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Il non adulto ha completa libertà nella gestione e strutturazione della propria

giornata sempre per questioni di lasciare la libertà di crescere dopo lo

svezzamento.

26. Su quale principio ordinatore sono fondate le norme di comportamento

tra i minori educandi e quelli che li educano?

Il principio ordinatore su cui si fondano le norme di comportamento tra i minori

educandi e quelli che li educano è l’età.

27. Nella società non industriali rispetto al minore da educare chi sono di

norma i minori che lo educano?

Di norma sono fratelli e/o cugini dell’educando più anziani.

28. Che età hanno all’incirca il minore educatore e quello educando,

quando il minore riceve la responsabilità di sorvegliare e proteggere i

propri familiari di età più giovane?

All’incirca nelle società non industriali il minore riceve la responsabilità di

sorvegliare e proteggere i suoi familiari più giovani più o meno dopo la

dentinazione e quindi alla fine dello svezzamento.

29. Attraverso l’esperienza sopra indicata il minore educando impara

alcuni elementi fondamentali della vita nella propria società: quali?

Il minore in questo modo impara che esistono delle norme, dei ruoli e degli

status con cui dovrà confrontarsi per tutta la durata dell’età adulta.

30. Nelle società industriali l’educazione dei minori è impartita da

istituzioni, agenzie e pratiche educative di carattere formale, incarnate

dal sistema scolastico: perché storicamente ciò si è venuto a

determinare?

Il bisogno della creazione di istituzioni, agenzie e pratiche educative si è venuto

a creare in relazione alle esigenze di formazione professionale che hanno fatto

seguito alla diversificazione della divisione sociale del lavoro tipica elle società

industriali.

31. Nelle società non industriali invece il processo educativo dei minori è

didatticamente assai efficace, al contrario di quanto avviene negli

istituti di formazione scolastica delle società industriali: perché?

Nelle società non industriali il processo educativo è molto più efficace rispetto a

quello delle società industriali per via della motivazione interna del minore.

Infatti essi sono volenterosi di apprendere non solo le conoscenze e le abilità

degli adulti ma l’essenza stessa dell’essere adulto, cioè quello che significa e

comporta. Come detto prima, infatti, l’individuo è spinto a sentirsi

interdipendente dal resto del suo ambiente sociale.

32. Perché in quelle industriali il processo educativo dei minori è

didatticamente poco efficace?

Il processo educativo nelle società industriali invece è ostacolato dal fatto che in

queste società è presente una forte eterogeneità intra-culturale che rende quindi

difficoltosa un’identificazione spontanea dei minori coi modelli socio-cultarali

dominanti.

33. Perché nelle società industriali il processo educativo dei minori è

organizzato in maniera formale?

Questo accade poiché nelle società industriali l’attività economica viene svolta

in ambito extra-familiare e di conseguenza anche il processo di formazione

professionale dell’individuo deve per forza trovarsi nelle mani di un agenzia

educativa extra-familiare come appunto la scuola.

34. Quali sono i principi di fondo che governano il modo di produzione

economica tipico delle società industriali?

1. L’interdipendenza gerarchica dei ruoli produttivi, 2. L’elargizione di sanzioni

positive e negative per canali altrettanto gerarchici, 3. La competizione fra i

membri della forza-lavoro nella loro attività economica, finalizzata

al’ottenimento personale di premi e all’evitamento di punizioni a tutto

svantaggio degli altri produttori economici di pari ruolo e status sociale.

35. Perché i modelli di riproduzione sociale delle minoranze sociali

producono un alto livello di emozioni di rifiuto sociale?

36. L’obiettivo dell’educazione di un minore è lo stesso in tutti i modelli di

società umana: farne un adulto. In termini psicologici il possesso di

quali competenze definiscono l’età adulta?

In termini psicologici l’individuo per essere considerato adulto deve possedere la

capacità di rispondere agli eventuali cambiamenti che possono capitare

nell’ambiente fisico e/o sociale, in modo da annullare le loro potenziali

ripercussioni negative sulla propria sopravvivenza.

37. Anche se il loro contenuto varia nelle diverse culture umane le

competenze di adattamento umano all’ambiente sono di due tipi: quali?

Le competenze di adattamento all’ambiente sono di due tipi: di base e cioè

attinenti a compiti di tipo cognitivo, percettivo e linguistico e poi di tipo

socio-culturali e cioè relativo a compiti da svolgersi attraverso l’interazione

interpersonale e sociale.

38. La ricerca psicologica si è finora concentrata quasi esclusivamente

sulle competenze di base di adattamento umano all’ambiente,

affrontando in particolare due problemi: quali?

La ricerca psicologia ha affrontato finora due problemi in relazione alle

competenze di base: il primo riguarda l’analisi del ruolo delle competenze di

base nel libello delle prestazione fornite dagli individui in situazioni diverse. Il

secondo problema riguarda invece l’identificazione dei fattori che facilitano

oppure ostacolano l’acquisizione delle prime durante lo sviluppo dell’individuo in

età non adulta.

39. Quali tipi di teorie sono state proposte per spiegare le differenze nel

livello di prestazioni fornite dagli individui membri di minoranze

rispetto a quelli appartenenti a una società maggioritaria?

Sono state proposte due tipi di teorie: teorie di tipo genetico-biologico e teorie

socio-cultarali.

40. In relazione alla domanda sopra, le teorie di tipo genetico-biologico

come spiegano queste differenze?

Le teorie genetico-biologico spiegano queste differenze spostando l’attenzione

su differenze innate, fra i vari macro-tipi razziali umani, nei livelli di competenze

di base diffuse.

41. Le teorie di tipo genetico-biologico hanno ricevuto conferma dai dati

della ricerca empirica in argomento oppure no?

Non esiste un dato che confermi la validità di questa teoria ma esistono

parecchie prove che la confutano.

42. Le teorie di tipo socio-culturale come spiegano queste differenze?

Le teorie di tipo socio-culturale invece attribuiscono la causa di queste differenze

al ruolo-chiave giocato dai contesti socio-economicamente deprivati, entro i

quali la prestazione misurata dai reattivi psicologici è stata in genere fornita dai

soggetti dei suddetti test: i test psicologici impiegati finora nella misurazione del

livello di prestazione degli individui membri di culture non industriali non sono

adatti a raggiungere il loro obiettivo.

43. La teoria degli Stili Cognitivi a cosa imputa l’esistenza dei differenti

livelli di prestazione forniti nell’esecuzione di un determinato compito?

Questa teoria imputa la differenza alla misura in cui il compito è utile nella loro

cultura (minoranza) per adattarsi in maniera efficace all’ambiente circostante.

44. La teoria del Deficit Ambietale a cosa imputa l’esistenza dei differenti

livelli di prestazione forniti nell’esecuzione di un determinato compito?

Tale teoria invece attribuisce le differenze alle condizioni socioeconomiche di

povertà della famiglia d’origine un’influenza negativa sullo sviluppo intellettivo

del non adulto che si trova a crescervi. Questa in seguito si rifletterebbe sui

libelli delle prestazioni di quest’ultimo in fasi seguenti della propria esistenza di

adulto. In particolare la ragione va ricercata nei rapporti disfunzionali

madre-bambino che sono tipici dei contesti sociali economicamente deprivati.

45. Tale teoria ha ricevuto conferma dai dati della ricerca empirica in

argomento oppure no?

Sono presti prove che confutano anche questa spiegazione poiché le condizioni

di deprivazione ambientale sperimentate in età minorile dovrebbe pregiudicare

solo lo sviluppo della competenza di base linguistica, ma non quella percettiva e

cognitiva.

46. Da quali fattori dipende il fatto che gli individui appartenenti a una

minoranza dimostrano livelli di prestazione inferiori rispetto a quelli

forniti dalla media dei membri delle maggioranze sociali?

Questo fatto è dovuto da due fattori principali: il primo è specifico del tipo di

sostegno che i minori delle minoranze di regola ricevono nelle società industriali

dagli organismi istituzionali, nella persona delle figure professionali a ciò

proposte. Il secondo fattore che impedisce la produzione di un livello sufficiente

di prestazione in un minore cresciuto in condizioni di povertà è invece di ordine

generale: si sviluppa infatti una dipendenza psicologica da qualsiasi atto di aiuto

altrui che contribuisca ad alleviare il disagio psicofisico imperante.

47. Cosa si intende per psicologizzazione del comportamento dei genitori

dei minori coinvolti in episodi di disagio psicopatologico, l’abbandono e

l’abuso minorili?

48. In relazione a tali problemi, in quale modo l’intervento dei servizi di

assistenza sociale istituzionale si lega al processo di psicologizzazione

del comportamento dei genitori di quei minori?

Con il termine psicologizzazione si intende una strategia che punta ad arrivare

ad affermazioni certe del tipo “sono genitori snaturati per natura” che portano

quindi all’intervento dei servizi sociali che viene giustificato dalla irresponsabilità

o immaturità dei genitori.

49. Condizioni di crescita caratterizzate da povertà pre e post natale,

pregiudicano il compiersi corretto dei processi di sviluppo in età

minorile? Se sì, in quale ambito?

Sì, condizioni di crescita caratterizzate da povertà pre e post natale pregiudicano

il compiersi corretto di processi di sviluppo in età minorile principalmente nella

sfera relazionale e sociale oltre che quella cognitiva.

50. Quali sono i prerequisiti necessari ad uno sviluppo minorile che non dia

luogo a sintomatologie psicopatologiche?

Oltre alla presenza di mezzi di sussistenza quantitativamente e qualitativamente

adeguati, sono necessari anche altri elementi nel contesto di crescita: un habitat

stabile e sicuro, un clima familiare tranquillo e positivo, un sistema di norme,

valori e credenze condiviso con gli altri familiari e una comunità extra-familiare

nella quale siano affermati e messi in pratica i valori della giustizia e

dell’eguaglianza sia nei rapporti interindividuali si in quelli sociali.

51. Se questo non si verifica, lo sviluppo del minore è sempre e comunque

irreparabilmente condannato ad una crescita anormale?

No, se i prerequisiti necessari ad uno sviluppo normale del minore non sono

presenti, è comunque possibile limitare e a volte annullare l’effetto negativo

determinato dall’essenza di queste, attraverso alcune altre condizioni contestuali

di sviluppo che sono chiamati fattori protettivi.

52. Elencare alcuni fattori protettivi dello sviluppo di minori che vivono in

povertà:

Disponibilità di un clima scolastico non conflittuale tra coetanei e di un sostegno

emozionale al minore nel momento in cui dovessero verificarsi difficoltà

scolastiche da parte dell’insegnante. Il possesso di alcune caratteristiche

personali del minore: q.i. non inferiore alla media o la capacità nel comunicare e

agire per esempio. Il possesso di determinate caratteristiche di personalità da

parte dei genitori del minore che li rendano partecipativi delle difficoltà

scolastiche del figlio per esempio. La disponibilità di reti di interazione sociali in

ambiti extra-familiari che offrano supporto emozionale al minore.

53. Fornire la definizione di abuso minorile:

Con abuso minorile si intendono uno o più atti di violenza (sofferenza volontaria

inferta) aventi un’elevata probabilità statistica di causare stati fisici e/o

psicologici anormali in chi ne è vittima.

54. In situazioni familiari di stress economico, l’incidenza statistica di

abuso minorile è più elevata?

Si, nelle situazioni familiari che sperimentano situazioni esistenziali stressanti

ingenerate da problemi di tipo economico, l’incidenza statistica di abuso minorile

è più elevata. Ma solo presso le famiglie appartenenti al ceto medio.

55. Perché?

Il fenomeno è stato spiegato sulla base del fatto che fra i nuclei familiari di

classe sociale inferiore, il livello medio dello stress familiare è sempre alto a

causa di una ordinaria povertà e proprio per questo motivo i membri di questo

tipo di famiglie presentano una soglia della percezione di sofferenza psicologica

in reazione agli eventi della vita stressanti che è più elevata rispetto a quella dei

membri familiari di ceto medio che si vengono a trovare in situazioni

economiche difficili.

56. Fornire la definizione di abbandono minorile:

Per abbandono minorile si intende la negligenza delle figure adulte allevanti un

minore, sia che essi siano rappresentati dai genitori naturali o adottivi, nei

confronti del minore.

57. Cosa si intende correntemente per minori a rischio?

Con il termine minori a rischio ci si riferisce a qualsiasi condiziono e/o ambiente

a lui circostante che può essere potenzialmente dannosa a livello evolutivo per il

minore.

58. Quali sono gli approcci allo studio del rischio evolutivo?

Si sono evidenziati nel corso degli anni Ottanta tre differenti approcci relativi allo

studio del rischio evolutivo: il primo punta alla ricerca delle singole cause dirette

come per esempio traumi subiti in età neonatale che possono portare

solitamente ad esiti anormali dello sviluppo del minore. Il secondo approccio

teorizza che le origini del rischio evolutivo vadano ricercate in gruppi omogenei

dei fattori di rischio presenti nei tre spazi di vita (individuale, familiare e sociale)

del minore. Il terzo approccio invece indaga le capacità di adattamento ad esso

del minore, si parla in questo caso di individui aventi fattori protettivi in grado di

contrastare i fattori di vulnerabilità presenti in tutte le condizioni difficili di

sviluppo minorile.

59. Elencare alcuni fattori di rischio predittivi di risultati di sviluppo

disfunzionali a livello individuale.

sofferenza in età neonatale, handicap fisico, ciclo di vaccinazioni incompleto,

iperattività o passività scolastiche, frequenza scolastica irregolare, dislessia o

disgrafia e disturbi manifesti dei processi di apprendimento scolastico.

60. Elencare alcuni fattori di rischio predittivi di risultati di sviluppo

disfunzionali a livello familiare:


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche di psicologia cognitiva (ROVERETO)
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher babinaaaa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Paladino Maria Paola.

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