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E' controllato dall'"orologio biologico", che consiste in 2 strutture neurali piccole al centro del cervello.

Quest'orologio controlla una serie di cambiamenti psicologici e fisiologici ed è influenzato dall'esposizione alla

luce: la luce del giorno gli segnala di bloccare la produzione di melatonina, ormone che induce il sonno. I 2

processi interagiscono durante il ciclo sonno-veglia.

Esistono diversi tipi di disturbi del sonno, che sono presenti quando ci sono difficoltà nel dormire. Essi sono:

1) deprivazione – con consapevolezza o senza consapevolezza, si ha quando le persone si deprivano della

quantità adeguata di sonno (un adulto dovrebbe dormire almeno 8 o 9 ore)

2) insonnia – si riferisce all'insoddisfazione per la quantità o la qualità del sonno: è una questione individuale e

soggettiva

3) narcolessia – sono attacchi di sonnolenza improvvisi ed irresistibili, anche durante il giorno, che portano la

persona affetta ad addormentarsi in qualsiasi momento (costituendo pericolo)

4) apnea morfeica – il soggetto cessa di respirare mentre dorme, le cause possono essere che il cervello non

manda un segnale di respiro al diaframma e ai muscoli respiratori, oppure che i muscoli della gola si rilassano

troppo, occludendo le vie respiratorie; ciò provoca il risveglio del dormiente per poter continuare a respirare.

Il sogno è uno stato alterato di coscienza compreso nel sonno, durante il quale si costruiscono storie vivide

sulla base di ricordi, preoccupazioni, immagini o fantasie.

Altra teoria importante di Freud è quella sull'interpretazione dei sogni. Secondo lui, il sogno sarebbe generato

da cause psicologiche e rappresenterebbe un tentativo camuffato di soddisfare dei desideri in maniera

incoscia, dato che il sogno riguarda desideri, bisogni o idee che l'individuo ritiene inaccettabili e per questo

motivo sono rimossi nell'incoscio.

Recentemente alcuni teorici hanno concluso che il sogno è un processo che riflette credenze, preoccupazioni e

problemi emotivi individuali.

La meditazione è un altro stato alterato di coscienza, seguendo particolari rituali attraverso esercizi pianificati

che consistono in un rilassamento generale dei muscoli e del cervello attraverso pratiche yoga o zen. Il risultato è

un particolare stato definito "mistico", in cui l'individuo si sente rilassato e completamente distaccato dal mondo

esterno.

L'ipnosi è uno stato particolare in cui l'individuo focalizza la sua attenzione su l'ipnotizzatore e le sue

suggestioni, trasferendo a lui una parte del controllo del suo comportamento. Durante l'ipnosi, si verificano le

seguenti cose: si blocca la capacità di pianificazione; l'attenzione diviene più selettiva del solito; è facile evocare

fantasie; si accetta la distorsione della realtà. L'ipnosi si è rivelata utile per aiutare le persone a superare le

tossicodipendenze.

Lo stato di coscienza individuale può anche essere alterato da particolari sostanze, dette sostanze psicoattive. Tra

esse abbiamo:

1) sedativi – sono sostanze che deprimono il sistema nervoso, comprendono tranquillanti, sonniferi e alcol etilico

2) oppiacei – sono sostanze che diminuiscono la sensibilità fisica e la capacità di rispondere agli stimoli, come ad

esempio l'eroina. L'eroina produce all'inizio un senso di benessere generale e toglie all'individuo le sensazioni di

fame, dolori o bisogni sessuali; tuttavia produce molto presto assuefazione e l'individuo deve ricorrere a dosi

sempre più massicce per ottenere gli stessi effetti, quasi sempre si arriva alla morte, causata da asfissia dovuta a

depressione del centro respiratorio cerebrale

3) stimolanti – sono sostanze che aumentano lo stato di eccitazione generale e lo stato di allerta, aumentando

battito cardiaco e pressione sanguigna; tra esse troviamo le amfetamine, basse dosi sembrano innocue, anche se la

privazione porta l'individuo in uno stato di depressine e questo può indurlo a prendere una nuove dose,

sviluppando dipendeza

4) allucinogeni – sono sostanze psicoattive il cuo compito è quello di alterare l'esperienza percettiva; tra esse

troviamo l'LSD, il PCP e la cannabis, dalla quale si deriva la marijuana: i consumatori abituali di marijuana

riferiscono diversi cambiamenti percettivi: euforia generale con senso di benessere, distorsioni spazio-temporali,

ma anche esperienze spiacevoli come ansia, timore e confusione, oltre ciò interferisce con la coordinazione

motoria

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L'apprendimento si può definire come un cambiamento relativamente permanente del comportamento, che

si verifica con l'esperienza (sono esclusi la maturazione o le sostanze chimiche). Esistono 2 tipi di

apprendimento:

- apprendimento non associativo = E' quello relativo ad un singolo stimolo, include abituazione e

sensibilizzazione. L'abituazione è caratterizzata dalla riduzione di una risposta comportamentale ad uno stimolo

innocuo (es il suono di un corno la prima voltà può far sobbalzare, se poi si verifica di continuo non fa sobbalzare

più). La sensibilizzazione è caratterizzata dall'aumento di una risposta comportamentale ad uno stimolo intenso,

nocivo o minaccioso (es il suono di un corso farà trasalire molto di più se viene sentito in un vicolo buio)

- apprendimento associativo = E' un apprendimento generato dalla relazione tra gli eventi, include

condizionamento classico, condizionamento operante ed apprendimento complesso. Nel condizionamento

classico l'organismo apprende che ad un evento ne segue un'altro (es il lattante impara che all'apparire della

mammella seguirà il sapore del latte); nel condizionamento operante, l'organismo apprende che la sua risposta

avrà una particolare conseguenza (es il bambino impara che se picchia il fratellino sarà sgridato dai suoi genitori);

l'apprendimento complesso comporta più del formarsi di associazioni (es imparare la strada da casa nostra

all'università).

L'apprendimento è stato studiato in particolare dai comportamentisti, che trovarono 2 assunti fondamentali: il

primo è che sono le semplici associazioni di tipo classico o operante che costituiscono le fondamenta

dell'apprendimento; il secondo è che sono sempre in gioco le stesse legge fondamentali, in qualunque caso.

Il condizionamento classico è stato studiato soprattutto da Ivan Pavlov nei primi anni del XX secolo, attraverso

un particolare esperimento. Egli applicava un tubicino alla ghiandola salivare di un cane per misurare il flusso

della saliva, quindi poneva il cane di fronte ad un recipiente in cui veniva versata della carne. Poi il ricercatore

accende una luce in una finestra di fronte al cane. Dopo alcuni secondi, nel recipiente si versa la carne e la luce si

spegne. Il cane comincia a salivare abbondantemente: questa è una RI (risposta incondizionata), perchè

non è necessario alcun apprendimento affinchè il cibo provochi salivazione. Di conseguenza, la carne è uno

SI (stimolo incondizionato), perchè elicita una risposta senza alcun condizionamento. Accade che, dopo

alcune presentazioni della luce seguita dalla carne, il cane comincia a salivare in risposta alla luce, persino

se dopo non riceve la carne. Questa salivazione anticipata è una RC (risposta condizionata), mentre la luce

è diventata uno SC (stimolo condizionato). Riepilogando:

- PRIMA DEL CONDIZIONAMENTO = SC (luce) – assenza di risposta / SI (cibo) – RI (salivazione)

- DOPO IL CONDIZIONAMENTO = SC (luce) – RC (salivazione)

Ogni presentazione abbinata di stimolo condizionato e incondizionato è detta prova. Le prove durante i quali il

soggetto apprende l'associazione tra i 2 stimoli costituiscono lo stadio di acquisizione del condizionamento.

Possiamo trovare altri tipi di condizionamento:

condizionamento di secondo livello = in riferimento all'esperimento del cane, se il cane viene messo in

una situazione nella quale in ogni prova è esposto ad un suono seguito da una luce ma non dal cibo, il

suono da solo solleciterà una risposta condizionata. In questo caso, uno SC produce una RC pur non

essendo abbinato con uno SI.

Generalizzazione = si ha quando dei nuovi stimoli sono simili allo SC, e quindi sono in grado di evocare

la RC Discriminazione = si ha quando 2 stimoli diversi, SC1 e SC2, portano risposte differenti (es se un tono

più basso è seguito da una scarica elettrica e uno più acuto non è seguito da niente, il soggetto all'inizio non

distinguerà i 2 toni ma dopo un po' di prove capità quale stimolo è seguito da una scarica elettrica e quale non lo

è) condizionamento inibitorio = si ha quando uno SC, che predice uno SI, si presenta con un nuovo SC, e

lo SI è omesso (es se si presenta un suono che predice una scossa elettrica al dito insieme con una luce, in assenza

della scarica la luce diviene un inibitore condizionato)

Ricercatori hanno appreso che ciò che un organismo può imparare attraverso un condizionamento è vincolato alla

sua biologia. Gli animali sarebbero programmati ad apprendere cose particolari, in particolari modi.

Il condizionamento operante si basa sul fatto che certi organismi apprendono certe risposte non dagli

stimoli, ma perchè operano sull'ambiente, cioè lo influenzano, per ottenere un effetto (es un bambino

piccolo, se lasciato solo in una culla, può tirare calci o balbettare per richiamare l'attenzione; il bambino

balbetterà più spesso se il suo comportamento porterà all'attenzione da parte dei genitori).

Due pionieri nello studio sul condizionamento operante furono Thorndike e Skinner. Il primo, attraverso un

esperimento con un gatto affamato in una gabbia, e il secondo, attraverso un esperimento su un ratto;

dimostrarono come gli animali attuano dei comportamenti del tipo prova od errore, e che qualunque

comportamento seguito da rinforzo viene potenziato (legge dell'effetto), cioè un apprendimento di un azione,

fatto per ottenere una ricompensa, viene rinforzato.

Nel condizionamento operante, un evento ambientale successivo al comportamento produce un incremento o

una riduzione della probabilità di quello stesso comportamento. Esistono 4 casi:

rinforzo positivo = somministrazione stimolo piacevole – incremento risposta comportamentale (se lo

studio è seguito da un voto alto agli esami, il comportamento dello studio tenderà ad aumentare)

rinforzo negativo = eliminazione stimolo spiacevole – incremento risposta comportamentale (se

lasciando la nostra stanza ci allontaniamo da un rumore fastidioso, il tempo in cui stiamo fuori dalla stanza

tenderà ad aumentare)

punizione = somministrazione stimolo spiacevole – riduzione risposta comportamentale (se un genitore

mette in castigo il figlio per aver imbrattato il muro, la probabilità di imbrattare i muri tenderà a diminuire)

addestramento all'omissione = eliminazione stimolo piacevole – riduzione risposta comportamentale (se

il partner diventa meno affettuoso quando guardate la TV, il tempo che passate alla TV tenderà a diminuire)

Nel cervello mammifero, le sinapsi prendono parte all'immagazzinamento delle informazioni, nel corso

dell'apprendimento.

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Gli psicologi attualmente fanno 3 distinzioni basilari sulla memoria:

1) stadi della memoria = codifica, immagazzinamento e recupero

2) differente immagazzinamento = periodi brevi e periodi lunghi

3) diversi tipi di memoria a seconda dell'immagazzinamento

La memoria ha 3 stadi principali come già detto:

1) codifica = posizionare un fatto nella memoria

2) immagazzinamento = mantenimento del fatto nella memoria

3) recupero = ripresa del fatto dalla memoria

Studi recenti hanno dimostrato che questi stadi della memoria riguardano differenti aree cerebrali. La codifica

attiva le zone cerebrali dell'emisfero sinistro; il recupero invece quelle dell'emisfero destro.

Si è scoperto che la memoria sembra agire in maniera differente in base alla situazione in cui dobbiamo

immagazzinare materiale per meno di un secondo; per una questione di secondi; oppure per intervalli più

lunghi, compresi mesi e anni.

Nel 1968 due studiosi, Atkinson e Shiffrin, hanno formalizzato una teoria che spiega la differenziazione della

memoria a seconda degli intervalli di tempo, con la "teoria di Atkinson-Shiffrin". Essa ha 3 punti

fondamentali:

1) l'informazione, proveniente dall'ambiente, è inizialmente immessa nella memoria sensoriale, che

contiene le informazioni catturate dagli organi di senso (come vista e udito); qui l'informazione

decade in meno di un secondo oppure viene trasferita nella memoria a breve termine

2) nella memoria a breve termine l'informazione è facilmente accessibile e viene utilizzata per

prendere decisioni o eseguire compiti nell'arco di secondi o meno, se tutto si mantiene inalterato

essa poi decade entro 20 secondi; qui è possibile impedire il decadimento dell'informazione, se si

continua a ripeterla, e può essere sottoposta a elaborazione; dopodichè viene trasferita nella

memoria a lungo termine

3) nella memoria a lungo termine si mantengono tutte le informazioni di cui si dispone; la capienza è

illimitata e l'informazione, arrivata dalla memoria a breve termine, viene sottoposta ad

elaborazione

Lo studio della memoria sensoriale è stato effettuato attraverso 2 famosi esperimenti di Sperling, sul rapporto

spaziale e l'integrazione temporale. Nel primo esperimento, a degli osservatori venivano presentati 12 lettere su 3

colonne, in rapporto 3x4 per brevissimo tempo, e, dopo un segnale acustico, le lettere sparivano e veniva dato il

compito di ricordare quali lettere avevano visto: si è notato così che il massimo numero di lettere che veniva

ricordato era di 4-5 lettere, oltre a ciò venne notato che, se si è aumenta l'intervallo di tempo tra lo stimolo e il

segnale acustico, la prestazione degli osservatori peggiorerà: ciò riflette il rapido decadimento della memoria

sensoriale. Nel secondo esperimento vengono mostrate 2 cornici, ciascuna con 12 punti, in una griglia 5x5 di

punti, di cui uno mancante. Se queste griglie vengono mostrate in un intervallo brevissimo di tempo, gli

osservatori avranno elevate probabilità di indicare dove si trova il punto mancante. Con l'aumentare

dell'intervallo tra le due cornici, la prestazione peggiora.

L'immagazzinamento, nella memoria a breve termine, è molto limitato. Mediamente infatti si ha un limite di 7

elementi, con una differenza di 2 o in negativo o in positivo. Gli elementi vengono detti chunk (pezzi). E'

possibile conservare un informazione passandola dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine

attraverso il processo di chunking: supponiamo di dover memorizzare la sequenza di lettere

SRUOYYLERECNIS. Siccome l'ampiezza della nostra memoria è 7 +- 2, sarà difficile ricordare la sequenza di

lettere per intero. Tuttavia, se notiamo che la sequenza di lettere corrisponde alla frase SINCERELY YOURS in

ordine inverso, il nostro compito si semplificherebbe moltissimo, diminuendo il numero degli elementi da 14 a 2,

attraverso la memoria a lungo termine dove è immagazzinata la conoscenza delle parole.

Anche la memoria a lungo termine comprende gli stati di codifica, immagazzinamento e recupero. La codifica,

per quel che riguarda il materiale verbale (parole o frasi), si basa sul significato degli elementi (quando la gente

riferisce di complesse situazioni politiche e sociali ricorda in modo improprio i vari dettagli, eppure riesce a

descrivere in modo accurato la situazione di base). Il recupero, invece, di un elemento nella memoria a lungo

termine, può essere molto difficile: infatti non si riesce a recuperare l'informazione cercata, ciò può accadere nei

casi di interferenza (quando altri elementi sono associati all'informazione da recuperare). In molti casi comunque

l'informazione viene persa. E' possibile tuttavia in molti casi aiutare il processo di recupero attraverso 2 modalità:

organizzare le informazioni al momento della codifica (è più facile ricordarsi nomi di persone, durante una

conferenza stampa, se le dividiamo in base al lavoro che fanno), oppure assicurarsi che il contesto nel quale è

codificata l'informazione sia simile a quello in cui sarà recuperata (è più facile ricordarsi i nomi dei nostri ex

compagni di classe se camminiamo lungo il corridoio della nostra scuola).

La localizzazione biologica del consolidamento dell'informazione riguarda l'ippocampo e la corteccia

cerebrale.

Freud, con la teoria freudiana dell'incoscio, ci dice che alcune esperienze possono essere così traumatiche da

non poter essere più recuperate, in questo l'accesso a ricordi e informazioni viene bloccato e rilegato

nell'inconscio.

Si è scoperta l'esistenza di un altro tipo di memoria, quella che spesso si esprime in abilità e miglioramenti dal

punto di vista motorio, percettivo o cognitivo. Essa è la memoria implicita, senza il ricordo conscio delle

esperienze che hanno portato al miglioramento. Lo studio di questa memoria è stato effettuato seguendo dei

pazienti affetti da amnesia, i quali sono incapaci di ricordare vecchi eventi della loro vita, ma non hanno difficoltà

a ricordare e imparare abilità percettive o motorie.

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In psicologia si studia anche la relazione tra pensiero e linguaggio. Il linguaggio è strutturato in 3 diversi livelli:

1) le unità sintattiche

2) le parole o le parti di parola che veicolano il significato

3) i fonemi

L'apprendimento del linguaggio da parte di un bambino si verifica attraverso 2 possibilità:

1) imitazione degli adulti

2) condizionamento (gli adulti possono ricompensarli se dicono bene una frase e richiamarli quando fanno

errori)

Come altri comportamenti innati, si è scoperto che l'apprendimento del linguaggio ha alcuni periodi critici,

rappresentati dai primi mesi di vita del bambino. Prove di ciò sono state riscontrate in un caso di gravissimo

isolamento, come quello di Genie, figlia di padre psicotico e madre cieca e molto dipendente. Dalla nascita fino a

11 anni è stata tenuta legata in una sedia in una stanza isolata a casa dei genitori. Prima che fosse scoperta non

aveva avuto contatti con altre persone e non aveva alcuna capacità linguistica. Gli sforzi intrapresi per insegnarle

a parlare hanno ottenuto risultati molto limitati, era in grado di apprendere le parole, ma non le regole

grammaticali che risultano naturali ai bambini più piccoli.

Alcuni esperti ritengono che la capacità innata di apprendere il linguaggio sia peculiare della specie

umana, e che altre specie hanno differenti sistemi di comunicazione diversi dal nostro (scimpanzè-segni).

Il pensiero può essere concepito come il linguaggio della mente. Troviamo 2 tipi diversi di pensiero:

1) pensiero proporzionale – rappresenta il flusso di frasi che ci sembra di ascoltare nella nostra mente

2) pensiero per immagini – corrisponde ad immagini che possiamo vedere nella nostra mente

Il concetto rappresenta un insieme di caratteristiche associate ad un tipo di categoria, e rappresenta una

intera categoria (es gatto – 4 zampe e baffi folti). I concetti servono ad alcune delle più importanti funzioni della

vita mentale, come ad esempio dividere il mondo in unità manipolabili e oggetti differenti (economia

cognitiva). La categorizzazione è il processo d'assegnazione di un oggetto ad un concetto. Le caratteristiche di un

concetto si dividono in 2 gruppi:

1) prototipo – l'insieme delle caratteristiche descrittive dei migliori esemplari del concetto (nonna – donna

sui 60 anni, dai capelli grigi...)

2) nucleo – l'insieme delle caratteristiche essenziali del concetto (nonna – madre di una madre)

Quando pensiamo a qualcosa, organizziamo i pensieri attraverso una sequenza precisa, che prende la forma di

un'argomentazione dove, a una proposizione, corrisponde o una affermazione o una conclusione. Questo è il

ragionamento. Le proposizioni intermedie sono a sostegno dell'affermazione o le premesse per la conclusione.

I ragionamenti si dividono in 2 tipi:

1) ragionamenti deduttivi – quelli che dimostrano una validità deduttiva o rappresentabili attraverso un

modello mentale

(es se sta piovendo, prenderò l'ombrello – piove- quindi prendo l'ombrello)

2) ragionamenti induttivi – quelli senza una validità deduttiva, ma accettabili perchè derivano da premesse

vere o false a seconda dei casi

(es Mitch si è laureato in economia – Mitch ora lavora da un commercialista – Mitch è un commercialista

(es Linda è cassiera in una banca – Linda è cassiera in una banca e attivista del movimento femminista

Il pensiero per immagini si basa sulla rappresentazione mentale di immagini visive nella testa dei soggetti.

Studi dimostrano che la capacità di elaborare una mappa mentale può essere difficile in alcuni casi, come ad

esempio se una immagine viene ruotata o mostrata in maniera speculare (esperimento della R) oppure se vengono

mostrate immagini di località lontane nominate dallo sperimentatore in un'immagine di una mappa (esperimento

dell'isola).

Studi hanno dimostrato che pazienti con lesioni nel lobo parietale dell'emisfero destro, sviluppano la negligenza

del campo visivo sinistro: sebbene non siano ciechi, ignorano tutto ciò che si trova nel lato sinistro del loro

campo visivo.

Per molte persone, risolvere un problema è l'essenza del pensiero stesso. Il problem solving richiede la

scomposizione dell'obiettivo finale in sotto-obiettivi che possono essere raggiunti più facilmente

(combinazione serratura a 4 cifre- dopo ogni cifra corretta c'è un suono – scopriamo 1 cifra per volta). Le

strategie di scomposizione dell'obiettivo comprendono la riduzione delle differenze tra condizione attuale e meta,

analisi dei mezzi e dei fini, e il ragionamento all'indietro (labirinto). A seconda del problema, è più utile una

rappresentezione visiva o proposizionale.

Gli esperti, rispetto ai principianti (come nel caso degli scacchi) si distinguono nella risoluzione di un problema

per alcuni aspetti, come un numero maggiore di rappresentazioni in testa, elaborazione di un piano, tendenza a

ragionare in avanti anzichè all'indietro.

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Per motivazione si intende una condizione che determina la direzione e l'intensità del comportamento. E'

sperimentata soggettivamente come un desiderio conscio (mangiare,bere,giocare). Le cause delle motivazioni

spaziano da fattori biologici a culturali a psicologici. Gli psicologi hanno operato una distinzione tra 2 tipi di

teorie della motivazione:

1) teorie pulsionali = pongono l'accento sui fattori interni della motivazione (fame,sete)

2) teorie da incentivazione = pongono l'accento sul ruolo motivazionale degli eventi esterni o sugli oggetti

del desiderio (incentivi come soldi,partner,bevande ecc...); gli incentivi servono anche da ricompensa e

possono rinforzare il comportamento che si avvicina a loro; alcuni incentivi sono rinforzi primari, in

grado di agire subito da ricompensa (un sapore dolce), altri sono rinforzi secondari, in grado di apparire

piacevoli dopo un apprendimento (soldi o buon livello scolastico – condizionati dalla cultura)

La dipendenza, per certe persone, è una motivazione potente. Alcune droghe hanno una capacità molto potente

di provocare dipendenza, attraverso 3 fattori: la capacità di rendere iperattivo il sistema cerebrale, la capacità

di produrre astinenza, e la capacità di produrre cambiamenti permanenti nel sistema cerebrale della

ricompensa (neuroni dopaminergici).

L'omeostasi è quel processo che mantiene costante la temperatura del nostro corpo attraverso un equilibrio

interno. Risposte fisiologiche come sudare e rabbrividire sono processi che, in condizioni di caldo o freddo,

mantengono la temperatura costante. Ma è solo all'interno del cervello che i cambiamenti di temperatura vengono

percepiti (neuroni della regione preottica). Questi neuroni funzionano in maniera diversa quando la loro

temperatura cambia. Basta un lieve cambiamento della temperatura cerebrale che determina la modificazione

della nostra percezione termica. Una malattia può innalzare momentaneamente i punti di equilibrio cerebrali di

diversi gradi oltre la norma (di conseguenza la temperatura prestabilita diventa più elevata e compare la febbre).

La sete è un importante processo omeostatico. Il corpo perde 2 tipi diversi di liquidi, a mano a mano che l'acqua

gradualmente si perde attraverso la respirazione, la sudorazione e la minzione. Il primo tipo è contenuto

all'interno delle cellule del nostro corpo (riserva intracellulare); il secondo all'esterno delle cellule (riserva

extracellulare). La sete intracellulare è dovuta all'osmosi, cioè alla tendenza dell'acqua a spostarsi da

compartimenti in cui è presente in abbondanza ad altri in cui è relativamente scarsa. La sete extracellulare è

conseguente alla perdita d'acqua corporea perchè non abbiamo bevuto o abbiamo fatto intensa attività fisica. La

perdita di liquido extra e intracellulare è rilevato da particolari neuroni, come quelli della pressione sanguigna e

gli osmorecettori.

Il mangiare è più complesso del bere. Abbiamo bisogno di mangiare un gran numero di tipi diversi di alimenti

(proteine,carboidrati,grassi...) per mantenerci in salute. L'evoluzione ha fornito al nostro cervello i mezzi per

selezionare i cibi che ci servono ed evitare quelli che ci avvelenano (gusto amaro-dolce).

Il segnale fisiologico della fame è correlato al livello di glucosio, percepito dal cervello attraverso neuroni

specializzati. Quando il livello di glucosio si abbassa troppo, l'attività di questi neuroni è interrotta. Ciò è un

segnale per il cervello che produce fame.

Uno dei siti principali di elaborazione della sensazione di fame è l'ipotalamo. La distruzione dell'ipotalamo

laterale produce l'apparente mancanza totale di fame, e degli animali con questo tipo di lesioni, se non sono

nutriti artificialmente, si lasciano morire di fame. Oltre a questo, la stimolazione elettrica dell'ipotalamo laterale

induce il comportamento di sovraalimentazione.

Si definisce obeso un individuo con un eccesso di peso corporeo pari o superiore al 30% del peso forma.

L'obesità è un grave rischio per la salute perchè induce diabete, ipertensione arteriosa e malattie cardiache. Due

fattori contribuiscono all'aumento di peso: la genetica e l'assunzione di calorie.

Si sa che l'obesità è maggiormente presente in certe famiglie. Nelle famiglie in cui nessun genitore è obeso, solo

circa il 10% dei figli diventerà obeso; se un genitore è obeso, circa il 40% dei figli lo sarà; se lo sono entrambi, lo

sarà anche il 70% dei figli. Un modo per raccogliere prove sul ruolo della genetica nell'obesità è quello di

studiare gemelli identici (monozigoti), dato che hanno gli stessi geni. In un esperimento, 12 coppie di gemelli

monozigoti accettarono di stare in una Casa dello Studente per 100 giorni, con il compito di mangiare tanto e non

fare attività fisica. Dopo 100 giorni, tutti avevano preso peso, con quantità diverse (da 4 a 13 kg), ma le coppie

avevano preso quasi esattamente lo stesso peso, addirittura nelle stesse zone.

Un altro esperimento sui ratti ha mostrato il ruolo delle cellule adipose nel prendere peso: giovani ratti a cui

venivano asportate parte delle cellule adipose finiscono per pesare la metà del loro precedente peso.

Altro fattore che contribuisce a prendere peso è il metabolismo lento.

Per quanto riguarda i fattori psicologici che portano all'obesità e alla sovralimentazione, troviamo il cedimento

dei freni coscienti e l'attivazione emotiva.

Uno esperimento ha mostrato cosa accade se si lasciano andare i freni coscienti: mangiatori controllati e

non controllati furono invitati a bere 2 frullati di latte e poi invitati a mangiare a volontà del gelato a loro

disposizione. I risultati mostrarono che i mangiatori controllati mangiavano più gelato di quelli non

controllati, mostrando ironicamente il motivo per cui seguire una dieta spesso porta ad effetti

controproducenti.

Anche l'attivazione emotiva influisce sul mangiare: esperimenti hanno dimostrato come individui durante

la visione di un film angoscioso o divertente mangiavano di più rispetto a chi vedeva un noioso

documentario.

Due importanti problemi riguardo all'alimentazione, oltre all'obesità, riguardano i casi di anoressia e bulimia.

L'anoressia nervosa è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da un'estrema perdita di peso

autoimposta, colpisce le donne 20 volte più degli uomini ed è quasi raddoppiata negli ultimi anni.

La bulimia è un disturbo dell'alimentazione caratterizzato da frequenti episodi di abbuffate di cibo, seguiti

da tentativi di liberarsi dell'eccesso dello stesso cibo per mezzo di vomito o lassativi.

Sono state individuate diverse cause che inducono questi disturbi, come cause sociali (pratiche di oggettivazione

sessuale nei mass media, importanza dell'aspetto estetico); cause biologiche (disfunzione ipotalamica, cioè della

porzione cerebrale che regola il senso dell'alimentazione); cause familiari (famiglie che richiedono "perfezione"

ed estremo autocontrollo del corpo).

Il sesso rappresenta una motivazione sociale importante. La maggior parte delle persone, affinchè abbiano

esperienze sociali e sessuali gratificanti, ha bisogno di sviluppare un'appropriatà identità di genere, maschile o

femminile.

Gli ormoni prenatali contribuiscono allo sviluppo sessuale. Se le ghiandole sessuali dell'embrione producono

abbastanza ormoni androgeni, il feto diventerà un maschio, viceversa una femmina.

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L'emozione è un episodio complesso, con più componenti, che induce una prontezza ad agire. Il processo

emotivo comprende 6 componenti:

1) Valutazione cognitiva – la valutazione del soggetto del significato personale delle sue circostanze

attuali

2) Esperienza soggettiva – lo stato affettivo o il tono sentimentale dell'esperienza privata

3) Tendenze al pensiero e all'azione – pensare e agire in modi particolari

4) Modificazioni corporee interne – le risposte fisiologiche (battito cardiaco, sudore)

5) Espressioni facciali – contrazioni muscolari delle parti del viso (guance, labbra)

6) Risposte all'emozione – il modo in cui le persone reagiscono o affrontano le situazione indotte

dall'emozione

Le emozioni si differenziano dagli umori in quanto hanno una causa chiara e sono particolarmente brevi.

Ogni emozione si basa sulla relazione individuo-ambiente (le circostanze in cui si trova una persona).

Circostanze come ad esempio essere insultati o guardare un tramonto. Affinchè le circostanze si traducano in

emozione, dobbiamo porle come rilevanti rispetto ai nostri obiettivi o il nostro benessere. Questa è la

valutazione cognitiva (es se siamo insultati possiamo considerare l'insulto una minaccia al nostro onore). Le

valutazioni cognitive sono il risultato di elaborazioni sia automatiche che controllate.

Le ricerche neurologiche hanno identificato il coinvolgimento dell'amigdala nelle valutazioni cognitive.

L'esperienza soggettiva dell'emozione è consapevole. Sul versante avversivo, possiamo sentirci tristi, arrabbiati,

impauriti... sul versante piacevole possiamo sentirci gioiosi, sereni, contenti. Ognuno di questi sentimenti

funziona per rilevare le circostanze in cui ci troviamo (feedback) (rabbia-minaccia; gioia-sicurezza). Inoltre, i

sentimenti guidano il comportamento e le azioni in base alla circostanza (rabbia-attacco; gioia-giocare).

Tendiamo a prestare maggiore attenzione a quei sentimenti che riflettono il nostro status piuttosto che a

quei sentimenti che lo contrastano. Ciò fu scoperto attraverso un esperimento che prevedeva a dei soggetti

ipnotizzati la lettura di una storia, con 2 personaggi protagonisti: uno felice e l'altro triste. Quelli indotti a sentirsi

tristi si identificano di più con il personaggio triste, e la stessa cosa accadeva viceversa.

I sentimenti influenzano anche la valutazione delle altre persone, e i giudici sulla frequenza di rischi futuri. Se

proviamo paura, ad esempio, siamo portati a vedere il futuro come incerto e incontrollabile; al contrario, se siamo

felici, vediamo il futuro come certo e controllabile, il che ci porta a considerare minori rischi futuri.

Quando sperimentiamo un'emozione intensa, come paura o ira, possiamo renderci conto di un certo

numero di cambiamenti fisici (battito cardiaco accelerato, sudorazione...). Questi cambiamenti derivano

dall'attivazione della divisione simpatica del sistema nervoso autonomo. Man mano poi che l'emozione

descresce, il sistema nervoso parasimpatico, deputato alla conservazione di energia, prende il sopravvento

e ci riporta alla condizione normale.

L'autore del primo libro di testo di psicologia, James, e il fisiologo danese Lange, studiando il sistema nervoso

autonomo arrivarono all'elaborazione della teoria di James-Lange: essa prende spunto dal fatto che, poichè la

percezione dell'attivazione del sistema nervoso autonomo costituisce l'esperienza di un'emozione, e poichè

differenti emozioni si provano in modi differenti, deve esistere uno schema distinto di attivazione del sistema

nervoso autonomo per ciascuna emozione. La teoria sostiene che l'attivazione del sistema nervoso autonomo

differenzia le emozioni.

Le persone con lesioni del midollo spinale affermano di provare emozioni meno intense.

L'espressione facciale che accompagna l'emozione serve chiaramente a comunicare quell'emozione, ed è una

funzione importante, con valore di sopravvivenza (apparire terrorizzati può avvertire gli altri della presenza di un

pericolo).

Certe espressioni del viso hanno un significato universale: ciò si è visto attraverso un esperimento fatto su

persone di 5 diversi paesi ai quali erano mostrare delle foto che mostravano altre persone con particolari

espressioni. Esse non hanno avuto difficoltà ad inviduare l'espressione corretta in base all'emozione provata.

Le espressioni emotive, inoltre, potrebbero contribuire all'esperienza soggettiva dell'emozione (feedback

facciale). Per esempio mettetevi a sorridere per parecchi secondi: non cominciate a sentirvi felici?

La regolazione emotiva indica come le persone reagiscono in base alla loro emozioni, con il compito di

mantenere, minimizzare o intensificare l'emozione provata. Le emozioni e gli sforzi per regolarle vanno a

braccetto, e raramente abbiamo una cosa senza l'altra.

Le differenze sociali e le similarità biologiche giocano un ruolo fondamentale, nel processo emotivo. Le

persone appartenenti a certe culture, ad esempio, esprimono poche emozioni in pubblico e appaiono stoiche,

mentre quelle di altre culture sono espressive e espansive. Le differenze riguardano anche il genere: secondo lo

stereotipo femminile, le donne sono più emotive, sperimentano ed esprimono emozioni più spesso; ad eccezione

di rabbia e orgoglio, emozioni più sperimentate dagli uomini. Oltre a questo gli stereotipi di genere modellano le

interpretazioni delle espressioni facciali osservate: in una foto vengono mostrati i volti di 1 uomo e 1 donna con

un espressione mista di rabbia e tristezza sul volto di entrambi: si scoprì che quando un'espressione di questo tipo

appare sul volto di un uomo, le persone considerano l'espressione come rabbiosa, mentre se l'espressione appare

sul volto di una donna, viene considerata triste. Anche le differenze culturali di individualismo e collettivismo

producono differenze nelle emozioni.

L'ipotesi psiconalitica che l'aggressività sia una pulsione biologica di base è sostenuta dagli studi che dimostrano

come negli animali l'aggressività è controllata da meccanismi neurologici ipotalamici: se viene stimolato

l'ipotalamo di un ratto o un gatto, esso può produrre rabbia. Negli uomini e in alcuni mammiferi, però ,

l'aggressività e largamente sotto il controllo corticale, e quindi viene influenzata da esperienze passate e fattori

sociali.

In base alla teoria dell'apprendimento sociale, i comportamenti aggressivi sono rinforzati attraverso

l'imitazione e la loro frequenza aumenta, ciò si nota in particolare nei bambini.

12

E' difficile definire l'intelligenza. Secondo alcuni teorici, l'intelligenza è semplicemente un'etichetta di ciò

che misurano i test di intelligenza. Altri sostengono invece che sia l'abilità di apprendere dall'esperienza,

pensare in termini astratti e relazionarsi in modo efficace con il proprio ambiente.

Le società industrializzate confidano fortemente sulla valutazione oggettiva delle capacità intellettive degli

individui, attraverso dei test attitudinali o di abilità, usati nelle scuole superiori, nelle università, nelle industrie

e nelle compagnie statali. Un test per essere valido deve essere però attendibile e standardizzato.

L'attendibilità di un test si valuta attraverso 2 punteggi: 1) vengono date 2 forme dello stesso test alla stessa

popolazione, valutando la correzione; 2) la coerenza interna, cioè il grado in cui le domande (item) diverse di un

test misurano tutte la stessa cosa.

La maggior parte dei test riceve un punteggio oggettivo attraverso i computer. Ma a volte si deve valutare

soggettivamente la prestazione intellettiva (ad esempio per un compito in classe).

La validità di un test si ottiene correlando il punteggio con qualche criterio esterno (ad esempio il voto dell'esame

di stato e quelli degli esami universitari).

Tra i più famosi test di intelligenza dobbiamo ricordare:

1) il test di Francis Galton – fece il primo test in assoluto di intelligenza; egli riteneva che certe famiglie

siano biologicamente superiori e più intelligenti di altre e fece il test per misurare ciò: più un individuo ha

capacità sensoriali, più possiede intelligenza; il test tuttavia fallì perchè i tempi di reazione non si

collegavano all'intelligenza.

2) Il test di Alfred Binet – è quello che si avvicina di più agli attuali standard e venne fatto dopo il 1881,

quando il governo francese varò una legge che rendeva obbligatoria per tutti i bambini la frequenza

scolastica. Binet supponeva che l'intelligenza dovesse essere misurata con compiti che richiedono capacità

di ragionamento e di soluzione dei problemi, piuttosto che abilità percettivo-motorie. Binet costruì così

una scala con domande a difficoltà crescente. Più alto il bambino si collocava in questa scala, maggiore

era la sua età mentale.

Le domande dello psicologo francese Terman vennero adattate agli scolari americani da Terman della

Stanford University. Nel 1916 venne alla luce la scala di intelligenza Stanford-Binet. Terman adottò

inoltre un utile indice di intelligenza: il quoziente intellettivo (QI), che esprime l'intelligenza come il

rapporto fra l'età mentale e l'età cronologica: QI=EM/EC x 100 (il numero 100 si usa affichè il QI sia

uguale a 100 quando EM=EC)

Nel 1939 Wechsler sviluppò un diverso tipo di scala, la scala Wechsler, perchè riteneva che la Stanford-

Binet dipendesse troppo dalle abilità linguistiche e non fosse adatta per gli adulti. La scala Wechsler si

suddivide in 2 parti: una scala verbale e una di performance, che producono punteggi separati oltre

un QI totale. Le domande della scala di performance richiedono la manipolazione o la sistemazione

di cubi, disegni o altro materiale.

Queste 2 scale sono test individuali, mentre il SAT (Scholastic Assessment Test) e l'ACT (American

College Test) sono esempi di test collettivi di capacità generale in uso negli Stati Uniti.

Alcuni psicologi si sono chiesti se esista una intelligenza "generale". Spearman suggerì che tutti gli

individui possiedono un fattore g (intelligenza generale) variabile, e che esso è il principale

determinante nel rendimento dei test di intelligenza. Inoltre speciali fattori, detti s, sono specifici di abilità

e test particolari.

I test di intelligenza usati dagli americani sono stati criticati perchè favoriscono gli americani delle classi

medie e superiori, a discapito di individui con differenti culture (in Asia Centrale risolvere sillogismi viola

una norma sociale secondo cui non si deve mai affermare qualcosa che non si conosce per esperienza

personale).

Con lo sviluppo della psicologia cognitiva, si è cercato di comprendere l'intelligenza come processo

cognitivo, identificando i processi mentali alla base del comportamento intelligente.

Howard Gardner ha sviluppato la sua teoria delle intelligenze multiple. Egli fu colpito dalla varietà dei

ruoli adulti nelle differenti culture. Le sue osservazioni lo hanno portato a dire che non esiste una

capacità mentale generale (g), bensì una varietà di intelligenze che lavorano in combinazione, e che

permettono agli esseri umani di assumere i ruoli diversi di fisico, ballerino ecc... In base alla teoria,

esistono 7 tipi di intelligenze, indipendenti l'una dall'altra e operanti nel cervello come sistemi separati:

1) intelligenza linguistica – capacità di linguaggio (fonologia, sintassi, semantica)

2) intelligenza musicale – abilità di creare, comprendere musica insieme ai meccanismi di qualità

del suono (tono,timbro)

3) intelligenza logico-matematica – abilità di relazione tra oggetti e impegnarsi nel pensiero astratto

4) intelligenza spaziale – abilità di percepire l'informazione visiva e spaziale (come costruire

immagini 3d e ruotarle)

5) intelligenza somato-cinestetica – abilità di usare tutto o parte del corpo per risolvere problemi o

produrre qualcosa

6) intelligenza intrapersonale – abilità di distinguere i propri sentimenti, intenzioni e motivazioni


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Ahmed89

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ahmed89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Castorina Salvatore.

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