Capitoli del documento
- Capitolo 1 – Natura della psicologia
- Capitolo 2 – Basi biologiche della psicologia
- Capitolo 3 – Sviluppo psicologico
- Capitolo 4 – Processi sensoriali
- Capitolo 5 – Percezione
- Capitolo 6 – Coscienza
- Capitolo 7 – Apprendimento e condizionamento
- Capitolo 8 – Memoria
- Capitolo 9 – Pensiero e linguaggio
- Capitolo 11 – Emozione
- Capitolo 12 – Intelligenza
- Capitolo 13 – Personalità
Capitolo 1 – Natura della psicologia
Scopo della psicologia
La psicologia si occupa dello studio scientifico del comportamento e dei processi mentali dell’uomo. Riguarda, quindi, molti ambiti della nostra vita e può arrivare a influenzare le leggi e la politica sociale.
Origini storiche della psicologia
La psicologia affonda le sue radici nel IV-V secolo a.C., quando i più grandi filosofi dell’Antica Grecia, quali Socrate, Platone ed Aristotele, hanno iniziato a interessarsi al funzionamento della mente umana e alle sue caratteristiche costitutive. Ippocrate, uno dei padri della medicina insieme a Galeno, ha prestato maggiore attenzione alla fisiologia e ha condotto delle interessanti osservazioni circa le modalità con cui il cervello controlla il funzionamento dei vari organi dell’organismo, ponendo così le basi della prospettiva biologica in psicologia.
Un dibattito che da sempre caratterizza la psicologia è quello tra natura e nutrimento, che cerca di dirimere sulle capacità umane e di stabilire se esse siano da considerare innate o, al contrario, acquisite. Secondo la prospettiva naturalistica, gli esseri umani vengono al mondo con un patrimonio innato di conoscenza e una naturale capacità di comprendere la realtà e possono accedere a questo patrimonio attraverso il ragionamento rigoroso e l’introspezione. Questo punto di vista è stato sostenuto, tra gli altri, da Cartesio, il quale era convinto che esistessero delle idee, come quelle di Dio, di assiomi geometrici, di perfezione, di infinito e di Sé, che fossero innate.
Egli considerava, inoltre, il corpo umano come una macchina e questa sua visione ha costituito la radice dello Human Information Processing. Secondo la prospettiva esperienziale, invece, è possibile acquisire la conoscenza soltanto passando attraverso l’esperienza e le interazioni con il mondo. Locke, in particolare, pensava che la mente di un neonato fosse una tabula rasa e questa sua prospettiva ha dato luogo all’associazionismo: gli psicologi che vi afferivano negavano fermamente l’esistenza di idee e capacità innate nella mente umana.
Attualmente, gran parte degli studiosi aderiscono a una posizione intermedia, in cui si riconosce sia l’influenza di processi biologici sia l’importanza dell’esperienza nel determinare idee e conoscenze umane. Si tratta, quindi, non tanto di scegliere tra natura o nutrimento, quanto di comprendere come questi due fattori interagiscano tra di loro.
La psicologia come scienza
La psicologia come scienza è nata nel 1879, con la fondazione del primo laboratorio di psicologia sperimentale a Lipsia, ad opera di Wundt. Egli e i suoi colleghi si occupavano principalmente di studiare la percezione sensoriale e lo facevano per mezzo dell’introspezione, ovvero l’osservazione e la registrazione della natura di percezioni, pensieri e sentimenti individuali. Questo tipo di pratica, tuttavia, si è rivelata poco efficace, dal momento che, anche a seguito di training specifici, individui diversi producevano introspezioni eccessivamente differenti, anche sulla base di esperienze sensoriali molto semplici.
Nel XIX secolo, con i progressi nell’ambito della chimica e della fisica e la possibilità di studiare le molecole e di dividerle negli atomi che le costituiscono, nasce lo strutturalismo, ovvero l’analisi delle strutture mentali. Ad esso si è contrapposto il funzionalismo, che è lo studio di come effettivamente operi la mente umana per consentire all’organismo di adattarsi all’ambiente in cui è inserito. James è stato un grande esponente di questa prospettiva; egli riteneva che analizzare gli elementi costitutivi della coscienza fosse sicuramente molto meno importante che arrivare a comprenderne la natura fluida.
Scuole psicologiche del XX secolo
Negli anni ’20 del secolo scorso, si sono affermate tre grandi scuole psicologiche, che sono il comportamentismo, la psicologia della Gestalt e la psicoanalisi. Il comportamentismo si è diffuso molto negli Stati Uniti, ove è nato ad opera di Watson. Presso questa prospettiva, quasi tutti i comportamenti dell’uomo sono considerati la conseguenza di un condizionamento e, in quanto tali, modellati dall’ambiente, che può rinforzare o scoraggiare particolari risposte comportamentali, elargendo ricompense o punizioni.
Oggetto di studio della psicologia, secondo Watson, doveva essere il comportamento umano, da valutare in modo oggettivo e da considerare come aderente a un paradigma di tipo “stimolo-risposta” e “risposta-conseguenza”. La psicologia della Gestalt (dal tedesco, “forma”, “struttura complessa”) si è diffusa in Germania e si è occupata dello studio della percezione, manipolazione ed elaborazione che l’uomo mette in atto nei confronti della realtà esterna, ove tutto ciò è da intendersi come regolamentato da leggi tipiche della mente umana, che sono le leggi di organizzazione dell’esperienza.
In questa accezione, il processo di attribuzione di significato e struttura agli inputs sensoriali è automatico ed al di là della consapevolezza e le persone, con la percezione, esperiscono insiemi di inputs e non parti isolate e questo vale sia per gli oggetti semplici sia per casi più complessi, come può essere quello rappresentato dalla percezione di una persona. L’insieme che si ottiene è, pertanto, diverso dalla somma delle sue parti, poiché dipende dalla loro interrelazione.
La psicoanalisi è figlia delle teorie di Freud, il quale ha introdotto la nozione di inconscio, ovvero quella parte della nostra mente di cui non siamo consapevoli ed in cui vengono ricacciati desideri infantili ed altri contenuti inaccettabili, i quali continuano, ciò nonostante, ad influenzare pensieri, sentimenti ed azioni; essi diventano accessibili attraverso l’analisi di sogni, lapsus e manierismi. La terapia freudiana si basava, infatti, su libere associazioni ed analisi dei sogni. I desideri infantili repressi e, più in generale, gran parte del contenuto dell’inconscio, riguardava, secondo Freud, molto spesso il sesso e l’aggressività, motivo per cui le sue teorie hanno goduto, inizialmente, di scarso successo.
Nel XX secolo, l’ulteriore sviluppo della psicologia ha condotto, negli anni ’50, alla nascita dello Human Information Processing, che ha descritto la mente umana con la metafora del computer ed ha condotto all’enunciazione della teoria dell’elaborazione dell’informazione. Si è sviluppata, anche, la psicolinguistica, il cui massimo esponente è Noam Chomsky, con la creazione di teorie circa la possibile esistenza di strutture mentali innate e fondamentali per apprendere a comprendere e produrre il linguaggio. Un ulteriore contributo è stato portato dall’avvento della neuropsicologia, che si occupa di far luce sulle relazioni esistenti tra eventi neurologici e processi mentali. Attualmente, l’approccio dominante risulta essere quello cognitivista.
Orientamenti moderni della psicologia
La prospettiva psicologica fa riferimento al modo in cui vengono affrontati gli argomenti di interesse della psicologia. Di seguito, vengono elencati i moderni orientamenti psicologici:
- Prospettiva biologica si pone l’obiettivo di scoprire i processi neurobiologici che sono alla base del comportamento e dei processi mentali;
- Prospettiva comportamentale pone il suo focus sugli stimoli e sulle risposte comportamentali che essi provocano e che sono direttamente osservabili e considera gran parte dei comportamenti come determinati da processi di condizionamento e di rinforzo;
- Prospettiva cognitiva si è originata dalla psicologia della Gestalt e si rifà alla psicologia naturalistica, nonostante non si serva più dell’introspezione. Ha come ambito di interesse lo studio dei processi mentali (come il problem solving, la memoria etc.), che considera essere alla base della comprensione di come effettivamente funzioni l’organismo. Si ritiene utile anche l’osservazione obiettiva dei fenomeni ambientali e dei comportamenti che possono provocare, ma solo se essi vengono, poi, interpretati a partire dai processi mentali che vi sono sottesi;
- Prospettiva psicoanalitica si fonda sul presupposto che il comportamento abbia le sue radici in processi inconsci, di cui la persona non può essere consapevole ma che, in ogni caso, riescono ad influenzarla. Freud sosteneva che molti impulsi inaccettabili derivassero da istinti innati che, proprio in quanto tali, esercitano un’influenza notevole sulla vita delle persone, che devono trovare il modo di gestirli, al fine di evitare che essi si manifestino come malattie mentali e problemi emotivi; tali istinti innati possono, infatti, essere ben canalizzati e sfociare in comportamenti socialmente approvati e riconosciuti e qui sta il valore della sublimazione. Questi istinti sono gli stessi che guidano il comportamento animale e fanno sì che gli uomini vivano, costantemente, in lotta con una società che ne impone il controllo;
- Prospettiva fenomenologica esattamente come l’approccio cognitivo, deriva dalla psicologia della Gestalt e si è sviluppata in reazione alle ristrettezze ed alla rigidità del comportamentismo. Questa prospettiva considera il comportamento come il risultato della nostra personale percezione della realtà e non come determinato dal mondo oggettivo. Per comprendere il comportamento umano, pertanto, risulta essere necessario afferrare la “definizione soggettiva individuale della situazione”, che può ricevere influssi dalla cultura, dalla storia personale e dallo stato motivazionale presente. Le persone, infatti, si illudono di poter conoscere la realtà oggettiva per quello che è e sono ignare di rapportarsi ad essa solamente per mezzo delle loro costruzioni soggettive del mondo: questo è il realismo ingenuo, ovvero la tendenza a considerare i propri modelli mentali come resoconti fedeli del mondo fenomenico.
Relazioni tra prospettive psicologiche e biologiche
Esistono delle importanti relazioni tra la prospettiva biologica e la prospettiva psicologica (comportamentale, cognitiva, psicoanalitica e fenomenologica), dal momento che le scoperte e le teorie psicologiche possono guidare il processo di ricerca in ambito biologico, per esempio richiedendo di individuare specifiche strutture cerebrali in grado di supportare determinati processi mentali. Il riduzionismo è la tendenza a ridurre le nozioni psicologiche in nozioni biologiche e non sembra poter rappresentare, in vero, il funzionamento della mente umana in modo consono. A ciò si aggiunge il fatto che la nostra stessa biologia agisce in sincronia con i nostri processi psicologici, influenzati da esperienze passate ed ambiente attuale e, pertanto, si può affermare che un corretto studio della psicologia umana debba avvalersi di ambo i metodi di indagine. I fenomeni psicologici, infatti, possono essere compresi ad entrambi i livelli.
Principali specializzazioni in psicologia
- Biopsicologia indaga sulle relazioni esistenti tra i processi biologici ed il comportamento;
- Psicologia cognitiva studia i processi mentali;
- Psicologia sociale e della personalità la prima si interessa al modo in cui le persone percepiscono ed attribuiscono significato al mondo sociale in cui sono inserite, a come le loro credenze, emozioni e comportamenti possano essere influenzati dalla presenza, effettiva o solo supposta, di altri individui ed ai processi sottesi al comportamento dei gruppi ed alle relazioni sociali. La seconda studia pensieri, comportamenti ed emozioni che vanno a definire specifici stili di personalità, si interessa alle differenze individuali e cerca di trovare un trait-d’union tra le caratteristiche psicologiche di un individuo per ottenerne un rapporto integrato sulla sua complessità in toto;
- Psicologia clinica e counseling la prima si occupa della diagnosi e del trattamento di problemi emotivi e comportamentali, tra cui disturbi psichici, tossicodipendenza, conflitti familiari e coniugali e così via, mentre la seconda affronta situazioni considerate più gravi;
- Psicologia scolastica e psicopedagogia la prima valuta apprendimento e problemi della sfera emotiva nei bambini, la seconda si occupa della formazione di specialisti in apprendimento ed insegnamento;
- Psicologia delle organizzazioni ed ingegneristica la prima è anche definita “psicologia aziendale” ed ha la finalità di formare specialisti, di solito impiegati nelle aziende, aventi il dovere di occuparsi della selezione di risorse umane che risultino maggiormente idonee a specifiche mansioni o ad incoraggiare, per esempio, la collaborazione ed il lavoro di gruppo. La seconda, invece, si occupa di migliorare il rapporto tra l’uomo e le macchine, in termini, quindi, di prestazioni, sicurezza, comfort ed ergonomia;
- Nuove aree di ricerca si tratta di nuove specializzazioni che hanno ampliato lo spettro d’azione delle discipline tradizionali e comprendono:
- Neuroscienza cognitiva (servendosi di tecniche di neuroimaging, studia come il cervello renda possibile l’attività mentale), affettiva (studia come le esperienze emotive vengano elaborate a livello cerebrale) e sociocognitiva (studia come gli stereotipi, gli atteggiamenti, la percezione soggettiva e la conoscenza di Sé vengano processati dal cervello);
- Psicologia evoluzionistica cerca di scoprire le origini dei processi psicologici, che vengono considerati come aventi una base genetica e derivati da un’opera di selezione dal punto di vista evoluzionistico;
- Psicologia culturale si occupa dello studio del modo in cui le rappresentazioni mentali e i processi psicologici individuali possano essere influenzati dalla cultura di appartenenza;
- Psicologia positivistica valuta i fenomeni psicologici a vari livelli, dallo studio delle esperienze soggettive positive a quello delle istituzioni positive, vale a dire tutte quelle strutture sociali in grado di promuovere la civiltà e la responsabilità individuale dei cittadini. Il messaggio veicolato è che le emozioni positive sono degne di essere coltivate non solo in quanto tali, ma anche come mezzo per innescare dei circoli virtuosi, che conducano allo sviluppo psicologico e ad un aumento del benessere di tutti.
Metodi di ricerca in psicologia
In ambito sperimentale, si parte dalla formulazione di un’ipotesi, ovvero un’affermazione causale derivata da una teoria riguardante un determinato fenomeno oggetto di interesse, per poi verificare quanto ipotizzato attraverso un esperimento. Con il metodo scientifico, si provvede alla raccolta di dati che siano neutrali ed attendibili, ovvero si utilizzano delle procedure che siano ripetibili con risultati uguali.
Il metodo sperimentale è il metodo scientifico più potente. Il ricercatore controlla le condizioni, molto spesso in un laboratorio, per poi eseguire delle misurazioni finalizzate a scoprire le relazioni causali esistenti tra le variabili considerate. Una variabile è un parametro che può assumere valori diversi e si distinguono una variabile indipendente, che è la “causa ipotizzata”, da una variabile dipendente, la quale è costituita, quasi sempre, da una misura del comportamento del campione. Gli studi multivariati sono quegli studi in cui si manipolano, allo stesso tempo, più variabili indipendenti.
Ciò che differenzia il metodo sperimentale dagli altri è la possibilità, per il ricercatore, di controllare la variabile indipendente e, per far ciò, si procede spesso a un’assegnazione casuale (randomizzata) dei partecipanti all’esperimento a un gruppo sperimentale o di controllo: nel primo, è presente e viene manipolata la causa ipotizzata, mentre il secondo serve da misura di base. L’assegnazione randomizzata è l’unica a permettere di esser certi che tutte le variabili intervenienti siano equamente rappresentate in ambo i gruppi, sperimentale e di controllo, il che rende meno probabili gli errori di misurazione. La misurazione altro non è che l’assegnazione di numeri a diversi valori che possono essere assunti dalla variabile e viene fatta quando ciò che si intende studiare non può essere misurato con mezzi fisici, ovvero con unità di misura esistenti: i numeri che si ottengono in questo modo devono essere, poi, elaborati e soggetti ad interpretazione, il che è reso possibile dal ricorso alla statistica. Quest’ultima è quella disciplina che si occupa, partendo da dati campione, di fare inferenze sulla popolazione generale a cui il campione sperimentale fa riferimento; il dato statistico più comunemente usato è la media. Negli studi sperimentali, si mettono, quindi, a confronto le due medie, quella del gruppo sperimentale e quella del gruppo di controllo: se la differenza è piccola, per capire se sia o meno statisticamente significativa, ci si avvale di appositi test.
Il metodo correlazionale, diversamente da quello sperimentale, non permette di stabilire se ci sia una causalità tra variabili, ma, soltanto, di determinare se ci sia o meno una correlazione. Le variabili non vengono, quindi, manipolate e si utilizza il coefficiente di correlazione (r) per fare una stima del grado di correlazione tra le variabili; r può assumere valori compresi tra -1 e +1: +1, se la correlazione è perfetta, 0 se non esiste correlazione e -1 se la correlazione è negativa perfetta.
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