Psicologia sociale
Guida allo studio
Libri: Manuale di psicologia sociale – Mantovani G (tutto); Psicologia sociale dei gruppi – Brown R (1,2,3,4,5,6); L'analisi transazionale – Stewart I e Joines V (parte I, II, III).
Esame: Esame scritto con domande aperte.
Lezione 1
I messaggi che noi riceviamo dall'ambiente cambiano le nostre rappresentazioni di determinati oggetti. Questa influenza, che prima era data dai mass media, radio ecc., alterava le rappresentazioni degli oggetti sociali che ci circondano. Negli anni si sono affacciati altri media, ovvero la televisione, di cui abbiamo parlato fino agli anni 2000. C'era un grande problema di gestione del potere televisivo. Negli anni 2000 è esploso l'internet utilizzato per conoscere. Con l'avvento dei social ci si è accorti che il web diventa web 2.0 e da strumento di documentazione diventa strumento in cui è possibile produrre contenuti. La possibilità di partecipare ha decretato la nascita del web 2.0; prima produrre un contenuto era complicato.
Ad un certo punto il fenomeno diventa talmente interessante da far nascere i veri social; agli inizi però non avevano ancora il potere deflagrante che hanno oggi. Fino ai primi anni del 2000 però per potervi accedere necessitavi del computer, era necessario quindi un posto fisico. Oggi stiamo sperimentando una nuova esperienza: prima serviva un pulsante per essere collegato; adesso lo siamo perennemente (always on). Il perenne collegamento è avvenuto con la diffusione degli smartphone e soprattutto quando sono venuti a costare meno.
Un tempo per essere informati si doveva comprare il giornale, la televisione, la radio, al giorno d'oggi, visto che siamo sempre reperibili a causa dei social, le nostre risorse cognitive sono tutte utilizzate poiché non sono infinite. Ho una quantità di capacità attentiva momento per momento e non posso dedicarla a tutte le notizie; siamo sempre più bombardati di notizie ma abbiamo sempre meno tempo di approfondirle, nonostante ciò ci sentiamo informati, perché abbiamo molte notizie. Oggi per informarci utilizziamo molto internet, il problema è che molti utilizzano i social e che a causa della grande quantità di possibilità che abbiamo su internet non spendiamo molto tempo a leggere la notizia e a non approfondire.
Le informazioni quindi vengono incamerate in modo frammentato e quando devo andare a decidere (che opinioni/idee avere), io baso le mie decisioni su informazioni parziali. In questo modo tendo ad utilizzare di più delle scorciatoie (euristiche). Arriviamo quindi ad un paradosso: nell'era dell'iperproduzione di informazioni questa iperdisponibilità informativa crea tantissimo rumore e non riusciamo a ragionare bene. Lo scopo dei pop-up è quello della distrazione. I social nonostante siano gratis riescono a guadagnare: Facebook guadagna sui dati e su come essi vengono utilizzati; i like vengono registrati e mandano delle pubblicità mirate.
Lezione 2
La psicologia sociale
Che cos'è la psicologia sociale?
Il problema principale dell'oggetto di studio è sempre stato il rapporto tra la dimensione sociale e la dimensione individuale nella determinazione di ciò che le persone pensano e fanno. È quindi necessario stabilire se i pensieri, le azioni e i comportamenti siano dovuti a caratteristiche generali dell'essere umano e a disposizioni personali dell'individuo o alle condizioni e alle interazioni con l'esterno alle quali la persona è sottoposta. L'unione tra lo studio della dimensione sociale e quella individuale è la Psicologia Sociale.
Lo scopo è quello di contribuire, insieme ad altre discipline, alla comprensione del comportamento umano, avendo come proprio oggetto di studio una serie di fenomeni specifici che risultano generati dall'intersezione tra processi psicologici e dinamiche sociali. La psicologia sociale cerca di capire il comportamento umano, usando come oggetto di studio risultati dell'interazione tra processi psicologici e dinamiche sociali. Tipicamente, un oggetto di interesse è capire come funzionano i gruppi: quali sono le variabili in gioco, cosa succede ecc.
Definizione di gruppo: Perché ci sia un gruppo è necessario che ogni persona conosca i membri del gruppo in maniera significativa. È necessaria una relazione significativa.
Un altro fenomeno sociale interessante sono gli atteggiamenti: come ci si pone di fronte a determinati eventi e capire come essi cambino nel tempo, come sono influenzati dalle variabili ecc.
La psicologia sociale è lo studio scientifico del modo in cui i pensieri delle persone, i sentimenti, le azioni ecc. sono influenzate dalla presenza reale oppure immaginata di altre persone: le persone si comportano diversamente in base al fatto che siano da sole oppure che siano circondate da altre persone. Il fatto che ci siano altre persone crea un effetto "moltitudine"; ad esempio ad un concerto (il fatto che ci siano più persone è più bello). La psicologia sociale si occupa di quando l'influenza degli altri non è solo reale ma è anche immaginata. Il nostro studio non riguarda solo quello che succede fra le persone presenti in quell'istante (co-presenza), ma va a guardare anche la presenza immaginata di altre persone: come io reagisco alle situazioni quando l'altro non è lì fisicamente ma è lì come mia rappresentazione.
Rispetto ad altre scienze sociali, la psicologia sociale si pone con una particolare enfasi rispetto ai costrutti individuali (a quello che succede nella testa del singolo), e si concentra sulle interpretazioni personali di fenomeni individuali o di relazione. La psicologia sociale è diversa dal senso comune o dalla filosofia in quanto fa riferimento a contesti diversi, concreti, e si basa su metodologie di studio. Tajfel dice che "lo scopo principale è quello di studiare, nel modo più sistematicamente possibile, i diversi aspetti dell'interazione fra individui, fra gruppi sociali e all'interno di essi e fra gli individui e i sistemi sociali, piccoli o grandi di cui fanno parte".
La psicologia sociale studia i modi e le forme con cui l'esperienza, l'attività mentale e pratica e i comportamenti si articolano con il contesto sociale. La psicologia sociale ha come specifico campo di pertinenza lo studio dei modi e delle forme dell'articolazione tra: mondo psichico e mondo sociale (cosa succede dentro) (cosa si vede da fuori). A livello intrapsichico essa guarda il modo di rappresentazione mentale degli eventi sociali; a livello più ampio invece guarda come sono le relazioni interpersonali.
Ambiti di studio
- La psicologia dei gruppi: dinamiche di qualsiasi gruppo.
- La psicologia ambientale, tra cui la psicologia ecologica: come le persone si muovono nei contesti organizzati.
- La psicologia del turismo: come le rappresentazioni dei luoghi che le persone si creano condizionano il comportamento.
- La psicologia della pubblicità e del marketing.
- La psicologia dei mezzi di comunicazione di massa: radio, televisione, giornali, internet ecc.
Le origini
La psicologia sociale nasce alla fine dell'800, quando nascono i primi centri di ricerca che provavano ad usare il paradigma scientifico per lo studio della psicologia; l'approccio teorico dominante era il paradigma scientifico positivista (prospettiva realistica e oggettiva, riduzione della realtà complessa in unità elementari da studiare, ampi processi di misurazione, costante accumulo di conoscenze che porta alla scoperta della "realtà"). Molti studiosi sentivano però la necessità di una Psicologia sociale autonoma, distinta dal modello positivista delle scienze fisico-naturali.
Uno dei protagonisti di questo processo è Wilhelm Wundt e la Psicologia dei Popoli (meglio traducibile in Psicologia Sociale) secondo cui il vivere assieme secondo modalità comuni porta allo sviluppo di contenuti mentali simili, sicché anche i dati della coscienza individuale non possono essere compresi se non in riferimento a specifici contesti socio-storici. Wundt fondò il primo laboratorio di Psicologia Sperimentale a Lipsia nel 1879 e, oltre all'interesse per processi mentali di base, studiati con metodo sperimentale, egli riconosceva l'importanza dei processi mentali superiori, studiati con un metodo storico-comparativo in quanto strumenti diretti di relazioni sociali, partendo dal presupposto che gli eventi sociali hanno la stessa origine e quindi di possono studiare esattamente come i fenomeni naturali.
Uno dei padri fondatori della disciplina è Wundt. Egli creò infatti il primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia nel 1879. Si studiò per la prima volta in maniera metrologicamente più scientifica possibile i processi psicologici dei popoli e dei gruppi: nei gruppi accadono dei fenomeni mentali comuni a tutti i membri del gruppo; ci sono emozioni o pensieri che sono comuni a tutto il gruppo. A Vienna ci fu anche Freud che scrisse di psicologia ed iniziò a parlare di psicanalisi.
L'analisi del comportamento dell'uomo in presenza di altri simili, nel caso di presenza fisica o presenza simbolica è stato uno dei primi settori di studio della psicologia sociale negli anni a cavallo fra l'800 ed il 900. Uno dei primi temi fu l'effetto che ha sul comportamento degli individui la condizione di interazione simultanea con un gran numero di propri simili, sia in quanto presenza fisica (folla) sia come presenza virtuale o simbolica (società di massa).
Arriviamo poi a Gustav Le Bon che realizza un testo "psicologia delle folle" (1895) che va oltre la psicologia e aiuta a comprendere come fosse fattibile la manipolazione delle folle tramite i mezzi di comunicazione. Due concetti fondamentali espressi da Le Bon sono:
- L'azione collettiva è in grado di creare un'entità psicologica sovraindividuale, una sorta di "mente collettiva" che assorbe e condiziona i pensieri, le emozioni e le volontà dei singoli; tutti si collegano a quel determinato evento; questo rende prevedibile il risultato di un'interazione, di una frase o di un comportamento in modo tale che un manipolatore può essere in grado di manipolare.
- La mente collettiva si caratterizza per funzionare in termini di regressione ed in termini negativi con un significato di arretramento a livelli più primitivi delle capacità, dei bisogni, delle sensibilità e dei valori di riferimento. Quando la persona è in co-presenza si assiste ad una regressione dei pensieri e delle emozioni; più persone ci sono più è semplice il pensiero che le caratterizza. L'essere in tanti fa sì che si risponda più facilmente a temi/argomenti di "attacco e fuga": nella folla, quando si sente un rumore, scatta il panico; se una persona è da sola invece si ferma e guarda cosa sta succedendo.
Parlando di Le Bon parliamo di una psicologia che si inizia ad interessare a fenomeni sociali. Gabriel Tarde rivolse in particolare la sua attenzione ai processi di interazione umana e all'interazione collettiva ampia favorita dalla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa. Per lui il fondamento dell'azione umana è dato dalla costante tendenza all'imitazione e all'invenzione. Con la nascita dei mezzi di comunicazione di massa non ci si trova più di fronte ad una folla, ma ad un pubblico (inteso come una collettività mentale), nel quale si generano correnti di opinione che moltiplicano la forza di persuasiva e la tendenza all'imitazione.
Un altro ricercatore importante è Gabriel Tarde (1843-1904) che si dedicò all'importanza e agli effetti che i mezzi di comunicazione di massa potevano avere sull'interazione umana: l'uomo tende all'imitazione dei suoi simili e, in taluni individui, esiste la capacità di inventare pensieri nuovi e originali. In presenza di un pubblico si amplifica il senso di imitazione dei simili e la capacità di persuasione della stampa.
La psicologia sociale nasce come disciplina autonoma nei primi anni del ‘900, sull'approccio individualista, base del paradigma scientifico positivista e che furono gli elementi di guida dello sviluppo. Fino a questo periodo all'interno della psicologia sociale ritroviamo i macro-orientamenti che hanno guidato lo sviluppo della psicologia.
Primi fra tutti abbiamo gli orientamenti a sfondo biologico: lo sviluppo del pensiero positivista ebbe un impulso con le scoperte di Darwin. In questo campo rientrano le teorie istintualiste, le quali dicono che i comportamenti sono ricondotti ad una qualche dotazione biologica frutto di un lungo processo evolutivo. Questa visione ha influenzato molti approcci teorici della psicologia, ad esempio la psicanalisi, ma anche il comportamentismo ed il cognitivismo. William McDougall (1908) e Edward A. Ross (1908) furono alla base per gli studi di Trotter (1916). Trotter interpretò la tendenza sociale degli esseri umani e la loro disponibilità a seguire azioni degli altri per un "istinto di branco" alla sopravvivenza. In questi anni si parla anche della "teoria delle razze": Francis Galton e Ludwig Gumplowicz pongono le basi per il darwinismo sociale (Spencer e Summer) l'ereditarietà dei tratti psicologici ha come conseguenza:
- La tendenza ad una omogeneità psicologica dei grandi gruppi umani distinti su base biologica.
- Tali gruppi possono essere classificati in funzione di un maggiore o minore avanzamento evolutivo.
Troviamo poi orientamenti psicoanalitici (sono un’evoluzione delle teorie istintualiste - biologiche): il comportamento è determinato dall'interazione tra basi istintuali ed esigenze della società; è mediato dalla qualità del rapporto con i genitori fin nei primi anni di vita. Con l'esperienza si creano dinamiche profonde e inconsapevoli che spingono l'individuo ad alcuni comportamenti. L'interazione tra istinti ed ambiente e società struttura delle dinamiche profonde (inconsapevoli) che agiscono come potenti spinte motivazionali. In quegli anni Jung, altro psicanalista e allievo diretto di Freud, parlerà del cosiddetto inconscio collettivo ereditario, comune nei gruppi.
In quegli anni si parla di un’altra corrente; il culturalismo; che studia il legame tra la cultura e le dinamiche inconsce. Il rappresentante è Alfred Adler. Egli ipotizzò che alla base delle dinamiche psicologiche e patologiche ci fosse il confronto con gli altri ed il complesso di inferiorità che ne deriva. Ipotizzava l’esistenza di un genuino interesse sociale che è alla base della realizzazione umana. Negli anni ’50 Spitz scoprì l’importanza della relazione e dell’interazione.
Il comportamentismo (Skinner, Watson ecc.) ha come elemento in comune con la teorizzazione psicodinamica il ritenere l'individuo in cerca di piacere (eros) e in fuga dal dolore (thanatos). Tuttavia, diversamente dalla psicanalisi, l'individuo nasce tabula rasa e si crea mediante esperienze, mentre nella psicanalisi il riferimento è a processi e dinamiche profonde. Il comportamentismo è un approccio deterministico che esclude il riferimento a processi mentali quali possibili mediatori dei processi di apprendimento. Donald e Miller (1941), due psicologi sociali, parlarono di apprendimento sociale: studiarono come le motivazioni di base biologica si alternino a quelle scio-culturali e del perché opinioni e atteggiamento cambino in base agli incentivi dati dalla società. Bandura e Watson (1963) attenuano i pensieri comportamentisti parlando di modellamento sociale: l'individuo apprende per esperienza diretta e osservando gli altri.
Homans sviluppò invece la teoria dello scambio sociale o dell'equità distributiva, secondo cui le interazioni avvengono a seguito di un'accurata valutazione dei costi e dei benefici connessi con le diverse azioni possibili e dunque dei vantaggi e degli svantaggi che gli individui possono ottenere adottando uno specifico comportamento nei confronti dei propri simili.
Lezione 3
Le teorie psicologiche fino a qualche anno fa sembravano come su barricate, in realtà negli ultimi anni, a partire da alcune scoperte storiche, hanno visto ridurre questi gap concettuali, di approccio, sempre di più. Negli anni '20 le ricerche da Pavlov in poi producono una sorta di scissione fra il comportamentismo che guarda solo all'output e la psicoanalisi che è interessata ai processi inconsci e a quello che succede dentro. In realtà alla fine degli anni '60/inizio '70 e negli anni '80 accadranno due cose che ridurranno il gap fra le due scuole di pensiero:
- Teoria dell'attaccamento: scoperta della psicologia che ha rivoluzionato l'approccio della psicologia della relazione. Questa teoria ha fatto sì che anche i comportamentisti (che a quel tempo erano diventati cognitivo-comportamentisti), iniziano ad interessarsi agli schemi di attaccamento proposte da Bowlby, che nasce come psicoanalista.
- Negli anni '80 la progressione delle scoperte neuroscientifiche porta alla scoperta dei neuroni specchio: sottolineano la rilevanza delle relazioni e sottolinea il fatto che l'essere umano nasce come "animale sociale", ovvero predisposto per la relazione.
Queste scoperte fanno sì che anche gli orientamenti teorici si avvicinino. Le teorie psicologiche fino a qualche anno fa sembravano come su barricate, in realtà negli ultimi anni, a partire da alcune scoperte storiche, hanno visto ridurre questi gap concettuali, di approccio, sempre di più.
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