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Modelli di self regulation

Teoria social cognitiva di Bandura

La teoria social-cognitiva di Bandura presenta come principio di base il determinismo triadico reciproco, secondo il quale, il funzionamento della persona deriva dall'interazione di tre fattori: la persona (con i sistemi cognitivi ed affettivi che la costituiscono), il comportamento individuale e l'ambiente fisico e sociale. I tre fattori si determinano reciprocamente, attribuendosi ciascuno un'influenza di tipo causale; è centrale il ruolo delle strutture e dei processi cognitivi nel regolare la condotta, modulare l'esperienza e dare unità alla persona.

Punto cardine della teoria è il concetto di agenticità umana (human agency), con il quale si fa riferimento alla capacità di generare intenzionalmente azioni mirate al raggiungimento di determinati scopi, l'abilità di anticipare il futuro, di utilizzare le proprie abilità e conoscenze per realizzare i propri desideri, di regolare le azioni al servizio di obiettivi personali e di prevedere gli esiti. Con la teoria di Bandura, prende corpo la convinzione che l'individuo possegga una 'mente proattiva' che gli permette di agire su di sé e sul mondo esterno in modo trasformativo.

Un elemento del sistema del sé che riveste importanza e che si presenta come elemento centrale della teoria social-cognitiva è il concetto di autoefficacia percepita, con cui si fa riferimento alle valutazioni che le persone fanno relativamente alle proprie capacità di poter mettere in atto efficacemente delle azioni, necessarie ad affrontare nuovi problemi, prove, situazioni; più semplicemente: le azioni umane sono determinate entro un sistema triadico interdipendente: A(mbiente), P(ersona) e i suoi C(comportamenti).

  • A (informazioni, ostacoli, opportunità)
  • P (caratteristiche personali e disposizionali)
  • C (comportamenti e azioni) → autoefficacia, obiettivi personali, aspettative sul risultato → intenzioni e azioni

Le azioni sono regolate in funzione del Perceived Behavioural Control che dipende da tre fattori: obiettivi personali, aspettative sul risultato, percezione di autoefficacia.

Teoria del comportamento pianificato (PBT)

Fra i modelli psicologici più generali del comportamento che sono stati applicati al tema della salute, un ruolo di primo piano è svolto dalla teoria del comportamento pianificato, che in una prima versione, era stato definita “teoria dell'azione ragionata” (TRA), la cui premessa centrale è che le decisioni riguardo ai comportamenti da adottare, si fondino su una valutazione ragionata delle informazioni disponibili.

Rispetto ai modelli precedenti, questa teoria introduce un ulteriore elemento di mediazione, fra le credenze/atteggiamenti e il comportamento effettivo, ossia l'intenzione di mettere in atto il comportamento. A sua volta, l'intenzione è il prodotto degli atteggiamenti nei confronti del comportamento e delle norme soggettive. Entrambi questi fattori includono delle credenze valutative, contenenti elementi di aspettativa e di valore: gli atteggiamenti sono influenzati dalle credenze delle persone riguardo alle conseguenze del comportamento e dalla valutazione di tali conseguenze; e le norme soggettive includono invece le credenze dell'individuo su ciò che le altre persone si aspettano da lui, unite alla motivazione a comportarsi secondo tali aspettative.

Questo modello si è rivelato utile per prevedere una notevole varietà di comportamenti (fumare, uso contraccettivi) e dalle ricerche è emerso che gli atteggiamenti influenzano il comportamento, in misura maggiore delle norme soggettive. Alla teoria sono state avanzate delle critiche: bisognava includere altre variabili fra le determinanti delle intenzioni, come il comportamento passato ed inoltre la teoria risulta applicabile solo a comportamenti percepiti sotto il controllo del soggetto ma manca una valutazione del grado in cui i soggetti credono di poter controllare le proprie azioni.

L'importanza della controllabilità dei comportamenti è stata il fattore principale che ha condotto gli autori ad una revisione della teoria: TCP (teoria del comportamento pianificato). Tale teoria ha incluso come ulteriore componente, la percezione del controllo sul comportamento, che fa riferimento alle credenze della persona circa il grado di difficoltà/facilità delle azioni da adottare (costrutto simile alla selfefficacy); i fattori che influenzano la percezione di controllo possono essere interni (abilità, informazioni) o esterni (opportunità, dipendenza dagli altri).

Secondo il modello, la percezione di controllo può influenzare il comportamento sia direttamente che indirettamente (attraverso le intenzioni). Le ricerche hanno dimostrato che l'inclusione della percezione di controllo migliora la possibilità di prevedere le intenzioni e il comportamento, soprattutto nel caso di azioni che non si trovano sotto il controllo del soggetto (fumare, bere, usare contraccettivi, dimagrire). Della teoria viene criticato:

  • Il basso tasso di varianza
  • Il trascurare l'analisi dei fattori che facilitano l'implementazione degli atteggiamenti, delle intenzioni al comportamento e dei fattori che spiegano il passaggio dalle credenze alle intenzioni
  • La necessità di misure congruenti con il costrutto che esse pretendono di misurare

La teoria può essere applicata per: smettere di fumare, perdere peso, smettere di bere, usare il preservativo, andare in palestra. La teoria spiega l'intensità delle intenzioni e quindi predice cosa sarà messo in atto, ma non si spiega i processi che definiscono gli atteggiamenti, le norme soggettive e il controllo percepito dei comportamenti e quindi come questi costrutti determinano le intenzioni e possano essere modificati. Entrambe le teorie assumono che il principale predittore di un comportamento (B), sia l'intenzione di metterlo in atto (BI) e che questa sia determinata dagli atteggiamenti (A) e dalle norme soggettive (SN).

Modello HAPA

Si tratta di un altro modello processuale, anch'esso riconducibile alla prospettiva sociocognitiva, insieme a quello transteoretico di De Clemente e Prochaska e di adozione delle precauzioni di Weinstein.

Il modello HAPA (Health action process approach), Schwarzer (1992), è un modello teorico elaborato per specificare lo status causale delle credenze dell'efficacia personale rispetto alle variabili relative alla salute, con un'attenzione particolare alla relazione fra intenzioni comportamentali e azioni effettive.

Il concetto base della teoria è che l'adozione, l'inizio e il mantenimento dei comportamenti salutari, vanno concettualizzati come un processo diviso in due fasi:

  • La fase motivazionale (nella quale le persone scelgono l'azione da adottare e si formano l'intenzione) → fase influenzata da tre tipi di valutazione cognitiva: percezione del rischio, aspettative sul risultato e la percezione dell'efficacia personale
  • Quella volitiva/dell'azione (che riguarda le variabili che incidono sull'intensità dello sforzo e la sua persistenza). Questa fase dell'azione, include tre livelli: cognitivo (formazione di piani di azione e controllo sull'azione), comportamentale (azione) e situazionale (barriere e risorse)

Centrale in questo modello, è il concetto di self efficacy che incide sia sul processo decisionale che sul mantenimento dell'azione e tali credenze sull'efficacia personale, influenzano la costruzione cognitiva di specifici piani di azione, necessari per non agire in modo impulsivo o casuale; inoltre una volta iniziata l'azione, occorre controllarla cognitivamente di fronte ad altre motivazioni alternative che possono ostacolarla, in questo senso la self efficacy determina l'entità dello sforzo investito e il livello di perseveranza.

Le ricerche hanno dimostrato che la percezione dell'efficacia personale influenza le intenzioni e le abitudini sia nell'adozione di pratiche salutari che nella modificazione di comportamenti nocivi; se le persone sono convinte di poter agire in modo efficace, si sentiranno più coinvolte nell'esecuzione delle azioni, anche di fronte alle difficoltà.

Due sono le caratteristiche che accomunano i modelli processuali:

  • Si tratta di modelli dinamici e stadiali
  • Ci sono cognizioni specifiche rilevanti per ciascuno stadio

Health behaviours e stili di vita, sono regolati da processi social cognitivi

Si tratta del primo e più noto modello di social cognition: la EXPECTED UTILITY THEORY (1954). Secondo tale teoria, la motivazione per mettere in atto un determinato comportamento, è data dal valore attribuito ai comportamenti ed ai risultati attesi per le proprie azioni (outcome expectancies); la motivazione coincide con l'aspettativa-valore ossia la probabilità (aspettativa) e l'utilità (valore), del risultato atteso.

Quindi i processi implicati sono appunto due:

  • La valutazione della probabilità soggettiva, che una data azione porti ad un risultato
  • La valutazione dell'utilità dei risultati dell'azione

Motivazione o Appetibilità (di un comportamento) = Utilità X Probabilità → L'utilità o la desiderabilità di un comportamento si fonda sul prodotto della probabilità e dell'utilità delle conseguenze e dei risultati, quindi per prevedere la probabilità che il soggetto adotti un certo comportamento, occorre valutare sia l'aspettativa che il valore di tale comportamento per il soggetto, che si assumono combinati in...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/02 Psicobiologia e psicologia fisiologica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Silviag91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia della salute e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Violani Cristiano.
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