Psicologia sociale
Psicologia sociale: studio scientifico degli effetti di processi sociali e cognitivi sul modo in cui gli individui percepiscono se stessi e gli altri, influenzano gli altri e si pongono in relazione con loro. Il modo in cui il gruppo influisce sul comportamento individuale, e il modo in cui l’individuo reagisce a stimolazioni sociali.
Studio scientifico
Utilizza il metodo scientifico per ottenere risultati il più possibile esenti da errori, contrariamente alle tesi del senso comune.
Effetti di processi sociali e cognitivi: la presenza reale, immaginata o implicita di altre persone, i gruppi a cui apparteniamo, le norme culturali sono elementi che ci influenzano attraverso i processi sociali. Percezioni, ricordi, emozioni e motivazioni esercitano influenza su di noi attraverso i processi cognitivi.
Livelli di spiegazione
- Livello intraindividuale: studia le modalità con cui un individuo analizza la realtà, si costruisce un’immagine del mondo che lo circonda e sceglie determinati comportamenti.
- Livello intragruppo: dinamiche interpersonali tra più soggetti che fanno parte dello stesso gruppo.
- Livello intergruppo: relazioni tra gruppi sociali differenti.
- Livello collettivo: processi sociali legati al contesto culturale, storico, etnico, in cui gli individui si trovano ad operare.
Percezione sociale
Il modo in cui gli individui percepiscono se stessi e gli altri, influenzano gli altri e si pongono in relazione con loro:
- Percezioni e pensieri che gli individui hanno di sé e degli altri (percezione sociale);
- Influenze che essi esercitano sugli altri (influenza sociale);
- Relazioni (rapporti sociali), vengono influenzati da processi sociali e processi cognitivi.
Comportamento sociale
Il processo percettivo è dato da:
- Qualità intrinseche dell’oggetto (stimolo percettivo)
- Caratteristiche dell’individuo che percepisce
Spiegazioni del comportamento sociale
Spiegazioni causali: il comportamento umano è determinato da fattori interni e fattori presenti nell’ambiente.
Spiegazioni normative: gli individui sono agenti intenzionali che si comportano in funzione delle norme considerate in un dato contesto. Gli individui imparano a riconoscere, influenzare e seguire norme e regole culturali. Norme e regole non determinano il comportamento (gli individui possono anche contraddire le norme).
Percezione sociale
Studio dei processi cognitivi e sociali che influenzano il modo in cui ognuno di noi costruisce la realtà che viene percepita. Rientra nell’area della “Social Cognition”, ovvero quei processi cognitivi legati al sociale.
In particolar modo si occupa di due ambiti:
- Come si formano le impressioni sugli individui che si incontrano, che vengono descritti o che si conoscono tramite i media. Queste impressioni strutturano le osservazioni/informazioni in schemi di giudizio e di aspettativa stabili e organizzati.
- In che modo gli individui descrivono e interpretano il comportamento altrui, utilizzano le impressioni per spiegare il loro comportamento e decidono come agire nei loro confronti.
Percezione degli altri
Formazione delle prime impressioni
Processo che si attua quando varie informazioni che riguardano una persona vengono integrate al fine di formare un giudizio complessivo di quella persona. Le impressioni che ci formiamo degli altri sono costruzioni basate sulla nostra personale selezione e interpretazione degli indizi.
Indizi: aspetto fisico, comunicazione non verbale, comportamento manifesto, ambiente. Le informazioni sensoriali possono avere implicazioni diverse in relazione alle inferenze circa certi tratti posseduti dagli individui (es: occhiali=intelligenza). Anche se non ci sono cose che indicano direttamente qualità interiori, sulla base di questi indizi le persone formano giudizi in modo rapido e spontaneo. Questi sono processi automatici, ma possono essere controllati se siamo consapevoli.
Indizi che catturano l’attenzione
- Quelli inerenti al nostro bagaglio conoscitivo.
- Quelli più salienti per qualche caratteristica, la salienza è la proprietà che distingue uno stimolo da altri in un dato contesto.
Interpretazione degli indizi
Per interpretare gli indizi sono fondamentali due concetti:
- Contesto sociale: è l’elemento guida, un indizio non ha significato se è da solo. Determina quanto è saliente un indizio e quale significato gli attribuiamo.
- Conoscenze: il nostro bagaglio conoscitivo. Vengono presi in considerazione due tipi di conoscenze:
- Conoscenze collegate all’indizio: associazioni che fanno parte del nostro bagaglio conoscitivo.
- Conoscenze accessibili: pensieri che in quel momento occupano la nostra mente.
Le conoscenze generali plasmate dalla cultura a cui apparteniamo e le esperienze che accumuliamo entrano a far parte e determinano le nostre impressioni sugli altri.
Schema sociale
Schemi riferiti a entità sociale. Com’è fatto?
- Elemento strutturale: struttura per rappresentare oggetti immagazzinati in memoria.
- Ruolo procedurale: ruolo attivo nel guidare l’organizzazione dell’esperienza passata e di quella in corso.
Uno schema è costituito da due parti:
- Parte fissa: elemento prototipico. Aspetti fondamentali per categorizzare.
- Parte variabile: diverse caratteristiche che i singoli esemplari possono assumere.
Lo schema orienta la nostra attenzione rendendo alcuni attributi più salienti di altri. Esistono diversi tipi di schemi:
- Schemi di sé: strutture di conoscenze riferite a noi stessi. Criteri di categorizzazione e di giudizio che una persona adotta per descriversi.
- Schemi di persone: strutture di conoscenze che si riferiscono a particolari categorie di individui focalizzando i tratti di personalità o caratteristiche che li distinguono o che ne rendono significativo il comportamento.
- Schemi di ruolo: struttura conoscitiva che organizza le conoscenze circa i comportamenti che si prevede che una persona metta in atto data la particolare posizione che essa occupa nella struttura sociale.
- Ruoli ascritti (es: genere)
- Ruoli acquisiti (es: titolo di studio)
- Schemi di eventi: strutture di conoscenze che descrivono le sequenze situate negli opportuni contesti producendo aspettative su ciò che è probabile avvenga in una particolare situazione.
Possono formarsi in due modi:
- Esperienza diretta
- Appresi indirettamente
Formazioni di impressioni complesse
Le prime impressioni e le interazioni ripetute vengono poi integrate per formare l’impressione complessiva della persona. Le persone costruiscono attivamente i significati sulla base della propria idea relativa al modo in cui diverse caratteristiche tendono ad essere associate tra loro per formare certi tipi di personalità. Nascono teorie implicite di personalità:
Schneider (1973): la nostra conoscenza delle persone è strutturata dalle nostre aspettative su come i diversi tratti stanno insieme. Usiamo le nostre aspettative per spiegare dei comportamenti che associamo a quella determinata personalità. Sono condivise nella stessa cultura ma sono diverse da cultura a cultura.
Asch (1946): studia come ognuno di noi riesce a costruire un’immagine unificata della personalità di qualcuno a partire da diverse unità di informazione. Fa due esperimenti:
- Fa leggere due liste di aggettivi relativi ad un individuo (uguali eccetto per i termini caldo/freddo), fa esprimere la propria impressione e individuare i tratti ritenuti più importanti. Percezione: processo costruttivo i cui risultati sono mediati dalle strutture di interpretazione che si attivano nel nostro cervello. Nel processo di formazione delle impressioni si manifestano delle forze unificanti che agiscono per mettere insieme i diversi elementi che ho a disposizione per formare un’impressione globale. Ogni tratto possiede la proprietà di essere parte di un tutto.
- Fa lo stesso esperimento di prima e semplicemente cambia coppia di parole e al posto di caldo/freddo utilizza educato/brusco. La differenza è meno marcata stavolta.
Dunque, alcuni tratti sono centrali e altri periferici. Ciò può dipendere dal contesto. I tratti centrali sono quei tratti che, in maniera intrinseca, presentano alte associazioni con gli altri tratti.
Impressioni successive
Cosa succede alle impressioni dopo che si sono formate? In linea di massima le impressioni attuali stabiliscono il contesto in cui verranno interpretate le informazioni successive. Come?
- Modifica della prima impressione
- Resistenza alla confutazione: gli elementi successivi contrari all’idea che già avevo vengono ignorati o viceversa vengono considerati come determinati da una causa eccezionale o temporanea.
Quando ci siamo creati un’idea su una persona, essa tende a permanere, a influenzare la relazione con quella persona e l’interpretazione dei comportamenti di quella persona.
Attribuzioni causali
Processi che ci permettono di rispondere alla domanda “perché le persone fanno quello che fanno?”. Sono processi che le persone mettono in atto quando cercano di inferire le cause che stanno dietro a specifiche azioni o sentimenti. Perché?
Sapere perché una persona fa quello che fa ci permette di dare ordine, controllare; crearsi aspettative e regolare il nostro comportamento; prevedere le conseguenze del comportamento altrui.
Studi sulle attribuzioni causali
Fritz Heider (1958)
Studia l’importanza del fatto che la psicologia sociale si occupi di studiare il senso comune, cioè la logica che le persone utilizzano per dare un senso a comportamenti propri e altrui. Descrive due tipi di attribuzioni causali:
- Attribuzioni disposizionali (locus interno): attribuzione a caratteristiche interne dell’attore quali abilità, motivazione, capacità.
- Attribuzioni situazionali (locus esterno): attribuzione a caratteristiche esterne dall’attore quali fortuna, altre persone.
C’è una tendenza a prediligere le attribuzioni disposizionali (cause permanenti) perché sono prevedibili e quindi maggiormente governabili. La nostra impressione cambia a seconda del tipo di attribuzione che compiamo. Per esempio: se la causa di un comportamento negativo è interna, deduciamo un’impressione negativa della persona.
Jones e Davis (1965)
Si focalizzano principalmente sui fattori disposizionali. C’è un tentativo di risalire dagli effetti di un’azione alle intenzioni che l’hanno mossa e quindi alle disposizioni dell’attore. Tuttavia sono fondamentali due caratteristiche:
- L’attore deve essere consapevole dei risultati.
- L’attore deve possedere la capacità per compiere l’azione.
L’inferenza è possibile solo se prima faccio un’analisi. Possiamo inferire disposizioni o caratteristiche interne a partire dal comportamento osservato o dagli effetti che ne derivano. Posso ricostruire le disposizioni permanenti e mi consente di comprendere e prevedere il comportamento delle persone. Le inferenze si basano su fattori quali:
- Aspettative comportamentali legate al ruolo: il comportamento non è più informativo se è legato al ruolo.
- Desiderabilità sociale: minore è la desiderabilità sociale di un comportamento, più questo verrà attribuito a disposizioni interne.
- Libertà di scelta: i comportamenti liberi sono più informativi. I comportamenti sono informativi se sono intenzionali.
- Analisi degli effetti non comuni: effetti non comuni che emergono dal confronto tra il comportamento scelto e le altre opzioni possibili sono informativi circa le qualità della persona.
Kelley (1967)
Teoria della covariazione. Quando stiamo per fare un’attribuzione raccogliamo informazioni che possono aiutarci a formare un giudizio. Le informazioni che utilizziamo riguardano come il comportamento delle persone covaria nel tempo, nello spazio, tra attori differenti e differenti bersagli di comportamento. A seconda di come queste informazioni vengono messe insieme posso attribuire il comportamento a più cause:
- Cause interne: attore.
- Cause esterne: entità, circostanze.
Le inferenze di causalità dipendono:
- Dallo scoprire che il manifestarsi di un effetto è collegato alla presenza di un fattore causale.
- Dall’osservazione che tale effetto non si verifica quando tale fattore è assente.
Tre tipi di informazione permettono di valutare l’informazione relativa alla covariazione:
- Consenso: modo in cui le persone si comportano davanti allo stesso stimolo.
- Distintività: modo in cui l’attore risponde ad altri stimoli.
- Consistenza: frequenza con cui il comportamento si presenta anche in altre circostanze.
Ci sono delle combinazioni che ci permettono di fare inferenze veritiere:
- Alta consistenza, bassa distintività, e basso consenso: attribuzione alla persona
- Alta consistenza, alta distintività, e alto consenso: attribuzione all’entità
- Bassa consistenza, alta distintività, e basso consenso: attribuzione alle circostanze
Limiti:
- Le persone non usano le informazioni di consenso nella misura prevista dalla teoria di Kelley.
- Le persone non dispongono sempre di tutte le informazioni previste dal modello ma le inferiscono i dati mancanti.
Weiner (1986)
Si occupa dell’influenza dei processi attribuitivi sulle emozioni. Le persone valutano in quale misura e perché abbiano avuto successo o abbiano fallito in particolari attività e questo provoca emozioni positive o negative di carattere generale.
Le cause a cui attribuire un comportamento possono variare su tre dimensioni:
- Locus (interno/esterno)
- Stabilità (stabile/instabile)
- Controllabilità (controllabile/incontrollabile)
Ovviamente cause diverse possono portare reazioni emotive diverse, per esempio:
- Locus interno + successo: orgoglio
- Locus esterno + successo: gratitudine
- Controllabilità + insuccesso: colpa
- Incontrollabilità + insuccesso: tristezza
- Stabilità + insuccesso: sfiducia/ansia
- Instabilità + insuccesso: speranza
Predisposizione individuale
Pensare che il proprio comportamento possa essere determinato con più facilità da un certo tipo di cause. Rotter distingue due tipi di persone:
- Quelle con locus del controllo interno, che credono di poter controllare il loro destino. Queste persone hanno maggiore fiducia in se stessi, affrontano in maniera migliore i problemi;
- Quelle con locus del controllo esterno, che credono che il proprio destino sia controllato da fattori esterni. Seligman descrive il senso di impotenza appreso: condizione in cui gli individui arrivano a credere di essere incapaci di esercitare una qualsiasi influenza sull’ambiente e quindi smettono anche di provare. Si può arrivare alla depressione.
Abramson, Seligman, Teasdale (1976): l’impotenza appresa fa sentire le persone cronicamente depresse se attribuita a caratteristiche intrinseche del sé. La qualità e la persistenza della depressione dipendono dal fatto che la causa, oltre ad essere percepita come incontrollabile, stabile e interna, sia anche globale.
Tendenze sistematiche (bias)
Errore fondamentale di attribuzione (Ross, 1977): tendenza sistematica di giudizio che i soggetti mettono in atto quando nell’individuare le cause del comportamento altrui tendono a sottostimare l’impatto dei fattori situazionali e sovrastimare i fattori disposizionali.
Importanza della salienza (Taylor e Fiske, 1975): mettono in pratica un esperimento: ci sono due attori (A e B) che conversano seguendo un copione e alcuni soggetti osservano. In particolare alcuni osservano A ma ascoltando anche B, e altri viceversa. Alla fine gli osservatori devono dire chi tra A e B, secondo loro, abbia scelto gli argomenti, si sia aperto di più, ecc.
Cosa è emerso? Gli osservatori sostenevano che la persona che riuscivano a vedere fosse quella che aveva avuto maggiore influenza ed importanza nella conversazione.
Cosa significa? Quando cerchiamo di spiegare il comportamento di qualcuno, la nostra attenzione si concentra di norma sulla persona piuttosto che sulla situazione circostante poiché è più facile da vedere e quindi da conoscere. Alle persone piace pensare in chiave disposizionale.
Differenze culturali: gli individui appartenenti a culture collettiviste hanno più probabilità di tenere di conto delle informazioni situazionali, specialmente se queste sono particolarmente salienti. Tale bias non si applica alle attribuzioni su noi stessi:
Differenza attore-osservatore
(Jones e Nisbett 1972): tendenza sistematica a spiegare il comportamento altrui nei termini di fattori disposizionali e stabili, e il nostro nei termini di fattori situazionali e instabili. Viene perciò fatto un altro esperimento:
Ci sono due attori (A e B) che conversano liberamente e alcuni soggetti osservano. In più stavolta c’era una telecamera che riprendeva l’osservatore A e una che riprendeva l’osservatore B. Alla fine gli osservatori devono dire in che misura il comportamento degli attori sia determinato da caratteristiche disposizionali oppure situazionali.
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