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Il ragionamento

Introduzione

Il pensiero può essere inteso come l'insieme dei processi cognitivi che ci permettono di elaborare le informazioni provenienti dal mondo esterno (metterle in relazione tra loro e con le conoscenze che già possediamo), al fine di inferire nuove informazioni, prendere decisioni, risolvere problemi, simulare il futuro, ecc. Il pensiero si colloca fra percezione e azione, nel senso che guida l'agire intenzionale, consentendo risposte non automatiche ("pensate"). I processi di pensiero non sono "direttamente osservabili", sono dei costrutti teorici: la loro esistenza e le loro caratteristiche sono inferite a partire dai loro effetti direttamente osservabili.

Cosa s'intende per ragionamento

Definizione

Il ragionamento può essere definito come l'insieme dei processi di pensiero coinvolti nella costruzione e/o nella valutazione di inferenze (dette anche argomenti), sequenze finite di proposizioni in cui l'ultima (conclusione) viene posta in relazione all'insieme delle rimanenti (assunte come premesse). Serve a mettere in relazione fra loro dei contenuti di pensiero. Non tutti i bei discorsi sono necessariamente argomenti di un ragionamento. Alcuni sono solo sequenza di proposizioni le cui condizioni di accettabilità sono tutte sullo stesso piano (ossia, nessuna viene asserita e giustificata in virtù delle altre).

Come identificare gli argomenti

La presenza di un'argomentazione è spesso (ma non necessariamente) esplicitata attraverso opportune parole o espressioni, dette indicatori inferenziali.

  • Indicatori di premessa
  • Infatti
  • Poiché
  • Perché
  • Siccome
  • In quanto
  • Dato che
  • Visto che
  • Posto che
  • Dal momento che
  • Assumendo che
  • Considerato che
  • Come mostrato dal fatto che
  • Indicatori di conclusione
  • Quindi
  • Dunque
  • Perciò
  • Pertanto
  • Così
  • Ragion per cui
  • Di conseguenza
  • Stando così le cose
  • Ne segue che
  • Se ne deduce che
  • Questo significa che
  • In conclusione

Le proposizioni

Le singole premesse così come la conclusione di un argomento sono proposizioni che possono essere vere oppure false, ma non entrambe le cose (principio di non contraddizione), e senza altre possibilità al di là di queste due (principio del terzo escluso). Una proposizione è vera se lo stato di cose che descrive è effettivamente presente nell'universo, altrimenti è falsa. Le proposizioni si distinguono da altri oggetti linguistici, come per esempio le esclamazioni, i comandi, o le interrogazioni, che non hanno un valore di verità.

Gli argomenti

Gli argomenti sono costituiti da proposizioni, ma non sono essi stessi proposizioni, di conseguenza non possono essere veri o falsi, ma solo deduttivamente validi (e quindi argomenti deduttivi propriamente detti, in quanto la conclusione consegue necessariamente dalle premesse) oppure deduttivamente invalidi (in quanto la conclusione non consegue necessariamente dalle premesse). La validità di un argomento e la verità fattuale della sua conclusione possono essere completamente dissociate: ci sono argomenti invalidi con conclusioni vere e argomenti validi con conclusioni false. Se la conclusione di un argomento valido è falsa, allora almeno una delle sue premesse è falsa. Un'inferenza che abbia almeno una premessa falsa si dice infondata, quando invece tutte le premesse sono vere, allora l'inferenza è fondata (una deduzione può quindi essere fondata o infondata, a seconda che le premesse siano o non siano vere).

Gli argomenti (e il ragionamento) si distinguono in deduttivi e induttivi. In un argomento deduttivamente valido, se le premesse sono tutte vere, allora la conclusione è necessariamente vera, non può conseguire una conclusione falsa e, in modo analogo, la falsità della conclusione implica necessariamente la falsità di almeno una premessa. Diversamente, negli argomenti induttivi, la verità delle premesse non garantisce la verità della conclusione e viceversa, la falsità della conclusione non garantisce la falsità di nessuna premessa. In questo caso, le premesse, se vere, possono influenzare la plausibilità della conclusione. Inoltre, gli argomenti induttivi sono vulnerabili all'aggiunta di nuove premesse.

Le inferenze deduttive servono ad esplicitare conclusioni che sono già presenti nelle premesse, e non contengono alcun elemento "di novità" rispetto ad esse, mentre le inferenze induttive portano a conclusioni che non sono una conseguenza logica delle premesse (ovvero aggiungono nuove informazioni), anche se le premesse possono tuttavia influenzare la credibilità della conclusione. In un argomento induttivo la/e premessa/e [una o più informazioni o evidenze E] può/possono avere un impatto [positivo o negativo] sulla credibilità della conclusione [ipotesi H] senza che vi sia una relazione deduttiva fra le due [ossia senza che e implichi logicamente H].

Ragionamento deduttivo

Logica proposizionale

La logica è la disciplina che ha per oggetto la forma degli argomenti deduttivi e stabilisce le regole (criteri di validità inferenziale) che consentono di distinguere gli argomenti validi da quelli invalidi. Per valutare la validità di un ragionamento deduttivo espresso nel linguaggio naturale, la logica lo riformula in un linguaggio formale con una struttura sintattica semplice, in cui proposizioni atomiche (ossia proposizioni che non contengono a loro volta proposizioni) sono combinate fra loro attraverso connettivi proposizionali (detti verofunzionali) in modo da originare proposizioni composte. In questo modo la verità o la falsità delle proposizioni composte può essere ricavata sulla base verità o falsità delle proposizioni atomiche che le compongono, unitamente al significato dei connettivi coinvolti.

Tavole di verità

Le tavole di verità dei connettivi proposizionali sono delle tabelle che mostrano il valore di verità di una proposizione composta in corrispondenza di tutte le possibili combinazioni dei valori di verità delle proposizioni atomiche componenti. Le dimensioni di una tavola di verità dipendono dal numero di proposizioni atomiche coinvolte: poiché ogni proposizione atomica può assumere due valori di verità (vero oppure falso), ogni tavola di verità è composta da 2n righe, dove n indica il numero di proposizioni che compaiono nella proposizione composta in esame.

  • Negazione
  • Congiunzione
  • Disgiunzione inclusiva
  • Disgiunzione esclusiva
  • Implicazione
  • Bi-implicazione

Due proposizioni si definiscono logicamente equivalenti se assumono gli stessi valori di verità in corrispondenza degli stessi valori di verità delle proposizioni atomiche che le compongono. Esempio: la proposizione composta P↔Q è equivalente alla proposizione composta che rappresenta la congiunzione fra le due implicazioni materiali P→Q e Q→P.

Casi speciali

  • Tautologia: proposizione che risulta sempre vera, per qualsiasi (e quindi indipendentemente dal) valore di verità delle proposizioni che la compongono.
  • Contraddizione: proposizione che risulta sempre falsa, per qualsiasi (e quindi indipendentemente dal) valore di verità delle proposizioni che la compongono.

Le regole di inferenza

Per dimostrare che un'inferenza non è valida è sufficiente trovare un controesempio, ossia un caso in cui le premesse sono tutte vere e la conclusione è falsa. Tuttavia, per dimostrare che un'inferenza è valida non basta produrre un esempio a favore, ossia un caso in cui sia tutte le premesse che la conclusione sono vere (l'esistenza di uno o più casi a favore non consente, infatti, di escludere che esista un caso a sfavore, ossia un caso in cui le premesse sono tutte vere e la conclusione è falsa).

Regole di inferenza = schemi formali che permettono di riconoscere gli argomenti validi da quelli che non lo sono (indipendentemente dal contenuto e dal valore di verità delle specifiche proposizioni coinvolte).

Sillogismi

(dal greco, "ragionamento concatenato") = forme di inferenza che consistono di tre proposizioni (due premesse e una conclusione).

Sillogismi condizionali

Nei sillogismi condizionali una delle premesse (detta premessa maggiore) ha la forma di una proposizione condizionale (P→Q), mentre l'altra (premessa minore) è costituita da una delle due proposizioni atomiche che compaiono nella proposizione condizionale, in forma affermativa (per esempio, P) o negativa (per esempio, ¬Q). Ci sono quattro possibili combinazioni delle premesse.

  • Fallacia della negazione dell'antecedente
  • Fallacia dell'affermazione del conseguente
  • Modus ponens (anche i bambini sono in grado di risolverlo correttamente)
  • Modus tollens

Effetto del contenuto e del contesto Wason selection task, compito di selezione delle carte che è necessario girare per controllare che una regola ipotizzata. A parità di forma logica e di difficoltà di ragionamento si è visto che le risposte corrette aumentano se al posto di dati astratti vengono proposti compiti sulla base di regole deontiche (regole che indicano cosa si deve o si può fare) conosciute ed ambiti familiari al soggetto, anche se il problema del vaccino inutile ha dimostrato che la regola deontica aiuta ma non è sufficiente in tutti i casi.

L'effetto del contenuto (belief bias) delle premesse mostra come le persone tendano a ragionare in modo diverso in problemi formalmente simili, ma che presentano premesse dal contenuto diverso. (Numeri vs vaccino). In generale, le persone sono più propense a ritenere un argomento valido se la sua conclusione è in accordo con le loro precedenti credenze (ossia hanno la tendenza a confondere la validità dell'inferenza con la verità della sua conclusione).

L'effetto del contesto mostra che anche a parità di contenuto espresso in una regola deontica, le persone ragionano in modo diverso in funzione del compito loro assegnato. (vaccino vs vaccino inutile)

  • Compito di Wason con lettere e numeri, le persone tendono a commettere la fallacia dell'affermazione del conseguente (bias di conferma).
  • Problema del vaccino nell'agenzia turistica, (Girotto et al. 2001) viene risolto dalla maggioranza dei soggetti.
  • Problema del vaccino inutile, le persone lo sbagliano come il compito di Wason.
  • Problema della macchina rotta, con lettere e numeri e senza una regola deontica ma le persone lo risolvono correttamente.

Sillogismi categoriali

Nei sillogismi categoriali (o aristotelici) compaiono proposizioni che contengono un quantificatore ed esprimono l'appartenenza di alcuni oggetti o persone a degli insiemi (o appunto categorie). Le proposizioni sono quantificate in modo universale o particolare, e la relazione di appartenenza può essere affermativa o negativa. Ci sono quattro possibili forme delle proposizioni:

  • In ciascuna proposizione compaiono tre tipi di termini:
  • Il termine minore (che funge da soggetto nella conclusione)
  • Il termine maggiore (che funge da predicato nella conclusione)
  • Il termine medio (che compare in entrambe le premesse)

Il termine medio è l'elemento che permette di connettere gli altri termini

Esempio: Tutti gli uomini sono mortali Socrate è un uomo Socrate è mortale. In questo caso il termine medio è rappresentato da uomo/uomini, la premessa maggiore è mortale e la premessa minore è mortale. I sillogismi possono essere suddivisi in quattro diverse figure in base alla posizione del termine medio nelle due premesse.

Ci sono considerevoli differenze individuali nelle strategie adottate e/o accuratezza con cui le persone prive di uno specifico background in logica valutano/completano i sillogismi: alcune persone prediligono strategie di tipo verbali, altre spaziali, ma soprattutto non tutte commettono lo stesso numero di errori. Non tutti i sillogismi sono ugualmente facili: ci sono sillogismi accessibili alla totalità o quasi delle persone dai sette anni di età in avanti, mentre ci sono sillogismi talmente difficili da essere valutati correttamente solo da poche persone.

Esempio (tratto da Johnson-Laird, 2006): Nessun avvocato è borsaiolo Tutti i borsaioli sono contabili ---------------------------------?

Logicamente consegue che "alcuni contabili non sono avvocati" ma le persone tendono a sbagliare dando risposte come "nessun avvocato è contabile" "nessun contabile è avvocato" "alcuni avvocati non sono contabili".

Teorie della logica mentale e dei modelli mentali

Teoria della logica mentale

Alcuni ricercatori (per esempio, Braine & O'Brien, 1991; Rips, 1983; 1994) ritengono che tutte le persone possiedano una sorta di logica mentale che permette loro di utilizzare naturalmente degli schemi di inferenza equivalenti a quelli della logica. Poste dinnanzi a un problema logico, le persone lo codificherebbero, spesso in modo del tutto inconsapevole, nella forma astratta più appropriata, e una volta ottenuta la conclusione la decodificherebbero in modo da poterla implementare nel dominio specifico in esame. Tali schemi sarebbero equivalenti a quelli della logica formale, vale a dire validi (in grado di produrre inferenze corrette) e astratti (indipendenti dal contenuto, e quindi applicabili a qualsiasi dominio di conoscenza). L'inferenza del modus ponens viene tratta con molta naturalezza anche dai bambini con 3 anni di età.

Esperimento

Reverberi et al. (2012) hanno, inoltre, mostrato che le persone sono in grado di fare un'inferenza come il modus ponens anche implicitamente: I partecipanti leggevano su uno schermo un enunciato condizionale come Se c'è un 2, allora c'è un 5, sullo schermo veniva poi presentato per 50 ms (non percepibile) un numero 2 o 3. Infine, compariva il numero 5. Compito dei partecipanti: dire se era un n pari o dispari. Risultato: quando il numero presentato era un 2, anche se i partecipanti non erano consapevoli di percepirlo, il TR per giudicare il 5 come pari o dispari era inferiore.

La teoria è stata messa in discussione in quanto non spiega due classi di fenomeni problematici:

  • Il fatto che le persone sbaglino alcuni problemi di ragionamento, anche semplici. Un tempo i sostenitori della teoria rispondevano che il fenomeno dipendeva da fattori extra-logici che interferivano nel compito (problemi di attenzione, limiti nella capacità di memoria di lavoro, fraintendimenti di natura pragmatica durante la fase di codifica nella forma astratta, ecc.). Adesso alcuni ammettono che la possibile assenza nella logica mentale di alcuni schemi inferenziali (es. ipotesi che la logica mentale delle persone comprenda lo schema del modus ponens perché equivale ad espressioni come «se … allora» nel linguaggio naturale, ma non quello del modus tollens).
  • Non spiega l'effetto del contenuto e l'effetto del contesto, essendo gli schemi astratti, dovrebbero, infatti, poter essere applicati sempre con la stessa efficacia.

Teoria dei modelli mentali

Secondo altri ricercatori (Johnson-Laird, 1983; 2001), il ragionamento deduttivo non consiste nell'estrapolazione e applicazione di regole astratte, ma piuttosto nella costruzione e valutazione di modelli mentali, ovvero delle rappresentazioni delle possibilità compatibili con le premesse dell'inferenza in esame (ogni modello mentale mostra che cosa è vero in una di queste possibilità). Ciò avverrebbe attraverso tre diversi momenti:

  1. All'inizio le persone utilizzerebbero la loro comprensione del significato delle premesse e le loro conoscenze generali per costruire uno o più modelli mentali in modo economico per non sovraccaricare la memoria di lavoro (principio di parsimonia), esplicitando alcuni modelli e lasciando altri impliciti, in particolare le persone tendono a considerare i casi veri e tralasciare quelli falsi (principio di verità).
  2. In seguito, genererebbero una conclusione provvisoria compatibile con tali modelli espliciti.
  3. Infine, la validità della conclusione provvisoria verrebbe controllata attraverso la ricerca di contro-esempi, finalizzati ad escludere che esistano modelli alternativi delle premesse in cui la conclusione risulti falsa nei modelli esplicitanti. Un'inferenza sarebbe quindi ritenuta valida se la conclusione tiene in tutti modelli costruiti (cioè, se è compatibile con tutte le possibilità che si sono rappresentate delle premesse).

Una rappresentazione incompleta o approssimativa porterebbe facilmente a valutare come validi argomenti invalidi solo perché non si sono presi in considerazione le possibili alternative che possono generare contro-esempi. Secondo la teoria dei modelli mentali, la difficoltà a rappresentare e manipolare modelli alternativi delle premesse spiega i fenomeni più noti del ragionamento deduttivo. Infatti, secondo la teoria dei modelli mentali l'inferenza del modus ponens è più facile di quella modus tollens, non perché la mente umana contenga una regola per la prima, ma perché per trarre correttamente la seconda è necessario considerare tutte le possibilità in cui il condizionale è vero (in particolare il modus tollens, contenendo due proposizioni negative, secondo il principio di verità è poco probabile che venga costruito in modo esplicito). Quanti più modelli bisogna esplicitare per trarre una conclusione valida, tanto più difficile risulterà il ragionamento.

Inferenze illusorie

Un'evidenza a favore della teoria dei modelli mentali sono le inferenze illusorie. Una delle due proposizioni seguenti è vera, l'altra è falsa (non sai quale sia vera e quale falsa)

  • Se nella mano c'è un re, allora c'è un asso
  • Se...
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GaiaLore07 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia del pensiero e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Moretti Valter.
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