Cognizione sociale
Il filone di ricerche definito social cognition studia le strutture e i processi cognitivi – attenzione, memoria, ragionamento, formazione dei concetti – in relazione al modo in cui l’ambiente sociale viene percepito. La cognizione sociale si riferisce ai processi di conoscenza della realtà sociale: Come percepiamo noi stessi e il mondo sociale? Come selezioniamo, interpretiamo, ricordiamo e usiamo le informazioni sociali?
Gli studiosi di psicologia sociale nel corso degli anni hanno enfatizzato, nella teoria e nella ricerca, diversi aspetti del processo di conoscenza della realtà sociale.
Diverse concezioni di individuo come pensatore sociale
- Negli anni ’60: l’individuo come ricercatore di coerenza (ad es., Festinger, 1957, teoria della dissonanza cognitiva). Si è motivati a cercare la coerenza e l’equilibrio cognitivo, ad esempio, cambiando il proprio atteggiamento o le proprie credenze; lo stato di incoerenza è negativo, crea disagio.
- Negli anni ’70: l’individuo come scienziato ingenuo (teoria dell’attribuzione causale). Le persone cercano, come gli scienziati, di spiegare le cause del comportamento sociale per prevedere e controllare la realtà.
- Negli anni ’80: l’individuo come economizzatore cognitivo (Fiske & Taylor, 1984). Le persone hanno capacità cognitive limitate: non possono elaborare l’infinità di informazioni che arrivano dall’ambiente; utilizzano perciò scorciatoie mentali, cioè strategie, rapide ed efficaci, che semplificano le risposte, i giudizi, le soluzioni e che consentono di conservare le risorse cognitive, ma che le inducono anche a commettere errori o distorsioni (bias).
- Un altro modello, negli anni ’90 e nella ricerca contemporanea, è il tattico o stratega motivato (Fiske & Taylor, 1991): in questo caso, assume un ruolo fondamentale la motivazione a elaborare le informazioni in modo più o meno accurato, a seconda della situazione. L’individuo dispone di diverse strategie che usa in base ai propri scopi, motivi, bisogni; per decisioni o giudizi poco importanti, si usano tattiche rapide, cognitivamente economiche; per decisioni o giudizi importanti, si usano strategie più minuziose che portano a elaborare in modo accurato le informazioni.
N.B. tutte e quattro le concezioni sono considerate valide ancora oggi nel senso che tali metafore, proposte nel corso degli anni dai diversi studiosi nell’ambito della social cognition, esemplificano tutte, focalizzandosi su aspetti diversi, il funzionamento cognitivo umano nell’ambiente sociale.
Come conosciamo la realtà sociale?
- Organizziamo la conoscenza del mondo sociale utilizzando processi di categorizzazione e schemi.
- Ci basiamo spesso sull’accessibilità delle informazioni.
- Utilizziamo scorciatoie di pensiero: le euristiche.
Come spieghiamo la realtà sociale?
- Le attribuzioni causali
Il processo di categorizzazione
Processo cognitivo che consiste nel raggruppare un insieme di oggetti, fisici o sociali, che hanno una o più caratteristiche in comune (ad es., persone, anche se stessi, categorizzate in gruppi).
N.B. Esperimento di Tajfel e Wilkes (1963) come vedremo, mostra quali siano gli effetti della categorizzazione.
Gli schemi
Schema → rappresentazione cognitiva di conoscenze organizzate relative a un oggetto (ad es., sé, ruoli, gruppi, eventi sociali), che influenza la percezione, la memoria e le inferenze (cioè la costruzione di nuove conoscenze circa i dati mancanti). Gli schemi sono generalizzazioni di molti esempi, cioè esperienze riguardo un oggetto, che risultano in astrazioni mentali immagazzinate nella memoria.
Come agiscono gli schemi?
- Gli schemi determinano il modo in cui codifichiamo le informazioni in entrata: influenzano l’attenzione e l’interpretazione; determinano quindi il modo in cui le informazioni in entrata sono assimilate, integrate, organizzate in una configurazione esistente (lo schema); ricordiamo e rispondiamo, quindi le informazioni in uscita: influenzano il giudizio e l’interazione con gli altri.
Gli schemi sono utili:
- Gli schemi facilitano la comprensione e l’azione: hanno il vantaggio di semplificare il lavoro cognitivo, cioè l’elaborazione delle informazioni, perché facilitano la codifica, il ricordo e le inferenze.
Ma gli schemi possono anche produrre errori e distorsioni:
- Dato che le persone si basano su schemi esistenti per conoscere il mondo, a volte ignorano o negano l’evidenza della realtà conservando le proprie opinioni e credenze.
N.B. Gli schemi ci portano ad elaborare le informazioni in modo superficiale e portano al conservatorismo, perché a volte si ignorano tutte le informazioni disponibili che potrebbero contraddire i nostri schemi.
- Principi di elaborazione delle informazioni: la superficialità (vs. profondità) della elaborazione e il conservatorismo.
- Disponiamo di schemi, ad esempio, su noi stessi, su precisi individui, sui gruppi, sui ruoli sociali, su come le persone agiscono in una data situazione, sui tratti di personalità.
- Ad es., schemi di persona: informazioni relative a tratti di personalità che descrivono la persona (ad es., socievole o aggressivo) e relative ad altre caratteristiche che la distinguono (ad es., è motivato al successo o è un giocatore di rugby).
Esperimento di Zadny e Gerard (1974) su come agiscono gli schemi di persona (studente di psicologia vs. musica vs. chimica).
Il ruolo dell’accessibilità
Principio di elaborazione delle informazioni: l’accessibilità. Le conoscenze (un tratto di personalità, un concetto, uno schema o, più in generale, una qualsiasi rappresentazione cognitiva) che vengono in mente più facil...
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