La psicologia sociale: definizione, origini e ambiti di studio
La psicologia sociale è un ambito specifico della psicologia: riguarda il comportamento umano, dando peso alle variabili contestuali/sociali. Mette al centro l’idea di interdipendenza tra aspetti individuali e aspetti sociali. In particolare, la psicologia sociale è lo studio scientifico del comportamento umano nell’ambito delle interazioni che si producono nei diversi contesti sociali. L’acquisizione delle conoscenze avviene in maniera sistematica mediante metodi scientifici: meno errori e distorsioni rispetto all’osservatore di senso comune. Lo studio scientifico infatti è rigoroso, sistematico ed esplicitato in tutti i suoi passaggi. In sostanza, la psicologia sociale è il modo in cui gli individui comprendono gli altri e interagiscono con loro.
Il comportamento umano all’interno del contesto sociale viene analizzato a molti livelli; si può dire che il livello di analisi sia multisfaccettato. Il nostro comportamento è influenzato dalla presenza di altre persone; nel gruppo, invece, vengo condizionato dall’appartenenza allo stesso. I livelli di analisi sono spesso complementari e non necessariamente alternativi. Quando mi relaziono per la prima volta a una persona, nella mia mente si attivano elementi che mi permettono di costruire un’immagine della persona che ho davanti. Una parte della psicologia si occupa proprio di questi processi mentali. Subito dopo la creazione dell’immagine mentale, si creano nella mente alcuni dubbi che danno vita all’incongruenza della psicologia sociale.
Fenomeno dell'influenza sociale
Il cuore della psicologia sociale è il fenomeno dell’influenza sociale, cioè un processo intenzionale di influenzare e persuadere gli altri (es. pubblicità, propaganda, campagna politica…). Il nostro comportamento è continuamente influenzato dalla presenza reale o immaginata degli altri. È come se ci portassimo dentro le persone che fanno parte della nostra storia. L’influenza sociale viene anche dalla cultura e dalla società a cui apparteniamo. Per cercare di capire il comportamento umano posso usare variabili individuali oppure usare una lettura più ampia, in base al contesto.
È stato fatto un esperimento all’università di Stanford, per dimostrare come le variabili situazionali influenzano il nostro comportamento. Sono stati selezionati degli studenti, alcuni cooperativi e altri competitivi. Essi hanno dovuto partecipare a quattro situazioni diverse, le quali consistevano in alcuni giochi a coppie. Nelle diverse situazioni, i giochi sono stati presentati con i nomi di “Wall Street game” e “Community game”. Sembra strano, ma è il nome attribuito al gioco ad aver influenzato il comportamento degli studenti. Infatti, quando si trovavano nel contesto del Community game, anche gli studenti più competitivi si sono dimostrati cooperativi nel gioco.
Processi sociali e cognitivi
L’influenza sociale, però, è più di questo. Essa può essere analizzata in base ad alcuni processi studiati dagli psicologi sociali. Questi processi si dividono in processi sociali e processi cognitivi.
- Processi sociali: La presenza di altre persone, le relazioni con gli altri, le opinioni e le conoscenze che gli altri ci trasmettono, l’appartenenza a gruppi significativi ci influenzano profondamente. Siamo creature sociali anche quando siamo soli.
- Processi cognitivi: I ricordi, le percezioni, i pensieri, le emozioni, le motivazioni influenzano la nostra comprensione del mondo e guidano le nostre azioni. Agiamo in base a ciò che crediamo il mondo sia.
Principali aree di ricerca della psicologia sociale
Conoscere per intervenire: il versante applicativo.
- Perché le persone agiscono in un determinato modo
- Come risolvere importanti problemi sociali
- Non solo comprendere ma anche agire: migliorare la convivenza sociale, ridurre la violenza e l’aggressività, modificare abitudini e comportamenti, migliorare le prestazioni di gruppo, accrescere il benessere nei gruppi di lavoro…
La comprensione del comportamento sociale degli individui ha importanti risvolti applicativi:
- Perché stereotipi e pregiudizi pervadono la nostra vita sociale e resistono al cambiamento?
- Da dove hanno origine gli stereotipi negativi legati alle differenze di genere, etnia e nazionalità?
- Qual è il rapporto tra stereotipi e linguaggio?
- Perché aumentano i divorzi?
- Come incrementare le vendite di un prodotto?
- Che cosa scatena la violenza etnica? Da dove ha origine l’aggressività verso le minoranze?
- Come spieghiamo l’altruismo?
Origini della psicologia sociale
Abbiamo due scuole di pensiero:
- Scuola europea: approccio radicale alle tematiche sociali
- Scuola americana: interesse ai temi della cognizione sociale
La psicologia sociale nasce dalla combinazione tra:
- Sociologia
- Filosofia
- Psicologia
Importante l’esperienza del laboratorio di Lipsia del 1879, in cui sono stati ricercati i processi sensoriali (la percezione della realtà a partire dalle sensazioni elementari).
In Europa tra XIX e XX secolo nasce la Psicologia Sociale in connessione alla paura e al controllo del cambiamento sociale (nascono le prime idee democratiche, la borghesia è preoccupata). Ci sono due correnti europee:
A. Francia => Psicologia delle folle
- Primi “deboli” tentativi di psicologia sociale europea basati su alcune idee: imitazione, contagio sociale, suggestione sociale, massa, folla (e non il gruppo)
- A fine Ottocento con Le Bon e Tarde il comportamento della folla diventa oggetto di analisi…ma oggi, il concetto di folla è ancora utile per analizzare il conflitto sociale? Troviamo questo tema soprattutto nell’ambito giornalistico (es: Genova 2011, Egitto 2011, Val di Susa 2012).
- I dubbi dei criminologi: “responsabilità ridotta” dell’individuo immerso nella folla (più primitivo, impulsivo, infantile e meno responsabile). La regressione del comportamento è favorita dall’anonimato. Si tratta di un concetto non scientifico ma suggestivo. [Scipio Sighele, 1893, “I delitti della folla”]
G. Le Bon: “nella folla le persone si contagiano mentalmente”. Le formazioni collettive vengono viste come patologie: parla di “contagio mentale” (dall’epidemiologia), utilizzato per spiegare l’intensità emotiva e l’anomia delle folle. Inoltre parla di suggestione (ipnosi) in quanto l’abbassamento del livello di coscienza fa regredire la mente ad un livello più primitivo.
G. Tarde: la realtà sociale è soprattutto imitazione (abbassare il proprio livello di razionalità è tipico di qualsiasi rapporto sociale, allentare la propria individualità/personalità ed adeguarsi). I capi, i leader e gli eroi diventano modelli di imitazione delle folle.
B. Germania => Psicologia dei popoli
Wundt: “rappresenta una prima forma di psicologia storica e socio-culturale comparata che si occupa dei prodotti della cultura (linguaggio, miti, abitudini) che sociale”. La tesi fondamentale di tale tradizione di pensiero considera come forma basilare dell’associazione umana, la comunità culturale, il popolo, in cui avvengono la formazione e l’educazione degli individui:
- Natura intrinsecamente sociale dell’individuo
- Psicologia sociale quale disciplina storica
- Interesse per il rapporto tra gli individui e i prodotti della loro interazione (linguaggio, miti)
Nascita della psicologia sociale contemporanea
Stati Uniti, XX Secolo:
- 1898, Norman Triplett; prima ricerca di psicologia sociale sull’effetto di facilitazione sociale: la presenza dell’individuo nel gruppo migliora o peggiora le prestazioni dell’individuo stesso?
- 1908, W. McDougall – E. A Ross; pubblicazione dei primi due testi di psicologia sociale: “Social Psychology”, “Introduction to Social Psychology”
Lo sviluppo della disciplina
Sono storicamente distinguibili due approcci: una psicologia sociale europea e una psicologia sociale nord-americana:
- 1920-1930: sé, gruppi, relazione interpersonale (Mead, Cooley, Moreno)
- 1930-1940: fuga dall’Europa di molti studiosi a causa del nazismo (tra cui Kurt Lewin): pregiudizio, discriminazione e problemi pratici
- 1950-1960: crescita della psicologia sociale e integrazione tra ricerca americana ed europea. Temi: autostima, atteggiamenti, rapporti tra gruppi, conformismo…
- Dal 1970 domina la corrente della Social Cognition: importanza dei fattori cognitivi e razionali per comprendere il comportamento sociale. La conoscenza e la rappresentazione del mondo sociale (atteggiamenti, percezione, giudizi, rappresentazioni, sé e identità…) influenzano il comportamento
- Altri filoni sviluppati in Europa: studio delle organizzazioni, delle relazioni tra i gruppi (intergruppo) influenza della maggioranza e della minoranza.
Cognizione e costruzione sociale: categorie sociali
Conoscenza del mondo sociale: approccio olistico
La persona viene considerata un individuo attivo in grado di elaborare le informazioni provenienti dall’ambiente in modo da orientare il proprio comportamento. Acquisiamo conoscenza della realtà non solo per semplice registrazione passiva dei dati attraverso i processi sensoriali, ma percependo immediatamente le connessioni tra i vari elementi dell’oggetto di conoscenza (approccio olistico). Non colgo i singoli elementi ma il loro insieme. Ciò permette l’attribuzione di senso all’oggetto percepito.
I processi di conoscenza sono quindi connotati in maniera oggettiva. Secondo i diversi approcci elaborati nell’ambito della Social Cognition, l’individuo nella sua impresa conoscitiva quotidiana agisce come:
- Ricercatore di coerenza: l’incoerenza tra pensieri e comportamenti genera uno stato psicologico negativo che porta al tentativo di ripristinare un certo grado di coerenza.
- Scienziato ingenuo: cerchiamo costantemente di attribuire i comportamenti a determinate cause (“psicologia ingenua: i fattori causali interni e fattori situazionali”).
Esistono tendenze sistematiche nei processi di attribuzione:
- “Errore fondamentale di attribuzione”: le persone tendono ad attribuire gli insuccessi ai fattori interni-disposizionali (che rimandano alle qualità stabili della persona) e i successi ai fattori esterni-contestuali.
- “Self-serving bias”: protezione del “sé” e della propria autostima.
- Economizzatore di risorse cognitive: utilizziamo scorciatoie di pensiero o euristiche.
- Conoscitore motivato: possiamo usare molte strategie cognitive in base a scopi e bisogni salienti in una determinata situazione; siamo dunque in grado sia di pensare ed agire rapidamente, sia di soppesare con cura le informazioni che raccoglie nella realtà. Tutta la cognizione è un processo motivato, in questo caso ci si riferisce a motivazioni epistemologiche che cioè hanno per oggetto la conoscenza stessa.
Bisogno di cognizione (Petty e Cacioppo, 1986): bisogno di elaborare con cura molte informazioni prima di arrivare a una conclusione.
Bisogno di chiusura cognitiva (Kruglanski, 1989): “bisogno di ottenere una risposta chiara e non ambigua rispetto a un oggetto di conoscenza in contrasto all’ambiguità”.
- Attore attivato: le persone non sempre sono consapevoli dei propri scopi/bisogni: le situazioni sociali in cui si trovano immerse attivano cognizioni pregresse (e, con esse, emozioni, valutazioni, giudizi) senza che esse ne siano pienamente consapevoli. “Thinking is for doing”: l’attività cognitiva è sempre un’attività motivata frutto e guida dell’azione sociale.
Quali sono le motivazioni umane fondamentali? Che cosa genera la conoscenza sociale?
- Appartenenza a gruppi umani
- Comprensione di sé e del mondo
- Controllo (dare un senso a ciò che accade a noi e intorno a noi)
- Valorizzazione di sé (autostima e apprezzamento da parte degli altri)
- Fiducia negli altri e in un mondo “benevolo”
L'organizzazione della conoscenza: categorie sociali e schemi cognitivi
Tutta la conoscenza umana è fondata su processi di categorizzazione e di organizzazione della realtà sociale. Usiamo le categorie fin da quando siamo piccoli per semplificare la realtà. Ciascun individuo organizza la propria esperienza del mondo attraverso la categorizzazione sociale e la creazione di schemi cognitivi.
La nostra mente non “riproduce” semplicemente la realtà esterna, ma la “ricostruisce” attraverso l’utilizzo di strutture cognitive (schemi, categorie, rappresentazioni, stereotipi…).
Categorie sociali: strutture di conoscenza basate su un processo di classificazione degli stimoli sociali. Sono organizzate in maniera gerarchica inclusiva dei livelli più specifici. Le categorie “sono nomi che tagliano a fette” il nostro ambiente di vita.
- Strutture cognitive che organizzano la realtà sociale, rappresentazioni mentali che colgono gli aspetti tipici (prototipici) di una categoria o di un gruppo sociale. I sistemi categoriali sono un sistema di rappresentazione delle conoscenze capace di catturare e di riprodurre le invarianze significative del mondo intorno a noi.
- Le categorie non sono qualcosa di bizzarro o patologico. Sono, invece, una caratteristica ineludibile della mente umana e utili strumenti di semplificazione e di ordinamento della realtà. Le lingue umane sono tutte ricche di sistemi complessi di categorie e di sottocategorie.
- Le categorie non sono un insieme rigido di caratteristiche, ma un network di attributi che i membri di una categoria possiedono (anche se non integralmente).
Le categorie sono state concettualizzate come:
- Prototipi (insieme di attributi astratti)
- Esemplari concreti (una persona concreta considerata rappresentativa della categoria)
- Reti associative (attributi, comportamenti ecc. associati tra loro)
- Schemi (struttura cognitiva, “teorie ingenue”)
Schemi: strutture cognitive che contengono le informazioni su un oggetto di conoscenza, includendo i suoi attributi e i loro legami. Influenzano la codifica delle informazioni nuove, il ricordo di informazioni già acquisite e le inferenze relative ai dati mancanti.
Esercitazione sulle categorie sociali e sul loro contenuto
Da slide 9 a 14 file 2 - scelta di due categorie sociali relative al mondo universitario (non appartenenza) => studente di ingegneria e di medicina.
Per ciascuna categoria individuare: un animale, tre aggettivi, un luogo che a tuo parere la rappresentino.
- Condivisione di molti tratti, alcuni espressi con termini differenti
- Termini descrittivi neutri/positivi/negativi => polarità positive e negative
- I confini tra le categorie sono fluidi
- In generale l’ingegnere risulta essere più freddo, il medico con più calore umano
- Nelle relazioni umane facciamo molto affidamento a come ci sembra l’altro nel momento in cui lo incontriamo la prima volta, se più o meno disponibile
La categorizzazione sociale
La categorizzazione sociale è il processo cognitivo che porta a identificare singoli individui come membri di un gruppo sociale o di una categoria poiché condividono determinate caratteristiche tipiche di quel gruppo o di quella categoria. Ordiniamo il nostro mondo sociale raggruppando le persone per sesso, nazionalità, appartenenza etnica, professione…
Ha una triplice funzione:
- Semplifica il mondo delle esperienze
- Fornisce informazioni aggiuntive non immediatamente percepibili
- Ignora le informazioni accessorie (risparmio di risorse cognitive)
Gli effetti della categorizzazione sociale sono:
- Accentazione percettiva: cfr. esperimento delle 8 linee del 1963 condotto da Tajfel e Wilkes (successivamente definito da Krueger di assimilazione alla tendenza centrale). “Quando una classificazione è correlata con una dimensione continua (ad esempio la lunghezza degli stimoli), si manifesterà una tendenza a esagerare le differenze su tale dimensione tra stimoli che appartengono a distinte classi e a minimizzare le differenze entro ciascuna delle classi”.
- Assimilazione/omogeneità intracategoriale: accentuazione delle somiglianze entro la categoria.
- Differenziazione intercategoriale: accentuazione delle differenze tra le categorie.
Questa modalità di funzionamento:
- Avviene in maniera relativamente automatica
- Non riguarda solo i giudizi sul mondo fisico (es. le linee), ma anche quelli relativi al mondo sociale
- Si manifesta nei più diversi contesti di giudizio sociale
- È connessa all’emergere di immagini stereotipiche associate a ciascuna categoria e tali da esagerarne le caratteristiche distintive
- È connessa a distorsioni della memoria in compiti di ricordo mnestico
Osservazioni (riferite all’immagine):
- Solo nella prima classificazione c’è un’accentuazione delle differenze tra gruppo A e gruppo B, e in particolare viene accentuata la differenza tra la prima linea di A e l’ultima di B.
- Vi è allo stesso tempo omogeneità intracategoriale e differenziazione intercategoriale (rischio che si corre quando si usa un linguaggio forte, denigratorio).
I confini tra le categorie sono “fuzzy”, fluidi, non rigidi. Nella maggior parte delle situazioni sociali i soggetti possono far riferimento a più di una dimensione categoriale. Quali categorie hanno più probabilità di essere richiamate e utilizzate? Il sistema categoriale è gerarchico:
- Livello sovraordinato (essere umano)
- Livello elementare o intermedio…
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