che il processo di educazione dei non adulti assume. Nello specifico l’inculturazione è un processo inconsapevole di trasmissione del contenuto culturale di una società nel non adulto e ciò può riguardare per esempio i valori, le credenze, le abilità ecc. La socializzazione invece riguarda un processo didattico volontario che si opera sul minore posto all’interno del proprio gruppo di appartenenza familiare e non. Questi processi portano infatti alla formazione delle differenze culturali tra membri di gruppi socio-culturali minoritari e maggioritari.

21. Nelle società non industriali i minori sono educati in due diversi universi

[Domanda incompleta nel testo originale]

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

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