Introduzione
Occuparsi di handicap e riabilitazione significa occuparsi di corpo – mente. Per corpo, non si intende solo un insieme di organi e funzioni che rendono possibile la vita, ma il corpo è ciò che siamo, cioè il luogo della nostra identità fisica – psichica (non abbiamo un corpo, ma siamo il corpo!).
L’esperienza che abbiamo di noi stessi oscilla sempre in equilibrio tra essere – avere un corpo; questo equilibrio è chiamato spazio di benessere che non è solo corporeo ma anche psichico la vera salute nasce dall’equilibrio tra la rappresentazione che abbiamo di noi come corpo e quella di noi come mente (equilibrio corpo-mente), permettendo un corretto sviluppo dell’Io. L’alterazione di questo equilibrio (psicosomatosi) non nasce da un alterato funzionamento del corpo, bensì da una carenza di integrazione tra corpo e mente.
Quando un atleta va incontro a qualche disagio sul proprio corpo, il trauma attacca l’equilibrio psichico e attiva una serie di reazioni difensive e adattative tese a ripristinare un equilibrio tra corpo – mente, tra pensiero-azione. L’idea che abbiamo del nostro corpo si modifica durante tutta la vita e varia nelle condizioni di salute e malattia (vedi atleti che subiscono un infortunio, atleti diversamente abili).
Nel neonato i suoi vissuti coincidono con l’esperienza che ha di sé come corpo (non come psiche). Solo con il tempo si svilupperà la capacità di elaborare queste sensazioni sotto forma di pensieri, fantasie, sogni, differenziandole dai processi biologici e attribuendo loro un significato psicologico. Allo stesso tempo si forma nel bambino un’idea di se stesso da un punto di vista corporeo integrazione tra psiche-soma. Questo vissuto a partire dal corpo avviene anche negli atleti, i quali dalle sensazioni che sperimentano sul corpo facendo sport, si sviluppano emozioni (positive o negative che siano), che arricchiscono l’esperienza sportiva.
La qualità e intensità delle emozioni provate sul corpo determinano la qualità e intensità dei comportamenti messi in atto per raggiungere un obiettivo. Quindi l’atleta si sentirà abile o dis-abile a seconda dell’uso che saprà fare delle sue sensazioni. L’atleta è corpo – mente, entità che sono intimamente collegate. Un atleta incapace di sentire o pensare è esposto al rischio errore nel gesto tecnico, nel controllo delle proprie emozioni, nell’incapacità di godere di ciò che fa. Un atleta incapace di godere è a rischio di ammalare o nel corpo o nella mente e quindi di confrontarsi con qualche patologia psicosomatica che lo limiterà.
Sarà allora necessario un intervento di sostegno e aiuto: riabilitazione psicologica l’atleta dis-abile ha bisogno di essere accolto nei suoi bisogni e spronato verso la ricerca di sogni, soluzioni, progetti che diano un senso e un significato preciso alla sua storia e alla sua esperienza, facendo leva sulle risorse più vitali. Riabilitare non è curare ma è prendersi cura dei bisogni, desideri, fragilità dell’altro, aiutarlo a far riferimento alle sue risorse ed energie vitali per fronteggiare il limite fisico o psichico della realtà che incontra. Un atleta dis-abile che si rende disponibile ad un incontro con i suoi limiti, fragilità, sarà capace di crescere in autostima e nella consapevolezza che la realtà gli appartiene.
Obiettivi riabilitazione psicologica dare valore e spazio al corpo, ed ai processi attinenti al corpo perché solo essi forniscono un linguaggio all’esperienza e costituiscono un veicolo per l’espressione di significati di natura relazionale.
Capitolo II
Il corpo e la sua evoluzione dalla nascita alla morte
Il corpo come strumento di comunicazione
Nel corpo risiede l’anima, la psiche, la coscienza di cui la scienza non ha conoscenza. Il corpo come insieme di organi, così come appare, viene definito corpo reale, all’interno del quale però è presente un corpo immaginato, fatto di pregiudizi, intelletto, del modo di pensarci (da cui la nostra cultura), la nostra mentalità.
Il corpo immaginato deriva dalla cultura in cui viviamo: ognuno di noi si pensa per come è stato pensato. Tipico esempio lo si ha con l’adolescenza, nella quale il corpo immaginato si carica di quegli aspetti culturali, influenzandolo, e portando l’adolescente a trasformare il suo corpo reale in quello immaginato dettato dalla cultura. Così palestre, chirurghi, dietologi che propongono i feticci della cultura dominante fanno la loro fortuna economica. Quindi il corpo non è più luogo della sacralità della persona, ma oggetto di speculazioni, una risorsa per lucrare.
Mentre la salute vorrebbe che il corpo immaginato si adattasse, con l’invecchiamento, al corpo reale. Gli aspetti culturali che caratterizzano il nostro tempo chiedono l’esatto contrario e cioè che il corpo reale deve plasmarsi in quello immaginato.
La medicina oggi sembra dimenticare la sacralità pre-etica del corpo, a favore di un narcisismo culturale fatto di aspetti tecnici, scientifici; ci si concentra sulla malattia da sconfiggere non dando ascolto alle esigenze e ai bisogni del malato. Il malato è vittima della malattia, nonostante ciò alcune teorie psicologiche e psichiatriche attribuiscono allo sventurato paziente la massima responsabilità non solo di essersi ammalato di cancro o di psicosi, ma anche per come risponde ai processi di cura e guarigione. L’attribuzione della colpa per queste malattie, ne fanno malattie non solo gravi ma anche di cui vergognarsi.
Le scienze mediche considerano il corpo come un insieme di organi e si occupano dell’organo malato e non della persona che soffre.
Il corpo nella riabilitazione psicologica
Tutti gli operatori sportivi hanno a che fare con il corpo. Husserl (filosofo e matematico tedesco) sottolinea la differenza tra 2 significati di corpo:
- Leib indica il corpo come identità propria (soggettività corpo).
- Korper indica il corpo come oggetto (corpo cadavere, anatomico).
L’operatore sportivo interviene e studia il Korper, ma poiché lo scopo della sua professione è portare vita, salute e benessere, non può dimenticare il Leib.
Il destino del corpo ha una sua evoluzione: quando il bambino viene al mondo è tutto corpo, cioè un insieme di funzioni e organi attivi, è anche un universo intero di emozioni e sensazioni che condizionano il comportamento.
Il bambino nasce dall’utero biologico per poi trasferirsi nell’utero psicologico di coppia dove rimarrà per altri 9 mesi. Nell’utero di coppia, sia il padre che la madre (coppia madre) esplicano le stesse funzioni materne, ponendosi allo stesso modo nei confronti del bambino. Il padre svolge la funzione fondamentale di dare alla coppia madre-bambino possibilità, consistenza, sostenere la compagna ed aiutarla ad emergere dalla regressione, soddisfare il bisogno fondamentale di affidarsi. Dalla realizzazione adeguata di questo bisogno, deriva la fiducia di ognuno in se stesso e l’autostima.
Dal tipo di relazione di accudimento-attaccamento dipenderà il benessere o malessere del bambino, la sua salute e malattia la madre determina il mondo intero del bambino. Dall’entrata in relazione con gli altri, mediante i canali sensoriali del corpo (sensibilità tattile, olfattiva, uditiva, gustativa, visiva), il bambino sviluppa il suo senso di esistere, la sua autostima.
Tramite il canale visivo, il bambino osserva gli altri, impara a comprendere e tradurre il linguaggio mimico nel linguaggio verbale, così va a conoscere e prende coscienza del proprio corpo. Crescendo, il corpo perde la sua centralità nell’esperienza dell’individuo, in adolescenza acquistano più importanza le relazioni interpersonali, amici, sogni, progetti. Nell’adolescenza il corpo viene visto in maniera narcisistica come un qualcosa da manipolare, trasformare. Poi in età adulta e soprattutto nell’anzianità, il corpo recupera la centralità che aveva nell’infanzia.
Il corpo è dunque, l’elemento che sostiene la continuità (l’esistenza) di sé nel tempo e nello spazio. Il trauma va a minacciare questa continuità, ponendo l’atleta sospeso in un intervallo (come fosse dentro a due parentesi), con una serie di ripercussioni nel rapporto con sé stesso e con gli altri. Il trauma, con le sue sofferenze, dolori, disagi, influenza la storia e anche l’identità dell’individuo, per cui non si può trattare la malattia senza tenere in considerazione ciò che il paziente vive. Il corpo del paziente non è un corpo sul quale attuare solo le strategie terapeutiche, ma è il proprio corpo (la sua identità); ciò significa che tutto quello che viene fatto su corpo del paziente viene fatto alla sua identità.
Il paziente in condizione di traumatizzato e/o disabile va incontro ad una condizione regressiva: nell’incontro con il trauma egli recupera e attualizza condizioni mentali, affettive, emotive, relazionali tipiche dell’esperienza di vita infantili. Più la malattia è grave, più le esperienze regressive saranno primitive (un morente è molto vicino alla condizione esperienziale neonatale) è una condizione in cui prevalgono i bisogni: si dipende, si vuole essere accudito. Il paziente in questa fase si ritrova con il proprio sé corporeo che è reinvestito narcisisticamente, proprio come un bambino appena nato si affida e chiede affidabilità: compito degli operatori della salute è soddisfare queste richieste di accudimento.
Corpo e movimento: il ruolo degli involucri sensoriali e degli automatismi
Il corpo è dotato di organi sensoriali capaci di captare dall’ambiente stimoli che verranno poi tradotti in senzazioni e poi in emozioni. Il nostro comportamento e il nostro modo di pensare sono il risultato di ciò che sentiamo e percepiamo. Le sensazioni si attivano a partire dagli involucri sensoriali. Il sistema sensoriale include:
- Sistema esterocettivo (visione – udito)
- Sistema interocettivo
- Sistema propriocettivo
Nell’apprendimento della pratica sportiva, i primi feedback ricevuti sono quelli uditivi (spiegazioni verbali dell’istruttore), tali informazioni vengono rapidamente convertite in informazioni visive (grazie all’atleta che compie il gesto e l’istruttore che esegue gesto corretto) si cominciano a costruire prime mappe cognitive di tipo visivo. Tali mappe non hanno ancora le componenti cinestetiche associate alla sequenza motoria. Man a mano che gli schemi globali si automatizzano, le priorità visiva diminuisce e prendono campo le informazioni propriocettive. L’attenzione inizialmente rivolta a selezionare come e quale gesto compiere, ora si focalizza sul quando e con quale rapidità eseguirlo. Le informazioni uditive continuano a modellare il gesto e a fornire feedback per il miglioramento della prestazione si costruiscono mappe cognitive sempre più complesse e corrette.
L’attenzione seleziona gli oggetti per la percezione e controlla la velocità e accuratezza dell’azione.
Corpo, attivazione e processi attentivi
L’arousal o attivazione è la condizione necessaria per innescare un processo di apprendimento motorio. Nello sport a:
- Bassi livelli di attivazione corrisponde fase attentiva a più ampio raggio, dispersa su una gamma di stimoli ampia che può essere anche poco pertinenti con il compito svolto (osservare pubblico, cartelloni pubblicitari, ecc). Questa fase può far sperimentare all’atleta, noia, apatia, se non addirittura sonnolenza. Può presentarsi questa condizione di fronte ad un avversario considerato di livello inferiore (sottovalutare il proprio avversario è spesso il vero nemico dei campioni).
- Alti livelli attivazione corrisponde un focus attentivo indirizzato sui compiti da svolgere. Un ulteriore aumento dell’attivazione produce un eccessivo restringimento focus attentivo, con il rischio di escludere stimoli rilevanti. Questo stadio può far sperimentare all’atleta ansia crescente, culminante in vere e proprie paralisi comportamentali (effetti della paralisi comportamentale a pag.30). Alcuni atleti sono talmente abituati a risposte d’ansia da interpretarle come indici di attivazione ottimale di fronte alla gara.
- Livello ottimale di attivazione (stato di flow) è quello che determina il livello ottimale di prestazione, ed è accompagnato da un forte senso di tranquillità emotiva.
Per una performance elevata è importante però che l’atleta sia in grado di modulare l’attivazione in relazione alla situazione che si trova ad affrontare. La capacità di mantenere alto il livello di attenzione per un periodo prolungato è la concentrazione.
Diversi tipi di attenzione
L’attenzione è la capacità di focalizzare gli stimoli e di selezionare le informazioni utili in base alle esigenze. L’attenzione può essere promossa dagli stimoli esterni percepiti dagli organi recettori, oppure da stimoli esterni/interni in base all’interesse, motivazione, stato emotivo.
L’attenzione può essere di 4 tipi:
- Attenzione di tipo ampio diffusa su ampio campo percettivo (es. calcio)
- Attenzione stretto concentrata su un limitato campo percettivo (es. su bersaglio)
- Attenzione con focus interno diretto su stimoli propriocettivi – interocettivi
- Attenzione con focus esterno diretto su stimoli esterocettivi.
Le discipline sportive richiedono più tipi di attenzione durante la pratica, e non solo uno. In base a questo si hanno 4 stili attentivi diversi:
- Ampio esterno l’attenzione dell’atleta è rivolta su dati provenienti dall’esterno ad ampio spettro. Serve a valutare quello che succede intorno a loro ed essere pronti a reagire quando necessario (es. arti marziali).
- Stretto esterno focalizzato su dati provenienti dall’esterno ma all’interno di un campo circoscritto (es. pag.31).
- Ampio interno attenzione rivolta su dati interni a vasto spettro (es. ascolto sensazioni propriocettive prima di un salto)
- Stretto interno attenzione rivolta su segmenti specifici del corpo (es. pressione su grilletto prima dell’esecuzione tiro)
In base a questa classificazione sono state classificate anche le discipline sportive:
- Discipline con stile interno stretto ..> tiro con arco, carabina, ecc
- Discipline con stile interno ampio ..> ginnastica, tuffi, ecc
- Discipline con stile attentivo esterno stretto – esterno ampio boxe, tennis, pallavolo, basket, calcio, ecc
La percezione come funzione psichica
Attraverso gli organi di senso interni-esterni permette di recepire e elaborare informazioni circa il mondo reale. Rispetto alle sensazioni, è un processo più complesso che elabora tutti gli stimoli provenienti dall’ambiente esterno e proprio corpo; è data dall’elaborazione sensoriale e delle immagini mentali. Le capacità percettive comprendono:
- Discriminazione cinestetica
- Immagine corporea, cioè sentimenti nei confronti del proprio corpo
- Relazione corpo-oggetti
- Discriminazione tattile
- Capacità coordinative (es. capac. oculo-manuale, coordinazione occhi-piedi)
- Qualità fisiche
- Abilità motorie e destrezza (capacità di palleggio da fermi, camminando, in corsa, ecc)
- Comunicazione non verbale, è molto presente nel gesto sportivo, basti pensare a smorfie di sforzo sul volto atleti, gesti intimidatori, ecc.
Le fasi della percezione del movimento
- Fasi della ricezione dell’informazione
- Fasi della decodificazione del segnale avviene a livello dei centri superiori del SN, dove il segnale viene filtrato, eliminando il materiale inutile e promuovendo quello utile che sarà sottoposto a successivi confronti con informazioni sensoriali già memorizzate in precedenza.
- Fasi di memorizzazione si distinguono:
- Memoria sensoriale ..> registra momentaneamente tracce non più realmente presenti sul campo percettivo.
- Memoria a breve termine ..> preserva l’informazione finché non viene presa una decisione rispetto al memorizzarla o meno a lungo termine, inoltre funge da deposito di pronto impiego per informazioni ricavate dalla memoria a lungo termine.
- Memoria a lungo termine ..> contiene informazioni durature, soggette a perdita per decadimento della traccia biochimica con il passare del tempo, qualora non vengano ad essere rinforzate dall’uso. Contiene i programmi motori.
- Fase di selezione della risposta è la più dispendiosa di tutte le altre fasi di elaborazione dell’informazione. Di cruciale importanza in quelle discipline sportive open skill. La selezione della risposta da attuare è correlata alla capacità dell’atleta di puntare indizi realmente pertinenti nell’ambiente e di filtrare dalla memoria a lungo termine il minor numero possibile di risposte utili.
La velocità con la quale si emette la risposta e la sua precisione, sono collegati alla complessità stimolo-risposta.
- Fase di programmazione ed esecuzione della risposta importante è attuare la risposta con una certa precisione e secondo vincoli temporali (in un certo tempo).
Movimento
L’acquisizione e idonea riproduzione di un gesto richiede: comprensione – prova – esecuzione – ripetizione (meccanica – consapevole, a seconda della disciplina praticata (es. ginnastica artistica privilegerà la necessità di una ripetizione più meccanica rispetto al calcio).
Lo sviluppo cognitivo e la motricità vanno a dar luogo alla presa di decisione che dovrà essere: logica – adeguata – puntuale – finalizzata.
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