Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

fenomeno della diffusione della responsabilità, la probabilità che, in situazioni di emergenza, una persona si esempio quando, in vista di una prova importante, ci si comporta in modo sconsiderato, mettendosi nelle

attivi per portare aiuto è molto più elevata quando non vi sono altri testimoni. La presenza di altri consente di condizioni peggiori per affrontarla e creando i presupposti per un risultato negativo, “cercando una buona

“distribuire il peso” e di sentirsi meno coinvolti. scusa”, un alibi per il temuto fallimento. Questo comportamento autolesionistico rende possibile l’attribuzione

dell’insuccesso alle circostanze, a cause esterne, in modo da preservare l’autostima. Il Modello della

Processi sociocognitivi nelle esperienze di bullismo. covariazione, poi, mostra come diversi fattori causali possano essere combinati fra loro per produrre la

spiegazione: il conoscitore sociale si comporterebbe in questo senso come uno scienziato o statistico

A livello intrapsichico, o intraindividuale, l’accento viene posto sui meccanismi interni attraverso cui “ingenuo” che attua una sorte di “analisi della varianza” per valutare l’effetto indipendente e combinato di

l’individuo organizza la conoscenza e l’esperienza del suo mondo. Occorre considerare i processi diverse possibili cause nel determinare l’evento osservato. Questi modelli richiedono che il processo di

sociocognitivi, le motivazioni e gli schemi che regolano il comportamento dei molteplici attori coinvolti a attribuzione si sviluppi in condizioni “ottimali”: chi esprime il giudizio dispone delle informazioni necessarie,

vario titolo negli episodi di bullismo. La valutazione cognitiva dei comportamenti del bullo o della vittima può non è condizionato da motivi diversi dal desiderio di raggiungere “la verità”. Tali condizioni raramente si

avvalersi dei modelli di trattamento dell’informazione sociale. Tali modelli individuano i diversi processi che verificano nella vita quotidiana. Le spiegazioni degli attori sociali risentono delle motivazioni e dipendono dai

si attivano, e si connettono l’uno all’altro, nella gestione di un’interazione sociale: percezione della situazione, sistemi di credenze, dalla cultura, dalle rappresentazioni sociali e dalle stesse appartenenze di coloro che

interpretazione della situazione stessa per mezzo degli schemi cognitivi posseduti, definizione dell’obiettivo esprimono il giudizio. È in questa linea che si è andati sempre più verso una prospettiva che valorizza il ruolo

da raggiungere, generazione di alternative di risposta, valutazione delle risposte. Il bullo differisce dai ragazzi della cultura nei processi di spiegazione ingenua della realtà. Si può osservare come culture differenti

socialmente più equilibrati nel modo in cui attiva e padroneggia questi processi sociocognitivi? Sembrerebbe utilizzino diverse strategie di spiegazione: le culture individualistiche privilegiano spiegazioni di tipo interno,

di sì. In particolare, il bullo reattivo mostra più spesso un’interpretazione distorta, errori nella valutazione le culture collettivistiche invece, valorizzano maggiormente le cause esterne. Nel quadro dei processi di

degli stimoli (commette errori di attribuzione, imputando intenzioni ostili ad altri soggetti operanti attribuzione possono essere ricondotti anche fenomeni rilevanti per la comprensione delle dinamiche legate al

nell’ambiente) e una generazione di risposte limitata (a causa di repertori comunicativi e sociali ristretti). Il bullismo:

bullo proattivo, invece, appare carente soprattutto nella valutazione delle risposte (di cui non coglie con

chiarezza le implicazioni e le conseguenze). Secondo alcuni studiosi, i bulli posseggono una teoria impotenza appresa: quando si sperimenta un sistematico scollamento fra le proprie azioni e gli effetti

-

sufficientemente elaborata della mente, sono in grado di esercitare un sofisticato controllo sugli altri, che si producono sull’ambiente circostante, si può cadere in un atteggiamento passivo, di rinuncia. È il

manipolandone le conoscenze e gli atteggiamenti. Costoro mostrerebbero la tendenza a utilizzare, anche con caso di molti ragazzi esposti alla angherie dei compagni. Strategie disfunzionali di attribuzione

una certa efficacia, una cognizione sociale “fredda”, e non presenterebbero quindi carenze da un punto di vista possono essere corrette attraverso processi di “riaddestramento attribuzionale”;

propriamente cognitivo. Mentre bulli puri e bulli-vittime mostrano entrambi una ridotta consapevolezza fiducia in un mondo giusto: è un meccanismo di attribuzione difensiva. Il bisogno di dare una

-

“morale”, sono soprattutto i secondi a rivelare una scarsa abilità nell’assunzione delle prospettive altrui. spiegazione dei fatti ingiusti che accadono e l’incapacità di accettare che eventi negativi possono

Ricostruire o immaginare le intenzioni di colui che agisce è fondamentale per capire con chi si ha a che fare, e capitare a persone meritevoli e del tutto innocenti possono produrre un effetto perverso. Si finisce così

come reagire. Dalle attribuzioni e dalle spiegazioni che formuliamo dipendono infatti le nostre risposte, i per ritenere la vittima colpevole per ciò che le accade.

nostri comportamenti. Si può cogliere l’opportunità di un intervento avviando momenti di riflessione comune

sulle diverse possibili interpretazioni di un comportamento ambiguo, promuovendo un miglioramento delle

strategie di comunicazione e, eventualmente, attivando forme di addestramento attribuzionale. Non sempre le Significati e percezioni: la costruzione socio cognitiva del bullo e della vittima.

nostre attribuzioni sono “accurate”, e spesso sono orientate dalle motivazioni, dalle conoscenze pregresse, Ci si riferisce all’analisi dei significati che vengono attribuiti da parte dei diversi attori in gioco ai

dalle rappresentazioni di chi esprime il giudizio, quindi anche dai suoi eventuali pregiudizi. Dai risultati di un comportamenti percepiti come bullismo. Diverse attribuzioni causali vengono proposte a seconda della

famoso esperimento emerge che una stessa azione venga percepita come più o meno violenta a seconda della posizione abituale che i ragazzi assumono all’interno delle dinamiche bullistiche. Un bullo potrebbe non

categoria di appartenenza di chi la compie. Osservando un video in cui interagivano due soggetti, uno di disporre degli strumenti necessari a cogliere il valore negativo dell’aggressività e a individuare altre strategie

carnagione bianca e l’altro di colore, i partecipanti tendevano a interpretare il comportamento della persona di di relazione; una vittima potrebbe attribuire a sé la causa delle prepotenze subite. Fare emergere i processi

colore come più violento e ad attribuirlo alle caratteristiche interne, disposizionali dell’attore. Attribuire il sociocognitivi implicati in tale genere di esperienze è pertanto un modo per affrontare e contrastare il

significato di un gesto partendo dalla categoria di appartenenza di chi lo compie potrebbe da un lato, fenomeno: è essenziale comprendere che cosa viene o non viene percepito come bullismo da parte dei ragazzi,

rafforzare un pregiudizio, e, dall’altro, attivare una classica “profezia che si auto avvera”. Interpretare nelle diverse posizioni da cui si confrontano. Ed è essenziale rendere anche gli altri soggetti delle comunità

sistematicamente come “ostili” i comportamenti di un ragazzo più aggressivo potrebbe così contribuire alla educative consapevoli dell’importanza di portare alla luce i diversi significati degli atti di prepotenza,

sua fama di bullo, assegnandogli un ruolo cui diventerebbe poi difficile sottrarsi. accrescendo la capacità dei ragazzi di assumere la prospettiva altrui. Ciò può essere di grande aiuto nel

RIQUADRO 5 CAUSE E RAGIONI: L’ANALISI PSICOSOCIALE DEI PROCESSI DI costruire efficaci strategie di intervento. Il fatto stesso di esplicitare e definire consensualmente la percezione

ATTRIBUZIONE. di che cosa sia bullismo e che cosa invece non lo sia rappresenta un primo passo per cambiare il clima e le

relazioni all’interno della classe.

Le cosiddette “teorie dell’attribuzione” cercano di comprendere il modo in cui gli attori sociali spiegano gli

eventi e i comportamenti propri e altrui. I modelli classici si concentrano sul processo cognitivo attraverso cui Competenze emozionali e life skills.

le informazioni vengono combinate fra loro. Il nucleo essenziale attorno a cui si organizzano le spiegazioni L’acquisizione di life skills che aiutino ad affrontare al meglio i compiti di sviluppo si presenta come un

“ingenue” nella vita di tutti i giorni è rappresentato dall’ “intenzione”: l’intenzione con cui un’azione viene obiettivo decisivo. Fondamentale appare al riguardo l’azione delle agenzie educative e l’impatto

compiuta è ciò che ne definisce il significato. Nel modello delle inferenze corrispondenti viene descritto dell’esperienza scolastica. In effetti è solo sperimentando e riflettendo sulle esperienze vissute, confrontandosi

puntualmente il processo cognitivo che consente alle persone, partendo dagli effetti e dai comportamenti con gli altri e mettendosi costantemente alla prova che apprendimenti di questo tipo possono essere acquisiti e

direttamente osservabili, di “interpretarli”, ripercorrendo all’indietro la catena causale. Esse giungono così a consolidati: il sostegno sociale di cui si può disporre in questo difficile itinerario riveste un’importanza di

“fare inferenze”, risalendo alle cause “interne”. Vengono dunque messe a fuoco non solo le intenzioni ma primo piano. L’attenzione per le life skills si è inserita in una più ampia riflessione, anche in seno

anche le presunte caratteristiche stabili (disposizioni) dell’attore. Questa tendenza a favorire spiegazioni basate all’Organizzazione mondiale della sanità. “Salute” intesa in senso ampio e globale, non solo quindi come

sulle caratteristiche interne e stabili, sui tratti di personalità dell’attore è un bias diffuso, definito “errore assenza di malattia e di comportamenti patogeni, ma in una prospettiva bio-psico-sociale, come equilibrio

fondamentale di attribuzione”. Le spiegazioni disposizionali sono considerate più informative e più utili dal psicofisico e come benessere complessivo: non solo dell’organismo, ma anche delle relazioni e della vita

punto di vista relazionale rispetto a quelle di tipo situazionale. In genere si preferiscono spiegazioni sociale di una persona. Nella definizione dell’OMS, dunque, le life skills sono “competenze sociali e

disposizionali per i comportamenti altrui e invece situazionali per dare conto dei propri. Le spiegazioni relazionali che permettono ai ragazzi di affrontare in modo efficace le varie situazioni; di rapportarsi con

esterne, situazionali, offrono anche una “giustificazione”, mentre quelle interne, disposizionali, imputano autostima a se stessi, con fiducia agli altri e alla più ampia comunità”. La mancanza di tali abilità socio

all’attore la responsabilità dell’evento. Si parla di self-serving bias (tendenze sistematiche a mantenere e

promuovere un’immagine positiva di sé), ma vi sono anche alcune strategie disfunzionali di coping, ad

11 12

emotive può causare l’instaurarsi di comportamenti negativi o a rischio, come forma di risposta allo stress. Fra insoddisfazione, frustrazione, ansia. Il sé e l’identità sono stati analizzati a partire da una fondamentale

tali abilità vengono di solito incluse: distinzione fra “personale”e “sociale”, individuo e società. Tuttavia, come ha osservato Doise, anche l’identità

personale può dipendere da rappresentazioni sociali ed è influenzata fortemente dalla cultura. Numerose

decision making: è la competenza che aiuta ad affrontare in maniera costruttiva le decisioni. La

- ricerche, comparando culture individualistiche e collettivistiche, rilevano notevoli differenze nel concetto di

capacità di elaborare attivamente il processo decisionale, valutando le differenti opzioni e le sé, nei sistemi di credenze e di valori su cui si basa l’identità personale.

conseguenze delle scelte possibili, controllando l’ansia e accettando la possibilità dell’errore, può RIQUADRO 7 EMPOWERMENT

avere effetti positivi sul piano della salute;

problem solving: questa abilità permette di affrontare i problemi della vita in modo costruttivo;

- Il termine empowerment (potere di fare, di agire, di partecipare, di cambiare), richiama l’esigenza di un

pensiero creativo: aiuta a esplorare le alternative possibili e le conseguenze che derivano dal compiere

- accrescimento e anche di una redistribuzione, del potere. L’empowerment è “un processo che mira a favorire

o meno determinate azioni. Consente di guardare oltre le esperienze dirette, di “combinare” in modo l’acquisizione di potere, cioè ad accrescere la possibilità delle persone di controllare attivamente la propria

originale le diverse esperienze e di sviluppare nuove strategie per rispondere in maniera adattiva e vita”. Sviluppare l’empowerment rappresenta dunque il fondamentale obiettivo di gran parte degli interventi

flessibile alle situazioni di vita; psicologici a differenti livelli: individuale, di gruppo o di comunità. Si tratta infatti di accrescere la capacità

pensiero critico: è l’abilità che permette di analizzare le informazioni e le esperienze in maniera

- dei singoli o delle collettività di accedere alle risorse disponibili, sia quelle oggettive sia quelle psicologiche.

accurata e dialettica. Aiuta a riconoscere e a valutare i fattori che influenzano gli atteggiamenti e i L’empowerment chiama in causa una serie di altri processi e fenomeni, dall’autoefficacia all’attribuzione,

comportamenti, ad assumere prospettive diverse, sviluppando capacità di analisi e di decentramento dalla capacità di valutare a quella di prospettare il futuro. Lavorare per la promozione delle life skills è quindi

cognitivo; una forma di empowerment individuale. Promuovere un processo di questo tipo comporta anche un’azione

comunicazione efficace: sapersi esprimere, sia sul piano verbale che non verbale, con modalità

- rivolta a contrastare frammentazione sociale, individualismo esasperato e mancanza di cooperazione.

appropriate rispetto alla cultura e alle situazioni. Questo significa essere in grado di manifestare

opinioni e desideri, bisogni e paure e, in caso di necessità, di chiedere consiglio e aiuto; Life skills contro il bullismo.

capacità di relazioni interpersonali: rapportarsi e interagire con gli altri in maniera efficace, creare e

- mantenere relazioni positive che possono avere forte rilievo sul benessere mentale e sociale. Anche la Comportamenti disfunzionali si riscontrano negli schemi utilizzati dal bullo, dalla vittima e dagli astanti per

capacità di porre fine, se necessario, a una relazione con modalità non distruttive chiama in causa interpretare le dinamiche della loro relazione. Nei confronti della vittima il bullo mette in campo una sorta di

questo tipo di competenza; disimpegno morale e ricorre a bias quali autogiustificazione, sdrammatizzazione, deresponsabilizzazione,

autoconsapevolezza: riconoscimento di sé, del proprio carattere, dei propri punti di forza e di

- distorsione delle conseguenze, colpevolizzazione e deumanizzazione della vittima. Il comportamento dei bulli

debolezza, dei propri desideri e delle proprie intolleranze. Può aiutare a riconoscere quando si è non sempre è da interpretare come espressione di incompetenza. I bulli sono spesso caratterizzati da una

stressati o quando ci si sente sotto pressione, e a sviluppare adeguate strategie per gestire queste cognizione fredda (cold cognition): essi cioè, soprattutto nelle forme di aggressione indiretta, possono dare

esperienze. È anche un prerequisito di base per la comunicazione efficace, per instaurare relazioni prova di intelligenza sociale anche molto elevata, ma povera di empatia. L’empatia appare inversamente

interpersonali, per sviluppare empatia; correlata ai comportamenti aggressivi. I comportamenti di bullismo sono associati, soprattutto nei maschi, a

empatia: descrive la capacità di mettersi nei panni di un altro, di immaginare come questi si senta,

- una bassa capacità di rispondere in maniera empatica alla condizione altrui. Viceversa, i comportamenti pro

come possa essere la vita per un’altra persona, anche in situazioni con le quali non si ha familiarità. sociali, e di aiuto verso le vittime, risultano positivamente connessi con la capacità empatica. È stata verificata

Provare empatia può aiutare a capire e accettare i “diversi”, a migliorare le interazioni sociali, accresce l’esistenza di una relazione positiva fra l’empatia e la tendenza ad aiutare gli altri, che si manifesta fin

la solidarietà e la tolleranza; dall’infanzia e perdura nello sviluppo successivo. D’altra parte, la condivisione empatica può anche provocare

gestione delle emozioni: implica il riconoscimento delle emozioni in noi stessi e negli altri, la

- disagio, stress e, conseguentemente, reazioni difensive (presa di distanza da una vittima, fastidio, rifiuto).

consapevolezza di quanto queste influenzino il comportamento insieme alla capacità di esprimerle in Occorre sostenere la comprensione reciproca e l’orientamento pro sociale, ma anche evitare il “contagio”,

base alle regole condivise in una certa cultura e di rispondere in modo appropriato alle emozioni altrui; un’adesione disfunzionale e incontrollata alla condizione negativa, agli stati d’animo di un’altra persona.

gestione dello stress: consiste nel riconoscere e controllare le fonti di stress nella vita quotidiana.

- L’empatia non è, di per sé, sufficiente ad attivare un’efficace azione di contrasto ai fenomeni di bullismo. Essa

I compiti di sviluppo che i più giovani sono chiamati ad affrontare interpellano profondamente anche il mondo va integrata con altre competenze, come la capacità di gestire le emozioni e di ridurre lo stress. A queste

degli adulti, la capacità di ognuno di noi di entrare in una logica di apprendimento-insegnamento continuo. condizioni, l’empatia può contribuire infatti a ridurre i comportamenti aggressivi da bullo incrementando due

diverse risorse:

RIQUADRO 6 SE’ E IDENTITA’ la capacità sociocognitiva di assumere il punto di vista altrui;

-

La riflessione sul sé e sull’identità rappresenta uno degli ambiti più caratteristici della ricerca psicosociale. Ci la competenza affettiva di chi sa provare compassione.

-

sono molteplici livelli di riflessione e di analisi da considerare, ad es. l’esistenza di molteplici sé, la relazione Spesso si ritiene erroneamente che un’azione efficace contro il bullismo debba concentrarsi soprattutto sui

dinamica fra sé e altro, ecc… Kuhn e McPartland misero a punto il Twenty Statement Test: uno strumento comportamenti del bullo e sui modi di sanzionarli. In effetti, però, sono soprattutto le azioni convergenti di

volto a indagare il concetto di sé che consisteva nel chiedere ai partecipanti di rispondere per 20 volte di prevenzione a produrre i risultati più rilevanti e duraturi. Fra queste azioni vi è appunto l’impegno per lo

seguito alla domanda “Chi sono io?”. Questo test ha a lungo influenzato l’elaborazione teorica sul concetto di sviluppo di life skills e abilità sociali più elevate. È utile prevedere, all’interno del contesto scolastico,

sé, a partire da una fondamentale distinzione fra caratteristiche “posizionali” (i ruoli ricoperti, la definizione momenti di addestramento e di formazione che riguardino specificamente lo sviluppo socio emozionale, la

sociale di sé) e “idiosincratiche” (le caratteristiche di personalità, i tratti più soggettivi e personali). qualità delle relazioni fra pari e le dinamiche nel gruppo classe. Vi sono interventi di comprovata efficacia

Nell’ambito della social cognition, lo studio del sé ha consentito un’analisi più sociale di processi volti a sviluppare le competenze e le life skills dei ragazzi nell’ambito del gruppo classe, con azioni mirate

fondamentali come la memoria, la categorizzazione e la formazione degli schemi. Gli schemi di sé sono anche in base al livello di scolarità. Fra questi, ad esempio, il RIPP (“rispondere in modo pacifico e positivo”)

generalizzazioni a proposito di se stessi, derivate dall’esperienza passata, che organizzano e guidano è un programma che utilizza strategie cognitive e comportamentali, incoraggiando gli studenti a impiegare il

l’elaborazione delle informazioni autoriferite. Informazioni coerenti con lo schema vengono processate in pensiero critico per risolvere i problemi e controllare i propri comportamenti. Altri programmi prevedono un

maniera più sicura e più rapida, mentre le persone manifestano una certa resistenza nell’accogliere e nel lavoro da svolgere soprattutto con gli insegnanti. Essi potrebbero avere scarsa consapevolezza degli episodi di

riferire a sé informazioni controschematiche, dissonanti rispetto al proprio schema di sé. L’esperienza di sé è bullismo. In certi casi, però, gli insegnanti “girano la testa dall’altra parte” e, nel peggiore dei casi,

inserita in un flusso temporale che abbraccia passato, presente e futuro. Una prospettiva temporale di ampio contribuiscono a loro volta a umiliare le vittime. Gli interventi nel gruppo classe prevedono quindi un lavoro

respiro si basa sulla memoria di sé e sulla capacità di guardare con fiducia al futuro. La prima e più basilare consistente da svolgere proprio con gli insegnanti allo scopo di aiutarli a gestire in maniera efficace il gruppo

forma di fiducia riguarda il fatto che, pur attraversando radicali trasformazioni, “io sono sempre io” e posso degli allievi, alimentando un clima di empatia e rispetto reciproco in cui sperimentare strategie per la presa di

contare su una ragionevole “permanenza” della mia persona, del mio sentimento di identità. Secondo Higgins, decisioni e la risoluzione dei conflitti. Nei contesti scolastici, il principale fattore protettivo per la riduzione

la discrepanza fra diversi tipi di sé (sé reale, sé ideale e sé imperativo) può generare sentimenti negativi come

13 14

del bullismo e per la costruzione di esperienze sociali soddisfacenti è costituito infatti da un buon Il piccolo gruppo costituito dalla classe scolastica è un riferimento essenziale per comprendere le prepotenze

funzionamento del gruppo classe. tra pari. Un’infelice convivenza di gruppo può produrre effetti negatiti sulla vita dei ragazzi e anche sul loro

futuro. Essere esposti a episodi di violenza, anche come semplici osservatori, può produrre malessere e stress e

RIQUADRO 8 RICONOSCIMENTO E ANALISI SOCIOCOGNITIVA DELLE EMOZIONI. generare esperienze di dissonanza cognitiva, perché si percepisce lo squilibrio tra i propri atteggiamenti e

intenzioni e le attenzioni effettive. Il bullismo può essere influenzato e motivato da spinte legate alla creazione

Non tutti i movimenti facciali rivelano emozioni, ma queste, almeno un numero limitato di esse, chiamate della propria identità sociale, dalla ricerca di uno status migliore, dalla valorizzazione del proprio gruppo di

anche “fondamentali” o “di base”, sono caratterizzate da movimenti facciali caratteristici e ben differenziati da appartenenza, dal bisogno di ottenere popolarità e riconoscimento sociale. Tutto ciò avviene anche attraverso

quelli delle altre emozioni, che sono riconoscibili all’esterno dagli osservatori. Ekman, avviò un vasto e il definirsi di ruoli specifici nel gruppo. Salmi valli e coll. somministrando un questionario sui ruoli dei

complesso programma di ricerca volto a individuare le emozioni fondamentali, ritenute, innate e universali, partecipanti, a 573 studenti, sono riusciti a far emergere alcuni ruoli:

cioè comuni a tutte le culture umane, tutte egualmente abili sia nella loro espressione (encoding) che nel loro Il bullo: chi prende l’iniziativa di attaccare i compagni;

-

riconoscimento (decoding). Le emozioni fondamentali sono la felicità, la sorpresa, la paura, la rabbia, la L’aiutante: assistenti o gregari, individui più passivi dei bulli, che li aiutano nelle attività, ma non le

-

tristezza e il disgusto. Ciascuna di esse consisterebbe in un distinto programma cerebrale, capace di attivare promuovono,e agiscono in modo prepotente come seguaci del bullo;

una serie di modificazioni tra loro coerenti in differenti sistemi comportamentali: espressivo-motorio, Il sostenitore: rinforza il comportamento;

-

fisiologico ed esperienziale. Tali programmi sarebbero attivati da situazioni di vita (“antecedenti”) esse stesse Il difensore: offre aiuto alla vittima, confortandola o cercando di far cessare le prepotenze del bullo;

-

universali, e in definitiva costituirebbero una risposta adattiva, sviluppatasi nel corso dell’evoluzione della L’esterno: gli spettatori che rimangono neutrali, non prendono una posizione di fronte alle prepotenze,

-

specie. Ekman individuò le diverse (44) unità di azione facciale del volto umano e indicò minuziosamente mantengono le distanze e vogliono ignorare quanto sta avvenendo;

quelle interessate da ciascuna delle emozioni fondamentali, sviluppando un metodo standardizzato per la La vittima: il bersaglio degli attacchi del bullo.

-

classificazione delle espressioni emozionali, detto anche FACS (Facial Action Coding System). Molti aspetti Di recente sono stati proposti altri due ruoli: il mediatore e il consolatore.

di questa teoria restano ancora in discussione e numerosi autori hanno proposto analisi secondo ottiche All’interno del gruppo, le reazioni degli spettatori possono decretare l’esito di un episodio di bullismo. Questi

alternative: un esempio è Fridlund, il quale ritiene che i movimenti facciali comunichino intenzioni o richieste osservatori possono influenzare in modo decisivo i comportamenti dei protagonisti, adottando diverse

comportamentali al partner piuttosto che veicolare all’esterno gli stati emozionali dell’individuo. strategie: rinforzare l’azione del bullo manifestando interesse, scegliere di allontanarsi e non parteggiare,

Recentemente altri autori, hanno avanzato invece una limitazione del FACS di Ekman, definendo il proprio fingere di ignorare ciò che succede o intervenire attivamente sostenendo o consolando la vittima. Il bullo

punto di vista come una teoria dell’universalità limitata. Secondo questo punto di vista, i movimenti facciali risulta facilitato dall’appoggio dei sostenitori e degli aiutanti, dalla condiscendenza di chi prova paura e

sarebbero in grado di veicolare informazioni significative relativamente agli stati interni (non necessariamente dall’inerzia della maggioranza silenziosa. La vittima così vive una condizione di sofferenza e isolamento,

emozionali) dell’individuo, le interpretazioni di tali movimenti sarebbero ampiamente condivise all’interno di accentuata dall’eventualità che non si trovino testimoni a suo favore. La scarsa propensione a intervenire da

una data cultura (ma non necessariamente uguali in tutte le culture) e non vi sarebbe alcuna certezza circa parte dei pari può essere dovuta a più motivi:

l’accuratezza di tali inferenze. Per timore di ritorsioni;

- Per imbarazzo;

- Per apatia;

-

CAPITOLO 4:DINAMICHE PSICOSOCIALI NEL GRUPPO DEI PARI Perché ritengono che comunque non servirebbe a far cessare gli episodi futuri di bullismo;

- Perché non sono amici della vittima;

-

4.1 Introduzione Per diffusione di responsabilità;

-

Gli attori sociali sviluppano la propria esperienza in un contesto, caratterizzato da dinamiche interne al Perché vedono la vittima come “meno umana”;

-

gruppo, ma anche da processi e relazioni tra gruppi diversi:le relazioni diadiche, interpersonali, si inscrivono a Perché pensano che la vittima si meriti quel trattamento;

-

loro volta in un quadro più articolato e complesso di confronti tra gruppi e di scambi tra culture diverse. Perché non sanno cosa fare.

All’interno di specifici gruppi le persone confrontano, sviluppano nuove immagini di sé, utilizzano forme di -

I difensori invece mostrano alti livelli di sensibilità morale e di autoefficacia. Intervenire a favore della

comunicazione sia verbale che non verbale, assumono ruoli, rispettano o trasformano le norme condivise. In vittima, comporta infatti una condotta complessa che include non solo la percezione positiva della vittima, ma

questo quadro l’analisi dei fenomeni di bullismo offre un’occasione preziosa per riflettere sulla “totalità anche l’assunzione personale di responsabilità morale. Questi soggetti mostrano un comportamento

dinamica” che definiamo “gruppo sociale”. socialmente competente associato a un approccio orientato al problema. Essi possono favorire un esito

positivo degli episodi di vittimizzazione tra pari.

RIQUADRO 9: IL GRUPPO E LE SUE DINAMICHE

Nessuno più di Lewin ha contribuito allo studio dei gruppi e alla comprensione delle dinamiche che RIQUADRO 10: PEER EDUCATION

caratterizzano un gruppo sociale, facendone un organismo dotato di vita propria. Il gruppo è inteso come Da un punto di vista teorico, alcuni modelli psicosociali aiutano a comprendere i motivi dell’efficacia della

totalità dinamica e anche come luogo e strumento di cambiamento e di intervento psicosociale. Per Lewin il peer education. Nel tempo quelle che inizialmente erano semplici intuizioni e pratiche spontanee hanno dato

piccolo gruppo è un fenomeno “psicologicamente unitario” che può anche favorire la crescita individuale, il vita a una vera e propria metodologia, volta a promuovere processi di condivisione, trasferimento di

coinvolgimento, la partecipazione democratica e la creatività. Questo organismo unitario si sviluppa nel conoscenze, scambio di emozioni ed esperienze in cui non esista una netta differenza di status tra i

tempo, attraverso fasi diverse che regolano l’appartenenza e l’inclusione di nuovi membri. Il contributo di partecipanti. In questa linea, alcuni membri del gruppo, ricevono uno specifico addestramento e vengono

Lewin si caratterizza per il respiro teorico e la stretta interdipendenza tra ricerca di base e ricerca applicata: il responsabilizzati, allo scopo di realizzare azioni formative rivolte ai pari. In un gruppo di adolescenti dunque

concetto di action- research (ricerca-azione) incorpora un approccio fenomenologico, un’idea galileiana della la peer education, mira a stimolare la partecipazione attiva dei ragazzi, in un’ottica di apprendimento

scienza e una metodologia che consente di pianificare interventi concreti, osservarne e verificarne gli effetti, cooperativo e di solidarietà reciproca.

produrre il cambiamento. La ricerca-azione trova il proprio ambito di applicazione privilegiato nel piccolo

gruppo, che diventa luogo di scambio, partecipazione e produzione collettiva dell’innovazione. Ciò che L’intervento da parte di un astante riesce a porre fine all’atto di bullismo in un numero rilevante dei casi.

caratterizza un gruppo è l’interdipendenza. Il gruppo può essere luogo e strumento di cambiamento, ma anche Spesso gli astanti hanno un atteggiamento compiacente nei confronti del bullo, con l’effetto di facilitare gli atti

condizione che può generare conformismo, de individuazione e deresponsabilizzazione, insieme a un di prepotenza e le relazioni nel gruppo classe. La presenza di spettatori finisce così per rappresentare un

deterioramento dell’efficacia nella presa di decisione: è quanto ha mostrato Janis nei suoi studi sul pensiero di rinforzo sociale: il bullo ha bisogno di testimoni per accrescere il proprio potere d’altra parte la presenza di

gruppo e sulle conseguenze che si possono produrre, in un gruppo fortemente coeso, quando il desiderio di testimoni amplifica il disagio delle vittime.

salvaguardare l’umanità confligge con la necessità di valutare in modo realistico la situazione. RIQUADRO 11: INFLUENZA DELLA MAGGIORANZA E OBBEDIENZA

4.2 Il gruppo classe 15 16

Alcuni autori suggeriscono che lo studio dell’influenza sociale sia il filo conduttore su cui si sviluppa la Inoltre, un ascolto attivo riduce la possibilità che si creino malintesi perché richiede che i parlanti riflettano

psicologia sociale. Lo studio dell’influenza sociale approfondisce le modalità con cui i processi mentali, le assieme sugli eventi, tengano conto delle emozioni e verifichino il proprio grado di comprensione. Accrescere

emozioni e i comportamenti degli individui sono modificati dalla presenza di altri individui. Asch ad esempio, le competenze comunicative può rappresentare un efficace strumento nella lotta contro il bullismo tali

ha mostrato che, anche quando le informazioni non sono ambigue, le persone sono disposte a negare competenze vanno intese sia come bagaglio degli educatori, sia come risorsa protettiva di cui dotare le vittime,

l’evidenza pur di aderire alle posizioni della maggioranza. Migra ha illustrato un fenomeno più gli astanti e i bulli, che spesso hanno una visione distorta dell’assertività. Così la comunicazione, offre anche

impressionante. Nei suoi esperimenti, i partecipanti ricevevano dallo sperimentatore il compito di un terreno su cui disegnare interventi efficaci di prevenzione dei fenomeni di bullismo nei contesti formativi.

somministrare a un altro individuo delle scosse elettriche di crescente intensità. I risultati evidenziano che per Naturalmente è auspicabile che i ragazzi coltivino altre forme di autoaffermazione che esprimano l’uso della

pura acquiescenza nei confronti dell’autorità, anche persone pacifiche e prive di impulsi violenti possono forza nello sport, nei giochi in ambienti virtuali. La ricerca ha dimostrato il ruolo molto positivo ricoperto

essere indotte a infliggere gravi sofferenze a una vittima innocente. Vengono subite diverse spiegazioni di dall’amicizia nel gruppo dei pari. Avere un mutual best friend può proteggere dal rischio di vittimizzazione. Il

questo effetto. Ad esempio, chi subisce la pressione delle norme sociali, che inducono a uniformarsi al gruppo dei pari si configura come un vero e proprio laboratorio sociale soprattutto nell’adolescenza, quando

comportamento altrui per essere accettati, oppure si diventa insicuri sul proprio giudizio quando gli altri l’individuo vuole differenziarsi dalle figure parentali. I coetanei vengono scelti:

assumono una posizione differente. Entrambi questi processi potrebbero attivarsi in un compito percettivo Per divertirsi insieme;

-

come quello dell’esperimento di Asch in cui l’unico vero soggetto sperimentale può essere indotto a valutare Per il confronto sociale;

-

in maniera non corretto la lunghezza di diverse linee, solo perché tutti gli altri forniscono una risposta Come modelli significativi, per sperimentare nuove competenze e nuovi comportamenti;

-

sbagliata. È possibile inoltre che i partecipanti mettano in atto un’euristica: l’euristica della maggioranza Come fonte di sostegno emotivo;

-

suggerisce che se lo dicono tutti ci deve essere qualcosa di vero. Nei fenomeni di obbedienza i partecipanti Per sperimentare le prime relazioni sentimentali.

-

potrebbero anche lasciarsi guidare dalla norma sociale che suggerisce di seguire le indicazioni provenienti Relazioni tra pari soddisfacenti sono correlate a un senno di valore di fiducia, di autostima e di identità

dall’autorità. È sintomatico che, non appena l’unanimità, la compattezza del gruppo si incrina, anche il positiva. Sul versante opposto, la dimensione gruppale può generare esiti disfunzionali: è ciò che avviene

conformismo si riduce drasticamente. quando l’essere insieme rinforza i comportamenti antisociali o a rischio di devianza. La vicinanza fisica, la

familiarità e la percezione di una condizione comune facilitano il formarsi di gruppi di questo tipo. Nella loro

4.3 Il bullismo come processo dinamico nel gruppo dei pari Teoria della devianza con gestione della reputazione,Emler e Reicher sostengono che i comportamenti

La condizione di bullo o di vittima può dipendere dalla relazioni interne al gruppo dei pari molto più che dalle trasgressivi sono funzionali alla costruzione di un’identità stabile, sono agiti come modi per affermarsi. La

caratteristiche specifiche degli individui. Proprio quando si prende in considerazione questo livello gli reputazione ha bisogno di audience di un gruppo di spettatori che rafforza lo status dei capi e giustifica le loro

interventi hanno maggiori possibilità di successo. Il gruppo come tale, può diventare parte integrante di un azioni. Il bisogno di mantenere la reputazione può spesso rivelarsi una trappola senza via d’uscita, una

programma di intervento, uno spazio in cui sperimentare relazioni diverse, portare a contatto partecipanti condizione vincolante nelle relazioni. Secondo Bonino e Cattelino, i comportamenti antisociali svolgono

aggressivi, vincere in senso di impotenza delle vittime. Una volta instaurati, certi schemi di relazione possono alcune funzioni che devono essere declinate verso un quadro socialmente accettabile. Tra queste funzioni e

diventare persistenti. La tendenza a conformarsi al ruolo e alle aspettative dei pari diventa un vincolo difficile bisogni troviamo:

da scalfire. In questo senso, la reputazione può diventare una “profezia che si auto avvera” imprigionando Adultità: si cominciano ad assumere comportamenti da adulti;

-

bulli e vittime nei rispettivi ruoli. Trasgressione: si affermano indipendenza e autonomia;

- Identità: si costituiscono nuove forme di sé;

-

RIQUADRO 12: LA “PROFEZIA CHE SI AUTOAVVERA” Socialità: si costruisce un legame con i pari;

-

Nel 1968, Rosenthal e Jacobson hanno illustrato gli effetti che le aspettative degli insegnanti possono produrre Fuga: si evade dalla realtà per superare i disagi;

-

sulla performance degli allievi. Gli autori dimostrano che i giudizi, le aspettative e le previsioni circa la Visibilità sociale: si mettono a punto strategie per essere riconosciuti.

-

capacità e le prestazioni altrui finiscono per produrre gli esiti attesi. Così, se all’inizio di un anno scolastico gli Nella vita di gruppo, la presenza di altri gruppi e il contesto sociale sono dunque essenziali.

esperti forniscono agli insegnanti le loro previsioni circa le potenzialità degli allievi, distinguendo i ragazzi più

promettenti da quelli meno brillanti, alla fine del percorso questa differenza verrà effettivamente riscontrata.

In pratica quando gli insegnanti si aspettano che un ragazzo farà bene e sarà in grado di raggiungere traguardi CAPITOLO 5 “PROCESSI INTERGRUPPI E RELAZIONI ALL’INTERNO DELLA COMUNITA”

significativi nell’apprendimento, il risultato finale sarà proprio questo, conformandosi alle loro aspettative.

Non sorprende se questo effetto Rosenthal sia noto come “effetto Pigmaglione”: gli autori sostengono che Introduzione

anche in maniera involontaria, gli insegnanti finiscono per determinare il risultato finale in modo coerente con

i propri atteggiamenti, ossia sostenendo gli allievi da cui si aspettano molto e scoraggiando in maniera sottile e Sono più esposti al rischio di essere vittimizzati ragazzi che possono diventare facilmente oggetto di stereotipi

inconsapevole quelli considerati meno promettenti. Le persone finiscono dunque per adattarsi a ciò che ci si e pregiudizi. Per lo più, questi giovani diventano “vittime designate”; talora, comunque, alcuni di essi

aspetta da loro, ed ecco che ci attiva una profezia che si auto avvera, un circolo vizioso che crea effettivamente finiscono per comportarsi a loro volta da bulli. L’appartenenza, reale o presunta, a una categoria sociale

la realtà corrispondente alle previsioni iniziali. Una forma di profezia che si auto avvera è ad esempio quella stigmatizzata, rende salienti quei ragazzi considerati a vario titolo “diversi”. Basta poco per attivare stereotipi

che riguarda il successo accademico delle donne e la loro propensione a intraprendere percorsi di tipo tecnico- o veri e propri pregiudizi, tanto più che questi hanno la funzione implicita di rassicurare chi li esprime,

scientifico: introiettando un tipico stereotipo per cui gli studi scientifici non sono adatti a una donna, molte rafforzando la sua identità, confermando la rappresentazione positiva di sé. Una delle principali condizioni per

ragazze rinunciano in partenza a una carriera in campo scientifico, e si autoescludono sulla base della l’emergere del bullismo è infatti la percezione di una qualche differenza: questo rischio rappresenta, di per sé,

convinzione di non essere portare per certe materie. per i più giovani, una fonte di intensissima pressione a uniformarsi. Così, intervenire contro il bullismo può

significare anche dover mettere in campo una serie di azioni volte a rendere i singoli meno soggetti al

Come accade spesso, la vittima può essere scelta come parafulmine sui cui si scaricano le tensioni del gruppo. conformismo, alimentando il loro pensiero critico e la capacità di organizzarsi per resistere alle pressioni

Quello di capro espiatorio è un ruolo ingrato ma spesso cruciale, nel quadro delle dinamiche di gruppo, perché esterne. A un livello intergruppi può accadere che gli individui di un gruppo valutino i membri devianti

è questa figura ad assorbire le spinte distruttive e l’aggressività, consentendo al gruppo di salvaguardare le dell’in-group più negativamente dei membri dell’out-group. Questo “effetto pecora nera” è funzionale alla

relazioni tra gli altri membri. In tal senso la vittima può diventare un elemento necessario al gruppo in quanto protezione della positività del gruppo e delle sue norme. Tale effetto si manifesta maggiormente in presenza di

garantisce la sopravvivenza. una minaccia. Un’analisi dei processi intergruppi sottesi agli atti di bullismo suggerisce allora che elevati

livelli di identificazione con il gruppo possono contribuire sia alle azioni dei bulli che allo stress di chi le

4.4 Interazione e comunicazione nel gruppo dei pari subisce.

Gli interventi sul bullismo sono quasi sempre volti a migliorare la comunicazione, favorire l’ascolto attivo e

l’assertività. Sono elementi essenziali di un ascolto attivo la genuina attenzione per il punto di vista dell’altro e RIQUADRO 13 GLI STEREOTIPI

la capacità di manifestare rispetto e accoglienza per il proprio interlocutore: ciò facilita la comunicazione.

17 18

Gli stereotipi (il primo a utilizzare questo termine fu Lippman, interessato a comprendere le “immagini dentro vittime di bullismo presentava, accanto ad altre caratteristiche che abbiamo già considerato, anche scarso

la nostra testa” che determinano la nostra percezione della realtà) sono generalizzazioni cognitive a proposito supporto da parte di insegnanti e genitori e una più bassa identità sociale percepita. Molti bulli trovano

di intere categorie di persone: una forma di conoscenza, semplificata ed economica, che permette di sostegno all’interno di una minoranza deviante, che fornisce loro riconoscimento sociale e approvazione,

sintetizzare l’informazione sociale e che si attiva spesso in maniera automatica, inconsapevole, utilizzando favorendo così la tendenza alla deresponsabilizzazione. Attivare processi di esclusione è funzionale alla

però le inferenze e gli atteggiamenti nei confronti di altre persone. È un tipo di conoscenza rigida, basata sulla stabilità interna del gruppo: coloro che sono esclusi vengono disprezzati e percepiti, talvolta, addirittura come

tendenza a sottovalutare le informazioni dissonanti (rispetto a quelle stereotipiche) e a esagerare la percezione un po’ “meno umani”. Diventa più facile in questo modo prendere le distanze, anche emotivamente, dai

di omogeneità fra gli individui inclusi nella stessa categoria. Quando si cerca di sopprimere uno stereotipo, si membri di un gruppo estraneo. Questa presa di distanza piò avere una funzione difensiva, quando vi siano

possono determinare effetti paradossali: non è possibile sopprimere volontariamente un contenuto mentale ragioni per temere che la condizione di debolezza delle vittime finisca per ripercuotersi anche su se stessi o sul

stereotipico senza richiamarlo alla coscienza, rendendolo quindi anche più saliente. Modificare uno stereotipo proprio gruppo, o quando si debba allontanare da sé la percezione di essere responsabili delle sofferenze

è dunque un’impresa ardua. Ciò avviene per ragioni legate al processo cognitivo (la facilità con cui attiviamo inflitte ad altri. Anche le vittime possono trovare, se vengono accolte in un gruppo coeso, supporto emotivo,

conoscenze di tipo categoriale; la preferenza, una volta formulata un’ipotesi, per le informazioni che la sostegno per resistere e contrastare gli abusi, un’identità, un sistema di valori condivisi da contrapporre a

confermano; la tendenza a percepire un gruppo come un insieme omogeneo), ma anche per altri motivi, legati quelli che alimentano il comportamento dei bulli. Occorre perciò promuovere le potenzialità positive del

alle funzioni sociali degli stereotipi: essi infatti sono anche “sistemi di giustificazione” delle relazioni sociali sentimento di appartenenza. Al tempo stesso, sarebbe vantaggioso creare spazi di inclusione, esperienze di

esistenti, assolvono importanti funzioni identitarie e riflettono le gerarchie sociali esistenti. Gli stereotipi cooperazione che consentano di ridurre la contrapposizione in-group/out-group, individuando un terreno

contengono informazioni che possono dare vita a profezie che si auto avverano e rappresentano la “base comune in cui costruire un “noi” più ampio e condiviso.

cognitiva” del pregiudizio. RIQUADRO 15 LA TEORIA DELL’IDENTITA’ SOCIALE

RIQUADRO 14 MAGGIORANZE E MINORANZE I teorici dell’identità sociale hanno dimostrato (attraverso una serie di ingegnosi esperimenti che impiegano

Fino a tutti gli anni sessanta del secolo scorso, l’attenzione si è concentrata soprattutto sull’influenza esercitata “gruppi minimali”) che il semplice fatto di categorizzare gli individui in gruppi distinti è sufficiente a produrre

dalla maggioranza nei confronti di singoli individui o di piccoli gruppi marginali. Era un approccio una discriminazione a favore del gruppo cui si viene assegnati. Tajfel si concentrò sulle circostanze in cui gli

prevalentemente infragruppo, unidirezionale, in cui gli elementi che non si uniformavano e resistevano individui sono portati ad agire come membri di gruppi particolari, quindi in maniera depersonalizzata, e in

all’influenza erano spesso considerati devianti. Le persone, anche in presenza di stimoli non ambigui e di un base a motivazioni che difficilmente potrebbero essere spiegate riferendosi semplicemente agli atteggiamenti

compito percettivo privo di incognite, sono disposte a negare l’evidenza pur di aderire alle posizioni di una o alle tendenze individuali. Egli considerava dunque l’identità personale e l’identità sociale come poli opposti

maggioranza (anche quando questa fornisce una risposta manifestamente errata). È stato Moscovici a di un continuum: le persone tenderebbero ad agire e a confrontarsi fra loro ora come singoli individui, ora in

ricondurre questa tradizione di ricerca entro un quadro concettuale più ampio, un Modello genetico base alle proprie appartenenze. Turner ha successivamente approfondito e integrato questo modello con la Self

dell’influenza sociale, che introduce una prospettiva bidirezionale, in cui ciascun individuo o ciascun gruppo Categorization Theory: il sé viene visto come un ampio sistema categoriale (una “tassonomia”) caratterizzato

può essere al tempo stesso “fonte e bersaglio” di influenza sociale. Moscovici ha messo a fuoco il ruolo delle da livelli crescenti di astrazione e di inclusività. Ai diversi livelli di confronto sé/altri (livello interindividuale,

minoranze, sottolineando il potere trasformativo dell’influenza che queste ultime riescono, in certe condizioni, intergruppi, “sovraordinato”, cioè che può comprendere anche l’intero genere umano come contrapposto ad

a esercitare. Le minoranze attive possono essere infatti un motore dell’innovazione. Ne fanno parte individui e altri esseri viventi), il sé è comunque implicato. Questi diversi livelli sono fra loro in una relazione di

gruppi capaci di progettare il futuro, di trovare soluzioni originali e di sostenere punti di vista non “antagonismo funzionale”: quanto più diventa saliente un livello di classificazione, tanto meno sono attivati

conformistici. Gli psicologi sociali hanno descritto come “effetto palla di neve” una delle strategie in grado di gli altri possibili livelli. Diverse rappresentazioni del sé possono attivarsi simultaneamente, essere compresenti

promuovere il consenso attorno a posizioni innovative che non godono inizialmente di un’adesione e funzionare in sinergia. I modelli più recenti sottolineano l’importanza di un’identità “duale” oppure

generalizzata. Appare decisivo lo “stile di comportamento”. Gli individui o i gruppi che vogliano provocare sovraordinata, comune a più gruppi: è possibile quindi sperimentare relazioni interpersonali, specifiche, che

l’effetto a cascata qui ipotizzato devono essere credibili, rigorosi, affidabili: sono infatti la “coerenza comportano, simultaneamente, il riferimento a un livello molto più ampio e inclusivo. La capacità di gestire

diacronica e sincronica” (cioè la perseveranza nel tempo e la compattezza fra i membri del gruppo) le appartenenze e identità multiple si presenta come una vera e propria skill for life: consente di sottrarsi a una

condizioni che consentono a una minoranza di imporre progressivamente un cambiamento di prospettiva. visione ipersemplificata della realtà sociale e rappresenta un fattore protettivo, in vista di uno sviluppo sociale

Anche la qualità dell’influenza sociale così prodotta è diversa dalla mera acquiescenza con cui spesso ci si equilibrato, in particolare per gli adolescenti delle ultime generazioni. Le identità multiple, se gestite

conforma alle posizioni della maggioranza. L’influenza minoritaria determina un cambiamento di efficacemente, possono infatti costruire una grande risorsa per gli individui.

atteggiamento più profondo e più duraturo (Moscovici parla a questo proposito di “conversione”). L’influenza RIQUADRO 16 INFRAUMANIZZAZIONE

minoritaria può favorire la creatività. Alcuni autori, partendo da una classica distinzione fra emozioni “di base” (comini a molti esseri viventi) e

Identità sociale e bullismo. “secondarie” (ritenute prerogativa dei soli esseri umani, come ad esempio nostalgia, colpa, indignazione)

Il contenuto dell’identità sociale si specifica in termini di norme, valori, atteggiamenti e credenze condivise hanno illustrato la tendenza a percepire i membri di un gruppo estraneo come “meno umani”: una tendenza

circa la condotta appropriata per un membro di un determinato gruppo. È su questa base che un gruppo si che si esprimerebbe appunto attraverso la riluttanza a riconoscere a queste persone di un gruppo “altro” la

definisce e si differenzia da altre aggregazioni sociali. Il desiderio di essere valutati positivamente può portare capacità di provare emozioni secondarie. Questo impressionante effetto, che mostra come, in maniera spesso

a favorire i membri del proprio gruppo, spesso a discapito di quelli estranei. Ragazzi con una maggiore del tutto inconsapevole, la discriminazione intergruppi può toccare livelli estremi, creando le condizioni per

necessità di autostima potrebbero così manifestare anche più alti livelli di discriminazione e stigmatizzazione forme veramente molto pesanti di pregiudizio.

verso i membri di gruppi “altri”. I teorici dell’identità sociale riconducono in questo quadro l’analisi Bullismo, contesto socioculturale e senso di comunità.

dell’etnocentrismo, la tendenza a svalutare il gruppo estraneo, sviluppando stereotipi e pregiudizi. Questa

tendenza sarà tanto maggiore quanto più si ritiene che la discriminazione possa accrescere il benessere dell’in- Si comincia a parlare ormai di Whole School Approach per sottolineare come gli interventi antibullismo

group. Soprattutto il senso di minaccia rappresenta un potente veicolo di discriminazione e ostilità nelle debbano avvalersi anche del supporto delle comunità locali. Gini ha mostrato che le dinamiche intergruppi

relazioni fra gruppi. Quando i membri di un gruppo si sentono vulnerabili, si concentrano maggiormente influenzano i ragazzi più di altre variabili contestuali. Le tensioni e le ostilità aumentano quando viene

sull’identità sociale condivisa e sulle norme, mirando ad accentuare la compattezza e omogeneità interna. A alimentata la competizione per la conquista di risorse. Viceversa, uno scopo comune, o un obiettivo condiviso,

volte le persone si sentono minacciate anche dalla percezione di un’eccessiva somiglianza: così, anche quando si rivela un potente strumento per migliorare gli atteggiamenti reciproci e accrescere la solidarietà e la

l’out-group è percepito come molto simile all’in-group, la propria istintività può apparire a rischio. Tali coesione. Occorre quindi riferirsi alla cultura o alle culture che fanno da sfondo alle azioni dei singoli e dei

fenomeni possono essere contrastati proprio agendo sulla qualità delle aggregazioni e sui contenuti gruppi, che influenzano le loro percezioni e le loro reazioni agli eventi e che contribuiscono a strutturare i

dell’identità sociale. Un’identità sociale positiva infatti può assumere una funzione protettiva, soprattutto comportamenti e i significati a questi attribuiti in una data comunità. Nell’ambito della psicologia di comunità

quando fornisce supporto sociale e strumenti per fronteggiare le difficoltà. Una percentuale elevata dei ragazzi

19 20

si distinguono molteplici livelli ecologici di analisi e di intervento. Il livello individuale si riferisce alle e l’ostilità reciproca. Sherif illustrò la sua ipotesi in alcuni studi. Furono esperienze condotte in un campo

caratteristiche, alle competenze, alle motivazioni e ai comportamenti dei singoli; il micro livello considera le estivo frequentato da ragazzini, e lo studioso mostrò che la qualità delle relazioni (manipolata attraverso

figure di riferimento, i gruppi formali e informali e le reti sociali; il livello organizzativo comprende le l’introduzione di giochi competitivi, di premi per i vincitori, ecc…) determinava le rappresentazioni

aggregazioni formali, le istituzioni, i luoghi di lavoro, la scuola, ecc…; il livello di comunità mette a fuoco il intergruppi e, nella fase di conflitto, l’ostilità reciproca e la discriminazione. Fu quando le condizioni vennero

territorio, le forme di partecipazione, la struttura dei servizi e delle relazioni fra istituzioni e cittadini e la modificate, e tutti i partecipanti si trovarono a condividere un compito e uno scopo comune, che migliorarono

qualità della vita collettiva, che riguarda anche la convivenza, la struttura urbana, il vicinato; infine, un sensibilmente le rappresentazioni e gli atteggiamenti fra i partecipanti: uno scopo condiviso veicola l’idea di

macrolivello, che si riferisce alle politiche, alla cultura, ai valori di una determinata società, alle condizioni un “noi” più ampio e inclusivo, migliorando le relazioni e accrescendo la cooperazione. La riduzione del

socioeconomiche e alle forme di comunicazione di massa. In funzione del ruolo ricoperto, i ragazzi hanno una pregiudizio intergruppi è uno degli obiettivi centrali degli psicologi sociali. Allport ha proposto la nota

diversa percezione della pericolosità del quartiere in cui vivono e della qualità delle relazioni con l’ambiente “ipotesi del contatto”, in base a cui se si incoraggia il contatto con gli esponenti di un gruppo verso cui si

sociale circostante. Il vicinato potrebbe, in condizioni di sufficiente coesione sociale, svolgere una funzione nutrono pregiudizi, e se il contatto avviene in “condizioni favorevoli”, si potrà osservare una significativa

protettiva e moderatrice degli atti di prepotenza. Oggi esiste una maggiore consapevolezza del bullismo e delle riduzione dell’ostilità e del pregiudizio. Fra tali condizioni favorevoli vi sono, ad esempio, l’omogeneità dello

sue conseguenze. Si è sviluppata una percezione più precisa di questo fenomeno, anche se convivono, in uno status sociale, l’esistenza di un clima positivo e di un adeguato sostegno normativo-istituzionale, la natura non

stesso spazio sociale, esperienze e culture molto differenziate. Spesso, quindi, ci si confronta con una varietà occasionale ma significativa della relazione, il fatto che l’esperienza sia sufficientemente piacevole,

di rappresentazioni e definizioni diverse. Un passaggio preliminare a qualunque possibile intervento consiste gratificante, e inoltre, appunto, la presenza di scopi comuni, sovraordinati. Tutte queste condizioni sono

appunto nel costruire una rappresentazione condivisa di che cosa sia il bullismo e come debba essere potenzialmente presenti nei contesti scolastici: la scuola è tuttora il miglior luogo in cui mettere a punto

affrontato. In effetti la stessa introduzione del termine “bullismo” ha comportato un cambiamento di strategie efficaci per la riduzione dell’ostilità reciproca e dei pregiudizi.

prospettiva e una crescente consapevolezza dei problemi e dei costi dovuti a una cattiva qualità delle relazioni RIQUADRO 18 LE RAPPRESENTAZIONI SOCIALI

fra pari. Questa stessa parola ha assunto via via una connotazione più severa e più precisa, a conferma del fatto

che, nel tempo, le rappresentazioni si evolvono e si trasformano. Thornberg ha analizzato le rappresentazioni Le rappresentazioni sociali sono sistemi di credenze condivise, l’espressione di un a”società pensante”

sociali sottese agli episodi di bullismo. I bambini interpellati indicano, fra le cause principali del bullismo, la (Moscovici) che produce inferenze sugli eventi e sulle relazioni sociali, attribuendo loro un significato,

percezione di qualche difformità o atipicità della vittima. Il bullo viene talora percepito come una persona costruendo vere e proprie “teorie” ingenue: è un sapere basato sul senso comune, focalizzato in particolare

disturbata. Altre motivazioni attribuite al comportamento dei bulli riguardano la ricerca di un posizionamento sulle relazioni, sulle norme e sui valori che esprimono l’identità dei gruppi sociali. È stato soprattutto Doise a

sociale vantaggioso, il desiderio di vendicarsi o di divertirsi, l’effetto di un’influenza negativa da parte dei esplicitare questa connessione dinamica fra rappresentazioni sociali e relazioni intergruppi: le rappresentazioni

compagni e la possibilità che le prepotenze siano compiute in modo casuale, senza riflettere. Alcune di queste sociali possono essere anche considerate come “sistemi generatori di prese di posizione” attraverso cui gruppi

rappresentazioni evidenziano quanto sia facile rendere l’atto aggressivo banale, spogliandolo della sua gravità portatori di istanze, di bisogni e interessi diversi negoziano il proprio spazio e la propria esistenza nel mondo

e rendendo così meno probabile anche la tendenza a intervenire. L’obiettivo è intensificare il confronto e sociale. Alcune rappresentazioni sono prevalenti in un dato momento, in un determinato contesto sociale, ma è

migliorare la comunicazione all’interno delle comunità scolastiche, coinvolgendo le diverse figure implicate. anche vero che molteplici rappresentazioni diverse sono attive contemporaneamente, convivono, e a volte

Ciò consente di esplicitare e di mettere in discussione le norme implicite, gli assunti sottesi ai comportamenti, entrano in conflitto fra loro. Le rappresentazioni sociali sono anche l’espressione delle appartenenze, delle

i modelli cui sono improntate le scelte e le relazioni sociali nei contesti di vita dei ragazzi. In questa linea ha identità collettive. In questo senso, i gruppi sociali esprimono la loro identità e orientano le loro relazioni

ampie possibilità di applicazione, ad esempio, la metodologia del focus group, in base a cui è possibile proprio attraverso le rappresentazioni sociali e le credenze a cui aderiscono. Dal punto di vista psicologico, le

realizzare forme efficaci di ricerca partecipata, di comunicazione e di riflessione condivisa. In queste forme di rappresentazioni sociali si basano su due processi essenziali: ancoraggio e oggettivazione. L’ancoraggio

intervista collettiva focalizzata entrano in gioco le relazioni dinamiche tra i partecipanti, come elemento che consente di trasformare qualcosa di estraneo in familiare, di rapportare oggetti e realtà sconosciute a schemi ed

facilita la generazione dei contenuti, il confronto e lo scambio comunicativo. Hyde e collaboratori hanno esperienze che gli individui posseggono già, di attribuire quindi all’oggetto di rappresentazione un senso e una

affrontato con chiarezza alcuni aspetti metodologici del focus group, con particolare riferimento alla sua rilevanza soggettiva, valori e caratteristiche socialmente riconosciuti. L’oggettivazione consiste invece nel far

validità ecologica. Gli autori richiamano i vantaggi e le cautele da adottare quando si tratta di condurre focus corrispondere a un’idea, a un concetto complesso un’immagine, un nucleo figurativo. In questo senso le

group con bambini e ragazzi, una situazione che, se ben gestita, può alimentare il supporto nel gruppo dei rappresentazioni sociali non sono da considerare come meri “concetti” astratti, ma come veri e propri

coetanei e la condivisione di informazioni ed esperienze, resa più efficace proprio dalla dimensione dello “oggetti” del nostro mondo. Le rappresentazioni sociali offrono materia per la comunicazione interpersonale,

scambio “alla pari” che si può instaurare fra loro. Attraverso una serie di focus group condotti separatamente sociale e di massa: a loro volta, esse sono anche prodotte e alimentate attraverso la comunicazione.

con ragazzi, insegnanti o genitori, è anche possibile portare in superficie i diversi sistemi di interpretazione e

far interagire mondi che altrimenti rischierebbero di rimanere impermeabili l’uno all’altro. In questa linea è Bullismo come violazione dei diritti.

possibile anche ad esempio realizzare simulazioni, forme di role playing, o chiedere ai ragazzi di “disegnare

un bullo”, di rappresentarlo visivamente con il ricorso a tecniche figurative. Queste strategie sono più efficaci In un’ottica “di comunità” è particolarmente significativo concettualizzare il bullismo come violazione dei

di una descrizione puramente astratta e concettuale: perché coinvolgono gli alunni, permettendo loro di usare diritti umani. Le convenzioni internazionali incoraggiano a promuovere tutte le misure e i programmi in grado

la propria abilità per esprimersi, perché possono aiutare le vittime a controllare la propria ansia, a condividere di fornire il necessario sostegno ai più giovani, rimuovendo le cause di maltrattamento e abuso. In materia di

la propria esperienza con i compagni, e perché possono mostrare ai bulli quale immagine hanno di loro gli altri diritti dei bambini e adolescenti, il più importante testo internazionale di riferimento è la Convenzione sui

ragazzi, favorendo una presa di coscienza anche da parte loro. diritti dell’infanzia, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989 e ratificata in Italia nel 1991. Gli psicologi sociali

hanno dato un forte impulso all’analisi dei diritti umani come oggetto di “rappresentazioni sociali normative”.

RIQUADRO 17 OSTILITA’ FRA I GRUPPI E PREGIUDIZIO I principi sanciti nei documenti ufficiali diventano operanti e realmente efficaci solo se entrano a fare parte dei

sistemi di credenze, delle forme di interazione, delle relazioni fra i gruppi, dei processi di influenza sociale.

Nella comprensione delle dinamiche sottese al pregiudizio intergruppi, alcuni autori, come Adorno, hanno Non è affatto una forzatura adottare un approccio che consideri il bullismo come violazione di diritti umani

enfatizzato il ruolo della personalità individuale e delle relazioni primarie in seno alla famiglia, che fondamentali. È infatti una forma di “violenza fisica o mentale” che comporta offese, maltrattamento,

contribuirebbero alla formazione di una “personalità autoritaria”, rigida e intollerante; altri, come Tajfel, sfruttamento: sono, queste, condizioni previste e sanzionate dalle convenzioni internazionali. La possibilità di

invece, si sono concentrati sull’analisi dei processi cognitivi e sugli effetti di una generalizzazione errata posta vivere positivamente l’esperienza scolastica, associando ad essa sentimenti di benessere, senso di sicurezza, è

a supporto di un atteggiamento negativo e discriminatorio. Sherif, invece, mette in primo piano il “conflitto un diritto fondamentale per i più giovani. Il bullismo è anche un’inaccettabile forma di discriminazione verso

oggettivo di interessi”. È la qualità delle relazioni a generare l’ostilità e il pregiudizio intergruppi: un assunto ragazzi più deboli, più isolati e/o appartenenti a gruppi minoritari. Inquadrando il bullismo in tale prospettiva,

che, in anni più recenti, si ritrova in numerosi contributi che mettono a fuoco in maniera originale il rapporto l’attenzione viene posta soprattutto sulle norme e sui valori sottesi alle relazioni sociali. Non è più il singolo

fra pregiudizio e senso di minaccia, mostrando che diversi tipi di minaccia si collegano a diversi tipi di individuo il primo oggetto di riflessione. Viene invece considerata la cultura in cui le persone si muovono e

pregiudizio. Per affrontare con successo il pregiudizio, in effetti, è importante analizzarne le caratteristiche in interagiscono, il clima che si respira in una comunità. Posto in questi termini, l’obiettivo di stabilire precise

modo specifico, differenziando i tipi di minacce percepite e le emozioni intergruppi che sottendono l’antipatia norme istituzionali contro il bullismo rappresenta un passo significativo in difesa della civiltà e della

21 22

democrazia di un paese. Educare ai diritti umani accresce la possibilità di prevenire le forme più gravi del modo prioritario sui bisogni delle vittime di un’ingiustizia, ma anche sui bisogni di chi si rende responsabile di

fenomeno in esame e individua forme accettabili di risoluzione dei conflitti. Un intervento centrato sul rispetto azioni ingiuste. Questi ultimi devono essere incoraggiati e spinti ad assumersi le proprie responsabilità, a

dei diritti umani mette in primo piano le azioni preventive e rappresenta un’opportunità anche per gli autori comprendere le conseguenze delle proprie azioni: si rivolge ai colpevoli offrendo anche a loro una possibilità

delle prepotenze, che possono essere guidati verso l’acquisizione di una maggiore consapevolezza. Occorre in di recupero. Sono dunque previsti azioni formative e interventi trasformativi, volti a ricostruire le relazioni e a

pratica distinguere una disciplina punitiva, in cui si individuano le colpe e si puniscono i responsabili, ripristinare un’immagine di sé positiva, favorendo il reinserimento sociale sia delle vittime sia dei colpevoli.

enfatizzando soprattutto ciò che è successo, da una disciplina induttiva, in cui il responsabile è messo in La giustizia ripartiva punta a mettere al centro dell’attenzione non il reato come violazione della norma, ma la

condizione di fare ammenda e si impegna per non incorrere più in tali mancanze. Gli interventi realizzati in persona, la sua esperienza individuale e sociale, dando risalto, più che alle sanzioni, all’obbligo di rimediare ai

questo quadro sono caratterizzati da elevata “sostenibilità”: l’attenzione viene posta sulla qualità delle torti commessi. Il bullismo è un sistematico abuso di potere, laddove la giustizia ripartiva è precisamente un

relazioni e sulla struttura delle norme, sulla partecipazione e sulla condivisione. L’impegno istituzionale e dei tentativo di ridurre la disparità di potere che influenza e compromette le relazioni sociali. Le pratiche di

singoli a favore del rispetto dei diritti umani non si è purtroppo rafforzato con l’avvento del nuovo millennio, giustizia riparativa accrescono l’empowerment dei singoli e delle loro comunità perché permettono di

mentre molteplici segnali d’allarme sottolineano il bisogno e l’urgenza di correre ai ripari, contrastando le costruire relazioni sane, basate sul supporto e sulla fiducia reciproca. Si tratta di rendere vittime, aggressori e

spinte alla frammentazione e il degrado delle relazioni. Si evidenzia la necessità di interventi di rete, che comunità di riferimento più responsabili verso se stessi e verso gli altri. L’elaborazione di spiegazioni efficaci

coinvolgono diversi soggetti e livelli differenti della vita collettiva. Assumono importanza le risorse legate al di quanto avviene, il sostegno alle vittime, ma anche la promozione di una maniera sana, produttiva di gestire

“senso di comunità”: le strategie che puntano su tali risorse, promuovendo il senso di appartenenza, la il senso di vergogna di chi compie abusi sono aspetti della giustizia ripartiva rilevanti per la vita di una

partecipazione, la fiducia reciproca e la connessione emotiva, hanno maggiori possibilità di produrre risultati comunità. È determinante il modo in cui la comunità gestisce la vergogna: se cioè si sviluppano unicamente

efficaci e durevoli. forme di stigmatizzazione oppure anche strategie reintegrative, volte a condannare gli atti violenti, senza

tuttavia distruggere la persona che se ne è resa responsabile. Le pratiche riparative presuppongono il

RIQUADRO 19 IL SENSO DI COMUNITA’ coinvolgimento di un’intera comunità che partecipa e sostiene nel loro percorso sia la vittima sia l’aggressore

esposto alla disapprovazione generale. La scuola è uno dei luoghi privilegiati in cui attuare una gestione

Per Sarason il senso di comunità (SOC) esprime la percezione di similarità e di interdipendenza, il sentimento costruttiva ed equilibrata dei vissuti di vergogna, dei conflitti e delle forme collettive di riconciliazione.

di appartenere a un’aggregazione stabile e affidabile. McMillan e Chavis hanno proposto un modello Gestire la vergogna richiede la capacità di recuperare coerenza e armonia fra le proprie molteplici identità. La

articolato per rilevare empiricamente il SOC. Il loro Sense of Community Index permette di misurare il SOC capacità di gestire in modo costruttivo la vergogna, il sentimento di appartenenza alla comunità scolastica e il

con riferimento alle quattro dimensioni che lo compongono: rispetto reciproco variano a seconda del ruolo ricoperto dai ragazzi. Gli studenti che non sono né bulli né

vittime risultano più capaci di gestire la vergogna. I loro comportamenti risultano quindi più adattivi, e li

1) sentimento di appartenenza: implica l’identificazione e la condivisione di un sistema simbolico comune. I aiutano a mantenere relazioni sociali più soddisfacenti. I fenomeni di bullismo rappresentano anche una lente

confini stabiliscono chi è incluso e chi è escluso dalla comunità, contribuiscono al senso di sicurezza dei di ingrandimento sulle dinamiche attuali della nostra vita collettiva. Vi è oggi una carenza diffusa di

membri nell’in-group. Il senso di appartenenza è alla base del coinvolgimento; solidarietà e di cooperazione, risorse pure tanto necessarie al nostro benessere. Il perdono si configura infatti

come un’efficace strategia di coping nella gestione delle emozioni negative. Rappresenta anche un possibile

2) influenza: riguarda le modalità con cui i processi mentali, le emozioni e i comportamenti degli individui e percorso nell’approccio al bullismo. Le vittime del bullismo possono adottare il perdono proprio come

dei gruppi sono modificati dalla presenza effettiva o simbolica di altri. Essa si esercita in maniera strategia per alleviare la sofferenza dovuta alle prepotenze subite, per ridefinire cognitivamente la situazione,

bidirezionale: dalle persone nei confronti della comunità e dalla comunità nei confronti delle persone che ne ridurre le ruminazioni negative e l’irrompere di stati d’animo distruttivi. Rendendosi, grazie al perdono, meno

fanno parte; vulnerabili, le vittime potrebbero addirittura scoprire che questo modo di reagire le espone meno a successivi

3) integrazione e soddisfazione dei bisogni. Quanto più sono condivisi in una comunità obiettivi, aspirazioni, atti di bullismo. La superiorità morale di una vittima capace di perdonare potrebbe rappresentare così un

sforzi e valori, tanto più essa sarà capace di organizzare e definire le priorità per la soddisfazione dei bisogni fattore protettivo e perfino una forma di dissuasione per gli aggressori. È importante quindi che la scuola

individuali e collettivi; prenda in carico il perdono come una delle possibili strategie per affrontare le situazioni di conflitto. Il

carattere interpersonale di questa modalità di risposta rende il perdono particolarmente efficace quando la

4) connessione emotiva: sottolinea il legame emotivo che esiste tra i membri; si basa su una storia comune e vittima vive una condizione di isolamento. Perdonare non significa minimizzare la gravità delle violazioni e la

sulla possibilità di riconoscersi in essa, sul coinvolgimento e sulla condivisione di eventi significativi per la responsabilità degli atti compiuti. In questo quadro, il perdono si configura più come una tecnica, una strategia

collettività. per affrontare la situazione, che come una caratteristica temperamentale.

Il SOC appare strettamente collegato al capitale sociale. Il capitale sociale è una risorsa essenziale nella vita RIQUADRO 20 RUMINAZIONI E PENSIERI NEGATIVI

delle comunità, un “fattore che rende possibile l’azione sociale e la ricerca efficace del bene comune”. È il

collante che ci tiene insieme e che permette di sviluppare fiducia reciproca, intenti comuni, simpatia e Il termine “ruminazione” o “ruminazione mentale” indica un ciclo di attività cognitiva volontaria, focalizzata

relazioni positive fra i membri di una comunità. Queste risorse immateriali possono anche contribuire a su un unico tema ricorrente, avente originariamente carattere strumentale, cioè legato a uno scopo, di solito

fronteggiare con successo i problemi socioeconomici e le sfide della società contemporanea, contribuire a dopo un insuccesso o allorquando l’individuo sperimenti un insufficiente avvicinamento a uno scopo

sviluppare la cooperazione e la partecipazione democratica. Non necessariamente una comunità compatta e valorizzato, tale da far anticipare il suo mancato raggiungimento. Zeigarnik mostrò la maggiore persistenza in

fortemente coesa descrive una condizione sana e positiva. In tali condizioni possono anche svilupparsi forme memoria del ricordo di compiti interrotti. Ciò che viene chiamato suspense, nei film ad elevata tensione, è

di discriminazione e di ostilità nei confronti degli outsider. È auspicabile puntare a costruire comunità considerato in qualche modo collegato a questo fenomeno che mostra come l’informazione attinente ai

inclusive, solidali, in grado di gestire la crescente complessità del nostro mondo, di favorire la comprensione e compiti non portati a termine (o agli insuccessi) resti disponibile alla memoria, diventando maggiormente

il rispetto reciproco. accessibile al richiamo mnestico. Martin e Tesser hanno considerato la ruminazione come un effetto di

iperaccessibilità dei pensieri associati agli obiettivi mancati, in principio adattivo, in quanto permetterebbe il

Equità e senso di giustizia. riesame delle circostanze che hanno portato al fallimento, quindi la ricerca di soluzioni più incisive. La

ruminazione viene infatti costantemente riattivata in modo spontaneo, anche sulla base di una stimolazione

Non sempre ci si interroga sulle norme o le pratiche vigenti all’interno di un’istituzione, su quanto esse siano esterna minimale, finchè l’individuo non raggiunge lo scopo, oppure rinuncia ad esso. Molti autori hanno

adeguate e coerenti in termini di rispetto dei diritti fondamentali. In tali contesti, la percezione di equità ha sottolineato il carattere disadattivo della ruminazione. Innanzitutto essa assorbe molte risorse, distogliendo

un’importanza cruciale. L’equità deve essere praticata quotidianamente per poter essere poi proposta come l’individuo dall’esecuzione dei compiti correnti: interrompere la ruminazione non è quasi mai facile, anche

norma condivisa all’interno delle relazioni. Sperimentare a scuola un senso di ingiustizia può essere perché gli individui hanno raramente una consapevolezza dei propri scopi oppure li definiscono in modo

considerato un fattore di rischio, una fonte di stress e anche una minaccia per il funzionamento delle comunità irrealistico o vago. La ruminazione, essendo generata dal mancato raggiungimento di scopi, è vissuta come

scolastiche. All’interno del gruppo classe si richiede la disponibilità e la capacità di attuare pratiche di fallimento. Questo comporta, da un lato, un’eccessiva focalizzazione sugli stati di umore negativo associati ai

“giustizia riparativa”. Con questa espressione ci si riferisce a un modello e a un insieme di pratiche centrate in

23 24


ACQUISTATO

8 volte

PAGINE

17

PESO

309.03 KB

AUTORE

roxx86

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in psicologia clinica dello sviluppo e delle relazioni
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher roxx86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia sociale e di comunità e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Serino Carmencita.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Psicologia sociale e di comunità

Riassunto esame Psicologia, prof. Serino, libro consigliato Fondamenti di psicologia di comunità, Santinello, Dallago, Vieno
Appunto
Riassunto esame Psicopatologia, prof. Stella, libro consigliato I destini di Narciso, Stella
Appunto
Psicologia forense oggi
Dispensa
Memoria per i volti
Dispensa