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Psicologia sociale

La psicologia sociale è il ramo della psicologia che studia l’interazione tra le persone: manifestazioni, cause, conseguenze e processi psicologici coinvolti. Smith & Mackie (2016): “La psicologia sociale è lo studio scientifico degli effetti dei processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro”. Allport (1954): “La psicologia sociale è l’indagine scientifica di come pensieri, sentimenti e comportamenti degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri”.

Elementi costitutivi

Gli elementi costitutivi di queste definizioni sono:

  • Scienza: la psicologia sociale è per definizione una scienza, dove gli psicologi sociali provano lo stesso vivo interesse per il comportamento manifesto e per i processi sociali e cognitivi ad esso sottostanti. È una scienza non tanto per quello che ricerca, ma per il modo in cui lo fa. La scienza è un metodo per studiare la natura, ed è il metodo che distingue la scienza dagli altri approcci conoscitivi.
  • Processi cognitivi: sono i modi in cui funziona la nostra mente: come i ricordi, le percezioni, i pensieri, le emozioni e le motivazioni influenzano la nostra comprensione del mondo e guidano le nostre azioni.
  • Processi sociali: i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre azioni sono influenzati dagli input provenienti dalle persone e dai gruppi che ci circondano.

Assiomi e principi della psicologia sociale

Secondo Smith, Mackie e Claypool (2015), la diversità e la ricchezza dei comportamenti sociali umani possono essere spiegate in termini di alcuni processi psicosociali fondamentali. Questi processi scaturiscono da otto principi:

  • Due assiomi fondamentali
  • Tre principi motivazionali
  • Tre principi di elaborazione

Due assiomi fondamentali

  • Costruzione della realtà: le persone si costruiscono una loro realtà, in parte plasmata dai processi cognitivi e in parte dai processi sociali.
  • Pervasività dell’influenza sociale: le influenze sociali sono pervasive, pervadono tutta la vita sociale, significa che gli altri, sia essi fisicamente presenti oppure no, possono influenzare praticamente tutti i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti.

Tre principi motivazionali

  • L’acquisizione della padronanza: ogni individuo cerca di comprendere e prevedere gli eventi del mondo sociale in cui si vive al fine di ottenere svariati tipi di ricompense (riuscire a controllare gli eventi della nostra vita e procurarci vantaggi).
  • Ricerca dell’affiliazione: ogni individuo si impegna a creare e a mantenere sentimenti di reciproco sostegno, simpatia e accettazione con coloro che ama e stima.
  • Valorizzazione di "me e il mio": questo principio ci spinge a vedere in una luce positiva noi stessi e qualsiasi cosa o persona a noi connessa (la sua famiglia, la sua squadra, la nazione o i beni che possiede).

Tre principi di elaborazione

  • Conservatorismo: la visione del mondo di individui e gruppi è lenta a cambiare e tende a perpetuare sé stessa.
  • Accessibilità: le informazioni accessibili producono vasti effetti e l’influenza maggiore sui nostri pensieri, sentimenti e comportamenti. In molte situazioni ciò che ci viene in mente subito è qualcosa a cui stavamo già pensando.
  • Superficialità o profondità: l’elaborazione può essere superficiale o approfondita (in genere le persone agiscono sotto l’influsso del «pilota automatico», ma quando sono motivate, ad esempio se gli eventi non corrispondono alle nostre aspettative, si prendono il tempo necessario per elaborare l’informazione più in profondità).

Fare ricerca in psicologia sociale

La psicologia sociale è una scienza:

  • Utilizza il metodo scientifico per studiare il comportamento umano.
  • Sebbene ciò includa una serie di metodi empirici per raccogliere dati, provare ipotesi e costruire teorie, viene privilegiata la sperimentazione poiché è il metodo migliore per scoprire i rapporti causa-effetto. Tuttavia i metodi si combinano per indagare i problemi e il pluralismo metodologico è molto apprezzato.

Teoria e metateoria

La psicologia sociale è animata da dibattiti accesi che ruotano intorno all’etica dei metodi di ricerca, ai metodi di ricerca adatti alla comprensione del comportamento umano, alla validità e alla forza delle teorie psicosociali e al tipo di teorie propriamente psicologico-sociali. La teoria è un insieme integrato di proposizioni che illustra le cause del comportamento sociale, generalmente nei termini di uno o più processi psicosociali. Le teorie si fondano su assunti espliciti relativi al comportamento sociale e contengono numerosi concetti specifici ed enunciati formali sulla relazione tra i concetti. La metateoria è un insieme di concetti e di principi interconnessi destinati a illustrare un fenomeno, e capaci di indicare quali teorie o tipi di teoria siano appropriati.

Per condurre le loro ricerche gli psicologi sociali devono tradurre quesiti specifici su individui ed eventi in formulazioni generali relative al comportamento sociale. Una teoria scientifica soddisfa tre requisiti:

  • Formulazione concernente i costrutti: concetti astratti e generali che vengono usati nelle teorie e che non sono direttamente osservabili.
  • Descrive rapporti causali: afferma che un cambiamento in un costrutto (la causa) produce un cambiamento corrispondente in un altro costrutto (l’effetto).
  • Portata generale: benché l’ambito di generalità differisca da una teoria all’altra. Le teorie intendono applicarsi a molte persone in tempi e contesti diversi.

Esperimenti

La psicologia sociale è una disciplina per larga parte sperimentale e adotta preferibilmente la sperimentazione sistematica. Un esperimento è la messa alla prova di una ipotesi in cui si fa qualcosa per osservarne l’effetto su qualcos’altro. Il metodo sperimentale richiede l’intervento sotto forma di manipolazione di una o più variabili indipendenti e quindi la misurazione dell’effetto della manipolazione su una o più variabili dipendenti.

Sebbene l’esperimento sia il metodo di ricerca preferito dalla psicologia sociale, talvolta è difficile sottoporre a verifica sperimentale alcune ipotesi di ricerca.

Metodi non sperimentali

  • Correlazione: fenomeno per cui i cambiamenti in una variabile si combinano in modo attendibile a quelli di un’altra variabile, senza che però sia possibile stabilire quale delle due variabili abbia causato il cambiamento.
  • Ricerca di archivio: metodo non sperimentale basato sulla collezione di dati raccolti da altri (usati spesso per fare confronti tra culture o nazioni differenti a fenomeni come la salute mentale o l'educazione dei figli).
  • Studi di caso: consiste in una approfondita analisi di un evento (o di un individuo). Richiedono analisi approfondite di un singolo caso e sono adatti per lo studio di fenomeni rari o inusuali.
  • Analisi del discorso: insieme di metodi usati per analizzare un testo, in particolare il linguaggio naturale, in modo da comprenderne i significati e le connotazioni.
  • Ricerca basata sull’inchiesta: metodo in cui un ampio campione rappresentativo di persone risponde a domande dirette sui propri atteggiamenti o comportamenti.
  • Ricerca sul campo: raccolta di dati sul comportamento umano o animale in un ambiente naturale (il ricercatore semplicemente osserva).

Ciascun metodo, sperimentale o non sperimentale, presenta vantaggi e limiti. La scelta di un metodo appropriato è influenzata dalla natura dell’ipotesi indagata, le risorse disponibili per effettuare la ricerca e le basi etiche su cui si fonda il metodo. Il pluralismo metodologico aiuta a ridurre al minimo la possibilità che la conclusione a cui arriva il ricercatore derivi dall’utilizzo di un particolare metodo e la ripetizione da parte di gruppi di ricerca diversi aiuta a evitare la tendenza sistematica alla conferma, ovvero la tendenza che porta i ricercatori a farsi coinvolgere nelle proprie teorie in misura tale da perdere parzialmente obiettività nell’interpretazione dei dati.

Per orientare i ricercatori, l’associazione degli psicologi americani ha stabilito nel 1972 una serie di principi di condotta etica riguardanti la ricerca sugli esseri umani.

Principi etici

Cinque sono i principi etici più importanti: protezione dal danno, diritto alla privacy, inganno, consenso informato e trasparenza. È importante informare i partecipanti all’esperimento circa tutti i dettagli, dar loro la possibilità di ritirarsi in qualsiasi momento, fornire loro un re-briefing (rapporto dettagliato); ma l’esperimento perderebbe di efficacia se non si conservasse una parte di inganno, anche se minima, onde evitare condizionamenti.

Storia della psicologia sociale

Gli esordi

I primissimi esordi della psicologia sociale risalgono probabilmente a un gruppo di studiosi tedeschi influenzati dal filosofo Hegel, che si diedero il nome di demopsicologi. Nel 1860 Steinthal e Lazarus fondarono una rivista dedicata alla Volkerpsychologie, e si occupava della mente collettiva, piuttosto che sulla mente individuale.

Intorno agli anni ’20 divenne celebre l’idea di mente di gruppo, sostenuta in modi leggermente diversi da Gustav Le Bon e da William McDougall. Gli autori sostenevano che le persone, nella folla o in situazioni collettive o di gruppo, si comportano in modo antisociale o aggressivo, poiché sotto il controllo della mente di gruppo.

A pubblicare i primi manuali di psicologia sociale, molto diversi per i temi trattati da quelli attuali (istinti, emozioni primarie, natura dei sentimenti, condotta morale, ecc) sono stati lo psicologo inglese William McDougall (1908) e il sociologo E.A. Ross (1908) in America. McDougall è stato anche cofondatore della British Psychological Society nel 1901. Si oppose al comportamentismo, sostenendo invece che il comportamento umano potesse essere spiegato dagli istinti, ed era criticato per le sue opinioni sull’eugenetica e le differenze razziali ereditate.

La psicologia sociale come scienza

  • Il primo esperimento di psicologia sociale viene spesso identificato nella pubblicazione dello studio di Norman Triplett, nel quale osservò gli effetti della competizione nella prestazione fisica tra i ciclisti su pista. Lo studio, pubblicato nell’American Journal of Psychology nel 1898, confrontava la rapidità con la quale i bambini, da soli o in competizione con un altro bambino, avvolgevano un rotolo di carta intorno a una serie di bobine. Ha concluso che la presenza di un altro concorrente «serve a liberare energia latente non ordinariamente disponibile» (in coppia o in gruppo erano più veloci che da soli). Si tratta di uno studio precursore a quello di Floyd Allport (1924) sulla facilitazione sociale.
  • La pubblicazione che più ha segnato la nascita della psicologia sociale come scienza fu l’agenda per la disciplina di Floyd Allport (1924): sostenne che la psicologia sociale si sarebbe diffusa solo diventando una scienza sperimentale.
  • Un tema classico che ha destato subito un vivo interesse tra gli psicologi sociali è lo studio degli atteggiamenti. Famoso è il programma di Yale sulla modifica degli atteggiamenti diretto da Carl Hovland per scoprire le tecniche della propaganda.
  • Un altro tema rilevante è stato lo studio del comportamento individuale nei gruppi. Si pensi ai lavori di Kurt Lewin, spesso considerato padre della psicologia sociale.
  • Più recentemente l’attenzione è ricaduta sullo studio dei processi di gruppo e delle relazioni intergruppo. Studi classici a questo proposito sono di Sherif e Sherif a proposito di cooperazione, competizione e conflitto, di Tajfel e Turner sulla categorizzazione sociale e dell’identità nella vita di gruppo, e sul ruolo dell’autoritarismo nel pregiudizio e nella discriminazione.
  • Un altro tema di interesse centrale per la psicologia sociale riguarda l’influenza reciproca tra le persone e le modalità con cui i gruppi sviluppano norme influenzando i loro membri. Celebri sono gli esperimenti di Sherif, Solomon Ash, Stanley Milgram, Philip Zimbardo, Serge Moscovici.
  • Altrettanto importanti gli studi inerenti le relazioni interpersonali e le esperienze importanti (amicizia, amore, relazioni romantiche e disperazione) (Thibaut e Kelley).

Europa

Nonostante la psicologia sociale sia nata in Europa, la crescita economica degli USA, accanto all’ascesa del fascismo e allo scoppio della seconda guerra mondiale distrusse ogni tentativo di espansione, supportato anche dal massiccio esodo di accademici ebrei e tedeschi progressisti verso gli Stati Uniti.

Intorno agli anni ‘50, gli Stati Uniti fornirono risorse all’Europa per ricostruire i centri di psicologia sociale; l’Europa diventò un avamposto della psicologia sociale americana. La psicologia sociale europea mostrò subito maggiore interesse alle relazioni intergruppo e ai gruppi, mentre gli americani, distanti da grandi conflitti interni, erano maggiormente interessati alla psicologia delle relazioni interpersonali e agli individui.

A partire dagli anni sessanta furono organizzati in Europa importanti meeting, dai quali esitò anche la costituzione dell’Associazione Europea di Psicologia Sociale Sperimentale, avente come obiettivo quello di promuovere la psicologia sociale in Europa. Dagli anni settanta la psicologia sociale europea ha conosciuto una rinascita forte e continuativa.

Due autori hanno contribuito in modo particolare allo sviluppo della psicologia sociale europea:

  • Henri Tajfel sviluppò all’Università di Bristol un nuovo approccio allo studio dei rapporti intergruppo, la teoria dell’identità sociale.
  • Serge Moscovici, con la discussione sulle rappresentazioni sociali alla Maison des Scinces de l’Homme di Parigi ridestò l’interesse per il lavoro del sociologo Emile Durkheim.

L’Europa ha sicuramente contribuito allo sviluppo della disciplina a livello internazionale.

Come si formano le nostre impressioni sugli altri

Pensiero e cognizione

Pensiero e cognizione sono spesso sinonimi, invece in ambito psicologico prestano alcune differenze:

  • Pensiero: coincide con il linguaggio interiore e con i simboli che usiamo; è per lo più conscio.
  • Cognizione: si riferisce ai processi mentali, che possono essere in larga misura inconsci. È un’attività mentale attraverso cui si elaborano, comprendono e memorizzano informazioni percettive e attraverso cui si pianifica e programma ciò che si dice e si fa.

La cognizione sociale o «social cognition»

È lo studio di come le persone interpretano il mondo. Si basa sul presupposto che gli esseri umani sono “scienziati ingenui” che cercano di capire e di prevedere il proprio mondo sociale (tutte le persone cercano di formulare una visione del mondo nel modo più accurato possibile; gli studiosi vedono gli esseri umani come investigatori dilettanti che fanno del loro meglio per capire e prevedere il mondo sociale).

Esistono due tipi di cognizione sociale:

  • Il pensiero automatico: il pensiero che avviene in maniera non consapevole e senza sforzi (come il priming, o l’utilizzo di schemi ed euristiche).
  • Il pensiero controllato: pensiero conscio e intenzionale con sforzi, quindi dobbiamo avere tempo ed energia da dedicargli. Fornisce i freni al pensiero automatico (es. Pensiero controfattuale).

Teorie dell’attività cognitiva

La psicologia sociale ha da sempre proposto per spiegare il comportamento sociale. Dalla fine degli anni settanta, questo approccio, definito cognizione sociale domina la disciplina e ha un fortissimo impatto sulla psicologia sociale.

La cognizione sociale ha assunto negli anni forme differenti. Il pensatore sociale è stato visto come:

  1. Il ricercatore di coerenza (anni ’50-’60): la coerenza cognitiva è un modello secondo cui le persone cercano di ridurre l’incoerenza tra le proprie cognizioni, poiché la trovano spiacevole. Queste teorie persero popolarità negli anni sessanta, quando ci si rese conto che le persone possiedono una notevole tolleranza nei confronti della coerenza cognitiva.
  2. Lo scienziato ingenuo (anni ’70): venne quindi adottato il modello dello scienziato ingenuo, secondo cui le persone svolgono analisi causa-effetto razionali e di tipo scientifico per comprendere il proprio mondo. Questo modello sta alla base delle teorie attribuzionali del comportamento sociale (processi di individuazione di una causa alla base del nostro comportamento o di quello degli altri).
  3. L’economizzatore di risorse cognitive (anni ’80): in seguito, la ricerca lasciò intendere che le persone fossero scienziati molto imprecisi, e le persone manifestano dei limiti nel modo in cui esse elaborano le informazioni. Talvolta sono economizzatori cognitivi che imboccano ogni sorta di scorciatoie cognitive.
  4. Il tattico-conoscitore motivato (anni ’90): talaltra sono tattici motivati, che scelgono, sulla base dei propri obiettivi, motivi e necessità, tra una gamma di strategie cognitive.
  5. Attore “attivato” (anni 2000): uno sviluppo recente della cognizione sociale è la neuroscienza sociale, indagine sull’integrazione tra processi sociali e biologici.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinads di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Covelli Venusia.
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