Che materia stai cercando?

Riassunto esame Psicologia dell'Orientamento Scolastico e Professionale, prof. Di Fabio, libro consigliato Psicologia dell'Orientamento Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Psicologia dell'Orientamento Scolastico e Professionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia dell'Orientamento, Di Fabio. Si tratta di una sintesi abbastanza esaustiva che comprende i concetti principali, tra i quali: la definizione di orientamento e le differenze tra orientamento scolastico... Vedi di più

Esame di Psicologia dell'orientamento scolastico e professionale docente Prof. A. Di Fabio

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

convinzioni, sulla base dei rispettivi rimproveri (mancanza di ordine e diligenza per i maschi e di

capacità per le femmine).

Le ricerche hanno evidenziato inoltre che, sul piano delle azioni, i bambini motivati, con una

rappresentazione del successo correlata alla loro capacità, in caso di fallimento aumentano l’impegno

producendo altre strategie, mentre i soggetti con impotenza appresa, abbassano il livello d’impegno

e

degli sforzi, con la tendenza a scegliere e preferire compiti più semplici.

Nota e Soresi ( 1997 ) hanno, poi, messo in relazione l’auto-efficacia con il career

decisionmaking ed hanno evidenziato che un basso livello di auto-efficacia risulta correlato con alti

livelli di fiducia nutrita nelle capacità e possibilità di risposta efficace alle richieste della realtà

lavorativa, sottolineando un atteggiamento valutativo dei soggetti in termini di locus of control

interno. L’attenzione su questi aspetti concerne, poi, la stimolazione di comportamenti attivi del

soggetto in relazione alla ricerca professionale dal momento che essa costituisce un’azione deliberata

human agency (propensione all’azione posseduta dal soggetto specialmente nell’ambito del career

agency).

Le ricerche in questo settore hanno dimostrato che l’aspettativa di auto-efficacia nella ricerca di

carriera e l’human agency sono due costrutti indipendenti ma che correlano positivamente tra di loro.

Questo significa che l’aspettativa di auto-efficacia influenza notevolmente l’attività e l’intraprendenza

del soggetto nella fase del reperimento delle informazioni e della ricerca professionale.

Altre ricerche hanno introdotto un collegamento diretto anche con l’assertività dei soggetti le

opinioni dei soggetti sulle loro abilità sono di particolare rilievo e rappresentano una mediazione

propulsiva, od ostacolante, tra la human agency del soggetto e l’esistenza reale ed effettiva di

attività intenzionali in tal senso.

Tutti questi risultati confortano la visione di Larson secondo cui l’auto-efficacia dei decisori è

considerata un mediatore cognitivo rispetto a ciò che i soggetti credono di poter fare e ciò che

effettivamente fanno o si troveranno a fare, sia sotto il profilo comportamentale che cognitivo,

relazionale ed affettivo-emotivo importanza di far sperimentare ai soggetti, all’interno di processi

educativo-formativi, sia nell’ambito del mondo scolastico che presso i centri di servizi per

l’orientamento, momenti esperenziali in cui concretamente possano realizzare e sviluppare una

motivazione di competenza relativa alla ricerca professionale attiva ed una percezione di auto-

efficacia.

Uno strumento a disposizione per la misura dell’auto-efficacia è il questionario Il mio lavoro futuro,

nella sua duplice versione (per studenti di scuola media inferiore e superiore). La misurazione

prevede indicazioni su tre dimensioni ritenute fondamentali in questo ambito:

1. la qualità di interesse nutrita dal soggetto nei vari settori professionali;

2. la quantità di auto-efficacia relativa alle capacità di apprendimento delle abilità necessarie per lo

svolgimento delle varie professioni;

3. la quantità di probabilità per cui si possano realizzare la varie scelte professionali.

L’elaborazione dei risultati, con la standardizzazione in punti T, prevede sia una lettura

interindividuale (grafico della posizione del soggetto rispetto ai vari raggruppamenti professionali)

che intraindividuale (vari profili in relazione all’associazione realizzata dal soggetto in termini di

vantaggi per precisi settori professionali ).

N.B. La stimolazione attiva del soggetto, nell’orientamento, deve riguardare anche, e soprattutto, un

aumento della consapevolezza relativa ai condizionamenti interni ed esterni, che risultano operanti,

perché egli possa monitorizzare il processo e controllarlo in modo attivo e consapevole.

Locus of control

Locus of control modalità di interpretazione degli eventi che ci accadoo secondo la polarità

interno/esterno ed implica la percezione del soggetto relativa alla possibilità di controllo degli eventi.

L.o.C. interno il soggetto si attribuisce la responsabilità globale dell’evento.

L.o.C. esterno il soggetto attribuisce a cause esterne l’evento in questione.

Esaminando le possibilità di combinazione tra attribuzione esterna ed interna, in relazione ad eventi

positivi o negativi, emergono 4 combinazioni possibili:

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

1. attribuire a se stessi un evento sgradevole ed a cause esterne, un evento gradevole (attribuzione

rischiosa ).

2. locus of control interno in ambedue i casi permette di responsabilizzare il soggetto e potenziare

la sua autostima, in caso di risultati positivi, mentre, in caso di risultati negativi, permette di attivarlo

in un’analisi critica volta ad identificare eventuali errori e poter intraprendere strategie alternative.

3. locus of control esterno in ambedue i casi il soggetto ha molte probabilità di risultare passivo

nel suo rapporto con la vita.

4. attribuzione a se stessi degli eventi positivi ed agli altri di eventi negativi preclude la possibilità di

miglioramento e di crescita, ostacolando il suo rapporto con gli altri.

Le concettualizzazioni che il soggetto esprime nelle sue autoattribuzioni risultano in relazione a se

stesso e al suo rapporto con il mondo e le dimensioni emerse dagli studi sull’attribuzione riguardano

alcune dimensioni significative:

• internalità In relazione alle situazioni che presentano ambiguità rispetto al reale peso di abilità e

fortuna, Snyder ha coniato il termine egotismo, per indicare la tendenza del soggetto alle

attribuzioni interne in caso di successo e ad attribuzioni esterne in caso di insuccesso

• stabilità fa riferimento a due dimensioni ortogonali che chiamano in causa la polarità della

permanenza/non permanenza di una caratteristica.

• controllabilità è in relazione alla possibilità di controllare/non controllare l’evento.

Nel rapporto tra attribuzione ed apprendimento Cornoldi cita l’esperienza di Borkowsky e Day, ed

in particolare i loro approfondimenti relativi alle dimensioni della internalità e della stabilità, rispetto

alle quali sono emersi quattro tipi fondamentali di attribuzioni diverse che il soggetto può utilizzare

rispetto ad un suo risultato:

1) abilità stabile, interna

2) impegno come sforzo instabile, interno

3) fortuna instabile, esterna

4) facilità del compito stabili, esterna.

N.B. L’attribuzione dell’insuccesso a cause variabili e controllabili sono proprie di soggetti che,

rispetto all’apprendimento, realizzavano i maggiori miglioramenti.

Anche il fattore dell’autostima risulta chiamato in causa infatti, le ricerche, hanno dimostrato la

significativa frequenza nei bambini con basso livello di autostima di spiegazioni legate a fattori stabili

e interni rispetto all’insuccesso, e di spiegazioni legate a fattori instabili e esterni rispetto al successo.

Due teorie psicologiche, poi, sono state proposte da Dweck e Leggett:

• teoria incrementale la mente è concepita dal soggetto come sottoposta a mutamenti e progressi

sulla base dell’esperienza;

• teoria di entità la mente è concepita come tendenzialmente immutabile e pertanto i risultati

conseguiti sono dovuti, per il soggetto, ad una capacità intellettiva stabile.

Il soggetto che attribuisce il risultato alla sua abilità si inserisce in una teoria di entità, mentre chi lo

attribuisce allo sforzo fornisce una dimostrazione di teoria incrementale.

Metacognizione e autovalutazione

La metacognizione raccoglie tutte le operazioni cognitive sovraordinate alle operazioni cognitive

esecutive con la funzione di coordinarle, guidarle, indurre alla riflessione. Di fatto le operazioni

cognitive possono essere raccolte in talune categorie fondamentali quali:

• atteggiamento metacognitivo (o conoscenza metacognitiva generale) atteggiamento del

soggetto proteso alla riflessione sul proprio funzionamento intellettivo, sviluppando alcuni concetti

basilari;

• conoscenze metacognitive specifiche i concetti e le informazioni che il soggetto possiede sul

funzionamento intellettivo;

• processi metacognitivi di controllo operazioni mediante le quali il soggetto verifica

l’esecuzione dei suoi processi cognitivi, risultando influenzato dalla sua conoscenza metacognitiva

generale e dalle sue conoscenze metacognitive specifiche.

Sviluppare la conoscenz ametagnitiva ha sicuramente delle ricadute positive sull’uso delle proprie

risorse cognitive ed è un requisito importante anche per adeguati processi di autovalutazione.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

Un modello che costituisce un riferimento importante è il modello del controllo cognitivo di

Flavell (1981) il cui quadro di riferimento comprende 4 componenti interattive:

1. conoscenza metacognitiva comprende le conoscenze acquisite, conservate, recuperate, i

meccanismi attivati deliberatamente e la metamemoria;

2. obiettivi cognitivi

3. esperienze metacognitive idee, pensieri, sensazioni consapevoli relative all’attività cognitiva;

4. azioni cognitive azioni che il soggetto esegue per raggiungere gli obiettivi e variano in relazione

ad essi.

Il modello risponde ad un’esigenza di sistematicità per cui le conoscenze e le esperienze sono

ricondotte all’aspetto metacognitivo, mentre gli obiettivi e le azioni (o strategie) all’aspetto cognitivo

(N.B. le esperienze sembrano distinguersi dalle conoscenze solo per il loro carattere improvviso di

presa di coscienza con eventuale risvolto emotivo).

Per Brown la conoscenza è un’informazione stabile che si sviluppa con l’età e l’esperienza, di cui il

soggetto si serve quando vuole poiché risulta a disposizione stabilmente. I processi di regolazione si

verificano invece soltanto quando i sottoprocessi sono familiari, ed infatti, l’esecuzione di

monitoraggio non è stabile. Sono vari i processi metacognitivi individuati:

- Predizione richiede ai soggetti in età evoluta di predire il loro livello di prestazione, di stimare il

grado di difficoltà di una prova, il risultato dell’applicazione di una strategia.

- Progettazione capacità di organizzare le azioni in modo che conducano all’obiettivo preciso

- Monitoraggio controllo esercitato su un’attività cognitiva che è progressivo in quanto si esercita

sulle singole fasi

- Valutazione capacità di mettere alla prova una strategia nella sua globalità ed, eventualmente, di

modificarla.

La metacognizione, in questo modello, indica la conoscenza, il controllo esecutivo e le funzioni di

regolazione.

La metacognizione appare rilevante in relazione alla comprensione di sé e quindi è necessario

definire bene:

• Metacognizione relativa alla comprensione le conoscenze, generali o specifiche, devono essere

acquisite dal soggetto in relazione al suo funzionamento cognitivo, affettivo-emotivo e

comportamentale.

• Controllo esercitato sulla propria attività ( monitoring ) capacità del soggetto esperto di calibrare

le strategie in relazione all’obiettivo, con un’attenzione particolare ad eventuali lacune e/o

incongruenze.

La metacognizione presenta, però, anche interazioni e potenzialità sotto l’aspetto affettivo-emotivo e

motivazionale. In primo luogo in relazione all’interazione postulata è chiamata in causa la conoscenza

metacognitva del soggetto sul suo funzionamento psicologico. L’interazione riguarda poi l’attenzione

all’atteggiamento del soggetto che può essere più o meno propenso all’utilizzo della sua conoscenza

metacognitiva e al riconoscimento dell’importanza rivestita dall’impegno personale di fronte ad ogni

compito a cui si accinge.

In terzo luogo, poi, l’interazione fa riferimento alle conoscenze che il soggetto possiede sul suo

funzionamento psicologico, precisamente sotto il profilo emotivo e motivazionale. Infine, un ultimo

aspetto dell’interazione è relativo al controllo metacognitivo sui comportamenti la cui base è emotivo

motivazionale se sotto un certo profilo la conoscenza metagnitiva può influenzare determinati

comportamenti oppure indurre una modifica, è possibile anche ipotizzare processi di controllo simili a

quelli che riscontriamo durante la prestazione cognitiva (definizione del problema, dell’obiettivo,della

difficoltà del compito, ecc.).

APPENDICE 4.1 – LE TEORIE DELLE CREDENZE SOCIALI

Tre direttrici interessanti per l’analisi dei meccanismi cognitivi mediante cui pensiamo e percepiamo il

mondo sociale sono:

• Teorie implicite della personalità ( Bruner, Taguiri, Schneider )

La percezione che abbiamo dell’altro si realizza mediante un processo di semplificazione delle

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

informazioni a nostra disposizione, che serve per realizzare una valutazione, riducendo al massimo le

energie impiegate, che ci consenta di farci un’idea degli altri e dei loro modi di funzionamento, anche

se attraverso l’impiego di categorie sommarie.

Le teorie implicite definiscono tutte le forme di classificazione che ci permettono di comprendere le

caratteristiche dell’altro, di cogliere la nostra reazione senza grossi rischi e di determinare i nostri

comportamenti futuri in funzione delle idee preconcette che, nel frattempo, si saranno formate. I

principali fattori che incidono su queste teorie sono:

- Esperienza di scambi sociali, della condivisione delle rappresentazione e delle regole di

riferimento che porteranno alla costruzione delle teorie implicite di personalità che, quanto più

risulteranno coincidere con il senso comune, tanto più saranno vissute e interpretate come regole

oggettive di riferimento.

- Motivazioni sono in grado di privilegiare o di ostacolare la percezione di determinate

informazioni.

- Contesto sociale facilita la tendenza all’evitamento delle informazioni sulla probabilità (per farsi

un’idea i soggetti utilizzano nelle situazioni specifiche gli indizi a disposizione stabilendo relazioni

tra i dati di un evento o le caratteristiche di un comportamento).

Le teorie implicite di personalità sono considerate un processo cognitivo complesso che prevede la

creazione di determinate categorie per poter accedere e comprendere gli eventi e gli altri soggetti

con finalità esplicative. Queste credenze costituiscono delle teorie ingenue, vale a dire delle

spiegazioni e dei punti di riferimento che utilizziamo per orientare la nostra valutazione non solo

dell’altro, ma anche di noi stessi.

• Meccanismi di formazione delle impressioni

L’esperimento classico è quello di Asch sulla base del quale è emerso che i soggetti tendono ad

organizzare la loro percezione in un insieme coerente; che certi elementi funzionano da organizzatori

centrali mentre altri risultano secondari, per cui si può parlare di tratti stimoli (impressione globale e

producono inferenze rispetto ad altri tratti esercitandovi la loro influenza) e tratti inseriti.

Le ricerche successive sulla formazione delle impressioni hanno evidenziato, in particolare, tre

principi:

- principio di coerenza spiega perché le nostre prime impressioni si organizzano in un insieme

dotato di significato, dal momento che proprio sulla base di questo principio vengono strutturate,

anche al prezzo di tralasciare un determinato numero di avvenimenti. Questa coerenza è di

ordine logico, ma anche emotivo e, questo, permette di giungere ad una preferenza globale, in

base a due modelli: a) addizione (somma delle preferenze relative ad una determinata situazione);

b) media (si utilizza il valore medio degli elementi di informazione a disposizione).

- persistenza delle nostre prime impressioni la formazione delle impressioni avviene sulla

base dell’ordine di presentazione e questo dimostra perché continuiamo a percepire in un certo

modo delle persone, nonostante siano intervenute informazioni contrarie (quando un soggetto

riceve delle informazioni tende sempre a ricercare elementi in grado di rinforzare la sua

valutazione).

La formazione delle impressioni riguardo agli altri è un processo cognitivo complesso, soggetto ad

una varietà di effetti culturali e psicologici. La gente segue le regole della propria cultura sulle

definizioni o concetti che si possono applicare a varie azioni e persone. I voleri e i bisogni

dell’osservare possono condizionare ciò che viene percepito. Infine, la percezione sociale può essere

condizionata dal contesto, ossia da aspettative culturalmente specifiche su ciò che dovrebbe

accadere in una situazione data.

• Processi di attribuzione

Per attribuzione si intende il procedimento mediante cui, nella vita quotidiana, nel tentativo di dare

una spiegazione degli eventi, li attribuiamo a particolari cause. La sua funzione, quindi, è quella di

rispondere al nostro bisogno di trovare delle cause e, pertanto, si presenta come un’inferenza

causale finalizzata alla comprensione del senso delle azioni dell’altro, sulla base di una ricerca di

elementi stabili ed invarianti che possono consentirci di spiegare eventi particolari e mutevoli. Le

teorie che si interessano dei processi attraverso cui si verifica l’attribuzione sono:

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

- teoria della psicologia ingenua o del senso comune (Heider) i soggetti tendono a

considerare le azioni degli altri o come un loro prodotto o come un effetto dell’ambiente. Nel

comportamento quotidiano, quindi, effettuiamo comunemente delle analisi analoghe al metodo

sperimentale inferendo, attraverso la nostra osservazione, se la causa di determinati eventi è

determinata da fattori personali o da fattori ambientali. Un concetto importante, proposto da

Heider, è la formazione di unità, che indica la relazione tra l’attore ed il suo atto nei termini di

due poli di una stessa unità è questo il motivo per cui avvengono maggiori attribuzioni causali

personali piuttosto che situazionali, dato che questa relazione è avvertita come più forte di quella

tra il comportamenti e la situazione.

- teoria della covarianza ( Kelly ) si basa sull’analogia con osservatori che utilizzano il

metodo sperimentale, ma usa il metodo della varianza. L’osservazione è relativa, pertanto, alla

covariazione del comportamento in causa e delle sue possibili cause se una condizione si

presenta al soggetto percepente quando ha luogo un certo evento, e non si presenta quando

l’evento non ha luogo, costui tende a concludere che la condizione causa l’evento.

I criteri fondamentali della teoria, derivati tutti dal principio generale della covarianza, sono:

1. regola del carattere distintivo la relazione si verifica solo in relazione ad un’entità particolare e su

questa base porta il soggetto ad individuadere la causa;

2. regola del consenso persone diverse manifestano la stessa reazione;

3. regola della congruenza valutazione della costanza con cui un certo stimolo determina una

certa risposta

N.B. Questi 3 criteri non hanno la stessa influenza sui soggetti nelle varie situazioni. Si può

verificare una combinazione dei tre criteri ma, nel caso in cui un solo criterio renda plausibile una

determinata spiegazione, ogni altra viene eliminata (principio dell’eliminazione o dell’esclusione).

- teoria dell’inferenza corrispondente (Jones e Davis) si riferisce alle deduzioni che i

soggetti fanno in relazione alle intenzioni di una persona. Il postulato è che l’intenzione è attribuita

ad una persona sulla base di un unico comportamento o di un tratto particolare convinzione che la

persona sia consapevole di quello che sta facendo e sia in grado di decidere sugli effetti delle sue

azioni. I tre principi che emergono in questo modello sono:

1. principio degli effetti non comuni le disposizioni o intenzioni di un’azione vengono indicate

da quelle conseguenze che sono insolite in altre azioni;

2. principio dell’idea di azione desiderabile idee del soggetto su ciò che altre persone avrebbero

fatto in una situazione identica;

3. principio della rilevanza edenica il soggetto realizza un’attribuzione causale nel caso in cui

l’azione abbia un effetto positivo sul suo benessere personale.

- teoria dell’autopercezione ( Bem ) il soggetto deduce i suoi pensieri e le sue intenzioni

usando le stesse modalità che utilizzerebbe un osservatore esterno, cioè se si comporta in un

certo modo in una certa situazione, da quel comportamento tende ad arrivare alla comprensione

della sua convinzione.

CAPITOLO 5 - LA PSICOLOGIA DEL GIUDIZIO

Dimensione processuale del giudizio

Giudizio espressione di affermazione con cui il soggetto presenta in forma strutturata un’opinione

o un apprezzamento, e fa riferimento alla facoltà della mente umana di effettuare confronti,

paragoni, descrizioni e valutazioni.

Sotto il profilo psicologico l’espressione di giudizio è considerata un processo di elaborazione che il

soggetto compie relativamente alle informazioni implicate, che prevede varie fasi e che si colloca

all’interno di un sistema composto da tre elementi:

1. ambiente del compito è legato alla percezione che il soggetto ha del compito in relazione alla

sua natura, complessità, ecc.;

2. individuo schema posseduto dal soggetto in relazione all’ambiente del compito (il soggetto è

rappresentato dall’insieme del suo sistema valoriale di riferimento e delle sue credenze relative al

quel determinato compito);

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

3. azioni che il giudizio determina sono connesse al piano comportamentale che l’individuo

attiva in seguito al giudizio e che possono risultare in grado di agire sul sistema stesso, modificando

sia il soggetto che l’ambiente del compito.

L’emissione del giudizio prevede, poi, varie fasi:

- acquisizione di informazione;

- elaborazione di informazione;

- output strutturazione definita del giudizio e della sua espressione, anch’essa capace di influenzare

il sistema producendo, successivamente, modifiche sullo schema soggettivo.

N.B. Si può facilmente aggiungere al modello la componente emotivo-affettiva come variabile

ulteriore appartenente al sistema e interagente in tutte le varie fasi delle operazioni di giudizio.

Il cambiamento di giudizio, infine, è anch’esso un processi che prevede la modifica di determinate

posizioni verbali o simboliche assunte dal soggetto e, in senso psicologico, è stato spesso

interpretato come afferente ai processi di cambiamento di opinioni e di disposizioni.

Nel compito decisionale l’obiettivo è quello di effettuare una scelta congrua tra più alternative.

Solitamente, in questo processo, risultano implicate l’emissione di un giudizio valoriale sui possibili

esiti rappresentati dalle varie opzioni e l’emissione di un giudizio sulle probabilità che si verifichi

ciascuno degli esiti i due giudizi sono successivamente coniugati per la definizione della scelta finale

del soggetto.

I problemi decisionali possono essere inquadrati secondo queste direttrici di riferimento:

• Problemi a rischio / senza rischio La decisione a rischio implica la presenza di incertezza relativa

all’esito delle varie opzioni ( es. gioco alla roulette ).

• Problemi a un solo attributo/ a più attributi Effettuare una scelta tra oggetti che presentano

differenze relative ad un solo attributo risulta relativamente semplice, mentre è più difficile compiere

una scelta relativa ad oggetti con più attributi. La maggior parte delle scelte che siamo sollecitati a

fare quotidianamente appartiene alla categoria multiattributiva e questo richiede sia un processo di

valutazione degli attributi rilevanti per il soggetto, sia una strategia di elaborazione che consenta di

integrare l’informazione relativa agli attributi e che confluisce in un giudizio globale per ciascun

oggetto.

• Problemi ad un solo stadio/ a più stadi quelli ad un solo stadio sono relativi all’emissione dle

giudizio sui valori e sulle possibilità, mentre quelli a più stadi comprendono le situazioni di decisione

in cui l’aver compiuto una scelta conduce ad un altro insieme di opzioni che il soggetto deve valutare

e, all’interno delle quali, effettuare una nuova scelta e così via.

N.B. Le situazioni quotidiane in cui ci imbattiamo più frequentemente sono a rischio, a più attributi

ed a più stadi.

Giudizio di valore

Giudizio di valore giudizio espresso in relazione a una qualità o proprietà sulla base di un

elemento di riferimento.

Valore comunemente prevede la possibilità di negoziazione (significato economico) mentre in

senso più astratto, implica le caratteristiche e le qualità motivo di pregio che rendono una cosa, una

situazione, apprezzabile. Può essere definito sotto questo aspetto come la proprietà che una cosa

possiede di essere desiderabile (valore positivo) e quindi preferibile, esistendo una possibilità di

scelta, ma implica specularmene anche la proprietà opposta.

Da un punto di vista prettamente psicologico Bonino lo definisce come una convinzione duratura su

una specifica condotta o una scelta fondamentale di vita considerata come personalmente o

socialmente preferibile in questa prospettiva i valori costituiscono credenze normative sugli obiettivi

desiderabili (valori finali) e sulle modalità di condotta desiderabili ( valori strumentali ).

L’organizzazione dei valori, inoltre, risulta ordinata gerarchicamente, sulla base dell’importanza

attribuita, lungo un continuum, e risulta strutturato in riferimento ad un nucleo centrale legato alla

cognizione di sé.

Alcune dimensioni concettuali, legate all’ambito del giudizio e del valore, che meritano

approfondimenti sono:

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

a) dimensione desiderabilità/prescrittività fa riferimento, per quanto riguarda la

desiderabilità,alla qualità di una cosa che la rende utile, desiderata o stimata, oppure

all’apprezzamento soggettivo con fondamento affettivo; al contrario, per la prescrittività, fa

riferimento ai modelli di comportamento condivisi dai membri di una società come migliori e

auspicabili che prendono forma di principi intorno a cui organizzare le finalità individuali o di un

gruppo sociale e che si sedimentano come norma sociale. A questa dimensione appartiene anche la

riflessione delle differenze tra il piano prescrittivo, descrittivo e valutativo rispetto ai relativi enunciati

( Kant ):

- prescrittivi formulazione imperativa (devi fare x);

- descrittivi concordanza e convenzionalità (x è bello);

- valutativi attribuzione non condivisa ma determinata dalla relazione intercorrente tra il

soggetto e l’oggetto di attribuzione (x è bello)

Il piano problematico riguarda la complessità delle dimensioni implicate nel piano valutativo ed il

peso che il piano prescrittivo e descrittivo del soggetto possono esercitare sul piano valutativo. Sul

piano della complessità, questa si evince dal fatto che i valori non sono tutti equivalenti (valori

umani, etico-morali, estetici, ecc.), mentre rispetto all’influenza degli altri piani sulla valutazione, il

riferimento è alla struttura personologica del soggetto in relazione a norme e convenzioni sociali.

b) dimensione soggettività/oggettività da un punto di vista psicologico il riferimento alla

dimensione razionalistica, che si fonda su necessità intersoggettive, è postulato dalle teorie

cognitive, particolarmente dalle evolutive; il riferimento alla dimensione soggettiva è postulato,

invece, dalle teorie comportamentiste, poiché sono i diversi processi di apprendimento a determinare

i diversi giudizi di valore.

c) dimensione natura individuale/sociale si richiama alla popolarità all’interno dellanquela

oscilla l’interpretazione dei valori: il valore può essere considerato il fondamento individuale del

comportamento e delle scelte del soggetto, oppure può risultare un prodotto culturale, condivido dal

gruppo di appartenenza, che si manifesta sotto forma di rappresentazioni sulla realtà e la vita

sociale, sia sotto forma di ingiunzioni normative.

d) dimensione della relazione del valore con gli altri costrutti cognitivi implicati nell’azione

sociale l’aspetto cognitivo del valore è fortemente coinvolto anche sul piano motivazionale e

comportamentale del soggetto, specialmente per ciò che riguarda obiettivi, scopi e finalità. Nella

teoria dell’aspettativa per valore e nelle teorie sull’azione la concezione del valore coincide con quella

della valutazione. relativamente al concetto di valore, poi, la teoria cognitiva della motivazione di

Nuttin , amplia la prospettiva rilevando la differenza esistente tra la valenza soggettiva (relativa

all’effetto connesso a qualsiasi desiderio) e il riferimento cognitivo integrato, vale a dire centrato sul

Sé e sulla rappresentazione complessiva della realtà dell’individuo.

e) dimensione relativa ai fondamenti psicologici dell’aspetto normativo del valore

comprende varie teorie psicologiche:

- teorie psicodinamiche investimento lipidico in relazione all’oggetto e al Sé che risulta

fortemente connesso con il concetto di valore poiché realizzato sull’Io ideale e sul Super-Io.

Secondo questo approccio le rappresentazioni che godono dell’approvazione del Super-Io

costituiscono i valori e definiscono il criterio di riferimento. L’eventuale violazione dei valori

originerebbe il senso di colpa in quanto manifestazione di un investimento negativo dell’Io.

- Teorie comportamentiste la centratura è riservata al ruolo svolto dal rinforzo, sia in

termini positivi che negativi, mediante il quale si esprimerebbe il potere della società. Categorie di

risposte nella loro espressione o ostacolate mediante i processi di apprendimento.

- Teorie sociocognitive si sottolinea l’importanza della conferma sociale sulle componenti

dell’immagine di sé di ciascun individuo. La conferma sociale agisce sulle caratteristiche e sugli

obiettivi del soggetto ritenuti degni di approvazione che, in questo senso, risultano in grado di

sostenere ed incrementare l’auto-immagine e la rappresentazione che il soggetto ha di sé.

Teorie psicosociali particolare attenzione è riservata alle rappresentazioni sociali, vale a

-

dire alle rappresentazioni comunemente costruite e condivise all’interno dei gruppi nei confronti

delle quali si originano sentimenti di consenso profondo e di adesione nei merbi del gruppo di

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

appartenenza.

N.B. La ricchezza e la specificità delle singole impostazioni psicologiche esprimono la complessità

della prospettiva di indagine relativa ai valori. E’ certo che i valori non possono essere considerati

semplicemente l’immediato riferimento diretto del singolo comportamento del soggetto.

La rilevazione dei valori sotto il profilo operativo può essere considerata, a titolo esplicativo, i

riferimento a due impostazioni contrapposte:

• Importanza attribuita all’analisi dell’adesione dei soggetti, in termini di condivisione, circa i fini

valutati desiderabili, emerge il valore simbolico di riferimento svolto dagli orientamenti all’interno del

gruppo sociale rivela l’intensità di adesione ai diversi valori (diffusione/condivisione all’interno del

gruppo di appartenenza) mediante l’uso di item sintetici con una forte connotazione valoriale in

termini simbolici generali, in quanto basati sulla condivisione sociale del loro principio di riferimento.

• I valori sono ritenuti ascrivibili principalmente al versante motivazionale del soggetto con ricadute

dirette sui comportamenti sociali individuali ( gerarchia personale ) rivelerà la graduatoria dei valori

mediante l’analisi di risposte specifiche, con un rapporto diretto a situazioni reali e concrete, in grado

di esprimere un forte legame di connessione con i comportamenti esperiti dai singoli soggetti, e della

loro convergenza all’interno del gruppo.

N.B. nell’età giovanile e nell’età adolescenziale la componente cognitiva e la componente

motivazionale dei valori si trovano ad assumere dimensioni critiche e costruttive, con forti ricadute

sui successivi stadi evolutivi.

Sotto il profilo cognitivo i valori vengono per la prima volta padroneggiati nell’età giovanile mentre,

durante l’adolescenza, si realizza il massimo sviluppo della costruzione valoriale del soggetto e della

relativa consapevolezza.

Da un punto di vista motivazionale, invece, nell’età giovanile si realizza l’integrazione valoriale

nell’immagine di sé con la costruzione di direttrici di riferimento per il piano comportamentale

dell’individuo. Entrambi i processi continuano successivamente risultando altrettanto fondamentali

durante il periodo adolescenziale. I compiti evolutivi degli individui riguardano, oltre al

padroneggiamento di tappe relative allo sviluppo intellettivo ed emotivo-affettivo, anche compiti

sociali del gruppo di appartenenza, con un’interpretazione dei valori condivisi in termini di veri e

propri orientamenti all’azione.

Nell’ambito dei valori scarseggiano le ricerche longitudinali mentre abbondano quelle descrittive, in

grado di fissare e rilevare situazioni sociali nella loro realtà, ma non di cogliere il senso ed il

significato della dinamica del mutamento.

Bonino cita, come rispondente ai canoni longitudinali, l’idagine Iard fa emergere, relativamente

alla ricerca valoriale, una stabilità di priorità attribuite a famiglia, lavoro e amici con un progressivo

aumento dell’importanza dei valori della famiglia, del lavoro e dell’impegno religioso, in relazione allo

scorrere del tempo.

Giudizio di probabilità

Giudizio di probabilità espressione di una previsione o predizione circa la probabilità che si

verifichino determinati eventi ed include anche la capacità di revisione delle previsioni effettuate in

presenza di informazioni aggiuntive a disposizione.

La teoria standard, relativa alla probabilità, presenta come procedura di riferimento il teorema di

Bayes che costituisce un modello normativo relativo sia alla formulazione della probabilità a priori,

che alla revisione dell’opinione e della stima effettuata. Consente, infatti, di effettuare

un’integrazione della probabilità a priori con altri tipi di probabilità, aggiornando la nostra previsione

sulla base delle informazioni aggiuntive progressivamente disponibili moltiplicando l’opinione a

priori per l’informazione di verosimiglianza si ottiene come prodotto l’opinione a posteriori.

Il teorema si fonda su quattro concetti basilari, quali:

1. probabilità a priori (P ( A )) stima di partenza rispetto al fatto che un’ipotesi (A) risulti vera;

2. probabilità a posteriori (P( A/D )) probabilità che sia vera l’ipotesi (A) sulla base dei dati

osservati (D);

3. probabilità condizionale (P( D/A )) probabilità di ottenere i dati (D) ammesso che l’ipotesi (A)

sia vera; OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

4. rapporto di verosimiglianza (P ( D/A ) / P ( D )) si calcola dividendo la probabilità di ottenere i

dati D ammesso che A sia vera, per la probabilità di ottenere comunque D.

P ( D/A ) teorema di Bayes: P ( A/D ) = P ( A ) ---------------- P ( D )

Un altro modo per definire più semplicemente il teorema di Bayes è quello di vederlo come la

probabilità di un evento condizionato che si ottiene calcolando il rapporto esistente tra le probabilità

favorevoli all’evento e il totale delle probabilità ( favorevoli e sfavorevoli ) rispetto al medesimo

evento consente la revisione oggettiva sia delle ipotesi postulate nei termini di opinioni e

valutazioni, sia dei veri e propri giudizi probabilistici circa la previsione degli accadimenti.

N.B. Il teorema, comunque lo si legga, costituisce uno strumento in grado di integrare tra loro le

varie informazioni a disposizione, per un’ottimizzazione relativa al loro massimo e proficuo utilizzo.

Le ricerche sperimentali hanno incrinato la fiducia di una razionale revisione delle opinioni e di una

razionale stima della probabilità degli eventi. E’ emerso, infatti, un fenomeno relativo alla revisione

delle probabilità a priori: il conservatorismo le probabilità a posteriori tendono ad avvicinarsi

sempre più alla probabilità a priori, rispetto ai valori ottenuti con il teorema di Bayes.

A conferma di questo troviamo l’esperimento di Edwards che si basa, su due contenitori di gettoni

rossi e blu: ai soggetti veniva chiesto di formulare un’ipotesi a priori sulla probabilità che uno dei due

contenitori contenesse un maggior numero di gettoni rossi; in seguito, fornendo alcune informazioni

aggiuntive, si chiedeva ai soggetti di effettuare un intervento correttivo sull’ipotesi a priori. La

tendenza fu una risposta sistematica dei soggetti volta alla conferma delle ipotesi a priori.

N.B. I soggetti tendono a ricercare prove o dati per supportare ed accreditare la scelta iniziale

piuttosto che operare criticamente sulle proprie opinioni, una volta formulate.

Tra le varie spiegazioni proposte, l’ipotesi di Evans, sottolinea come, nella revisione delle ipotesi, la

tendenza è a verificare soltanto i dati che possono confermare la stima iniziale, utilizzando pertanto

strategia cognitive di difesa e di sostegno, senza servirsi della categoria della falsificazione.

Sul conservatorismo, poi, sono stati fatti altri studi ed è emerso un collegamento tra questo e:

- numerosità del campione più è ampio più aumenta il conservatorismo a discapito dell’accuratezza;

- livello di diagnosticità dei dati fa variare la revisione del soggetto;

- utilizzo di materiale sperimentale più o meno concreto e familiare il conservatorismo diminuisce

quando vengono richiesti compiti usuali.

Anche il fenomeno del conservatorismo, però, ha subito delle critiche poiché sono stati sottolineati da

più parti i limiti della situazione sperimentale dalla quale è emerso.

Relativamente alla capacità di prevedere la probabilità che si verifichino determinati eventi, le due

modalità comunemente disponibili, sono l’utilizzo della frequenza di base degli eventi e di dati

specifici a disposizione il teorema di Bayes non può spiegare bene i processi compiuti dai soggetti

poiché questi si discostano molto dal modello normativo a cui fa riferimento il teorema.

Il fenomeno maggiormente emerso, relativamente alla probabilità, è la fallacia della frequenza di

base (es. informazioni sulle percentuali di distribuzione dei taxi in una città) secondo cui, il soggetto,

dovendo effettuare una previsione, non tiene conto della distribuzione dei dati fornitagli, ma la

struttura sulla base di altri fattori (giudizio di irrilevanza attribuito alla frequenza di base a

disposizione).

ES: Se l’informazione fornita può essere inserita all’interno di un rapporto di causa-effetto viene

presa in considerazione, mentre se è priva di questa caratteristica viene eliminata e risulta

ininfluente sul giudizio formulato dai soggetti.

Altre spiegazioni della fallacia riguardano l’ipotesi della rilevanza, fondata sul fattore della

specificità le frequenza di base considerate dal soggetto casuali (bassa rilevanza) ai fini del giudizio

non vengono prese in considerazione, mentre l’attenzione si rivolge alle informazioni considerate

specifiche (alta rilevanza).

Altri ancora, infine, cercano di spiegare la fallacia della frequenza di base sottolineando il valore

dell’obiettivo, per cui, nella strutturazione e nell’emissione del giudizio sono considerate rilevanti le

informazioni del giudizio stesso, indipendentemente dal fatto che siano costituite dalla frequenza di

base o da altre tipologie di informazioni.

Errori di giudizio sistematici

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

Dal punto di vista del metodo, per l’analisi dei bias cognitivi, si prevede di sottoporre ai soggetti

compiti cognitivi relativamente facili, basati su presupposti logici e avanzando implicitamente la

convinzione di un loro possibile compimento. Successivamente si passa ad analizzare i risultati dei

soggetti verificando le tendenze all’errore, cioè considerando ciò che è irrilevante o al contrario ciò

che risulta di particolare interesse nel contesto logico prestabilito.

Le euristiche fanno parte delle fasi precedenti all’emissione del giudizio, mentre i bias fanno parte

proprio del processo di emissione.

Alcuni tipi di bias cognitivi sono:

• Illusione di controllo nutrire una probabilità soggettiva di successo individuale, in relazione ad

un determinato compito, superiore alle reali probabilità congiunturali. Si verfica, in particolare, nei

casi in cui si assiste ad una interconnessione tra causalità ed abilità individuali all’interno della quale

il soggetto non risulta sempre in grado di effettuare la distinzione tra competenze individuali e ruolo

svolto dal caso, manifestando spesso una tendenza a sopravvalutare le prime.

• Pensiero desiderativo ( wishful thinking ) rivelazione che gli eventi soggettivamente percepiti

come maggiormente desiderabili vengono valutati come più probabili di altri meno desiderabili, con

ricadute dirette sul processo decisionale (la sopravvalutazione induce a rischiare in maniera superiore

a quanto auspicabile in relazione ai dati oggettivi a disposizione del soggetto).

• Effetto Pollyanna considerare maggiormente desiderabili gli eventi più probabili.

• Hindsight tendenza sistematica dei soggetti a valutare come inevitabile ciò che è accaduto anche

prima che accadesse realmente, con un giudizio di probabilità particolarmente elevato ed una

marcata esagerazione di quegli aspetti che durante la previsione senza conoscenza dell’esito

avrebbero potuto essere considerati.

In questa fase storica la ricerca è indirizzata non più ad evidenziare ulteriori errori

cognitivi sistematici, ma piuttosto ad individuare l’esistenza di eventuali ragionevolezze ultime nei

processi di giudizio utilizzati dai soggetti.

Gli atteggiamenti

Atteggiamento reazione valutativa del soggetto nei confronti delle varie categorie di oggetti,

persone, eventi.

Secondo la definizione di Gergen e Gergern, è una tendenza a rispondere prontamente, in modo

favorevole o sfavorevole, ad un particolare oggetto o classe di oggetti possesso di alcune

caratteristiche: contenuto (oggetto verso cui si manifesta), giudizio (componente valutativa) e

resistenza (carattere di relativa stabilità che presenta l’atteggiamento e che fa si che nel soggetto si

posa parlare di tenenza a rispondere con prontezza se la reazione è negativa di parla di

pregiudizio).

Gli atteggiamenti tendono ad avere ricadute dirette sui nostri comportamenti, anche se il rapporto

che intercorre tra atteggiamento e comportamento è di natura complessa ed è proprio per questo

che il comportamento è difficilmente prevedibile.

Alla base degli atteggiamenti possiamo porre le credenze (convinzioni) e le valutazioni se esiste una

qualche connessione tra atteggiamenti e comportamenti, anche se può risultare disattesa per varie

ragioni, esiste anche una coerenza tra atteggiamenti e convinzioni, che risponde al bisogno

soggettivo di coerenza cognitiva. A questo proposito devono essere citate due teorie:

teoria dell’equilibrio l’obiettivo del soggetto è mantenere la coerenza all’interno dei propri

processi cognitivi e, quando questa viene a mancare, sono molteplici le possibilità per ristabilirla,

effettuando varie modifiche rispetto alla situazione di partenza. Le situazioni equilibrate, infatti,

tendono ad essere percepite come più piacevoli dai soggetti in opposizione alle situazioni prive di

equilibrio.

• teoria della dissonanza cognitiva si ha dissonanza cognitiva quando il soggetto sperimenta

due stati cognitivi privi di coerenza tra di loro; con due rappresentazioni cognitive in contraddizione,

il soggetto tenderà a placare il sentimento di tensione attraverso la modifica del proprio

comportamento, oppure modificando le proprie rappresentazioni.

Sulla formazione degli atteggiamenti incidono sia cause interne, che cause esterne:

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

• Esperienza personale la psicologia sociale ne sottolinea il ruolo limitato enfatizzando al contrario il

processo di socializzazione culturale, ma alcune ricerche evidenziano che gli atteggiamenti scaturiti

da un’esperienza diretta risultano più incisivi, più facilmente disponibili per il soggetto e permettono

di prevedere i comportamenti con un maggior grado di attendibilità.

• Genitori influiscono perché rappresentano il primo modello di identificazione, forniscono

l’insegnamento diretto di alcuni atteggiamenti, sono la fonte primaria di conoscenza e tendono, per

loro natura, a selezionare il più possibile le fonti di dissonanza che potrebbero destabilizzare il figlio.

• Gruppo dei pari sono molto forti nel periodo adolescenziale.

• Mass media sono incisive solo nel caso in cui i soggetti non dispongano di atteggiamenti ben

precisi.

• Comportamento del soggetto spesso si presta maggior attenzione al ruolo che gli atteggiamenti

svolgono sul comportamento e non al rapporto opposto, in cui risultano chiarificatori:

- fenomeno della compiacenza indotta se non sono presenti delle pressioni particolari o delle

motivazioni in grado di giustificare un comportamento dissonante con l’atteggiamento del soggetto,

gli individui tendono a mutare le proprie convinzioni ed i propri atteggiamenti in modo da ridurre la

dissonanza rispetto al comportamento.

- fenomeno dell’autopercezione i soggetti affettuano inferenze sui propri atteggiamenti seguendo la

modalità che adotterebbero per un altro individuo se si trovassero nelle condizioni di osservatori

dall’esterno.

Azione di stereotipi e pregiudizi

Stereotipi, pregiudizi, meccanismi di formazione delle impressioni ed attribuzioni svolgono un ruolo

importante nell’ambito del giudizio sociale, con significative ricadute in ambito decisionale modalità

di percezione sociale.

Stereotipo Opinioni che possediamo relative ad una persona sulla base dei gruppi o delle categorie

sociali; racchiude le credenze e le generalizzazioni che attengono alle caratteristiche omogenee dei

membri di uno stesso gruppo o categoria sociale. Presentano forti somiglianze con gli schemi poiché

basati sullo stesso postulato: per soggetti, oggetti, eventi, l’appartenenza ad una determinata

categoria comporta il possesso di precise e definite caratteristiche.

Nell’uso comune il termine ha assunto una connotazione negativa e spesso appare riservato alle

generalizzazioni che non godono del nostro consenso ma, in realtà, questa valutazione negativa non

è sempre opportuna perché lo stereotipo può presentare sia aspetti di correttezza e di utilità.

Volendo tentare di dare una spiegazione all’esistenza degli stereotipi, la ricerca ha evidenziato che il

loro uso consente, con relativa efficacia, la rapida elaborazione delle informazioni sulle categorie di

persone, riducendo la complessità.

Pregiudizio Atteggiamento nutrito da un soggetto verso qualcuno o qualcosa per il semplice fatto

che possiede determinate caratteristiche specifiche, prima di aver avuto l’occasione di esperire

direttamente un incontro-rapporto. Si configura, quindi, come una convinzione priva di giustificazione

che tende ad estendersi ad un gruppo etnico o sociale e che risulta basato sulle convinzioni che

abbiamo strutturato rispetto all’altro.

Le componenti del pregiudizio sono tre:

• cognitiva concetti e percezioni dell’individuo in relazione a un oggetto o una classe di oggetti

(es.viziato e prepotente, grazioso e superficiale).

• affettiva sentimenti provati dall’individuo verso un oggetto o una classe di oggetti.

• comportamentale disposizione che il soggetto manifesta ad agire secondo certe modalità in

rapporto ad un oggetto o ad una classe di oggetti.

N.B. Se il pregiudizio si traduce in un comportamento specifico, che esprime sia la componente

affettiva che quella comportamentale, si parla di discriminazione.

In generale si può affermare che alla base dei pregiudizi sono riscontrabili fattori culturali, tratti di

personalità autoritaria, conflitti tra gruppi e stereotipi non è facile eliminarli!

Stereotipi e pregiudizi, come abbiamo detto, svolgono un’azione di semplificazione della realtà

sociale a fini di semplificazione ma lo stereotipo indica le categorie descrittive semplificate con le

quali cerchiamo di collocare l’altro, mentre il pregiudizio definisce una disposizione acquisita il cui

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

scopo è di stabilire una differenziazione sociale. Il pregiudizio, quindi, è una discriminazione che

costituisce l’espressione di una posizione valutativa del soggetto in funzione della sua appartenenza

sociale (mantenuta dallo stereotipo) e, per questo, risulta contenere due componenti basilari:

dimensione cognitiva e comportamentale (pregiudizio = combinazione di credenza e valore). Gli

stereotipi tendono a tradursi in comportamenti verbali a differenza dei pregiudizi, che contemplano

un vastissimo repertorio di espressioni e che prevedono anche l’integrazione di insiemi di stereotipi

diversi tra loro.

Per ciò che riguarda la loro formazione si deve parlare di elaborazioni mentali apprese.

Per l’elaborazione degli stereotipi un riferimento importante appare quello a Tajfel, che evidenzia la

funzione svolta dal gruppo e dunque il suo fondamento all’interno di una situazione sociale sono

connessi alla condizione collettiva dei soggetti e riguardano un processo di schematizzazione dei

segnali ricevuti.

La genesi dei pregiudizi, invece, implica un apprendimento sociale molto più vasto relato allo

sviluppo degli atteggiamenti, in forte connessione con i fenomeni di socializzazione che riguardano il

soggetto prima è l’impronta parentale a plasmare gli atteggiamenti e a determinare l’insorgenza dei

pregiudizi, poi la scolarizzazione determina lo sviluppo dei pregiudizi, infine si può affermare che, per

tutto l’arca della vita del soggetto, saranno le influenze esercitate dai gruppi di appartenenza, dalle

istituzioni, dal contesto sociale di vita, a coltivare e rafforzare i pregiudizi.

Analizzando più da vicino le funzioni degli stereotipi e dei pregiudizi, che sono alla base della loro

esistenza e del loro mantenimento, emergono in primo piano funzioni di:

• differenziazione sociale discriminazione che sia lo stereotipo che lo stesso pregiudizio svolgono

e che si manifesta come processo interattivo dove il pregiudizio costituisce la sollecitazione. La

discriminazione vera e propria si definisce nei termini di un processo reattivo all’aspettativa. Uno

degli effetti connessi alla discriminazione è che gli individui che la subiscono possono sperimentare

un abbassamento dell’autostima, un senso di inferiorità, che limita la loro possibilità di avere

successo all’interno di una competizione, oltre che assumere comportamenti che giustificano la

discriminazione stessa (effetto Pigmaglione creare negli altri ciò che sulla base delle nostre

aspettative riteniamo possa esserci). Non tutti i soggetti oggetto di discriminazione, comunque,

reagiscono secondo queste modalità.

• giustificazione sociale permette al gruppo di affermarsi differenziandosi dagli altri gruppi. Sono

i soggetti stessi a creare gli aspetti di differenziazione aumentando, così, la coesione e condividendo

la giustificazione sociale di ciò che stabilito dal gruppo in termini di credenze e di ciò che il gruppo

sperimenta in termini di sentimenti alla base della verità condivisa dal gruppo sociale si trova la

distorsione che stereotipi e pregiudizi determinano sulla realtà.

L’excursus proposto da Magrin sullo stereotipo permette di approfondire il processo di giudizio-

decisione.

Dalla definizione iniziale di immagini nella nostra testa, Tajfel specifica lo stereotipo come schema

cognitivo che si attiva quando un membro di un gruppo si rapporta con un membro di un altro

gruppo costituisce un ancora per la sua percezione sociale che in certi casi assume le caratteristiche

di una vera e propria aspettativa nutrita nei confronti del soggetto con cui si rapporta, in relazione

all’appartenenza sociale di quest’ultimo.

La categorizzazione sociale sulla base degli stereotipi, per il loro effetto di semplificazione,

produce, poi, effetti sia sul piano cognitivo che motivazionale e le due prospettive di indagine sono

state approfondite sperimentalmente secondo due percorsi separati. In entrambe sono emersi gli

errori in cui incorre il percettore sociale ma, nella prospettiva motivazionale, il significato è attribuito

al soddisfacimento di un bisogno motivazionale elementare (mantenimento dell’identità sociale

positiva) mentre, nella prospettiva cognitiva, gli errori risultano attribuiti ad un processo non

accurato di elaborazione delle informazioni. All’interno della stessa prospettiva si sono distinti due

orientamenti:

a. direttrice che identifica lo stereotipo con un processo cognitivo non accurato e pertanto deficitario

per quattro ragioni:1) fonti non accettabili; 2) meccanismi di ipergeneralizzazione; 3) deformazione

della realtà; 4) forte rigidità e difficoltà di eliminazione.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

b. direttrice che riconosce lo stereotipo come un processo cognitivo normale, alleggerendolo della

connotazione negativa dovuta alle caratteristiche precedenti di errore e di rigidità.

Un aspetto ampiamente studiato dall’approccio cognitivo riguarda, poi, i meccanismi alla base dei

quali lo stereotipo risulta capace di influenzare il soggetto nel suo giudizio sociale tre

tipologie diverse di percezioni prive di accuratezza, in relazione all’accuratezza degli stereotipi:

- lo stereotipo può determinare l’attribuzione di maggiori caratteristiche stereotipiche ad un gruppo

mentre in realtà ne possiede un livello inferiore;

- può indurre una valutazione alterata in termini di maggiore o minore positività/negatività;

- la stessa valutazione non corrispondente alla realtà può determinarsi anche in relazione agli aspetti

di omogeneità e di variabilità dei membri del gruppo.

Nell’ambito del giudizio decisionale, invece, le ricerche si sono centrate su alcuni aspetti tra cui

l’azione che uno stereotipo produce quando un membro del gruppo deve valutare un membro del suo

stesso gruppo ( in-group ) o un membro di un gruppo diverso ( out-group ) Jussim definisce tre

prospettive teoriche:

• teoria della complessità-estremità rispetto ad un membro dell’in-group nella formulazioni del

giudizio si utilizza una quantità maggiore, e migliore, di informazioni determinate da una maggiore

conoscenza di dati circa il proprio gruppo di appartenenza Vs. per un membro dell’out-group la

quantità e la qualità della informazioni sono minori e portano ad una maggiore estremità del giudizio

stesso.

• teoria delle caratteristiche presunte attribuzione di caratteristiche positive in misura superiore

ai membri del proprio gruppo di appartenenza.

• teoria della violazione delle aspettative se l’informazione di background risulta contrastare

ciò che il soggetto ha strutturato in termini di aspettative, il suo giudizio risulterà più estremo e

canalizzato proprio lungo l’asse della violazione, a prescindere dal fatto che la violazione avvenga in

senso positivo o negativo rispetto all’aspettativa.

N.B. Per Anderson non c’è alcuna interazione o inferenza dello stereotipo sul processo di

elaborazione degli altri dati che il soggetto ha a disposizione ed utilizza; mentre per altri autori lo

stereotipo risulta interferire con le informazioni lungo tutto il processo di elaborazione. Secondo

Trope, infine, lo stereotipo serve a contestualizzare le informazioni che risultano ambigue, poiché

funziona come la sola informazione certa e come tale viene utilizzata per interpretare le altre.

Lo stereotipo, in conclusione, può fungere sia da conferma che da contestualizzazione e, per

spiegare in che modo si manifestino l’una o l’altra funzione, si deve fare riferimento a due teorie:

• teoria dell’interpretazione lo stereotipo costituisce una chiave interpretativa in relazione

all’ambiguità presente nelle informazioni.

• teoria della selettività lo stereotipo interferisce sulla tipologia delle informazioni dal momento

che facilita il prestare attenzione alle informazioni congruenti, mentre induce a non considerare le

altre.

Queste due teorie fanno riferimento a fenomeni distorcenti nel processo della percezione sociale e

sono chiamati in causa nel caso di emissione di giudizi che possono essere classificati come non

accurati.

Pensiero critico-valutativo

Questo tipo di pensiero fa riferimento a caratteristiche distintive che includono, attraverso una

costruzione integrata e interattiva, la riflessione e gli studi in ambito di pensiero critico e le ricerche

in ambito di giudizio valutativo.

Il concetto di pensiero critico di per sé presenta con un’ampia complessità di articolazione

adeguatamente studiata da Pinto che lo spiega come un insieme di numerosi procedimenti mentali

fra i quali assumono importanza le funzioni ragionative di tipo logico-inferenziale e le funzioni

valutative a determinare l’esito del compito concorrono anche dinamismi di personalità (es.

atteggiamenti) che devono essere letti sia per ciò che riguarda la loro natura intrapsichica che il loro

rapporto con il contesto socio-culturale.

Nel pensiero critico risultano coinvolte, quindi, sia le funzioni logico-concettuali che le processualità

personologiche affettive e motivazionali, che intervengono nelle prestazioni cognitive.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

Relativamente alle funzioni logico-concettuali, un riferimento va fatto alle abilità proposte da

Watson e Glaser, e che sono:

1. Inferenza discriminare tra livelli di verità/falsità tratti da determinate affermazioni;

2. riconoscimento di assunzioni riconoscere supposizioni non dichiarate;

3. deduzioni determinare se certe conclusioni seguono necessariamente delle informazioni;

4. interpretazioni valutare l’evidenza e decidere se le generalizzazioni o le conclusioni basate sugli

elementi forniti sono fondate;

5. valutazione delle argomentazioni distinguere tra argomentazioni che sono forti e rilevanti e

quelle che sono deboli o irrilevanti, rispetto ad una questione particolare.

Relativamente alle processualità personologiche affettive e motivazionali, il riferimento

proficuo è alla psicologia sociale degli atteggiamenti e alle teorie dell’attribuzione, che esplicano a

molteplici livelli i loro influssi sul pensiero critico.

Una definizione schematizzata di pensiero critico è la seguente:

a) è un pensiero non-algoritmico non si può spiegare esattamente il percorso di un’operazione;

b) è tendenzialmente complesso considera molti punti di vista;

c) non conduce ad un’unica soluzione ma a soluzioni multiple di cui evidenzia per ciascuna vantaggi e

svantaggi;

d) i giudizi e le interpretazioni a cui porta tendono a mostrare contorni sfumati;

e) necessita dell’applicazione di criteri di valutazione multipli che possono anche risultare talvolta

conflittuali;

f) è un pensiero autonomo e autoregolato;

g) tende a riscontrare un significato rintracciando una struttura nel disordine percettivo;

h) è un pensiero che impegna molto il soggetto che lo utilizza.

Un altro aspetto importante nella psicologia del giudizio è sicuramente quello del giudizio morale

proposto da Piaget, il quale ha cercato di individuare il criterio, usato in ambito evolutivo, nella

valutazione delle seguenti polarità: buono/cattivo, giusto/ingiusto, bene/male.

Il criterio individuato prevede due diverse polarizzazioni:

• morale eteronoma identifica il bene con la rigorosa ubbidienza alle regole, a prescindere da una

qualsiasi valutazione delle intenzioni del soggetto.

• morale autonoma adesione del bambino, che si realizza verso i nove anni, ad alcuni principi che

sottostanno alle regole di condotta.

Un’altra figura importante di riferimento in questo ambito è quella di Kohlberg, con il suo contributo

sulla relazione esistente tra giudizio morale, abilità di role-taking e capacità intellettuali. Gli stadi

individuati dall’autore sono tre:

1. preconvenzionale (- 9 anni) adesione alle regole in base al criterio ricompensa-punizione;

2. convenzionale (adolescenza) adesione interiore alle regole sociali, basata sulla

consapevolezza di essere membri della società;

3. postconvenzionale (età adulta) presenza di un principio morale al di sopra delle regole sociali.

N.B. Questi studi non si sono fermati al periodo adolescenziale, ma hanno interessato tutto l’arco di

vita dell’individuo anche se l’ultimo stadio sembra un livello ideale, più che un livello raggiunto

effettivamente da tutte le persone adulte.

Damon ha individuato sei livelli relativi all’idea di giustizia nel bambino.

Turiel ha studiato, invece, lo sviluppo delle concezioni sulle convenzioni sociali identificando sette

livelli, attraverso cui passa lo sviluppo del bambino.

Hoffmann ha fornito un interessante contributo nei termini di distinzione tra competenza morale e

esecuzione morale, fornendo una definizione di morale come un insieme complesso di qualità

personali piuttosto che risultato dei rapporti interpersonali presuppone il possesso della

partecipazione empatica alle condizioni altrui ).

La conclusione di tutti questi contributi è che per quanto riguarda le ricerche teoriche e

sperimentali, focalizzate sullo sviluppo sociale e morale, l’evoluzione del modello piagetiano ha

comportato uno spostamento dell’attenzione dalle tematiche più classicamente riferibili come

sviluppo morale a quelle di tipo interattivo-sociale.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

Il pensiero critico-valutativo si realizza e si sviluppa sulla base del patrimonio di conoscenze e di

valori che il soggetto possiede e contemporaneamente, attraverso il suo esercizio, ne determina

l’arricchimento mediante nuove conoscenze. Consente, infatti, la verifica e l’allargamento del quadro

di valori di riferimento del soggetto, poiché implica azioni di condivisione, rifiuto, integrazione,

rispetto al materiale di riferimento proposto.

Lo sviluppo ed il possesso del pensiero critico-valutativo, come capacità di decodifica congruente e di

centratura metacognitiva consapevole, è una competenza basilare ed indispensabile, nell’ambito di

ogni azione che voglia rispondere ad una finalità orientante.

BIAS ATTRIBUZIONALI

Lo studio sull’attribuzione si è diviso in due fasi: una centrata sugli aspetti connessi alla raccolta delle

informazioni ed una indirizzata alle modalità di scorciatoia nel giudizio attribuzionale. In questa

seconda fase sono stati individuati 4 bias ( errori ):

• Bias egocentrico necessità del soggetto di considerarsi sotto una luce favorevole sia nel caso di

un successo che di un insuccesso ( vd. locus of control ).

• Ricerca di consenso stima che il soggetto emette relativamente alla condivisione di un suo

comportamento da parte dei membri del suo gruppo di riferimento, maggiore di quanto non sarebbe

stimato da una persona appartenente ad un altro gruppo ( il soggetto sovrastima il numero delle

persone che condividono la sua posizione.

• Divergenza attore/osservatore tendenza degli attori ad attribuire le loro azioni a cause

esterne,in opposizione alla tendenza degli osservatori ad attribuirle a cause disposizionali. Esistono

due modalità di osservazione della situazione: un’ossrvazione semplice e non interpretativa, che

tende ad attribuire la causalità all’attore (divergenza attore/osservatore) e un’altra osservazione più

complessa, che tiene in considerazione le manifestazioni espressivo-comunicative dell’altro e che

considera il suo punto di vista.

• Errore fondamentale di attribuzione tendenza delle persone, quando rivestono il ruolo di

osservatori, ad attribuire le cause ai fattori disposizionali dell’attore, sottostimando le cause

situazionali.

Esistono, inoltre, dei vincoli non cognitivi che influiscono sul processo di attribuzione. Questi vincoli

sono:

- Coinvolgimento il soggetto coinvolto si esprime apertamente in qualche modalità definita, a

supporto del giudizio emesso e che rende meno probabile una sua revisione critica.

- Evitamento difensivo tendenza del soggetto in situazione di stress ad evitare le informazioni

connesse all’alternativa su cui ha espresso un giudizio positivo;

- Ipervigilanza ricerca iperattiva delle informazioni non riuscendo a distinguere bene tra

informazioni rilevanti ed informazioni irrilevanti, e ad emettere il giudizio, cosa che comporta spesso

la paralisi decisionale.

- Pensiero di gruppo meccanismo psicologico dalle forti implicazioni che può indurre la tendenza

ad ignorare indicazioni di pericolo provenienti dall’esterno, o l’esistenza di errori di ragionamento.

CAPITOLO 6 - LA PSICOLOGIA DELLE DECISIONI

Movendo dall’attuale interpretazione del processo di orientamento, visto come facilitazione del

soggetto affinchè sviluppi autonomamente le sue potenzialità e la sua autodeterminazione, con il

riferimento ad un soggetto attivo che attinge dalla propria consapevolezza, ai fini di una scelta

responsabile, la conoscenza approfondita dei processi, delle strategie e dei meccanismi decisionali

non può che assumere un ruolo di primo piano.

La risoluzione dei problemi

L’aspetto del problem solving è caratterizzato, rispetto al processo della scelta, da alcune

peculiarità, prima tra tutte la necessità di trattare un problema costituito da un quesito attraverso cui

si chiede di trovare, mediante un procedimento, uno o più dati sconosciuti partendo da informazioni

note risolvere un problema ha il valore di trovarne la soluzione ed implica identificare le azioni più

adeguate per il raggiungimento dell’obiettivo Vs. prendere una decisione significa scegliere tra le

possibili alternative o strategie esistenti in una situazione.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

Problem solving processo che deve svolgersi perchè dalle condizioni di partenza sia possibile

pervenire al fine desiderato.

Decisione giudizio, di astensione e/o di attuazione, conclusivo formulato in merito al corso di

un’azione.

Problema situazione che si caratterizza per insoddisfazione, instabilità e desiderio di operare

modifiche su un insieme di dati e sulla struttura percepita, al fine di raggiungere un particolare

obiettivo o di fornire una risposta ad un quesito (N.B. il termine viene usato anche per indicare

situazioni difficili per mancanza dei mezzi percepii come necessari per la risoluzione). E’ il primo

elemento di un atto di intelligenza che implica successivamente l’elaborazione di un’ipotesi risolutoria

e la sua verifica.

Relativamente alla modalità di presentazione di un problema si deve notare che esso può originarsi in

modi diversi (possono essere oggetti inanimati a costituire il problema, possono essere altre persone,

può essere il soggetto stesso che formula il problema relativamente ad un ambiente, ad eventi, ecc.)

e la sua soluzione risulta il processo stesso mediante cui si determina il superamento delle difficoltà

che il problema ha posto l’impegno di ragionamento richiesto per la soluzione è maggiore o minore

in proporzione al grado di difficoltà presentato dal problema stesso e richiede un livello di intelligenza

congruo.

Alcune classi di problemi consentono, più o meno facilmente, di operare scomposizioni e questo

facilita la ricerca relativa ai processi che stanno alla base della soluzione, oltre a consentire la

possibilità di simulare i processi stessi con un avanzamento significativo della ricerca.

Una distinzione preliminare va operata sulla tipologia di pensiero utilizzata dal soggetto risolutore:

• Pensiero produttivo risolve un problema di cui non si hanno conoscenze specifiche e che

appartiene ad una tipologia di problemi con la quale non si è mai avuto modo di lavorare in

precedenza soluzione nuova identificata mediante un approccio originale, che determina insight.

• Pensiero riproduttivo il problema viene risolto grazie alle conoscenze acquisite in precedenza

durante esperienze passate e, quindi, presuppone una soluzione già adottata per problemi che, per

quanto possano apparire diversi, risultano analoghi.

N.B. Qualsiasi strategia di soluzione si intenda adottare non può prescindere dalla conoscenza

procedurale, dichiarativa e concettuale che il soggetto risolutore ha acquisito, sebbene non riferita

specificatamente al problema in oggetto.

Per ciò che riguarda, invece, la conoscenza specifica ( expertise ) è necessario un’ulteriore

differenziazione tra:

• soggetti esperti hanno una conoscenza approfondita relativamente alla disciplina specifica a cui

il problema fa riferimento;

• soggetti inesperti non posseggono conoscenze mirate ma sono forniti di abilità generali.

Volendo descrivere l’expertise, essa appare come il possesso di specifiche abilità nell’ambito di un

dominio di conoscenza specifico possesso di un numero più elevato di tecniche e padronanza di

tecniche qualitativamente più avanzate.

Ad un maggior numero di abilità corrisponde, poi, una maggiore capacità di rappresentazione

dell’azione: attraverso un processo di raggruppamento per blocchi, le informazioni non vengono

prima inserite e poi recuperate dettagliatamente ed approfonditamente in memoria, ma vengono

memorizzate sotto forma di strategie e poi automaticamente recuperate per blocchi (un alto numero

di informazioni venivano incamerate e recuperate molto rapidamente, consentendo di ottimizzare

anche la pianificazione successiva). I soggetti esperti non posseggano di per sé una memoria

migliore bensì una migliore capacità di elaborare le informazioni attraverso strategie di

ottimizzazione delle percezione.

A questo proposito, Miller, ha proposto la sua teoria del Magico numero sette +/- due con cui

ha dimostrato che nella memoria a breve termine è possibile contenere sette unità nel senso di sette

elementi che, però, devono essere composti, da una o più parti (raggruppate in insiemi dotati di

senso:es. 1993199951996 = 1993 – 1995 – 1996).

Secondo Glaser, poi, i soggetti esperti possiedono una conoscenza ampiamente proceduralizzata in

relazione ai compiti del campo di competenza anche se hanno, comunque, a disposizione procedure e

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

conoscenze generali che riescono ad utilizzare congruamente ed in modo differenziato. Sono

particolarmente veloci nella soluzione dei problemi per la particolare celerità che denotano nella

codificazione del problema maggiore flessibilità nella rappresentazione del problema.

Si può fare, inoltre, un’altra differenziazione tra:

• expertise di routine operazioni veloci, accurate ed automatiche ma scarsamente adattabili a

situazioni nuove;

• expertise adattiva operazioni più flessibili che se in parte riducono la prestazione in termini di

efficienza, sono la garanzia di maggiori abilità di comprensione.

Dal punto di vista dell’istruzione emergono due alternative relative all’expertise:

1. insegnamento di abilità specifiche e generali su piani separati alternando unità didattiche;

2. veicolare contenuti di conoscenze specifiche mediante la stimolazione intenzionale di processi e

abilità generali.

Risulta, infine, importante distinguere tre categorie all’interno delle quali possono essere classificati i

problemi:

• problemi ben definiti problemi formulati con chiarezza in cui è precisa la situazione di partenza,

l’obiettivo da raggiungere e l’algoritmo (procedimento sistematico) da utilizzare;

• problemi ben strutturati problemi che necessitano del pensiero produttivo non prevedendo un

algoritmo;

• problemi mal definiti problemi che non contengono tutte le informazioni indispensabili per la

loro risoluzione .

Un’ulteriore differenziazione dei problemi sulla base della sufficienza e significatività dei dati

contenuti dal problema (la soluzione può essere trovata utilizzando solo i dati forniti dal problema

ma letti in un modo diverso) e sulla necessità di procedere ad una ricerca ed introduzione di altri dati

che proprio la situazione problematica evidenzia come salienti.

Infine, un altro modo per classificare i problemi è quello di distinguerli in base all’unicità/pluralità

delle soluzioni ammesse.

La soluzione del problema, poi, prevede varie fasi:

1. comprensione e interpretazione del problema;

2. ideazione di un piano nel caso in cui non si produca l’ipotesi risolutoria produttivamente, il

solutore può trovarsi in condizione di applicare una tecnica euristica riportando alla memoria un

problema similare.

3. portare a termine il piano;

4. sguardo retrospettivo tentativo di verificare la logica della strategia impiegata e la soluzione

trovata.

Le euristiche

Effettuare una scelta implica sempre una competenza decisionale tra percorsi alternativi di azioni.

Il termine euristica individua sia la dottrina del reperimento di soluzioni idonee relativamente ai più

diversi campi del sapere, sia le regole per trovare una soluzione in campi del pensiero che risultano

complessi mediante una limitazione drastica del campo della ricerca, che tuttavia non garantisce la

soluzione con sicurezza Solitamente viene applicata quando non si ha a disposizione un algoritmo o

quando il rapporto costi-benefici, calcolato relativamente all’utilizzo dell’algoritmo, risulta negativo.

L’approccio di information processing ha permesso di individuare la messa a fuoco di

procedimenti strategici generali usati comunemente dai soggetti:

• euristica di analisi mezzi-fini individua le differenze della situazione rispetto all’obiettivo e

procede a ridurle partendo da quelle che appaiono più difficili poiché pregiudiziali. Si avvicina sempre

più alla soluzione attraverso la riduzione delle differenze meno significative che costituiscono dei

sotto-obiettivi E’ adeguata quando l’obiettivo è ben chiaro. Schematicamente l’euristica è composta

da tre parti: 1) trasformazione dello stato del problema; 2) riduzione delle differenze; 3)applicazione

di operatori.

Un’euristica complementare è quella dei sotto-obiettivi in cui il problema è suddiviso in uno o più

sottoproblemi di più facile risoluzione, rispetto all’obiettivo generale, e che consente al soggetto

dia avvicinarsi maggiormente alla soluzione finale attraverso la soluzione per gradi.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

• euristica del piano semplificato prevede la formulazione di un progetto che risulti una guida

agevole per arrivare alla soluzione riducendo le difficoltà.

• euristica di ipotesi e verifica si basa sulla costruzione ipotetica della soluzione che poi viene

messa alla prova dal soggetto e pertanto verificata. E’ utile quando le soluzioni risultano limitate

numericamente. Viene usata comunemente nell’ambito della ricerca scientifica e nella diagnostica

medica risulta utile nel caso di problemi mal definiti, tipici della nostra realtà.

Ricollegando al problema della cattiva definizione dei problemi non si può non considerare il ruolo

del linguaggio. Un’importante ricerca su questo aspetto fornisce un identico dato numerico

presentandolo attraverso due modalità diverse ( positiva/negativa ) la maggior parte dei soggetti

scegli l’accezione positiva e questo ci permette di comprendere l’importanza della presentazione

linguistica (effetto della formulazione incapacità di percepire il problema da un’angolazione

diversa rispetto a quella in cui è stato presentato il problema).

Da un punto di vista costruttivista, poi, si deve notare che nel momento di prendere una decisione si

presentano spesso due condizioni di incertezza:

a. probabilità del verificarsi degli eventi si fa riferimento a due euristiche , che possono

produrre errori di valutazione:

- euristica dell’accessibilità o della disponibilità valuta la probabilità che si verifichi un evento

sulla base della facilità con cui ricordiamo o siamo in grado di pensare ad esempi relativi siamo già

intuitivamente consapevoli delle difficoltà connesse al nostro ricordo.

Comunque, l’immediata disponibilità alla mente di fatti ed eventi costituisce un buon indizio per

stimarne la frequenza perché i casi più frequenti sono più facili da ricordare e/o immaginare. La

disponibilità di casi e eventi, però, è influenzata anche da altri fattori. Rumiati distingue tra due

modalità:

- disponibilità per costruzione prevede il rispetto di una determinata regola. I compiti di

costruzione sono caratterizzati dalla maggiore/minore fallacia di costruzione del campione da

parte del soggetto e dalla immaginabilità, cioè dalla maggiore o minore capacità del soggetto di

immaginare numeri di esempi rispondenti ad una regola data.

In questo contesto si parla anche di euristica della simulazione simulazione di un modo

possibile in cui si postula che non sia accaduto qualcosa che invece è accaduto e, all’interno della

simulazione, si valutano le conseguenze della mancanza dell’evento.

- disponibilità per recupero prevede il richiamo alla mente di esempi tratti da

categorie naturali. Vi può essere riferita l’euristica della rappresentatività che valuta la

probabilità che si verifichi un determinato evento sulla base del fatto che esso rappresenta, sul

piano simbolico, una delle due classi in questione (si valuta se un evento è simile nelle proprietà

essenziali alla popolazione da cui è stato tratto). Questo procedimento, inoltre, risulta in grado di

spiegare il falso ragionamento del giocatore d’azzardo (fallacia dello scommettitore) grazie a cui

dopo la decima volta che esce croce si ritiene molto più probabile che esca testa, ma il realtà la

probabilità non è cambiata fallacia operante in relazione a soggetti esperti.

Gli errori più frequenti rispetto a questa euristica sono:

- concezione soggettiva del concetto di casualità;

- tendenza ad ignorare la grandezza del campione;

- insensibilità alle probabilità a priori tendenza sistematica ( profili stereotipati risultano in

grado di contrastare completamente con le indicazioni di probabilità a priori fornite ai soggetti );

- fallacia della congiunzione impedimento nella comprensione della struttura logica del problema

che si determina tendenzialmente attraverso l’uso dell’euristica della rappresentatività. E’ stata

verificata sia in funzione di giudizi diretti che indiretti ed è emersa sempre la regola della

congiunzione i soggetti, indipendentemente dal loro grado di expertise, hanno sempre espresso

probabilità maggiori per la congiunzione che per i singoli costituenti ( A+B è più probabile di A e di B

SBAGLIATO! ).

Un’altra euristica che non deve essere tralasciata è, senza dubbio, quella di ancoraggio ed

aggiustamento che si riferisce a procedure di giudizio o di stima prevede di stabilire un punto

di riferimento che di fatto costituisce l’ancora e di effettuare poi l’aggiustamento opportuno sulla

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

base di coordinate a disposizione del soggetto, rispetto alle quali cercare di prefigurarsi gli effetti.

Prevede due stadi applicativi: giudizio preliminare e aggiustamento successivo della stima

effettuata, mediante l’utilizzo di informazioni aggiuntive.

Es. valutazione dei diamanti si ritiene particolarmente idoneo alla determinazione del colore e

della chiarezza del diamante, il giudizio di esperti che abbiano acquisito una lunga esperienza di

valutazione con relativo esame di un numero considerevole di pietre esaminate.

A questo punto abbiamo largamente verificato che i procedimenti euristici non danno completa

affidabilità e, conseguentemente, sorge spontanea la domanda sul perché vengano comunemente

usati. La risposta appare quella in grado di integrare due aspetti: da un lato il fatto che non possiamo

realmente elaborare tutte le informazioni; dall’altro il fatto che comunque queste euristiche non

determinano sempre azioni sbagliate.

b. valore e utilità di ogni possibile risultato (valore atteso) fa riferimento al modello normativo

del processo decisionale e si basa sul fatto che le persone moltiplicano le probabilità di ciascun

risultato possibile per il suo valore e successivamente addizionano i prodotti. Nella realtà questo

modello risulta spesso fallimentare perché le persone non attribuiscono lo stesso peso a tutti gli

aspetti del problema e fanno riferimenti a criteri soggettivi per valutarne il valore.

Modelli decisionali

Possono essere classificati come:

• Normativi compiono un’elaborazione dei processi decisionali nei termini della presentazione di un

modello decisionale ottimale e prescrittivo.

o Modello matematico è basato sul calcolo della probabilità, cioè della frequenza con

cui un evento si verfica ( P = 0 l’evento non si realizza; P = 1 l’evento si realizza sicuramente ).

Nei casi in cui stabilire la probabilità di un evento risulti più complesso, può essere calcolata

mediante la seguente formula: frequenza dell’evento fratto il numero degli eventi possibili.

o Modello del valore atteso e dell’utilità attesa si basa sul fatto che, nel caso di decisioni che

prevedono esisti incerti, la decisione ottimale consiste nella scelta dell’opzione in grado

di realizzare il più elevato valore atteso.

- Dal punto di vista psicologico il principio di utilità, basato sull’autonomia del soggetto, fa riferimento

alla capacità del soggetto di poter esprimere preferenza e indifferenza tra stati diversi e un ordine di

preferenze tra combinazioni di probabilità dei medesimi stati.

o Modello dell’utilità soggettiva valore e utilità di ogni possibile risultato si basa sul

Concetto di probabilità soggettiva con cui si indica, nel caso di eventi dall’esito incerto, il grado di

credenza manifesta relativamente all’occorrenza di quegli eventi che comporta il recupero della

componente soggettiva.

Tversky chiarì che l’utilità attesa non esprime completamente la componente riferita all’utilità

soggettiva presente nelle varie opzioni può influenzare il comportamento del decisore ma non lo

può descrivere con pienezza.

o Modello dell’utilità multi-attributiva nel caso di eventi complessi il soggetto può scomporre

ogni singola opzione in attributi e dimensioni ed attribuire ad ogni elemento dell’opzione un valore

sulla base dell’importanza che, soggettivamente, riveste per lui, al fine di portare a termine l’evento

per cui si è resa necessaria la decisione. La somma delle utilità ottenute determina, poi, l’utilità

multiattributiva per ogni opzione consentendo, così, di scegliere tra le opzioni quella che presenta il

valore più alto un rischio è la possibilità di trascurare un attributo significativo. Critiche ai modelli

normativi:

- Principio dell’intransitività viola il principio della transitività ( es. acquisto di un auto il venditore

propone gli accessori = prezzo accessibile; modello base + accessori = prezzo troppo alto degli

accessori ).

- Principio della cosa sicura ( principio dell’indipendenza ) stabilisce l’invarianza delle preferenze tra

certezza e rischio. Il grado delle probabilità e dei valori tra due scommesse che sono identiche per

questi parametri non dovrebbe costituire motivo di influenza nella scelta ma il paradosso di Allais ha

rilevato che questo non è vero la tendenza dei soggetti è a scegliere l’opzione certa anche se

prevede solo un minimo di guadagno, poiché la bassa probabilità di una vincita elevata non riesce a

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

compensare il rischio, anche se minimo, di non vincere niente. Quando, poi, le probabilità di vincita

sono simili, allora diventa rilevante l’ammontare della vincita.

Lo studio dell’atteggiamento dei soggetti nei confronti del rischio ha evidenziato sia il principio di

esitamento del rischio che l’impossibilità di una sua generalizzazione per l’esistenza di diversità di

atteggiamenti riguardo al rischio.

• Descrittivi forniscono descrizioni sulle modalità con cui si realizza il processo decisionale.

• Modello della prospettiva fa riferimento al fenomeno di rovesciamento delle preferenze in

relazione alle diverse modalità di consegna fornite che inducono nei soggetti diverse strategie di

elaborazione dell’informazione. Se il compito è presentato come scelta tra opzioni ciò induce nei

soggetti la tendenza a focalizzarsi sulle probabilità delle opzioni, mentre se il compito è presentato

come valutazione i soggetti tendono a focalizzarsi sull’ammontare della vincita più che sulla loro

probabilità.

Il modello si focalizza sulle responsabilità che le modalità di codifica rivestono rispetto agli

atteggiamenti manifestati dai soggetti nei confronti del rischio le opzioni risultano

profondamente diverse se interpretate come guadagni o come perdite.

Critica sottovalutazione degli aspetti superficiali (contesto, modalità di presentazione, ecc.) del

problema decisionale (mutando gli aspetti superficiali del problema si hanno mutamenti nella

comprensione della sua struttura profonda).

• Modello dell’ambiguità quando gli eventi non consentono la determinazione precisa della

probabilità, l’ambiguità che è connessa all’incertezza risulta avere un peso sulle decisioni stesse. Il

paradosso di Ellsberg dimostra che nel caso di scelta tra opzioni con probabilità certa e probabilità

incerta, le ultime, risultano meno preferite.

Il modello ritiene che nell’effettuare delle scelte i soggetti facciano uso, per valutare le probabilità

ambigue, di una strategia di ancoraggio-aggiustamento, che contempla la valutazione di queste

probabilità incerte mediante una probabilità iniziale disponibile, che costituisce l’ancora, e rispetto

alla quale procedono gli aggiustamenti. Il punto di partenza è stato stabilito con varie modalità (può

presentarsi per salienza, può essere ricavato da tavole attuarili, ecc.) ed i tre fattori basilari

sono:

1. entità della probabilità ancora;

2. quantità di ambiguità percepita;

3. atteggiamento nei confronti dell’ambiguità le probabilità-ancora basse possono essere

sopravvalutate, mentre quelle alte sottovalutate.

• Modello dell’immagine cerca di fornire risposte procedurali non soltanto in relazione alle

situazioni decisionali che prevedono l’intenzionalità del soggetto, ma anche alle decisioni che non la

contemplano. Questo ha comportato l’elaborazione di un modello dinamico, cioè centrato sui processi

di assunzione o rifiuto di nuovi obiettivi o di nuovi piani di azione, e sui successivi processi di

valutazione dei progressi effettuati/non effettuati in riferimento allo scopo da raggiungere.

La teoria prevede 4 elementi indispensabili:

1. Immagini Sé (principio-guida del soggetto), traiettoria determinata dagli scopi, azione (piani

e componenti strategiche), progettazione degli eventi.

2. Decisioni di adozione ( acquisizione di uno dei costituenti delle immagini che presentano il

vincolo della compatibilità dei nuovi elementi con i costituenti preesistenti delle immagini) e di

progresso ( avanzamento dei piani verso il raggiungimento dello scopo ).

3. Criteri di valutazione compatibilità dei costituenti delle immagini, stabilita sulla base di una

soglia di rifiuto e di una soglia di massima di violazione della coerenza fissate dal decisore,

rispetto ai nuovi elementi da integrare.

4. Regole di decisione si fondano sulla sufficienza della compatibilità stabilità in riferimento alla

soglia di rifiuto del soggetto e sulla massimizzazione in riferimento al vantaggio massimo

potenziale per il soggetto.

Il processo decisionale

Le procedure decisionali fanno capo a delle regole che possono essere categorizzate, sulla base delle

caratteristiche prese in esame, in:

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

• Regole compesatorie si riferiscono ad attributi commensurabili dal momento che prevedono la

possibilità di controbilanciare i valori di attrattività o di utilità dei diversi attributi e sono regole

prescrittive espresse da:

- regola della somma è applicabile alle situazioni che prevedono un giudizio quantitativo

in assenza di incertezza relativa agli esiti. Prevedono la moltiplicazione di ogni variabile componente

per il peso relativo attribuito e la successiva somma dei prodotti ottenuti. La scelta

avviene selezionando l’opzione con la maggior valutazione complessiva (valutazione

interdimensionale).

- regola della somma delle differenze di utilità è centrata sull’attributo piuttosto che

sull’opzione e sul concetto che una decisione debba fondarsi sulle differenze di utilità in

riferimento alla medesima dimensione. Prevede che si valuti la differenza dimensione per

dimensione, con una preliminare elaborazione per ciascun appartamento centrata su un attributo

(valutazione intradimensionale e, successivamente, si vagliano le opzioni.

• Regole non compesatorie si riferiscono ad opzioni o attributi non commensurabili dal momento

che non prevedono la possibilità di controbilanciare i valori di attrattività o di utilità delle diverse

opzioni o attributi. Sono espresse da:

- regola congiuntiva prevede la definizione, da parte del soggetto, per ciascuna dimensione rispetto

a cui viene valutata l’opzione, dei limiti minimi invalicabili al di sotto dei quali si verifica il rifiuto

automatici di un’opzione.

- regola disgiuntiva classificazione delle opzioni in base all’ordine soggettivo attribuito

alle dimensioni che le compongono ( a parità di attributo ritenuto significativo, la scelta ricade

sull’opzione con i maggiori valori nelle altre dimensioni). Una sottotipologia della regola è quella

delle minime differenze che aggiunge un vincolo: si fissa una differenza minima tra i punteggi

delle opzioni che condiziona l’effettuazione della stessa scelta.

- regola di eliminazione per aspetti di volta in volta, per ogni fase del processo decisionale, la scelta

è compiuta in relazione ad un particolare attributo ritenuto rilevante e le opzioni che non lo

condividono sono scartate automaticamente fino alla rimanenza di una sola opzione.

Vantaggi consente di operare quando le informazioni a disposizione del soggetto sono troppo

numerose; Svantaggi scarto automatico senza analisi di merito delle opzioni e mancanza di

sicurezza di poter pervenire ad una scelta.

N.B. Le regole non compesatorie, in genere, sono ritenute di più facile utilizzo rispetto alle

compensatorie, perché implicano un minor sforzo computazionale, anche se presentano il rischio che

se il criterio fissato risulta troppo rigido alcune informazioni possono andare perse. Le regole

compesatorie hanno il vantaggio di consentire al soggetto, che effettua la decisione, di utilizzare

tutta l’informazione rilevante ma questo non si mostra semplice, poiché comporta l’emissione di

giudizi di valore che risultano complessi e determinati dalle componenti intradimensionali. Sotto il

profilo delle caratteristiche del compito decisionale le principali variabili implicate sono:

1. Complessità del compito c’è una tendenza generale dei soggetti a semplificare il compito

decisionale, oltre alla tendenza ad utilizzare strategie che determinano un carico cognitivo che il

soggetto è in grado di sostenere. La scelta delle strategie è legata al compito decisionale ma

sicuramente la complessità del compito tende a determinare l’utilizzo di regole in grado di ridurre la

complessità.

Un’altra variabile che influisce sulla complessità del compito è costituita dal tempo a disposizione il

rapporto tempo concesso al soggetto per la scelta e carico di informazioni risulta inversamente

proporzionale ed in grado di influenzarne la complessità. Per la scelta, infatti, l’utilizzo esteso delle

informazioni a disposizione richiede il rispetto delle esigenze del soggetto sotto il profilo del tempo

necessario, mentre il vincolo temporale determina una selezione superficiale delle opzioni sulla base

di pochi attributi giudicati rilevanti. Il soggetto, allora, tende a rispondere con strategie di

semplificazione che determinano un’elaborazione più superficiale dell’informazione e/o l’utilizzo di

una quantità minore di informazione.

Il tempo, infine, incide anche sulla stessa scelta, infatti, alla diminuzione del tempo concesso, i

soggetti rispondono con un aumento della cautela relativa alla scelta effetto dell’orizzonte

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

temporale ( i soggetti tendono ad evitare il rischio per le scelte che avvertono con ricadute a breve

termine, mentre tendono a non evitarlo per le scelte con ricadute a lungo termine ).

2. Modalità di presentazione delle informazioni la presentazione delle informazioni, centrata

sulle opzioni, favorisce l’utilizzo di regole interdimensionali mentre una loro presentazione centrata

sugli attributi favorisce l’utilizzo di regole intradimensionali.

3. Componente emotivo-affettiva

Possibili interpretazioni del processo decisionale:

• Analisi dei costi-benefici ( Beach, Mitchell ) dato che le strategie presentano differenze in

relazione al carico cognitivo che determinano ed all’accuratezza che possono garantire, il soggetto

compie un bilancio delle strategie in termini di costi e benefici. Un vantaggio è la riduzione del

rimpianto mediante la tecnica del rimpianto anticipatorio che consiste nel chiedersi, prima, se si

rimpiangerà l’azione fatta.

• Problem solving ( Simon ) prevede varie fasi: 1) ricognizione e raccolta delle informazioni;

2)individuazione, sviluppo e analisi di azioni o strategie; 3) scelta di una strategia. Tra i vari modelli

che si ispirano a questa interpretazione si deve ricordare un modello decisionale che prevede due fasi

(formulazione e soluzione del problema), ciascuna delle quali è articolata in tre sottofasi (operatori

=esplorazione, valutazione e selezione ) consentono la risoluzione del problema e che possono

essere classificate secondo due livelli: euristiche e operatori elementari ( specifici e aspecifici ).

Postulare l’esistenza degli operatori consente di comprendere la flessibilità che i soggetti manifestano

all’interno dei compiti decisionali e la combinazione di vari elementi secondo meccanismi costruttivi,

che è possibile riscontrare nei procedimenti decisionali.

• Processo dinamico ( Montgomery ) è la ricerca progressiva di argomentazioni dominanti

(soggettivamente valide) che possono consentire la scelta tra varie opzioni e si articola in 4 fasi:

1. pre-editing selezione e valutazione degli attributi e nell’esame delle opzioni;

2. reperimento delle opzioni;

3. verifica della dominanza dell’opzione prescelta;

4. strutturazione della dominanza ha luogo solo nel caso in cui siano emerse violazioni della

dominanza nella fase precedente e prevede l’utilizzo di operazioni precise riguardo a

vantaggi/svantaggi dell’alternativa scelta e di quelle scartate.

Il modello prevede anche la possibilità che il decisore non consegua una scelta decidendo di

posticiparla e/o di non effettuarla scelta mancata classificabile in tre tipologie: rifiuto

(accettazione dello stato di partenza), rinvio (posticipazione del momento decisionale) e

disattenzione (mancata organizzazione di importanti elementi di scelta) solitamente è letta come

risposta del soggetto in una situazione di conflitto decisionale.

A questo proposito è bene parlare della teoria dei conflitti decisionali ( Janis, Mann ), cioè di quella

teoria prescrittivi che delinea le tappe di una decisione ideale nel caso in cui l’individuo sperimenti

conflitti derivanti dalla consapevolezza del rischio di subire delle perdite in relazione al suo

comportamento decisionale. Prevede queste fasi:

- rassegna delle opzioni

- esame degli obiettivi da raggiungere

- valutazione accurata delle conseguenze relative alla scelta

- ricerca di nuove informazioni

- nuovo esame delle informazioni

- nuovo esame delle conseguenze

- potenziamento dei processi adeguati per stabilizzare la scelta.

In relazione all’origine ed alla gestione del conflitto decisionale, la teoria contempla 5 principali

modalità di comportamento. Lo stato di partenza prevede che il decisore si trovi in una situazione

adesione senza

che fornisce feedback negativi è rischioso mantenere quella direzione? Se si

conflitto se subentrano altre informazioni è rischioso effettuare l cambiamento ? se si

cambiamento senza conflitto se subentrano informazioni negative sul cambiamento c’è una

possibilità realistica di migliorare la situazione? se no: esitamento difensivo; se si c’è abbastanza

tempo per effettuare indagine e valutazione della situazione ? se no: ipervigilanza; se si vigilanza.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

APPENDICE 6.1 – TECNICHE DI FACILITAZIONE DEL PROCESSO DI DECISIONE

Le modalità per favorire un processo attivo di decision making implicano l’adesione ad un’ottica

psicopedagogia che coniughi i risultati della ricerca sperimentale con un’azione diffusa, intenzionale e

programmatica, di insegnamento.

La facilitazione del processo può avvenire tramite le applicazioni degli studi della psicologia cognitiva

sui processi di decisione e, attualmente, dispone di quattro tecnologie di aiuto alla decisione

(DAT):

1. Manipolazione della modalità di presentazione delle informazioni la modifica

dell’ambiente informativo ( information environment ), oltre un nuovo formato, organizzazione, ecc.

Delle informazioni, ne determina una nuova interpretazione. La presentazione delle informazioni,

infatti, condiziona la scelta delle strategie decisionali e con nuove presentazioni, e l’arricchimento

delle strategie utilizzate, può determinare un progresso nell’efficacia del processo di decisione.

2. aiuto relativo a tecniche e procedure decisionali specifiche l’analisi della decisione

riguarda i problemi decisionali complessi, facendo riferimento anche a modelli matematici. Utilizza

tecniche per far emergere il quadro delle preferenze e delle convinzioni del soggetto favorendo

l’opzione che risulta rispondente al principio della maggiore utilità attesa. Le tecniche usate fanno

riferimento al principio della scomposizione della credenza e sono:

- albero degli errori prevede un’azione di ricognizione causale poiché è più facile valutare

la probabilità delle cause piuttosto che l’evento;

- diagramma di influenza semplifica il problema mediante una rappresentazione grafica;

prevede la possibilità di continui aggiustamenti da parte del decisore, man mano che procede nel

suo approfondimento. E’ un metodo che consente al soggetto di esplicitare le conoscenze che

possiede in relazione ai fatti, aumentando il suo livello di consapevolezza e di comprensione per

una migliore strutturazione del problema decisionale.

- diagramma causale serve per evidenziare le relazioni esistenti tra gli eventi, ma risulta

maggiormente utilizzata nel caso della valutazione probabilistica di eventi la cui probabilità non è

in relazione a decisioni di nostra competenza, ma che riguardano altri soggetti o istituzioni.

- Albero decisionale è relativo alla fase della valutazione e della scelta tra le opzioni. Fa

riferimento a rappresentazioni grafiche semplici e la sua stessa elaborazione implica un aumento

della comprensione della struttura del problema decisionale, dal momento che richiede

necessariamente la comprensione preliminare e l’esplicitazione delle relazioni temporali.

3. aiuto basato sulle procedure correttive del giudizio mediante l’uso di tecniche o fondata

su

corsi di addestramento le tecniche possono essere classificate in due tipologie:

- tecniche di focalizzazione sono divisibili in due:

a. manipolazione del focus attentivo si basano sulla concentrazione dell’attenzione

su sottoinsiemi delle varie informazioni disponibili e possono presentarsi come tecnica di

analisi dell’informazione isolata (giudizio in termini di probabilità), tecnica di focalizzazione

Minima (attenzione dei soggetti su alcune caratteristiche dell’informazione), tecnica di

analisi soggettiva bilanciata (formulazione di molti giudizi da parte del soggetto in relazione a

diversi valori che ha a disposizione sulle variabili dell’informazione).

b. elaborazione degli scenari simulazione immaginativa.

- tecniche di scomposizione sono utilizzate nel caso di eventi di cui non è facile effettuare

una stima quantitativa corretta e sono fondate sul principio della scomposizione della credenza e

prevedono algoritmi più puntuali rispetto agli algoritmi di carattere generale, utilizzati nell’analisi

della decisione. La variabile principale da stimare viene scomposta in un numero di variabili

secondarie rispetto alle quali vengono effettuate valutazioni che successivamente vengono

ricombinate.

4. sistemi informatici che comprendono:

sistemi computerizzati di supporto alla decisione, DSS prevedono di fornire aiuto al

-

decisore nelle varie fasi del processo decisionale e sono utilizzati particolarmente in ambito

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it

manageriale (es. PREDICT! E RISK simulano le relazioni probabilistiche grazie a realizzazioni

grafiche che facilitano la comprensione dei problemi e la scelta relativa).

- sistemi esperti (si sostituiscono totalmente all’uomo), ES sono adeguati a problemi di

elevata complessità o nel caso di carenza di esperti (es. EVENT presa di decisione esperta in

relazione alla concessione dei crediti bancari).

Oltre a queste tecniche ci sono suggerimenti derivati anche dagli studi per ridurre i rischi connessi a

trappole cognitive come:

a) strutturazione del problema operata dal soggetto può condizionare l’intero processo;

b) sunk cost (costo affondato ) atteggiamento irrazionale orientato a decidere di continuare

nell’azione intrapresa anche se si è rivelata fallimentare. I costi già sostenuti pesano sulla decisione

futura ed indirizzano alla persistenza.

c) escalation fenomeno del costo affondato in relazione a più parti (es. sequenze di azioni) che

genera una competizione. Quando le parti sono più di una si deve essere capaci di esaminare la

situazione problematica dal punto di vista dell’avversario per riuscire a sottrarsi al meccanismo.

Per fronteggiare queste trappole è consigliata la tecnica di esplicitazione dei costi e delle ricompense

relativi al permanere nella situazione conflittuale, inoltre, c’è l’invito ad un atteggiamento flessibile,

che valuti la possibilità di tirarsi fuori se la situazione risulta difficile.

Un’altra tecnica, infine, suggerisce di non affidare ad una sola persona la decisione da prendere ma

ciò non consente di mantenere una continuità decisionale e può determinare dispersione di

informazioni anche rilevanti.

APPENDICE 6.2 – LA METADECISIONE

Metacognizione insieme delle conoscenze possedute dal soggetto in relazione alle proprie attività

cognitive ed al controllo che ha su di esse.

Conoscenze insieme di acquisizioni sui processi cognitivi di cui il soggetto fa uso quando vuole,

che sono abitualmente a disposizione e che si sviluppano non l’età. La conoscenza viene distinta in:

procedurale (il soggetto sa come si fa una cosa) e dichiarativa (il soggetto sa una certa cosa).

Controllo attività di pianificazione del compito, di anticipazione della prestazione, di scelta di

strategie idonee.

Il modello di Brown individua alcuni processi metacognitivi affini alla decisione, quali:

• Predizione della prestazione

• Progettazione capacità di organizzare le azioni

• Monitoraggio capacità di controllo progressivo esercitato su un’attività

• Valutazione capacità di mettere alla prova una strategia nella sua globalità e, eventualmente,

modificarla.

N.B. L’utilizzo del piano metacognitivo risulta capace di consentire ai soggetti indubbi vantaggi, in

particolare di consapevolezzare le abilità a disposizione ed i limiti, in modo da usare le abilità nel

modo più efficace possibile.

La metadecisione deve costituire la prima fase del processo decisionale per gli effetti chiarificatori

che è in grado di determinare consentendo la scelta di una condotta risolutoria più congrua e la

possibilità di un suo controllo progressivo costo cognitivo per il soggetto ricompensato dai benefici

successivi.

Sotto il profilo applicativo Magrin individua varie modalità di intervento:

• Training relativo all’utilizzo delle strategie cognitive;

• Training di anticipazione e correzione dell’errore attraverso un metodo focalizzato sull’evitamento

piuttosto che sulla correzione degli errori decisionali;

• Training di capacità decisionale in contesti specifici per specifici problemi;

• Training di sviluppo della capacità di analisi della situazione;

• Traning di modifica dell’ambiente del compito decisionale perché risulti adeguato ai meccanismi

cognitivi.

N.B. Strategie di questo tipo consentono di intervenire a livello preventivo sulle capacità decisionali

del soggetto, potenziandone l’efficacia operativa.

OPsonline.it: la Web Community italiana per studenti, laureandi e laureati in Psicologia

Appunti d’esame, statino on line, forum di discussione, chat, simulazione d’esame, valutaprof, minisiti web di facoltà, servizi di

orientamento e tutoring e molto altro ancora…

http://www.opsonline.it


ACQUISTATO

2 volte

PAGINE

55

PESO

358.44 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Psicologia dell'Orientamento Scolastico e Professionale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Psicologia dell'Orientamento, Di Fabio. Si tratta di una sintesi abbastanza esaustiva che comprende i concetti principali, tra i quali: la definizione di orientamento e le differenze tra orientamento scolastico e orientamento professionale, i modelli pragmatici di riferimento (modello informativo, modello psicodiagnostico, modello educativo e del counseling, modello psicosociale e globalistico-interdisciplinare), psicoterapia e relazione d’aiuto (presupposti dell’ascolto attivo, riformulazione), counseling di orientamento.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valeriadeltreste di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dell'orientamento scolastico e professionale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Di Fabio Annamaria.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche

Riassunto esame Psicologia della Disabilità nello Sviluppo, prof. Bigozzi, libro consigliato Psicologia delle Disabilità, Soresi
Appunto
Sviluppo del sistema nervoso
Dispensa
Riassunto esame Psicologia della Disabilità nello Sviluppo, prof. Bigozzi, libro consigliato Zanobini, Usai
Appunto
Creatività e disegno infantile
Dispensa