Quando l'identità duplice riduce la differenziazione
Capitolo 1: Intergruppi
(Gaertner, Riek, Mania, Dovidio)
Prospettive sociopsicologiche relative alle relazioni intergruppi
Le conseguenze affettive, cognitive e comportamentali dello strutturare le realtà personali e di gruppo come gruppi inclusivi, gruppi separati, individui singoli, o qualche combinazione di queste alternative, come ad esempio sottogruppi all’interno di un gruppo più ampio, hanno ricevuto attenzione dalla psicologia sociale. In particolare la teoria dell’identità sociale di Tajfel e Turner e la teoria della categorizzazione di sé di Turner enfatizzano l’importanza delle definizioni di sé e delle definizioni categoriali per regolare sentimenti, credenze e comportamenti verso i membri dell'ingroup e dell'outgroup.
Per quanto riguarda il modo più efficace di promuovere relazioni intergruppi armoniose, sono state proposte varie alternative. Ad esempio, nel modello della personalizzazione, Brewer e Miller propongono che il bias intergruppi possa essere ridotto quando si riduce la salienza dei confini intercategoriali, in modo che i membri dell’ingroup e quelli dell’outgroup possano considerarsi come individui piuttosto che come membri del gruppo rispettivo. Brewer e Miller sottolineano l’efficacia della decategorizzazione, ovvero quel processo in cui sfumando l’importanza delle categorie, si possono rendere salienti le differenze individuali nei membri dell’outgroup, facendo sì che vengano considerati come persone e conosciute come tali. Questo, secondo gli autori, è il fenomeno della personalizzazione, che favorisce i confronti sé-altro piuttosto che quelli intergruppi.
Studiosi come Gaertner e Dovidio, invece, sottolineano nel modello Comune i processi di ricategorizzazione, in cui una serie di fattori inducono i membri di due gruppi a percepire se stessi come appartenenti a un gruppo più inclusivo o sovraordinato. Tali fattori orientano i processi cognitivi e motivazionali in modo da includere nel favoritismo per l’ingroup anche i membri dell’outgroup.
Inoltre, Gaertner e Dovidio propongono che lo sviluppo di un’identità comune, fra persone che prima si percepivano come membri di gruppi diversi, può favorire le interazioni personalizzate che a loro volta riducono stereotipi e pregiudizi. Inoltre, lo sviluppo di un’identità comune non richiede che le persone abbandonino interamente le precedenti identità sociali.
Il modello dell'identità dell'ingroup comune
Secondo il modello dell’identità dell’ingroup comune di Gaertner e Dovidio, i fattori contestuali influenzano le rappresentazioni delle appartenenze, che a loro volta mediano le conseguenze cognitive, affettive e comportamentali. Inoltre, il modello si basa sull’idea che l’identità dell’ingroup comune possa essere realizzata o aumentando la salienza di una comune appartenenza sovraordinata già esistente, o introducendo fattori che favoriscono la percezione di un’appartenenza condivisa.
Lo sviluppo di un’identità comune non richiede necessariamente di rinunciare del tutto alla propria identità meno inclusiva, per cui sarebbe impossibile essere colorblind, cioè non vedere il colore della pelle, perché questo potrebbe probabilmente suscitare forti minacce all’identità sociale e dare luogo a relazioni intergruppi particolarmente infelici. Tuttavia, se le persone continuano a percepirsi come membri di differenti gruppi, ma tutti giocatori della stessa squadra, o come parte di una stessa entità sovraordinata (cioè con un’identità duplice), le relazioni tra questi sottogruppi dovrebbero essere più positive rispetto a una situazione in cui i membri considerano se stessi solo come gruppi separati.
Mentre Hewstone e Brown enfatizzano l’importanza della relazione funzionale tra i gruppi, nello specifico l’interdipendenza cooperativa, noi enfatizziamo il ruolo delle rappresentazioni collettive, in particolare quello dell’identità duplice, in cui le persone sono, allo stesso tempo, parte di uno stesso gruppo e di gruppi diversi. Esaminando gli studi e i campioni utilizzati, l’identità duplice è associata ad atteggiamenti intergruppi più favorevoli nelle scuole multietniche, mentre è associata a minore soddisfazione e ad atteggiamenti intergruppi meno favorevoli nel contesto delle fusioni e delle famiglie allargate.
Il significato e la fusione dell'identità duplice
Teoricamente, un’identità duplice può influenzare il favoritismo per l’ingroup almeno in tre modi: 1) ridurre il favoritismo prevenendo, limitando o eliminando la minaccia all’identità sociale. Tanto che il fatto di mantenere la salienza dei sottogruppi, rispetto alla decategorizzazione (cioè personalizzazione) o alla ricategorizzazione, può minacciare meno il sentimento di perdere la propria distintività; 2) l’identità duplice, d’altra parte, può attivare processi di confronto sociale che portano ad aumentare il bias intergruppi; 3) infine, è stato ipotizzato che le componenti dell’identità duplice, la salienza dell’identità sovraordinata e di quella meno inclusiva, funzionino come segnali di inclusione o esclusione collettiva.
L’efficacia dell’identità duplice può essere moderata da vari fattori contestuali:
Sottogruppi completamente inclusi nel gruppo sovraordinato versus sottogruppi che vanno oltre i confini del gruppo sovraordinato
Un fattore fondamentale che può influenzare l’effetto dell’identità duplice è il fatto che i sottogruppi siano completamente inclusi all’interno del gruppo sovraordinato oppure si estendano oltre i suoi confini. Ci si chiede quale sia il meccanismo di base. Una possibilità è che l’identità duplice produca differente enfasi sui sottogruppi e le componenti del gruppo comune, quando i sottogruppi sono inclusi completamente all’interno del gruppo sovraordinato rispetto a quando vanno al di là dei suoi confini. Per cui, quando i sottogruppi sono percepiti completamente inclusi entro il gruppo sovraordinato, le differenze intergruppi diventano la caratteristica saliente dell’identità duplice; quest’ultima è percepita come la “figura” mentre l’appartenenza al gruppo comune è percepita come lo “sfondo”, nella regolazione figura-sfondo. In questa circostanza, il bisogno di distintività positiva diventa saliente. I due processi promuovono la discriminazione intergruppi. Quando, invece, i sottogruppi vanno oltre i confini del gruppo sovraordinato, la comune appartenenza diviene particolarmente saliente. Di conseguenza, l’identità duplice produce relazioni intergruppi positive.
Due sottogruppi versus più sottogruppi
Un altro fattore che può moderare l’effetto dell’identità duplice è il numero di sottogruppi compresi all’interno del gruppo sovraordinato. Due gruppi precedentemente separati vengono uniti per diventare sottogruppi di un’entità sovraordinata più grande. Quando ci sono solo due gruppi, le differenze possono essere accentuate; con più gruppi, invece, i membri possono considerare più fortemente la comune connessione.
I sottogruppi e il gruppo sovraordinato fanno parte dello stesso dominio versus appartengono a domini differenti
Il terzo fattore che può moderare l’influenza dell’identità duplice riguarda il fatto che i sottogruppi facciano parte dello stesso o di diversi domini della vita sociale. Quando sottogruppo e gruppo sovraordinato appartengono allo stesso dominio, le due identità possono essere percepite in competizione. In questa condizione, è probabile che l’identità subordinata sia percepita minacciata e, poiché l’ambito è lo stesso, i membri di ogni sottogruppo possono essere portati a proiettare i suoi valori e standard sul gruppo sovraordinato. Quando, invece, il sottogruppo e il gruppo sovraordinato riguardano domini diversi, la distintività subordinata è evidente e, poiché le dimensioni sono diverse, sono più deboli le proiezioni dei propri standard sul gruppo sovraordinato.
Minaccia all’identità subordinata
La quarta spiegazione degli effetti dell’identità duplice sulle relazioni intergruppi riguarda il fatto che il contesto minacci direttamente l’identità subordinata. L’opinione dominante nel contesto potrebbe essere che l’ideale sia percepirsi come gruppo unico. Più sono salienti le identità subordinate, maggiore è il fallimento nel raggiungere l’ideale contestuale. La salienza dell’identità subordinata può riflettere sentimenti di esclusione ed essere, quindi, associata a una gamma di conseguenze negative, come atteggiamenti più negativi verso gli altri sottogruppi. La componente sovraordinata dell’identità duplice può aumentare le valutazioni positive dei membri degli altri sottogruppi.
Contesti cooperativi versus competitivi
Il quinto ed ultimo effetto moderatore riguarda il fatto che le relazioni tra i sottogruppi siano armoniose e cooperative o, invece, tese e competitive. Quando ci si aspetta che le relazioni tra i sottogruppi siano cooperative e armoniose e i confini intercategoriali siano deboli, la salienza dell’identità duplice dovrebbe contraddire tali aspettative producendo un’accentuazione del bias intergruppi. Invece, se ci si aspetta che le relazioni tra i sottogruppi siano competitive e tese e i confini intercategoriali possano essere molto forti, la non conferma di tali aspettative può accentuare l’importanza dell’identità duplice. In tal modo possono essere sviluppate valutazioni più positive dei membri degli altri sottogruppi. Quindi, quando ci si aspetta che il contatto con un altro sottogruppo sia teso, l’identità duplice può produrre atteggiamenti intergruppi più favorevoli.
Una prima indagine sperimentale
L’attuale programma di ricerca include studi volti a esplorare come la natura del contesto intergruppi possa moderare la relazione tra la rappresentazione di un’identità duplice e il favoritismo intergruppi. In questo studio è stata esaminata l’ipotesi che le aspettative relative alla tensione o all’armonia tra i gruppi moderino la relazione tra identità duplice e favoritismo intergruppi. L’esperimento coinvolgeva due gruppi di tre persone, Democratici e Repubblicani, circa 10 sessioni per un totale di 246 partecipanti, maschi e femmine. È stata manipolata la condizione di contatto tra i due gruppi in modo che fosse caratterizzata da cooperazione o competizione.
In ogni sessione, prima dell’interazione, i due gruppi, composti da tre Democratici e tre Repubblicani, risolvevano separatamente il problema della Sopravvivenza in Inverno. Nella condizione di cooperazione ai partecipanti si diceva che le ricompense per la soluzione più efficace, in tutte le sessioni di sei persone, sarebbero state condivise tra i membri del gruppo vincente. Nella condizione di competizione, i partecipanti ricevevano anche un’informazione circa un secondo premio monetario assegnato, all’interno di ogni sessione, al gruppo di tre persone che più influenzava la soluzione del gruppo di sei. Come ipotizzato, nella condizione di cooperazione la forza dell’identità duplice era associata a maggiore differenziazione; quando i gruppi erano in competizione la forza dell’identità duplice era associata a livelli più bassi di differenziazione.
Questi risultati sostengono l’idea generale di fondo, cioè che quando ci si aspetta che il contatto sia positivo (cooperazione) più forte è l’identità duplice, maggiore è la differenziazione. Invece, quando ci si aspetta che il contatto sia potenzialmente teso (competizione), più forte è l’identità duplice, maggiore è la discriminazione. In generale, l’identità duplice serve come barometro che segnala se le interazioni sono più tese o più armoniose di quanto atteso.
Conclusioni
In base all’analisi teorica, l’identità duplice dovrebbe essere associata ad atteggiamenti intergruppi positivi quando: 1) i sottogruppi vanno oltre i confini del gruppo sovraordinato, 2) ci sono più sottogruppi, 3) i sottogruppi ed il gruppo sovraordinato appartengono a domini diversi, 4) non ci si aspetta che sentirsi come un gruppo unico sia ideale, 5) ci si aspetta che le relazioni tra i gruppi siano tese e conflittuali.
Gli studi confermano come l’identità duplice riduce la differenziazione intergruppi quando ci aspetta competizione tra i sottogruppi, la eleva invece quando ci si aspetta cooperazione.
Capitolo 2: L'importanza dell'empatia nella relazione tra contatto e riduzione del pregiudizio
(Alberto Voci, Miles Hewstone)
Il contatto riduce il pregiudizio?
L’ipotesi del contatto, proposta da Allport, è stata fondamentale per la successiva ricerca psicologica nell’ambito del miglioramento delle relazioni intergruppi. Tuttavia, per essere efficace, il contatto deve possedere determinate caratteristiche. Secondo Allport vanno considerate quattro precondizioni fondamentali: 1) il contatto deve essere prolungato nel tempo in modo da conoscere realmente l’altro, 2) deve essere caratterizzato da interazioni cooperative e positive, 3) deve avvenire tra persone aventi status simile, 4) deve essere sostenuto e incoraggiato dalle istituzioni. Quando il contatto avviene in queste condizioni favorevoli è molto probabile che sia effettivamente in grado di ridurre il pregiudizio. Se, d’altra parte, il contatto avviene in condizioni sfavorevoli, è possibile che porti a un incremento del pregiudizio e delle tensioni intergruppi.
L'importanza dei processi affettivi
Un fattore che contribuisce ad aumentare la complessità del legame tra contatto e pregiudizio è costituito dai processi affettivi. Secondo Pettigrew e Tropp, il contatto ha effetti più forti ed evidenti proprio su indici di pregiudizio di natura emotivo-affettiva. In altre parole, il contatto ridurrebbe il pregiudizio grazie alla mediazione delle emozioni.
La mediazione dell'ansia intergruppi
La maggior parte degli studi che ha analizzato il rapporto di mediazione delle emozioni nel legame tra contatto e pregiudizio si è focalizzato sull’ansia intergruppi. L’ansia intergruppi può essere definita come “l’ansia esperita in previsione del contatto con membri di un gruppo estraneo”. Le persone, infatti, in previsione di interazioni con membri dell’outgroup, generano timori legati al fatto di trovarsi in imbarazzo, all’essere rifiutati, al rendersi ridicoli. Tuttavia, molto spesso i contatti con i membri di gruppi estranei non possono essere evitati. Entrano allora in gioco le conseguenze cognitive dell’ansia intergruppi. In generale, se le persone sono eccessivamente ansiose, il loro focus attentivo è limitato, per cui l’ansia porterà con sé importanti bias nei processi di elaborazione delle informazioni, con maggiore ricorso a stereotipi e pregiudizi.
Allora come eliminare il problema? In psicologia sociale, l’ansia intergruppi può essere ridotta dal contatto con persone appartenenti ai gruppi estranei. Naturalmente, il contatto dovrà avvenire in condizioni favorevoli. In particolare, sembra fondamentale che esso sia al contempo frequente e positivo. Il decremento dell’ansia provocato dal contatto precedente permetterebbe agli individui di conoscere veramente l’altro e porterebbe alla riduzione del pregiudizio.
Il concetto di empatia in psicologia sociale
Secondo Batson, l’empatia può essere definita come una risposta emotiva orientata verso l’altro, congruente con la percezione del suo benessere. Stephan e Finlay propongono l’esistenza di due forme di empatia emotiva: 1) l’empatia reattiva, costituita dalle risposte che le persone generano in reazione alla condizione sfavorevole dell’altro; 2) l’empatia parallela, che ha riferimento a quei sentimenti che gli individui provano “insieme” all’altro.
Batson, Early e Salvarani ritengono che quando l’empatia diventa eccessiva si trasformi in distress, uno stato di angoscia e turbamento particolarmente spiacevole. Queste forme di empatia fanno esclusivamente riferimento a persone che si trovano in difficoltà e in uno stato di sofferenza. Oltre a quella emotiva, l’empatia sembra avere una componente cognitiva. Stephan e Finlay parlano di empatia cognitiva, intendendo la capacità di entrare nei ragionamenti e nei pensieri dell’altro.
Le conseguenze sociali dell'empatia
Numerosi studi hanno mostrato che indurre uno stato empatico nei confronti di una persona appartenente a un gruppo stigmatizzato può indurre pregiudizio verso l’altro gruppo. Per spiegare le modalità di funzionamento di questo processo, Batson, Policarpou et al. hanno proposto un modello a tre passi: 1) il primo passo è costituito dall’adottare la prospettiva di un individuo in difficoltà che appartiene a un gruppo stigmatizzato (il risultato sarà l’incremento di sentimenti empatici nei confronti dell’individuo stesso); 2) nel secondo passo questi sentimenti empatici aumentano l’importanza percepita del benessere dell’individuo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Psicologia degli atteggiamenti, prof. Licciardello, libro consigliato Le ricette dell'integrazione
-
Riassunto esame psicologia sociale, prof.ssa Maricchiolo, libro consigliato Psicologia sociale dei gruppi, Brown
-
Riassunto esame Psicologia degli atteggiamenti, prof. Matera, libro consigliato, Psicologia del pregiudizio, Brown
-
Riassunto esame Psicologia sociale , Prof. Sacchi Simona, libro consigliato Psicologia del pregiudizio , Brown