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I gruppi sociali

La psicologia sociale ha come specifico ambito di pertinenza lo studio dei modi e delle forme dell'articolazione fra il mondo psichico e quello sociale. La psicologia sociale consiste nel rinvenire nell'individuo le influenze delle sue appartenenze sociali, come pure nel ricercare l'aspetto soggettivo di quanto accade nella realtà oggettiva. L'essere umano è per sua natura sociale in quanto predisposto geneticamente al rapporto con gli altri. La nostra specie è caratterizzata dal fatto che alla nascita l'essere umano è ancora incompleto e richiede per un certo numero di anni l'intervento di altri individui per sopravvivere e svilupparsi.

Moscovici afferma che il rapporto individuo-società, che è al cuore della psicologia sociale, è difficilmente un rapporto pacifico e armonioso essendo più di tipo conflittuale, per cui si potrebbe sostenere che "la psicologia sociale è la scienza del conflitto tra individuo e società". Moscovici ritiene che i gruppi, ma non gli individui, siano capaci di introdurre nella dinamica sociale elementi di innovazione e mutamento.

Studiare i gruppi nell'ottica della psicologia sociale significa occuparsi sia dell'individuo che si rapporta nei modi più svariati con le realtà gruppali, sia dei modi di funzionare del gruppo, sia dei rapporti tra gruppi. All'immagine della folla come gruppo depersonalizzante e irrazionale si oppone quella in cui un gruppo in cui l'identità sociale degli individui diviene saliente e i bersagli non sono irrazionali.

La produttività dei gruppi

In alcuni tipi di compito o per alcuni tipi di gruppo la produttività effettiva gruppale arriva a superare la produttività potenziale (il cui computo si basa sulla produttività dei singoli individui). I gruppi non sono solo motori di cambiamento ma anche contesti di resistenza al mutamento, di conservazione dello status quo. Un programma di mutamento sociale deve essere concepito come un processo a tre fasi: disgelamento del livello precedente, mutamento di tale livello e consolidamento del nuovo livello.

Minoranze attive

I lavori europei sulle minoranze attive iniziati alla fine degli anni '60 hanno riportato nell'orizzonte teorico della psicologia dei gruppi l'idea del cambiamento sociale e dell'innovazione. Tuttavia, il rapporto tra minoranza e innovazione è più tenue di quanto ipotizzato inizialmente. Moscovici fa una distinzione tra minoranze eterodosse (contronormative) ed ortodosse. Le minoranze eterodosse possono esprimere valori nuovi e contribuire alla trasformazione e possono anche solo incanalare uno scontento diffuso nei confronti della maggioranza. Le minoranze eterodosse non raggiungono sempre gli obiettivi sperati ma a volte producono un rafforzamento dell'ordine vigente.

Tipologie di gruppi sociali

  • Gruppo sociale: Numero limitato di individui che interagiscono con regolarità (es. famiglia).
  • Aggregato: Insieme di individui che si trova nello stesso luogo e allo stesso momento, senza condividere un legame preciso (es. spettatori al cinema).
  • Categoria sociale: Raggruppamento statistico, insieme di individui che hanno una caratteristica comune (es. vegetariani).
  • Livello intergruppo (competizione)
  • Livello interpersonale (attrazione reciproca)
  • Livello intrapersonale (personalità, motivazioni, aspetti cognitivi)

McGrath sostiene che se è vero che ogni gruppo è un aggregato di individui, non è vero che ogni aggregato di individui è un gruppo. Le aggregazioni artificiali sono componenti classificati insieme in base a qualche caratteristica comune ma non sono necessariamente implicati in qualche tipo di relazione. Le aggregazioni non organizzate sono un insieme di persone che si trovano nello stesso luogo e nello stesso momento senza nessun altro tipo di legame. Gli aggregati possono includere più o meno la vicinanza fisica e lo scopo contingente comune.

Unità sociali

  • Unità sociali con modelli di relazioni: insiemi di individui che condividono un set di valori, costumi, abitudini, linguaggio come culture e subculture, parentele.
  • Unità sociali strutturate: presentano un forte carattere di interdipendenza e di relazioni strutturate, come in una società, una comunità, una famiglia.
  • Unità sociali intenzionalmente progettate: organizzazioni o gruppi di lavoro.
  • Unità sociali meno intenzionalmente progettate: associazione volontaria, gruppo di amici.

Queste aggregazioni differiscono su due ampie dimensioni: la base su cui si fondano le relazioni tra i membri e la grandezza dell'aggregato. Secondo McGrath, questi due elementi differenziano tra aggregazioni e gruppi: i gruppi sono aggregazioni sociali che implicano reciproca consapevolezza e una potenziale reciproca interazione, e che, in base a questa definizione, sono relativamente piccoli e relativamente strutturati e organizzati.

Classificazione dei gruppi in base al numero di membri

Gruppi in base al numero di membri: Diade, Triade, Piccolo gruppo (4 – 10/15), Gruppo mediano (10/15 – 25/30), Grande gruppo (+30). Dopo 15 componenti il gruppo si stabilizza. Si deve effettuare una differenziazione tra piccolo gruppo e gruppo faccia a faccia per quanto entrambi si caratterizzano per il numero limitato di membri.

Nei piccoli gruppi i componenti si conoscono e si influenzano reciprocamente mentre il gruppo faccia a faccia è un gruppo ristretto nel quale tutti i membri interagiscono direttamente, hanno riunioni e diversi livelli di strutturazione ed ufficialità. Bales quando parla di gruppi si riferisce a piccoli gruppi a interazione diretta, infatti per questo autore la caratteristica di base di un gruppo è costituita dalla relazione faccia a faccia mentre la sua ragione d'essere è il perseguimento di un obiettivo comune. I comportamenti diretti allo scopo (strumentali) che vengono messi in atto per il raggiungimento dello scopo comune determinano tensioni inevitabili che devono essere allentate con comportamenti di tipo socioemozionale o espressivi.

Tipi di gruppi secondo le interazioni

  • I gruppi primari sono insiemi di persone che interagiscono direttamente, legate da vincoli di tipo affettivo, sentono un forte senso di appartenenza e di lealtà nei confronti del gruppo.
  • I gruppi secondari sono insiemi di persone che hanno scopi da raggiungere, ruoli differenziati in funzione del raggiungimento degli obiettivi, relazioni di tipo impersonale perché basate su fini pratici e sul contributo che ciascun membro può offrire.
  • I gruppi formali sono quelli che si formano sotto un'egida istituzionale che ne detta gli obiettivi principali nel quadro di attività specifiche.
  • I gruppi informali sono aggregazioni spontanee, naturali, il cui scopo non consiste nel perseguimento di attività specifiche ma nell'intensità delle relazioni tra i membri.

Secondo McGrath le tipologie di gruppi impiegati nella ricerca sono tre: gruppi naturali (esistono indipendentemente dalle attività e dai propositi della ricerca), gruppi inventati (creati come mezzi per la ricerca) e quasi gruppi (sono creati per scopi di ricerca ma non sono completamente dei gruppi perché hanno pattern di attività altamente artificiali e costruttivi, nel senso tanto dei compiti che vengono imposti che delle interazioni permesse).

I gruppi di riferimento sono quelli con cui l'individuo si identifica o ai quali aspira di appartenere. G. Allport: "non esiste una psicologia dei gruppi che non sia fondamentalmente ed interamente una psicologia degli individui". (Parzialmente vero) Per Asch i gruppi sono composti di individui, ma, come per composti chimici, è la combinazione degli elementi che determina il suo stato finale (l’acqua).

Definire il gruppo

Lewin (1951): “Il gruppo è una totalità dinamica caratterizzata dall’interdipendenza tra i membri: un cambiamento di stato di una sua parte o frazione interessa lo stato di tutte le altre. Il grado di interdipendenza delle frazioni del gruppo varia da una massa indefinita a un'unità compatta e dipende dall'ampiezza, dall'organizzazione e dalla coesione del gruppo stesso”.

Il gruppo è una totalità dinamica le cui proprietà strutturali sono diverse dalle proprietà strutturali delle sottoparti. Ci si può occupare di entrambe a seconda dell'interrogativo che ci si pone.

Dinamica delle strutture e interdipendenza

  • Interdipendenza del destino: qualunque aggregato casuale di individui può divenire gruppo se le circostanze ambientali attivano la sensazione di essere improvvisamente nella stessa barca [Sindrome di Stoccolma].
  • Interdipendenza del compito: fa sì che lo scopo del gruppo determini i legami fra i membri in modo tale che i risultati delle azioni di ciascuno abbiano implicazioni sui risultati degli altri. La natura di queste implicazioni può essere positiva (collaborazione) o negativa (competizione).

Definizione di gruppo che può essere usata sia per i piccoli che per i grandi gruppi.

Studio delle abitudini alimentari

(Fattori psicologici e non psicologici) Cattell (1962) “Uno psicologo intende gruppo sociale ogni aggregato di organismi (di persone, nel caso più tipico che a noi qui interessa) nell’ambito del quale la presenza e l’azione di tutti siano necessarie per assicurare a ciascuno, ne sia questi consapevole o meno, determinate soddisfazioni, nel quale l’esistenza di tutti, nelle reciproche relazioni, sia indispensabile per soddisfare qualche bisogno di ciascuno”

Struttura e interazione nei gruppi

Sherif (1969) “Struttura in cui i membri sono legati da rapporti di ruolo e di status e in cui si delineano norme e valori comuni”. Enfasi dell’autore sugli aspetti metodologici di ricerca nel laboratorio e sul campo. La condizione essenziale per la formazione di un gruppo è l'interazione nel corso del tempo di individui che hanno motivazioni, interessi, problemi comuni. Dato che i piccoli gruppi non sono sistemi chiusi ma situazioni in un contesto ecologico con i suoi valori e norme precipui, ciò che avviene nelle relazioni intragruppo non può essere analizzato indipendentemente dalle relazioni intergruppi.

La concezione strutturale di gruppo proposta da Sherif può attagliarsi a gruppi di varie dimensioni, poiché anche i grandi gruppi sono caratterizzati da un'organizzazione che prevede differenziazioni nel potere e nei ruoli come pure da norme e valori condivisi. Moreland e Levine (1998) “Il gruppo è un insieme di due o più persone che interagiscono reciprocamente e sono interdipendenti”. Brown (2005) La prospettiva della teoria dell’Identità Sociale “Un gruppo esiste quando due o più individui definiscono se stessi come membri e quando la sua esistenza è riconosciuta da almeno un’altra persona”.

Le persone si comportano ed agiscono in base alla salienza della propria identità sociale, ovvero se, in una data situazione, interagiscono come membri di un gruppo o come individui.

Il concetto di gruppo secondo Tajfel

Il concetto di gruppo viene mutuato dalla definizione di nazione proposta dallo storico Emerson. Per Tajfel questa definizione è di natura essenzialmente sociopsicologica in quanto basata sul processo di autocategorizzazione e non su elementi estrinseci. Ciò che costituisce una nazione o un gruppo è dunque il fatto che l'individuo si sente parte di essi, questa definizione di gruppo basata sul sentimento di appartenenza include tre componenti: componente cognitiva, componente valutativa e componente emozionale. Questi aspetti dell'appartenenza ad un gruppo sono applicabili sia a piccoli gruppi faccia a faccia che a grandi categorie sociali.

Il paradigma dei gruppi minimali adottato da Tajfel mostra che è sufficiente imporre ad individui una categorizzazione sociale che distingua un ipotetico ingroup per condurre a comportamenti discriminatori nei confronti dell'outgroup e coesione ed orientamento altruistico nei confronti dell'ingroup.

Storia della psicologia sociale dei gruppi

Il funzionamento dei gruppi diviene oggetto di interesse scientifico negli USA intorno agli anni '30 in seguito alla crisi economica del '29 mentre in Europa iniziavano ad affermarsi i regimi totalitari. La seconda guerra mondiale ha comportato eventi collettivi di una portata tale da avere effetti su molte discipline nell'intento di capire cosa fosse successo, come fosse potuto accadere, come evitare che si ripetesse. Spostamento dall'interesse per la misurazione degli atteggiamenti allo studio dei processi di gruppo. Anche pressioni di natura scientifica hanno messo in evidenza, alla fine degli anni '20, l'importanza dello studio di gruppi ristretti.

Ricerche condotte presso gli stabilimenti Hawthorne della Western Electric Company, in cui E. Mayo mise in evidenza l'incidenza dei fattori umani sulla produzione e del gruppo come forte organizzatore del comportamento degli individui. La produttività del gruppo è funzione della soddisfazione lavorativa dei membri.

Nel 1945 K. Lewin fonda presso il Massachusetts Institute of Technology il "Research Centre for Group Dynamics" che diventa il cuore di una serie di ricerche sul gruppo concepito gestalticamente. Lo studio dei processi di gruppo è stato fiorente negli Stati Uniti nel periodo compreso fra la metà degli anni '30 e la metà degli anni '50, poi la ricerca sui gruppi si spostò in Europa. Negli anni '60, col delinearsi di una psicologia sociale europea, le tematiche sulle dinamiche di gruppo nell'ottica lewiniana subirono un declino.

In un articolo del 1986, Steiner riconosce che l'abbandono dei gruppi da parte della psicologia sociale (neppure in occasione della guerra in Vietnam) è dovuto alla tendenza di questa disciplina a privilegiare un aspetto teorico sempre più individualistico e un ampio utilizzo di metodi di laboratorio poco consoni allo studio dei gruppi. Sherif aveva già affermato la necessità di studiare i gruppi con metodologie diverse: confronto storico e infraculturale e la misura degli atteggiamenti e del comportamento infrasettoriale attraverso varie tecniche, ossia interviste, scale di atteggiamento, tecniche indirette, analisi di contenuto ed infine i metodi sperimentali. I metodi sperimentali di laboratorio non possono essere il punto di partenza dell'indagine su fenomeni della vita sociale.

Dopo il declino, l'interesse per i gruppi riprende negli anni '90 principalmente sotto l'influsso di due nuove tendenze nell'ambito della psicologia sociale: l'approccio europeo e la social cognition. Gli psicologi sociali si differenziano tra coloro che adottano una prospettiva individualistica e una prospettiva collettivistica.

Nella prospettiva individualistica si considera che la gente nei gruppi si comporti come farebbe in una diade o da sola e i processi di gruppo non sono niente di diverso dai processi interpersonali fra un certo numero di individui. Nella prospettiva collettivistica si ritiene che il comportamento della gente nei gruppi sia influenzato da processi sociali peculiari e da rappresentazioni cognitive che possono emergere solo in un gruppo e solo da questo originarsi.

La psicologia dei gruppi

Lo studio scientifico dei gruppi inizia col 1890. Prima di allora, filosofi analizzano la natura sociale dell’individuo (ad es. Aristotele e Machiavelli). Leviatano: per Hobbs l'uomo è naturalmente egoista e solo società e leader riescono a tenerlo unito. 1890: James propose diverse teorie per spiegare alcuni processi psicologico-sociali rilevanti per i gruppi, incluso il concetto di “identità sociale”.

1895: LeBon pubblica “Le Psychologie des Foules” (deindividuazione). 1897: Durkheim analizza l’impatto dei gruppi sul comportamento sociale degli individui (ed in particolare dai gruppi primari), col classico studio sul suicidio, che spiega come un’azione individuale può essere spiegata da forze sociali. 1897: Triplett pubblica il primo studio di laboratorio sulla facilitazione sociale.

1920: Elton Mayo ad Hawthorne; dimostrazione di come i processi di gruppo influenzano la produttività. 1930: In USA crisi economica e passaggio da studio caratteristiche individuali a fenomeni sociali. 1934: Moreno presenta la sociometria. 1936: Sherif: Primi studi sulle norme sociali. 1937: Lewin, Lippitt, e White studiano gli stili di leadership. 1943: Whyte usa l’osservazione partecipante per studiare le gang urbane. 1943: Newcomb esamina l’impatto della pressione sociale sugli atteggiamenti tra gli studenti del Bennington College.

1945: Lewin fonda al MIT il Research Center for Group Dynamic (poi dal 1948 in Michigan seguendo Cartwright) 1946: Bales comincia a lavorare sull’ “Interaction Process Analysis” (pubblicato nel 1950) 1950: Sviluppo interesse in Europa (finanziati da USA associazioni EAESP) 1952: Esperimenti di Asch sulla pressione normativa 1954: Pubblicazione dell’analisi di Allport su stereotipi e pregiudizi. 1960: Inizio di una Psicologia Europea (Tajfel e Moscovici).

Dal 1980 Rapporto maggioranza-minoranza (Moscovici) Riscoperta del gruppo grazie agli studi intergruppo (Tajfel). Riscoperta delle dinamiche intragruppo (meccanismi di socializzazione di Levine e Moreland). Forte impulso da: Psicologia Applicata (studi sui team e leadership) + Psicologia Clinica + Neurocienze sociali.

Metodi di studio

Il problema del metodo non è così marginale nello studio di questa materia. Scegliere tra gli studi di campo e quelli di laboratorio significa scegliere un tipo di gruppo piuttosto che un altro: nel primo caso un gruppo reale, con un trascorso e norme, valori, scopi condivisi; nell'altro un gruppo composto da individui sconosciuti, che quasi non interagiscono tra loro e non hanno né un passato né un futuro. Non si vuole in questo modo screziare gli studi di laboratorio, ma solamente affermare che per lo studio dei gruppi è assolutamente necessario disporre di una vasta gamma di metodologie.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AliceDP97 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale dei gruppi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Livi Stefano.
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