Università degli studi di Trento
Riassunti di psicologia sociale
di Luigi Badolati iscritto al corso di laurea specialistica in Metodologia e organizzazione del servizio sociale per l’esame di Psicologia sociale Prof. Carlo Castelli
Riassunti di psicologia sociale 2
A.A. 2007/08
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Sommario
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Introduzione
La psicologia sociale non è come si pensa una psicologia dei gruppi bensì la scienza che studia i processi sociali e cognitivi tra membri di un collettivo (per es. fenomeni emergenti quali interazioni, influenza sociale, coesione, comunicazione, Tv). Erroneamente si pensa che la psicologia sociale sia nata negli Stati Uniti, in realtà già Gabriel Tarde intitola nel 1898 in Francia una raccolta di saggi intitolata “Etude de psicologie social” e nel 1902 Paolo Orano pubblica “La psicologia sociale in Italia”. Oltreoceano William McDougall converte il termine in psicologia armonica (da ὁρμή = impulso) e ciò spiega perché il primo filone di ricerca psicologica è sulla folla, insieme a Gustav Le Bon e Philip Zimbardo.
Ben presto si formano delle correnti di psicologia sociale: la prima è quella comportamentista che studia le tendenze e gli istinti innati, invece la teoria della Gestalt dà per acquisito il ruolo dei processi cognitivi. Principi della psicologa sociale sono:
- Costruzione sociale della realtà: la percezione della verità non è altro che la nostra personale costruzione della realtà plasmata dai processi cognitivi (cd euristiche)
- Pervasività dell'influenza sociale: attraverso cui gli altri influenzano i nostri pensieri, sentimenti e comportamenti, indipendentemente se siamo presenti o meno
- Acquisizione della padronanza: cerchiamo di comprendere e prevedere gli eventi nel mondo sociale al fine di ottenere vari tipi di ricompense, sperando di poter controllare gli sviluppi della nostra esistenza
- Ricerca dell'affiliazione: ogni individuo cerca di mantenere sentimenti di reciproco sostegno, simpatia e accettazione con chi ama e stima
- Valorizzazione di me e mio: è la tendenza a vedere in una luce positiva noi stessi e qualsiasi cosa a noi connessa
- Resistenza al mutamento: le opinioni una volta consolidate tendono a perpetrare sé stesse.
- Accessibilità del pensiero: in ogni giudizio e decisione ricordiamo solo una minuscola frazione delle informazioni potenzialmente utili, in pratica le informazioni più prontamente disponibili esercitano un'influenza più forte
- L’elaborazione può essere superficiale o approfondita: il disaccordo o il rifiuto mettono a dura prova i nostri sentimenti di affiliazione inducendoci a ponderare meglio le nostre azioni
- I gruppi sono fonti per l'identità sociale degli individui: le nostre appartenenze ai gruppi servono a capire chi siamo e cosa facciamo nel mondo attuale
- Trade-off fra compito ed emozione: nel lavoro d'equipe dobbiamo pensare anche alla valutazione delle relazioni e le strategie da prendere in ogni situazione la qualcosa ci distrae dalla realizzazione del compito
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Capitolo 1. Cos’è un gruppo?
Nel corso dei tempi gli psicologi sociali hanno dato numerose definizioni di gruppo quindi non è difficile pensare che esiste una quantità enorme di definizioni. Innanzitutto occorre scegliere la sola variabile quantitativa nel senso che stare insieme non è sufficiente per definire il gruppo in quanto occorre introdurre altri termini quali l’interazione reciproca e l'interdipendenza tra membri.
Allo stesso tempo bisogna tralasciare l'ipotesi indefinita di John Turner secondo cui il gruppo esiste quando due o più persone si sentono membri di una categoria, in quanto il limite è che possa esistere un gruppo anche quando due persone cercano segretamente di definirsi tali. Rupert Brown propone un compromesso interessante, riprendendo l’idea di John Turner: "un gruppo esiste quando due o più individui definiscono sé stessi come membri e quando tale appartenenza è riconosciuta da almeno un'altra persona". Questa ultima persona potrebbe essere per es. il ricercatore stesso.
Al di là della definizione e dei problemi connessi, c’è piuttosto unanime accordo in letteratura sui tipi di gruppo:
- Gruppi formali: si distinguono per la natura degli scopi che sono predefiniti e/o certificati (per es. fabbrica, scuola, ospedale)
- Gruppi informali: si formano in maniera spontanea e scelgono da sé i propri scopi (per es. gruppo di pari, studenti in Erasmus) e le relazioni sono intense
- Gruppi primari: si distinguono in base al tipo di interdipendenza (le situazioni in cui i pensieri e i comportamenti s’influenzano a quelli di un'altra persona) che in questo caso è più espressiva (per es. la famiglia)
- Gruppi secondari: l’interdipendenza è strumentale vale a dire finalizzata all'esecuzione di un compito e dove l'estinzione è più probabile (per es. l'escursione di trekking), i ruoli sino molto differenziati e le relazioni sono limitate allo scopo
I gruppi primari si riferiscono alla percezione dei sentimenti e dei bisogni, invece i gruppi secondari si distinguono per il tipo di competenze e per il raggiungimento dello scopo. I gruppi formali si riferiscono alla predeterminazione dello scopo, mentre i gruppi informali sono più volontari. La folla è un insieme di individui caratterizzati da un livello di strutturazione debole, invece la massa è una moltitudine più ampia di persone che non sono fisicamente raccolte in uno stesso luogo.
Un'altra distinzione è che gruppo e categoria sono collettivi in senso lato cioè aggregazioni artificiali basate su una caratteristica in comune. I gruppi e le appartenenze che ne derivano definiscono il Self, termine introdotto da George Herbert Mead, che si riferisce a un'entità psicologica che inizia a strutturarsi fin dalla prima infanzia, che dà senso all'interazione e all'universo simbolico condiviso fra più persone, serve a interpretare reazioni, assumere comportamenti e organizzare gli schemi mentali. In questo modo si possono avere una gamma di appartenenze in funzione del self (per es. di giorno Tizio si comporta da professore, di pomeriggio da musicologo, di sera da bevitore).
Per vedere come funziona un gruppo ci sono 3 variabili:
- Struttura: potere, status, norme, dimensione di gruppo, ruoli, etc.
- Compito: natura del compito, tipo di ricompense, competizione, etc.
- Ambiente: setting, posizione nell'organizzazione, estetica, artefatto, etc.
In base a queste variabili si costruiscono i processi emergenti che sono l'oggetto di studio della psicologia sociale quali la leadership, la coesione, l'interdipendenza, l'influenza sociale, la comunicazione, etc. Risultati di questi processi sono il prodotto e la soddisfazione. Il concetto di interazione riguarda una realtà di sequenze e scambi tra persone. Le relazioni interpersonali sono una dimensione più ampia e complessa delle semplici interazioni che si estendono lungo tutto l'arco della vita e che coinvolgono le funzioni e la struttura del sé.
Rispetto al sé John Turner effettua una distinzione tra identità umana che si riferisce all'essere umano, identità sociale che si fonda su categorie sociali e l'identità personale che riguarda le caratteristiche individuali. L'identità sociale è legata a processi di categorizzazione sociale che consistono nel rappresentare l'ambiente secondo raggruppamenti di nomi, cose e persone. La categorizzazione consiste dunque in un sistema di orientamento che permette al membro di assumere posizione nella società e di organizzare l'interazione.
Secondo Floyd Allport, da non confondere col fratello Gordon autore della “teoria del contatto” (vedi infra pag. 23), la psicologia sociale può essere studiata anche sono in termini di psicologia individuale. In realtà si tratta di puro riduzionismo in quanto non spiega le situazioni della mente a sé (per es. folla). Infatti fu grazie a William McDoughall che introdusse il filone di studi sulla folla. Ben presto il filone sull'istinto fu abbandonato in favore di quello degli atteggiamenti che sono di natura acquisita e di origine culturale e non biologica.
Del resto la cronaca odierna indica come attualissimo il tema delle folle, per es. il G7 a Genova nel 2001, l'uccisione di Filippo Raciti a Catania, la rivolta di Chiaiano a Napoli. Secondo Gustav Le Bon, riprendendo la psicoanalisi, secondo la quale teoria un individuo che fa parte della folla adegua subito il proprio comportamento alla massa, subentra una regressione di controlli logici e razionali in favore di istinti ed emozioni forti tali da annullare la responsabilità personale che porta all’esplosione della violenza. La folla ha bisogno di un capo forte che lo segue in maniera acritica.
Si dice che Benito Mussolini ed Adolf Hitler rimasero affascinati dalla sua opera a tal punto da assumerne i principi nei loro programmi politici. William McDougall contrasta la tesi di Le Bon in quanto non crede nella mente di gruppo come entità superiore ma riprendendo le teorie classiche additive, il gruppo non sarebbe altro che la somma dei suoi membri. Gli istinti individuali fanno nascere quello del branco anche perché i processi intellettivi sono caratterizzati da bassa competitività senza un'adeguata elaborazione.
Il limite a questa teoria è che l'uomo è considerato come entità puramente biologica e non culturale. Il limite di Le Bon invece è quello di aver confuso il gruppo con la folla, tra l'altro fu accusato di plagio da Scipio Sighele criminologo italiano che nel 1895 aveva scritto “La folla delinquente, studio di psicologia collettiva”. A tentare una conciliazione tra le tesi fin qui esposte è Philip Zimbardo che riprendendo Le Bon afferma la teoria della deindividuazione per cui subentra un processo deficitario dell'identità e della valutazione sociale i cui input sono l'anonimato, la minore responsabilità e l'ampiezza del gruppo e l'output sono l'impulsività, l'aggressività e la devianza, in poche parole quando l'individuo sa di non farsi scoprire è più cattivo.
All'uopo l'autore condusse un esperimento simile a quello delle microscariche di Milgram (vedi infra pag. 13) in cui si chiedeva a degli studenti di somministrare scariche al membro sperimentale che doveva rispondere alle loro domande. Nella 1ª fase i membri erano deindividuati facendo indossare loro un camice e un cappuccio, invece nella seconda fase conservavano la loro identità. I risultati dimostrarono che nella prima fase la durata delle scariche era di molto superiore con la relativa correlazione tra anonimato e devianza.
A considerazione opposte giunsero invece Robert Johnson e Ed Denier che ripeterono lo stesso esperimento facendo però prima di indossare l'abito del Ku Klux Klan e poi quello delle crocerossine e videro che la durata delle scariche era differente a seconda della maschera indossata. I risultati dimostrarono che gli individui agiscono per imitazione a seconda delle situazioni, quindi se la situazione è di anarchia anche il comportamento individuale sarà tale, se invece la situazione è di soccorso anche l'individuo si adatterà.
Anche sulla situazione altruistica si soffermò Stephen Reiche (da non confondere con Wilhelm Reich che ha studiato la psicologia del nazismo) secondo cui in qualche caso la folla può mettere in atto azioni positive in quanto laddove diventa saliente l'appartenenza a un gruppo, tanto diventano più accessibili le norme. In questo senso la deindividuazione accresce anziché diminuire la partecipazione al gruppo.
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Capitolo 2. Processo sociale
Recentemente è emerso il bisogno nella psicologia sociale di studiare il processo come distinto dalla struttura e ciò non solo per una soluzione di tipo sistemica bensì per concentrare l'attenzione sul mutamento che coinvolge sia i membri che il gruppo. In questo senso sono proposte due versioni del processo, la 1° quella di Richard Moreland e John Levine dal punto di vista individuale:
- Esplorazione: gli individui sono guidati dai propri bisogni, mentre i gruppi da chi può contribuire allo scopo
- Socializzazione: il gruppo cerca di influenzare il comportamento del newcomer tramite iniziazioni leggere o severe ai fini di massimizzare la prestazione
- Mantenimento: gruppo e membri pervengono al negoziato per l'assegnazione dei ruoli, se fallisce il membro può rimanere nel gruppo anche se in una posizione marginale
- Risocializzazione: Si cerca di ripristinare l’impegno in discussione, se fallisce il membro non è tenuto a restare nel gruppo ed è espulso, se invece ha successo si torna alla socializzazione
- Ricordo: il membro assimila i benefici che ha tratto dall'esperienza sia in modo manifesto (ricordo), che latente (idiosincrasia)
La 2° versione del processo sociale è stata elaborata da Diane Mackie e Eliot Smith che segue il punto di vista collettivo:
- Formazione: si stabiliscono i primi contratti tra gruppo e membri potenziali, le relazioni sono formali e limitate
- Conflitto: emergono disaccordi dovuti ad aspetti procedurali, le relazioni sono caratterizzate da rifiuto e aggressività
- Fase normativa: è la fase più importante che trasforma il gruppo da semplice aggregato a un gruppo vero e proprio, le relazioni sono mediate dalla coesione e dal negoziato su ruoli e norme
- Esecuzione: si rafforza la cooperazione per raggiungere scopi o prendere decisioni, le relazioni si basano sull'armonia e l'altruismo
- Conclusione: il gruppo si estingue perché ha raggiunto il compito oppure poiché i membri ne hanno perso la motivazione. Se l’appartenenza è stata saliente, la fine del gruppo può essere accompagnata da sentimenti di angoscia e perdita.
Esplorazione. Entrambe le versioni sono concordi nel ritenere che il membro pone in essere delle strategie di ricognizione, prima di tutto risponde delle motivazioni che molto spesso riflettono il bisogno di essere riconosciuti o accettati, quindi si cerca di raccogliere quante più informazioni possibili sul gruppo al fine di massimizzare l'utilità minimizzare i costi, tra le strategie possibili si può giovare il ruolo del novizio (per es. ansioso, ingenuo) oppure si può cercare un referente di fiducia (per es. mentore, trainer).
Allo stesso tempo il gruppo avvia delle strategie di reclutamento sottese allo staffing level cioè la differenza fra membri attuali e potenziali, se la difficoltà è minore il gruppo è più aperto e si concentra sul newcomer, se la difficoltà è maggiore l'accesso è limitato e l'enfasi posta sul gruppo. All'atto d'ingresso la positività del concetto che abbiamo di noi stessi può essere inficiata dalla valutazione del gruppo a cui si è scelto di aderire (per es. i newcomer si trovano meglio a parlare coi più giovani anziché gli anziani, vedi infra 31 3 34).
Inserimento. Dopo l'ingresso del newcomer, il gruppo sottopone il soggetto a un serie di rituali d'iniziazione che possono implicare benefici (per es. nella religione ebraica la kippah) oppure sanzioni (per es. i marines americani che devono superare difficili prove) che hanno carattere probatorio per sottolineare la distintività del gruppo e per evitare ripensamenti da parte del soggetto. Poiché l'iniziazione può essere troppo dolorosa per essere rimossa, Leon Festinger ha proposto la famosa “teoria della dissonanza cognitiva” (1957) per cui quando un membro si trova in contraddizione, vince un disagio al quale tenta di porvi rimedio modificando gli elementi in conflitto; un esempio classico è il gruppo di fumatori, ai quali si contesta spesso di creare una dipendenza sociale anziché biologica, per cui il bisogno di fumare è una dissonanza col desiderio di benessere.
Non sempre dalla dissonanza ne deriva un mutamento, molto dipende dalle alte alternative in gioco (per es. il chewing gum) oppure all'elemento oppositivo (per es. non essere riconosciuti importanti dagli altri fumatori). Eliot Aronson e Judson Mills realizzare un esperimento, riprendendo Leon Festinger, in cui si chiedeva a delle studentesse di partecipare a un gruppo di discussione dove erano soggette prima a iniziazioni leggere in cui dovevano leggere dei termini sessuali e poi a iniziazioni severe in cui dovevano leggere interi brani erotici. Poi dovevano ascoltare con un interfono le discussioni noiose del gruppo sull'etologia sessuale. Nonostante tutte avessero ascoltato la discussione noiosa, le ragazze che avevano subito l'iniziazione severa valutavano più attraente il gruppo rispetto a quelle altre. I risultati dimostrarono che l'esperienza negativa può aumentare l'identificazione col gruppo.
Harold Gerard verificò lo stesso esperimento con delle microscosse per eliminare la variabile dell'eccitazione sessuale e scoprì che era importante la motivazione di entrare nel gruppo anziché solo il timore delle iniziazioni.
Interdipendenza e coesione. Nell'ambito dei processi emergenti gli psicologi sociali hanno avuto non poche difficoltà a causa della contrapposizione tra scuola classica per cui il gruppo è la somma dei suoi membri e la scuola gestaltica per cui l'essenza di un gruppo non è la somiglianza bensì l'interdipendenza tra i membri. Secondo Kurt Lewin, autore già dell'action research, l'interdipendenza (1948) è di due tipi:
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