1. Introduzione.
Sensazione e percezione.
Sensazione: risposta dei recettori sensoriali e degli organi di senso agli stimoli ambientali.
Percezione: processo di riconoscimento e interpretazione degli stimoli che colpiscono i nostri sensi.
Immaginate di udire delle note suonate al pianoforte: qualità come tono e intensità sono sensazioni uditive, ma se vi
rendete conto che le note formano una melodia, la vostra è un’esperienza percettiva.
Perché gli psicologi studiano la percezione?
Gli psicologi studiano questioni come le seguenti:
• In che modi i dati sensoriali vengono elaborati per produrre rappresentazioni mentali del nostro ambiente?
• Quanto sono importanti fattori come l’esperienza passata nel determinare le nostre percezioni?
Il sistema visivo.
La visione, probabilmente, è il senso più importante per gli esseri umani.
La luce, proveniente dallo stimolo visivo, dev’essere messa a fuoco sulla parte superiore dell’occhio, in corrispondenza
della cornea.
I raggi luminosi in arrivo colpiscono la retina. La cornea riceve ossigeno e nutrienti attraverso l’umor acqueo. La
sclera, cioè il bianco dell’occhio, è opaca e fa sì che la luce possa entrare solo attraverso la cornea.
Il sistema visivo fa fronte a questo problema attraverso un meccanismo che controlla continuamente la quantità di
luce che entra nell’occhio: un muscolo circolare colorato chiamato iride. La pigmentazione è importante per limitare
la luce d’ingresso: le iridi più scure sono più efficienti di quelle chiare.
Al centro dell’iride vi è la pupilla, che è semplicemente un’apertura che permette il passaggio della luce.
Il cristallino mette a fuoco i raggi di luce sulla parete posteriore del globo oculare.
La retina è uno strato di recettori sensibili alla luce (fotorecettori) e di cellule nervose che forma la parete
posteriore dell’occhio. E’ qui che avviene la trasduzione della luce in segnali nervosi. Essa contiene due tipi di
fotorecettori (coni e bastoncelli) e vari tipi di cellule nervose.
La forea è la parte della retina nella quale la visione è più nitida ed è massima la densità dei coni. Se guardate
direttamente un oggetto, i vostri occhi sono allineati in modo che l’immagine dell’oggetto cada sulla forea.
I coni sono deputati alla visione diurna e alla percezione dei colori.
I bastoncelli ci permettono di vedere in condizioni di luce scarsa, ma solo in bianco e nero.
I fotorecettori convertono la luce in informazione neurale, che è trasmessa poi alle cellule bipolari e alle cellule
gangliari e fuori dall’occhio fino al cervello.
Il nervo ottico è un fascio di assoni (prolungamento principale della cellula nervosa) che passa attraverso la parte
posteriore della retina e trasmette gli impulsi nervosi al cervello. L’incrocio di metà delle fibre di ciascun nervo ottico
che avviene nel chiasma ottico fa sì che metà campo visivo di ciascun occhio proietti al lato opposto del cervello. I
nervi ottici proseguono attraverso il corpo genicolato laterale per convergere nella corteccia visiva in cui vi sono
più di 1000 milioni di neuroni.
2. Teorie e modelli della percezione.
Alcuni psicologi (come Gibson) sono dell’opinione che la percezione sia diretta e che tutta l’informazione necessaria
sia già presente nella stimolazione visiva.
Altri (come Gregory) ritengono che il cervello usi l’esperienza passata e altri fattori per costruire una
rappresentazione della realtà.
Vi sono poi studiosi (come Neisser) che hanno tentato di conciliare queste posizioni.
E altri ancora che hanno sviluppato un approccio ispirato all’intelligenza artificiale.
Come facciamo a percepire il mondo con tanta rapidità e fedeltà?
I ricercatori hanno risposto in due modi principali e le loro teorie possono essere divise in:
1. Teorie
bottom-up
2. Teorie
top-down.
Bottom-up.
L’elaborazione bottom-up comincia dall’analisi degli impulsi sensoriali. Essa si basa sulle proprietà dello stimolo. Le
informazioni derivanti da questi input sensoriali sono poi trasformate e combinate fino alla costruzione di un oggetto
percettivo. Le informazioni viaggiano dal livello più basso ai livelli superiori, più cognitivi. Secondo questo
paradigma, quando osserviamo un oggetto, il sistema visivo estrae caratteristiche semplici, come sono le linee
verticali ed orizzontali. Esse sono poi combinate in forme più complesse e complete.
Top-down.
L’elaborazione top-down è l’inverso ed è usata per descrivere i fattori più cognitivi. Essa si basa sull’assunto che
l’informazione sensoriale proveniente dalla retina sia insufficiente a spiegare il modo in cui interpretiamo
l’informazione visiva. Per interpretare l’input visivo abbiamo bisogno di usare anche le conoscenze che
conserviamo in memoria.
Gregory è incline a ritenere che la percezione sia un processo clinamico, costrnttivo.
La ragione per cui le avete percepite in modo differente è che le avete lette in un contesto, e il contesto ha
influenzato la vostra interpretazione della frase. E’ opinione generale che l’identificazione finale non abbia luogo se
non attraverso un processo di confronto tra le informazioni sensoriali e le rappresentazioni mentali memorizzate.
Possiamo riconoscere la parola “sedia” solo perché essa è immagazzinata della memoria.
Probabilmente, nella vita quotidiana, usiamo sia l’interpretazione bottom-up sia quella top-down. Il maggior uso
dell’una o dell’altra parrebbe dipendere dalle condizioni di osservazione.
• Matlin e Foley [1992] hanno 3 ragioni per ritenere le nostre percezioni uno specchio sufficientemente fedele del
mondo reale:
a. gli stimoli sono ricchi di informazioni;
b. i sistemi sensoriali raccolgono informazioni in modo efficiente;
c. i concetti contribuiscono a modellare le nostre percezioni.
• Palmer [1975] studiò le interazioni tra le strategie top-‐down e quelle botton-‐up. Per riconoscere il volto usiamo sia
l’elaborazione bottom-up sia quella top-down. Riconosciamo il volto nella sua totalità perché riconosciamo le parti, ma
non sapremmo riconoscere le parti al di fuori della totalità.
La teoria di Gibson della percezione diretta.
Secondo Gibson, la percezione è un processo diretto: nell’apparato ottico vi sono informazioni abbastanza dettagliate
da rendere possibile il riconoscimento senza che intervengano processi cognitivi superiori. Egli diffida dei metodi
usati dai teorici top-‐down come Gregory. Era molto più interessato alla percezione che ha luogo nell’ambiente
naturale ( approccio ecologico).
La teoria di Gibson si basa su 4 assunti:
• il modo appropriato di descrivere uno stimolo è in termini di apparato ottico;
• le informazioni cruciali sono generate dai movimenti dell’osservatore;
• l’elemento critico è l’informazione invariante che rimane costante quando l’osservatore si muove;
• è questa che conduce alla percezione.
Un osservatore percepisce oggetti, superfici e tessiture a seconda del modo in cui i raggi luminosi che lo raggiungono
sono strutturati dagli oggetti. L’importanza dell’assetto ottico, secondo Gibson, sta nel modo in cui tale struttura
cambia mentre l’osservatore si muove. Assetto ottico ambiente: la maggior parte delle nostre percezioni hanno luogo
mentre ci muoviamo in rapporto al nostro ambiente. Gibson riteneva che una proprietà fondamentale di questa
informazione fosse la sua invarianza: essa rimane costante anche quando l’osservatore cambia posizione.
3 fonti d’informazioni invarianti:
1. Gradiente di tessitura. Esso si costituisce quando una superficie caratterizzata da una tessitura, come una
spiaggia ciottolosa, appare ad un osservatore inclinata rispetto al suo piano fronto-‐parallelo. I singoli
elementi (per esempio, i ciottoli) appaiono tanto più fittamente ammassati tanto maggiore è la distanza.
Quanto più gli elementi non lontani tanto più la tessitura s’infittisce. Fa si che in lontananza l’erba appaia più
uniforme e fitta, anche se non lo è.
2. Strutturazione del flusso ottico. Gibson studiò le strutture del flusso ottico in relazione all’esperienza dei
piloti impegnati nel decollo e nell’atterraggio. Quando un pilota si avvicin
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