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Capitolo 1: La scienza psicodinamica, il suo oggetto e il suo metodo

La psicologia dinamica può essere capita a fondo solo nella prospettiva della sua storia. Essa è legata alle idee di Freud, alle vicende della psicoanalisi e ad altre tematiche non esclusivamente legate al mondo della clinica. L’esordio decisivo del metodo e dell’oggetto della psicologia dinamica è rappresentato dall’opera di Freud “L’interpretazione dei sogni” del 1899.

Tuttavia, non si può far coincidere la psicologia dinamica con la psicoanalisi tipicamente freudiana: infatti, sotto la stessa definizione di psicoanalisi si sono sviluppati punti di vista spesso molto distanti e in aperto conflitto con le posizioni espresse da Freud (come quelle di M. Klein, Horney, Erickson, Fromm, Winnicott, Bion, Bowlby, ecc.), mentre ve ne sono altri che hanno inteso costruire modelli alternativi a quello di Freud (come quello di Jung sulla psicologia analitica oppure di Lacan che ha fondato una sua Ecole Freudienne).

Altri contributi non meno importanti sono quelli articolati su fondamenti filosofici, legati agli sviluppi della fenomenologia, dell’esistenzialismo e dell’antropoanalisi i cui maggiori rappresentanti sono Jaspers, Minkowsky e Binswanger.

Ulteriori contributi che vanno menzionati sono quelli di Adler (che abbandonò la scuola psicoanalitica ortodossa per divergenze sia di carattere teorico sia personale con il fondatore della psicoanalisi, e fondò una propria scuola, la Società di psicologia individuale), di Moreno (fondatore del psicodramma, una sorta di teatro terapeutico), di Murray ed Allport (significativi per la teoria psicodinamica della personalità) ma anche di Lewin (psicologo sociale che ha apportato, però, notevoli contributi di valenza dinamica grazie ai suoi studi sulla dinamica della personalità e sulla dinamica di gruppo).

Fu lo stesso Freud a formulare il punto di vista dinamico nella costruzione della cosiddetta metapsicologia, ma è impossibile stabilire perché si è affermata la denominazione di psicologia dinamica piuttosto che energetica o strutturale. È, invece, più chiaro spiegare perché non è stata utilizzata la definizione di psicoanalisi: il motivo è legato alla storia e alle vicissitudini del movimento psicoanalitico, in particolare della Società Psicoanalitica fondata da Freud, che da sempre ha generato conflitti, espulsioni e un atteggiamento di chiusura nei confronti di nuove idee e modelli operativi, ma ha anche negato il controllo e la verifica esterna da parte delle istituzioni sociali.

Tuttavia, mentre il metodo e alcuni concetti fondamentali della psicoanalisi possono essere considerati assimilati e diffusi, anche al di fuori delle istituzioni psicoanalitiche tradizionali, oggi appare molto problematica l’evoluzione delle Società psicoanalitiche stesse. Cremerius sostiene che sia dovuta a una divergenza tra le idee fondanti la psicoanalisi e i principi ai quali si sono ispirate le Società psicoanalitiche; tale divergenza è evidenziata da:

  • Una struttura autoritario-gerarchica dell’Unione psicoanalitica internazionale;
  • Il criterio di ammissione dei candidati alla formazione mostra i caratteri ecclesiastico-seminariali (chiesistici): una società del tutto simile a una chiesa che debba proteggere dogmi di carattere misterico-religioso, invece che un centro promotore di ricerca e di confronto, con la conseguente auto ghettizzazione delle associazioni psicoanalitiche;
  • Lo scarso interesse per la società per i fenomeni culturali e storici (per esempio, l’Unione psicoanalitica internazionale tacque sulla guerra del Vietnam e su altre guerre, sulla repressione delle minoranze, sulle sofferenze dell’infanzia, ecc.);
  • La teoria stessa ha spesso trascurato di riconoscere nei fattori sociali e culturali i fondamentali condizionamenti storici e contestuali delle forme di psicopatologia e della struttura stessa della personalità;
  • La psicoanalisi ha spesso finito per occuparsi dei pazienti di classi più elevate, derivando dall’esperienza di questa fascia sociale una conoscenza clinica della società e il materiale per lo sviluppo della teoria: ciò contribuisce ad aumentare una posizione elitaria della psicoanalisi e la rende marginale in un mondo nel quale la psicoterapia può essere necessaria.

Quindi, pur essendo la psicologia dinamica debitrice alla psicoanalisi della propria nascita e dell’essenza del suo campo e metodo di indagine, essa non può riconoscersi in una esclusiva appartenenza alle associazioni di psicoanalisi tipicamente freudiane, trovando quindi immediata diffusione in ambito accademico: in primo luogo perché evitava all’istituzione universitaria di diventare luogo di riproduzione del modello proprio delle Società psicoanalitiche; in secondo luogo, non aveva le pretese autolegittimanti delle associazioni psicoanalitiche e quindi era aperta al più ampio confronto.

Oggetto della psicologia dinamica

Oggetto della psicologia dinamica è l’esperienza che il soggetto umano fa degli oggetti, compreso se stesso: tali oggetti non hanno statuto di materia, la loro essenza è metaforica e di ordine culturale (prospettiva antropologica). La realtà abitata esclusivamente dagli esseri umani è popolata da sedimenti cognitivi, affettivi, simbolici e relazionali dell’esperienza: è un mondo concepito, cioè ereditato culturalmente e generato creativamente dal soggetto, e non fissato da leggi naturali.

Tuttavia, tra antropologia e psicologia dinamica vi sono delle differenze:

  • La conoscenza antropologica riguarda il livello sovrasoggettivo, mentre quella psicodinamica riguarda l’universo soggettivo e intersoggettivo;
  • L’antropologia utilizza il metodo osservativo-comparativo (etnografico), mentre la psicodinamica utilizza il metodo con-partecipativo (auto-etero osservativo) basato sulla partecipazione (relazionale ed emotiva) del conoscente insieme all’oggetto della sua conoscenza (gli altri in quanto persone): in pratica, la conoscenza psicodinamica può avvenire solo tramite la relazione tra persone in quanto i suoi contenuti possono essere compresi solo attraverso la relazione inter-soggettiva (i contenuti sono gli affetti che danno senso e significato alla relazione soggettiva).

Inoltre, vi sono delle differenze tra psicologia dinamica e scienze cognitive: infatti, la psicologia dinamica esplora gli aspetti non consapevoli, le forze motivazionali di valenza affettiva mentre le scienze cognitive fanno riferimento al pensiero come processazione di informazioni (simili a quelle effettuate dai computer). Tuttavia, non mancano autori (come per esempio la Bucci) che stanno cercando di coniugare il punto di vista cognitivo con quello psicodinamico.

Oltre a ciò, la psicologia dinamica è molto legata all’ermeneutica, in quanto ha offerto un contributo di metodo al procedere della conoscenza psicodinamica. L’ermeneutica può essere definita come la scienza degli atti di interpretazione applicati sia a testi e documenti storici, letterari e filosofici, sia a testi verbali, ad atti o comportamenti.

Un concetto di interesse per la psicologia dinamica è quello di circolo ermeneutico, in base al quale il processo di conoscenza si muove in un ambito che comprende la relazione tra autore, interprete e testo: il testo è costituito da quanto avviene nella relazione tra i protagonisti, i quali sono contemporaneamente autori e interpreti di quanto si produce nel loro dialogo. Dall'incontro di queste prospettive scaturisce la verità del testo, che non esaurisce mai completamente l'interpretazione, poiché trova i suoi limiti nella soggettività e nella situazione storico-culturale entro cui il soggetto inevitabilmente si trova.

Tuttavia, la comprensione clinica tende a consentire al soggetto-oggetto di conoscenza di vedersi e di comprendersi attraverso la relazione con l’altro: per esempio, l’empatia consiste nel mettersi nei panni dell’altro con la consapevolezza di restare se stesso, per comprendere l’altro in modo più profondo. Nel processo di comprensione psicodinamica, quindi, il disagio psichico o mentale non fa riferimento a degli schemi, a dei parametri classificatori, ma fa riferimento alla logica ermeneutica intesa come una ricerca metodica sempre aperta.

La psicologia dinamica può essere definita una scienza clinica in quanto ha un metodo e un oggetto specifici:

  • L’oggetto è l’esperienza di soggetti-persone (soggettività): i contenuti di questa esperienza non possono essere colti oggettivamente da un altro soggetto in quanto non possono essere osservati naturalisticamente;
  • La relazione intersoggettiva è il contesto specifico dell’esperienza del soggetto in cui si generano, si sviluppano e vivono i processi mentali, e in cui possono essere osservati e conosciuti;
  • Lo strumento della conoscenza e della trasformazione attraverso la relazione sono i fenomeni di trasmissione, comunicazione e influenza intersoggettiva;
  • L’influenza intersoggettiva non è solo interazione, ma anche sintonizzazione emotiva e affettiva, identificazione (si ha quando modi di essere e di sentire di una persona vengono assunti come propri da un’altra, spesso senza alcuna consapevolezza), proiezione e introiezione di sentimenti, pensieri, fantasie che si verificano nella vita di relazione;
  • Il metodo è non direttivo, nel senso che non ha una direzione a priori in quanto la conoscenza psicodinamica non conosce in anticipo il suo oggetto e la sua direzione (che possono manifestarsi secondo modalità libero-associative);
  • La verifica della conoscenza psicodinamica è legata alla chiarezza del setting (cioè dei parametri che descrivono sia le condizioni spazio-temporali e contestuali, sia la scelta del modello operativo, della teoria di riferimento).

Capitolo 2: I fondamenti della psicoanalisi freudiana

La medicina ufficiale dell’800 tendeva a interpretare tutti i disturbi della personalità (psichici e fisici) in chiave somatica e quindi a non ricercare la vera causa di quegli stati psiconevrotici (come le isterie) in un conflitto tra forze psichiche inconsce, guaribili attraverso l’ipnosi (sostituita in seguito dal metodo delle libere associazioni e poi dall’interpretazione dei sogni).

Freud intendeva col termine psicoanalisi tre cose:

  • Un metodo di indagine del significato inconscio dei discorsi, delle azioni e delle produzioni immaginarie (sogni, fantasie, deliri) del soggetto;
  • Una tecnica terapeutica fondata su tale indagine (transfert, interpretazione dei sogni, libere associazioni, difese, ecc.) per trattare le nevrosi;
  • Una teoria psicologica e psicopatologica fondata sui dati ottenuti con il metodo psicoanalitico (cioè la metapsicologia).

La psicoanalisi ha avuto origine dallo studio del comportamento patologico, tuttavia Freud l’ha utilizzata anche in altri ambiti, come in antropologia, in letteratura, nell’arte, nella mitologia, nel folklore, nello studio del linguaggio, della religione e della società. L’oggetto di studio della psicoanalisi è il comportamento umano nella sua interezza, cioè il comportamento normale e patologico, visibile (come nelle forme d’arte) e non visibile (come i sogni, le fantasie e i pensieri).

L’analisi del comportamento umano si fonda su due ipotesi fondamentali che sorreggono il modello psicoanalitico della mente:

  • La prima ipotesi è quella del determinismo psichico o di causalità, in base al quale la causa del comportamento umano non è casuale, ma psichica (a differenza del precedente pensiero organicistico della psichiatrica kraepeliniana, secondo il quale le malattie mentali avessero un’origine organica ed ereditaria): infatti, quando i pazienti isterici, posti in uno stato ipnotico, collegavano i loro sintomi ad esperienze passate, a pensieri, a sentimenti dando loro un significato e una causa psichica, i sintomi scomparivano;
  • La seconda ipotesi è quella del determinismo psichico inconscio, in base al quale l’attività psichica è determinata da cause che non sono sotto il controllo della coscienza.

La metapsicologia

La metapsicologia è la dimensione teorica della psicoanalisi e studia il comportamento umano da tre punti di vista:

  • Punto di vista topico: il termine topico deriva dal greco topos che significa luogo; in questo caso Freud, metaforicamente, immagina la mente come un luogo psichico;
  • Punto di vista dinamico, in base al quale l’apparato mentale viene visto come un sistema tensio-riduttivo, finalizzato a scaricare l’energia psichica;
  • Punto di vista economico, in base al quale l’apparato psichico tende a mantenere più bassa possibile la quantità di energia che circola in esso (principio di costanza; principio di piacere).

Punto di vista topico

Egli propone due topiche, cioè due strutture dirette:

  1. Nella prima topica (primo punto di vista topico) divide l’apparato psichico in conscio, preconscio e inconscio. Egli sostiene che la mente umana sia un sistema unitario, in cui conscio e preconscio sono gli estremi di un continuum:
    • Il sistema inconscio è il luogo psichico più vicino alla sorgente pulsionale; il suo contenuto è costituito da un nucleo originato filogeneticamente (costituito cioè da formazioni psichiche ereditarie simili all’istinto degli animali) e dal rimosso (cioè da moti di desiderio che hanno subito la rimozione primaria): le rappresentazioni pulsionali tendono a farsi strada per accedere prima al sistema preconscio e poi al sistema conscio, ma sulla loro strada incontrano la censura che esercita un controllo dopo il quale possono essere respinti nell’inconscio (rimosse) o passare al sistema successivo subendo una deformazione; questi contenuti sono accessibili alla coscienza in termini di derivati (come i lapsus, i sogni o gli atti mancati).
    • Il sistema preconscio si trova tra il sistema conscio (da cui lo divide un mediatore intersistemico con funzione di censura, di selezione dei contenuti preconscio impedendo di arrivare alla coscienza) e il sistema inconscio (da cui lo divide un mediatore intersistemico con funzione di censura vera e propria, impedendo che i contenuti inconsci arrivino al sistema conscio); il suo contenuto deriva dalla vita pulsionale e dalla percezione, non è immediatamente disponibile alla coscienza, ma diventa recuperabile grazie all'analisi;
    • Il sistema conscio (o percezione-coscienza) si trova alla periferia dell’apparato psichico ed è sede dei processi logici e del riaffiorare dei ricordi.
  2. Nella seconda topica (punto di vista strutturale) ipotizza che l’apparato psichico sia suddiviso in tre strutture distinte e in perenne conflitto tra loro: Es, Io e Super-Io.
    • Es: è la parte più oscura e più inaccessibile della nostra personalità; è la sede di desideri innati ed è la fonte principale dell’energia psichica; essa preme sull’Io affinché vengano soddisfatte le sue richieste. Il conflitto nasce dal fatto che l’Es rappresenta la fonte di tutta l’energia pulsionale, che funziona secondo il principio del piacere (o processo primario o meccanismo tensio-riduttivo) che riduce immediatamente le tensioni legate al bisogno. L’individuo nasce dominato dalle spinte dell’Es, chiamate da Freud pulsioni (o tribe): egli non parla di istinto (riferito alla specie) ma di pulsione (riferita all’individuo; spinta individuale). Per Freud la pulsione è una spinta endosomatica (proviene dall’interno dell’organismo) che ha una meta (il soddisfacimento del bisogno) e un oggetto (ciò attraverso cui è soddisfatto il bisogno). Ciò significa che se l’uomo fosse solo in balìa dell’Es, scaricherebbe subito la pulsione e ciò comporterebbe delle conseguenze devastanti: la civiltà pone il prezzo di rinunciare a una parte della propria naturale spinta pulsionale per adattarsi a delle regole che la società ci impone e che Freud chiama il disagio della civiltà. Dal punto di vista economico l’Es è un serbatoio di energia che attinge dalle pulsioni.
    • Io: ha la funzione di controllare gli impulsi inaccettabili derivanti dall’Es e agisce da mediatore tra questi impulsi e le richieste sociali (media tra l’Es e il Super-Io): questa mediazione è data dal principio di realtà (o processo secondario) che è più organizzato e logico del pensiero del processo primario. Così la gratificazione può essere raggiunta trovando oggetti reali appropriati nell’ambiente o attraverso l’allucinazione e il sogno. Lo sviluppo dell’Io accade all’interno di una condizione di conflitto prima con l’Es, poi con la realtà e il Super-Io, e tale sviluppo procederà con l’acquisizione di una capacità dell’Io di produrre angoscia: l’accumulo di energia pulsionale nell’Es causa dispiacere e spinge l’Io a scaricare o incanalare l’energia accumulata se ciò non avviene, si avrà uno stato psichico di intenso dispiacere denominato stato traumatico che si accompagna ad un’intensa emozione denominata angoscia e che può svilupparsi in alcune situazioni dell’infanzia e dell’adolescenza (come trauma di separazione dalla madre, paura di non essere più amato, ansia di castrazione, ecc.). Tuttavia, con la maturazione dell’Io l’angoscia è prodotta non solo in occasione di eventi reali ma anche di fantasie pulsionali che l’Io valuta pericolose: in questo caso, l’Io reagisce con una produzione di angoscia che consiste in un dispiacere anticipato. Quando l’Io è soffocato dall’angoscia entrano in gioco i meccanismi di difesa (rimozione, formazione reattiva, isolamento, proiezione, ecc.) che appunto controllano e alleviano parzialmente l’angoscia.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marilu1312 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dinamica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Miano Paola.
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