Cognizione e personalità
Relazione tra cognizione e personalità
La cognizione studia i processi e le abilità come l'attenzione, la memoria, il ragionamento e l'intelligenza; la psicologia della personalità studia le qualità delle persone, i tratti, il sé, i costrutti personali, le emozioni, le convinzioni, le aspettative e l'autoefficacia in interazione tra persone e situazioni. Nello studiare l'intelligenza, lo psicologo studia la prestazione massima che l'individuo può raggiungere (considerando i tempi di reazione o l'accuratezza in un compito), mentre nello studiare la personalità analizza il livello di prestazione abituale, il comportamento tipico, analizzando risposte a questionari o colloqui individuali.
Le prestazioni cognitive sono misurate in laboratorio e richiedono pochi secondi, mentre lo studio della personalità richiede tempi più lunghi. L'approccio sociocognitivo allo studio della personalità si occupa dell'interazione tra persona e situazione, studia i costrutti cognitivi (come convinzioni e teorie implicite), abilità ed esperienze.
Personalità
Nel linguaggio comune, la personalità è espressa con etichette verbali che descrivono le caratteristiche di una persona, le qualità che essa possiede. Allport afferma che la personalità è l'organizzazione dinamica di sistemi psicofisiologici interni alla persona che determinano i modi caratteristici di comportarsi e di pensare; la personalità per lui è in continua crescita e cambiamento; il termine psicofisiologico sostiene l'importanza sia del sistema psicologico che fisiologico nel formare i modi caratteristici (individuali e unici) di pensiero e comportamento di una persona.
Teoria dei tratti e modello del Big Five
I tratti sono disposizioni stabili che portano a specifiche modalità di reazione in una pluralità di circostanze; sono disposizioni originarie e spiegano il comportamento assunto in varie situazioni. All'interno della teoria dei tratti vi sono diverse proposte teoriche che si differenziano per la concezione circa l'origine dei tratti e circa il numero di dimensioni individuate per descrivere la personalità. Eysenck studia la teoria trifattoriale dei tratti (costrutti bidimensionali posti lungo un continuum alla cui estremità corrisponde un tratto e all'altra estremità il tratto complementare):
- Estroversione/introversione (grado di socievolezza di una persona)
- Nevroticismo/stabilità emotiva (capacità dell'individuo di gestire le reazioni emotive)
- Psicoticismo (persone egocentriche, fredde, anticonformiste, impulsive, ostili e aggressive)
La teoria dei Big Five: McCrae e Costa identificano 5 fattori di personalità dell'individuo che sono stati individuati attraverso la produzione libera di aggettivi descriventi la personalità e la compilazione di un questionario da parte di campioni di popolazione di aree diverse del mondo. I tratti sono:
- Coscienziosità (grado di organizzazione, persistenza, affidabilità e scrupolosità da un lato e noncuranza, disorganizzazione dall'altro)
- Estroversione/introversione (bisogno di attività, stimoli e socializzazione da un lato e tendenza ad essere quieti e riservati dall'altro)
- Nevroticismo/stabilità emotiva (capacità di affrontare le situazioni con stabilità/instabilità emotiva)
- Apertura mentale (curiosità, creatività, capacità immaginativa, originalità e all'opposto convenzionalità)
- Amabilità (modalità di porsi in relazione con gli altri, essere buoni, cordiali, cooperativi, prendersi cura degli altri e all'opposto essere egoisti e indisponenti)
Situazionismo e apprendimento sociale
Secondo il situazionismo, la personalità dipende dall'ambiente; per Watson la personalità è data da abitudini che vengono apprese secondo il principio del condizionamento classico; per Skinner, la personalità è un insieme di modelli di comportamento appresi attraverso rinforzi o punizioni.
Bandura studia la teoria dell'apprendimento sociale spiegando il comportamento umano con tre tipi di cause che interagiscono fra loro: fattori personali (biologici, cognitivi e affettivi, caratteristiche dell'individuo, sistemi di pensiero e interpretazione della realtà), schemi di comportamento e situazioni ambientali; il comportamento è favorito dall'esterno attraverso premi e punizioni ma è influenzato anche da caratteri interni come credenze, aspettative, standard personali e pensieri. I comportamenti derivano da processi interni di autoregolazione che hanno però un'origine esperienziale, nascono cioè dall'osservazione di comportamenti ed esperienze; l'autoregolazione è il risultato di una interiorizzazione di situazioni esterne (autoregolazione esercitata da figure di riferimento es. genitori).
Teorie sociocognitive
Le teorie sociocognitive sottolineano il ruolo della cognizione come mediatore tra le caratteristiche di una situazione e la messa in atto di nuovi comportamenti; il comportamento ha un'origine sociale ma è influenzato anche dai processi di pensiero. La persona è un agente attivo e usa i processi cognitivi per comprendere gli eventi passati e attuali, prevedere quelli futuri, scegliere il corso delle azioni e comunicare con gli altri. La personalità si forma tramite riflessioni e interpretazioni svolte in contesti relazionali; la personalità è frutto sia di variabili personali come atteggiamenti, stili di pensiero, schemi di sé quanto dell'ambiente e dei contesti di interazione che la persona si trova a vivere. I comportamenti non sono costanti ma le persone possono comportarsi in modi diversi con persone diverse e in base alle situazioni in cui si relazionano mentre tendono a mantenere comportamenti simili con le stesse persone/situazioni.
Teorie psicoanalitiche
Le teorie psicoanalitiche sostengono che la personalità dipende dai conflitti intrapsichici fra le diverse istanze e da come essi vengono stati risolti; possono esserci fissazioni in stadi precedenti, difese tra cui la rimozione e la proiezione. I contenuti inconsci emergono attraverso tecniche proiettive, sogni e lapsus.
Teorie umanistico fenomenologiche
Il tema è la realizzazione di sé e lo sviluppo della propria personalità. Per Rogers ciò che attiva l'uomo è la tendenza a realizzare tutte le possibilità del sé: idee, concezioni e valori della persona. L'individuo è attivo e modificabile, aspira alla crescita, all'autorealizzazione, al benessere.
Una teoria che si rifà ai principi umanistico-fenomenologici è quella dei costrutti personali di Kelly che dà importanza alla personale costruzione del mondo a opera dei processi cognitivi: a seconda di come gli individui percepiscono e interpretano gli eventi, essi creano delle dimensioni di personalità. I costrutti personali sono i significati che si danno agli eventi, le reazioni emotive (dati dal modo in cui questi sono interpretati), e le dimensioni utilizzate per interpretare se stessi e il mondo sociale. La personalità è un adattamento ai significati che si attribuiscono agli eventi. L'uomo è in grado di spiegare gli eventi e di predire i comportamenti utilizzando i costrutti personali. Ogni individuo usa un insieme unico di costrutti personali.
Paradigmi di studio
In psicologia della personalità vi sono paradigmi nomotetici (o normativi, studia le dimensioni della personalità che possono essere misurate e confrontano le dimensioni di personalità tra vari individui; considera le differenze individuali come differenze tra gruppi; ne fanno parte le Teoria dei tratti come la teoria del Big Five e la Teoria fattoriale; infatti le teorie dei tratti studiano dimensioni di personalità con questionari: in base alle risposte date agli item gli individui sono classificati in base un certo tratto o tipo di personalità; è possibile quindi confrontare gruppi di individui con caratteristiche diverse per verificare le diversità nelle dimensioni dei tratti. Anche le teorie dell'Apprendimento e del Situazionismo ne fanno parte in quanto le persone sono raggruppabili in base alle situazioni a cui sono esposte) e ideografici (ogni individuo è unico e non possono essere usati gli stessi termini per descrivere due persone differenti; analizza le differenze individuali considerando le differenze tra i singoli individui; ne fanno parte le teorie fenomenologiche e psicoanalitiche che studiano il singolo e le teorie sociocognitive in quanto vogliono comprendere come le persone cambiano le loro risposte in base alle situazioni e studiano la diversità di comportamento delle persone di fronte ad una stessa situazione).
Il modello CAPS
Il modello CAPS (sistema della personalità cognitivo-affettivo) è un modello sociocognitivo studiato da Mischel secondo il quale la personalità è data dall'interazione tra persona e ambiente: l'ambiente attiva una configurazione di reazioni interne (pattern di attivazione di disposizioni individuali cioè aspetti cognitivi e affettivi che si basano su esperienze pregresse dell'individuo) che influenzano il comportamento. Il comportamento messo in atto (es. prestazione in un compito) influenza la situazione e viene elaborato attivando nuove configurazioni di relazione tra unità cognitivo-affettive, che portano ad emozioni, aspettative (es. se la prestazione è bassa si crea una nuova configurazione di attivazione di unità cognitivo-affettive basata sull'immagine di studente che fallisce).
Il sistema interno è formato da cinque unità cognitive affettive:
- Strategie di codifica (attivare gli schemi di conoscenza; vi sono differenze individuali nel percepire, codificare e raggruppare in categorie se stessi, gli altri e le situazioni es. classificare un compito come difficile)
- Aspettative e credenze (sulle conseguenze dei propri e altrui comportamenti, sul poter riuscire/fallire, sulle proprie capacità)
- Reazioni emotive (emozioni negative/positive come conseguenza dei propri comportamenti es. ansia)
- Obiettivi e valori (comportarsi, dare valore diverso ai risultati e avere obiettivi diversi es. pianificare il compito)
- Competenze e autoregolazione (capacità fisiche, sociali e intellettuali diverse tra le persone e modalità di realizzazione, strategie e comportamenti specifici; es. adattare il proprio comportamento al tempo a disposizione)
che insieme costituiscono le differenze tra le persone e determinano l'unicità della persona. I sistemi cognitivo-affettivi costituiscono la struttura della personalità cognitivo-affettivo: le diverse situazioni con le loro caratteristiche attivano le unità cognitivo affettive che permettono la manifestazione di un certo tipo di comportamento; quindi di fronte a una situazione le persone elaborano le informazioni attivando le diverse unità cognitivo-affettive.
Il sistema cognitivo affettivo cioè la personalità è formata dalla rappresentazione mentale, significato psicologico delle situazioni, rappresentazione di sé e degli altri, di possibili eventi futuri, obiettivi, emozioni, credenze, aspettative e alternative. Questa configurazione influenza il modo di agire in una situazione e viene definita "firma comportamentale" in quanto rappresenta il profilo caratteristico di comportamento di quella data persona in una certa situazione. Il modello sottolinea le differenze del comportamento tra individui posti di fronte alla stessa situazione e la variabilità del comportamento interindividuale. Le differenze individuali dipendono dal modo con cui una certa situazione attiva un pattern di relazioni tra unità cognitive affettive nella persona che metterà in atto comportamenti in risposta alla situazione.
Schemi di conoscenza
Le persone costruiscono complesse strutture cognitive in base a come sperimentano il mondo e riflettono sulle proprie esperienze; tali strutture cognitive o schemi permettono di comprendere informazioni ambigue, scegliere tra informazioni disponibili e cercare informazioni necessarie. Gli schemi cognitivi permettono l'attribuzione di significato grazie alla quale noi riconosciamo da una serie di informazioni sensoriali un oggetto a noi comune, un volto conosciuto o un posto già visto tramite informazioni già possedute.
Tali schemi permettono l'interpretazione delle informazioni in entrata, producono inferenze e creano aspettative. Le nuove conoscenze acquisite integrano, modificano gli schemi di conoscenze iniziali quindi quando codifichiamo le informazioni del mondo esterno non le registriamo passivamente ma le elaboriamo attivamente attraverso i nostri schemi di riferimento mentali preesistenti, derivanti dalle esperienze passate, che guidano il nostro modo di acquisire, le aspettative e i successivi cambiamenti.
Limite: la rapidità, efficienza ed economicità degli schemi nel codificare la realtà, porta ad errori se gli schemi sono inappropriati, troppo schematici e semplicistici; l'attribuzione di significato porta quindi a giudizi errati o pregiudizi. Gli schemi, in quanto organizzatori a priori della conoscenza, sono universali e prodotto della conoscenza in uno specifico ambiente (contestualizzati); alcuni sono condivisi all'interno di una stessa cultura, altri sono unici e personali per cui ogni persona li sviluppa in base alle proprie esperienze. Gli schemi permettono di affrontare nuove situazioni con più sicurezza e probabilità di successo.
Schema del Sé
Esso codifica, interpreta, integra, mantiene informazioni relative a noi stessi e guida l'acquisizione di nuove informazioni relative a se stessi; grazie ad esso le informazioni che ci riguardano vengono subito individuate, ricordate e recuperate. Lo schema del sé è presente fin dalla nascita ed è formato da generalizzazioni sul sé. Il sé è alimentato dalle esperienze autobiografiche (ricordo di casi concreti ed episodi della propria vita) ma la progressiva generalizzazione porta a creare conoscenze di tipo schematico e idee più generali. Il "nucleo centrale" è formato dalle proprie caratteristiche fondamentali come il nome, le caratteristiche fisiche sino a quelle psicologiche, i valori e le preferenze; gli aspetti del sé meno importanti stanno nello schema del sé più periferico.
I Sé possibili
Derivano dalle esperienze passate e guidano le informazioni relative a sé stessi; sono le conoscenze di sé riguardo alle potenzialità e al futuro, contengono aspirazioni e motivazioni e rappresentano ciò che le persone desiderano diventare (sé ideale); contribuiscono a dirigere il comportamento verso alcune mete e a mettere in atto comportamenti finalizzati verso mete desiderate.
Teoria della discrepanza del sé (Higgins)
Distinzione tra sé reale o attuale (caratteristiche che si possiedono effettivamente), sé ideale (caratteristiche che si desidera avere) e sé imperativo (caratteristiche che si dovrebbero avere); oltre al punto di vista dell'individuo è importante quello di altre persone significative per cui esiste il sé attuale proprio/altrui, il sé ideale proprio/altrui e il sé imperativo proprio/altrui. Le persone cercano di raggiungere i propri obiettivi personali in base al tipo di discrepanze; vi sono comportamenti ed emozioni diverse in base al tipo di discrepanza: se il mancato raggiungimento dell'obiettivo è visto come la mancata realizzazione del sé ideale la persona è triste, non mette in atto comportamenti finalizzati a superare la prova; se invece è interpretato come un fallimento nel rispettare i propri doveri cioè il proprio sé imperativo ciò porta senso di colpa e rabbia, comportamenti volti ad affrontare con maggior successo prova.
Influenza della cultura e degli altri
Gli altri e la cultura hanno un ruolo importante nel definire gli schemi di sé ed influenzare la personalità: esistono culture individualiste (centrate sull'individuo come negli Stati Uniti e nei paesi occidentali in cui il sé è autonomo, indipendente, la scelta del proprio destino è individuale) e società collettiviste (come quelli orientali e africane in cui i valori della comunità sono contrapposti a quelli dell'individuo, il sé non è un'entità separata dagli altri ma è connessa con gli altri e dipende dagli obblighi sociali, il sé aspira all'inserimento nel gruppo e alla realizzazione degli scopi di esso).
Accessibilità e autoregolazione
L'accessibilità indica la velocità di codifica e di recupero delle informazioni in memoria; le info che si riferiscono allo schema di sé vengono elaborate, ricordate, codificate e poste all'attenzione con maggiore rapidità e automatismo. Tale effetto è detto Self reference effect. Higgins definisce l'accessibilità come il potenziale di attivazione delle conoscenze disponibili in una persona; le conoscenze costruite tramite le esperienze sono la lente attraverso cui guardiamo le nuove esperienze, attribuendo loro senso e valore. L'accessibilità spiega la velocità e la facilità con cui un input viene riconosciuto e codificato; solo le informazioni già possedute sono disponibili e accessibili. Lo schema di sé decodifica le nuove informazioni e le recupera in memoria.
Per studiare lo schema di sé si è analizzata la velocità delle risposte: le persone classificate come indipendenti sceglievano più rapidamente aggettivi collegati a caratteristiche di indipendenza; la maggior rapidità nel riconoscere elementi coerenti con il proprio schema di sé conferma che le informazioni riferite al sé sono più accessibili. Higgins studia il Priming (preattivazione) per studiare la personalità.
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