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Emozioni e condizionamenti

L'emozione è un termine che indica un processo che comporta dei cambiamenti nell’organismo e che si verifica in seguito ad un evento dotato di significato per l’individuo. Esso è un processo dinamico con un inizio e una fine di durata breve da non confondere con l’umore che, a differenza, è di durata assai maggiore e non necessita di essere scatenato da un particolare evento.

Componenti dell'emozione

  • Reazioni antecedenti: ovvero l’evento che fa partire l’emozione;
  • Reazioni valutazioni cognitive: l’interpretazione dell’emozione vissuta;
  • Reazioni fisiologiche: le reazioni che si manifestano all’interno dell’organismo;
  • Reazioni espressive: si tratta delle espressioni facciali quindi visibili;
  • Reazioni comportamentali: l’emozione ha un peso sui comportamenti;
  • Reazioni della regolazione: ovvero la capacità di regolare le emozioni;

Teorie delle emozioni

Sull’emozione hanno riflettuto molti filosofi, ma il primo psicologo a parlarcene è stato James con la sua “teoria della posizione periferica”. Chiamata così perché si concentra sul sistema nervoso periferico, questa teoria spiega come determinati eventi o situazioni esterne rappresentano degli stimoli in grado di suscitare delle reazioni corporee nell’individuo; reazioni che appunto, generano l’emozione che funge così da risposta a quello stimolo. L’emozione è provocata dalla consapevolezza, da parte dell’individuo, dei cambiamenti che vive il suo corpo. Si tratta di un meccanismo innato e istintuale.

Dopo il contributo di James, gli psicologi abbandonano lo studio sull’emozione, ripreso però in seguito: lo studio si divide in due posizioni: alcune teorie caratterizzate dalla predominanza della ricerca psicofisiologica hanno accentuato la presenza di nuclei innati di emozioni primarie; altre teorie invece, di stampo cognitivista, hanno enfatizzato la presenza di fattori cognitivi alla base delle emozioni lasciando in ombra i fenomeni emozionali.

La “teoria del feedback facciale” di Izard sostiene che gli stimoli che l’individuo assorbe dall’esterno, provocano delle risposte espressive e fisiologiche chiamate pattern, collegati in sede ipotalamica. Da questi pattern poi partono dei segnali che provocano le reazioni dei muscoli facciali; tale attività nervosa in seguito ritorna alla corteccia sensoriale provocando l’esperienza dell’emozione. In sintesi: L’emozione è attivata da un evento che modifica il livello di attività elettrochimica del sistema nervoso; tale modificazione si dirige al sistema espressivo facciale e il feedback sensoriale che ne deriva genera l’emozione.

Le emozioni secondo Darwin, Ekman e Schachter

Per Darwin, l’espressione dell’emozione ha due scopi: fisiologico e relazionale. Fisiologico, legato alle reazioni espressive; relazionale, perché l’espressione fisiologica permette agli altri di comprendere il mio stato emotivo.

Ekman studia l’espressione facciale delle emozioni in culture diverse. I suoi studi mirano a mostrare come le emozioni fossero universali basate su strutture biologiche identiche in tutti gli uomini.

Schachter faceva parte di quegli autori legati alla teoria cognitiva dell’emozione. Per lui le emozioni sono dei processi con più componenti; le definisce perciò un’esperienza multicomponenziale formata appunto da molti componenti, tra i quali la componente fisiologica e quella cognitiva.

Il comportamentismo

Il comportamentismo, detto anche behaviorismo, dall’inglese behavior = comportamento, è un approccio della psicologia sviluppato da Watson nel XX secolo basato sulla considerazione che la psicologia debba focalizzare la propria ricerca solo sui comportamenti manifesti. Bisognava perciò ridefinire i compiti e gli obiettivi di essa. Il compito della psicologia è ora quello di prevedere e di controllare i comportamenti escludendo qualsiasi riferimento ai contenuti della coscienza. Con il comportamentismo troviamo un rifiuto al metodo introspettivo e a qualsiasi riferimento a tutto ciò che riguarda l’universo psichico interiore.

Il comportamento così inteso è l’insieme delle risposte che vengono prodotte dall’organismo in seguito a degli stimoli esterni. Da questa considerazione si delinea la cosiddetta teoria stimolo-risposta. Uno degli assunti principali di questa teoria è il meccanismo del condizionamento, in base al quale esistono nell’organismo risposte incondizionate provocate dalla presenza di stimoli presenti nell’ambiente. Ricordiamo il condizionamento classico di Pavlov e il condizionamento operante di Skinner.

Condizionamento classico di Pavlov

L’associazione ripetuta di uno stimolo neutro con una risposta che non è da esso collegata, farà sì che dopo un periodo di tempo, a tale stimolo seguirà una risposta condizionata. Pavlov condusse un esperimento su dei cani: Intendeva studiare in particolare il riflesso mediante il quale, introducendo nella bocca del cane del cibo, questo produce spontaneamente salivazione. Intensificando i suoi esperimenti, Pavlov, prima che al cane fosse portato il cibo, faceva suonare, per un certo numero di volte, un campanello. Fu possibile osservare chiaramente che il cane produceva saliva proprio al solo suono della campanella. Evidentemente la risposta di salivazione si era trasferita dal cibo al suono perché il cane associava il cibo con il suono.

Pavlov definì stimolo incondizionato quello stimolo (cibo nell’esperimento) che provoca la risposta della saliva in modo naturale e spontaneo; definì poi risposta incondizionata la salivazione riflessa, provocata dallo stimolo incondizionato. Il suono della campanella divenne uno stimolo condizionato; mentre la risposta di salivazione in presenza dello stimolo condizionato venne definita risposta condizionata.

L’apprendimento dovuto a condizionamento classico è l’apprendimento a comportarsi in un certo modo come risposta ad uno stimolo che prima è stato associato ad una particolare esperienza.

Condizionamento operante di Skinner

Viene chiamato così perché consiste nell’operare sull’ambiente per ottenere o evitare un certo risultato. Questa forma di apprendimento si basa sul riconoscimento che un’azione è generalmente seguita da una conseguenza. L’uomo agisce volontariamente per ottenere ricompense o evitare punizioni. La risposta quindi non è attivata direttamente da uno stimolo come accadeva per il condizionamento classico, ma è legata alla possibilità di ricevere una ricompensa. Skinner distingue i rinforzi e le punizioni.

Il rinforzo è una condizione che favorisce il ripetersi di un certo comportamento perché genera conseguenze positive; le punizioni invece, al contrario generano conseguenze negative che non favoriscono il ripetersi di quel comportamento. Lo studio sperimentale del condizionamento operante è stato attuato mediante la famosa Skinner box, una scatola all’interno della quale venne messa una cavia affamata che, sulla base del meccanismo del rinforzo, impara a sfamarsi abbassando una leva collegata ad un dispositivo per la distribuzione di cibo. Questa leva costituiva appunto il rinforzo. Se il cibo all’abbassamento della leva, non arrivava più, l’animale dopo alcuni tentativi, abbandona la leva stessa. Il comportamento, in assenza del rinforzo, quindi si estingue.

La conoscenza di sé

Per tanto tempo gli studiosi hanno focalizzato la loro attenzione sul concetto di self-concept, concetto che mostra come le persone formano delle concezioni di sé fornendone una descrizione immediata. Il self-concept ha però il limite di cogliere solo una parte della conoscenza che possiede, quella che emerge, appunto in quel dato momento. Studi successivi hanno articolato questo concetto sostenendo che per la costruzione del sé giocano un ruolo importante i contesti sociali.

Per esempio, in alcune ricerche si è constatato...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

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