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Psicologia sociale

Da Allport: è l’indagine scientifica di come i pensieri degli individui siano influenzati dalla presenza oggettiva, immaginata o implicita degli altri. L’idea quindi che il nostro comportamento si modifichi a causa della presenza degli altri, ma non per forza una presenza reale, può anche essere la presenza di elementi che influenzano il nostro comportamento (esempio: la vista di un crocifisso può determinare i nostri comportamenti).

La psicologia sociale si occupa di studiare i comportamenti e:

  • Perché le persone si comportano in un certo modo
  • Quando le persone si comportano in un certo modo

Essa inoltre studia i processi cognitivi utilizzando un metodo e attraverso diversi metodi di spiegazione come per esempio il metodo intrapersonale e il metodo ideologico. Un fenomeno complesso può essere visto sotto diversi aspetti e con diversi livelli di spiegazione, spesso risulta difficile trovare la “verità” poiché sono svariate le teorie che si possono adattare in una situazione. Materie affini alla psicologia sociale sono la sociologia, la psicologia cognitiva (la quale indica spesso i limiti delle informazioni che riusciamo a raccogliere), l’antropologia oppure la psicologia dell’individuo (che si occupa di identificare la differenza che c’è tra di noi in un medesimo momento). La realtà sociale viene costruita da ognuno di noi, e di conseguenza ogni persona la interpreta in modi differenti.

Elaborazione delle informazioni

Quando si parla di elaborazione delle informazioni bisogna prima di tutto distinguere che vi sono azioni che svolgiamo essendo consapevoli di farle e altre azioni che avvengono in modo automatico; per questo motivo si può dividere l’elaborazione delle informazioni in automatico e controllato. Questi due diversi modi di elaborazione molto spesso coesistono, e quando questo avviene il controllo intenzionale automatico è parziale mentre quello controllato è totale. Per esempio, questo avviene anche nel giudizio sociale, ciò che noi definiamo “a pelle” altro non è che una elaborazione automatica. Questo ci porta a dedurre che si può avere un controllo consapevole o meno del nostro agire, le azioni che svolgiamo in modo automatico sono quelle più difficili da modificare.

Motivazioni che influenzano il comportamento

Vi sono inoltre tipi di motivazione che possono influenzare il nostro comportamento:

  • Bisogno di padronanza: studiare come sia fatta una persona
  • Bisogno di affiliazione: la voglia di avere relazioni e la sofferenza che crea la solitudine
  • Bisogno di vedersi in maniera positiva, un bisogno fondamentale
  • Bisogno di sembrare o essere coerenti, il nostro agire è dettato da una logica specifica

Nella psicologia sociale quindi l’oggetto di osservazione sono le altre persone, intese come presenza reale o immaginaria che influenza le persone. La prospettiva è di tipo individuale, e il concetto fondamentale per capire il comportamento delle persone è il comprendere come esse si rappresentano la realtà.

Principi di funzionamento psicologici

Vi sono due tipi di principi di funzionamento psicologici:

  1. Consapevole (controllato-profondo): dove l’elaborazione delle informazioni avviene in un modo consapevole, e caratterizzato da un bisogno di attenzioni.
  2. Automatico: esso ha il vantaggio di richiedere poche risorse cognitive, come può ad esempio essere una routine, esso ricopre inoltre una parte dei nostri comportamenti, cosa che è stata scoperta attraverso studi di laboratorio ricreando dei setting.

Al di là di questi due principi di funzionamento, vi sono delle motivazioni alla base di un comportamento sociale, nel senso che esso viene indotto e influenzato ad esempio dal bisogno di sentirsi accurati, che richiede un tipo di atteggiamento consapevole. Altro aspetto motivazionale è il bisogno di relazioni umane che mutano con i cambiamenti storici, anche se molte strategie rimangono le medesime come ad esempio la voglia di condividere.

Psicologia come scienza

Le domande che si pone la psicologia sono domande molto comuni, quasi esistenziali e non specifiche come per esempio fanno gli scienziati; ma vi è comunque una differenza tra le domande “che si fanno tutti” che viene appunto definita psicologia ingenua, e le domande che si pongono gli psicologi che viene chiamata psicologia scientifica. La differenza tra queste due diverse psicologie risiede nella risposta che esse si danno, essa può essere vera e credibile in entrambi i casi ma, quella scientifica utilizza un metodo per cercare di capire il fondamento di queste supposizioni.

Nella psicologia scientifica si svolgono delle supposizioni, si cercano elementi di causa-effetto, poi si elaborano delle speculazioni. La psicologia scientifica cerca di formulare delle ipotesi che siano molto circoscritte, che permettano quindi attraverso il metodo di capire se sono vere o false. Vi è quindi un grande utilizzo di metodi, principalmente quello empirico, ossia il cercare di ricreare un fenomeno, non solo l’osservazione ma anche la riproduzione in laboratorio di una situazione. Si parte dunque dalla realtà, si elabora una spiegazione che verrà poi confermata oppure non confermata, nel secondo caso avverrà una diminuzione di fiducia nella teoria. La verifica empirica non è comunque sempre la verità, in questi esperimenti va tenuto in considerazione l’aspetto etico, il fatto che la situazione venga minimizzata ecc. il metodo sperimentale dunque che viene utilizzato sia per le scienze naturali che per quelle sociali riporta delle differenze.

È importante dunque tenere sempre in considerazione che la generalizzazione dell’esperimento serve per fornire un modo di conoscere ma non va mai inteso come una verità assoluta, può al contrario essere rimesso in discussione. Bisogna inoltre tenere in considerazione che non tutti i dati vengono forniti da ricerche che possono ritenersi valide e che sono state più volte svolte, bisogna sempre tenere vivo il senso critico.

Psicologia delle folle

La psicologia delle folle inizia a nascere durante l’ottocento, quando iniziano a nascere una serie di approcci differenti alle folle, viste non come un fattore regressivo. Non per forza nelle folle si regredisce ma anzi, possono essere viste come fattori di aggregazione.

La psicologia nel novecento inizia un grande sviluppo fondamentalmente in America mentre in Europa si stavano svolgendo le due grandi guerre. Sarà Triplett nel 1898 a svolgere il primo esperimento di psicologia sociale (consisteva nel dimostrare che un soggetto è più veloce nell’arrotolare un rocchetto di filo se egli è in presenza di altre persone invece che da solo, fenomeno che si dimostra quando il compito richiesto è ben appreso).

Inizia quindi nel 900 il comportamentismo che va interpretato come una sorta di rivoluzione rispetto alla psicologia precedente che era più di tipo osservativo. I comportamentisti sostengono che di osservabile vi sia solamente lo stimolo e la risposta, non anche ciò che risiede nelle teste delle persone. Utilizzo del termine condizionamento inteso come l’apprendimento che studiò Pavlov, un metodo che si pensava potesse funzionare sia per gli animali che per le persone; il concetto di “se-allora”. Viene inoltre studiato il funzionamento operante, inteso come il fatto che se si ricevono rinforzi positivi è più probabile che una azione venga svolta nuovamente.

La psicologia sociale ha appreso dal comportamentismo il quantificare e osservare le opinioni delle persone, che in quanto astratte bisogna provare a concretizzarle. La psicologia sociale fu inoltre influenzata dalla Ghestald, è ha sempre avuto come argomento di interesse il pregiudizio (anche poiché si parlava degli anni 50 in USA). Altra spinta di sviluppo la psicologia sociale la ricevette dalla seconda guerra mondiale, perché dalla Germania fuggirono molte persone recandosi in America e perché lo svolgersi di due guerre con la presenza di un genocidio nazista portarono al porsi degli interrogativi. La guerra quindi per la psicologia sociale svolse un effetto propulsivo.

La rivoluzione cognitiva si sviluppò negli anni 60/70 con l’utilizzo di tecniche più affinate che hanno permesso lo studio di processi cognitivi e la nascita di nuove conoscenze. Come ad esempio i bias: processi con distorsioni sistematiche.

Percezione e pensiero sociale

Le prime impressioni della personalità che noi percepiamo ci vengono fornite dalle immagini della persona, anche se spesso questo avviene in un modo implicito noi comunque cogliamo e elaboriamo una serie di elementi. Quando ci capita di vedere o incontrare delle persone, immediatamente ci creiamo un'idea di esse, in modo automatico, ma per quale motivo?

Questo avviene perché nella nostra memoria a lungo termine, che può essere di tipo semantico, vi sono conservate delle informazioni sociali. Queste rappresentazioni cognitive funzionano in termine di associazioni, e tra queste vi è anche la concezione del sé. In psicologia sociale quando si parla di tipologie di persone si intendono essenzialmente gli stereotipi ossia "le prime caratteristiche semplificate che abbiamo di alcuni gruppi sociali"; la loro funzione quindi non è altro che quella di semplificare la realtà.

L'atteggiamento di una persona in psicologia sociale viene inteso come l'aspetto valutativo della nostra rappresentazione cognitiva. Non è vero che le emozioni devono per forza risiedere fuori dal cervello, perché spesso le nostre esperienze e conoscenze sociali le apprendiamo in modo implicito, essendo anche ad esempio influenzati. Numerosi studi di psicologia sociale hanno dimostrato che vedendo un'immagine in noi si attiva una categoria e da essa derivano poi delle caratteristiche. Molte associazioni che svolgiamo si basano su ciò che vediamo (esempio, vedo un volontario sempre felice, sono indotto a pensare che fare volontariato renda felici.)

L'innescamento/risveglio delle funzionalità della mente umana è in grado di svolgere delle attività associative e se questo fenomeno rimane più attivo nella mente in un modo implicito si rimane automaticamente più vigili per quanto riguarda quel fenomeno. La memoria a lungo termine permette di conoscere maggiori informazioni sulle persone e ci indirizza verso quelle che ci sembrano più adatte a noi.

Vedi esperimenti di Priming (dove con "non parole" in psicologia sociale si intende ciò che è pronunciabile ma senza un significato). I Priming vengono utilizzati per semplificare il funzionamento della mente umana, tenendo conto del fatto che è vero che la prima impressione che abbiamo di una determinata cosa ha rilevanza poiché influenza il dove rivolgiamo la nostra attenzione.

Più l'immagine è di tipo stereotipico più è probabile che diverse persone ritengano la medesima cosa a riguardo e la condivisione delle informazioni è determinata dal fatto che condividiamo la medesima cultura. Con il termine salienza in psicologia sociale si intende ciò che attira la nostra attenzione, che è determinato da ciò che per noi è importante. Le attivazioni croniche sono invece, metaforicamente parlando, una sorta di occhiali che indossiamo per interpretare il mondo. Possiamo quindi affermare che la nostra memoria a lungo termine viene da noi utilizzata quando ci si presenta un'immagine ambigua, della quale non sappiamo molto, allora ci creiamo delle aspettative per mezzo delle informazioni che sono contenute nella nostra memoria a lungo termine.

Uno studio degli anni 70 riguardante gli effetti della piacevolezza fisica ha rivelato come si attribuiva un'aspettativa maggiore di educazione potenziale da parte degli insegnanti verso i bambini considerati esteticamente più gradevoli rispetto agli altri. Questo dimostra che il volto, molto spesso, ha dei tipi di associazione dovute da come noi decodifichiamo determinate informazioni. Infine l'esperimento di Rosenham, fu una dimostrazione di come sia difficile eliminare le "etichette" che si attribuiscono alle persone una volta date; difatti si chiese a dei ricercatori di fingersi psicotici, simulando delle crisi psicotiche, e fatti rinchiudere in delle cliniche, e quando poi venivano visitati dai medici, essi, ormai suggestionati da questa diagnosi non la cambiarono neanche se non era vera.

Influenza delle informazioni

Noi, in quanto uomini, veniamo fortemente influenzati dalle informazioni che decidiamo di conservare. Addirittura, come si può notare a p.107 con l'esperimento di Vallone, le nostre esperienze sono in grado di influenzare ciò che vediamo. Altra influenza la abbiamo sul modo di ricordare le informazioni, in quanto la nostra memoria è ricostruttiva. La memoria può essere intesa come un armadio, alcune cose vengono messe lì dentro e quando ci servono, ricordando dove sono, le si va a prendere. La memoria quindi chiama in causa uno sforzo, anche se molto spesso ci si ricorda meglio le cose più inusuali, ma comunque qualcosa che sia coerente con le nostre aspettative. Vengono definite informazioni irrilevanti in psicologia sociale quelle informazioni non inerenti con il discorso che stiamo trattando. La questione che si apre ora è la seguente: ricordiamo meglio perché sapevamo già oppure perché abbiamo memorizzato? Spesso ricostruiamo le memorie in base a quel che ci interessa in quel determinato momento.

Esempio della memoria ricostruttiva può essere la fine di una storia d'amore, quando uno dei due interessati va a ricercare nella memoria le motivazioni che lo convincono a lasciare il compagno. Altri effetti possono essere per esempio il fatto che ricordiamo vere delle cose che in realtà abbiamo solamente immaginato, ad esempio il caso di Flaminio, dove si disse che vi fu un abuso da parte delle maestre all'interno di una scuola elementare ma il fattore negativo dell'indagine era che le madri e i bambini erano in un certo senso stati influenzati dalle varie voci e dal fatto che la psicologa fosse sempre la medesima e facesse sempre le stesse domande.

Dopo la prima impressione

Cosa succede in noi dopo la prima impressione? Non sempre le persone sono in grado di andare oltre la prima impressione; per andare oltre alla prima impressione, processo di tipo automatico, bisogna che ci sia una motivazione da parte del soggetto di voler andare oltre. Altro aspetto importante per riuscire a svolgere questo passaggio è che vi siano le risorse cognitive, passare quindi dall'automatico al controllato. Andare oltre la prima impressione però, non vuol dire per forza eliminarla, questo avviene se le informazioni che vengono raccolte sono disconfermanti. Per lo stesso motivo, vi possono invece essere delle motivazioni di voler riconfermare la nostra opinione e non viene quindi sovvertita la prima opinione, questo è dovuto dal nostro carattere. Questo fenomeno viene chiamato in psicologia sociale errore di persistenza che è stato verificato dall'esperimento di Ross dove è anche presente il fenomeno dell'ancoraggio, consisteva nel fatto che se io ho un numero a mente e mi viene detto un altro numero, a me continua a rimanere il precedente.

Altro esempio ne fu l'esperimento di Loftus, ossia quando egli dava delle prove minime a un soggetto e gli diceva di avere un testimone oculare, che solo dopo veniva confessato essere cieco, continuava ad agire con attenzione. È chiaro quindi che quando ci vengono forniti gli strumenti per crearci un'aspettativa e poi essi vengono cambiati, stentiamo a crederci. Questo fenomeno è presente persino in politica, difatti spesso si nota in alcuni talk-show che quando vi è una discussione tra politici di diversi partiti l'uno magari utilizza dei dati, dei numeri, per accusare il secondo. Il secondo politico in questione, se non ricorda a memoria la veridicità dei dati e non riesce dunque a smascherare subito la falsità dell'accusa, ma magari nei giorni seguenti, al pubblico ormai sarà rimasto memorizzata il primo dato fornito. Questo avviene prevalentemente con i numeri. Il fenomeno appena riportato è strettamente legato al fenomeno del' etichettamento, errore che spesso è presente anche negli scienziati, che difficilmente abbandonano una teoria esattamente come avviene nelle persone. Per questo motivo si consiglia di tenere sempre in considerazione due ipotesi di una stessa idea.

Bias di conferma

Il modo in cui le persone raccolgono informazioni non è casuale, esso in verità è legato al fatto che si cercano informazioni che siano a conferma delle nostre ipotesi. Un esempio, fatto durante la lezione, è stato: quale tipo di domanda porresti a una persona per capire se è introversa o estroversa? Si è notato che vi sono due tipi di domande, quelle bias o anche dette tendenzione e quelle diagnostiche. Più una persona è socievole più tende a porre agli altri individui domande di tipo bias poiché questo tipo di persone notano più facilmente i comportamenti e per riuscire a individuare le caratteristiche ricercate.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Catestu di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fondamenti di psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Scienze Storiche Prof.
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