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Psicologia sociale

La psicologia sociale è una scienza che utilizza metodi propri delle discipline scientifiche e studia come i singoli e i gruppi si percepiscono, relazionano e influenzano: processi individuali, interpersonali e gruppali. Anche i processi individuali (come l’autostima) nascono dal rapporto con l’altro. Il focus è sempre sul singolo, sulla persona, a differenza della sociologia.

È sempre una disciplina calata in un contesto:

  • Accezione storica
  • Accezione fisica
  • Accezione culturale

La psicologia sociale è radicata nella quotidianità → psicologia del vivere comune. Analizziamo i fenomeni e problemi quotidiani con un metodo rigoroso. Da questi problemi nascono delle ricerche per poi proporre una soluzione = teoria-ricerca-intervento. La psicologia guarda sempre i processi normali, non patologici.

Definizione

Si occupa di come le persone abitano e vivono il loro tempo, di comprendere l’articolazione tra ciò che le persone pensano, sentono e ciò che la società propone in quel momento in un contesto fisico specifico. È lo studio scientifico del modo in cui le persone e i gruppi percepiscono e pensano gli altri, li influenzano e si pongono in relazione con loro. Usa costrutti e teorie.

Studio scientifico di

  • Percezioni e pensiero sociali (percezioni, credenze sociali, giudizi, atteggiamenti)
  • Influenza sociale (persuasione, interazioni)
  • Relazioni sociali (es. pregiudizio, conflitto, altruismo)

Persona

Soggetto morale capace di intenzionalità, di pensiero libero e dotato di credenze e valori unici, che si costruisce e ricostruisce in interazione e relazione con il sociale e le persone significative. Non schiavi di processi automatici → logica costruttivista.

Individuo

Soggetto contenuto nel proprio spazio psicologico e separato dalla realtà materiale e dagli altri individui. Il contesto sociale può influire sul soggetto, ma il soggetto gli preesiste ed è da esso indipendente. Prende informazioni dal contesto e le rielabora → logica cognitivista.

Lo sviluppo storico in Europa e negli Stati Uniti

In Europa si concentrava sul gruppo, negli Stati Uniti sulla persona. Non esiste più oggi questa differenza.

I principi della psicologia sociale

  • Noi costruiamo la nostra realtà
  • Le nostre intuizioni sono spesso potenti ma talvolta pericolose
  • Le influenze sociali plasmano i nostri comportamenti
  • I nostri atteggiamenti e le nostre disposizioni plasmano i nostri comportamenti
  • Sentimenti e azioni verso persone e gruppi possono essere positivi o negativi

Tre principi motivazionali che regolano i nostri comportamenti

Come cognizioni e emozioni influenzano i comportamenti:

  • Bisogno di padronanza: padroneggiare il mondo, fatica a tollerare l’ambiguità (sviluppo degli script), capire ciò che succede. Significa comprendere se stessi e il mondo intorno a noi, per poi utilizzare questa comprensione per guidarci nella nostra esistenza.
  • Ricerca di affiliazione: paura di stare da soli, ogni persona si impegna a creare e mantenere sentimenti di reciproco sostegno, simpatia e accettazione con le persone che ama e stima o con il proprio in-group.
  • Valorizzazione di “me e di mio”: vedere in luce positiva se stessi e gli altri, ad esempio attraverso il confronto sociale.

Articolazione psicosociale dei livelli di analisi, Doise

Spiega il sociale:

  • Livello intrapersonale → come le persone organizzano la propria esperienza del mondo (es. formazione prime impressioni)
  • Livello interpersonale o intrasituazionale → come le persone interagiscono uno a uno (es. teoria attribuzione causale)
  • Livello posizionale → come le persone interagiscono per la posizione/ruolo che occupano nella società (es. teoria del confronto sociale di Festinger)
  • Livello ideologico → come le persone interagiscono in relazione ai sistemi sociali di credenze e valori sociali attivi nei contesti di vita (es. ipotesi del mondo giusto: le persone hanno ciò che si meritano)

Storia della psicologia sociale: radici europee

Nasce in Europa alla fine dell’800: passaggio ottimismo-pessimismo, spostamento di masse da zone rurali alla città, nasce la società di massa, contesto in cui le persone non si conoscono, abitano in strutture sovraffollate, abbassamento qualità della vita, nascita dei sindacati, preoccupazione nei governanti e sovvertimento dell’ordine. La psicologia sociale nasce da un problema pratico: la richiesta di comprendere la situazione e come governare le masse. Il primo nucleo è la psicologia delle folle, italo-francese, alla quale si affianca la psicologia dei popoli, tedesca.

Psicologia delle folle

La psicologia delle folle è stata inventata da Scipio Sighele (italiano); Le Bon e Tarde (francesi) hanno poi diffuso il lavoro di Sighele. Si preoccupa di capire i processi che muovono le folle. È lo studio degli effetti sul comportamento individuale dell’interazione simultanea con un grande numero di propri simili. Le folle sono negative e le masse sono da governare. In paesi diversi si sviluppa una psicologia che cerca di comprendere ciò che accade.

In Germania con la psicologia dei popoli l’idea è di dare un sogno al popolo e valorizzare ciò che ha costruito rendendolo consapevole del suo valore, così non avrà bisogno di essere governato.

Le Bon

Gran numero di persone in presenza con uno stesso obiettivo, nella folla si crea la mente collettiva = entità psicologica sovraindividuale, che governa gli atteggiamenti, i sentimenti delle persone nella folla. Le persone rinunciano alla propria identità a causa di questa entità che finalizza i loro atteggiamenti, pensieri. L’idea che tale entità si connoti come negativa e regressiva implica una regressione a livelli più primitivi delle capacità, bisogni, valori di riferimento. La folla mette in atto processi regressivizzanti, ognuno diventa preda di istinti primordiali, vengono a galla le emozioni più primitive e le persone mettono in atto comportamenti che non avrebbero mai messo in atto se la ragione avesse preso il sopravvento.

Come mai delle persone che non si conoscono si trovano in un luogo e si muovono all’unisono in una maniera primitiva? → ritorno a una situazione primordiale (azioni di distruzione, violenza). Quali sono i processi che spiegano ciò? Suggestione, contagio mentale, ridotta responsabilità, prestigio del capo.

La folla può abbracciare in modo anche non violento, dipende sempre dai processi sottesi. Poi la folla alla fine si scioglie. La massa invece corrisponde a tutte le persone che abitano un determinato luogo, alla maggioranza di persone che non hanno il potere, può anche non arrivare a eventi di violenza. Le Bon fornisce una visione negativa della folla, insieme di cellule tenute insieme da un’entità. Osserva la suggestionabilità → disponibilità delle persone a rinunciare alla propria individualità per assumere comportamenti, atteggiamenti che vedono negli altri. Nelle persone vi è un fluido magnetico animale (Mesmer), che se si riesce a risvegliare si riescono a governare le persone: principio alla base dell’ipnosi. Nella folla è come se le persone vengano ipnotizzate dall’anima collettiva che risveglia in loro il fluido animale = suggestione ipnotica, abbassa il livello di coscienza della persona e la rende la mente più primitiva. Da qui il concetto di irrazionalità, emotività e primitivismo delle folle.

Le folle subiscono il contagio (è il periodo dello sviluppo dei vaccini, epidemiologia). Il contagio mentale diventa una spiegazione della forte emotività delle folle in preda all’agitazione. La razionalità viene accantonata e le emozioni hanno il sopravvento e vengono fatte proprie (effetto gregge). Vengono meno anche le norme sociali: la massa è anomica, la norma inizia a venir stabilita non dalla società ma dalla folla.

Recupera queste idee dall’area medica e criminologica. Dalla criminologia recupera anche il concetto di responsabilità individuale ridotta: la folla la perde e si sente potente. La persona nella folla diventa primitiva, infantile, è meno razionale, meno responsabile e ha un minore autocontrollo.

Un altro elemento che la caratterizza è il senso di potenza assoluta, governo su tutto = euforia di un potere assoluto (in realtà conseguenze negative). Le folle se vengono osservate in modo superficiale è come se non fossero governate da nessuno. In realtà hanno dei capi popolo, mescolati alle persone. Non sempre sono in testa ma nel modo più subdolo le governano. Mette in atto il processo che poi la folla subisce tramite il contagio, euforia del potere. Ritiene che la folla sia un gregge che non può fare a meno di un padrone. I capi usano un linguaggio molto diretto e conciso e conoscono bene il contagio. Agiscono con 3 mezzi: affermazione, ripetizione, contagio.

Il pensiero di Le Bon, la psicologia delle folle è diventato uno strumento nelle mani di alcune persone, dal punto di vista pratico è stato molto utilizzato. Hitler faceva riferimento al suo pensiero. Le Bon insisteva sulla differenza genetica, infatti poi venne accusato di razzismo.

Tarde

Studia più che altro le masse, le folle prima di essere folle sono masse. Egli non svaluta la persona, nella massa mantiene la sua individualità. Rifiuta l’idea che le persone si annullino nella folla. Le differenze individuali si mantengono anche all’interno delle masse e le persone agiscono perché imitano gli altri. Nella massa non si verificano tutti i processi come nella folla. La massa è soggetta a processi più persuasivi, è come se vivesse in un sogno e le persone come dei sonnambuli governati da qualcuno che orienta questo sogno. Le persone comuni si muovono tra due possibilità: tendenza all’imitazione, che spinge la persona a comportarsi come i suoi simili; nelle società mediatiche è amplificata dall’influenza dell’opinione pubblica, e tendenza all’invenzione, ovvero la capacità di proporre nuove forme di pensiero e azione. La maggior parte delle persone è priva di pensiero creativo e imita dei modelli immensi. Altre persone invece hanno carisma, creatività, sono capaci di trovare chiavi di lettura per governare gli altri. Tutti i sonnambuli sono quindi meno competenti, creativi e si lasciano governare. Tutte le persone vogliono avere una buona qualità di vita ed essere artefici del proprio futuro: la massa cerca un equilibrio tra questo desiderio e le invenzioni di chi ha questa capacità. Vi è il singolo capo, colui che ha l’invenzione, la vision, che convince.

Psicologia dei popoli

Nasce in Germania proposta da Wundt, fondatore della psicologia sperimentale moderna e del primo laboratorio di psicologia sperimentale. Il popolo tedesco è sempre stato un grande popolo, perché ha saputo aggregare le persone attraverso la cultura e l’idea di nazione. Se si vuole governare la folla, si deve consentire loro di sposare un sogno, sviluppare un senso di appartenenza, sentire la città come espressione di loro stessi e del proprio valore. La psicologia deve studiare i prodotti della cultura (linguaggio, miti, costumi) che derivano dall’interazione sociale → psicologia socio-culturale. È una disciplina comparata, ciascun popolo ha la sua cultura che è l’elemento unificante.

Esistono 2 psicologie: processi mentali elementari (generale) e processi mentali superiori, ossia come costruiamo il pensiero. Quest’ultima non dipende da aspetti fisiologici, come quella generale, ma culturali. Si parla di processi per loro natura sociali poiché, pur basandosi su abilità di tipo fisiologico, derivano il loro concreto modo di manifestarsi dal contesto socioculturale nel quale si realizzano e richiedono un metodo d’indagine storico, comparativo. Si fa rientrare lo studio di tali processi nell’ambito delle scienze umane. In questo caso si crea un pensiero condiviso, si mantiene la soggettività, identità che si costruisce mediante l’interazione con gli altri → idea poi sviluppata dalla psicologia sociale. Attraverso miti, linguaggio e prodotti culturali condivisi la folla si riconosce.

Lazarus e Steinthal = il vivere insieme porta allo sviluppo di contenuti mentali simili e rinforza modalità di vita comuni. I dati della coscienza individuale non possono essere compresi se non in riferimento a precisi contesti socio-storici. Sulla base di tali premesse, la psicologia dei popoli si occupò dello studio delle differenze culturali tra i popoli e della caratterizzazione “sociale” dei processi psichici. Bisogna capire i processi psichici che condivide un gruppo di persone. Ciascuno può essere una risorsa per rinforzare l’idea comune di cultura.

La psicologia sociale negli Stati Uniti - esordio 1885-1934

Il primo esperimento formalmente riconosciuto fu quello di Triplett (1895), che aveva osservato come alcuni ciclisti, che avevano alcune prestazioni in allenamento, in gara le miglioravano. La presenza del pubblico facilita la prestazione della persona = facilitazione sociale. Ringelmann (1913) invece studia il fenomeno dell’inerzia sociale: uno che vince da solo al tiro alla fune, se si mette insieme ad altri vincitori perde. È possibile che con gli altri decidiamo di rilassarci. McDougall e Ross pubblicano manuali di psicologia sociale nel 1908 = attribuzione della nascita della psicologia sociale come disciplina autonoma. Si distinguono per il focus d’interesse: il primo cerca di capire come le persone si relazionano nei confronti del sociale, il secondo come funzionano i gruppi. Allport riparte dalla psicologia generale e dalla psicologia sperimentale. Definisce per primo la psicologia sociale: non esiste una psicologia dei gruppi che non sia dell’individuo → è parte della psicologia dell’individuo. Non riconosce l’importanza della dimensione gruppale che caratterizza la psicologia europea.

La costituzione: 1935-1945

Con la crisi del ‘29 la psicologia sociale deve occuparsi di come le persone si relazionano tra di loro, della povertà, delle disuguaglianze, di tematiche sociali. Negli anni ‘35-45 si sviluppano vari approcci: domina la psicologia sociale comportamentista e viene teorizzata una psicologia delle razze = il governo americano chiede di dimostrare scientificamente che certe persone sono inferiori di altre. Si andavano a cercare differenze biologiche nei gruppi per dimostrarne l’inferiorità.

In Europa → ascesa nazista, molti psicologi europei (Heider, Lewin, Adorno) emigrano negli States, gli Usa entrano in guerra e la ricerca si concentra su temi ad essa legati (conflitto, formazione del personale militare). Real world = si occupa poi di problemi concreti per migliorare la vita delle persone.

La rapida espansione: 1946-1969

Gli psicologi hanno a disposizione molti fondi e danno vita a numerosi esperimenti e ricerche:

  • 1950 - Adorno e la personalità autoritaria
  • 1956 - Asch e l’influenza del gruppo
  • 1963 - Milgram e l’obbedienza

Anni ‘60 = periodo d’oro → comprendere ciò che è precedentemente successo in Europa (gran parte sono ebrei che vogliono capire il perché dello sterminio).

La crisi e la rinascita: 1970-1984

Molti psicologi contestano l’etica degli esperimenti. Si tratta di un momento di stallo che porta ad interrogarsi sui metodi e sulle aspettative degli sperimentatori. La spaccatura favorisce il dialogo tra le due frange. Si delineano due filoni della psicologia sociale: prospettiva che si interroga fredda sulle emozioni e le motivazioni e una prospettiva che indaga le cognizioni.

Dal 1985 ad oggi → multimetodologia, pluralismo teorico, approccio multiculturale, nascita di numerose società. In Europa la psicologia sociale rinasce grazie all’impulso degli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale. (ci sono slide in più)

Metodologia della ricerca sociale

Ciò che differenzia la psicologia dalle altre discipline è il metodo: per rispondere a determinate domande se usiamo il senso comune non stiamo rispondendo in modo psicologico, se lo facciamo in modo rigoroso utilizziamo un approccio scientifico (in cui viene tollerato un margine di incertezza e non verità assolute).

Ciclo della ricerca

Processo tramite cui il ricercatore trova risposta alle domande che si pone grazie al metodo scientifico. Il primo step è la curiosità del ricercatore (nasce da un interesse, domanda). Poi deve andare a vedere se la comunità scientifica si è già posta questa domanda e cosa è stato scritto. Se c’è qualcosa che non è stato esplorato, può affinare la domanda di ricerca, creando obiettivi ed ipotesi, una proposizione testabile che descrive una relazione che potrebbe esistere tra gli eventi. Quindi il ricercatore a partire da una teoria (un insieme integrato di principi che spiegano e predicono gli eventi osservati) formula una domanda. Parliamo di obiettivi se la ricerca è esplorativa; di ipotesi se si fanno affermazioni forti con fenomeno già noto. Tutto ciò che ha a che fare con il metodo è il disegno della ricerca.

Gli strumenti sono molteplici: qualitativi, che lavorano sulle narrazioni delle persone (indaga motivi, ragioni delle scelte, parole, esperienze = intervista) e quantitativi, che hanno a che fare con i numeri, quantificano (il principale è il questionario). A seconda degli approcci scegliamo analisi dei dati opportuni: statistica classica o analisi tematiche/analisi della conversazione. Se non condividiamo il risultato della ricerca con la comunità scientifica, non esiste. I risultati...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laura.crespi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Marta Elena.
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