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Aggressività

Storr ha definito "aggressività" una parola valigia, cioè come un contenitore dove si può mettere un po' tutto. Per aggressività, secondo Hinde, s’intende qualsiasi comportamento di un individuo diretto a provocare danno ad un altro individuo. Ci si è posto il problema dell’intenzionalità dell’aggressività: ci sono infatti due gradi di intenzionalità, l’intenzione e il desiderio. Il danno dell’aggressione non è solo sul piano fisico, ma anche psicologico: ragionevole violenza (si fa sotto la copertura della ragione, "è per il tuo bene"); violenza istituzionale (dettata dalle istituzioni totali quali carceri, ospedali, caserme…; labelling theory = teoria dell’etichettamento) Goffman la espone nel suo "Asylums". La violenza istituzionale è una ragionevole violenza. Il giudizio di un comportamento aggressivo dipende anche dal punto di vista dell’osservatore.

Teorie

Istintivistiche

Le teorie istintivistiche riducono l’aggressività a istinti (tendenze innate che hanno basi biologiche).

  • La natura conta più della cultura: l’ambiente può influenzare, ma è più importante il fatto che per natura abbiamo istinti aggressivi.
  • Gli istinti aggressivi agiscono secondo un modello idraulico: ognuno di noi ha dentro di sé dell’energia negativa che si accumula se non viene sfogata (elaborato da Lorenz).
  • L’individuo è l’epicentro delle spiegazioni istintivistiche.
  • L’aggressività è così diffusa proprio perché è dovuta a istinti naturali presenti sia negli uomini che negli animali.
  • L’aggressività avendo radici biologiche non può essere eliminata ma solo controllata.

La psicoanalisi

  • Freud, Eros e Thanatos: per Freud l’aggressività è un tentativo di rivolgere verso l’esterno la tendenza autodistruttiva che è dentro di noi, la pulsione di morte (thanatos) in contrasto con l’altra forza psichica che è l’eros (pulsione di vita che racchiude la sessualità). Eros e thanatos rispecchiano le pulsioni biologiche che l’individuo ha in sé. L’aggressività è spiegata come un comportamento di autodifesa che ci protegge dall’autodistruggerci.
  • Adler, volontà di potenza dell’io e senso d’inferiorità: l’aggressività è dovuta alla volontà di potenza che inizia a maturare già nel bambino, che sentendosi inferiore e impotente rispetto all’adulto da cui dipende, nutre il desiderio di autoaffermazione. Solo se questa aggressività viene repressa può diventare un problema.

Studi etologici

  • Lorenz, aggressività nel mondo animale: permette di distribuire il territorio, difendere la prole, essere sessualmente selezionati, definire un ordine gerarchico. Lorenz pensa che l’aggressività sia istintiva proprio perché biologicamente utile. Tra i meccanismi frenanti ci sono i comportamenti di minaccia, pacificazione, sottomissione e fuga.

Frustrazione-aggressività

  • Dollard e Miller: l’aggressività è strettamente legata alla frustrazione (legame causa-effetto), un comportamento aggressivo presuppone sempre uno stato di frustrazione. Per frustrazione s’intende quella condizione che si manifesta quando abbiamo un senso di fallimento per non essere riusciti a raggiungere un obiettivo.

Comportamentismo

  • Skinner: introduce il rinforzo, una variabile introdotta dallo sperimentatore che rafforza o indebolisce il legame che esiste tra stimolo e risposta.
  • Bandura: l’aggressività si impara imitando gli altri (apprendimento per osservazione e imitazione) esperimento del Bobo Doll: i bambini che avevano osservato comportamenti aggressivi da parte di adulti nei confronti del bambolotto tendevano a riproporli.

Psicologia sociale

  • Milgram: obbedienza all’autorità. Esperimento delle scariche elettriche (se la distanza aumentava l’obbedienza diminuiva).
  • Asch: un individuo può essere aggressivo per conformismo; groupthink.

Colloquio clinico

Il colloquio clinico è il principale strumento della psicologia clinica. Lo scopo non è fare ricerca, ma diagnosticare, curare o consigliare il paziente. Tipi di colloquio:

  • Diagnostici, fare il quadro dei disturbi in attesa di diagnosi.
  • Esplorazione psicopatologica (descrivere i disturbi del paziente).
  • Esame della condizione mentale (per verificare il funzionamento psichico indaga la percezione, l’attenzione, il pensiero, l’emotività e la conoscenza di sé).
  • Anamnesi clinica (ricostruzione del passato per rintracciare la storia di malattie fisiche, mentali o disagi).
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/01 Psicologia generale

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