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Capitolo 1: I GRUPPI

Bion ha iniziato la costruzione del suo pensiero teorico con gli studi condotti sui gruppi

dal 1943 al 1952: fu, infatti, incaricato dall’esercito inglese durante la II guerra

mondiale di occuparsi di soldati affetti da nevrosi di guerra ed egli sperimentò con

questi soggetti della terapie di gruppo nell’ospedale psichiatrico militare di Northfield,

che in seguito applicò anche ai civili alla clinica Tavistock di Londra.

Secondo Bion, gli individui si riuniscono in gruppo per perseguire un obiettivo: in un

gruppo terapeutico l’obiettivo è quello di studiare le tensioni, le emozioni che si hanno

nel momento in cui più individui si riuniscono a formare un gruppo, il quale è

considerato da Bion come un tutto dotato di funzioni proprie (e non come la somma

degli individui che lo compongono e delle loro dinamiche personali); inoltre, il gruppo

ha una sua propria esistenza e, inconsciamente, lo scopo diventa quello della

sopravvivenza del gruppo stesso.

Vi sono due tipi di tendenze a reagire nel gruppo:

1. una diretta alla realizzazione del compito per il quale il gruppo è stato costituito;

2. una che sembra opporsi alla realizzazione del compito, ad un’attività più regressiva

e primaria.

Il raggiungimento degli obiettivi per i quali il gruppo è stato costituito comporterebbe

lo scioglimento del gruppo e quindi il gruppo comincia a lottare per la sua

sopravvivenza e a muoversi nella direzione opposta.

Per riferirsi a questi fenomeni, Bion utilizza una terminologia specifica.

Mentalità di gruppo il termine designa l’attività mentale collettiva che si produce

quando le persone si riuniscono in gruppo (il gruppo, in molte circostanze, funziona

come un’unità).

La mentalità di gruppo è costituita dall’opinione, dalla volontà o dal desiderio unanimi

del gruppo in un determinato momento. Gli individui vi contribuiscono in forma

anonima e inconscia.

Essa può essere in conflitto con i desideri, le opinioni o i pensieri degli individui,

provocando fastidio, rabbia o altre reazioni.

La mentalità di gruppo è il contenitore di tutti i contributi (contenuto) dei membri del

gruppo, cioè degli assunti di base.

Cultura del gruppo il termine designa l’organizzazione del gruppo che in un

determinato momento può essere vista come la risultante dei rapporti scambievoli tra

mentalità di gruppo e desideri dell’individuo.

L’organizzazione che il gruppo adotta sorge dal conflitto tra la volontà collettiva

anonima e inconscia e i desideri e le necessità individuali.

Assunto di base serve a qualificare la mentalità di gruppo: esso è, infatti, il

contenuto della mentalità di gruppo.

L’assunto di base è caratterizzato dall’azione esercitata sul gruppo da emozioni

intense, primitive e inconsce, da bisogni di soddisfazione immediata e che

determinano l’organizzazione e la cultura del gruppo. Gli assunti di base si esprimono

anche in fantasie di gruppo di tipo magico e onnipotente relative al modo di

raggiungere i suoi scopi o soddisfare i suoi desideri.

Gruppo in assunto di base (gruppo basico) si riferisce alla struttura e

organizzazione adottata dal gruppo in funzione dell’assunto di base operante.

Contrapposta a questa organizzazione vi è quella del gruppo di lavoro (vedi avanti).

Valenza è la capacità dell’individuo di partecipare all’attività mentale del gruppo in

accordo con gli assunti di base.

Tale termine è ripreso dalla chimica ed è utilizzato per indicare la forza che lega e

combina gli individui nell’attività del gruppo basico.

Gli assunti di base individuati da Bion sono 3: 1

1. Assunto di base di dipendenza (ABD) nella convinzione del gruppo di

consiste

essere riunito affinché qualcuno (il leader), da cui il gruppo dipende in modo assoluto,

provveda a soddisfare tutte le necessità e desideri.

La cultura del gruppo dominata dall’assunto di base di dipendenza si organizza attorno

alla figura di un capo da cui dipendere totalmente, a cui delegare la risoluzione dei

problemi e la soddisfazione dei bisogni del gruppo e dei singoli: ciò diviene

un’aspettativa e una pretesa del gruppo nei confronti del leader, il cui ruolo è

attribuito al terapeuta che coordina il gruppo.

Tuttavia, il terapeuta si sottrae a questo ruolo facendo emergere le fantasie del

gruppo, fornendo interpretazioni mirate alle emozioni del gruppo e stimolando la

produzione di pensieri da parte del gruppo stesso.

Il gruppo può percepire la frustrazione dei propri bisogni immediati come una

provocazione e reagire come per proteggersi da un pericolo di disgregazione,

attraverso una forza potenzialmente distruttiva che produce mutamenti nella struttura

del gruppo (ciò che Bion ha chiamato cambiamento catastrofico):

- passare ad un altro assunto di base;

- sostituire il leader, spesso con il membro più malato del gruppo;

- sostituire il leader con la storia, con le tradizioni del gruppo in modo da ostacolare

l’emergere di idee nuove;

- produrre una nuova forma di organizzazione che richiede la partecipazione di un

gruppo esterno, per influenzarlo o esserne influenzati (forma aberrante/deviante)

2. Assunto di base di attacco-fuga (ABF) nella convinzione del gruppo

consiste

che esiste un nemico da attaccare o da cui bisogna fuggire.

La cultura del gruppo dominata dall’assunto di base di attacco/fuga trova il suo leader

in personalità paranoidi.

Il leader deve alimentare l’idea che esiste un nemico, all’interno o fuori del gruppo, dal

quale difendersi o fuggire e che può essere un membro del gruppo, il terapeuta, le sue

parole, la malattia fisica o mentale.

L’ostilità può assumere diverse forme, come reazioni rabbiose contro il terapeuta o

contro un membro del gruppo; la forma aberrante consiste in attività tendenti ad

impossessarsi della persona del terapeuta, o di gruppi esterni ed esserne posseduti

dalle sue idee o opinioni.

3. Assunto di base di accoppiamento (ABA) nella credenza collettiva

consiste

ed inconscia che, qualunque siano i problemi e le necessità attuali del gruppo, essi

saranno risolti da un avvenimento futuro o da un essere non ancora nato, un futuro

leader che salverà il gruppo: si tratta di una speranza di tipo messianico che non

dovrebbe mai realizzarsi perché la nascita implicherebbe cambiamento.

La forma aberrante di questo tipo di gruppo è la scissione: di fronte alla minaccia

dell’evoluzione della nuova idea il gruppo può scindersi, per cui una parte nutrirà la

speranza messianica (continuerà ad agire secondo l’assunto di base di

accoppiamento) e un’altra parte funzionerà come gruppo in assunto di base.

Caratteristica comune a tutti i gruppi in assunto di base è l’ostilità con cui si

oppongono a qualunque stimolo verso la crescita e lo sviluppo.

Il linguaggio non appare sviluppato come una forma di pensiero ma è usato come

forma d’azione.

Inoltre, il gruppo in assunto di base è estraneo alla nozione del tempo e pertanto non

tollera la frustrazione.

Gruppo di lavoro (gl) è un tipo di mentalità di gruppo che esige dai suoi membri

capacità di collaborazione e sforzo. Si costituisce grazie ad una certa maturità e

addestramento specifico ed implica il contatto con la realtà, tolleranza della

frustrazione, controllo delle emozioni.

Il leader è colui che si dimostra capace di fornire una possibilità (utilizzando metodi

razionali e scientifici): ciò può essere doloroso ma promuove una crescita e una

maturazione nel gruppo e nei suoi membri.

La funzione del gruppo di lavoro è lo scambio verbale e l’azione che ne risulta. 2

Il gruppo di lavoro tollera la frustrazione e consente l’evoluzione di idee nuove, idee

che non sono deificate, negate o espulse come nel gruppo basico.

Gruppo specializzato di lavoro sono quei sottogruppi che adempiono la funzione

di gruppo specializzato di lavoro per il resto della società; in pratica sono i “gruppi

istituzione” come la chiesa (con assunto di base di dipendenza), l’esercito (con

assunto di base attacco-fuga) e l’aristocrazia (con assunto di base di accoppiamento).

Il fallimento di uno di questi sottogruppi istituzionalizzati nel contenere l’assunto di

base provocherà reazioni nel sottogruppo/società di cui fa parte: di conseguenza si

produrrà una nuova strutturazione che potrà evolversi verso il mutamento o riattivare

le tendenze ad evitarlo.

Cambiamento catastrofico è una congiunzione costante di fatti* (che possono

essere osservati quando compare un’idea nuova) la cui realizzazione si può avere in

campi diversi (società, seduta psicoanalitica, gruppo, mente).

L’idea nuova contiene una forza potenzialmente distruttiva che sconvolge la struttura

del campo nel quale si manifesta: per ex. una nuova scoperta sconvolge la struttura di

una teoria preesistente; nei gruppi terapeutici l’idea nuova produce un cambiamento

nella struttura del gruppo.

Utilizzando il modello contenitore-contenuto, è possibile studiare le possibili

interpretazioni tra l’idea nuova che può essere vista come un contenuto, e i vari campi

(società, seduta psicoanalitica, gruppo, mente) che possono essere visti come un

contenitore.

*I fatti sono la violenza, l’invarianza (ciò che permette di riconoscere nella nuova

struttura aspetti della precedente) e la sovversione del sistema. Essi sono inerenti a

tutte le situazioni di crescita.

Il mistico e il gruppo Bion esamina l’effetto che il sopraggiungere di una nuova

idea produce sul rapporto tra contenitore e contenuto.

Egli utilizza il termine mistico/genio per riferirsi agli individui eccezionali portatori di

novità (nuovo contenuto) in qualunque campo (artistico, religioso, ecc.) in un gruppo

(contenitore).

A capo del gruppo vi è l’establishment, cioè colui che tenta di contenere la novità e

proteggere il gruppo da questa distruzione limitando il suo potere distruttivo o

traducendo l’idea geniale in termini comprensibili a chi non è geniale.

Il rapporto tra il mistico ed il gruppo può essere:

- conviviale (coesistono senza influenzarsi reciprocamente)

- simbiotico (c’è confronto e crescita per entrambi)

- parassitario (c’è invidia e distruzione reciproca).

Capitolo 2: PSICOSI

L’individuo, in qualunque tappa del suo sviluppo, affronta fenomeni emotivi di natura

diversa e li risolve in modo particolare: per affrontarli dispone della coscienza.

Bion postula la sua esistenza alla nascita (anche se in forma rudimentale). Il suo

sviluppo richiede stimoli che all’inizio sono i sentimenti e dopo tutta la gamma dei

fenomeni mentali.

Il contatto con la realtà interna ed esterna è strettamente connesso con questo organo

e il modo di affrontare tale realtà dipende dal suo funzionamento.

In tale contesto, la personalità psicotica equivale ad una modalità del funzionamento

mentale, coesistente con altre modalità di funzionamento.

Per Bion è di fondamentale importanza, per la comprensione dei fenomeni associati al

processo psicotico, la concettualizzazione di personalità psicotica.

Quindi l’obiettivo principale dell’analista è comprendere ed interpretare questi

fenomeni che si presentano alla sua osservazione.

PERSONALITA’ PSICOTICA concetto di personalità psicotica si riferisce ad uno

il

stato mentale le cui manifestazioni si evidenziamo nella condotta, nel linguaggio e

nell’effetto che producono sull’osservatore.

Tratti che caratterizzano la personalità psicotica sono: 3

- intolleranza della frustrazione unita al prevalere degli impulsi distruttivi (che si

manifestano con odio violento verso la realtà esterna ed interna) e a causa dei quali

l’amore si muta in sadismo; inoltre, si caratterizza per il timore di un annientamento

imminente, che configura il tipo specifico di relazioni oggettuali che tende a stabilire:

si tratta di relazioni precoci e precipitose, precarie e fragili.

Si tratta di un elemento di fondo della parte psicotica legato al fatto che essa non può

sopportare

di trovarsi di fronte ad un qualcosa che non solo dice di “no” ma anche “aspetta”.

Quindi diventa importante la nozione di “tempo” che evidenzia come la parte psicotica

della mente non capisce il senso di un aspettare perciò è capace di rispondere soltanto

“sì” o “no”. In essa il concreto e l’immediato diventano gli aspetti dominanti che

determinano delle risposte aggressive in quanto coerenti con l’idea e la paura di

essere aggrediti.

- impulsi distruttivi ed aggressivi che si manifestano con un odio violento verso la

realtà sia interna che esterna che si estende ai sensi, alle parti della personalità e agli

elementi psichici che servono al contatto con la realtà. Ad essi si unisce la sensazione

di dover attaccare violentemente il funzionamento della mente. Di fronte ad una realtà

che “dice di no”, la personalità psicotica, che non riesce ad accettare il rifiuto, ha due

possibilità: attaccare la frustrazione sul piano della realtà affrontando l’altro o

fisicamente o simbolicamente (ex: “tu mi dici di no ed io faccio in modo che tu per me

non esisti”) o attaccare l’apparato che serve per pensare così distrugge la funzione

mentale percettiva ossia il canale che permette di percepire la realtà e che può essere

paragonato agli occhi.

Si tratta di un’amputazione delle funzioni che è pericolosa perché più il soggetto

attacca le funzioni mentali e più impedisce a se stesso di averle a disposizione per

ogni attività mentale: il soggetto o elimina ciò che gli produce la frustrazione o elimina

la parte della mente che gli permette di percepire la frustrazione.

- timore di un annientamento imminente legato al vissuto dello psicotico della

frantumazione degli oggetti. L’annientamento e il danneggiamento imminente fa sì

che lo psicotico sperimenti un’angoscia costante perché la sua sensazione non è

quella di scomparire ma quella di essere frammentato. Si tratta del paradosso

psicotico per cui il soggetto si distrugge ma esiste. Tale vissuto caratterizza le diverse

relazioni che lo psicotico può stabilire e tra le quali rientra il transfert analitico attivato

con una modalità di funzionamento psicotico.

Non è vero che in lui manca la comunicazione affettiva; c’è una particolare tipologia di

legami affettivi e di relazioni che sono notevolmente precipitosi e precoci ossia che

vengono creati istantaneamente senza alcuna riflessione. Infatti, quando si entra in

contatto con la parte psicotica di un soggetto è possibile notare come

immediatamente per lui o siamo amati o siamo odiati senza possibilità intermedie,

legami totali molto forti e ostinatamente mantenuti che però, paradossalmente, sono

anche molto deboli, fragili e precari perché possono passare istantaneamente al

sentimento opposto. Infatti, l’estremizzazione genera incertezza perché il soggetto non

sempre è sicuro di voler restare nell’estremo in cui si trova ma ha timore a cambiarlo

perché dovrebbe passare nettamente all’estremo opposto, mentre la graduazione dei

sentimenti produce certezza in quanto permette di muoversi nei diversi livelli

intermedi fino a quando non si è trovato quello che da la sicurezza e la certezza.

- le attività mentali e i legami con gli oggetti appaiono mutilati e trasformati in piccole

particelle o frammenti che possono essere sperimentate come in possesso di una vita

indipendente oppure come qualcosa di pericolosamente minacciante che proviene

dall’esterno.

In entrambi i casi il soggetto psicotico sente la necessità che le stesse vengano

espulse violentemente e realizza la loro espulsione o evacuazione attraverso

l’identificazione proiettiva patologica, possibilmente in un’altra persona che possa

4

accogliere i propri contenuti mentali. L’identificazione proiettiva patologica può

assumere diverse modalità di funzionamento (per ex. può avvenire con l’utilizzo del

corpo producendo agitazione, stereotipie, tic e malattie psicosomatiche le quali

manifestano tutte degli ingorghi prodotti da un sovraccarico di elementi beta).

Bion considera l’identificazione proiettiva come l’origine dell’attività che in seguito

si esprimerà come la capacità di pensare: esso, infatti, costituisce uno dei fattori

principali nella formazione dei simboli e nella comunicazione umana e determina la

relazione di empatia con l’oggetto, per la possibilità di mettersi al posto dell’altro e di

comprendere meglio i suoi sentimenti.

Il meccanismo dell’identificazione proiettiva fu descritto dalla Klein come la fantasia

onnipotente secondo la quale le parti indesiderate della personalità e degli oggetti

interni possono essere dissociate, proiettate e controllate nell’oggetto in cui vengono

proiettate.

Questo meccanismo è assai attivo nei primi mesi di vita e ha la funzione di liberare l’Io

dalle parti cattive, di preservare le parti buone proteggendole da un mondo cattivo

interno, di attaccare e distruggere l’oggetto. Una delle conseguenze di questo

processo è che, proiettando le parti cattive (fantasie e sentimenti cattivi) in un seno

buono, il lattante potrà reintroiettare il proiettato in forma modificata, cioè più

tollerabile.

L’identificazione proiettiva patologica, invece, è intesa da Bion com

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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