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Introduzione alla psicologia sociale

Capitolo 1: Concetti chiave della psicologia sociale

Definizione di psicologia sociale

La psicologia sociale è lo studio scientifico del comportamento degli individui in tutti i contesti sociali e procede attraverso i metodi di ricerca delle scienze empiriche. Questo capitolo considera due aspetti basilari della psicologia sociale:

  • Nell’ambiente sociale agisce un individuo che elabora le informazioni provenienti dall’esterno e sulla base di queste fa delle inferenze.
  • L’attività della mente umana è anche inconsapevole (processi automatici).

Lo sviluppo del concetto di individuo nelle teorizzazioni psicosociali

Per la psicologia sociale, l'individuo è un essere pensante, capace di generare ragionamenti, valutazioni e inferenze. Questa concezione assume diverse interpretazioni a seconda degli orientamenti teorici.

Tra gli anni ‘50-‘60, la teoria della dissonanza cognitiva di Festinger e la teoria dell'equilibrio di Heider sono ispirate dalla concezione dell'individuo come ricercatore di coerenza, motivato a ricercare l'equilibrio tra le proprie credenze e tra il sistema di credenze e il comportamento attuato. Questo perché l'incongruenza tra atteggiamento e comportamento genera nel soggetto una spiacevole attivazione fisiologica che funge da spinta motivazionale al recupero dell'equilibrio.

Negli anni '70 questo modello entra in crisi: si sviluppano le teorie dell'attribuzione e le teorie implicite di personalità secondo cui l'individuo è uno scienziato ingenuo che, se ha tempo e risorse cognitive disponibili, elabora le informazioni disponibili razionalmente per conoscere la realtà, prevedere gli eventi ed esercitare il controllo. Ma lo scienziato ingenuo non elabora i dati alla stessa maniera: alcuni sono analizzati in modo accurato, altri in modo più sommario poiché le risorse cognitive sono limitate.

Emerge il modello dell'uomo economizzatore di risorse che cerca il compromesso tra un'elaborazione accurata e dispendiosa dal punto di vista cognitivo e una più veloce e senza sforzo che consente comunque di ottenere informazioni attendibili. Quest'ultimo risultato è possibile attraverso delle strategie di pensiero definite euristiche che riducono al minimo il peso dei processi cognitivi e consentono una risposta comportamentale adeguata.

La modalità di elaborazione è consapevole se sono presenti contemporaneamente la disponibilità delle risorse e la motivazione, se una delle due manca l'elaborazione sarà automatica. Oggi l'individuo è considerato un attore attivato, l'ambiente sociale in cui è calato suscita dei concetti nella mente dell'individuo senza che egli ne sia consapevole. Tali concetti attivati innescano cognizioni, valutazioni, affetti e comportamenti associati.

Attenzione, consapevolezza e processi cognitivi

L'elaborazione delle informazioni può avvenire secondo modalità di cui gli individui non sono consapevoli. Questi processi automatici sono processi cognitivi che avvengono al di fuori della consapevolezza, involontari, non intenzionali ed eseguiti senza sforzo cognitivo e quindi non riducono la capacità di elaborazione del soggetto. Il comportamento dipende quindi dalle caratteristiche percettive dell'oggetto.

Un esempio fornito da Marcel è il "priming semantico": uno stimolo verbale (prime) è in grado di influenzare il tempo di elaborazione di uno stimolo successivo (target) anche se i soggetti non sono in grado di riferire il significato della prima parola presentata, apparsa loro come un flash sullo schermo.

I processi controllati che richiedono la partecipazione attiva dell'individuo sono consapevoli, richiedono sforzo e sono vincolati alla quantità di attenzione attivata al momento. Dal momento che l'individuo seleziona le strategie cognitive che meglio si adattano ai suoi scopi e alle sue motivazioni, esso si comporta come uno stratega motivato. Tale deduzione ha portato allo sviluppo di modelli duali secondo cui, da una parte l'individuo gestisce tatticamente le risorse a disposizione sulla base delle proprie motivazioni, dall'altra esistono dei processi routinari e iperapresi che non necessitano di investimento attenzionale, il cui svolgimento è in modo automatico e inconsapevole.

Capitolo 2: La percezione sociale

Le impressioni che ci formiamo sugli altri sono costruzioni basate sulla nostra selezione e interpretazione di indizi e segnali. L'impressione iniziale spesso altera l'interpretazione delle informazioni successive. Il modello del continuum e il modello del giudizio sociale basato su esemplari sono due diversi approcci per spiegare i fenomeni della percezione sociale.

La formazione delle impressioni e la categorizzazione

La percezione sociale è l'insieme dei processi psicologici che portano alla costruzione di una rappresentazione delle persone con cui entriamo in interazione. La percezione sociale è un sistema:

  • Efficace: consente di operare adeguatamente nei contesti relazionali
  • Opera in modo euristico: fornisce risposte anche se le informazioni sono parziali
  • Flessibile: si adatta a persone, situazioni e comportamenti diversi

Secondo Gilbert e colleghi, la formazione delle impressioni di personalità è un processo sequenziale che vede l'intervento di meccanismi cognitivi diversi ad ogni stadio. Il modello sequenziale prevede tre stadi:

  • Categorizzazione: consiste nell'inclusione del dato percettivo in una più ampia categoria astratta di giudizio, sono considerate le caratteristiche percettive dell'individuo e il suo comportamento.
  • Caratterizzazione: sono inferite le caratteristiche disposizionali capaci di elicitare il comportamento osservato.
  • Correzione: sono prese in esame le caratteristiche della situazione, ci si chiede se il comportamento osservato sia dovuto a vincoli situazionali piuttosto che a disposizioni interne dell'individuo. La correzione è meno automatica e più complessa, implica l'impiego di una quantità discreta di risorse cognitive, perciò generalmente si attribuisce il comportamento osservato alle caratteristiche della persona che lo ha messo in atto.

N.B. La tendenza ad inferire tratti corrispondenti ai comportamenti osservati è definita "errore fondamentale di attribuzione".

Dagli indizi percettivi alla percezione di una persona

L'impostazione gestaltista di Asch lo porta a sviluppare il pensiero che ogni persona che incontriamo è un'unità, un insieme inestricabile di caratteristiche che interagiscono tra loro generando un percetto complesso. Il modello configurazionale di Asch prevede che il tutto sia più della somma delle singole parti e che l'interazione dinamica delle parti generi un percetto unitario e inscindibile. Sottolinea inoltre l'importanza dell'effetto dell'ordine in cui vengono presentate le informazioni che lo pone in contrasto con il "modello algebrico" di Anderson secondo cui modificando l'ordine degli addendi il risultato non cambia, ovvero l'impressione di personalità che ci formiamo di una persona dipende dalla somma del valore dei tratti che riconosciamo in lei, eseguita in modo automatico e inconsapevole.

Il modello del continuum di Fiske e Neuberg

Un'integrazione dei due modelli è rappresentata dal modello del continuum secondo cui esistono due modalità di analisi delle informazioni note per formulare un giudizio sulle persone e dipendono 1) dalla motivazione all'accuratezza e 2) dalla quantità di risorse di elaborazione disponibili. Ad un estremo del continuum (sx), il giudizio è basato sull'integrazione delle informazioni individuali, all'estremo opposto esso dipende dalle conoscenze stereotipate circa la categoria sociale di cui si ritiene faccia parte la persona esaminata (all’estremo dx, utilizzo esclusivo di informazioni categoriali).

Il processo di formazione di impressione di personalità prevede delle fasi, in primis la persona è categorizzata sulla base dei tratti percettivi evidenti (colore dei capelli, colore della pelle, abbigliamento), tale operazione è automatica ed inevitabile. Se il processo si ferma a questo punto, il giudizio è superficiale e nel continuum descritto si colloca in prossimità del polo destro.

Se invece proviamo interesse verso la persona che abbiamo di fronte, il processo di elaborazione continua con il dispendio di risorse cognitive che vengono destinate al confronto con categorie di giudizio specifiche che, se sufficienti a descrivere l'individuo, provocano l'arresto del processo e il giudizio si colloca nel punto centrale del continuum.

Nel momento in cui c'è discrepanza tra la persona che abbiamo di fronte e le categorie di giudizio attivate, un ulteriore sforzo cognitivo è compiuto per formulare un giudizio individualizzato, posto in corrispondenza del polo sinistro del continuum. Questo modello prevede che maggiore è la motivazione ad avere una rappresentazione dettagliata di una persona, più elevata è la quantità di risorse che il sistema cognitivo è disposto a dedicare a questo compito. Al crescere della motivazione, il giudizio espresso tende a spostarsi verso sinistra lungo il continuum mentre al diminuire delle risorse cognitive, tende a spostarsi verso destra. Oltre alla motivazione all'accuratezza e alla disponibilità di risorse di elaborazione, un prerequisito fondamentale per emettere un giudizio individualizzato è che la persona ci dia una quantità sufficiente di informazioni su cui lavorare.

Uno dei limiti di questo modello è che non individua a priori le categorie impiegate e la salienza percettiva di una categoria rispetto ad un'altra.

Il modello di giudizio sociale basato su esemplari di Smith e Zàrate

Ogni persona che incontriamo lascia una traccia nella nostra memoria definita modello che è più o meno articolato a seconda della frequenza con cui c’è stata un’interazione. La variabile cruciale nella formazione di impressioni di una persona incontrata per la prima volta è la somiglianza con individui conosciuti in passato. A seconda delle caratteristiche della situazione in cui avviene l'incontro e delle motivazioni che guidano l'interazione sociale, alcune dimensioni di somiglianza saranno più importanti di altre.

Esperimento di Lewicki sulla consegna dei questionari universitari a due persone di cui una simile per pettinatura e vestiario allo sperimentatore (due condizioni: formale e sgarbato; meno consegne alla persona simile allo sperimentatore quando si era comportato male).

Le teorie implicite di personalità

L'impressione che ci siamo formati di una persona è un potente strumento per prevedere quello che farà; siamo infatti convinti che il comportamento altrui dipenda dalle caratteristiche personali (errore fondamentale di attribuzione). Ciò ci permette di fare delle inferenze, e sulla base delle nostre aspettative regoliamo la nostra condotta nei confronti del partner di interazione sociale.

Le teorie implicite di personalità descrivono il modo relativamente stabile delle persone di reagire in situazioni diverse e rendono conto di una certa costanza sul piano cognitivo, affettivo e comportamentale. È una sorta di euristica che descrive il modo in cui i vari tratti di personalità e i comportamenti ad essi conseguenti tendono a covariare. Non tutti i tratti di personalità sono ugualmente evocativi; alcuni tratti definiti centrali danno un contributo maggiore alla definizione dell'impressione globale.

Secondo una prospettiva, l'origine delle teorie implicite di personalità è semantica: i legami associativi tra i lemmi del lessico della lingua parlata portano gli individui a credere che termini descrittivi della personalità semanticamente associati tra loro tendono ad essere esperiti insieme negli attori dell'interazione sociale. Una seconda prospettiva reputa queste teorie come il risultato sintetico delle innumerevoli esperienze passate di interazione sociale, tenendo traccia delle associazioni sistematiche di cui si ha avuto ripetutamente un'esperienza diretta.

L'attribuzione causale

L'essere umano cerca di prevedere gli eventi e sulla base di ciò regola il proprio comportamento. Quando si verificano eventi inattesi o comportamenti che violano le aspettative, la tendenza è quella di trovare una spiegazione all'accaduto (attribuzione causale).

Nel rintracciare la causa nell'azione dell'attore sociale bisogna distinguere tra fattori interni (caratteristiche dell'individuo) e fattori esterni (caratteristiche situazionali) e tra fattori stabili e occasionali. I processi attribuzionali non sono imparziali, generalmente prediligiamo le spiegazioni con un più alto grado di predizione, ciò si traduce in una sovrastima delle attribuzioni a fattori interni e stabili attraverso le inferenze corrispondenti.

Nel "modello delle inferenze corrispondenti" [Jones e Davis], i processi di attribuzione considerano:

  • Effetti non comuni: le peculiarità del comportamento messo in atto rispetto agli altri plausibili nella stessa situazione.
  • Desiderabilità sociale del comportamento: il grado in cui un comportamento è valutato positivamente da una comunità. I comportamenti socialmente desiderabili sono poco informativi rispetto alle caratteristiche personologiche. Al contrario, un'azione che viola le norme di desiderabilità sociale può essere attribuita a caratteristiche interne.
  • Libertà di scelta: solo se il comportamento è stato deliberatamente pianificato e messo in atto volontariamente ci informa su chi lo ha prodotto.
  • Aspettative di ruolo: sono le azioni prescritte in funzione dei ruoli ricoperti; la violazione delle aspettative può rivelarci qualcosa della persona.

Kelley ha proposto una concettualizzazione alternativa dei meccanismi di attribuzione causale che si basa sulla covariazione di:

  • Distintività: il fenomeno si produce solo in presenza di un individuo specifico.
  • Coerenza: temporale e nelle modalità di occorrenza; si riferisce al fatto che il fenomeno si verifica sempre quando l'individuo specifico è presente.
  • Consenso: tutti i presenti notano lo stesso fenomeno.

Dei tre elementi informativi, la coerenza è il più importante, perciò fenomeni che si ripetono sono spiegati in termini di fattori disposizionali. Esistono alcune asimmetrie nelle attribuzioni causali, ad esempio attribuiamo a noi stessi i meriti di un successo, ma non ci assumiamo la responsabilità dei fallimenti. Inoltre, è stata riscontrata una discrepanza attore-osservatore che consiste nella tendenza sistematica a spiegare il comportamento altrui in termini disposizionali e a ricorrere a spiegazioni situazionali per giustificare il proprio. Gli effetti descritti sono ritenuti l'esito di processi cognitivi (per la diversa accessibilità alle informazioni che riguardano noi stessi e gli altri) e motivazionali (mantenimento dell'autostima).

Weiner ha proposto un modello comprensivo delle strategie di attribuzione causale basato su tre dimensioni indipendenti:

  • Locus: origine interna/situazionale di un comportamento.
  • Causa: stabile/instabile.
  • Controllabilità: l'esito era modificabile o no?

Questo modello non ha ricevuto conferme empiriche soddisfacenti, ma fornisce un quadro teorico utile alla definizione degli stili attribuzionali, ovvero la tendenza di ciascuno a prediligere un percorso esplicativo piuttosto che un altro.

La profezia che si autoavvera

Il mio comportamento nei confronti di un interlocutore dipende dall'impressione di personalità che ha suscitato in me. Poiché ognuno conosce sé stesso anche attraverso le reazioni che suscita nelle persone con cui entra in interazione, il rischio è quello di somigliare molto all'idea che gli altri hanno di noi.

Tale fenomeno è stato documentato in molti ambiti della vita sociale, come ad esempio nell'ambito scolastico e dell'apprendimento, come dimostrato da Rosenthal con alcuni esperimenti (es. insegnamento all’orientamento nel labirinto a ratti di laboratorio intelligenti vs normali).

Capitolo 3: Psicologia sociale del Sé

Il Sé come costrutto psicosociale

William James fu il primo psicologo a trattare del Sé, che egli ritiene complesso e sfaccettato. Esiste una rappresentazione del Sé relativa ad aspetti materiali (corpo, casa, lavoro), sociali (riguardano le rappresentazioni della propria persona ispirate alle immagini che gli altri possiedono di noi) e aspetti spirituali (motivazioni, disposizioni, atteggiamenti e tratti).

Secondo Charles Cooley, lo sviluppo del Sé avviene attraverso l'interazione con gli altri; l'esito è un Sé rispecchiato, ovvero il riflesso delle idee relative alla propria persona che attribuiamo agli altri. Anche Goffman sottolinea l'impossibilità per il soggetto di costruirsi un Sé che non sia intimamente connesso a quello degli individui che lo circondano. Il comportamento delle persone è guidato dal desiderio di fare un'impressione positiva alle persone ritenute importanti.

L'acquisizione del concetto di Sé

La conoscenza di Sé avviene attraverso un'analisi approfondita e impegnativa delle informazioni provenienti da tre diverse fonti: autoriflessione, osservazione del proprio comportamento e il confronto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/05 Psicologia sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Desiree_marciano di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università Maria SS.Assunta - (LUMSA) di Roma o del prof Scopelliti Massimiliano.
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