Esaminiamo la natura della percezione e il funzionamento del sistema visivo
Sensazione (studio dei processi sensoriali) è la risposta dei recettori sensoriali agli stimoli ambientali Percezione (psicologia della percezione) implica riconoscimento e interpretazione. Gli studi degli psicologi della percezione vogliono rispondere a due domande: in che modo i nostri dati sensoriali vengono elaborati per produrre rappresentazioni mentali del nostro ambiente? E quanto sono importanti per la percezione fattori come l’esperienza?
Il sistema visivo
La struttura dell'occhio
La luce proveniente dallo stimolo visivo deve essere messa a fuoco sulla parte posteriore dell’occhio cioè la cornea. Questa ha il compito di deflettere i raggi luminosi in modo che colpiscano direttamente la retina (in alcune persone la curvatura della cornea è irregolare: il risultato è l’astigmatismo). La cornea riceve nutrimenti e ossigeno grazie all’umor acqueo (il canale attraverso il quale si rinnova questo liquido può chiudersi e provocare il glaucoma).
L’iride è il muscolo circolare colorato che controlla la quantità di luce in entrata (i muscoli dell’iride possono contrarsi o dilatarsi in base alla luce); la pupilla permette il passaggio della luce, si dilata o si restringe in base ad essa. Il cristallino si trova dietro alla pupilla, è simile a una lente biconvessa, e ha il compito di completare ciò che fa la cornea: mettere a fuoco i raggi della luce sulla parete posteriore. La curvatura del cristallino determina il grado di rifrazione della luce ed esso, cambiando forma (processo di accomodazione) può mettere a fuoco i raggi luminosi provenienti da oggetti lontani o vicini (con l’invecchiamento il cristallino perde di elasticità presbiopia. Il cristallino può offuscarsi e divenire opaco cataratta).
La retina è uno strato di recettori sensibili alla luce (fotorecettori) e di cellule nervose che forma la parete posteriore dell’occhio – trasduzione della luce in segnali nervosi. Fotorecettori di due tipi: coni e bastoncelli. Una regione della retina è detta fovea, occupa un’area molto piccola ed è la parte della retina nella quale la visione è più nitida – massima densità di coni. I coni sono deputati alla visione diurna e alla percezione dei colori; i bastoncelli ci permettono di vedere in condizioni di luce scarsa, ma solo in bianco e nero. I fotorecettori convertono la luce in informazione neurale, trasmessa poi alle cellule bipolari e alle cellule gangliari e fuori dall’occhio fino al cervello.
Il nervo ottico è un fascio di assoni (l’assone è il prolungamento della cellula nervosa) che passa attraverso la parte posteriore della retina e trasmette impulsi nervosi al cervello. Il disco ottico è il punto in cui il nervo ottico esce dalla retina, non ci sono fotorecettori, dunque l’occhio non può rispondere alla luce che colpisce tale punto; normalmente non ce ne accorgiamo per il movimento costante e il riempimento percettivo (filling-in). Il chiasmo ottico è il punto, a forma di X, in cui i nervi ottici si incontrano. I nervi ottici continuano in ciascun lato del cervello e passano attraverso il corpo genicolato laterale per convergere infine in un’area del cervello detta corteccia visiva primaria o striata.
Teorie e modelli della percezione
Elaborazione top-down e bottom-up
Esaminiamo le maggiori teorie della percezione, due punti di vista pressoché opposti. L’elaborazione bottom-up: dal livello basso al livello alto – input sensoriali oggetto percettivo. Informazioni semplici sempre più complesse: le informazioni derivanti dagli input sensoriali sono poi trasformate e combinate fino alla costruzione dell’oggetto percettivo. L’elaborazione top-down: (dal livello alto al livello basso) – l’informazione sensoriale è insufficiente per elaborare l’informazione visiva; c’è l’influenza dall’alto delle informazioni di ordine superiore (della memoria).
Comunque il processo di denominazione ha luogo solo attraverso il confronto (matching) tra le info sensoriali e le rappresentazioni mentali memorizzate. Talvolta ci sono sovrapposizioni tra le due teorie. Martin e Foley hanno proposto tre ragioni per ritenere le nostre percezioni uno specchio fedele della realtà: gli stimoli sono ricchi di info; i sistemi sensoriali umani raccolgono informazioni in modo efficiente; i concetti contribuiscono a modellare le nostre percezioni. Anche Palmer ha condotto uno studio sull’interazione tra strategie bottom-up e top-down.
La teoria di Gibson della percezione diretta
L’assetto ottico è sufficiente per elaborare l’informazione (si collega al bottom-up). Quella di Gibson è una teoria complessa, elaborata in 30 anni. Ha 4 assunti di fondo:
- Il punto di partenza della percezione è l’assetto ottico cioè la struttura o distribuzione della luce nell’ambiente.
- Importanza del movimento dell’osservatore, quindi si parla di assetto ottico ambientale (ci muoviamo in rapporto col nostro ambiente, e così si modifica l’assetto ottico). La proprietà fondamentale dell’informazione sta nella sua invarianza cioè nel fatto che essa rimanga costante anche quando la posizione dell’osservatore cambia.
- Le fonti di informazioni invarianti provenienti dall’ambiente sono:
- Gradiente di tessitura (permette ad esempio di fornirci informazioni sulla profondità e sulla distanza)
- Strutturazione del flusso ottico
- Il rapporto di orizzonte (se due oggetti di uguali dimensioni si ergono su una superficie piatta, il loro rapporto di orizzonte sarà il medesimo)
La percezione secondo Gibson è diretta. Abbiamo la capacità, non solo di localizzare spazialmente gli oggetti nel contesto visivo, ma anche di dare un significato a ciò che vediamo. La percezione visiva avviene sempre in un contesto che comprende fattori: fisici, psicologici, fisiologici affordance dell’oggetto (ciò che l’oggetto ci permette di fare). Valutazione: a favore della teoria di Gibson vanno alcuni studi sulla corteccia extrastriata, dove vi sono neuroni che rispondono solo a stimoli complessi quali i volti. Invece, l’idea che il significato possa essere compreso direttamente è il punto debole della teoria; viviamo in un mondo culturale così ampio dove lo scopo e l’uso degli oggetti viene appreso. Un altro problema è l’esistenza delle illusioni visive, queste dimostrano chiaramente che la visione può essere fallace.
Teorie costruttivistiche
Hanno origine dagli studi di Helmholtz che riteneva che la percezione si fondasse su un processo di inerenza cioè di deduzione. Questo processo è talmente rapido e senza apparente consapevolezza, che egli descrive il processo come inconscio. L’osservatore deve usare processi indiretti, top-down, per interpretare l’input sensoriale.
- La percezione è un processo attivo e costruttivo, che va oltre l’immediata registrazione di sensazioni
- Essa emerge indirettamente come prodotto finale dell’interazione tra lo stimolo, le ipotesi e le conoscenze dell’osservatore
- La percezione è influenzata da fattori individuali; quindi ci saranno anche errori e percezioni fallaci
La teoria di Gregory: egli riconosce l’importanza degli studi di Gibson ma non accetta la conclusione per cui la percezione è un processo diretto, che non richiede l’intervento di processi cognitivi superiori. "Gli organi di senso rispondono a configurazioni d’energia ma raramente noi vediamo semplici configurazioni: vediamo oggetti. Una configurazione è un insieme di tratti insignificante mentre negli oggetti c’è qualcosa di più delle semplici percezioni sensoriali".
Per Gregory la percezione comporta una ricerca dinamica della migliore interpretazione dei dati disponibili: il cosiddetto controllo delle ipotesi. Secondo Gregory non c’è bisogno di molti dati sensoriali per formulare un’ipotesi. Il cubo di Necker ci dimostra che spesso non è possibile risalire a un’unica ipotesi (infatti il cubo non è collocato in un contesto) ma Gregory conclude che nella realtà esistono abbastanza informazioni contestuali per eliminare ogni ambiguità. Allport ha introdotto il concetto di set percettivo. La sua tesi era che l’attenzione fosse influenzata da tendenze sistematiche (biases) all’opera nel sistema percettivo. Tali predisposizioni fanno sì che alcuni stimoli risaltino sullo sfondo delle informazioni sensoriali. Il set percettivo è influenzato da emozioni, motivazioni, esperienze e aspettative passate, e serve a rendere più efficiente la percezione. Infatti, esso riduce il numero di alternative tra cui scegliere. Le aspettative possono servire da scorciatoia per interpretare gli stimoli e per facilitare la pianificazione e l’efficace funzionamento dell’ambiente.
Ovviamente le teorie costruttivistiche vanno incontro a diversi problemi: una difficoltà è spiegare perché tutti tendenzialmente vediamo il mondo in modo simile, anche se ognuno costruisce il suo modello percettivo. Un altro problema è che la maggior parte di noi percepisce correttamente il mondo.
Teorie sintetiche
Neisser [1976]
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