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Introduzione e premessa metodologica

Il lavoro di Freud del 1911, Osservazioni psicoanalitiche sul resoconto autobiografico di un caso di paranoia (scientificamente indicata come dementia paranoides), nacque dall'analisi delle Memorie di un malato di nervi pubblicate nel 1903 da Schreber. L'indagine sulla patologia psichica del dott. Schreber, dunque, è condotta sulla base delle sue dichiarazioni pubbliche; Freud descrive e interpreta il caso clinico, ma non ha mai analizzato Schreber in un setting psicanalitico.

Prevedendo eventuali obiezioni a un tale comportamento, Freud precisa che i paranoici sono gli unici ad esprimere, seppur sotto forma distorta, ciò che gli altri nevrotici tengono celati come segreti. I paranoici, però, dicono solo quello che vogliono e non possono essere indotti a superare le loro resistenze interne: per cui, una relazione scritta o anche pubblicata della malattia può sostituire il contatto diretto col paziente. In questo modo Freud giustifica la sua interpretazione psicoanalitica della storia della malattia di un paranoico che non ha mai conosciuto.

Storia clinica

Il paziente in questione è il dott. Schreber che, all'apice di una brillante carriera pubblica, subisce un crollo psichico: in lui i medici identificano un grave attacco di ipocondria, superabile, ed effettivamente superato, con sei mesi di ricovero, presso la clinica del dott. Flechsig, il quale definì la malattia grave eccesso ipocondriaco in conseguenza di un sovraffaticamento mentale.

Dopodiché, quando viene nominato Presidente della Corte di Appello di Lipsia, subisce un secondo crollo manifestato da un tormentato attacco d'insonnia: in sogno gli si presentano sensazioni dolorose, che richiamano quelle provate in occasione della sua prima malattia, cui si aggiunge la fantasia dell'essere una donna sottoposta alla copula, un'idea che in stato di piena coscienza egli avrebbe respinto con la più grande indignazione.

Inoltre, ricompaiono i sintomi dell'ipocondria: e il suo quadro clinico era rappresentato da idee a carattere persecutorio sostenute da allucinazioni sensoriali (illusioni visive ed acustiche); si riteneva perseguitato e danneggiato da varie persone, primo fra tutti il suo medico curante Flechsig, cui rivolgeva abbondanti contumelie, inoltre, riteneva di essere morto ed in parte già putrefatto, malato di peste, vaneggiava pensieri deliranti e ripugnanti arricchiti da un elemento misticheggiante: le sofferenze fisiche e le mutilazioni gli sarebbero imposte da Dio: infatti, sosteneva di essere in comunicazione diretta con Dio, vedeva apparizioni miracolose, udiva musiche celesti e giunse a credere di vivere in un altro mondo.

Tuttavia, dopo alcuni anni il paziente era cambiato in modo tale che ormai si considerava capace di governare la sua esistenza da solo, e avviò le pratiche per ottenere la revoca della sua interdizione e la dimissione dall'istituto di cura. Dopo le dimissioni, pubblicò nel 1903 le sue Memorie, con il racconto dettagliato dei propri deliri ed il testo dei rapporti legali scritti su di lui dagli esperti. Il libro era sicuramente interessante per la descrizione della malattia mentale, ma mancava di dettagli importanti: non venivano infatti rivelati alcuni dati circa la famiglia del magistrato, la sua infanzia, la storia della sua vita prima del ricovero. Anche la malattia non veniva descritta nel libro nella sua evoluzione cronologica, giorno dopo giorno, ma rappresentata solo nella sua forma finale, quella che aveva provocato la necessità del ricovero.

Il sistema delirante è ben riassunto nella perizia del dott. Weber redatta nel 1899, da cui traiamo alcuni elementi essenziali: Schreber si considera investito di una missione di redenzione dell'umanità, cui è chiamato a restituire la beatitudine: essa non sarebbe altro che una sensazione perenne di piacere. Condizione necessaria per l'espletamento di questo incarico, però, è la sua trasformazione in donna: egli, tuttavia, non desidera questa mutazione, ma la accetta come premessa irrinunciabile di un piano provvidenziale (il cosiddetto Ordine del Mondo) al quale non ha possibilità di sottrarsi sebbene, personalmente, preferirebbe mantenere la sua onorata posizione nella vita e la sua condizione maschile.

Schreber racconta dei suoi dialoghi col sole, gli alberi, gli uccelli, immaginandoli come frammenti di anime di persone decedute ed anche dei suoi dialoghi con Dio, il quale si rivolgeva a lui in un tedesco nobile e gli chiedeva di ristabilire l'Ordine del Mondo. La trasformazione in donna e il rapporto privilegiato con Dio erano collegati, nel suo sistema delirante, attraverso l'atteggiamento femminile verso Dio.

Nei primi anni della sua malattia avrebbe subìto, nei singoli organi del suo corpo, distruzioni che avrebbero portato alla morte qualsiasi persona, ma miracoli divini («raggi») avrebbero sempre di nuovo ricostituito ciò che era andato distrutto ed egli perciò, finché rimane un uomo, sarebbe immortale. Questi allarmanti fenomeni, dopo essere scomparsi, sono stati sostituiti dall'emergere della sua femminilità: egli aveva la sensazione che un gran numero di nervi femminili si fosse trasferito nel suo corpo e che da questi dovesse nascere una nuova razza umana, grazie a un processo di fecondazione diretta ad opera di Dio. Soltanto allora potrà morire per morte naturale ed avrà conquistato la beatitudine per sé e per tutti gli uomini. E infatti, Schreber parla dello stato di beatitudine come della vita dell'aldilà, alla quale l'anima umana perviene dopo la morte e dopo il processo di purificazione. Egli lo descrive come uno stato di interrotto godimento, connesso con la contemplazione di Dio e come una continuazione del piacere sessuale della vita sulla Terra.

Fu questo, quindi, il risultato delle modificazioni indotte dalla malattia, che si estrinsecano nei due elementi essenziali del suo sistema delirante: la missione di redentore assunta dal paziente e la sua trasformazione in donna.

Tentativi di interpretazione

Il tentativo di approfondire il caso di paranoia prende le mosse sia dalle manifestazioni deliranti del malato, sia da ciò che ha costituito l'origine occasionale della sua malattia. Il caso di Schreber aveva in origine il carattere di un delirio di persecuzione, che si attenuò solo dal momento in cui la malattia ebbe una svolta.

Nel periodo di incubazione, Schreber sognò ripetutamente che la sua passata malattia nervosa fosse tornata. Inoltre, ebbe in dormiveglia, la fantasia di desiderio femminile (cioè omosessuale passiva) che aveva scelto come oggetto la persona del dott. Flechsig. Schreber aveva opposto a questa fantasia un'intensa resistenza, e la lotta difensiva che ne è risultata ha assunto la forma del delirio di persecuzione. La persona desiderata diventa ora il persecutore, e il contenuto della fantasia di desiderio diventa il contenuto della persecuzione (il paziente temeva di dover sottostare a violenze sessuali da parte del medico).

La causa scatenante della sua malattia consisteva, quindi, in uno scoppio di libido omosessuale il cui obiettivo era fin dall'inizio il dott. Flechsig. Di questo sistema delirante Freud ricostruisce la mappa, e discute a lungo l'atteggiamento di Schreber nei confronti di Dio: un misto di venerazione e ribellione. La lotta del paziente con Flechsig si rivela al malato stesso come un conflitto con Dio, che va interpretato come un conflitto infantile con il padre amato (in questo senso Dio è un simbolo sublimato, idealizzato del padre).

Infatti, la fantasia di femminilità, che suscitava nel paziente una così violenta opposizione, nasceva dalla nostalgia per il padre e per il fratello, esasperata fino all'erotismo. Questo sentimento, finché rivolto al fratello, fu proiettato sul medico curante, attraverso un processo di transfert; e, quando fu rivolto al padre, portò a una composizione del conflitto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/07 Psicologia dinamica

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