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• Le informazioni in entrata vengono elaborate ( test )

Neisser e la psicologia cognitiva

Propone una teoria dove la mente funziona in termini di elaboratrice di informazioni ( Teoria dell’

Human Information Processing HIP ).

Vengono cosi’ individuati i processi che contribuiscono:

a ) all’ immagazzinamento delle informazioni

b ) la trasformazione e la riorganizzazione delle informazioni stesse

Gli individui elaborano solo parte delle informazioni alle quali continuamente vengono sottoposti e

eseguono vari processi di semplificazione ( principio di base )

Capitolo II

Le basi biologiche del comportamento sociale:

La psicologia sociale evoluzionistica

Etologia: studia il comportamento animale secondo l’ottica dei biologi evoluzionistici.

Natura e cultura:

Le cause prossime:

Ontogenesi: insieme di cause di sviluppo dell’ individuo

Filogenesi: insieme delle cause nell’ evoluzione della specie

Funzione biologica: sono le cause ultime, il sopravvivere, il riprodursi ecc

Secondo Darwin le varie forme di vita sono passate per un lungo processo detto “selezione naturale

“ che ha fatto si che sopravvivessero forme di vita ed invidivui che avessero caratteristiche piu’

adeguate alla vita dell’ambiente in cui si trovavano.

L’ uomo presenta spesso paure irrazionali ( del buio , degli animali ) sono i risultati di adattamento

all’ambiente.

I quattro perche’ di Tingbergen ( pag 61 )

• le cause prossime: il fenomeno e’ determinato da qualcosa di immediato ( esempio: perche’ il

pollice si muove in maniera diversa dalle altre dita? E’ dovuto da ossa e muscoli )

• le cause nello sviluppo dell’ individuo: il fenomeno e’ da ricondurre allo sviluppo dell’

individuo e a eventi accaduti nell’ ontogenesi ( durante l’ ontogenesi si sono sviluppati i

rudimenti delle cinque dita )

• le cause ultime: il fenomeno e’ da ricondurre al contributo che egli ha dato alla sopravvivenza e

all’ inclusive fitness dell’ individuo ( idoneita’ complessiva ) ( il movimento del dito opponibile

consentiva a loro di aggrapparsi agli alberi e sfuggire ai pericoli )

• Le cause dello sviluppo della specie: il fenomeno e’ da ricondurre alla filogenesi, al modo in cui

si e’ evoluta la specie.

La scuola inglese e la scuola tedesca dell’ etologia

Scuola Tedesca: Lorenz, Eibl, Eibsfeldt

Scuola inglese: Tinbergen e Hinde ( si basa su un modello cibernetico, non e’ l’energia a

determinare i comportamenti ma i dati che vengono elaborati. L’ambiente determina la messa in

atto dei comportamenti.

La selezione di gruppo, selezione individuale, selezione del gene: il caso dell’ altruismo

Molto spesso gli individui aiutano i loro conspecifici. Nei comportamenti altruistici il soggetto puo’

mettere a repentaglio anche la propria vita. 5

L’ altruismo per La scuola tedesca: afferma che questi atti sono determinati dalla selezione di

gruppo. ( chi mette in atto un comportamento altruistico anche a costo della propria vita lo da per

alcune pressioni selettive che assicurano la sopravvivenza dei membri della propria specie.

L’ altruismo per La scuola inglese: Smith fa notare che se il comportamento altruistico e’ a

vantaggio solo degli altri e no di chi lo mette in atto potrebbe favorire quei soggetti abili a

imbrogliare. Gli imbroglioni potrebbero quindi aumentare nel giro di pochi anni e questo porterebbe

all’ estinguersi del comportamento altruistico nel patrimonio genetico della specie.

Hamilton parla di una selezione parentale:si favoriscono in primo luogo i figli, questo

comportamento altruistico potrebbe essere a vantaggio quindi della propria specie.

Il comportamento altruistico diventa quindi egoistico.

L’ altruismo reciproco

Non sempre aiutiamo gli altri per mantenere la propagazione della nostra specie come afferma

Hamilton.

Si puo’ aiutare un altro aspettandosi che questo faccia qualcosa per noi e ricambi il favore e questo

accade per lo piu’ quando non ci si conosce.

Secondo Axelrod il comportamento altruistico nasce in primo luogo verso i parenti e poi si allarga

divenendo altruismo reciproco.

La selezione parentale

E’ la cura che ha la mamma vero i propri piccoli.

Le femmine pagano il prezzo piu’ alto per l’investimento genitoriale ( parto, cura ecc ). I maschi e

le femmine sono anatomicamente e psicologicamente diversi tra loro e questo da luogo anche a

comportamenti dissimili.

Il complesso co Adattato : il caso dell’ infedelta’

Il complesso coadattato e’ formato dalle caratteristiche anatomiche, fisiologiche e comportamentali

degli individui a qualsiasi razza essi appartengano.

Le nostre caratteristiche si sono quindi evolute parallelamente con le altre ( stazione eretta =

cambiamento anatomico e fisico ).

Il cambiamento di una caratteristica del complesso influisce sulle altre ( Hinde )

Gli uomini : quantita’ illimitata di spermatozoi

Le donne: limite produttivo fino alla menopausa

Le donne punteranno su rapporti sentimentali di amicizia e amore formando diadi e parlando di

cose inerenti alla diade stessa

Gli uomini si riuniscono in gruppi piu’ ampi e parlano di cose esterne al gruppo.

Le donne ricercheranno un uomo stabile per assicurare il successo riproduttivo

Per gli uomini il successo riproduttivo passa per l’avere piu’ femmine

Infedelta’ maschile e monogamia

Si parte sulla base che gli uomini possono assicurarsi il successo riproduttivo fecondando molte

femmine. Dell’ uomo e nella donna esistono propensioni sia ad essere fedeli che ad essere infedeli.

Il successo riproduttivo della donna sta’ nel crescere i figli e nell’avere un uomo accanto che si

prenda cura di loro.

Relazioni intime e scelta del partners: differenza maschio femmina

Le femmine impostano le loro strategie riproduttive su:

• scelta partner che puo’ assicurare protezione a lei e ai suoi piccoli

• predisposizione a instaurare relazioni eterosessuali stabili

• tendenza a porre ostacoli alla predisposizione dei maschi ad essere promiscui. 6

• Sono infedeli secondo percorsi

Nei maschi invece le strategie riproduttive si basano su:

• scelta di una femmina con alto potenziale riproduttivo

• copulare con quante piu’ femmine possibili

• interesse a mantenere legami stabili con le femmine dove sono sicuri della propria progenie

• interesse a controllare la fedelta’ della femmina per evitare di investire energie verso prole non

sua.

Femmine, scelta del maschio

• affidabilità

• partner piu’ alti

• partner piu’ anziani

• status piu’ elevato

Criteri per le relazioni:

stabilita’

infedeli di nascosto

investono di piu’ nei figli

provano ed esibiscono piu’ amore ( per garantire ai maschi che saranno sempre fedeli )

relazioni amicali diadiche

Maschi, scelta della femmina

• alto potenziale riproduttivo

• partner piu’ giovani

• belle

• “ serie “

• relazioni plurime

• promiscui infedeli

• resistenza a stabilire rapporti stabili

• relazione monogamica solo se si e’ padri certi

• piu’ aggressivi

• legami amicali di gruppo

• gelosia dei rapporti sessuali della propria partner

Basi biologiche dell’ infedeltà femminile

Le femmine sono certe dei propri geni portati dal figlio. Le donne tendono ad essere infedeli quanto

i maschi. Essendo il padre incerto, questi tende molto di meno ad investire in una relazione stabile.

In che termini il tradimento femminile puo’ essere visto come metodo per propagare la propria

specie?

• per garantirsi un compagno se perde quello attuale

• per farsi fecondare da un maschio che ha geni migliori di quel suo maschio

Le donne tendono a nascondere le loro relazioni extraconiugali

I modelli esplicativi del comportamento e il concetto di istinto: il caso dell’ aggressività

Secondo Lorenz l’aggressivita’ fa parte delle caratteristiche innate.Nell’ambiente evoluzionistico le

risorse erano limitate e l’aggredire era un modo per lottare contro la sorte crudele.

Vista da qui l’aggressivita’ e’ dunque un istinto presente dalla nascita in tutti gli animali.

Si forma nell’ individuo un accumulo di energie che esercita una pressione interna e deve essere

portata all’esterno.

L’aggressività intraspecifica e aggressivita’ interspecifica

Per Lorenz e la scuola tedesca l’aggressivita’ ha quindi basi innate 7

Aggressivita’ intraspecifica: comportamento aggressivo messo in atto tra i membri della stessa

specie. Il conflitto si risolve con la sottomissione di uno dei due.

Aggressivita’ interspecifica: si ritrova tra membri di diversa specie, qui i soggetti lottano fino alla

morte dell’ avversario.

Per la scuola inglese:esiste una predisposizione all’aggressivita’ che e’ il frutto della selezione

naturale, il comportamento aggressivo e’ dato da una valutazione inconsapevole dei costi e dei

benefici che esso comporta all’ individuo.

L’ interazione organismo _ ambiente e i contraints on learning ( pag 81 )

Il comportamento e’ il risultato di un continuo scambio tra propensioni innate e ambiente

mantenendo pero’ quelli che Hinde chiama contraints on learning ( le propensioni innate hanno

pero’ dei limiti per quello che riguarda l’apprendimento, un uomo impara a camminare ma non sa

arrampicarsi sui soffitti ).

Thorpe nota che i fringuelli hanno una propensione innata per il canto,nei primi giorni emettono

piccoli versi, hanno bisogno dei loro conspecifici per imparare a cantare.Se mettiamo i fringuelli a

contatto con dei cardellini questi non imparano i loro suoni.

Dall’adattività alla disadattività: il caso della guerra e delle violenze interetniche

La scuola inglese sottolinea come certe risposte comportamentali potrebbero anche compromettere

l’ inclusive fitness.

Potremmo essere portatori di propensioni comportamentali che un tempo erano utili e che ora

potrebbero essere invece dannosissime.

La paura dell’estraneo si manifesta ad esempio tra i 6 e gli 8 mesi nei bambini, quando possono

allontanarsi dalla mamma, questo e’ un comportamento adattivo frutto di selezione naturale perche’

ai primordi della specie aver paura garantiva sopravvivenza dai “ non parenti “.

Adesso i tempi sono cambiati e la paura dell’estraneo per un bambino cosi’ piccolo non ha utilita’ ai

fini della sopravvivenza eppure continua a manifestarsi.

Etica di piccolo gruppo, pseudospeciazione culturale , stereotipi sociali e pregiudizi ( pag 83 )

Aver paura degli estranei puo’ far mettere in atto meccanismi che minacciano la nostra inclusive

fitness. Nascono infatti cosi’ violenze, guerre, stereotipi e atteggiamenti sfavorevoli verso gruppi

diversi dal nostro.

I gruppi nei primordi erano piccoli e costituiti da legami di sangue, l’altruismo reciproco favoriva

cosi’ il gruppo stesso e garantiva il successo riproduttivo di chi la metteva in atto ( etica del piccolo

gruppo ).

Nei primordi riconoscersi estranei ad un gruppo significava affermare la propria appartenenza ad un

altro gruppo.

Noi tendiamo a percepire coloro che appartengono ad un gruppo diverso come persone che

appartengono ad un'altra specie animale ( pseudo speciazione culturale Eibl Eibesfeldt )

L’ aggressivita’ tra gruppi, come sottolinea Lorenz e’ quindi un aggressivita’ interspecifica.

La guerra non e’ altro che la difesa dei propri cari e della propria terra contro l’invasore estraneo

per fare una guerra si punta sulla: paura degli estranei, propensione all’altruismo a favorire la

propria specie, facendo ricorso a stereotipi ecc…

Individui , relazioni e cultura: le basi biologiche della società

Per Lorenz e la scuola tedesca: la societa’ e’ in continua lotta con l’individuo, riprende questo

argomento Eibl Eibesfeldt suo allievo che ne parla in termini di corsetto ortopedico. La societa’

come un busto deve contenere gli istinti negativi degli individui. Questa energia accumulata

dovrebbe trovare una valvola di sfogo nelle palestre ad esempio.

Secondo Hinde c’e’ un continuo scambio d’informazioni tra societa’ e individuo formando relazioni

interpersonali. 8

Norme sociali e la doppia morale

Questa dialettica spiega come mai nella maggior parte della societa’ esiste una doppia morale per

regolare infedelta’ maschile e infedelta’ femminile e perche’ l’atteggiamento verso la promiscuita’

e’ diverso secondo i sessi.

• l’infedelta’ femminile viene condannata e le donne nascondono la loro infedelta’

• gli uomini si vantano delle loro relazioni extraconiugali

Le basi biologiche dei sistemi sociali: l’organizzazione del gruppo e l’origine della dittatura

Chance sostiene che nelle organizzazioni sociali degli scimpanze’e’ possibile individuare due

sistemi fondamentali , uno da’ luogo alla struttura del gruppo in termini agonici, l’altro da’ al

gruppo una configurazione in termini endonici.

Il sistema agonico:sistema di vita dei babbuini e dei macachi, ha un organizzazione rigida e

gerarchica. Gli elementi dominanti devono stare continuamente in uno stato di allerta e fare

attenzione che i subordinati non vogliano prevaricarli. ( anche i subordinati devono far attenzione

pero’ alle minacce del leader )

Il sistema edonico: societa’ tipica degli scimpanze’.Qui le relazioni sono piu’ flessibili e mirano

alla collaborazione. I leader non sono necessariamente i piu’ aggressivi ma quelli piu’ anziani.

I membri di questa societa’non devono concentrare l’attenzione per la difesa di se stessi e possono

dedicare il loro tempo all’esplorazione.

Nella nostra specie possiamo trovare entrambe i sistemi ( vedi Lewin ).

La teoria dell’ attaccamento di Bowlby

Il bambino ha sin dalla nascita schemi comportamentali a base innata frutto della selezione naturale

detto sistema dell’attaccamento.

Il sistema dell’attaccamento e’ riconducibile che ai primordi della specie la mamma assicurava la

protezione ai suoi piccoli da parte dei predatori, questo e’ un sistema omeostatico che ha il compito

di mantenere l’equilibrio tra condizioni interne ed esterne.

In caso di pericolo il sistema si attivava e richiamava la vicinanza della madre al piccolo. La

mamma diviene cosi’ figura di attaccamento.

Modelli esplicativi del comportamento e filogenesi

1 ) I comportamenti non sono frutto di un energia che si deve scaricare

2 ) le risposte comportamentali sono nient’altro che l’elaborazione di cio’ che accade nell’ ambiente

secondo un “ modello interpretativo “

3 ) l’amore di una madre e’ una motivazione primaria ( lo dimostra anche Harlow con esperimenti

sui macachi ) …i macachi preferiscono rifugiarsi in un surrogato di madre fatta di panno piuttosto

che in una madre fatta di filo di ferro che mostra un biberon.

4 ) ci sono dei periodi molto delicati dove il soggetto e’ in grado di riconoscere la madre attraverso

un processo detto imprinting filiale. ( Lorenz e il suo esperimento sulle oche: il piccolo ha uno

schema mentale e alla nascita segue il primo oggetto in movimento che vede )

Le cause prossime, l’ontogenesi e le strategie condizionali

I bambini che hanno avuto una madre sensibili e che ha risposto in maniera adeguata ai loro bisogni

primari , in caso di pericolo si rifugiano in lei, credono nel suo conforto e nella sua protezione.

Quando questo attaccamento si presenta in maniera sana viene detto “ attaccamento a base sicura “.

Il bambino ha quindi la voglia e la forza di esplorare l’ambiente perche’ ha una base sicura sulla

quale contare.

Con attaccamento s’intende la ricerca del contatto con una specifica persona e dolore dovuto alla

separazione da questa. 9

Un attaccamento ansioso

Quando nel primo anno di vita, la madre non risponde in modo adeguato al soddisfacimento dei

bisogni primari del piccolo, questi instaura con lei un legame di tipo ansioso.

A seconda della risposta della madre a questi bisogni si formano individui con diverse

caratteristiche:

Bambini evitanti: mostrano falsa autonomia, non fanno trapelare emozioni, evitano il contatto con

la madre ( dopo un periodo di stress che puo’ riguardare l’assenza della mamma stessa ). Il bambino

non avvicinandosi troppo alla mamma non si pone nelle condizioni di essere respinto.

Sono nella scuola materna:

• aggressivi con i compagni

• rimangono isolati

Da grandi formeranno legami senza dare molta importanza ai fattori emozionali, saranno freddi e

con i loro figli avranno un senso di rifiuto, sono persone che possono ricorrere anche a

comportamenti delinquenziali.

Bambini coercitivi _ ambivalenti: reagiscono al distaccamento dalla figura materna con un

atteggiamento ambivalente, si avvicinano per chiedere conforto e appena la mamma si prodiga

rifiutano il contatto e reagendo con rabbia.

Sono nella scuola materna:

• impulsivi

• timorosi

• gelosi e possessivi

Sono da grandi:

• genitori intrusivi che possono commettere anche crimini di sfondo passionale

La trasmissione culturale dell’ attaccamento

La qualita’ dell’ attaccamento forma nei soggetti degli schemi di rappresentazione mentale

riguardanti se stessi e gli altri ( modelli operativi interni ) che ci accompagneranno nella vita e

faranno da filtro alle elaborazioni delle informazioni che troveremo nel mondo. ( per questo gli

individui una volta genitori tendono ad usare lo stile comportamentale del proprio padre/ madre ).

Una volta che questi schemi si sono organizzati si crea la percezione del mondo e di se stessi,

questa percezione viene difesa in ogni caso per non riorganizzare queste strutture.

La funzione biologica della trasmissione degli stili interattivi

Hinde sostiene che il legame madre_figlio determina il modo in cui in futuro i piccoli affronteranno

la loro vita di genitori, questo e’ riconducibile a una selezione naturale.

Il proprio stile si modella quindi attraverso quello dei genitori, il soggetto si plasma i suoi

atteggiamenti assumendo comportamenti simili alle figure genitoriali.

1 ) il comportamento aggressivo puo’ essere una risposta innata influenzata dalla relazione con la

figura di attaccamento avuta nei primi anni di vita

2 ) le difficolta’ dell’ ambiente distraggono il genitore dai bisogni primari dei loro figli

Da qui sfociano i comportamenti violenti . Capitolo terzo

Il sociale nella mente dell’ individuo tra percezione e cognizione

Ai primordi era molto importante per la sopravvivenza individuare le caratteristiche degli altri e

prendere decisioni veloci sui cospecifici, proprio per questo motivo siamo portati ad errori di

giudizio e a stereotipi per valutare la societa’ ( cio’ fa parte della selezione naturale ed e’ una

strategia cognitiva che fa parte del nostro assetto biologico ).

L’ essere umano tende a risparmiare le proprie capacita’ cognitive e non da conto alla

sovrabbondanza delle informazioni che ogni giorno gli vengono somministrate, tende invece a

cogliere quelle che sono per lui piu’ importanti, si incorre cosi’ ad errori di giudizio.

Queste strategie che dal punto di vista evoluzionistico salvavano la specie, ora sono inadeguate. 10

La Social Cognition si preoccupa di rintracciare le modalita’ con le quali le persone giungono a

costruire il mondo sociale. Questa Social Cognition si occupa quindi della percezione che gli

individui hanno di se stessi e degli altri sia delle “ teorie ingenue “ che essi usano per giustificare le

loro percezioni.

Le persone vengono viste da questa teoria:

1 ) semplici elaboratori di dati

2 ) sostengono che l’individuo e’ uno scienziato ingenuo che cerca di comprendere gli eventi ma le

sue capacita’ sono compromesse dai limiti che ogni uomo possiede.

3 ) l’ uomo e’ coerente e razionale, tende a mantenere una coerenza cognitiva ( teorie dell’

equilibrio di Heider )

4 ) le informazioni passano per un processo di categorizzazione, l’individuo cerca di elaborare l’

informazione data attraverso le informazioni che gia’ possiede.

5 ) si parte quindi dalle conoscenze gia’ in possesso per arrivare al significato dei dati.

Le impressioni di personalita’ tra percezione e cognizione

Il modello configurazionale di Asch

Come gli individui formano le loro impressioni sulla personalita’ degli altri ? ( nasce da qui la

Social Cognition con Asch ).

Quando ascoltiamo la descrizione di una persona non ci limitiamo ai dati che ci hanno appena

fornito ma cerchiamo di formare una rappresentazione coerente ai nostri schemi.

Le persone costruiscono quindi il proprio mondo senza attenersi esclusivamente a quei tratti della

persona che esistono realmente.

Questo concetto riprende quello della Gestalt ( la legge della formazione non additiva della realtà ,

legge del destino comune ), cioe’ il regolare la percezioni visiva del mondo.

Esperimento di Asch: divide due gruppi e presenta un signor X, da ad ogni gruppo una lista di

aggettivi che caratterizzano questo signor X.

Al primo gruppo vengono proposti le seguenti caratteristiche: intelligente, industrioso, caldo,

risoluto, pratico prudente.

Nella seconda lista gli aggettivi sono identici ma il termine “ caldo “ viene sostituito con la parola “

freddo “.

Se si chiede ai due gruppi di attribuire ad ognuno altre coppie di aggettivi a loro scelta, i soggetti

cercano di formare un immagine coerente del signor X, e si nota che un solo aggettivo ha cambiato

l’intera personalita’ del signor X e influenzera’ le scelte successive.

Si crea cosi’ il senso di “ buona forma “.

* Ci sono dei tratti centrali come ad esempio il termine “ caldo “ usato in precedenza che possono

cambiare la percezione della persona descritta mentre dei termini periferici che se cambiati non

danno lo stesso risultato.

• anche l’ordine temporale, sostiene Asch puo’ influenzare la percezione dell’ individuo. ( intende

l’ordine in cui vengono ricevute le informazioni ). Le prime impressioni guidano quelle

successive ( effetto Primacy ).

Le teorie dell’ attribuzione ( pag 120 ) di Heider

Come suggerisce Asch le nostre impressioni sugli altri sono regolate da quello che ci aspettiamo da

lui.

Si chiedono come si fa a fare delle inferenze sulle disposizioni stabili degli individui ( quelle che

secondo Heider tendiamo a vedere sempre costanti ).

Della teoria dell’ attribuzione fa parte Heider, lo studioso cerca di analizzare il modo in cui le

persone interpretano le ragioni degli avvenimenti che accadono nel loro mondo sociale.

• Heider usa una prospettiva gestaltista 11

• Tendiamo a vedere nelle persone dei tratti mutevoli che rimangono costanti nonostante il

cambiamento del comportamento del soggetto preso in considerazione. ( sono considerate

queste disposizioni personali stabili ).

• Per capire una persona dobbiamo considerare anche il contesto in cui si trova

Secondo Heider i soggetti per padroneggiare la realta’ cercano di inferire le cause ( cioe’ di dare

una spiegazione dietro le condotte che osservano e dietro le loro condotte stesse ).

Per individuare queste cause che stanno dietro i comportamenti degli altri di ricorrerebbe spesso al

locus della casualita’ ( si cerca di capire se la causa di quel comportamento sta’ nella persona che

lo ha messo in atto e fa quindi parte delle sue caratteristiche ( in questo caso di parla di causa

interna ) o se e’ rintracciabile nella situazione ( causa esterna ).

La teoria dell’ inferenza corrispondente di Jones e Davis

• sostengono che le persone sono molto attente nel giudicare gli altri, tenendo conto se le azioni

sono messe in atto spontaneamente o no.

• Se sono messe in atto spontaneamente , questi comportamenti risalgono a tratti stabili

dell’individuo.

• Cercano di studiare i percorsi che portano ad individuare le intenzioni che spingono gli altri ad

agire in un determinato modo e i processi attraverso i quali riusciamo a capire ,dal

comportamento di un soggetto le sue disposizioni interne

• Dobbiamo quindi individuare se un atto corrisponde alle disposizioni interne di un soggetto e

quindi alle sue caratteristiche stabili di personalita’.

• 1 ) Se i soggetti si comportano secondo i modi non desiderabili dalla societa’, tanto piu’ quegli

atteggiamenti fanno parte dei tratti stabili dell’ individuo.

• 2 ) Cercare di capire se il comportamento e’ dovuto da una libera scelta o e’ da ricondurre alla

situazione.

Il modello della covariazione di Kelley

Secondo Kelley per spiegare una situazione ( cosa causa cosa ) dobbiamo analizzare a fondo in che

modo le cause covariano con gli effetti.

1 ) ci si chiede se quello stimolo e’ l’unico a produrre quell’evento e valutiamo la distintivita’ ( la

ragazza sorride solo a quell’amico o a tutti quelli che conosce ?

2 ) ci chiediamo se quello stimolo produce sempre gli stessi effetti in quella persona e ne valutiamo

la coerenza ( quella ragazza sorride a quell’amico tutte le volte che lo vede o si e’comportata cosi’

solo in quella situazione?

3 ) quello stimolo produce lo stesso effetto anche negli altri? E analizziamo il consenso ( anche le

altre ragazze sorridono a quell’amico nella stessa maniera ogni volta che lui gli presta un libro ? )

Errori e giudizi tendenziosi nelle spiegazioni casuali

Per capire il modo in cui le cause dei comportamenti covariano con gli effetti gli individui usano

strategie cognitive razionali, si osserva per prima cosa se i comportamenti messi in atto sono

risposte spontanee per individuare se fanno parte dei tratti stabili del soggetto o se sono da cercare

nella situazione.

Davvero pero’ il cosa causa cosa e’ da ricercarsi nei tratti stabili? Come puo’ accadere cio’ se prima

abbiamo invece detto che il soggetto si comporta in una data maniera per risparmiare risorse

cognitive?

Le divergenze se’_altro nelle attribuzioni causali e l’errore fondamentale di attribuzione

Cosa porta ad attribuire le cause agli eventi?

• Jones e Nisbett sostengono che c’e’ una tendenza ad attribuire il proprio comportamento a

fattori situazionali mentre il comportamento degli altri a fattori disposizionali.

• Ross chiama questo fenomeno errore fondamentale di attribuzione . 12

• Questo errore e’ messo in atto dal soggetto in modo inconsapevole e in situazione dove forse

anche lui, al posto dell’ interlocutore si sarebbe comportato allo stesso modo.

La percezione del self: distorsioni cognitive

Perche’ attribuiamo il nostro comportamento a cause esterne?

• si puo’ spiegare con il fattore salienza ( i comportamenti dell’ altro, i gesti ,i suoi atteggiamenti

vengono messi in primo piano mentre lo sfondo e la situazione passano in secondo piano. ( e’

proprio questo che porta all’errore fondamentale di attribuzione )

La percezione del self: distorsioni motivazionali

L’ errore di giudizio non sta’ pero’ solamente nel nostro limite cognitivo e alla sua incapacita’ di

elaborare informazioni in maniera adeguata. Ci sono invece degli errori sistematici di giudizio per

spinte motivazionali. Si distorce sistematicamente la realta’ per considerare noi stessi in modo

positivo e a ricorrere a un attribuzione pregiudiziale che sia al servizio della nostra immagine ( cio’

viene detto self serving bias di attribuzione ). Interpretiamo gli eventi in modo di mantenere alto il

nostro livello di autostima. ( cause positive attribuite a fattori interni, positive a fattori interni )

Le attribuzioni pregiudiziali non sono pero’ attribuibili solo a noi stessi come abbiamo appena visto

ma anche agli altri. ( quando in una coppia una relazione e’ conflittuale l’uno tende ad attribuire le

colpe all’altro attribuendo a questi eventi caratteristiche stabili del compagno/a e ad attribuire a se

stesso gli eventi positivi )

Group serving bias

E’ un attribuzione pregiudiziale verso i gruppi.

I membri di un gruppo riconducono a cause interne i comportamenti positivi dell’ ingroup e a cause

interne i comportamenti negativi dei membri del proprio gruppo ( outgrup )

Schemi e categorizzazioni ( pag 138 )

Nell’ emettere giudizi siamo guidati da conoscenze precedenti relative a quello che dobbiamo

valutare.

Neisser ci parla di schemi, una volta che uno stimolo viene classificato all’interno di una categoria

che abbiamo, questo schema si arricchisce di altre conoscenze.

Possediamo anche degli schemi di persone che fanno si che degli altri soggetti ricordiamo i dettagli

congruenti con le aspettative che abbiamo nei loro riguardi.

Abbiamo anche schemi del self che ci portano ad organizzare la descrizione di noi stessi.

Esistono ancora degli schemi di ruolo ci aspettiamo che una persona si comporti in un dato modo

perche’ ricopre un certo ruolo sociale. Zimbardo ha dimostrato come gli schemi di ruolo hanno il

potere di determinare il comportamento, si chiede nel suo esperimento se sono i ruoli a rendere

brutale il contesto o e’ il contesto a rendere brutale i ruoli.

Lo studioso divise alcuni studenti in due gruppi e gli assegno o il ruolo di detenuto o quello di

guardia carceraria. Si evidenzio’ che i soggetti si calarono nei ruoli.

Schemi di gruppo: le basi cognitive degli stereotipi

Questi schemi fanno si che vengano attribuiti ad altri gruppi delle idee preconcette ( es: donne

sensibili, anziani deboli ecc ). Quando questi schemi divengono rigidi e non si riescono a cambiare

anche se le esperienze dirette ci dimostrano che stiamo sbagliando, nascono gli stereotipi.

Si usa mettere in atto un meccanismo di semplificazione attribuendo ad un individuo una

configurazione specifica, una volta accaduto questo subentra una rigidita’ percettiva che ci

impedisce di veder oltre.

Molti tratti verranno poi attribuiti al singolo individuo semplicemente perche’ fa parte di quel

gruppo. Gli stereotipi non si possono cambiare nemmeno vedendo una prova contraria che

disconferma cio’ che noi pensiamo. Chi vediamo migliore fara’ parte di un sottogruppo. 13

L’ attivazione degli schemi

Spieghiamo qui cosa ci porta ad usare uno schema piuttosto che un altro.

• La salienza

Il principio della figura_sfondo.

Cogliamo cio’ che e’ in rilievo rispetto allo sfondo ( rumori, movimento, colore ).

Attiviamo questi schemi quando vediamo qualcuno che ha caratteristiche inusuali rispetto lo

sfondo, si tratta di caratteristiche che richiamano l’attenzione.

• effetto primacy

Sono le prime informazioni che riceviamo su qualcuno che ci permettono di far attivare uno schema

piuttosto che un altro ( es: prima di conoscere una persona ci viene detto che e’ avvocato si attivera’

in noi uno schema con tutte le qualita’ che ha un presunto avvocato.Viene quindi utilizzato uno

schema del quale siamo gia’ in possesso.

• effetto priming

esperimento condotto da Rholes e Jons.

_ abbiamo a disposizione dei gruppi

_al primo gruppo vengono fatti vedere degli aggettivi positivi

_al secondo gruppo vengono fatti vedere degli aggettivi negativi

_ viene successivamente descritta dallo sperimentatore una persona ipotetica in modo positivo e si

chiede loro di esprimere un parere

_ il primo gruppo esprimera’ parere positivo perche’ in lui si era precedentemente attivato uno

schema di giudizio positivo.

• le profezie autoavveratesi e la conferma delle ipotesi

L’ uomo stesso puo’ far si che una profezia si autoavversi, se si ha paura del crollo della borsa la

borsa crollera’ davvero perche’ chi possiede le azioni le vendera’. Cio’ puo’ avvenire anche tra le

persone ( esperimento di Snyder, Tanke, Berscheid ).

_ vengono mostrate a degli studenti le foto di una donna brutta e le foto di una donna bella

_ viene chiesto loro di parlare al telefono con queste due ragazze

_ i ragazzi erano dolci e carini se pensavano di parlare con la donna bella mostrata in foto ( le donne

erano scelte casualmente ), i ragazzi erano acidi e scostanti con le ragazze che credevano brutte.

_ di conseguenza le ragazze considerate belle erano dolci e quelle considerate brutte erano acide

perche’ si comportavano in risposta ai ragazzi

Capitolo quarto

Gli atteggiamenti

Quello che noi pensiamo di qualcuno influenzera’ il modo in cui reagiremo alle conoscenze ulteriori

di cui vediamo in possesso di quella persona.

La teoria dell’ equilibrio cognitivo: la coerenza tra le valutazioni affettive ( pag 150 )

Teoria di Heider

• le persone sono spinte da forse interne a tenere in equilibrio i propri affetti , le proprie

percezioni e i propri sentimenti

• Quando questo equilibrio si rompere i soggetti cercano di ripristinarlo facendo in modo di non

avere contraddizioni tra quello che sostengono e quello che accade .

• Heider riprende la teoria della Gestalt e della buona forma, le persone cercano un immagine

coerente e armonica anche nelle relazioni sociali.

• quando non ci piace qualcuno o semplicemente non ci piace la situazione cerchiamo di

eliminare il disagio riequilibrando il sistema cambiando un atteggiamento ( cambio in alcuna

delle valutazioni che riguardano l’altro ) ( cerchiamo di cambiare l’atteggiamento dell’altro

oppure cerchiamo di farci piacere cio’ che piace a lui/lei oppure interrompiamo quel rapporto ).

• per riequilibrare una situazione squilibrata ci si serve del principio dello sforzo minore ( si segue

cioe’ un percorso che con il minimo sforzo porta al massimo risultato ). 14

La coerenza tra cognizioni, affetti e comportamenti: la teoria della dissonanza cognitiva di

Festinger

Si crea dissonanza quando una persona mette in atto un comportamento che e’ in contrasto

con le sue convinzioni.

Le nostre valutazioni emotive devono essere congruenti con le nostre cognizioni e cio’ ci fa mettere

in atto comportamenti consoni con quello che pensiamo e con quello che proviamo.

Quando mettiamo in atto un comportamento e mostriamo atteggiamenti contraddittori o opinioni

che non sono coerenti l’una con l’altra si crea dentro di noi una dissonanza ( dissonanza = squilibrio

cognitivo che procura tensione ed eccitamento spiacevole ).

Se non e’ possibile cambiare i nostri comportamenti modificheremo i nostri atteggiamenti

distorcendo le nostre opinioni razionali pur di abbassare questa tensione.

Festinger riprende quindi il concetto di Hinder sull’ equilibrio.

1 ) la dissonanza e’ post_decisionale ( quando ci si trova di fronte ad un bivio da scegliere: lavoro

piacevole ma poco remunerativo o lavoro meno piacevole ma piu’ remunerativo ? ).

Soluzione: ci si autoconvince che la scelta fatta e’ quella giusta, ci si convince che cio’ che abbiamo

lasciato non era poi di gran valore

2 ) la dissonanza contro abitudinale ( quando si mettono in atto comportamenti contrari ai nostri

atteggiamenti )

Soluzione: si cerca di raccogliere delle informazioni che siano consonanti con uno dei due elementi

che ha creato la dissonanza ( se si fuma e non si vuole smettere diciamo che preferiamo morire

anziché smettere di fumare ). Si cercano cosi’ informazioni che giustificano il nostro atteggiamento.

La giustificazione insufficiente: 20 dollari per una menzogna ( pag 157 )

Festinger ha notato che il mutamento delle proprie convinzioni avviene piu’ facilmente se si riceve

una ricompensa piccola anziche’ grande. ( accordo forzato ).

Furono divisi in due gruppi degli studenti universitari, al primo gruppo promisero come ricompensa

20 dollari, al secondo gruppo un dollaro, l’esperimento consisteva nell’ avvolgere gomitoli di lana e

ogni individuo avrebbe dovuto convincere altri soggetti che erano in attesa che quel compito era

molto divertente.

Chi ricevette un dollaro riusci’ a mentire dicendo che il compito era gradevole mentre chi aveva

ricevuto 20 dollari continuo’ a valutare il lavoro in termini negativi.

Soluzione:

• per Festinger aver ricevuto 20 dollari giustificava la menzogna e riduceva la dissonanza tra il

dire che il compito era piacevole e pensare che era noioso.

• 1 dollaro rendeva invece la dissonanza cognitiva molto spiacevole perche’ non era ritenuta una

giustificazione sufficiente per mentire ( quando si mette in atto un comportamento che va contro

le nostre attitudini si abbassa la dissonanza solamente giustificando quel comportamento ).

Aroson e Carlsmith conducono un esperimento. A un gruppo di bambini hanno mostrato dei

giocattoli ed hanno chiesto loro quale preferivano. In una seconda fase hanno proibito alla meta’ dei

bambini di giocare con il gioco che piu’ gli piaceva ricorrendo a una minaccia lieve ( se toccate quel

gioco mi arrabbio ) con alla seconda meta’ dei bambini usarono una minaccia forte ( se toccato quei

giochi non giocherete mai piu’ )

Lasciati soli i bambini non hanno utilizzato i giocattoli proibiti e quando si e’ chiesto di valutare di

nuovo i giochi i soggetti che avevano avuto una minaccia lieve trovarono i giocattoli vietati meno

attraenti e li valutavano in termini negativi mentre per chi era stato minacciato in termini pesanti il

gioco preferito restava il medesimo.

La minaccia pesante: fa si che le punizioni severe non facciano fare agli altri cio’ che non

vogliamo che facciamo ma essi continuano comunque ad essere tentati da quello che e’ proibito

La minaccia leggera: non implica una punizione , fa si che il comportamento inaccettabile non

venga messo in atto ma elimina la tentazione di trasgredire. 15

Quando delle persone fanno qualcosa senza ricevere ricompense attribuiscono quel comportamento

alla loro attrazione per quell’attivita’ mentre le ricompense comportano degli incentivi impedendo

la comparsa di motivazioni intrinseche.

La funzione psicologica degli atteggiamenti

• hanno funzione di adattamento sociale

• hanno funzione di definire il Self e di rafforzarlo ( dato dalla concezione che abbiamo di noi

stessi e che gli altri hanno di noi )

• con i nostri atteggiamenti difendiamo i valori

• possono controllare ansia e conflitti interni

Il modello della comunicazione persuasiva della scuola di Yale

E’ un modello messo a punto da Hovland presso l’universita’ di Yale che cerca di individuare

quello che influenza la persuasione e creano cosi’ la comunicazione persuasiva.

• bisogna tener conto degli stimoli esterni cioe’ la fonte ( la fonte e’ colui che emette il

messaggio, tanto piu’ e’ ritenuto esperto , tanto piu’ e’ in grado di persuadere. Puo’ accadere

pero’ che si crede anche a una fonte non attendibile ( questo accade quando ci si dimentica della

fonte del messaggio ).

• La comunicazione e’ piu’ persuasiva se la fonte viene ritenuta simile a se stessi

• Un messaggio che esprime una posizione diversa dalla nostra crea tensione

• Le prime argomentazioni hanno peso maggiore ( effetto primacy )

I media come strumento bellico

Grobel sulla base degli elementi individuati nella scuola di Yale studia il filo che collega la guerra (

quella del Golfo ) alla televisione.

Quando i media e i governi vogliono costruire l’ immagine di un nemico si servono di un messaggio

Specifico ( musica drammatica , effetti speciali ecc ). L’altro gruppo viene denigrato e

deumanizzato al fine di allontanare il popolo da questo.

Lo scopo bellico non solo:

• incita ad entrare in guerra

ma

• giustifica la violenza

Atteggiamenti di massa: alcuni prodotti vengono presentati associando una situazione rilassante

oppure dando un omaggio a chi acquista, con questo metodo gli individui vengono condizionati a

trovare gradevole l’oggetto ( biscotti consumati sui prati, bucato sapone per bucato usato da

rilassanti mamme ).

Effetto esposizione: tanto piu’ siamo sottoposti ad uno spot e tanto piu’ lo vediamo piacevole. (

Zajanoc mostra a degli individui delle foto, chi aveva osservato queste foto piu’ volte le riteneva

piu’ piacevoli ).

La sovraesposizione ad uno spot lo rende invece noioso e nagativo.

Capitolo Quinto

Influenza sociale e conformismo

Per conformismo s’ intende comportarsi come si comportano gli altri ed assumere atteggiamenti che

non si avrebbero da soli.

Per conformismo si puo’ intendere anche l’essere d’accordo con le regole del nostro gruppo e

quindi uniformarsi ad esso.( internalizzazione delle norme del gruppo ).

Si puo’ essere conformisti anche non essendone convinti ( conformismo pubblico ) e il

cambiamento sara’ solo superficiale! Si accettano le norme del gruppo per non essere isolati o

puniti in qualche modo. 16

L’ influenza sociale e’ allora davvero molto importante per quanto riguarda il conformismo e la sua

attuazione.

L’ influenza sociale sulla prestazione

• facilitazione sociale

Guarda nel primo capitolo la ricerca di Triplett e l’esperimento sui ciclisti e quello dell’

arrotolamento dei fili da pesca.

• molti migliorano le proprie prestazioni se si trovano davanti a un pubblico

• altri imparavano liste di nomi senza senso meglio da soli che in compagnia

Zajonoc per spiegare queste contraddizioni si serve della teoria delle pulsioni di Spence che in

modo riassuntivo afferma:

_ quando si e’ in uno stato di eccitazione si tende a dare la risposta che appare per prima, quella che

predomina

_ nei compiti semplici si sa il modo per affrontarli e le risposte dominanti sono corrette perche’ ci

troviamo di fronte a cose che conosciamo bene e delle quali siamo molto sicuri.

_ quando si e’ in ansia si riesce meglio a risolvere quiz facili o fare attivita’ pratiche come correre in

bicicletta

_ nei compiti difficili ci vuole tempo per trovare la soluzione giusta, la risposta corretta non e’

quella dominante e quella che ci viene subito in mente e l’eccitazione porta a dare risposte

sbagliate.

_ il pubblico crea AROUSAL secondo Zajonoc, i conspecifici quindi eccitano, tendono ad indurre

al soggetto la prontezza per rispondere anche per il solo fatto di esser presenti.

_ la facilitazione sociale avviene in compiti semplici, l’effetto inibizione sociale in compiti senza

senso o difficili.

_ Zajanoc afferma comunque che la presenza degli altri aiuta chi e’ preparato perche’ la risposta

dominante sara’ quella giusta.

L’ opinione di Cottrell su questo argomento si contrappone a quella di Zajonoc, secondo lui il

pubblico renderebbe il soggetto apprensivo perche’ ci si chiede come gli altri ci stiano valutando.

La deindividuazione e l’indolenza sociale

Il gruppo da la possibilita’ di non rendere identificabile il singolo, in questo modo in gruppo si

mettono in atto comportamenti che da soli non si produrrebbero.

In un gruppo c’e’ una diffusione di responsabilita’, ognuno pensa che il suo comportamento e’

attribuibile al gruppo stesso e non a lui in particolare.

Ecco cosa succede nel gruppo:

• perdita del senso della propria resposabilita’ ( ad esempio se si lavora in gruppo dove gli sforzi

individuali vengono sottovalutati i lavoratori tenderanno a lavorare di meno )

Ringelmann ed esperimento della corda ( fenomeno di inerzia sociale ) il risultato porta che nei

compiti additivi ovvero quelli in cui l’efficienza del gruppo dipende dalla somma degli sforzi

individuali il singolo si applica di meno.

• bisogna tener conto di un effetto free rider che e’ dovuto alla perdita di motivazione ( Frey ),

l’individuo sapendo che il proprio contenuto non e’ rintracciabile perde motivazione ed e’

quindi meno produttivo.

Influenza della maggioranza

La voglia di appartenere a un gruppo ci fa uniformare a loro consentendo il nascere di norme

sociali.

La formazione delle norme sociali: Sherif e L’ effetto autocinetico

• Quando gli individui si trovano in un gruppo e interagiscono tra loro diventano piu’ simili

• Ogni giudizio influenza quello dell’altro e si creano norme sociali

Esperimento di Sherif: 17


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze delle pubbliche amministrazioni
SSD:
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teoria e metodi della Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Cariota Ferrara Pia.

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